Vite dei Cesari

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Vite dei Cesari
Titolo originale De vita caesarum
Bust of Gaius Iulius Caesar in Naples.jpg
Busto di Gaio Giulio Cesare, il primo dei Cesari nelle Vite di Svetonio
Autore Gaio Svetonio Tranquillo
1ª ed. originale tra il 119 e il 122
Genere trattato
Sottogenere biografico
Lingua originale latino

Le Vite dei Cesari o Vite dei dodici Cesari (in latino De vita caesarum) è un'opera che raccoglie le biografie degli imperatori romani, da Gaio Giulio Cesare a Domiziano.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Le vite , scritte durante il regno dell'imperatore Adriano[1], furono dedicate al prefetto del pretorio Gaio Septicio Claro[2] e comprendono:

Nell'analisi di ciascun imperatore, Svetonio segue uno schema che, anche se modificabile a seconda delle esigenze dell'autore, rimane sempre lo stesso: descrizione delle origini familiari, carriera prima dell'assunzione del potere, vita pubblica e provvedimenti relativi a Roma, vita privata, aspetto fisico e ultimi giorni prima della morte.
Come membro della corte imperiale, Svetonio utilizzò gli archivi imperiali per ricercare le testimonianze oculari e non, decreti, senatus consulta, verbali del Senato, le perdute opere di Gaio Asinio Pollione e Cremuzio Cordo e le Res Gestae Divi Augusti. Ebbe, quindi, a disposizione fonti di prima mano, anche se si servì anche di fonti non ufficiali, come scritti propagandistici e diffamatori e anche testimonianze orali, al fine di alimentare quel gusto per l'aneddoto e il curioso a cui egli dedica ampio spazio e che alcuni gli ascrivono come difetto e altri come pregio.
Sebbene, inoltre, non fosse mai stato un senatore, Svetonio sposò il punto di vista del Senato romano che aveva avuto molti conflitti con i primi imperatori. Ciononostante la sua opera riveste un ruolo importante: ad esempio, è la fonte principale per la vita di Caligola e su altri aspetti in cui mancano altre fonti, come Tito Livio o Tacito.
La sua opera funse anche da modello per le biografie imperiali scritte nel II secolo da Mario Massimo, che, sebbene sia andata perduta, sembra essere stata una delle principali fonti per la successiva Historia Augusta, che è considerata una sorta di continuazione delle Vite di Svetonio, in quanto narra degli imperatori e degli usurpatori romani del II e III secolo.
Ancora, nel IX secolo Eginardo prese a modello proprio Svetonio per la sua Vita di Carlo Magno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Forse iniziate già sotto Traiano, se ad esse si riferisce Plinio il Giovane, V 10, 3, in cui chiede a Svetonio di pubblicare una buona volta l'opera a cui si stava dedicando.
  2. ^ Come noto dal trattato De magistratibus di Giovanni Lido.
  3. ^ Mutila dell'inizio, che comprendeva, probabilmente, anche la dedica a Claro.
  4. ^ La più ampia ed articolata, in circa 100 capitoli.
  5. ^ Secondo E. Noseda, Svetonio, la vita e l'opera, in Svetonio, Vita dei Cesari, Milano, Garzanti, 1977, pp. III ss. i due ultimi libri furono terminati dopo l'allontanamento dal palazzo, nel 122, in quanto la loro brevità e la quasi totale mancanza di citazioni da fonti archivistiche mostrano come Svetonio non avesse più accesso agli archivi palatini.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Pagina di un'edizione del 1540
  • Le vite di dodici Cesari, testo latino a fronte, trad. di Guido Vitali, 2 voll., Zanichelli, Bologna, I ed. 1958-1986, II ed.
  • Vite dei Cesari, trad. di F. Dessì, introduzione di Settimio Lanciotti, Collana Classici greci e latini, 2 voll., BUR, Milano, 1982-2012, ISBN 978-88-17-12382-2.
  • Vita dei Cesari, trad. di Edoardo Noseda, Collana I grandi libri, Garzanti Libri, Milano, 1977-2008 ISBN 978-88-11-36187-9.
  • Vite dei dodici Cesari, introd. e cura di G. Gaggero, Rusconi, Milano, 1994 ISBN 978-88-18-70081-7
  • Vita dei Cesari. A cura di Francesco Casorati. Introduzione di Lietta De Salvo. Testo latino a fronte, Newton Compton, Roma, 1995-2010 ISBN 978-88-541-1948-2.

8492-785-9.

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