Vite parallele

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Vite parallele
Titolo originale Βίοι Παράλληλοι
Plutarch Han.jpg
Edizione delle Vite parallele del 1470
Autore Plutarco
1ª ed. originale Fine I - inizio II secolo d.C.
Genere Biografia
Lingua originale greco antico

Le Vite parallele di Plutarco (in greco antico Βίοι Παράλληλοι) sono una serie di biografie di uomini celebri scritte sulla fine del I secolo d.C. e riunite in coppie per mostrare vizi o virtù morali comuni ad entrambi.

Struttura e contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Le Vite consistono di ventidue coppie di biografie, ognuna narrante le vita di un uomo greco e di uno romano, insieme a quattro vite spaiate (Arato, Artaserse, Galba, Otone) [1].
Come spiega nel primo capitolo della Vita di Alessandro[2], Plutarco, comunque, non era tanto interessato a fare della storia, quanto ad esplorare l'influenza dei caratteri — in positivo o negativo — sulle vite e sui destini di uomini celebri. Si tratta, comunque, di un lavoro di notevole importanza, non solo come fonte di informazioni riguardo agli individui descritti, ma anche per la messe di dati eruditi e di citazioni da storici ai quali Plutarco si è rifatto nella stesura delle biografie.
La prima coppia di biografie (Epaminonda-Scipione l'Africano) è andata perduta[3], così come altre vite sembrano incomplete [4]. Queste le coppie pervenute:

  1. Teseo e Romolo[5]
  2. Licurgo e Numa Pompilio[6]
  3. Solone e Publio Valerio Publicola
  4. Temistocle e Marco Furio Camillo
  5. Pericle e Quinto Fabio Massimo
  6. Gneo Marcio Coriolano e Alcibiade[7]
  7. Lucio Emilio Paolo e Timoleonte
  8. Pelopida e Marco Claudio Marcello
  9. Aristide e Catone il Censore
  10. Filopemene e Flaminino
  11. Pirro e Gaio Mario
  12. Lisandro e Silla
  13. Cimone e Lucullo
  14. Nicia e Crasso
  15. Sertorio e Eumene
  16. Agesilao e Pompeo
  17. Alessandro e Giulio Cesare
  18. Focione e Catone il Giovane
  19. Agide e Cleomene e Tiberio e Caio Gracco[8]
  20. Demostene e Cicerone[9]
  21. Demetrio e Antonio[10]
  22. Dione e Bruto

Demostene e Cicerone[modifica | modifica wikitesto]

Il libro relativo a Demostene e Cicerone è il quinto delle Vite parallele. Stabilisce un paragone tra le capacità oratorie di Demostene e di Cicerone, per dimostrare chi fosse più abile con le parole, facendo particolare attenzione alle loro azioni e partecipazione alla vita politica dello Stato. Cicerone, ebbe in comune con il suo predecessore, l'amore per la gloria e per la libertà nell'impegno politico, l'esilio con un successivo richiamo in patria, la cattura ed infine la morte avvenuta per mano di chi ha infangato e soffocato la libertà democratica. Cicerone fu un uomo che abbracciò la politica con ambizione tanto da farne una ragione di vita.

Sin dall'inizio della sua carriera politica si schierò apertamente a favore della libertà repubblicana e degli ideali aristocratici della classe senatoria. Aveva una vena comica: amava infatti suscitare le risate dei presenti usando motti pungenti per nemici e avversari politici anche se questo fece di lui una figura particolarmente odiosa. Plutarco racconta alcuni aneddoti su questi aspetti di Cicerone mettendo in evidenzia una certa mancanza di misura, soprattutto dopo la congiura di Catilina quando acquistò un grandissimo potere e gli fu addirittura conferito il titolo di parens patriae perché della patria si era fatto difensore; ma agli occhi di molti seppe rendersi odioso a causa del suo continuo lodarsi e autocelebrarsi.

Cicerone non era un uomo assetato di denaro e Plutarco mette in evidenza proprio questa sua caratteristica: egli infatti rifiutò numerose offerte anche quando, mentre ricorpiva la carica di edile nel 69 a.C., fece condannare Verre. In tale occasione i siciliani - riconoscenti - lo vollero colmare di doni che egli rifiutò perché nulla gli importava del denaro. All'homo novus interessava al contrario avere fama, successo, riconoscimenti da parte degli optimates e della classe senatoria. Inizia ad interessarsi al denaro, forse, solo dopo il divorzio da sua moglie [11] quando, subito dopo, sposerà una donna molto più giovane di lui, Publilia, delle cui ricchezze egli diventa tutore.

L'esilio influenzó non poco la vita e la carriera politica di Cicerone. Nel 57 a.C. Clodio con un provvedimento comminò l'esilio a chiunque condannase o avesse condannato a morte un cittadino romano senza concedergli di appellarsi al popolo; Cicerone, che aveva fatto giustiziere i catilinari, ne era il bersaglio evidente. Prima ancora che la legge fosse votata si era già allontanato da Roma. Clodio fece approvare un decreto sul suo esilio ed espose un editto con cui vietava di offrire a Cicerone acqua, fuoco e un tetto fino a cinquecento miglia di distanza dall'Italia. Subito dopo Clodio bruciò le residenze e la casa di città dell'oratore. Méssio, Gaio - tribuno della plebe nel 57 a.C. -, promosse, con la "lex de revocando" il suo ritorno dall'esilio. Cicerone stesso sottolinea l'importanza del suo richiamo dall'esilio, tanto è vero che divenne persino un àuguro [12].

Uomini potenti quali Verre, Catilina, Pompeo, Cesare, Clodio, Milone, Antonio ed il giovane Ottaviano stabilirono con l'oratore un rapporto. Questo fu particolarmente forte e intenso con Pompeo. Esempio è l'episodio avvenuto nel 49 a.C., quando l'oratore lo seguì in Oriente nonostante le molte critiche che gli mosse e nonostante la sorte di Pompeo fosse ormai segnata dopo che Cesare varcò in armi il Rubicone.

Si affiancò, tuttavia, con ognuno di loro in modo diverso: a volte per sfruttare, a volte per essere sfruttato. Negli ultimi anni della sua vita si fece abbindolare da un ragazzino [13], tanto da sostenere la sua elezione a console procacciandoli favori del Senato.

All'età di sessantaquattro anni, fu ucciso da Erennio, un centurione, mentre protendeva il collo dalla lettiga. Per ordine di Antonio gli vennero tagliate anche le mani poiché con quelle aveva scritto le Filippiche [14]. Le sue membra furono portate a Roma e poste sui Rostri [15] che si trovavano sopra la tribuna degli oratori. Fu sepolto nel luogo stesso dell'assassinio.

Influenza e fortuna delle Vite[modifica | modifica wikitesto]

Obiettivo delle biografie plutarchee era evidenziare come i romani dovessero avere un atteggiamento più moderato verso la Grecia, con il suo glorioso passato, pur invitando, d'altra parte, i greci ad un atteggiamento più conciliante verso i romani, considerati ancora come "Barbari" incolti [16].
Grazie a questo scopo, nonché grazie agli evidenti pregi letterari dell'opera, molti furono gli scrittori, specie tra Sei e Settecento, che ne hanno tratto ispirazione, ponendole, di fatto, come perno del cursus studiorum delle classi colte: lo stesso Napoleone ne era un grande estimatore fin da ragazzo:

« Le sue censure dirette contro la disumanità e l'abuso dei privilegi infiammarono spiriti liberali ad un grado piuttosto inferiore rispetto al punto di combustione, mentre la sua evidente simpatia per un potere illuminato gli procurò una favorevole collocazione nelle biblioteche dei sovrani più illuminati. »
(F. J. Frost, Plutarch's Themistocles. A historical commentary, Princeton 1980, p. 41 (trad. A. D'Andria))

Oggi, invece, si tende a esaminare la questione di fonti, metodi, predecessori del biografo, certamente senza concentrarsi, come nel tardo Ottocento, sui "capi d'accusa" formulati ad un presunto metodo storiografico di Plutarco, quali la debolezza cronologica e della conoscenza geografica, la mancanza di trattazione sulle condizioni socio-economiche che ispirarono riforme e legislazioni, nonché la scarsa o nulla comprensione di strategie e tattiche[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Manfredini, Introduzione, in Plutarco, Vite Parallele. Teseo e Romolo, Milano 2003, pp. 6-7.
  2. ^ I 2: "Io, infatti, non scrivo storie, ma biografie".
  3. ^ Forse conteneva un'introduzione generale al corpus biografico e spiegava i motivi della scelta degli eroi e della dedica a Sossio Senecione: entrambi gli elementi, del resto, sono presenti, in forma più o meno esplicita, in molte introduzioni di altre coppie: M. Manfredini, Introduzione, in Plutarco, Vite Parallele. Teseo e Romolo, Milano 2003, p. 6n; J. Geiger, Plutarch's Parallel Lives: the choice of heroes, in "Hermes", n. 109 (1981), pp. 87 ss.
  4. ^ Un caso tra tutti: sembra essere andata perduta la fine della biografia di Alessandro, nonché l'introduzione di quella, appaiata, di Cesare, che infatti inizia solo con il suo sedicesimo anno, senza citare, come al solito, notizie sulla stirpe.
  5. ^ Ultima o tra le ultime composte, in quanto Plutarco stesso (Teseo 1,2) afferma di averla composta dopo aver già "percorso le epoche descrivibili con un discorso verosimile e accessibili alla ricerca".
  6. ^ Composta immediatamente prima della Teseo-Romolo: cfr. Plutarco, Teseo, 1, 4.
  7. ^ Si tratta di uno degli esempi esplicitamente "deterrenti", anziché virtuosi, come tale presentato da Plutarco nell'introduzione alla coppia di biografie.
  8. ^ Unica delle biografie a presentare una doppia coppia, accomunati dal fatto di essere riformatori sfortunati nelle città natali.
  9. ^ Esplicitamente indicato da Plutarco (Demostene 3, 1) come la quinta coppia.
  10. ^ Uno degli esempi esplicitamente "deterrenti", anziché virtuosi.
  11. ^ Cicerone divorzia da Terenzia nel 46 a.C.
  12. ^ sacerdote dell'antica Roma che interpretava la volontà degli dèi osservando il volo degli uccelli.
  13. ^ si riferisce ad Ottaviano nominato da Cesare, che non aveva figli, suo erede e a cui trasmise il nome del casato.
  14. ^ titolo scelto da Cicerone per le sue invettive contro Antonio
  15. ^ tribune nel Foro Romano dove i magistrati tenevano le orazioni.
  16. ^ M. Manfredini, Introduzione, in Plutarco, Vite Parallele. Teseo e Romolo, Milano 2003, pp. 7-9.
  17. ^ B. Scardigli, Introduzione, in Plutarco, Vite Parallele. Demostene e Cicerone, Milano 1995, p. 55n.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (LA) Plutarchus, Vitae parallelae. 1, Lipsiae, Gotthelf Theophil Georgi, Ulrich Christian Saalbach, 1774. URL consultato il 20 aprile 2015.

(Si indicano solo i titoli più recenti)

  • A. Barigazzi, Studi su Plutarco, Firenze 1994.
  • P. Desideri, La formazione delle coppie nelle 'Vite' plutarchee, in "ANRW", XXXIII (1992), n. 6, pp. 4472 ss.
  • A. Marsoner, La prospettiva storico-politica delle Vite parallele, in "Annali dell'Istituto Italiano di Studi Storici", n. 13 (1995-1996), pp. 31 ss.
  • E. Valgiglio, Dagli 'Ethica' ai 'Bioi' in Plutarco, in "ANRW", XXXIII (1992), n. 6, pp. 3963 ss.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]