Valeria Messalina

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Valeria Messalina
Valeria Messalina
Messalina e il figlio Britannico, Louvre
Consorte dell'imperatore romano
In carica 24 gennaio 41 d.C. – 48 d.C.
Nascita Roma, Impero romano, 25 gennaio 17 d.C. o 20 d.C.
Morte Villa di Lucullo, Roma, Impero romano, 48 d.C.
Casa reale dinastia giulio-claudia per matrimonio
gens Valeria per nascita
Padre Marco Valerio Messalla Barbato
Madre Domizia Lepida minore
Consorte Claudio
Figli Claudia Ottavia, Imperatrice di Roma
Tiberio Claudio Cesare Britannico

Valeria Messalina (Roma, 25Roma, 48) figlia di Marco Valerio Messalla Barbato, console, e Domizia Lepida; appena quattordicenne fu costretta, per capriccio dell'imperatore Caligola, a sposare il cinquantenne cugino della madre, Claudio.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia di Domizia Lepida e di Marco Valerio Messalla Barbato (nipote di Ottavia Minore, sorella di Augusto), nasce nel 25 d.C. in una famiglia patrizia imparentata con la casa Giulio-Claudia. Quando Caligola salì al trono, Messalina aveva solo 12 anni ma era già una delle donne più desiderate di Roma per la sua bellezza. Costretta dall'imperatore a sposare Claudio, un uomo più grande di lei di trent'anni, balbuziente, zoppo e al terzo matrimonio, ebbe da lui due figli, Claudia Ottavia e Cesare, detto poi Britannico. Dopo che il 24 gennaio del 41 i pretoriani uccisero Caligola, lei e suo marito Claudio furono eletti imperatori di Roma. Insieme al marito fece uccidere gli assassini di Caligola, esiliò Seneca in Corsica, esiliò Giulia Livilla (sorella minore di Caligola e supposta amante di Seneca) a Ventotene dove fu uccisa, e richiamò dall'esilio Agrippina Minore, sua zia.

Giovane ed inquieta, Messalina non amava molto la vita di corte; conduceva invece un'esistenza trasgressiva e sregolata. Di lei si raccontarono (e si raccontano tuttora) le storie più squallide: che avesse imposto al marito di ordinare a tutti i giovani e bei sudditi di cederle, che avesse avuto relazioni incestuose con i fratelli, che si prostituisse nottetempo nei bordelli (postriboli) sotto il falso nome di Licisca dove, completamente depilata, i capezzoli dorati, gli occhi segnati da una mistura di antimonio e nerofumo, si offriva a marinai e gladiatori per qualche ora al giorno. Secondo il racconto di Plinio il Vecchio una volta sfidò in gara la più celebre prostituta dell’epoca e la vinse nell’avere 25 concubitus (rapporti) in 24 ore. Fu proclamata invicta e, a detta di Giovenale, “lassata viris, nondum satiata, recessit” (stanca, ma non sazia, smise).

Se sapeva essere molto generosa con gli uomini che accondiscendevano ai suoi capricci, era anche pronta a far eliminare con facilità quanti non vi si prestavano. Dopo le accertate relazioni adulterine con il governatore Appio Silano (che fu costretto a sposare Domizia Lepida) e l'attore Mnestere, Valeria Messalina si innamorò di Gaio Silio, marito di Giulia Silana. Gaio Silio ripudiò la moglie e divenne l'amante di Messalina e, mentre l'imperatore Claudio si trovava ad Ostia, durante una festa dionisiaca a palazzo i due amanti "si sposarono" nel 48 d.C.

Informato dal liberto Narciso, Claudio (forse timoroso che il rivale volesse succedergli sul trono) decretò la morte dei due amanti. Mentre Gaio Silio non oppose resistenza e chiese una morte rapida, Messalina si rifugiò negli "Horti Lucullani" (giardini di Lucullo) e fu uccisa da un tribuno che, mentre la afferrò per i capelli e la trafisse, avrebbe esclamato: "Se la tua morte sarà pianta da tutti i tuoi amanti, piangerà mezza Roma!"

Messalina nella storiografia[modifica | modifica sorgente]

Stando alla Satira VI, Messalina lavorava in un bordello assumendo il nome di Lisisca "La donna-cagna", grafico erotico di Agostino Carracci, XVI secolo

Messalina è stata descritta dagli storici dell'epoca come una donna dissoluta e senza scrupoli, una donna dagli insaziabili appetiti sessuali, pronta a sbarazzarsi dei suoi avversari. Le fonti storiche a cui si fa riferimento (cioè Svetonio, Plinio il Vecchio, Tacito e Giovenale) sono però tutte a suo sfavore, anche perché si ritrova a vivere in un periodo in cui, se da un lato le donne romane hanno raggiunto una certa emancipazione, dall'altro imperversa il predominio del potere maschile, e testimonianza di questo sono alcune leggi particolarmente offensive e sanzionatorie per le donne, prima fra tutte la legge contro l'adulterio ("Lex Iulia de adulteriis coercendis") emanata da Augusto per proteggere i valori della famiglia. Tale legge prevedeva come punizione per le donne adultere (escluse le prostitute o meretrici) la deportazione a vita su un'isola ("relegatio in insulam"), pena che fu inflitta anche a Giulia, unica figlia di Augusto[ esistono fonti a supporto di questa spiegazione avversa a questi storici romani?]

Purtroppo l'immagine tradizionale di Messalina, che, "acconciata alla moda delle prostitute del tempo, con seno luccicante di polvere dorata, gli occhi resi più scuri e voluttuosi dall'antimonio, la bocca vermiglia," fornisce prestazioni nei bordelli dell'Urbe ha completamente sostituito l'altra, meno conosciuta ma certamente più verosimile, di donna sentimentale, e "amante romantica", come la definisce anche Giovenale nella satira sesta.[1]

In realtà il caso Messalina non era, nella Roma imperiale, un caso eccezionale. L'epoca in cui viveva ammetteva senza difficoltà la libertà sessuale (anche quella femminile entro certi termini), e tradimenti e adulterii a corte erano consueti e spesso avevano motivazioni politiche.

L'accanimento contro Messalina (anche da parte degli storici) trova giustificazione in due elementi:

  • Messalina era la moglie dall'Imperatore Claudio
  • Messalina era membro della "gens Iulia".

In quanto moglie di Claudio il suo modo di vivere le causò l'ostilità e l'odio dei fedeli di Claudio, che dopo il "matrimonio" con Gaio Silio le impedirono addirittura di vedere il marito.

In quanto appartenente alla famiglia giulio-claudia, fu vittima delle rivalità e della lotta interna alla sua stessa famiglia in cui altri membri, oltre a suo figlio Britannico, potevano essere proposti come successori dell'Imperatore Claudio. E proprio per far sì che il figlio potesse un giorno divenire Imperatore, Messalina eliminò fisicamente i potenziali rivali e chiunque potesse anche solo apparentemente ostacolare i suoi piani.

Pagò non solo con la vita tutti gli intrighi e gli omicidi commessi; infatti su di lei fu applicata la "damnatio memoriae", cioè l'eliminazione del suo nome dai documenti e dai monumenti di Roma e la distruzione delle sue statue. Inoltre il figlio Britannico non fu mai Imperatore. Alla morte di Messalina, Claudio sposò Agrippina e nominò suo successore il figliastro Nerone, che - si dice - alla morte di Claudio avrebbe ordinato l'assassinio di Britannico.

Messalina nella cultura popolare[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

  • Il personaggio di Messalina è al centro dell'omonimo romanzo del 1901 di Alfred Jarry.

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dimitri Landeschi, Sesso e potere nella Roma imperiale. Quattro vite scandalose, Edizioni Saecula, 2012, ISBN 978-88-906426-8-5.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dimitri Landeschi, Sesso e potere nella Roma imperiale. Quattro vite scandalose, Edizioni Saecula, 2012, ISBN 978-88-906426-8-5.

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