Tributo

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Il tributo è un prelievo coattivo di ricchezza.

Caratteri generali[modifica | modifica wikitesto]

Il tributo è una prestazione obbligatoria richiesta generalmente dallo Stato, da un ente pubblico o da un'altra pubblica amministrazione. Esso è espressione dell'esercizio della potestà d'imperio di un ente sovrano. In Italia, secondo il dettame dell'art. 23 della Costituzione, "nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge" e dunque solo la legislazione vigente può istituire e gestire i tributi.

Nel linguaggio corrente per indicare i tributi viene spesso usato, impropriamente, il termine "tasse".[1]

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

I tributi si dividono in:[1]

  • Imposte, prelievi di ricchezza per far fronte a fini di interesse generale. Lo Stato preleva in base a dei criteri somme di denaro ad ogni persona o ente che poi utilizza per il finanziamento della spesa pubblica destinata a servizi indivisibili fra i cittadini come, secondo la dottrina classica, la difesa dello Stato, la giustizia, l'ordine pubblico;
  • Tasse, ovvero prelievi operati nei confronti di chi richiede ed ottiene un pubblico servizio divisibile, ad esempio l'istruzione (tassa universitaria) o la partecipazione ad un concorso (tassa concorsi posti a ruolo). Essa è ispirata al principio economico del beneficio, che rapporta il carico fiscale in base al beneficio ottenuto (in questo caso rappresentato dal servizio ricevuto). Tuttavia le tasse non hanno una natura bilaterale come i prezzi; il prezzo di un bene infatti è la controprestazione dovuta per il suo acquisto, da pari a pari. Invece nel caso delle tasse lo Stato si pone (almeno formalmente) su un piano di rilievo rispetto all'utente. Egli infatti concede il pubblico servizio, ovverosia una prestazione da esso considerata di rilievo nazionale, in cambio del pagamento (imposto in forma autoritativa) di una somma di denaro. Sul piano pratico tasse e prezzi sono identici, in linea teorica tuttavia vi è questa differenza logica;
  • Contributi, prelievi coattivi di ricchezza effettuati nei confronti di coloro che traggono un beneficio individuale da opere o servizi di rilevanza generale. Similmente alla tassa, il contributo ha la funzione di far gravare una parte del costo del servizio o dell'opera su coloro che se ne avvantaggiano in modo particolare. I contributi si dividono in:
    • Fiscali, richiesti a coloro che si avvantaggiano dall'utilizzo di opere pubbliche (in Italia esiste l'Imposta di scopo per le opere pubbliche, impropriamente nominata come imposta);
    • Sociali, accantonamenti di reddito per far fronte ad esigenze future (nella prassi denominati contributi previdenziali). Si è molto discusso in passato sulla natura di queste somme, se configurarle come premi di assicurazione o risparmio forzato. La dottrina prevalente ritiene che si trattino di tributi.

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Tre sono le funzioni del tributo: acquisitiva, redistributiva, promozionale.

  • La funzione acquisitiva consiste nel procurare all'Ente pubblico le risorse necessarie al proprio funzionamento e per la realizzazione dei suoi obiettivi (tipicamente, per finanziare la spesa pubblica);
  • la funzione redistributiva consiste nel modificare la distribuzione della ricchezza tra i contribuenti, introducendo maggiore equità. È strumentale al perseguimento di obiettivi di giustizia sociale. Essa viene realizzata, ad esempio, con l'introduzione di tributi progressivi, tributi nei quali il prelievo fiscale aumenta più che proporzionalmente all'aumentare della base imponibile;
  • la funzione promozionale consiste nell'incentivare o disincentivare talune condotte dei contribuenti. Viene realizzata tipicamente introducendo, rispettivamente, agevolazioni o penalizzazioni fiscali. Essa è espressione della cosiddetta "funzione promozionale del diritto".

I tributi in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sistema tributario italiano.

L'art. 23 della Costituzione della Repubblica italiana afferma il principio secondo il quale:

« Nessuna prestazione patrimoniale o personale può essere imposta se non in base alla legge. »

Secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale sono definibili tributi quelle entrate erariali caratterizzate dalla:

« doverosità della prestazione e nel collegamento di questa alla pubblica spesa, con riferimento ad un presupposto economicamente rilevante.[2][3][4] »

Tributi e Costituzione[modifica | modifica wikitesto]

Nella Costituzione diverse norme disciplinano i tributi:

  • art. 23: Nessuna prestazione patrimoniale o personale può essere imposta se non in base alla legge (riserva di legge relativa);
  • art. 53: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (secondo parte della dottrina, questa disposizione si applica soltanto alle imposte e non anche alle tasse e ai contributi).
  • art. 75: [...] Non è ammesso referendum per le leggi tributarie e di bilancio [...];
  • art. 81: [...] Ogni legge che implichi maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. [...] Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta.
  • art. 120: La Regione non può istituire dazi di importazione o di esportazione o transito tra le Regioni [...].

Statuto del Contribuente[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Statuto del contribuente.

Lo Statuto del Contribuente è una legge volta a difendere i soggetti passivi dei tributi dai possibili abusi dell'Amministrazione finanziaria.

Indici statistici[modifica | modifica wikitesto]

La pressione tributaria (P) è il rapporto fra l'entità dei tributi (T) e il reddito nazionale o PIL (Y): P = T / Y.

Questo indice mostra la parte di reddito nazionale che ogni anno viene assorbita dai tributi.

Tale concetto può essere inteso in senso stretto, considerando solo imposte e tasse, oppure considerando anche tutti i contributi. In questo caso i teorici sono dibattuti, dato che alcuni li scartano mentre altri denominano la pressione tributaria "pressione fiscale". Ad oggi, su questo concetto non vi è unanimità.[1][5]

Effetti economici del prelievo tributario[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Curva di Laffer.

Secondo la teoria keynesiana, un incremento dei tributi può far diminuire consumi e investimenti, facendo crescere la spesa pubblica, nonché deprimendo la propensione al risparmio.

L'economista Arthur Laffer ha studiato la relazione fra gettito e aliquota, dando origine alla Curva di Laffer.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Rosa Maria Vinci Orlando, Scienza delle finanze e diritto tributario, Tramontana, 2011.
  2. ^ Sentenza n. 73 del 2005 della Corte costituzionale.
  3. ^ Sentenza n. 64 del 2008 della Corte costituzionale.
  4. ^ Sentenza n. 334 del 2006 della Corte costituzionale.
  5. ^ C. Bianchi, P. Maccari, E. Perucci, Sistema Economia 2, Paramond.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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