Joseph Fouché

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Joseph Fouché
Fouché Joseph Duke of Otranto.jpg

Ministro della Polizia Generale del Consolato
Durata mandato 20 luglio 1799 –
13 settembre 1802
Predecessore Claude Sébastien Bourguignon
Successore Ministero soppresso

Ministro della Polizia Generale del Primo Impero Francese
Durata mandato 18 luglio 1804 –
3 giugno 1810
Predecessore Ministero ristabilito
Successore Anne Jean Marie René Savary

Durata mandato 20 marzo 1815 –
22 giugno 1815
Predecessore Jules Anglès

Durata mandato 7 luglio 1815 –
26 settembre 1815
Predecessore Jean Pelet
Successore Élie Decazes

Joseph Fouché (Nantes, 31 maggio 1759Trieste, 26 dicembre 1820) è stato un politico francese, deputato alla Costituente e successivamente ministro di polizia. È considerato il fondatore della moderna polizia politica.[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di umili natali (proveniva da una famiglia di marinai e commercianti), per la sua fragilità e la salute cagionevole fu inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica. Entrato in seminario a Nantes, prese gli ordini minori, ma abbandonò i propositi di proseguire gli studi verso l'ordinazione avendo abbracciato le idee filosofiche dell'Illuminismo[2]. Distintosi negli studi, divenne insegnante di matematica e latino presso vari collegi religiosi, tra cui Arras, dove ebbe modo di conoscere Maximilien Robespierre e Lazare Carnot. Ritornato a Nantes, fu tra gli animatori del locale club giacobino durante i primi anni della Rivoluzione francese e fu quindi eletto, per la regione della Loira inferiore, deputato alla Convenzione nel 1792.

Alla Convenzione[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente si schierò dalla parte dei moderati, ma durante il processo a Luigi XVI votò per la condanna a morte del re. Si spostò quindi sulle posizioni radicali della Montagna. Inviato in missione nel suo dipartimento natale e in quello della Mayenne per supervisionare il reclutamento dei 300.000 coscritti destinati alla difesa della patria, assisté al diffondersi delle rivolte federaliste.

Sempre dalla parte della corrente momentaneamente dominante, si schierò dalla parte degli Hebertisti nel corso del 1793: nel dipartimento della Nièvre, dove è inviato in missione, vietò i servizi religiosi fuori dalle chiese e fece distruggere i segni esteriori, come le croci[3]. Promosse inoltre una politica di spoliazione dei ricchi, attraverso una tassa sulla ricchezza e requisizioni forzate: "Il vero repubblicano ha bisogno solo di ferro, pane e quaranta scudi di rendita", scrisse [4]. Nello stesso anno, inviato dalla Convenzione con il collega Collot d'Herbois a sedare la rivolta di Lione, che per decreto (12 ottobre 1793) doveva essere distrutta, si distinse per il suo zelo e la sua durezza, guadagnandosi il soprannome di Le mitrailleur de Lyon («Il mitragliatore di Lione»). L'uso delle cannonante a mitraglia per massacrare i rivoltosi, in sostituzione della ghigliottina, fu da lui così giustificato: "I re punivano lentamente, perché erano deboli e crudeli; la giustizia del popolo deve essere rapida come l'espressione della sua volontà"[5]

Con la caduta degli hebertisti, tuttavia, il vento era cambiato a Parigi e Fouché venne richiamato il 19 aprile 1794 insieme ad altri suoi colleghi (i cosiddetti "proconsoli") per dare conto delle misure eccessivamente dure con cui era stata condotta la repressione delle rivolte federaliste. In un primo momento Fouché riuscì a tenere testa alla accuse mossegli principalmente da Robespierre, venendo anche eletto presidente di turno del club dei Giacobini; ma l'11 giugno fu infine espulso dal club. "Io chiamo a giudizio Fouché: risponda, e dica chi fra lui e noi ha rappresentato con maggior dignità i diritti dei rappresentanti del popolo e fulminato con maggior ardire tutte le fazioni", denunciò Robespierre[6].

Considerandosi compromesso, entrò nel complotto per abbattere il regime del Comitato di salute pubblica robespierrista, sfociato nel colpo di stato del 9 Termidoro. Prese tuttavia le distanze dalla successiva svolta reazionaria e fu tra i promotori, insieme ad ex giacobini implicati come lui nel regime del Terrore, nonché neo-giacobini come François-Noël Babeuf, dell'insurrezione del 12 germinale nell'aprile 1795. Arrestato, venne rilasciato in seguito a un'amnistia ma cadde in disgrazia.

Il Direttorio e il Consolato[modifica | modifica wikitesto]

Solo grazie ai buoni uffici del suo ex collega Paul Barras, divenuto presidente del nuovo organo esecutivo della repubblica, il Direttorio, venne riabilitato, e inviato prima a Milano come ambasciatore francese nel 1797, quindi nei Paesi Bassi per una missione segreta. Tornato a Parigi, nel 1799 fu nominato ministro di polizia. In quella veste, aiutò Napoleone nel colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre) 1799.

Riconfermato nel ruolo di ministro della polizia da Bonaparte, divenuto Primo Console, sventò diversi complotti contro la sua persona, aumentando il suo prestigio e il suo peso politico. Temuto tuttavia proprio per questo, nel 1802 Bonaparte lo congedò, con la scusa della necessità di abolire il Ministero di polizia, non più necessario nella nuova stagione di pace e concordia inaugurata con il Consolato, e con una generosa buonuscita legata alla nomina a senatore.[7]. Richiamato nuovamente nel 1804 dallo stesso Napoleone a ricoprire la precedente carica, lo aiutò nella proclamazione dell'Impero e nella repressione dei tentativi realisti.

L'Impero[modifica | modifica wikitesto]

Ben presto Fouché si convinse che le basi dell'Impero napoleonico erano troppo fragili per reggere e iniziò a lavorare per assicurarsi un futuro nel caso di un rovescio nella fortuna del suo padrone. Convinto assertore, insieme aTalleyrand, della necessità che Napoleone si assicurasse una discendenza, lo sollecitò a più riprese a divorziare dalla moglie Giuseppina, ricorrendo subdolamente anche alla diffusione di voci in proposito.[8] Gratificato del titolo di duca d'Otranto per la sua efficienza nel 1808, fu tuttavia implicato quello stesso anno in un complotto per mettere sul trono Gioacchino Murat nel caso in cui Napoleone non fosse ritornato dalla sua campagna militare in Spagna. Riuscì comunque a mantenere la sua carica fino al 1810, quando venne nuovamente deposto perché sospettato di tramare con il Regno Unito: sarebbe infatti stato segretamente in contatto epistolare con Arthur Wellesley, il futuro duca di Wellington che avrebbe poi sconfitto Napoleone a Waterloo. Venne quindi sostituito da Savary.

Nominato governatore generale delle Province illiriche nel giugno 1813, dovette rientrare a Parigi pochi mesi dopo in seguito all'invasione da parte dell'Austria. Per evitare che restasse nella capitale a complottare contro di lui, Napoleone lo spedì a Napoli per convincere Murat a restare fedele alla causa dell'Impero, ma qui in realtà Fouché fu tra i principali sostenitori dell'alleanza tra il Regno di Napoli e l'Austria, che si realizzerà infatti di lì a poco[9].

La Restaurazione[modifica | modifica wikitesto]

All'indomani dell'abdicazione di Napoleone, nel 1814, tornò a Parigi per sostenere l'ipotesi di una reggenza in nome del piccolo Napoleone II; ma, compreso che la volontà degli alleati era quella di restaurare sul trono i Borbone, si schierò dalla loro parte e si adoperò per affidare la luogotenenza del regno al conte d'Artois in attesa del rientro in patria di Luigi XVIII. Rifiutò tuttavia le lusinghe del nuovo sovrano, il quale, pur conoscendo il suo passato di regicida, lo avrebbe voluto nel governo per legarlo a sé e allontanarlo dal partito bonapartista. Nel 1815 Fouché sostenne infatti il tentativo di ritorno di Napoleone sul trono (i "Cento Giorni"), venendo ricompensato con la restituzione del dicastero della Polizia. Ma subito riprese a tradire gli interessi del suo padrone, e dopo la disfatta di Waterloo costrinse Napoleone all'abdicazione, venendo nominato dal Senato presidente del governo provvisorio.

Riconfermato ministro della Polizia, non lo rimase tuttavia a lungo: a seguito della legge del 1816 che infliggeva il bando a tutti coloro che avevano votato la morte di Luigi XVI, venne condannato all'esilio perpetuo. Respinto dalle corti europee a causa della sua screditata fama, morì solo e in povertà a Trieste nel 1820.

La salma verrà poi riportata in Francia e inumata nel cimitero di Ferrières-en-Brie.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Joseph Fouché sposò nel 1792 Bonne-Jeanne Coignaud dalla quale ebbe:

  • Nièvre Fouché (17931794)
  • Joseph-Liberté Fouché (17961862) 2º duca d'Otranto
  • Armand Fouché (18001878), 3º duca d'Otranto
  • Athanase Fouché (18011886), 4º duca d'Otranto
  • Joséphine-Ludmille Fouché (1803 – 1893)

Rimasto vedovo, Joseph Fouché sposò nel 1818 Gabrielle-Ernestine de Castellane, dalla quale non ebbe figli.

Virginie Coupérie moglie dal 1985 del cantante francese Julien Clerc discende da Fouché.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore
«promozione del 13 piovoso dell'anno XIII»
Grand officier dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Grand officier dell'Ordine della Legion d'Onore
«promozione del 25 pratile dell'anno XII»

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Leopoldo
— Almanacco Imperiale dell'anno 1811 - ordres entrangers

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Figure Blasonnement
Orn ext comte sénateur de l'Empire GCLH.svg
Blason Joseph Fouché (1759-1820) Comte.svg
Stemma da conte dell'Impero francese (24 aprile 1808), Senatore, Ministro della polizia 1799-1802, 1804- 1810, Ministro dell'Interno (29 giugno - 1º ottobre 1809), Grand'Aigle della Legion d'onore (2 febbraio 1805),

D'azzurro alla colonna d'oro, accollata ad un serpente del medesimo, accompagnata da cinque ermellinature d'argento (2, 2 e 1); al cantone di conte ministro dell'Impero francese.

Orn ext Duc de l'Empire GCLH.svg
Blason Joseph Fouché (duc).svg
1º Duca d'Otranto e dell'Impero (15 agosto 1809),

D'azzurro alla colonna d'oro, accollata ad un serpente del medesimo, accompagnata da cinque ermellinature d'argento (2, 2 e 1); al capo dei duchi dell'Impero francese.

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Joseph Fouché è uno dei protagonisti principali della serie manga Eroica - La gloria di Napoleone, di Riyoko Ikeda.

Cinema e televisione[modifica | modifica wikitesto]

È il protagonista dello sceneggiato televisivo della RAI "I grandi camaleonti" (1964), dov'è impersonato da Raoul Grassilli. Nella miniserie Napoléon del 2002 è rappresentato da Gérard Depardieu. Insieme al personaggio di Talleyrand, è protagonista del film A cena col diavolo (1992), tratto dalla pièce teatrale Le Souper, ed è interpretato da Claude Brasseur.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Thierry Lentz, Napoleone dalla Rivoluzione all'Impero, cit. p.69
  2. ^ Tulard, p. 635
  3. ^ Francois Furet e Denis Richet, La Rivoluzione Francese, ed. RCS, 2004, pag. 267.
  4. ^ Zweig, p. 29
  5. ^ Paura, p. 232
  6. ^ Zweig, p. 55
  7. ^ Zweig, p. 114
  8. ^ Ecco quanto gli scrisse Napoleone a questo proposito nel novembre 1807: «Signor Fouché, da una quindicina di giorni mi riferiscono delle vostre follie. È ora che mettiate un termine a questo comportamento e che la smettiate di immischiarvi direttamente od indirettamente in una cosa che non potrebbe in alcun modo riguardarvi. Questa è la mia volontà.»
  9. ^ Renata De Lorenzo, Murat, Salerno Editrice, Roma, 2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandra Necci, Il diavolo zoppo e il suo compare. Talleyrand e Fouché o la politica del tradimento, Venezia, Marsilio, 2015, ISBN 8831719416.
  • Roberto Paura, Storia del Terrore. Robespierre e la fine della Rivoluzione francese, Bologna, Odoya, 2015, ISBN 978-88-6288-281-1.
  • Jean Tulard, Jean-François Fayard e Alfred Fierro, Dizionario storico della Rivoluzione francese, Firenze, Ponte alle Grazie, 1989.
  • Stefan Zweig, Fouché. Ritratto di un uomo politico, Roma, Castelvecchi, 2013, ISBN 88-6826-060-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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