Marco Antonio

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Marco Antonio
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
M Antonius modified.png
busto di Marco Antonio
Nome originale Marcus Antonius
Nascita 14 gennaio dell'83 a.C.
Roma
Morte 30 a.C.
Alessandria d'Egitto
Consorte Cleopatra VII
Coniuge Fadia
Antonia Ibrida (sua cugina)
Fulvia
Ottavia minore
Figli Antonia di Tralles, Marco Antonio Antillo, Iullo Antonio, Antonia maggiore, Antonia minore, Alessandro Helios, Cleopatra Selene e Tolomeo Filadelfo.
Gens Antonia
Padre Marco Antonio Cretico
Madre Giulia Antonia
Questura 52 a.C.
Tribunato della plebe 50 a.C.
Pretura 47 a.C.?
Consolato 44 a.C. e 34 a.C.

Marco Antonio (in latino Marcus Antonius[1]; Roma, 14 gennaio 83 a.C.Alessandria d'Egitto, 1º agosto 30 a.C.) è stato un politico e militare romano durante il periodo della Repubblica.

Abile condottiero e coraggioso combattente, discendente da una famiglia patrizia, fu luogotenente di Gaio Giulio Cesare,sotto la cui protezione iniziò la sua carriera senatoria. Il progetto di Marco Antonio era trasformare l'impero in una monarchia di stampo orientale, questo determinò lo scontro decisivo con il suo grande rivale, Cesare Ottaviano.Nel lungo periodo successivo al cesaricidio caratterizzato da fasi alterne di conflitti e alleanze tra le due fazioni, Antonio venne sconfitto definitivamente nella battaglia di Azio, si rifugiò con Cleopatra ad Alessandria, dove entrambi morirono dopo la caduta della città.[2] A causa della sua turbolenta vita privata, del suo comportamento esuberante, della sua politica orientaleggiante, Marco Antonio fu il primo romano colpito da un provvedimento di damnatio memoriae , una vera e propria condanna all’oblio. Alla sua morte il Senato non si limitò solo ad applicare provvedimenti riservati ai nemici della patria ma permise la cancellazione di tutti i riferimenti della sua esistenza: documenti,epigrafi, ritratti. Per ricostruire la sua vicenda,disponiamo soprattutto della versione dei fatti, elaborata dai suoi nemici: Cicerone e la storiografia di traduzione augustea che ne danno un’immagine negativa. Solo sotto l’imperatore Traiano,il greco Plutarco di Cheronea scrisse una lunga biografia di Antonio che ha contribuito non solo a rafforzare il suo mito negativo, ma ne ha recuperato i suoi lati positivi.[3]Nelle varietà di fonti, nelle Vite Parallele, Plutarco accosta e rielabora tradizioni diverse ,eccone un riepilogo:

- Antonio stesso(nella replica alla I Filippica): 2,2.

- Cicerone, Filippiche (II 22.55) a proposito della responsabilità di Antonio nello scoppio della guerra fra Cesare e Pompeo:6,1

- Cicerone per lo scandalo che Antonio suscitava col suo comportamento indecente: 9,5

- Antonio (probabilmente in una replica alle filippiche) sul motivo per cui non accompagnò Cesare nella campagna d'Africa:10,3

- Augusto nelle sue Memorie spiega perché si era ritirato dal campo a Filippi: 22,2.

- Filota di Anfissa racconta al nonno di Plutarco Lampria, aneddoti sulla corte di Alessandria: 28,3; 7;12

- Dellio esprime i suoi timori di essere vittima di un attentato da parte di Cleopatra:59,6-7

- Augusto (nell'Autobiografia) ricorda 300 navi catturate ad Azio: 68,2

- Il bisnonno Nicarco narra che per la guerra di Azio i cittadini furono costretti a portare un carico di grano fino al mare: 68,7

- Olimpio, nella relazione sulla fine di Cleopatra, afferma di averla consigliata e aiutata:82,4.[4]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Marco Antonio nacque a Roma il 14 gennaio dell'83 a.C.. Suo nonno, Marco Antonio Oratore, ucciso dai sostenitori di Gaio Mario nell' 86 a.C. ,fu un  buon militare e un grandissimo oratore.  Dopo aver trionfato sui pirati di Cilicia, coronò la sua carriera con l’elezione al consolato, dando così la possibilità alla famiglia degli Antonii, di origine plebea ,di entrare a far parte della nobilitas romana . Nell'esigente società repubblicana , una politica favorevole e una buona posizione non erano sufficienti a garantire il pubblico rispetto; per ottenerlo bisognava esercitare una  politica di liberalitas,ovvero di elargizioni. Cosi suo figlio,Marco Antonio Cretico fu conosciuto per la sua generosità , tanto da suscitare le critiche dei suoi nemici. Riprendendo le orme paterne, cercando di evitare la bancarotta, riprese una guerra contro i Pirati nel 74,ma fu un insuccesso. Mori in giovane età nel 71 a.C., lasciando Antonio ed i suoi fratelli, Lucio e Gaio e la sorella Antonia, alle cure della madre  Giulia Antonia, nipote di secondo grado di Gaio Giulio Cesare. Sposò Publio Cornelio Lentulo Sura, un politico coinvolto nella congiura di Lucio Sergio Catilina e giustiziato nel 63 a.C. su iniziativa di Marco Tullio Cicerone. Il  prestigio sociale del futuro triumviro Marco Antonio era limitato dai debiti ingenti del padre,inoltre né lui e né i suoi fratelli erano stati adottati da Lentulo,quindi pur se orfani di un ex console, non appartenevano alla famiglia senatoria ma furono declassati a semplici cavalieri[5].

Secondo Plutarco, la giovinezza di Antonio fu caratterizzata da uno stile di vita disordinato e dissoluto; divenuto amico del turbolento Gaio Scribonio Curione, accumulò molti debiti a causa delle spese eccessive, tanto che in giovane età sembra che avesse già contratto debiti per una somma di circa 250 talenti, ovverso sei milioni di sesterzi. Dopo contrasti con il padre, Marco Antonio si unì per breve tempo ai seguaci di un altro personaggio discusso di Roma, Publio Clodio Pulcro, da cui peraltro si distaccò deluso e preoccupato per i suoi eccessi e la sua vita pericolosa[6].

Dopo questo periodo di irrequietezza, Marco Antonio andò in Grecia per studiare retorica e divenne un abile oratore nello stile enfatico cosiddetto asiano[6]. Poco dopo divenne il luogotenente del proconsole Aulo Gabinio assegnato alla provincia di Siria; Antonio assunse il comando della cavalleria e per la prima volta mise in mostra le sue doti di coraggio, l'aggressività e la sua abilità tattica, giocando un ruolo decisivo nelle successive campagne intraprese da Gabinio.

Inviato in Palestina per combattere Aristobulo II che aveva innescato la rivolta contro Roma, sbaragliò rapidamente il nemico e lo stesso Aristobulo cadde prigioniero[7]. Subito dopo convinse Gabinio ad intervenire in Egitto su sollecitazione del re detronizzato Tolomeo XII Aulete; in questa campagna Marco Antonio diresse l'audace marcia della cavalleria fino a Pelusium che ebbe un'importanza decisiva. Archelao, marito di Berenice IV, venne vinto e ucciso, ma Antonio dimostrò magnanimità verso gli sconfitti e impedì sanguinose vendette da parte di Tolomeo XII[7]. Fu durante questa campagna che visitò per la prima volta Alessandria d'Egitto, egli si guadagnò il rispetto e l'ammirazione degli alessandrini[7].

Luogotenente di Giulio Cesare (54-44 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conquista della Gallia.

Non sappiamo precisamente quando sia nato il rapporto tra Cesare e Antonio ,in gioventù Cesare era stato avversario di Gaio Antonio detto Hybrida in un processo,ma il suo rapporto con gli Antonii non era però del tutto negativo. Antonio,aveva tutto l’interesse di affidarsi ad un protettore di maggior prestigio, visto che sulla scena politica i nuovi dominatori erano Cesare, Crasso e Pompeo uniti nel “primo triumvirato”. Nel 54 a.C. ,periodo in cui ritroviamo le tappe salienti della sua carriera,Marco Antonio divenne uno dei principali luogotenenti del proconsole Gaio Giulio Cesare impegnato nella difficile conquista della Gallia. Cesare aveva bisogno di uomini del profilo di Antonio: ufficiali energici e risoluti, soprattutto, abbastanza giovani per affrontare in modo elastico le situazioni difficili e al tempo stesso sottostare di buon grado all'autorità del comandante. Inoltre, Antonio tornava dall'Oriente carico di gloria e bottino, ma anche con un notevole bagaglio di esperienze: infatti, oltre ad approfondire l’esperienza militare, si era esercitato anche nell'arte della diplomazia, non sempre ben praticata dai rappresentanti di Roma, e aveva potuto sviluppare una certa sensibilità per le tecniche militari e per le usanze degli altri popoli.[8]Da Cesare, Antonio imparò a trattare i soldati con generosità e senza arroganza:

“Non si può credere quanta simpatia e affetto per lui generavano nei soldati quegli atteggiamenti che agli altri apparivano grossolani, come le spacconate, gli scherzi e le bevute in pubblico. Era solito sedersi presso altri che mangiavano, o mangiava in piedi alla tavola della truppa”[9].

Nell'autunno del 53, Antonio si affidò alla protezione di Cicerone, il grande oratore che in quel momento viveva una fortunata stagione politica. i due uomini sarebbero poi diventati nemici mortali, dieci anni prima ,come ricordiamo, Cicerone aveva fatto giustiziare il patrigno Lentulo. Se Giulia non avesse accettato di umiliarsi, supplicando il console tramite l’intercessione della moglie, Cicerone non avrebbe restituito il cadavere alla famiglia per la sepoltura. Anni dopo, questi oltraggi non sarebbero stati dimenticati,ma il complesso funzionamento delle alleanze nella Roma tardo repubblicana, legati a parentele e clientele, rendono più comprensibile l’atteggiamento  di Antonio, che in ogni caso doveva essere stato invogliato da Cesare. Questi non era amato da Cicerone, ma ne era riconoscente  perché con il suo intervento aveva salvato da una fine ingloriosa il fratello Quinto Cicerone, messo alle strette dall'esercito dei galli nervi.[10]

Nel 52 a.C. come legato prese parte alla campagna contro la rivolta generale dei Galli guidata da Vercingetorige; egli si distinse, al comando di alcuni settori delle fortificazioni, nella decisiva battaglia di Alesia; Cesare cita per la prima volta Marco Antonio nei suoi commentari in occasione del lungo assedio di Alesia; egli avrebbe respinto, insieme a Gaio Trebonio, l'attacco dei Galli bloccati dentro la fortezza.[11]

Avendo raggiunto l’età necessaria, con l’appoggio di Cicerone si candidò alla questura per l’anno 52. Si trattava della prima magistratura importante, che apriva la strada al conseguimento delle più alte cariche della repubblica, la pretura e il consolato. Successivamente divenne questore e svolse un ruolo importante nelle ultime fasi della conquista della Gallia, guidando le operazioni di repressione contro gli Atrebati[12]. Diventato accanito sostenitore di Cesare, grazie all'aiuto di questi nel 50 a.C. fu eletto tribuno della plebe e augure. Durante questo anno Antonio sostenne Cesare nel conflitto con il senato e Pompeo; quest'ultimi richiedevano le dimissioni del generale romano dal proconsolato e il comando dell'esercito prima che richiedesse l'assegnazione del consolato. Infatti mentre i senatori non volevano ricevere i messaggi di Cesare, né permettevano che fossero letti, Antonio, forte della sua carica, ne diede pubblica lettura. Fece cambiare opinione  a molti, poiché Cesare chiedeva condizioni giuste e moderate e domandò ai senatori se non fossero piuttosto del parere che Cesare e Pompeo insieme deponessero le armi e congedassero gli eserciti. Ma i consoli non acconsentirono[13]. Il 19 novembre Antonio, impossibilitato a proporre intercessio contro la deliberazione con la quale si voleva dichiarare Cesare hostis publicus, fu espulso dalla Curia, lasciò Roma e raggiunse Cesare a Ravenna o Rimini (dopo il passaggio del Rubicone).[14] Secondo Cicerone invece i tribuni fuggirono volontariamente da Roma senza che gli fosse usata contro alcuna violenza.[15] Durante la fase iniziale della guerra civile, mentre Cesare marciava su Roma, Marco Antonio, assunto il comando di un parte delle coorti cesariane, occupò Arezzo e poi Ancona.

Nel maggio del 49 a.c mentre Cicerone decideva se seguire Pompeo allontanandosi dall’Italia, Antonio inviò un’epistola contenuta nelle lettere ad Attico in cui diceva:

“Vorrei che ti convincessi che nessuno mi è più caro di te, eccetto il mio Cesare, il quale poi, a mio giudizio, tiene moltissimo ad avere fra i suoi Marco Cicerone. Ti raccomando perciò di conservare intatta la tua posizione, di fidarti poco di colui che, per farti un favore, prima ti ha fatto un torto,e, al contrario, di non allontanarti da colui che, anche non ti amasse – cosa impossibile – non vorrebbe meno vederti salvo e onorato.”[16]

Ma, a questa dichiarazione di umiltà, seguiva l’invito perentorio ad abbandonare Pompeo; i rapporti tra Cicerone ed Antonio, diventavano sempre più ostili, non solo per le sue ostentazioni di ricchezze e potere ma soprattutto per la compagnia  della «ballerina», Volumnia Citeride , la donna, liberta del chiacchierato cavaliere romano Volumnio Eutrapelo, era una famosa interprete di «mimo», una forma di spettacolo che univa danza, canto e recitazione, dai contenuti spesso licenziosi. Antonio ostentava la sua bella concubina come una sorta di status symbol, I conservatori  approfittavano nel criticare questo comportamento, non x l’adulterio del tribuno (purché per le consuetudini romane,fosse l’uomo a compierlo), ma ciò che più urtava i fustigatori dei costumi e i cittadini più sensibili al mos maiorum era l’ostentazione del rapporto tra un senatore e una liberta che esercitava un mestiere «infame».[17]Nel frattempo Antonio ebbe l'imperio propretorio per l'Italia. In seguito ricevette l'incarico da Cesare di trasferire quattro legioni attraverso il mare Adriatico in aiuto delle forze del dittatore impegnate contro le legioni di Gneo Pompeo Magno nel settore di Durazzo. Prese parte alla battaglia di Farsalo e, quando Cesare venne nominato dittatore, fu fatto magister equitum, carica che prevedeva la direzione della politica militare ed interna della penisola. La condotta di Antonio come amministratore portò ad un raffreddamento dei rapporti con Cesare, che lo rimosse dalle responsabilità politiche.

Egli infatti fu responsabile di una strage di cittadini romani, quando il senato varò il Senatus consultum ultimum e gli diede ordine di fermare le squadracce di Dolabella che era intenzionato a promulgare una legge di annullamento dei debiti a costo di spargere il terrore per tutta Roma. Antonio fece uccidere le prime cinquanta persone che trovò nel foro, senza neanche verificarne l'identità. Secondo una fonte non obiettiva (Le Filippiche ciceroniane), tentò addirittura di uccidere Cesare, perché in teoria sarebbe dovuto diventare suo erede.

Nonostante ciò Antonio nel 44 a.C. fu eletto console, carica che ricoprì avendo come collega Cesare. Nel febbraio dello stesso anno, durante la festa dei Lupercalia, il console offrì pubblicamente a Cesare un diadema, che questi rifiutò. Questo gesto fu calcolato per debellare le voci secondo cui Cesare avrebbe voluto instaurarsi come un nuovo re di Roma, cosa che avrebbe danneggiato irreparabilmente la sua reputazione, in quanto ancora alla sua epoca la parola "rex" era pregna di connotazioni negative (eccezion fatta per il rex sacrorum). Il diadema era un simbolo di potere regio sin dai tempi delle antiche monarchie ellenistiche, ed il rifiuto di Cesare di indossarlo costituiva un rifiuto simbolico del ruolo di re. Il 15 marzo 44 Giulio Cesare fu assassinato da un gruppo di senatori, capeggiato da Gaio Cassio Longino e Marco Giunio Bruto.

Per guadagnare tempo, Antonio scese a compromessi con i cesaricidi: con un'abile mossa permise che il senato concedesse l'amnistia ai congiurati e cercò il dialogo proprio con la massima assemblea romana. In cambio, il Senato votò la concessione dei funerali di stato per Cesare e decise di non cambiare nulla di quanto era stato fatto da Cesare. Antonio uscì dal Senato circondato da un alone di gloria,perché pareva che avesse evitato la guerra civile e avesse trattato affari che comportavano difficoltà non comuni e minacciavano scompigli.[18] Durante le celebrazioni accadde però che la vista del corpo del dittatore e del sangue sulla sua toga, la lettura del suo testamento generoso verso i romani ed il discorso ad effetto di Antonio, accendessero d'ira l'animo del popolo contro gli assassini.

Il secondo triumvirato (44-42 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile romana (44-31 a.C.), Guerra di Modena, Secondo triumvirato e Battaglia di Filippi.

Il vuoto di potere causato dalla morte di Cesare lasciò la scena politica romana divisa fra tre fazioni: quella dei cesaricidi, che con Decimo Giunio Bruto controllava la Gallia cisalpina e che godeva dell'appoggio del senato, quella che faceva capo ad Antonio e quella dei veterani delle legioni di Cesare, che avevano trovato una guida nel figlio adottivo di Cesare, Ottaviano.

Il rapporto tra Antonio e Ottaviano fu avverso sin da subito; nella biografia plutarchea di Antonio, si racconta della loro continua inimicizia e del continuo contendersi il potere e gli eserciti ancora in armi. In tutto questo Cicerone ebbe la meglio, con l’appoggio di Ottaviano, non perse tempo nel screditare Antonio dinanzi al senato e persuadendoli nel dichiararlo nemico pubblico. L’assemblea senatoria non accolse le loro provocazioni ma al contempo annullò le decisioni più importanti del console e lo destituì da ogni incarico per l’anno seguente. Ormai la scena politica era stata riconquistata da Cicerone che ostacolava l’operato anche pacifico di Antonio.[19] Dopo mesi di difficili negoziati ed in seguito alla guerra di Modena durante la quale Antonio, pur sconfitto nella battaglia di Forum Gallorum e nella battaglia di Modena dalle legioni riunite dei consoli Aulo Irzio e Vibio Pansa e del giovane Cesare Ottaviano, dimostrò le sue doti di condottiero tenace e coraggioso. Molte difficoltà si abbatterono contemporaneamente su Antonio durante la fuga dopo queste sue sconfitte, ma peggiore di tutte fu la fame. Antonio fu in quel momento un mirabile esempio per i soldati, dopo molte mollezze e sfarzi, beveva acqua avariata di buon grado e si portava alla bocca frutti selvatici e radici. Nel varcare le Alpi si nutrirono, a quanto si dice, anche di cortecce, e mangiarono animali mai prima gustati da uomo.Cesare intanto non considerava più l’opinione ciceroniana,in quanto era legata troppo alla libertà,così si giunse ad un accordo stipulato tra Antonio, Ottaviano e Lepido. A differenza del cosiddetto «primo triumvirato», che era semplicemente un accordo privato tra Cesare,Pompeo e Crasso, il «secondo triumvirato» (o triumvirato costituente) era una magistratura ufficiale. Il Senato restava comunque nominalmente il massimo organo di governo della res publica, ma allo stesso tempo i triumviri si erano assicurati dei poteri smisurati. A differenza dei magistrati tradizionali, non avevano l’obbligo di render conto delle loro azioni al senato e al popolo; la loro parola era legge, avevano facoltà di assegnare le magistrature;controllavano direttamente le legioni, e soprattutto detenevano l’imperium maius, che consentiva loro di muoversi senza l’obbligo di rispettare determinati limiti territoriali.[20]Nel novembre del 43 a.C. i tre uomini si unirono nel secondo triumvirato, ratificato dalla legge Titia per un periodo di cinque anni. Per suggellare l'alleanza Ottaviano sposò Clodia Pulcra, figliastra di Antonio. Il triumvirato era odioso ai romani per molti motivi ma la maggiore responsabilità andava ad Antonio, che era più vecchio di cesare, più potente di Lepido, ma tra tutti si aggiungeva anche il fatto che abitava nella casa di Pompeo Magno,uomo ammirato per la sua moderazione, per il suo modo di vivere improntato all'ordine.[21]

Ottenuta dai comizi la condanna dei cesaricidi, i triumviri diedero inizio ad una sistematica persecuzione degli oppositori. Cicerone fu tra le vittime delle violenze perpetrate,fu ucciso dal centurione Erennio nella sua proprietà di Gaeta recisero anche le mani, per punire il fatto che avesse scritto contro Antonio.[22]

Nel 42 a.C., in seguito alla vittoria nella battaglia di Filippi ed il suicidio di Bruto e Cassio (gli assassini di Cesare), i triumviri procedettero alla spartizione delle rispettive sfere d'influenza.

Lepido ottenne il controllo dell'Africa, Ottaviano, al quale erano toccate le province occidentali, rimase in Italia per garantire l'assegnazione di terre ai veterani ed Antonio ebbe le province orientali. Questi, partito per sedare una rivolta in Giudea, durante il viaggio incontrò la regina Cleopatra a Tarso nel 41 a.C. e la seguì ad Alessandria, dove rimase con Cleopatra, della quale era divenuto l'amante, fino all'anno successivo. Nel frattempo Ottaviano aveva divorziato da Clodia ed aveva dovuto fronteggiare una rivolta interna, capeggiata dalla moglie di Antonio, Fulvia. Nel 40 a.C. Ottaviano ed Antonio negoziarono un trattato di pace a Brindisi, suggellato dal matrimonio tra Antonio e Ottavia minore, sorella di Ottaviano.

Marco Antonio e Cleopatra[modifica | modifica wikitesto]

Denario emesso da Marco Antonio per pagare le sue legioni. Al rovescio, il simbolo della Legio III Cyrenaica.
Antonio e Cleopatra in un dipinto di Lawrence Alma-Tadema (1885).
Antonio e Cleopatra in un dipinto di Gérard de Lairesse (1680).

Antonio intraprese i preparativi per la spedizione contro i Parti, quando la ribellione di Sesto Pompeo in Sicilia occupò l'esercito promesso da Ottaviano ad Antonio. Questi non reagì bene alla frustrazione dei suoi piani e solamente con l'intervento di Ottavia si giunse ad un nuovo trattato firmato a Taranto nel 38 a.C. Il triumvirato fu rinnovato per un ulteriore periodo di cinque anni ed Ottaviano promise di fornire ad Antonio le legioni per la campagna partica.

Questi, stanco degli indugi del triumviro, salpò per Alessandria d'Egitto per incontrare di nuovo Cleopatra, che nel frattempo aveva avuto due gemelli. Con l'aiuto delle finanze egiziane Antonio raccolse un esercito e partì per la campagna contro i Parti. L'esito fu disastroso: dopo aver subito varie sconfitte Antonio perse quasi tutti gli uomini durante la ritirata attraverso l'Armenia.

Nel frattempo a Roma, dopo l'allontanamento di Lepido, Ottaviano, rimasto solo al potere, iniziò ad attirare dalla sua parte l'aristocrazia tradizionalista romana. Cominciò ad alienare le simpatie dei sostenitori di Antonio, accusandolo di immoralità per aver abbandonato la moglie ed i figli per la relazione con la regina d'Egitto, Cleopatra. Nonostante ripetuti inviti rivolti ad Antonio perché tornasse in patria, egli rimase ad Alessandria con Cleopatra, dalla quale ebbe un altro figlio.

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Antonio e Cleopatra, Giovan Battista Tiepolo
Antonio e Cleopatra: denario[23]
Marcus Antonius - Celopatra 32 BC 90020163.jpg
CLEOPATRAE REGINAE REGVM FILIORVM REGVM, testa con diadema a destra. ANTONI ARMENIA DEVICTA, testa verso destra e sullo sfondo una tiara armena.
21 mm, 3.45 g, coniato nel 32 a.C.

Dopo la conquista dell'Armenia, nel 34 a.C., condotta da Antonio con il contributo finanziario egiziano, entrambi celebrarono il trionfo ad Alessandria. Il tradizionalismo dell'opinione pubblica romana fu profondamente scosso dalla inconsueta procedura trionfale e dalle decisioni prese nell'occasione delle Donazioni di Alessandria.

Cleopatra ebbe il titolo di "regina dei re", fu associata nel culto a Iside e nominata reggente dell'Egitto e di Cipro con Cesarione, dichiarato figlio ed erede di Cesare. Dei tre figli avuti con Antonio, Alessandro Helios fu incoronato sovrano dell'Armenia, Media e Partia, Cleopatra Selene fu nominata sovrana di Cirenaica e Libia, mentre Tolomeo Filadelfo fu incoronato sovrano di Fenicia, Siria e Cilicia.

Il conflitto era ora inevitabile. Mancava solo il casus belli, che Ottaviano trovò nel testamento di Antonio, in cui risultavano le sue decisioni di lasciare i territori orientali di Roma a Cleopatra VII d'Egitto e ai suoi figli, compreso Cesarione, figlio di Gaio Giulio Cesare.[24] Ottaviano accusò la regina di minare il predominio di Roma e convinse i Romani a dichiarare guerra all'Egitto. Svetonio ricorda infatti che nel 32 a.C.:

« La sua alleanza con Antonio era sempre stata dubbia e poco stabile, mentre le loro continue riconciliazioni altro non erano che momentanei accomodamenti; alla fine si giunse alla rottura definitiva e per meglio dimostrare che Antonio non era più degno di essere un cittadino romano, aprì il suo testamento, da Antonio lasciato a Roma, e lo lesse davanti all'assemblea, dove designava come suoi eredi anche i figli che aveva avuto da Cleopatra. »
(SvetonioAugustus, 17.)

Ancora Svetonio aggiunge che Antonio scriveva ad Augusto in modo confidenziale, quando ancora non era ancora scoppiata la guerra civile tra loro:

« Che cosa ti ha cambiato? Il fatto che mi accoppio con una regina? È mia moglie. Non sono forse nove anni che iniziò [la nostra storia d'amore]? E tu ti accoppi solo con Drusilla? E così starai bene se quando leggerai questa lettera, non ti sarai accoppiato con Tertullia, o Terentilla, o Rufilla, o Salvia Titisenia o tutte. Giova forse dove e con chi ti accoppi? »
(SvetonioAugustus, 69.)

In seguito quando fece dichiarare nemico pubblico Antonio, gli rimandò i suoi parenti e i suoi amici, tra cui i consoli Gaio Sosio e Domizio Enobarbo.[24] Poi il Senato di Roma dichiarò guerra a Cleopatra, ultima regina tolemaica di Egitto, sul finire del 32 a.C. Antonio e Cleopatra furono sconfitti nella battaglia di Azio, del 2 settembre 31 a.C..[24][25] Visto che la battaglia era persa la regina riparò ad Alessandria con parte della flotta, seguita da Antonio. Il giorno 1º agosto del 30 a.C. Ottaviano invase l'Egitto ed entrò nella capitale. Non avendo vie di scampo, Antonio si suicidò. Pochi giorni più tardi, Cleopatra ne seguì l'esempio.

Il noto archeologo Zahi Hawass sostiene che Cleopatra sia sepolta insieme a Marco Antonio a 30 km da Alessandria d'Egitto, sotto i resti di un tempio dedicato a Iside, il Tabusiris Magna. Hawass è convinto che la regina sia sepolta lì perché conducendo gli scavi ha trovato monete raffiguranti Cleopatra e Marco Antonio, un busto della prima, una testa raffigurante la bella regina e una maschera del secondo. Recentemente, fuori dal tempio sono state trovate mummie di nobili nelle vicinanze della necropoli: queste scoperte hanno condotto gli archeologi a ritenere che all'interno del tempio stesso fossero sepolte persone molto importanti o di dinastia reale come Cleopatra. La spedizione di Hawass deve ancora scavare le camere di sepoltura poste a 12 metri sotto la superficie: è lì che si spera di trovare una corona o un geroglifico in grado di rivelare l'identità del reale sepolto. Hawass riteneva che entro il 2012 la tomba dei due amanti verrà portata alla luce.

Matrimoni, figli e cronologia della vita di Antonio[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia
Vita di Marco Antonio
83 a.C. Nasce a Roma antica;
57-55 a.C. Comandante della cavalleria con Aulo Gabinio in Palestina e Egitto;
54-50 a.C. Legato di Gaio Giulio Cesare nella campagna gallica
52 a.C. Ottiene la questura
tribuno della plebe
48 a.C. Magister equitum del dittatore Cesare
47 a.C. Praetor in Italia
44 a.C. Ottiene il consolato
43 a.C. Combatte la guerra di Modena
43 a.C. Forma il secondo triumvirato
42 a.C. Sconfigge i cesaricidi Gaio Cassio Longino e Marco Giunio Bruto nella battaglia di Filippi; viaggi in Oriente
41 a.C. Incontra Cleopatra
40 a.C. Torna a Roma, sposa Ottavia; trattato di Brindisi
38 a.C. Trattato di Taranto: rinnovo del triumvirato
36 a.C. Campagna contro i Parti
35 a.C. Conquista del regno d'Armenia
34 a.C. Ottiene il consolato per la seconda volta; donazioni di Alessandria
33 a.C. Fine del triumvirato
31 a.C. Battaglia di Azio
30 a.C. Muore suicida
  1. Matrimonio con Fadia
  2. Matrimonio con Antonia Ibrida (sua cugina)
  3. Matrimonio con Fulvia
  4. Matrimonio con Ottavia Minore
  5. Figli con Cleopatra
    • Alessandro Helios
    • Cleopatra Selene
    • Tolomeo Filadelfo.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Antonio amava circondarsi di fenomeni da baraccone[27] come il nano Sisifo, alto circa uno o due piedi[28].
  • Dal triumviro romano deriva l'espressione «essere un Marcantonio», dal significato di «persona grande e grossa, dall'aspetto florido e robusto»[29].
  • Cicerone ammetteva di aver spesso definito Marco Antonio un gladiatore in senso metaforico, ossia come un uomo rozzo e stupido, che poteva contare solo sul fisico prestante.[30]
  • Antonio veniva paragonato alla figura di Eracle, per il suo atteggiamento e per il suo vestiario, infatti  quando si mostrava in pubblico si cingeva la tunica all'anca, si appendeva al fianco una grande spada,e portava un mantello di panno ruvido[31]

La Fortuna di Marco Antonio nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Antonio è il principale antagonista insieme a Decio e boss finale del videogioco di ruolo per PlayStation 2 Shadow of Rome.
  • La Vita di Antonio è la fonte principale della Tragedy of Antony and Cleopatra, di William Shakespeare. Shakespeare scrive Antonio e Cleopatra nel 1606 o 1607, dopo poco tempo dalla stesura di King Lear e Macbeth. Egli considera Plutarco la sua fonte principale e il suo unico punto di riferimento, non conosceva plutarco in greco, ma faceva affidamento sulla traduzione del dizionario francese del 1559 “Amyot”.[32]In quest’opera Shakespeare drammatizza tutta la parte della Vita di Antonio da lui selezionata, escludendo la vicenda della lunga guerra contro i Parti; il lavoro è complementare al precedente, ma mentre quello racconta l’ascesa al potere di Antonio, questo ne rappresenta la parabola discendente, fino al triste epilogo. La tragedia che riguarda Antonio e Cleopatra, però, non tocca solo Antonio: come dice il titolo, i protagonisti sono due, anzi tre, perché Antonio diventa qui una sorta di marionetta, che si muove al comando della bella Cleopatra, deludendo il freddo e calcolatore Ottaviano, che diventerà, così, il vero ed unico vincitore nella lotta per il dominio del mondo. L’Antonio che viene presentato nel Primo atto, però, rivela quegli aspetti del suo carattere, cui Giulio Cesare aveva accennato nel paragonarlo a Cassio, e che Plutarco riporta[33]: “Aveva un animo nobile, anche per punire i colpevoli, per premiare i benefattori: eppure ha superato più nel dare, che nel punire."[34] A questi aspetti già di per sé discutibili, lo storico aggiunge il terribile errore di essersi innamorato di Cleopatra; Il risveglio dei vizi latenti costituisce  cosi il quadro di partenza ben definito sul quale si inserisce l’opera di Shakespeare, che si apre, appunto, con le critiche al comportamento di Antonio e con la dolorosa constatazione della sua trasformazione da valoroso guerriero a schiavo di una sgualdrina[35]:Ed è diventato il soffietto e il ventilatore,Per raffreddare la lussuria di una zingara."[36]Di qui Shakespeare stravolge l’ordine cronologico di alcuni fatti,non rispettando più la sua fonte: ad esempio, Egli posticipa la descrizione del primo incontro tra i due amanti, collocandola in un momento del dramma in cui è più funzionale a rendere l’idea dello sfarzo dell’Egitto confrontato con la fredda razionalità e misura di Roma. Le scene che seguono, e che riguardano la gelosia di Cleopatra e la sua ipotetica sofferenza per la lontananza di Antonio sono state interamente inventate da Shakespeare, che arriva così all'atto successivo del suo dramma. Il Secondo atto si apre con una scena che sposta l’obiettivo su Roma e sui criteri di attuazione del programma politico dei Triumviri. Di particolare rilevanza è la riconciliazione tra Antonio e Ottaviano, che viene descritta nel testo sia di Plutarco sia di Shakespeare. A questo punto in Plutarco segue una lunga parentesi sui successi di Antonio contro i Parti, vicenda che Shakespeare invece confina in una scena molto breve, la Prima del Terzo atto, in cui Ventidio, generale al comando del Triumviro, racconta come il suo signore si sia distinto in battaglia.La Seconda e la Terza scena sono quasi interamente inventate da Shakespeare, che si sofferma sulla partenza di Antonio ed Ottavia. Egli, però, non indugia sulla riconciliazione di Antonio e Cleopatra, non descrive come il Triumviro nel rivederla si sia lasciato nuovamente irretire dal suo fascino e torni a commettere gli errori di prima, ma passa subito a rappresentare gli effetti di questa vita dissoluta sul suo riannodato legame con Ottaviano; pone, invece, l’accento sull’irritazione di quest’ultimo per l’umiliazione subita dalla sorella Ottavia, ormai dimenticata ed abbandonata.Nel descrivere la fase preparatoria della battaglia di Azio,Shakespeare non si attiene completamente alla sua fonte greca;infatti, non dice che i due amanti si erano diretti a Samo, dove trascorrevano le giornate tra un banchetto e l’altro, non racconta che Ottaviano si era visto costretto ad imporre nuove tasse per finanziare la sua impresa, non spiega come i due eserciti fossero organizzati. Egli mantiene solo i passi che risulteranno fondamentali da quel punto del testo fino alla conclusione del dramma, sovente interpolando le idee e gli eventi narrati da Plutarco: episodi come la defezione di Enobarbo, ad esempio, e la fuga di Cleopatra durante la battaglia vengono dislocati rispetto al testo originale. Inoltre le scene che riguardano il combattimento vero e proprio non hanno un effettivo riscontro in Plutarco, ma vengono inventate da Shakespeare, che sposta continuamente la sua attenzione da Antonio ad Ottaviano e viceversa. Anche l' Antonio e la Cleopatra di Shakespeare moriranno come viene raccontata nella tradizione plutarchea.[37]

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M•ANTONIVS•M•F•M•N, Marcus Antonius Marci Filius Marci Nepos, "Marco Antonio, figlio di Marco, nipote di Marco".
  2. ^ Carboni, il nuovo campanini, paravia.
  3. ^ Giusto Traina, Marco Antonio, roma-bari, laterza, 2003, p. introduzione.
  4. ^ Plutarco, Vite parallele di Demetrio - Antonio, biblioteca universale,Rizzoli, p. introduzione.
  5. ^ Giusto Traina, Marco Antonio, roma-bari, Laterza, 2003.
  6. ^ a b Plutarco, Vita di Antonio, 2.
  7. ^ a b c Plutarco, Vita di Antonio, 3.
  8. ^ G.Traina,, Marco Antonio, bari-roma, laterza, 2003, p. 13.
  9. ^ P., Vita di Antonio, p. (4,1).
  10. ^ G.Traina, Marco Antonio, Roma-Bari, Laterza, 2003, p. 14.
  11. ^ G.Giulio Cesare, La guerra gallica, p. VII,81.
  12. ^ C. Giulio Cesare, La guerra gallica, VIII, 46-49.
  13. ^ P., Vita di Antonio, p. 5.
  14. ^ De bello civili, I, 5, 5; I, 8, 1
  15. ^ Ad familiares, XVI, 11, 2
  16. ^ ,di Carlo Vitali,, Lettera ad Attico, Bologna, Nicola Zanichelli,, 1960.
    «“ Sic enim volo te tibi persuadere. Mihi neminem esse cariorem te excepto Caesare meo meque illud una iudicare, Caesarem maxime in suis M.Ciceronem reponere. Quare, mi Cicero, te rogo, ut tibi omnia integra serves, cius fidem improbe, qui tibi, ut beneficium daret, prius iniuriam fecit, contra ne profugia, qui te, etsi non amabit, quod accidere non potest, tanem salvum amplissimumque esse cupiet.».
  17. ^ G.Traina, Marco Antonio, 2003.
  18. ^ P., Vita di Antonio, 14,3-4.
  19. ^ G.T, ivi.
  20. ^ P., Vita di Antonio,17.
  21. ^ ivi,, 21,1.
  22. ^ ivi, 20,3.
  23. ^ Babelon (Antonia) 95. Crawford 543/2. CRI 345. Sydenham 1210.
  24. ^ a b c SvetonioAugustus, 17.
  25. ^ François Chamoux, Marco Antonio: ultimo principe dell'oriente greco, Milano, Rizzoli, 1988, p. 254 e s. ISBN 88-18-18012-6
  26. ^ Svetonio, Augusto, 17.
  27. ^ Orazio, Satire, I, 3, n. 12 al v. 47, Corriere della Sera, Classici del pensiero libero greci e latini, n° 30, 2012.
  28. ^ Acronis et Porphyrionis commentarii in Q. Horatium Flaccum, vol. II, Berolini, Svmptibus Ivlii Springeri, 1865, pagg. 55 e 69. Vd. anche Giovanni Canestrini, Antropologia, pag. 8 della versione online.
  29. ^ Marcantonio, Vocabolario Treccani.
  30. ^ G.Traina, Marco Antonio, 2003.
  31. ^ P., Vita di Antonio 4, 1-4.
  32. ^ Plutarch-, Life of Antony-, ed.by c.b.r pelling, p. 37/38.
  33. ^ C.Vallaro, Julius Caesar e Antony and Cleopatra.Momenti di storia romana in William Shakespeare, Milano, Educatt, 2010, p. 141-142.
  34. ^ Life of Antony,p.119, “He had a noble mind, as well to punish offenders, as to reward well-doers: and yet he did exceed more in giving, than in punishing.
  35. ^ C.V., Julius Caesar e Antony and Cleopatra p.143.
  36. ^ Life of Antony” (1-13) p.119, “And is become the bellows and the fan To cool a gipsy’s lust. […].
  37. ^ C.V, Julius Caesar e Antony and Cleopatra p.145/147.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Angela, Amore e Sesso nell’Antica Roma, Mondadori, Milano, 2012
  • Ernle Bradford, Cleopatra, Rusconi, Milano, 1977 e successive rist.; altre ediz.: Fabbri, Milano, 2000 e successive rist; Bompiani, Milano, 2002; Corriere della Sera-RCS Quotidiani, Milano, 2006
  • Joachim Brambach, Cleopatra, Salerno editrice, Roma, 1997; altra ediz.: Il Giornale, Milano (senza data)
  • François Chamoux, Marco Antonio: ultimo principe dell'Oriente greco, Rusconi, Milano, 1988.
  • Michael Grant, Cleopatra, Newton Compton, Roma, 1983 e successive rist.
  • Giusto Traina, Marco Antonio, Roma-Bari, Laterza, 2003.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Caio Giulio Cesare IV 44 a.C. Aulo Irzio I
con senza collega con Caio Giulio Cesare V con Gaio Vibio Pansa
Lucio Cornificio 34 a.C. Caio Giulio Cesare Ottaviano II II
con Sesto Pompeo con Lucio Scribonio Libone con Lucio Volcacio Tullo
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