Druso Cesare

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Druso Cesare
Great Cameo of France CdM Paris Bab264 white background Drusus Caesar.jpg
Druso Cesare e la madre Agrippina maggiore (Dettaglio dal Gran Cammeo di Francia, Cabinet des médailles, Parigi)
Nome completo Drusus Iulius Caesar Germanicus
Nascita 7
Morte Roma, 33
Luogo di sepoltura Mausoleo di Augusto, Roma
Dinastia Giulio-Claudii
Padre Germanico
Madre Agrippina maggiore
Consorte Emilia Lepida

Druso Giulio Cesare Germanico (in latino: Drusus Iulius Caesar Germanicus; 7Roma, 33[1]), meglio conosciuto semplicemente come Druso Cesare o Druso III (per distinguerlo dal nonno Druso maggiore e dallo zio Druso minore),[2] è stato un nobile romano, membro della dinastia giulio-claudia.

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Statua virile in nudità eroica, forse di Druso, figlio di Germanico e Agrippina maggiore, 1-50 d.C. circa, da Roselle (Museo archeologico e d'arte della Maremma, Grosseto)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Dinastia giulio-claudia.

Druso era il figlio secondogenito di Germanico e Agrippina maggiore.[3] Il nonno paterno era Druso maggiore, a sua volta figlio di Tiberio Claudio Nerone e Livia Drusilla, moglie dell'imperatore Augusto, mentre la nonna materna Antonia minore, figlia di Marco Antonio e di Ottavia minore, sorella di Augusto.[4] Germanico fu poi adottato dallo zio Tiberio.[4] Agrippina maggiore, madre di Druso, era invece figlia di Marco Vipsanio Agrippa, (generale e amico di Augusto) e di Giulia maggiore, unica figlia naturale del primo imperatore.[5] Druso era quindi fratello dell'imperatore Gaio Cesare "Caligola" e di Agrippina minore, moglie dell'imperatore Claudio e madre dell'imperatore Nerone.[5] Suoi altri fratelli erano Nerone Cesare, Giulia Drusilla e Giulia Livilla.[5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nel 7 e nel 19 il padre Germanico morì, forse fatto avvelenare dallo stesso Tiberio con l'aiuto di Gneo Calpurnio Pisone, che si suicidò poco dopo.[6] Nel 23 prese la toga virilis con gli stessi privilegi concessi al fratello Nerone.[7] Druso fu fidanzato da piccolo con la sorella di Marco Salvio Otone[8] ma infine sposò Emilia Lepida, figlia di Marco Emilio Lepido (figlio di Cornelia Scipione, figlia a sua volta di un precedente matrimonio di Scribonia, prima moglie di Augusto), e di Vipsania Marcella (figlia di Agrippa e della sua seconda moglie Claudia Marcella maggiore).[9] Lo storico latino Tacito riferisce che, durante l'unione, "lei perseguitò il marito con continue accuse". Nel 36 fu accusata di aver commesso adulterio con un schiavo e si suicidò, "poiché non c'era alcun dubbio sulla sua colpevolezza".[10]

Insieme al fratello Nerone, fu l'erede di Tiberio, suo nonno adottivo e prozio naturale,[4] dopo la morte del figlio naturale dell'imperatore, Druso minore, nel 23. I due fratelli ebbero il compito di pronunciare l'elogio funebre e Tiberio decise subito dopo di affidare i figli di Germanico direttamente al Senato.[11] Per tre anni ci fu un periodo di splendore per gli eredi di Germanico, che vennero nominati principes iuventutis e che videro la loro popolarità aumentare in tutto l'impero.[12] Nel 26, però, Druso iniziò a frequentare il prefetto del pretorio Lucio Elio Seiano, che sfruttando la sua gelosia verso il fratello, lo mise contro Nerone e la madre Agrippina, la quale favoriva il figlio maggiore.[13] Entrambi i fratelli, i più vicini alla successione di Tiberio, venivano spiati giorno e notte da Seiano, che mirava al potere imperiale.[14]

A questo scopo Seiano usò la moglie di Druso, Emilia Lepida, per controllare il marito e riferirgli ogni sua mossa.[15] Nel 29 la madre e il fratello Nerone, furono accusati di tramare contro Tiberio e vennero imprigionati, esiliati ed infine uccisi.[16] Druso venne allora chiamato a Capri da Tiberio, che voleva tenerlo vicino a sé.[17] Nel 31 Tiberio, iniziando ad essere sospettoso, nominò Druso quale suo erede, poiché aveva paura di cadere vittima di qualche sommossa.[18] Neanche questo salvò il figlio di Germanico che, infatti, dopo pochi anni dalla sua partenza, venne richiamato a Roma, arrestato ed infine incarcerato nelle segrete del Palatino.[19] Morì di fame dopo nove giorni di segregazione, imprigionato negli scantinati del Palazzo Imperiale, ridotto a masticare l'imbottitura del letto.[20] Dopo la sua morte Tiberio fece esporre in pubblico il corpo e infierì sul defunto, presentandolo come folle e depravato sessuale.[21]

Nel 37, subito dopo la morte di Tiberio, il nuovo imperatore Caligola pose le ceneri di Druso nel Mausoleo di Augusto concedendogli tutti gli onori.[22]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Pretore Tiberio Claudio Nerone Druso Claudio Nerone  
 
Claudia  
Console Druso maggiore  
Livia Drusilla Pretore Marco Livio Druso Claudiano  
 
Alfidia  
Console Germanico Giulio Cesare  
Console Marco Antonio Pretore Marco Antonio Cretico  
 
Giulia Antonia  
Antonia minore  
Ottavia minore Pretore Gaio Ottavio  
 
Azia maggiore  
Druso Cesare  
Lucio Vipsanio Agrippa  
 
 
Console Marco Vipsanio Agrippa  
 
 
 
Agrippina maggiore  
Imperatore Augusto Pretore Gaio Ottavio  
 
Azia maggiore  
Giulia maggiore  
Scribonia Pretore Lucio Scribonio Libone  
 
Sentia  
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tacito, Annales, VI, 23.
  2. ^ Nony 1988, I, 20.
  3. ^ Cassio Dione, LVII, 22; SvetonioGaio Cesare, VII.
  4. ^ a b c SvetonioGaio Cesare, I.
  5. ^ a b c SvetonioGaio Cesare, VII.
  6. ^ SvetonioGaio Cesare, II.
  7. ^ Tacito, Annales, IV, 4; Nony 1988, I, 115.
  8. ^ SvetonioOtone, I.
  9. ^ Nony 1988, I, 123.
  10. ^ Tacito, Annales, VI, 40.
  11. ^ Tacito, Annales, IV, 8; Nony 1988, I, 116.
  12. ^ Nony 1988, I, 119.
  13. ^ Tacito, Annales, IV, 60; Nony 1988, I, 125; Sampoli 2003, XI, 178.
  14. ^ Sampoli 2003, XI, 179.
  15. ^ Nony 1988, I, 124.
  16. ^ Tacito, Annales, V, 4.
  17. ^ Spinosa 1991, III, 170.
  18. ^ SvetonioTiberio, LXV.
  19. ^ Nony 1988, I, 128; Spinosa 1991, III, 170.
  20. ^ Tacito, Annales, VI, 23; Spinosa 1991, III, 170.
  21. ^ Tacito, Annales, VI, 24.
  22. ^ SvetonioGaio Cesare, XV.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti moderne

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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