Direttorio

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Direttorio
Directoire
Flag of France (1794–1815, 1830–1958).svg
StatoFrancia Francia
TipoEsecutivo
Istituito26 ottobre 1795
PredecessoreConvenzione nazionale
Operativo dal1º novembre 1795 - 10 novembre 1799
Soppresso10 novembre 1799
SuccessoreConsolato
DirettoriVedi lista
Impiegati5
SedePalazzo del Lussemburgo,
Parigi

Il Direttorio fu l'organo politico-istituzionale posto al vertice delle istituzioni francesi nell'ultima parte della Rivoluzione francese, istituito come potere esecutivo dalla Costituzione dell'anno III (22 agosto 1795).

Da esso ha preso nome la forma di governo direttoriale che fu la forma adottata da tutte le "repubbliche sorelle" ed attualmente ancora adottata soltanto dalla Svizzera e da tutti i cantoni membri della Confederazione elvetica.

Origini e forma[modifica | modifica wikitesto]

Il Direttorio fu composto prima di tutto da 5 rappresentanti che rispecchiavano una sorta di capo del governo, dal quale dipendevano i ministri.

Con un esecutivo direttoriale coloro che avevano posto fine al governo di Robespierre si posero infatti un ben preciso obiettivo: evitare il potere assolutistico.

La costituzione promulgata nell'agosto del 1795 fu quindi redatta sulla base di una rigida applicazione del principio della separazione dei poteri (così rigida da sfociare nella paralisi politica, rendendo il terreno facile ai vari colpi di stato che si affacciarono)[1], cercando oltretutto di tenere l'Esecutivo per quanto possibile sotto controllo. Il Governo fu pertanto affidato a un direttorio di cinque membri, alle cui dipendenze vi erano sei ministri (che non potevano riunirsi in consiglio, ed avevano un ruolo esclusivamente esecutivo e di fatto subordinato ai direttori che avevano un potere deliberativo).[1] In questa forma il governo direttoriale tradisce maggiormente la propria somiglianza con il sistema presidenziale, nel quale, appunto, il Presidente si avvale della collaborazione di ministri da lui nominati.

I membri del direttorio erano nominati da uno dei due organi legislativi: il Consiglio degli Anziani, sulla base di una lista decupla presentata dall'altra assemblea legislativa, il Consiglio dei Cinquecento, che votava le leggi. La preoccupazione di evitare un nuovo accentramento di poteri fu tale che la costituzione prevedeva che il direttorio fosse rinnovabile per un quinto ogni anno e ad esso fu inoltre sottratto sia il comando delle forze armate sia l'iniziativa legislativa; esso inoltre non aveva diritto di veto né poteva sciogliere le due assemblee ed era infine totalmente escluso dal processo legislativo.[1]

I direttori erano rivestiti di una serie di prerogative simboliche volte ad accrescerne l'autorità: alloggiavano nello stesso edificio, nell'esercizio delle loro funzioni dovevano sempre comparire con l'abito che li contraddistingueva, godevano di un trattamento superiore a quello di ogni altro funzionario pubblico, avevano la preminenza nelle cerimonie e nei cortei pubblici dove dovevano essere sempre accompagnati dalla loro guardia particolare formata da 120 uomini a piedi e altrettanti a cavallo.[1]

Componenti del Direttorio[modifica | modifica wikitesto]

Direttori
      Centro (Termidoriani)        Centro (Club di Clichy)        Sinistra (Montagnardi)        Altri (Marais)
Paul Barras
2 novembre 1795 – 9 novembre 1799
Louis-Marie de La Révellière-Lépeaux
2 novembre 1795 – 18 giugno 1799
Jean-François Reubell
2 novembre 1795 – 16 maggio 1799
Lazare Carnot
2 novembre 1795 – 4 settembre 1797
Louis-François Letourneur
2 novembre 1795 – 20 maggio 1797
François de Barthélemy
20 maggio 1797 – 4 settembre 1797
Philippe-Antoine Merlin de Douai
4 settembre 1797 – 18 giugno 1799
François de Neufchâteau
4 settembre 1797 – 15 maggio 1798
Jean Baptiste Treilhard
15 maggio 1798 – 17 giugno 1799
Emmanuel Joseph Sieyès
16 maggio 1799 – 9 novembre 1799
Jean-François Moulin
18 giugno 1799 – 10 novembre 1799
Roger Ducos
18 giugno 1799 – 9 novembre 1799
Louis Gohier
17 giugno 1799 – 10 novembre 1799

Valutazione storica[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado le molte cautele, in pochi anni il sistema del direttorio si dimostrò fallimentare. Le molteplici precauzioni e garanzie portarono in effetti all'eccesso contrario: un governo disarmato, estremamente instabile e dunque imbelle. Va tuttavia riconosciuto al governo del Direttorio l'avere contribuito al risanamento delle finanze del Paese.

Napoleone trovò quindi una strada spianata. Il sistema direttoriale permise, in poco più di un lustro, a quello che era in sostanza un parvenu di sfruttare a pieno i propri incredibili successi militari nella Campagna d'Italia e il proprio conseguente immenso prestigio per aprirsi, senza eccessivi ostacoli, la strada del consolato e poi per porsi sul capo la corona di imperatore. Con il colpo di Stato del 18 brumaio dell'anno VIII (9 novembre 1799) Napoleone pose fine all'esperienza del Direttorio, sostituito da un consolato di tre membri. Fu tuttavia grazie a Bonaparte che il governo direttoriale venne esportato fuori dai confini francesi, nelle altre repubbliche satelliti che si andarono formando sull'onda dei successi dell'esercito rivoluzionario.

Caso più tipico di questo processo è la Repubblica Elvetica, stato satellite creato da Napoleone nel 1798 dopo l'invasione della Svizzera, la cui Costituzione prevedeva che il governo fosse assicurato - come in Francia - da un direttorio di cinque membri, affiancati da ministri che ne eseguivano le direttive; come già segnalato, questo esempio del modello direttoriale è l'unico a sopravvivere ancora oggi, essendo stato poi adottato e conservato nelle successive costituzioni cantonali prima e poi in quelle confederali svizzere a partire dal 1848. Ciò che distingue il modello direttoriale dal modello parlamentare è che il parlamento non può togliere la fiducia al governo, i membri del governo (il direttorio) rimangono in carica fino alla scadenza naturale del mandato, realizzando una separazione totale tra potere esecutivo e legislativo[2].

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Marco Meriggi e Leonida Tedoldi (a cura di), Storia delle istituzioni politiche. Dall'antico regime all'era globale., Carrocci editore, pp. 76-77.
  2. ^ Fabio Ratto Trabucco, Il Direttorio di governo tra Svizzera ed Uruguay, su Libellula Edizioni, 2017, p. 314, ISBN 9788895975436. URL consultato il 16 maggio 2020.

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