Marais (Rivoluzione francese)

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La Plaine o le Marais, da cui i termini più comunemente usati in italiano Pianura e Palude, era il nome dato al gruppo più moderato, ma il più numeroso (circa 400 deputati) della Convenzione nazionale durante il periodo della Rivoluzione francese. Essi non appartenevano né alla sinistra della Montagna, né alla destra Girondina, anche se con il sostegno ai primi e poi ai loro avversari determinarono gli eventi del 1793 (formazione del Comitato di salute pubblica) e del 1794 (colpo di stato del termidoro).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Provenienti nella maggior parte dalla borghesia liberale e repubblicana, erano legati alle conquiste politiche del 1789 e all'operato della Rivoluzione e volevano l'unione di tutti i repubblicani. Tuttavia, questo gruppo era molto eterogeneo: esistevano uomini legati al clero come l'abate Henri Grégoire, l'abate Emmanuel-Joseph Sieyès, altri come Boissy d'Anglas, Jean-Jacques-Régis de Cambacérès. Alcuni dei suoi membri si unirono nella primavera del 1793 ai Montagnardi come Bertrand Barère de Vieuzac, Georges Couthon, Pierre Joseph Cambon, Lazare Carnot.

Al momento della presa del potere dei Montagnardi (31 maggio e 2 giugno 1793), la loro posizione nel centro della Convenzione rimase ambigua: questi deputati tentavano di fare da mediatori, ma pur ammettendo la fondatezza delle misure del Comitato di salute pubblica votate col loro apporto, vedevano la loro inerzia già da diversi mesi. La maggior parte di loro, tuttavia, mostrò la propria ostilità a Maximilien de Robespierre il 9 termidoro anno II (27 luglio 1794) raggruppando gli istigatori del complotto che non erano altro che dei rappresentanti in missione (mandatari esecutori della Convenzione) radunati a Parigi (Joseph Fouché, Paul Barras, Jean-Lambert Tallien e Louis-Marie-Stanislas Fréron) a causa delle loro trasgressioni.

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione deriva dalla posizione occupata dal gruppo nell'assemblea della Convenzione, riferendosi alle aree geografiche di plaine[1] e di marais e in contrasto con i membri della Montagna. È il giornale L'Ami du peuple che rivendicherà di aver inventato il termine di "Marais".

I suoi membri erano a volte chiamati con disprezzo dai loro avversari le "rane di Marais". Pierre Joseph Duhem, membro della "Montagna", avrebbe detto: "I rospi della Palude alzano il capo! tanto meglio; saranno più facili da tagliare"[2]. Uno dei leader della Rivoluzione, Camille Desmoulins, definì il gruppo dei deputati che sedevano nella "piana" anche "partito del flemmatico".

Sull'origine di questo nome si continua a discutere ancora oggi. Se la denominazione "Girondini" usata per descrivere il gruppo dei fedeli di Brissot si riferisce semplicemente alla loro provenienza geografica, quelle dei "Montagnardi" e dei membri della "Pianura" continuano a suscitare domande perché diverse interpretazioni sono possibili. La più diffusa è quella di attenersi al loro significato più letterale: i deputati Montagnardi sedevano a sinistra sulle panche più sopraelevate dell'aula, da qui il riferimento alla "Montagna", mentre quelli della "Pianura" sulle panche inferiori. Con l'evolversi della radicalizzazione delle posizioni nell'Assemblea dal termine "Pianura" si passò a quello più peggiorativo di "Palude".

In realtà, questa classificazione è già presente in un testo diffuso presso molti rivoluzionari, la "Vita di Solone e Publicola", tratta dalle "Vite parallele" di Plutarco, che descrive in questi termini le divisioni politiche ad Atene: "Gli abitanti della montagna sostengono con forza la democrazia, quelli della pianura l'oligarchia, e gli abitanti della costa formavano una terza parte, favorevole a una forma di governo intermedia". D'altra parte, è possibile rinvenire un riferimento biblico e evangelico, dacché la Montagna poteva venir vista come un nuovo Sinai (e i diritti dell'uomo come un nuovo Decalogo), così come sarebbe potuto risultare calzante il riferimento ai "sermoni sulla Montagna" di Cristo[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ historicum.net: IV. Revolution in der Krise
  2. ^ "Les crapauds du Marais relèvent la tête! tant mieux; elle sera plus facile à couper"; Histoire de la révolution et de l'empire, Amédée Gabourd, 1859
  3. ^ Élie Allouche, « Engagements et trajectoires politiques chez les Conventionnels. Le problème de Plaine », Mémoire de DEA, sous la dir. de Jean-Clément Martin, Université de Paris I, 2004, 99 questions sur la Révolution française, Montpellier, CRDP de Montpellier, 2005, Cours d'Histoire de France, Paris, Vuibert, 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri riferimenti
  • (FR) Albert Mathiez, La Réaction thermidorienne, Paris, Armand Colin, 1929.
  • (FR) Georges Lefebvre, Les Thermidoriens, 3e édition, Paris, Armand Colin, 1951.
  • (FR) Denis Woronoff, La République bourgeoise de Thermidor à Brumaire, 1794-1799, Paris, Seuil, collection « Points Histoire », 1972.
  • (FR) Mona Ozouf, « Thermidor ou le travail de l'oubli » in L'école de la France, Paris, Gallimard, collection « Bibliothèque des histoires », 1984.
  • (FR) Françoise Brunel, «  Sur l'historiographie de la réaction thermidorienne. Pour une analyse politique de l'échec de la voie jacobine »[collegamento interrotto], Annales historiques de la Révolution française, nº 237, 1979, p. 455-474.
  • (FR) Françoise Brunel, Thermidor. La chute de Robespierre, Bruxelles, Complexe, 1989.
  • (FR) Bronislaw Baczko, Comment sortir de la Terreur. Thermidor et la Révolution, Paris, Gallimard, collection « NRF essais », 1989.
  • (FR) Bronislaw Baczko, entrée Thermidoriens in François Furet et Mona Ozouf (dir.), Dictionnaire critique de la Révolution française, Paris, Flammarion, 1988.
  • (FR) Roger Dupuy, Marcel Morabito (dir.), 1795. Pour une République sans Révolution, Presses universitaires de Rennes (PUR), collection « Histoire », 1996.
  • (FR) Michel Vovelle (dir.), Le tournant de l'an III. Réaction et Terreur blanche dans la France révolutionnaire, Comité des travaux historiques et scientifiques, 1997.
  • (FR) Jean Tulard, Les Thermidoriens, Paris, Fayard, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]