Mensa isiaca

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La mensa isiaca, dal libro di Athanasius Kircher Œdipus Ægyptiacus.

La Mensa isiaca è una elaborata tavoletta di bronzo, con intarsi in altri metalli, di epoca romana. Fu per un periodo proprietà del Cardinal Bembo, per cui è nota anche come Tavola bembina.[1]

La tavoletta imita i geroglifici dell'antico Egitto. Fu usata nel XVII secolo da Athanasius Kircher come fonte primaria per sviluppare la sua traduzione dei geroglifici egizi; tuttavia i geroglifici della mensa isiaca non hanno significato e l'interpretazione di Kircher è senza valore[2][3].

Fu anche celebrato da successivi occultisti come Eliphas Lévi, William Wynn Westcott e Manly P. Hall come una chiave per interpretare i Libri di Thot e i tarocchi.

Thomas Taylor pretese che fosse questa la tavola che formava l'altare davanti al quale stava Platone quando ricevette l'iniziazione nella sala sotterranea della grande piramide di Giza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La tavola è stata datata al primo secolo, probabilmente creata a Roma[2]. Non se ne sa nulla fino che fu acquistata dal Cardinal Bembo, dopo il sacco di Roma del 1527,[3] a un prezzo esorbitante da un fabbricante di chiavi o un artigiano del ferro nelle cui mani era capitata. Nel 1592 venna acquistata dal figlio di Pietro Bembo dal duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga,[4] entrando così a far parte delle Collezioni Gonzaga.

In seguito arrivò nelle proprietà del re di Sardegna.

Nel 1797 la tavoletta era a Parigi e Alexandre Lenoir vide nel 1809 in una mostra alla Biblioteca Nazionale. Dopo la fine delle guerre napoleoniche tornò in Italia. Karl Baedeker nella sua guida dell'Italia settentrionale la nomina nella esposizione centrale della Galleria 2 del Regio Museo di Antichità a Torino[3][5].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Kircher descrive la Mensa come "lunga cinque palmi e larga quattro", mentre Westcott la misura di 50×30 pollici[3]. È in bronzo con intarsi in niello e argento, le figure sono poco profonde e delimitate da un filo d'argento. Le basi su cui sono disposte le figure erano ricoperte con argento, che è stato rimosso, e queste sezioni sono vuote nelle riproduzioni incisa[6].

La tavola è un importante esempio di metallurgia antica, poiché la superficie è decorata con una varietà di metalli, compresi argento, oro, una lega di rame-oro e vari metalli non preziosi. Uno dei metalli impiegati è nero, fatto con una lega di rame e stagno con piccole percentuali di oro e argento e poi immerso poi in un acido organico ('decapaggio'). Questo metallo scuro potrebbe essere una varietà del "bronzo corinzio", descritto da Plinio e Plutarco[2].

Scene raffigurate[modifica | modifica wikitesto]

Anche se la scena è di tipo egizio, non illustra riti egizi. Le figure sono mostrate con attributi inconsueti, rendendo non chiaro quali siano divinità e quali re o regine. I motivi egizi sono usati senza senso o ragione. Tuttavia la figura centrale è riconoscibile come Iside, suggerendo che la Tavola abbia avuto origine in qualche centro a lei dedicato, forse nel Tempio di Iside al Campo Marzio costruito da Caligola.[2]

La chiave di Eliphas Lévi per la Menza isiaca
La chiave di William Wynn Westcott per la Menza isiaca

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enciclopedia Italiana Dizionario Della Conversazione, 1847, pp. 522–524.
  2. ^ a b c d Museo egizio, Torino Archiviato il 29 novembre 2014 in Internet Archive.. visitato 15 novembre 2014
  3. ^ a b c d Manly Palmer Hall, The Secret Teachings of All Ages, 1928.
  4. ^ Marco Venturelli, Mantova e la mummia. Passerino Bonacolsi e i Gonzaga. La creazione di un mito, Mantova, 2018.
  5. ^ William Bates, The Brazen Table of Bembo & Hieroglyphics
  6. ^ Thomas Dudley Fosbroke, Encyclopædia of Antiquities

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ernesto Scamuzzi. La "Mensa Isiaca" del Regio Museo di Antichità di Torino, R.Museo di Torino, Torino, 1939
  • Enrica Leospo, La mensa isiaca di Torino, Museo Egizio, Torino, 1978

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