Sulla loquacità

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De garrulitate
Titolo originaleΠερὶ ἀδολεσχίας
Altri titoliSulla loquacità
Plutarch of Chaeronea-03.jpg
Busto moderno di Plutarco nella sua Cheronea.
AutorePlutarco
PeriodoI-II secolo
Generesaggio
Sottogeneremorale
Lingua originalegreco antico
SerieMoralia

Sulla loquacità (in latino: De garrulitate; in greco antico: Περὶ ἀδολεσχίας) è il titolo di un saggio di Plutarco, incluso nei suoi Moralia[1].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è stata scritta dopo il De curiositate e prima del De tranquillitate, De capienda ex inimicis utilitate e De laude ipsius[2]. Si trova nel catalogo di Lampria al numero 92.

Plutarco comincia dalla descrizione della passione per passare poi a indicare i rimedi. Dopo un esplicito elogio del silenzio, la cura è quella di non rispondere per primi e, se interrogati, valutare anzitutto se ci si voglia prender gioco di noi con domande maliziose, atte solo a scatenare la nostra loquacità (in ogni caso vale il principio di riflettere prima di parlare e farlo in modo essenziale).

Analisi critica[modifica | modifica wikitesto]

Questo affascinante saggio, di gran lunga tra i migliore delle "opere morali" propriamente dette, rivela una sua abilità narrativa e un fine umorismo. Si adatta all'umorismo di Plutarco, quando parla della loquacità come una malattia, inventare un paio termini pseudo-medici come ἀσιγησία, "incapacità di mantenere il silenzio" e ἀνηκοΐα, "incapacità di ascoltare"[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 502B–515A.
  2. ^ Cfr. l'introduzione di M. Pohlenz, Plutarchi Moralia, vol. VI, Lipsia, Teubner 1972.
  3. ^ Nella sezione descrittiva, ai capitoli 1-15.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]