Giovanni Filippo De Lignamine

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Ferrante d'Aragona, compagno di formazione di Filippo De Lignanime.

Giovanni Filippo De Lignamine (a volte latinizzato in Johannes Philippus de Lignamine, o volgarizzato in Giovanni Filippo La Legname; Messina, 1428 circa – ...) è stato un tipografo e editore italiano; fu il primo italiano ad aprire a Roma una tipografia per la stampa a caratteri mobili. Oltre che a questo primato, egli deve parte della sua fama anche a un opuscolo contenente una sorta di biografia di Ferrante d'Aragona, dal titolo Inclyti Ferdinandi Regis vita et laudes[1], che abbraccia il periodo dalla nascita del futuro sovrano fino all'anno 1472. Viene ritenuta erronea una tradizione che vorrebbe il De Lignamine medico e docente all'Università di Perugia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Filippo De Lignamine nacque da un'antica famiglia messinese di condizione abbastanza in vista: un suo esponente, ad esempio, tale Filippo di La Ligname, fu nominato "vita durante" da Martino I di Sicilia, nel 1405, "in officio capitaniae feriae nobilis civitatis Messanae ultram portam regalem". Potrebbe esser stato suo parente, anche se su questo non vi è certezza[2], l'alto prelato Francesco de Lignamine da Ferrara, che fu vicario generale in Roma di Pio II e che presiedette, nel 1461, un sinodo di tutto il clero della Curia romana[2][3]. Fu invece con sicurezza suo nipote, un altro ecclesiastico della Curia romana, il frate domenicano Giovanni Filippo de Lignamine, un teologo e storico che dovette essere piuttosto in vista[2] dal momento che a lui venne affidata la continuazione[4], fino al 1469, della Cronaca dei Papi di Riccobaldo Ferrarese, uscita per tipi dello zio il 14 luglio 1474[5], importante anche per una sua annotazione che costituisce il primo documento italiano sulla storia della stampa[6][7][8].

Bartolommeo Capasso, in una sua rassegna sulle fonti della storia napoletana medievale e moderna, nel sottolineare l'importanza della sua opera, lo ricorda anche come «non ignobile medico»[9]. Si tratta di una delle frequenti menzioni[2] che lo vorrebbero medico e didatta all'Università di Perugia, dove avrebbe conosciuto anche Francesco della Rovere, Maestro generale dell'ordine dei Frati Minori francescani e futuro papa Sisto IV. Ma, secondo Ernesto Pontieri[2], queste due ultime notizie sono prive di fondamento[10]. La loro tradizione trae origine da «gratuite congetture»[2] del Mandosio[11] che furono entrambe confutate già nel Settecento, quando, come sostiene Pontieri, «il Marini, esaurientemente dimostrò, in una sua dotta opera su gli archiatri pontifici[12], com'egli non fosse né un medico, né tanto meno un docente di medicina»[2].

Presso la corte aragonese di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso V d'Aragona, presso la cui corte fu accolto Filippo De Lignanime.

Ancora in giovanissima età, si trasferì a Napoli, forse appena dopo la conquista del Regno di Napoli da parte di Alfonso I di Napoli, o forse direttamente al seguito del re, al pari di tanti altri siciliani durante la conquista[13].

Accolto presto alla corte napoletana di Alfonso I, ebbe la possibilità di ricevervi un'educazione di primissimo ordine, impartitagli dallo stesso precettore del giovane Ferrante I, Antonio Beccadelli il Panormita[13]. La frequentazione a corte gli permise di venire a contatto con letterati ed eruditi della statura di Lorenzo Valla, di Bartolomeo Facio e del Porcellio (Giannantonio de' Pandoni), personalità che, insieme allo stesso Panormita, ebbero grande influenza sulla sua futura inclinazione[13].

Durante gli anni della sua permanenza alla corte napoletana, ricevette anche incarichi pubblici: dopo la nascita del duca di Calabria Alfonso II, venne ad esempio incaricato di esigere i "fasciola", così com'erano chiamati, nella sua originaria Sicilia, i tributi straordinari imposti al popolo in occasione della nascita di un rampollo reale.[13]

Trasferimento a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto del papa Sisto IV, che fu intimo amico di Lignamine.

In un'epoca imprecisata, ma sicuramente almeno dal 1469, si allontanò da moglie e figli per trasferirsi a Roma. Vi era attratto, come egli stesso ci informa, dalla passione per l'antica città e le sue antichità[14]. Nella capitale pontificia diede inizio alla sua attività di editore.

Ma conservò sempre un legame di affetto e riconoscenza verso la corte aragonese, un sentimento che, a quanto si sa, dovette essere ricambiato dalla corte, alla quale egli poté ricorrere quando, dopo qualche anno di attività, si ritrovò in ristrettezze finanziarie. Un documento d'archivio[15] ci informa infatti che Ferrante I, il 22 novembre 1476, gli concesse un guidaticum, ovvero un salvacondotto, che lo preservò temporaneamente da pretese creditorie; la garanzia di salvaguardia si accompagnava, alla scadenza del suo termine, all'ulteriore privilegio di aver modo di onorare i debiti contratti fuori dal Regno di Napoli, accedendo a una dilazione di sei mesi[2].

Attività di tipografo[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al 1470 si trasferì a Roma, dove regnava papa Paolo II. Nell'Urbe operavano da alcuni anni le prime tipografie che producevano libri con la nuova tecnica della stampa a caratteri mobili. I primi stampatori venivano dalla Germania: Ulrich Han, Sixtus Riessinger e i monaci Conrad Schweynheym e Arnold Pannartz (questi ultimi dopo aver lavorato tre anni a Subiaco)[16]. Dopo aver collaborato con Han ed aver appreso l'arte della stampa (De Lignamine commissionò al tipografo tedesco De elegantia linguae latinae di Lorenzo Valla), decise di aprire una tipografia in proprio, primo italiano nell'Urbe[17]. Nel 1470 stampò le Vite dei dodici Cesari di Svetonio e l'editio princeps delle Institutiones oratoriae di Quintiliano[16]. Nel 1471 impresse De elegantia linguae latinae di Lorenzo Valla[17]. Nel 1472 salì al Soglio Pontificio Sisto IV. Durante il suo pontificato De Lignamine produsse numerose opere a carattere religioso. Nel 1474 Giovanni De Lignamine fu il primo umanista italiano a indicare Johannes Gutenberg come inventore della stampa a caratteri mobili[18].

Sua fu poi la pubblicazione, nel 1481[19], dell'editio princeps dell'Herbarium dello Pseudo-Apuleio, che egli afferma di aver effettuato da un codice dell'Abbazia di Montecassino. Negli anni trenta del Novecento, l'originale è stato identificato con il manoscritto Codex Casinensis 97 (xxv-xxviii) del IX secolo, andato perduto durante i bombardamenti subiti dall'abbazia nella seconda guerra mondiale[20].

Si deve a lui la pubblicazione degli Opuscula di Orazio, dei tre libri de Officiis di Ambrogio da Milano, nonché dei Sermones e delle Epistolae di papa Leone I.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Dell'immortalità dell'anima di Giacomo Campora, 1472

Nella produzione scrittoria del De Lignamine, oltre alla già citata Inclyti Ferdinandi Regis vita et laudes..., vanno annoverate le prolisse prefazioni che antepose alle sue edizioni a stampa, «in un latino scorrevole e di sapore ciceroniano»[21], con dediche indirizzate principalmente a Sisto IV, o ad altri prelati[22].

Compose anche qualche opera organica, di scarso spessore, come una perduta Delle donne illustri.

Inclyti Ferdinandi Regis vita et laudes...[modifica | modifica wikitesto]

Avente come oggetto re Ferrante d'Aragona (1424-1494), è l'opera più importante del De Lignamine. Il volume, di cui si conserva una sola quattrocentina, è succinto e di non elevato spessore[23], ma conserva una sua importanza per i dettagli che essa aggiunge alle fonti già note, dovuti alla conoscenza personale, e alla stretta familiarità, che l'autore maturò dalla frequentazione del dinasta aragonese, fin dagli anni della comune infanzia, quando entrambi furono educati presso la corte aragonese di Napoli dallo stesso precettore, il Panormita.

Edizioni

L'editio princeps fu pubblicata a Roma nel 1472[24]. Ne sopravvive una sola copia a Palermo, conservata nella Biblioteca Centrale della Regione siciliana, di cui costituisce uno dei più preziosi incunaboli.[25].

L'opera è stata poi pubblicata nel 1796, nella Nuova raccolta di opuscoli di autori siciliani (Palermo, t. VIII, pp. 149–197) con correzioni di refusi e nuova veste tipografica. Essa è poi riprodotta e annotata nelle pagine da 37 a 56 della già citata opera del Pontieri, fatta salva l'espunzione di alcuni passaggi che il curatore ha ritenuto divaganti e stucchevoli, e di scarso rilievo storiografico[26].

Limiti e pregi del Ferdinandi Regis vita et laudes...

L'opera, dal succinto contenuto biografico, non spicca nemmeno per complessità dei contenuti[23][27], essendo diretta, per dichiarata intenzione dell'autore, all'esaltazione delle virtù del personaggio, uno scopo che l'autore persegue con prosa peraltro «lucida e scorrevole»[28], ma con artificiosi esiti epidittici ed encomiastici[29].

L'opera ebbe anche una sua importanza politica, per i rapporti tra il sovrano aragonese e papa Sisto IV (al secolo Francesco della Rovere), intimo amico dell'autore, eletto al soglio papale appena l'anno prima, nel 1471[27][28]: Lignamine colse subito l'occasione di quell'amicizia per provare a rasserenare i rapporti tra i due stati, piuttosto deteriorati negli anni dell'«irritabile Paolo II[27]», adoperandosi personalmente per un'alleanza[27] che si sarebbe concretizzata del 1474.

La Vita et laudes conserva poi un rilievo come fonte testuale primaria, grazie alla già citata contiguità e familiarità maturata dall'autore con il re aragonese fin dai tempi dell'infanzia e del comune magistero ricevuto dal Panormita, una circostanza che fece di lui un vero e proprio testimone oculare[28]. Infatti, sfrondati delle esagerazioni retoriche ed encomiastiche, i contenuti dell'opera sono confermati da altre fonti coeve, a cui riescono però ad aggiungere dettagli importanti per la comprensione della personalità e delle vicende del sovrano aragonese[28].

Fonti biografiche[modifica | modifica wikitesto]

Molte notizie sul De Lignamine si apprendono, anche indirettamente, dalle prefazioni e dalle prolisse dediche che egli premise a opere da lui date alle stampe. Il suo probabile anno di nascita, ad esempio, è desumibile dalla prefazione e dedica al cardinale Francesco Gonzaga, premessa a un'edizione a stampa dell'Herbarium dello Pseudo-Apuleio[30], mentre altre importanti notizie della sua vita si ricavano dal prologo alla sua Vita di Ferrante d'Aragona.

Tutto quanto si sa di lui è poi riportato da autori successivi, ma le notizie tràdite sulla sua vita sono costellate, secondo Pontieri, da frequenti inesattezze e fantasie, fino a quando, nel 1853, non fu fatto il punto sulla sua biografia, grazie alla raccolta e compendiazione (definita «compiuta e sicura» dal Pontieri[28]) contenuta in un'opera di Vito Capialbi[31], «diligentissimo erudito e bibliofilo calabrese»[28].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Titolo completo Inclyti Ferdinandi Regis vita et laudes a Iohanne Philippo de Lignamine Mesanensi (sic) ad Sixtum IV Pont. Max.( Cfr. Ernesto Pontieri, Per la storia del regno di Ferrante..., p. 24).
  2. ^ a b c d e f g h Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 13.
  3. ^ Ludwig von Pastor, Storia dei Papi dalla fine del Medioevo, trad. A. Mercati, vol. II, Roma, 1911 (p. 180).
  4. ^ La continuazione viene a volte attribuita al siracusano Filippo de Barberiis, teologo domenicano e inquisitore del Sant'Uffizio a Malta e in Sicilia, autore di altre opere pubblicate da Filippo De Lignamine (cfr. la voce BARBIERI, Filippo (Barberi Filippo, Philippus de Barberis, Philippus Siculus) del Dizionario biografico degli italiani). Tale attribuzione è considerata erronea dal Pontieri
  5. ^ Come indicato al repertorio n. 10857 da Ludwig Hain, che attribuisce il testo alla cronaca di Martino Polono. Si veda: Repertorium bibliographicum: in quo libri omnes ab arte typographica inventa usque ad annum MD. typis expressi, ordine alphabetico vel simpliciter enumerantur vel adcuratius recensentur, 1831, p. 369.
  6. ^ (LA) «Iacobus, cognomento Cutembergo, patria Argentinus (Strasburgo, n.d.r.), et quidam alter, cui nomen Fustus imprimendarum literarum in membranis cum metallicis formis periti, trecentus cartas quisque eorum per diem facere innotescunt apud Maguntiam Germaniae civitatem. Iohannes quoque, Mentelinus nuncupatus, apud Argentinam eiusdem provinciae civitatem, ac in eodem artificio peritus totidem cartas per diem imprimere agnoscitur». Traduzione: «Giacomo, cognominato Cutemberg, originario di Argentoratae, e un talaltro il cui nome è Fust (trattasi di Johannes Fust, n.d.r.), esperti nell'arte di imprimere lettere sulle membrane con tipi metallici, acquisiscono notorietà per realizzare ciascuno trecento fogli al giorno, presso la città di Magonza, in Germania. Anche Giovanni, chiamato Mentelin, presso Argentina, città della stessa provincia, esperto nella medesima arte, è conosciuto per saper imprimere altrettanti fogli al giorno»
  7. ^ Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 14.
  8. ^ Johann Friedrich Lichtenberger, Initia Typographica, Treuttel und Würtz, 1811, p. 33 (da Google book search).
  9. ^ Bartolomeo Capasso, Le fonti della storia delle provincie napolitane dal 568 al 1500, edizione E. Oreste Mastrojanni, Napoli, 1902, p. 173 (ristampa anastatica, Arnaldo Forni Editore, 1997 ISBN 88-271-0140-3)
  10. ^ Sull'infondatezza delle ipotesi Cfr. anche C. Alaimo, «DE LIGNAMINE (Del Legname, La Legname, o Legname), Giovanni Filippo», dal Dizionario Biografico degli Italiani. Roma : Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Vol. XXXVI (1988)
  11. ^ Prospero Mandosio, Theatron in quo max. christiani orbis Pontificum archiatros PROSPER MANDOSIUS nobilis romanus ord. S. Sthephani eques spectandos exhibet, Romae, 1696, p. 115.
  12. ^ La «dotta opera» di Luigi Gaetano Marini, a cui fa riferimento Pontieri, è Degli Archiatri Pontifici, Roma, 1784, Vol. I, p. 183.
  13. ^ a b c d Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 12.
  14. ^ Dedica a Sisto IV del De Sanitatis conservatione di Benedetto da Norcia.
  15. ^ Archivio del Regno di Napoli, Privilegiorum Summariae, vol. XV, p. 1441.
  16. ^ a b Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 16.
  17. ^ a b DE LIGNAMINE, Giovanni Filippo, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  18. ^ Niccolò Galimberti, Il "De componendis cyfris" di Leon Battista Alberti tra crittologia e tipografia, in Subiaco, la culla della stampa. Atti dei convegni (2006-2007), Roma, Iter edizioni, luglio 2010, pp. 167-240. URL consultato il 26 marzo 2020.
  19. ^ L'enciclopedia online Sapere.it-De Agostini fa erroneamente risalire la pubblicazione al 1470 (v. alla voce Erbario da Sapere.it)
  20. ^ Friedrich Wilhelm Tobias Hunger, The Herbal of Psudo-Apuleius from the Ninth Century MS. in the Abbey of Monte Cassino - Codex Casinensis 97 - Together with the first printed edition of Joh. Phil. de Lignamine Editio princeps Romae 1481] both in facsimile. Leiden: E. J. Brill, 1935 (edizione limitata a 200 copie)
  21. ^ Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 18.
  22. ^ C. Alaimo, «DE LIGNAMINE (Del Legname, La Legname, o Legname), Giovanni Filippo», dal Dizionario Biografico degli Italiani. Roma : Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Vol. XXXVI (1988)
  23. ^ a b Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 24.
  24. ^ Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 32.
  25. ^ Segn.: 3, C. 11. (Cfr. Pontieri, op. cit., p. 24).
  26. ^ Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 36.
  27. ^ a b c d Jerry H. Bentley, Politica e cultura nella Napoli rinascimentale, Guida Editori, 1995 p. 242
  28. ^ a b c d e f Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 11.
  29. ^ Ernesto Pontieri, Per la storia di Ferrante I d'Aragona re di Napoli, Morano editore, p. 34.
  30. ^ Herbarium Apulei Platonici ad Marcum Agrippam, 1481
  31. ^ Vito Capialbi, Notizie circa la vita, le opere e le edizioni di Messer Giovanni Filippo La Legname, Napoli, 1853.

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