Caligola

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(LA)

« Oderint dum metuant »

(IT)

« Che mi odino, purché mi temano »

(Caligola da Svetonio, Vite dei Cesari)
Caligola
(Gaio Cesare)
Gaius Caesar Caligula.jpg
Busto di Gaio Cesare Germanico detto Caligola. Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen.
Imperatore romano
In carica 18 marzo 37 – 24 gennaio 41
Predecessore Tiberio
Successore Claudio
Nome completo Gaius Iulius Caesar Germanicus
Gaius Caesar Augustus Germanicus
Altri titoli Pontifex Maximus
Pater Patriae
Nascita Antium, 31 agosto 12
Morte Palatino, Roma, 24 gennaio 41
Luogo di sepoltura Mausoleo di Augusto
Dinastia Giulio-claudia
Padre Germanico Giulio Cesare
Madre Agrippina maggiore
Coniugi Giunia Claudia (33-34)
Livia Orestilla (37-38)
Lollia Paolina (38-39)
Milonia Cesonia (39-41)
Figli Giulia Drusilla (da Milonia Cesonia)
Adottivo:Tiberio Gemello

Gaio Cesare Augusto Germanico (in latino: Gaius Caesar Augustus Germanicus; nelle epigrafi: C•CAESAR•AVG•GERMANICVS•PON•MTR•POT[1]; Antium [2][3], 31 agosto 12[3]Roma [4], 24 gennaio 41[4]) , regnante con il nome di Gaio Cesare (Imperator Gaius Caesar) e meglio conosciuto con il soprannome Caligola (Caligula, cioè "piccola caliga" per il tipo di calzari preferiti da adolescente), fu il terzo imperatore romano, appartenente alla dinastia giulio-claudia, e regnò dal 37 al 41, anno della sua morte.

Le fonti storiche pervenute lo hanno reso noto per la sua stravaganza, eccentricità e depravazione, tramandandone un'immagine di despota. L'esiguità delle fonti fa comunque di Caligola il meno conosciuto di tutti gli imperatori della dinastia. Caligola spese molto del patrimonio accumulato da Tiberio, donando a molti somme promesse nel testamento di quest'ultimo, per giochi ed elargizioni di denaro e cibo al popolo, e per le proprie stravaganze, ispirate all'autocrazia dei monarchi orientali ellenistici, tuttavia non troppo diverse dalle vendette che Tiberio stesso aveva messo in atto, nonché al disprezzo che egli portava verso la classe senatoria, probabilmente ritenuta corresponsabile delle sventure della sua famiglia.

Tuttavia diminuì le tasse, cosa che ha fatto pensare agli studiosi moderni che Caligola non fosse un così cattivo amministratore; in particolare c'è chi ha sottolineato la sua abilità strategica e militare che gli permise di risparmiare utilizzando meno legioni, e garantendo all'impero le frontiere col minimo dispendio di uomini.[5] Negli ultimi tempi diede segni di declino fisico e gravi squilibri caratteriali, che ha fatto pensare soffrisse di una malattia degenerativa. Fu assassinato a soli 28 anni da un gruppo di sue guardie, la guardia pretoriana.

Le fonti storiografiche[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Lucio Anneo Seneca, uno dei pochi contemporanei di Caligola di cui ci sono giunti gli scritti. Antikensammlung, Berlino.

Il problema delle fonti, nel caso dell'imperatore Caligola, è una questione complessa. Infatti solo due fonti contemporanee a lui ci sono pervenute: le opere di Filone di Alessandria e di Seneca. Filone, con il De Legatione ad Caium ed il In Flaccum descrivono i primi anni del regno di Caligola ma si concentrano principalmente sulla popolazione ebrea e le sue vicissitudini in Giudea ed Egitto. Seneca invece ci da per lo più aneddoti sparsi sulla vita di Gaio. Inoltre Seneca venne quasi messo a morte da Caligola nel 39 a causa dei suoi legami con dei cospiratori.[6] Furono scritte molte altre storie contemporanee all'Imperatore ma ormai sono andate perse e comunque furono tutte molto di parte, sia a favore che contro Caligola.[7] Tra gli autori di queste opere conosciamo Marco Cluvio Rufo e Fabio Rustico, quest'ultimo caro amico di Seneca e le cui opere furono piene di false dichiarazioni.[8][9] Inoltre Cluvio Rufo era uno dei senatori coinvolti nell'assassinio di Caligola.[10] La sorella di Caligola, Agrippina minore, scrisse un sua autobiografia che sicuramente comprendeva una spiegazione dettagliata del regno di Caligola, ma anche quest'opera è andata persa. Anche il poeta Getulico scrisse dei versi molto lusinghieri su Caligola, andati persi anche loro.[3]

Busto di Germanico, padre di Caligola. Museo nazionale romano, Roma.

Le Vite dei Cesari di Svetonio e la Storia romana di Cassio Dione sono lo scritto principale da cui è possibile trarre informazioni sul suo regno. Svetonio scrisse l'opera dopo 80 anni dalla morte di Caligola mentre Dione addirittura dopo 180 anni. Tuttavia, così come gli altri documenti a noi tramandati, gli scritti di Svetonio tendono a focalizzare l'attenzione su aneddoti riguardanti la crudeltà e la supposta instabilità mentale di Caligola, tanto che alcuni storici moderni hanno espresso dubbi sull'attendibilità di questi resoconti (nella sua biografia Svetonio dedica quattordici capitoli a Caligola principe e trentanove a Caligola mostro).[11] Dione invece da una cronologia del regno. Purtroppo non ci è giunta la parte sul regno di Caligola ma solo quella sulla sua infanzia degli Annales di Tacito, lo storico del periodo generalmente ritenuto più rigoroso. Altri riferimenti vengono da Flavio Giuseppe, che descrive dettagliatamente l'assassinio dell'Imperatore, e da Plinio il Vecchio, che da qualche riferimento alla storia di Caligola nella sua Naturalis historia.

Nessuna delle fonti a noi arrivate mette in buona luce Caligola e la scarsità di fonti fa sì che nella storiografia moderne ci siano grandi lagune su questo periodo. Si trattò certamente di un personaggio discusso, molto popolare fra la gente ma politicamente avverso alla classe sociale e al ceto dal quale provenivano gli storiografi.

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Una caliga.

Caligola ("piccola caliga", la calzatura dei legionari, affettuoso soprannome datogli in giovane età dai soldati del padre[12] ma che lui non voleva che si usasse[13]), nato come Gaio Giulio Cesare Germanico, era il terzo figlio di Agrippina Maggiore e Germanico, generale molto amato dal popolo romano.[14] La madre era figlia di Marco Vipsanio Agrippa (amico di Augusto) e di Giulia maggiore (figlia di primo letto di Augusto).[15] Il padre era figlio di Druso maggiore (fratello di Tiberio e figlio di Livia, moglie di Augusto) e di Antonia Minore (figlia di Marco Antonio e Ottavia, sorella di Augusto).[16]

Inoltre suo padre Germanico era stato adottato da Tiberio, che era stato adottato da Augusto, che a sua volta era stato adottato da Giulio Cesare. Questa particolare situazione familiare (che tramite Augusto poteva risalire a Cesare e quindi persino alle origini stesse di Roma, a Enea e Venere) rendevano Caligola il più probabile successore di Tiberio.

I suoi fratelli erano Nerone Cesare, Druso Cesare, Agrippina minore, Drusilla e Giulia Livilla. I primi due, più anziani di lui, vennero uccisi da Tiberio,[17][18][19] la sorella Drusilla, la più amata, morì durante il suo regno,[20] mentre le altre due furono da lui esiliate e alla sua morte tornarono a Roma.[21] Agrippina minore ebbe un figlio, il futuro imperatore Nerone.

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dinastia giulio-claudia.
Busto di Agrippina maggiore, madre di Caligola. Museo archeologico, Istanbul.

Nato ad Antium il 31 Agosto del 12, fin da bambino Gaio fu portato insieme ai genitori nelle spedizioni militari in Germania condotte dal padre (14 - 16) e indossava nei campi la calzatura dei legionari (caliga), da cui il soprannome affettuoso "Caligola" datogli dai soldati.[22] Nel 17, dopo aver assistito al trionfo del padre a Roma, partì con la famiglia al seguito di Germanico inviato in missione a Oriente.[23] Solo due anni più tardi, però, il padre morì, forse fatto avvelenare dal padre adottivo Tiberio con l'aiuto di Gneo Calpurnio Pisone, che si suicidò poco dopo.[24]

Gaio e la madre tornarono quindi a Roma e Tiberio non accolse bene la moglie del defunto figlio. Infatti la diffamò e la processò, anche se lei lo aveva pregato di farla risposare e far vivere i figli di Germanico a corte.[25][26] Seiano, però, iniziò a preparare la sua fine, facendola diventare sospettosa e, attraverso delle conoscenze, le fece pensare di voler essere avvelenata.[27] Durante un banchetto Tiberio le offrì del cibo e lei lo rifiutò per questo motivo. Allora l'imperatore lo prese come un affronto.[27] Seiano continuò mettendo contro di loro i fratelli di Caligola, Nerone e Druso, sfruttando l'invidia di quest'ultimo.[28] Alla fine Agrippina e i due figli maggiori furono condannati e così Gaio andò a vivere a casa della bisavola paterna Livia, sul Palatino. Alla sua morte Gaio pronunciò un elogio funebre.[23] Intanto Tiberio aveva fatto condannare anche i due fratelli maggiori di Gaio, Nerone e Druso, che dopo poco morirono.[15] Andò poi a casa della nonna Antonia minore[23] dove incontrò molti monarchi orientali vassalli di Roma, che influenzarono il suo modo di fare politica: i tre giovani principi traci, Polemone (a cui diede poi il regno del Ponto e del Bosforo), Remetalce (a cui darà quasi la metà dell'antico regno di Tracia) e Cotys (a cui darà l'Armenia minore). Conobbe anche Erode Agrippa II (discendente dai Re di Giudea della dinastia erodiana), uno dei suoi futuri amici, e il cugino Tolomeo di Mauretania (figlio di Cleopatra Selene, la figlia di Cleopatra e Marco Antonio, nonché sorellastra di sua nonna Antonia).

Tiberio, imperatore durante l'infanzia di Caligola e suo nonno adottivo. Museo archeologico regionale Antonio Salinas, Palermo.

L'imperatore Tiberio, ritiratosi a Capri già nel 26, volle Caligola con lui nel 31, e in quell'anno gli fece indossare la toga virilis, senza però riservargli alcun onore.[23] Gaio, durante il soggiorno sull'isola, mostrò grande autocontrollo non dando alcuna appiglio a coloro che cercavano di provocarlo e sembrò dimenticare tutte le crudeltà fatte da Tiberio alla sua famiglia.[23] In questa occasione l'oratore Passieno pronunciò la frase:"Non c'è mai stato un servo migliore e un padrone peggiore"[23][29] Già a quel tempo mostrava la sua natura crudele e viziosa, infatti assisteva volentieri alle esecuzioni capitali e frequentava taverne e bordelli sotto travestimento.[30] Tiberio tollerava questa condotta ma la sua delusione verso il popolo che lo odiava gli fece dire che "Gaio vive per la rovina sua e di tutti; io educo una vipera per il popolo romano, un Fetonte per il mondo".[30]

In quegli anni sposò Giunia Claudia, figlia di Marco Giunio Silano, un personaggio di spicco nella corte dell'imperatore. Alla morte del fratello Druso diventò augure e poi pontefice.[31] La corte imperiale diventò sempre più vuota a causa delle esecuzioni che Tiberio faceva eseguire ad ogni sospetto di congiura e, quando anche Seiano stava per cadere, Caligola iniziò ad entrare nella vita di corte.[31] Alla morte di Giunia, iniziò una relazione con Ennia Nevia, moglie del potente prefetto del pretorio Macrone. Gaio le promise anche di sposarla e grazie a questa relazione iniziò un rapporto di amicizia con il marito di lei, che approvava la storia tra i due.[31][32]

Gran Cammeo di Francia, Cabinet des Médailles, Parigi. Nel registro centrale ci sono i membri della famiglia imperiale ancora vivi nel 23 e Caligola è il bambino sulla sinistra. Nel registro inferiore ci sono dei barbari prigionieri e in quello superiore importanti membri della dinastia, come Augusto, Druso minore, Germanico e Iulo, fondatore della dinastia.

Le condizioni di salute del principe peggioravano e quindi Tiberio dovette iniziare a cercare un successore. Così alla fine decise di nominare coeredi dell'impero i suoi due nipoti: Gaio e Tiberio Gemello.[33] Il sedici di marzo le condizioni del principe si aggravarono e Caligola scese in piazza, già acclamato dal popolo.[34] Il principe però migliorò nuovamente e Macrone decise allora di far uccidere il principe una volta per tutte.[34] Secondo Svetonio fu lo stesso Caligola ad uccidere Tiberio soffocandolo sul letto di morte.[31] Secondo i contemporanei di Tiberio, però, il Principe morì per cause naturali.[35][36]

Ascesa al trono[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico della dinastia giulio-claudia.

Dopo la morte di Tiberio, avvenuta il 16 marzo 37,[34] gli eredi erano Caligola e Tiberio Gemello. Però quest'ultimo non aveva ancora raggiunto l'età adulta (15 anni) e Gaio era amato da tutta la popolazione: infatti i soldati ed i provinciali lo ricordavano da quando era stato insieme a suo padre durante le campagne militari e anche le plebe romana lo acclamava come unico figlio rimasto dell'amato Germanico.[37] Caligola tornò a Roma seguendo il corteo funebre di Tiberio e, entrato nella città, ne pronunciò l'elogio funebre.[18] Tutti lo acclamarono chiamandolo "nostra stella", "nostro bambino"[37] e allora il Senato, su pressione del popolo, annullò il testamento di Tiberio dichiarando che l'imperatore era uscito di senno e proclamò Imperator Caligola il 18 marzo 37.[38][39] Anche il re dei Parti, Artabano III, che aveva sempre dichiarato apertamente il suo odio per Tiberio, scrisse a Caligola una lettera in cerca di un'alleanza e rese omaggio ai Cesari.[38] Svetonio dice che nei tre mesi successivi alla proclamazione di Caligola furono sacrificati oltre 160.000 animali[38] Filone dice che per i primi sette mesi del suo regno tutti i cittadini furono continuamente in festa[40]

« Quando si vide Gaio, dopo la morte di Tiberio Cesare, assumere il potere (...) tutto il mondo, dall'alba al tramonto del sole, tutti i paesi da questa parte ed al di là dell'Oceano, tutte le persone romane e tutta l'Italia e anche tutte le nazioni asiatiche ed europee se ne rallegrarono »
(Filone di Alessandria, De Legatione ad Caium)
Simulazione grafica dell'architettura originaria dell'Augusteo, luogo in cui riposano la maggiore parte dei membri della Dinastia giulio-claudia, tra cui la madre e i fratelli di Caligola che lui stesso pose lì. Gli edifici di Roma antica e sua campagna, Luigi Canina.

Subito dopo aver pronunciato l'orazione funebre partì per le isole di Ventotene e Ponza per riprendere le ceneri rispettivamente della madre e del fratello Nerone per riportarle a Roma.[18] Le prese con reverenza e le pose lui stesso nelle urne; poi salpò per Ostia e da lì le portò a Roma per porle nel Mausoleo.[18]

Il principato (37-41)[modifica | modifica wikitesto]

Caligola che deposita le ceneri della madre e del fratello nella tomba degli antenati, Eustache Le Sueur, 1647. Royal Collection, Castello di Windsor.

Onori alla sua famiglia[modifica | modifica wikitesto]

In onore della madre Agrippina fece istituire dei nuovi giochi circensi durante i quali una statua della donna veniva portata in processione come quelle degli dei.[18][41] In memoria del padre rinominò il mese di settembre Germanico.[18] Proclamò un giorno di sacrifici annuale in onore dei fratelli.[18] Diede alla nonna Antonia minore tutti gli onori di cui godeva Livia Augusta.[18][41] Prese suo zio Claudio come collega durante il suo primo consolato.[18] Adottò Tiberio Gemello il giorno che raggiunse l'età adulta e lo nominò Princeps Iuventis.[18][42][43] Fece includere i nomi delle sorelle in tutti i giuramenti[41]:"Non avrò più cari me ed i miei figli di Gaio Cesare e delle sue sorelle", "Per le prosperità e la fortuna di Gaio e delle sue sorelle".[18] Denominò in oltre il giorno in cui aveva preso il potere Parilia, per indicare un nuova rinascita dello stato.[44]

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

L'obelisco fatto portare da Caligola dall'Egitto per abbellire il Circo di Gaio, oggi a Piazza San Pietro.

Primi atti[modifica | modifica wikitesto]

Come uno dei suoi primi atti ufficiali fece riabilitare i condannati e gli esiliati da Tiberio e tutte le accusa del precedente principato furono annullate.[18] Per tranquillizzare i testimoni del processo di sua madre e dei suoi fratelli fece bruciare tutti i documenti che lo riguardavano.[18] Dichiarò che i pervertiti sessuali fossero mandati in esilio e permise di ricercare gli scritti banditi di Tito Labieno, Cassio Severo e Cremuzio Cordo (che denunciavano in molti casi la classe senatoria) e ne autorizzò la diffusione.[44] Attuò altre riforme per migliorare lo stato, aumentare la libertà dei cittadini e combattere la corruzione.[44] Organizzò banchetti pubblici e prolungò le feste dei Saturnalia di un giorno.[45][46][47] Organizzò spesso spettacoli e giochi gratuiti per farsi benvolere dalla popolazione.[48][47] Escogitò inoltre un nuovo tipo di spettacolo: tra Baia e Pozzuoli fece costruire un ponte, lungo più di due chilometri e mezzo, composto da due file di navi ancorate e ricoperte di terra, a somiglianza della Via Appia.[49] Anche fuori Roma organizzò molti giochi, soprattutto in Sicilia, a Siracusa, ed in Gallia, a Lione.[50] Portò a compimento le opere pubbliche iniziate da Tiberio ma mai ultimate: il Tempio di Augusto e il Teatro di Pompeo;[51] fece cominciare la costruzione dell'Acquedotto Claudio (finito dal suo successore dal quale prese il nome, dell'Acquedotto Anio novus[52][53] e di un anfiteatro presso il luogo in cui si tenevano le elezioni (che fu però abbandonato alla sua morte);[51] ricostruì molti edifici e templi di Siracusa;[51] progettò la ristrutturazione del palazzo di Policrate a Samo, il Tempio di Apollo a Mileto, di fondare una città sulle Alpi e di tagliare l'Istmo di Corinto;[51] fece portare l'obelisco che si trovava nel foro Eliopoli e lo pose al centro di un circo che stava facendo costruire (finito da Nerone e quindi noto come Circo di Nerone).[54]

Declino[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre del 37 fu colpito da una grave malattia e da qui iniziò i peggioramento della condotta di Caligola. Probabilmente durante la malattia capì i rischi enormi della sua posizione, che molti volevano raggiungere.[55] Il suo breve Impero fu, infatti, caratterizzato soprattutto da ripetuti massacri degli oppositori, e da atti che tendevano a una continua umiliazione della classe senatoria. Caligola si comportava in modi assai strani che lo identificarono come "pazzo" e le fonti antiche videro in lui un esempio di "pazzia sanguinaria". Adottò una politica di assolutismo monarchico, con l'intenzione di diventare un sovrano cui si rendevano onori divini sul modello delle monarchie orientali, esasperando il noto processo di divinizzazione degli imperatori defunti. Caligola assunse atteggiamenti autocratici e pretese che gli venisse eretto un tempio. Egli si rese popolarissimo con elargizioni alla plebe e costosi giochi circensi.

Se gli imperatori prima di lui avevano scelto, almeno nella parte occidentale dell'impero, di mantenere i legami con le tradizioni repubblicane del potere romano, egli virò sensibilmente verso oriente (si disse che volesse trasferire la capitale ad Alessandria d'Egitto, come voleva il suo bisnonno Marco Antonio), verso una forma di potere assoluto a quel tempo ancora sconosciuto in Italia, anticipando in tal modo un'abitudine frequente tra gli imperatori romani a partire dal III secolo d.c., e facendo capire di voler instaurare una vera e propria monarchia.

Cammeo raffigurante Caligola e una personificazione di Roma. Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Sono state ipotizzate dagli studiosi moderni, come causa di ciò e degli sbalzi d'umore, allucinazioni, insonnia e paranoie di cui soffriva, oltre a disturbi mentali veri e propri, patologie come l'epilessia, l'ipertiroidismo e il saturnismo (avvelenamento da piombo dovuto al vino conservato in otri di questo metallo, per addolcirlo), una malattia attribuita anche a Tiberio durante la vecchiaia.[56][57][58] È anche possibile che le sue stranezze fossero solamente una mossa politica per esplicitare il proprio disprezzo per il Senato.

Amministrazione economica e finanziaria[modifica | modifica wikitesto]

Gaio Cesare: denario[59]
Germanicus restitution Denarius 2120277.jpg
GERMANICVS CAES P C CAES AVG GERM (Germanico Cesare Padre di Gaio Cesare Augusto Germanico), testa di Germanico padre dell'Imperatore Caligola; C CAESAR GERM P M TR POT (Gaio Cesare Germanico, Pontefice Masssimo, Potestà Tribunizia), testa laureata di Caligola verso destra.
18 mm, 3.58 g, 11 h, (zecca di Lugdunum); coniato nel 37/38 da Caligola in ricordo del padre.

Alla morte di Tiberio nelle casse del fiscus romano c'erano 2.700.000.000 di sesterzi e Caligola riuscì a spendere questo enorme patrimonio in meno di un anno.[60][20] Questa crisi del fondo statale tra la fine del 38 e l'inizio del 39 era dovuta sia a spese inevitabili come elargizioni varie al popolo, all'esercito, ai pretoriani (a cui diede un donativo doppio rispetto a quello promesso da Tiberio, 2000 sesterzi a testa[42]) e ai regni vassalli di Roma (dette 100.000.000 di sesterzi ad Antioco IV di Commagene), sia a spese di piacere personale dell'imperatore o usate per i suoi scopi.[60]

Inventò dei bagni costosissimi, dove oltre a vasche enormi con alternanza di acque calde e fredde, si faceva servire perle disciolte in aceto e cibi cosparsi d'oro in polvere, dicendo che doveva essere o un uomo frugale o un Cesare.[60] Stanziò una somma che giornalmente doveva essere lanciata dalla Basilica Giulia verso il popolo.[60] Fece costruire delle navi enormi, con dieci ordini di remi, decorate con gemme preziose e colori sgargianti, sulle quali si trovavano terme, sale da pranzo, portici e piantagioni di viti.[60] Fece inoltre fare opere immense quali dighe, scavi ed erosioni di monti e interramenti di vallate in tempi brevissimi.[60]

Finiti i fondi statali iniziò ad accumulare denaro con truffe ed imbrogli:[61] organizzava aste obbligatorie di ogni genere, modificava testamenti per i motivi più disparati e si nominava erede di sconosciuti, rifiutò di riconoscere la cittadinanza a moltissime persone dichiarando che gli atti prima del principato di Tiberio erano troppo antichi, incriminava chi aveva avuto una crescita del patrimonio da un censimento all'altro e portava tutti a processo ottenendo enormi some in pochissimo tempo.[61][62] Aumentò molto le tasse e ne creò di totalmente nuove: prendeva tasse sul cibo, sui processi, sulle cause, sulla prostituzione, sui matrimoni e sul gioco d'azzardo.[63][64] Le leggi che venivano scritte non erano per rese pubbliche e quindi in moltissimi casi venne aggiunta una enorme multa pecuniaria.[64]

Amministrazione giudiziaria[modifica | modifica wikitesto]

In generale si può dividere la politica giudiziaria di Caligola in due periodi: il primo molto liberale e filo-popolare, nel quale cercava l'accordo con i senatori, e il secondo nel quale il princeps fece di tutto per mantenere il potere.

Nel primo periodo del principato pubblicò, come aveva fatto Augusto, tutti i conti dei fondi pubblici, che non erano stati resi pubblici mentre Tiberio era lontano dalla città.[65] Aiutò i soldati a spegnere un incendio e rese assistenza a chi ebbe danni a causa di eventi naturali.[65] Dato che l'ordine equestre stava diventando sempre meno numeroso, convocò gli uomini più importanti da tutto l'impero, anche al di fuori d'Italia, e li iscrisse nell'ordine.[65] Cercò di ristabilire, almeno formalmente, i poteri delle assemblee popolari e diminuì le tasse dell'un per cento.[65]

Nel periodo successivo iniziò invece a prendere un potere sempre più assoluto, che sfruttò per accumulare ricchezze e per scegliere a suo piacimento i destini dei cittadini.[20]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Con i regni alleati non seguì una stessa linea politica, si basò molto sulla simpatia e sulla fiducia che ogni singolo sovrano era in grado di trasmettergli. Esiliò Mitridate, re d'Armenia; nominò Antioco re di Commagene, regione ridotta a provincia nel 17, al quale dette 100 milioni di sesterzi.[44][43] Diede ad Erode Agrippa I il regno di Giudea esiliando lo zio.[43] Affidò regni anche ai tre giovani principi traci che aveva incontrato in gioventù, a casa della nonna Antonia: a Polemone II darà il regno del Ponto e del Bosforo nel 38, a Remetalce III metà dell'antico regno di Tracia e a Cotys IX l'Armenia Minore.[66]

Aiutò in tutti i modi Erode Agrippa, al quale affidò, in un primo tempo, la Palestina nord-occidentale, che dalla morte di Erode Filippo II (34) era sotto il controllo diretto di Roma, successivamente anche i territori del tetrarca di Galilea, Erode Antipa, accusato di volersi impadronire dei territori di Erode Agrippa, che verrà prima esiliato e poi eliminato nel 40.

Occidente[modifica | modifica wikitesto]

Caligola aveva importanti ascendenti che si erano guadagnati la gloria con le imprese belliche, è probabile, quindi, che fosse intenzionato a emulare le loro gesta e nel caso a superarle. Se Druso maggiore e Germanico si erano concentrati sulla Germania, egli per superare le loro gesta doveva, non solo conquistare la stessa regione, ma varcare l'oceano e giungere in Britannia. Sarebbe stato il primo imperatore dopo le campagne di Augusto in Spagna nel 26-25 a.C. a guidare un esercito in battaglia.

Tolomeo di Mauretania, cugino di Caligola e da lui fatto uccidere. Museo del Louvre, Parigi.
Gaio Cesare: dupondio[67]
Germanicus Dupondius 19 2010354.jpg
GERMANICVS CAESAR, Caligola celebra il padre Germanico posto su una quadriga verso destra, con i pannelli decorati con la Vittoria; SIGNIS RECEPT DEVICTIS GERMAN, Germanico in piedi verso sinistra, solleva le armi e tiene un'Aquila.
29 mm, 16.10 g, 8 h, (zecca di Roma antica); coniato nel 37/41 da Caligola in ricordo del trionfo del padre dopo le sue imprese militari degli anni 14-16.

Decise quindi di condurre il suo esercito lungo il Reno, ammassando da ogni parte dell'impero legioni e corpi ausiliari e ammassò un ingente quantitativo di vettovagliamenti.[68] La sua impresa fu però quasi del tutto vana se non per il fatto che Adminio, figlio di Cunobelino, re dei Britanni, scacciato dal padre, arrivò nell'accampamento dell'imperatore e si sottomise a lui.[69] Rimasi sul Reno senza però portare a termine alcuna azione militare e rimproverò ai senatori di vivere tra i lussi mentre lui rischiava la vita in battaglia.[70] Decise poi di muovere le truppe e fece disporre l'esercito davanti all'Oceano, con macchine da guerra ed equipaggiamenti da battaglia.[71] Ordinò poi a suoi uomini di togliersi l'elmo e raccogliere conchiglie come bottino di una battaglia vinta contro il mare.[70] Fece costruire lì una grande torre in memoria della sua vittoria ed elargì ricompense ai suoi soldati.[70] Gli storici moderni hanno avanzato numerose teorie nel tentativo di spiegare queste azioni. Questo viaggio verso la Manica avrebbe potuto limitarsi ad essere un allenamento o una missione di esplorazione.[72] La missione potrebbe essere stato organizzata per accettare la resa del capo britannico Adminio.[73][74] Le "conchiglie", o conchae in latino, potrebbero essere una metafora per qualcos'altro come genitali femminili (forse le truppe visitarono dei bordelli) o barche (forse catturarono diverse piccole imbarcazioni britanniche).[75][76]

Un'altra conquista dell'Impero romano sotto Caligola fu la Mauretania. Questo territorio era un regno cliente di Roma governato da Tolomeo di Mauretania, cugino del principe. Caligola invitò Tolomeo a Roma e poi lo fece improvvisamente giustiziare.[77][78] La Mauretania fu quindi annessa da Caligola e successivamente venne divisa in due province, Mauretania Tingitana e Mauretania Cesariensis, separate dal fiume Mulucha (oggi Moulouya).[79] Plinio sostiene che la divisione fu fatta ad opera di Caligola, ma Cassio Dione afferma che nel 42 ebbe luogo una rivolta, che fu soffocata da Gaio Svetonio Paolino e Gneo Osidio Geta, solo dopo la quale ci fu la divisione.[80] Questa confusione potrebbe significare che Caligola originariamente prese la decisione di dividere la provincia, ma che l'opera sia stata rinviata a causa della ribellione.[81] Il primo governatore equestre delle due province è stato uno Marco Fadio Celere Flaviano, in carica nel 44.[81]

I dettagli della conquista della Mauritania non sono chiari. Cassio Dione scrisse un intero capitolo sull'annessione della Mauretania da Caligola, ma è andato perso.[78] La mossa di Caligola apparentemente aveva un motivo strettamente personale, la paura e la gelosia di suo cugino Tolomeo, e quindi l'espansione non è stata spinta da esigenze economiche o militari.[82] Tuttavia la ribellione di Tacfarinas aveva mostrato quanto l'Africa proconsolare fosse debole ad ovest e di come i re clienti di Mauretania erano in grado di fornire protezione alla provincia; è quindi possibile che l'espansione di Caligola sia stata una risposta prudente a potenziali minacce future.[81]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Gaio Cesare: sesterzio[83]
Caligula sestertius RIC 33 680999.jpg
C CAESAR AVG GERMANICVS PON M TR POT (Gaio Cesare Augusto Germanico, Pontefice Massimo, Potestà Tribunizia), testa laureata verso sinistra; AGRIPPINA, DRVSILLA, IVLIA S C, le tre sorelle di Caligola rappresentate come le tre dee della Securitas, Concordia e Fortuna; Agrippina appoggiata ad una colonna, tiene una cornucopia, e mettendo la mano sinistra sulla spalla di Drusilla; quest'ultima tiene una patera ed una cornucopia; Giulia Livilla tiene un timone ed una cornucopia.
27.92 g, 7 h, (zecca di Roma antica); coniato nel 37/38 da Caligola in onore delle tre sorelle.

Rapporti con i familiari[modifica | modifica wikitesto]

Drusilla, la più amata delle sorelle di Caligola. Gliptoteca, Monaco di Baviera.

Mentre, come già detto, all'iniziò del regno onorò i suoi familiari, con il tempo iniziò a peggiorare anche da questo punto di vista. Diceva infatti di non essere nipote di Agrippa a causa delle sue umili origini, ma affermava che sua madre fosse nata da un incesto tra Giulia maggiore e Augusto stesso, infangando così il nome del primo principe.[84] Si fece spesso beffe della sua bisavola Livia Drusilla chiamandola un "Ulisse in gonnella" e rimproverandole che suo nonno fosse un semplice decurione, quando è accertato che Alfidio Lurcone fu un magistrato a Roma.[84] Non volle ricevere la nonna Antonia in privato, ma solo alla presenza di Macrone; successivamente la fece uccidere avvelenandola.[84][41] Fece uccidere anche il cugino, Tiberio Gemello accusandolo falsamente di aver attentato alla sua e liberandosi così di questo scomodo rivale.[84][41] Obbligò anche il suocero Silano a suicidarsi, anche lui accusato di aver attentato alla vita del principe.[84]

Con le tre sorelle ebbe un rapporto molto stretto e complicato, soprattutto con Drusilla.[85] Infatti era geloso del marito di Drusilla, Lucio Cassio Longino, e li fece divorziare; la trattò come se fosse sua moglie e quando si ammalò la nominò erede di tutto il suo Impero.[85][86] Intratteneva rapporti incestuosi con tutte e tre e non lo nascondeva pubblicamente.[85] Quando Drusilla morì ordinò una sospensione di tutte le attività ed organizzò dei funerali pubblici, trattandola come se fosse una divinità.[86][85] Dopo questo avvenimento il Principe rimase molto sconvolto e le sue condizioni di salute peggiorarono.[85][20] Per quanto riguarda le altre due sorelle non le tenne mai in considerazione quanto Drusilla.[85] In occasione del processo di Marco Emilio Lepido le fece condannare per adulterio e le spedì in esilio sulle Isole Ponziane.[85][21][87]

Matrimoni[modifica | modifica wikitesto]

Milonia Cesonia, quarta ed ultima moglie di Caligola. Promptuarii Iconum Insigniorum, Guillaume Rouillé.
« Quanto ai matrimoni non è facile stabilire se ci mise più sfrontatezza a contrarli, a romperli o a farli durare »
(Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, 25)

Dopo la morte della prima moglie avvenuta intorno al 36, Caligola aveva iniziato una relazione intima con Ennia Nevia, moglie del suo fedele Prefetto del Pretorio Macrone.[31][32] Nel 38, però, Macrone fu nominato Prefetto d'Egitto[88] ed Ennia dovette partire insieme al marito ed ai figli. Poco prima di partire uscirono dai favori di Caligola[89] e l'imperatore ordinò il suicidio a tutta la famiglia.[89][90]

Nel 37 Caligola era alla festa di matrimonio di Gaio Calpurnio Pisone e Livia Orestilla.[91] L'imperatore decide però di voler sposare lui la donna, quindi la fa ripudiare dal marito e la sposa quel giorno stesso.[91][43] Dopo pochi giorni la ripudia anche lui e dopo due mesi la manda in esilio per non farla risposare con Pisone.[91][43]

L'anno seguente sposò invece Lollia Paolina.[92][91][66] La donna era moglie di Publio Memmio Regolo e Caligola aveva sentito dire che sua nonna era stata la donna più bella di Roma.[91] Quindi la fece tornare dalla provincia dove si trovava con il marito, la fece divorziare e la sposò.[91][66] Divorziò presto anche da lei dichiarando che fosse sterile[93] e la rimandò indietro comandandole di non avere rapporti carnali con nessuno.[91]

Gaio Cesare: aureo[94]
Caligula&Germanicus Aureus.jpg
C CAESAR AUG PONT M TR P III COS (Gaio Cesare Augusto, Pontefice Massimo, Potestà Tribunizia, Console), testa laureata di Caligola verso destra; GERMANICVS CAESAR P CAES AUG GERM (Germanico Cesare Padre di Cesare Augusto Germanico), testa di Germanico padre dell'Imperatore Caligola.
7.72 g, (zecca di Roma antica); coniato nel 40 da Caligola in onore del padre.

Nel 39 iniziò una relazione con Milonia Cesonia, che divenne una sua concubina.[93] Dopo aver divorziato da Paolina la sposò poiché era incinta.[93][91] Milonia non era né giovane né bella, ma Caligola provò per lei una vera passione.[91] Dopo un mese di matrimonio nacque una bambina, alla quale venne dato il nome di Giulia Drusilla.[91][95]

Morte e successione[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Claudio, zio e successore di Caligola. Museo archeologico nazionale di Napoli.

Svetonio ci riporta che molti eventi annunciarono la morte di Caligola: dei fulmini colpirono il Campidoglio di Capua ed il Tempio di Apollo a Roma il giorno delle idi di marzo; l'astrologo Silla gli disse che era prossimo alla morte; le Fortune di Anzio lo ammonirono su Cassio, e quindi l'imperatore fece uccidere (secondo Svetonio, mentre secondo Cassio Dione lo imprigionò) Gaio Cassio Longino, proconsole in Asia (anche se Longino secondo altre fonti morì sotto Vespasiano[96]), scordando però che anche il tribuno Cherea faceva di nome Cassio e molte altre premonizioni.[97][98] Tre uomini organizzarono l'assassinio dell'imperatore ma molti cavalieri, senatori e militari ne erano informati.[10] Anche il potente consigliere imperiale Callisto ed il Prefetto del pretorio erano a conoscenza dei piani dei tribuni.[98] Cherea aveva anche motivazioni personali per uccidere il principe: infatti Caligola era solito farsi beffe di lui sostenendo che fosse un effeminato e chiamandolo "Amore" e "Venere".[13][98] Un altro cospiratore importante fu Lucio Annio Viniciano, che si unì alla congiura per vendicare l'amico Lepido.[99] Il 24 gennaio del 41 un gruppo di Pretoriani guidati da due tribuni, Cassio Cherea e Cornelio Sabino, misero in atto una congiura contro Caligola.[4] Il principe fu brutalmente pugnalato durante un scontro tra i congiurati e la sua guardia personale, con perdite da entrambe le parti.[4] Nello stesso momento persero la vita sua moglie Milonia Cesonia, pugnalata da un centurione, e la loro figlia bambina, Giulia Drusilla (così chiamata in ricordo della sorella di Caligola da lui divinizzata alla morte) che fu fracassata contro un muro.[100] Il cadavere fu portato di fretta nei giardini di Lamia, semi-bruciato frettolosamente e ricoperto di terra.[100] Quando le sorelle tornarono dall'esilio (a cui le aveva condannate lui stesso) disseppellirono il corpo e riposero le ceneri nel Mausoleo di Augusto.[100]

Quando si diffuse la notizia della morte di Caligola nessuno osò festeggiare pensando che l'imperatore avesse messo in giro la voce per vedere di chi poteva fidarsi.[101] Quando la notizia fu però confermata, non avendo i congiurati nominato un altro imperatore, il Senato si riunì e si dichiarò deciso a riportare lo stato sotto un governo repubblicano, cancellando ogni traccia dei Cesari.[101][102] Cherea cercò anche di convincere l'esercito ad appoggiare i padri coscritti ma senza successo.[103] Quindi i senatori si videro costretti a nominare un successore e Lucio Annio Viniciano, importante senatore e cospiratore contro Caligola, appoggiò saldamente il suo parente Marco Vinicio.[99]

Alla morte di Caligola i membri della famiglia imperiale ancora vivi erano pochi e tra quelli presenti a Roma c'era il cinquantenne Claudio. Questi, appena saputo della morte di Caligola, si nascose nelle sue stanze ma fu trovato dai Pretoriani.[104] I militari lo condussero quindi nel loro accampamento mentre il Senato aveva occupato il Foro ed il Campidoglio.[104] Claudio venne invitato a presentarsi davanti al popolo ma prima decise di comprarsi la fedeltà dell'esercito promettendo quindicimila sesterzi ad ogni soldato.[104] Fu così che Claudio venne acclamato quarto imperatore di Roma. Il Senato volle condannare Caligola alla damnatio memoriae ma il nuovo imperatore si oppose.

Cronologia degli eventi principali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali riguardanti la vita di Caligola.

Titolatura imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Monetazione dei Giulio-Claudii.
Titolatura imperiale Numero di volte Datazione evento
Tribunicia potestas 4 anni: la prima volta (I) al momento dell'assunzione al trono nel 37 e poi rinnovatagli ogni anno, fino al 41.
Consolato 4 volte: nel 37, 39, 40 e 41.
Salutatio imperatoria 1 sola volta: al momento della assunzione del potere imperiale, nel 37.
Altri titoli Pater Patriae e Pontifex Maximus nel 37.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Caligola, Imperatore romano Padre:
Console Germanico Giulio Cesare
Nonno paterno:
Console Druso maggiore
Bisnonno paterno:
Pretore Tiberio Claudio Nerone
Trisnonno paterno:
Druso Claudio Nerone
Trisnonna paterna:
Claudia
Bisnonna paterna:
Livia Drusilla, Imperatrice consorte romana
Trisnonno paterno:
Marco Livio Druso Claudiano
Trisnonna paterna:
Alfidia
Nonna paterna:
Antonia minore
Bisnonno materno:
Marco Antonio
Trisnonno materno:
Marco Antonio Cretico
Trisnonna paterna:
Giulia Antonia
Bisnonna paterna:
Ottavia minore
Trisnonno paterno:
Gaio Ottavio
Trisnonna paterna:
Azia maggiore
Madre:
Agrippina maggiore
Nonno materno:
Console Marco Vipsanio Agrippa
Bisnonno materno:
Lucio Vipsanio Agrippa
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Nonna materna:
Giulia maggiore
Bisnonno materno:
Augusto, Imperatore romano
Trisnonno materno:
Gaio Ottavio
Trisnonna materna:
Azia maggiore
Bisnonna materna:
Scribonia
Trisnonno materno:
Lucio Scribonio Libone
Trisnonna materna:
Sentia

Nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Opere letterarie[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • L'imperatore si considerava superiore ai mortali: beveva perle dissolte in aceto e mangiava cibi cosparsi d'oro.
  • Un giorno Caligola ebbe una discussione con Giove Capitolino perché, a suo dire, gli mancava di rispetto; quindi discusse a lungo con la statua del dio, quando si placò disse che Giove si era scusato con lui.
  • Un altro aneddoto ci racconta che l'imperatore arrivò a dichiarare addirittura guerra al dio Nettuno. Dopo essere arrivato sulla spiaggia con l'esercito, ordinò ai suoi soldati di iniziare a pugnalare l'acqua.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Testo per esteso dell'epigrafe: Gaius Caesar Augustus Germanicus, Pontifex Maximus, Tribunicia Potestas
  2. ^ Paola Brandizzi Vittucci, Antium: Anzio e Nettuno in epoca romana, Roma, Bardi, 2000 ISBN 88-85699-83-9
  3. ^ a b c Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, VIII
  4. ^ a b c d Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, LVIII
  5. ^ Alberto Angela, Impero. Viaggio nell'Impero di Roma seguendo una moneta, pag. 135
  6. ^ Cassio Dione, Storia romana, LIX, 19
  7. ^ Tacito, Annales, I, 1
  8. ^ Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, X
  9. ^ Tacito, Annales, XIII, 20
  10. ^ a b Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XIX, 1
  11. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XXII
  12. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, IX
  13. ^ a b Seneca il giovane, De constantia sapientis, VIII
  14. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, IV
  15. ^ a b Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, VII
  16. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, I
  17. ^ Tacito, Annales, V, 3
  18. ^ a b c d e f g h i j k l m Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XV
  19. ^ Tacito, Annales , VI, 23
  20. ^ a b c d Cassio Dione, Storia romana, LIX, 10
  21. ^ a b Cassio Dione, Storia romana, LIX, 22
  22. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, VIII
  23. ^ a b c d e f Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, X
  24. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, II
  25. ^ Tacito, Annales, IV, 52
  26. ^ Tacito, Annales, IV, 53
  27. ^ a b Tacito, Annales, IV, 54
  28. ^ Tacito, Annales, IV, 60
  29. ^ Tacito, Annales, VI, 20
  30. ^ a b Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XI
  31. ^ a b c d e Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XII
  32. ^ a b Tacito, Annales, VI, 45
  33. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Tiberio, LXXVI
  34. ^ a b c Tacito, Annales, VI, 50
  35. ^ Filone, De Legatione ad Caium, IV, 25
  36. ^ Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XIII, 6
  37. ^ a b Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XIII
  38. ^ a b c Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XIV
  39. ^ Cassio Dione, Storia romana, LIX, 1
  40. ^ Filone, De Legatione ad Caium, II, 13
  41. ^ a b c d e Cassio Dione, Storia romana, LIX, 3
  42. ^ a b Cassio Dione, Storia romana, LIX, 2
  43. ^ a b c d e Cassio Dione, Storia romana, LIX, 8
  44. ^ a b c d Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XVI
  45. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XVII
  46. ^ Cassio Dione, Storia romana, LIX, 6
  47. ^ a b Cassio Dione, Storia romana, LIX, 7
  48. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XVIII
  49. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XIX
  50. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XX
  51. ^ a b c d Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XXI
  52. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXVI, 122
  53. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Claudio, XX
  54. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XVI, 76
  55. ^ William E. Dunstan, Roma Antica, 285
  56. ^ R.S. Katz, "The Illness of Caligula" CW 65(1972),223-25, refuted by M.G. Morgan, "Caligula's Illness Again", CW 66(1973), 327–29.
  57. ^ Caligola e il senatore cavallo
  58. ^ Nicolò Castellino, Nicola Sannolo, Pietro Castellino - Inorganic Lead Exposure and Intoxications, CRC Press, 22/nov/1994, Google books
  59. ^ Roman Imperial Coinage, Gaius Caligola, I, 18; Lyon 172; RSC 2.
  60. ^ a b c d e f Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XXXVII
  61. ^ a b Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XXXVIII
  62. ^ Cassio Dione, Storia romana, LIX, 14
  63. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XL
  64. ^ a b Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XLI
  65. ^ a b c d Cassio Dione, Storia romana, LIX, 9
  66. ^ a b c Cassio Dione, Storia romana, LIX, 12
  67. ^ Roman Imperial Coinage, Gaius Caligola, I, 57
  68. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XLIII
  69. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XLIV
  70. ^ a b c Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XLV
  71. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XLVI
  72. ^ P. Bicknell, "Le attività militari dell'Imperatore Gaio nel 40", Historia 17 (1968), 496–505.
  73. ^ R.W. Davies, "L'invasione fallita della Britannia di Gaio", Historia 15 (1966), 124–128
  74. ^ S.J.V.Malloch, 'Gaio sulla costa della Manica', Classical Quarterly 51 (2001) 551-56
  75. ^ D. Wardle, La vita di Caligola di Svetonio: un Commentario (Brussels, 1994), 313
  76. ^ David Woods "Le conchiglie di Caligola", Greece and Rome (2000), 80–87.
  77. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XXXV
  78. ^ a b Cassio Dione, Storia romana, LIX, 25
  79. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, V, 2
  80. ^ Cassio Dione, Storia romana, LX, 8
  81. ^ a b c Anthony Barrett, Caligula: the Corruption of the Power, 118
  82. ^ Marlene Sigman, The Romans and the Indigenous Tribes of Mauritania Tingitana, 415–439
  83. ^ Roman Imperial Coinage, Gaio Cesare, I 33; BMCRE 36; CBN 47, pl. XIII; Cohen 4.
  84. ^ a b c d e Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XXIII
  85. ^ a b c d e f g Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XXIV
  86. ^ a b Cassio Dione, Storia romana, LIX, 11
  87. ^ Ronald Syme, L'Aristocrazia Augustea, 180
  88. ^ Lightman, A to Z of Ancient Greek and Roman Women, 113
  89. ^ a b Bunson, Enciclopedia dell'Impero Romano, 196
  90. ^ Anthony Barrett, Caligula: the Corruption of the Power, 242
  91. ^ a b c d e f g h i j Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, XXV
  92. ^ Ronald Syme, L'Aristocrazia Augustea, 177-178
  93. ^ a b c Cassio Dione, Storia romana, LIX, 23
  94. ^ Roman Imperial Coinage, Gaio Cesare, I 25; Cohen 6
  95. ^ Cassio Dione, Storia romana, LIX, 28
  96. ^ O. Lenel, Palingenesia iuris civilis, vol. I, Lipsiae, 1889, coll. 109-126
  97. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, LVII
  98. ^ a b c Cassio Dione, Storia romana, LIX, 29
  99. ^ a b Ronald Syme, L'Aristocrazia Augustea, 181
  100. ^ a b c Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, LIX
  101. ^ a b Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, LX
  102. ^ Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XIX, 2
  103. ^ Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XIX, 4
  104. ^ a b c Svetonio, Vite dei Cesari, Claudio, X

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Ludwig Quidde, Caligula. Eine Studie über römischen Caesarenwahnsinn (Caligola: Uno studio sulla demenza imperiale), Leipzig Friedrich, 1894, nel quale Caligola è paragonato al Kaiser Guglielmo II.
  • Giuditta Cambiaggio, Caligola. Il sadico onnipotente, Milano, De Vecchi Editore, 1969.
  • Guglielmo Natalini, Caligola. L'imperatore in rivolta che voleva la luna, Anzio, Ass. Culturale La Teca, 2008. ISBN 88-89540-03-6
  • Maria Grazia Siliato, Caligula: il mistero di due navi sepolte in un lago, Milano, Mondadori, 2005. ISBN 88-04-53706-X
  • Giuseppe Antonelli, Caligola: imperatore folle o principe inadeguato al ruolo assegnatogli dalla sorte?, Roma, Newton & Compton, 2001. ISBN 88-8289-569-6
  • Roland Auguet, Caligola (Caligola ou le pouvoir à vingt ans, Payot, Paris, 1975), trad. Clara Sereni, Collana Biografie, Roma, Editori Riuniti, 1984; II ed. luglio 1993 col titolo Caligola o il potere a vent'anni, Collana I Testi n.65, Editori Riuniti.
  • Albert Camus, Caligola ( un testo inedito scritto nel 1941), trad. e introduzione di Franco Cuomo, Milano, Bompiani, 1985.
  • Daniel Nony, Caligola, trad. C. De Nonno, Collana Profili, Roma, Salerno Editrice, 1988, ISBN 978-88-8402-001-7.
  • Mario Pani, Lotte per il potere e vicende dinastiche. Il principato fra Tiberio e Nerone in Arnaldo Momigliano e Aldo Schiavone (a cura di), Storia di Roma, Torino, Einaudi, 1990, vol. II, tomo 2; ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de Il Sole 24 ORE, Milano, 2008 (v. il vol. XVI)
  • Anthony A. Barrett, Caligola: l'ambiguità di un tiranno, trad. Maria Pia Lunati Figurelli, Collezione Le Scie, Milano, Mondadori, 1992, ISBN 88-04-35758-4.
  • Arther Ferrill, Caligola. Imperatore di Roma, Torino, SEI, 1996, ISBN 88-05-05599-9.
  • Ernst Köberlein, Caligola e i culti egizi, Collana Antichità classica e cristiana n.27, Brescia, Paideia, 2000, ISBN 978-88-394-0059-8.
  • Santo Mazzarino, L'Impero romano, 3 voll., Roma-Bari, Laterza, 1973 e 1976 (v. vol. I); riediz. (due vol.): 1984 e successive rist. (v. vol. I)
  • Aloys Winterling, Caligola. Dietro la follia, Collana Storia e Società, Roma-Bari, Editori Laterza, 2005, ISBN 978-88-420-7206-5.
  • Angelo Filipponi, Caligola il sublime: una biografia, Ancona, Cattedrale, 2009, ISBN 88-95449-55-X.
  • Caligola. La trasgressione al potere, Gangemi, 2013, ISBN 978-88-492-2683-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Principali personaggi contemporanei
Altro

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Imperatore romano Successore Project Rome logo Clear.png
Tiberio 37 - 41 Claudio
Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
37
Gneo Acerronio Proculo,
Gaio Petronio Ponzio Nigrino
37
(suffecti da luglio ad agosto)
con Claudio
37
(suffecti da settembre a dicembre)
Aulo Cecina Peto,
Gaio Caninio Rebilo
I
38
(suffecti da luglio a dicembre)
Servio Asinio Celere,
Sestio Nonio Quintiliano
39
con Luco Apronio Cesiano
39
Quinto Sanquinio Massimo (suffectus da febbraio a settembre),
Gneo Domizio Corbulone (suffectus fino a settembre)
II
39
(suffecti da settembre a dicembre)
Aulo Didio Gallo,
Gneo Domizio Afro
40
senza collega
40
(suffecti)
Gaio Lecanio Basso,
Quinto Terenzio Culleone
III
40
(suffecti)
Gaio Lecanio Basso,
Quinto Terenzio Culleone
41
con Gneo Senzio Saturnino
41
(suffecti)
Publio Pomponio Secondo,
Gaio Calpurnio Pisone
IV
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