Canone televisivo in Italia

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1leftarrow.pngVoci principali: Canone televisivo, RAI.

In Italia il canone televisivo o canone RAI è un'imposta[1] sulla detenzione di "apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive"[1] nel territorio italiano.

Natura giuridica del canone[modifica | modifica wikitesto]

La natura giuridica del canone si basa su quanto disposto dal regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880 relativo alla Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 5 aprile 1938). Questo provvedimento non è stato abrogato dal cosiddetto decreto Taglia-Leggi (con cui nel marzo 2010 il Ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli ha provveduto ad abrogare circa 375.000 vecchie leggi[2][3]) poiché è stato incluso fra le norme non suscettibili di abrogazione nella detta forma[4].

Vale dunque in Italia la seguente disposizione:

« Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto.[5] »
(R.D.L. 21 febbraio 1938, n. 246 art. 1, in materia di "Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni.")

La configurazione del canone riflette la circostanza che un segnale prodotto e rilasciato nell'atmosfera possa essere ricevibile e sfruttabile senza limitazioni da chiunque sia dotato di un'idonea apparecchiatura tecnica. Questo richiese, al momento di redigere la legge, di focalizzare l'obbligo contributivo su quest'ultimo aspetto, poiché i segnali criptati non esistevano.

La sua qualificazione giuridica è stata sancita dalla Corte costituzionale:

« Benché all’origine apparisse configurato come corrispettivo dovuto dagli utenti del servizio [...] ha da tempo assunto, nella legislazione, natura di prestazione tributaria, fondata sulla legge [...] E se in un primo tempo sembrava prevalere la configurazione del canone come tassa, collegata alla fruizione del servizio, in seguito lo si è inteso come imposta[6][1] »
(Sentenza del 26 giugno 2002 n. 284, Corte costituzionale)

Così, definita imposta, la prassi della determinazione di un canone a prezzo unico è stata ritenuta conforme al principio di proporzionalità impositiva, in quanto la detenzione degli apparecchi è essa stessa presupposto della sua riconducibilità a una manifestazione di capacità contributiva adeguata al caso[1].

La Corte di Cassazione ha esplicitato la natura del canone di abbonamento radiotelevisivo:

« Non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un lato, e l'Ente Rai, che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo, dall'altro, ma costituisce una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio de quo[1] »
(Sentenza del 20 novembre 2007 n. 24010, Corte di Cassazione)

Pertanto l'imponibilità dipende esclusivamente dalla detenzione di un apparecchio, indipendentemente dall'effettiva ricezione dei programmi della Rai o dalla mancanza di interesse a riceverne[7][8]. La legittimità dell'obbligo è stata confermata anche da altre sentenze della Corte costituzionale[9] e della Corte di Cassazione[10].

Sulla competenza territoriale, in precedenza ascritta alla sola Commissione tributaria di Torino in quanto vi ha sede l'ufficio tributario specializzato, la stessa sentenza ha stabilito che essa spetta esclusivamente alle commissioni tributarie provinciali competenti per territorio.

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

Si distinguono due tipologie di canoni televisivi, entrambe soggette a IVA al 4% e tassa di concessione governativa.[11][12]

Canone ordinario[modifica | modifica wikitesto]

Il tributo è nominale e il soggetto obbligato è il detentore, cioè è intestato al detentore dello o degli apparecchi televisivi. Il canone è unico e copre tutti gli apparecchi televisivi detenuti dal titolare nella propria residenza o in abitazioni secondarie, o da altri membri del nucleo familiare anagrafico (cioè quello risultante dallo stato di famiglia)[13][14][15]. Non ha importanza la proprietà dell'apparecchio, se questo sia in comodato oppure si trovi in una casa in affitto.[16] Non è discriminante nemmeno la cittadinanza: al tributo sono soggetti anche gli stranieri, turisti compresi, i quali potrebbero essere tenuti anche alle operazioni doganali relative all'importazione, ancorché temporanea, degli apparecchi.[5][17]

Esenzioni[modifica | modifica wikitesto]

Sono esenti dal pagamento dell'imposta:

  • Militari delle Forze Armate Italiane, limitatamente agli apparecchi di uso comune destinati a visione collettiva in ospedali militari, Case del soldato e Sale convegno dei militari delle Forze armate. La detenzione di un televisore all'interno di un alloggio privato, anche se situato dentro le strutture militari, non esonera dal pagamento del canone.[18]
  • Militari appartenenti alla Forze Nato, di cittadinanza straniera.[18]
  • Agenti diplomatici e consolari, dei Paesi che in condizione di reciprocità a loro volta esonerino i loro colleghi italiani da eventuali obblighi analoghi.[18]
  • Rivenditori e riparatori TV, che esercitano l'attività di riparazione o commercializzazione di apparecchiature di ricezione radio televisiva.[18]
  • Imbarcazioni da diporto, purché però non siano adibite all'esercizio di attività commerciali, che determina quindi il pagamento del canone speciale.[19]
  • Radio, collocate esclusivamente presso abitazioni private.[20][21]
  • Autoradio, non sono causa di soggezione alla norma; vengono versate provvigioni a favore della Rai a compensazione del mancato introito.[20]
  • Anziani con età pari o superiore a 75 anni, con reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a 6713,98 euro annuali, senza conviventi, e detenzione di apparecchi televisivi solo nel luogo di residenza.[22]

L'esenzione garantita agli invalidi, fu abrogata con l'art. 42 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601.[23]

Cessazione[modifica | modifica wikitesto]

« In mancanza di regolare disdetta l'abbonamento si intende tacitamente rinnovato.[5] »
(R.D.L. 21 febbraio 1938, n. 246 art. 1, in materia di "Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni.")

Il pagamento dell'imposta cessa al verificarsi di almeno uno dei seguenti eventi, previa comunicazione tramite raccomandata con avviso di ricevimento all'Agenzia delle Entrate:[24]

  • Il contribuente cede tutti gli apparecchi che detiene.
  • Il contribuente dichiara di non detenere più alcun apparecchio fornendone adeguata comunicazione (ad esempio per furto o incendio).
  • Il contribuente si trasferisce in casa di riposo.[25]
  • Avviene il decesso del contribuente.[26]
  • Il contribuente si trasferisce all'estero.[27]

Fino al 1º gennaio 2016, in precedenza alla riforma dell'imposta, il contribuente poteva rinunciare al pagamento del canone senza cedere ad altri gli apparecchi, sugellandoli.

Canone speciale[modifica | modifica wikitesto]

Il tributo è dovuto per la detenzione di apparecchi televisivi e radiofonici[28] in esercizi commerciali o comunque al di fuori dell'ambito familiare.

L'importo del canone varia in base al tipo di impresa, ente o associazione che detiene gli apparecchi televisivi e radiofonici e al numero di questi ultimi.[29]

Secondo l'art. 17 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, le imprese e le società devono indicare nella dichiarazione dei redditi il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione per la detenzione di apparecchi "atti o adattabili" alla ricezione delle trasmissioni.[30]

Controversia sugli apparecchi[modifica | modifica wikitesto]

La precisa definizione di quali apparecchi rientrino nella previsione normativa e quali non vi rientrino era, fino a febbraio 2012, mancante, poiché nel regio decreto si faceva riferimento in senso generico ad apparecchi "atti od adattabili". L'evoluzione tecnologica digitale ha infatti introdotto apparecchi multifunzione anche molto diversi tra loro per funzionalità di base (es. tablet PC, tablet computer o smartphone).

Al fine di chiarire quest'aspetto, alcune associazioni dei consumatori italiani hanno provato più volte a interpellare i soggetti istituzionali competenti[31].

In un comunicato stampa della RAI del 21 febbraio 2012 viene dichiarato che il pagamento dell'imposta è riservato per il solo possesso di apparecchi atti alla ricezione televisiva e che non è mai stato richiesto il pagamento del canone per altri mezzi come computer, tablet e smartphone anche se collegati ad Internet[32][33].

L'Agenzia delle entrate ha successivamente chiarito la distinzione tra apparecchi "atti od adattabili"[34]: un apparecchio si intende atto a ricevere i segnali radiotelevisivi se, e solo se, include nativamente gli stadi di un radioricevitore completo: sintonizzatore radio, decodificatore e trasduttori audio/video per i servizi televisivi e solo audio per i servizi radiofonici; un apparecchio si intende invece adattabile a ricevere i segnali radiotelevisivi se, e solo se, include almeno uno stadio sintonizzatore radio ma è privo del decodificatore o dei trasduttori, o di entrambi i dispositivi, che, collegati esternamente al detto apparecchio, realizzerebbero assieme ad esso un radioricevitore completo.

Pertanto, la presenza o meno di un sintonizzatore radiotelevisivo operante nelle bande destinate al servizio di radiodiffusione risulta fattore discriminante per il pagamento o l'esonero dall'imposta.

Destinazione delle entrate[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Contratto di servizio Rai.

Le entrate imputabili a questa imposta (escluse le quote IVA e di TCG) sono direttamente devolute dal governo italiano alla Rai Radiotelevisione Italiana S.p.A., una società per azioni a capitale misto[1] a cui è stata concessa la produzione e la trasmissione dei programmi del servizio pubblico radiotelevisivo.

La concessionaria deve rispettare un contratto di servizio con lo Stato italiano, pena una eventuale revoca della concessione. La radiotelevisione pubblica svolge una funzione di servizio universale di pubblica utilità, ed è interessata da una particolare disciplina rispetto alle emittenti commerciali. Il contratto di servizio comporta delle fasce orarie protette da video a carattere osceno o violento, obblighi di informazione e di trasmissione di un certo numero di ore di sport, documentari, formazione a distanza, la messa in onda di specifici canali tematici, il finanziamento di prodotti audiovisivi e cinematografia nazionale, la trasmissione di eventi culturali che hanno minore audience e introiti pubblicitari, come spettacoli teatrali o di musica classica.

L'Agenzia delle Entrate ha in essere con la Rai una convenzione che autorizza l'emittente all'esazione presso i contribuenti come previsto dalla Legge 7 gennaio 1929, n.4, tramite l'ufficio "Sportello Abbonamenti Tv".

La RAI è inoltre gestore, per delega dell'Agenzia, del trattamento dei dati sensibili ai sensi della normativa sulla privacy[35].

Evasione fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Il canone televisivo è una delle imposte più evase in Italia[36], con stime superiori al 25% medio dei contribuenti a livello nazionale[37].

A causa della forte evasione, già nel 2006 il Governo Prodi II avanzò l'ipotesi di includere automaticamente il canone nelle bollette dell'energia elettrica[38]. L'introduzione è avvenuta con il Governo Renzi, mediante la legge di stabilità 2016. Il pagamento, pari a 100 euro per il primo anno dall'entrata in vigore, viene rateizzato e inserito in una voce apposita della bolletta.

Requisiti che danno diritto all'esenzione del Canone RAI[modifica | modifica wikitesto]

  • Dal 2016 non devono pagare il canone coloro che non sono in possesso di un apparecchio televisivo ricevente, anche se sono intestatari dell'utenza elettrica[39]. Per ottenere annualmente l'esonero dal pagamento del canone va consegnata un'autocertificazione all'Agenzia delle Entrate - Sportello Abbonamenti TV (S.A.T.), dichiarando la mancata detenzione di un apparecchio televisivo, sotto la propria responsabilità.[40] La dichiarazione ha validità per l'anno in cui è presentata.[39]

Nello stesso anno è stata abrogata la possibilità di poter far suggellare i televisori detenuti: il suggellamento dell'apparecchio televisivo, cioè l'impacchettamento del televisore e la conseguente disdetta dell'abbonamento per mancato utilizzo del televisore, è stato abolito dalla legge di stabilità 2016.[40] [41]

  • Non si paga il canone Rai per gli apparecchi televisivi detenuti nelle seconde case, case vacanza o a disposizione. Il canone sarò addebitato solo sulle bollettte dell'energia elettrica dell'abitazione principale del nucleo familiare. Il tributo è dovuto una sola volta indipendentemente dagli immobili posseduti e dal numero di apparecchi televisivi in possesso[42] [43].
  • Sono esonerati dal pagamento del canone Rai i contribuenti con almeno 75 anni di età e reddito, sommato a quello del coniuge, che non superi 6.713,98 euro l'anno, non convivente con altri soggetti. Una parte delle maggiore entrate del canone dovrebbe essere destinata, dal 2016 al 2018, a innalzare la soglia di esenzione a 8.000 euro. Le modalità di fruizione saranno stabilite da un prossimo decreto[44].

Evoluzione del costo[modifica | modifica wikitesto]

Grafico dell'ammontare del canone Rai negli ultimi trent'anni.
Il canone TV in Europa
Anno Bianco & Nero Colori
costo Incremento annuo medio[45] costo Incremento annuo medio[45]
nominale reale nominale reale
1954 Lire 15.000 - - n.p. - -
1955 Lire 18.000 20,00% - n.p. - -
1957 Lire 16.000 -11,11% - n.p. - -
1959 Lire 14.000 -12,50% - n.p. - -
1961 Lire 12.000 -14,29% - n.p. - -
1973 Lire 12.555 4,63% - n.p. - -
1975 Lire 18.890 50,46% - n.p. - -
1977 Lire 24.645 30,47% - Lire 48.650 - -
1978 Lire 26.170 6,19% - Lire 52.345 7,60% -
1979 Lire 27.670 5,73% - Lire 54.845 4,78% -
1981[46] Lire 42.680 54,25% - Lire 78.910 42,22% -
1985 Lire 64.675 51,53% - Lire 93.325 18,27% -
1987 Lire 93.000 43,80% - Lire 117.000 25,39% -
1989 Lire 94.000 1,08% - Lire 118.000 0,85% -
1990[47] Lire 120.000 27,66% - Lire 125.000 5,93% -
1991[48] Lire 138.000 15,00% 5,69% Lire 142.000 13,60% 4,29%
Anno Colori
costo Incremento annuo medio[45]
nominale reale
1992[49] Lire 148.000 7,25% 1,56%
1993 Lire 151.060 2,07% -2,58%
1994 Lire 156.000 3,27% -1,17%
1995 Lire 158.000 1,28% -2,75%
1996 Lire 161.450 2,18% -3,53%
1998[50] Lire 167.150 1,77% -0,57%
1999[51] Lire 171.600 2,66% 0,99%
2000[52] Lire 176.000 2,56% 0,45%
2001[53] Lire 179.000 1,70% -1,05%
2002[54] Euro 93,80 1,46%[55] -2,23%
2003[56] Euro 97,10 3,52% 0,58%
2004[57] Euro 99,60 2,57% 0,03%
2005 Euro 99,50 -0,10%
2007[58] Euro 104,00 1,47% -0,72%
2008[59] Euro 106,00 1,92% -0,89%
2009 Euro 107,50 1,42% -0,93%
2010 Euro 109,00 1,39% 0,29%
2011 Euro 110,50 1,38% -0,71%
2012 Euro 112,00 1,36% -2,29%
2013 Euro 113,50 1,34% -0,18%
2014 Euro 113,50 0% 0%
2015 Euro 113,50 0% 0%
2016 Euro 100,00[60] -11,90% n.d.
Nota: La variazione in termini reali è ottenuta sottraendo il tasso medio di inflazione annuo.[61]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Sentenza 26 giugno 2002, n. 284
  2. ^ Calderoli manda al rogo le 375mila leggi abrogate - Il Sole 24 ORE
  3. ^ Calderoli's tabella (xls)
  4. ^ Si veda Allegato C a Decreto Legislativo 13 dicembre 2010, n. 213 - "Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 1º dicembre 2009, n. 179, recante disposizioni legislative statali anteriori al 1º gennaio 1970, di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore" (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 292 del 15 dicembre 2010 - Suppl. Ordinario n. 276)
  5. ^ a b c R.D.L. 21 febbraio 1938 n. 246
  6. ^ La tassa ricava la sua ragione da una controprestazione cui è tenuto l'Ente che la percepisce; l'imposta è idealmente legata piuttosto alla capacità contributiva del soggetto obbligato.
  7. ^ rai.it - Imponibilità
  8. ^ — Chiarimenti applicazione RDL 246/1938 trasmesso dal Ministero dello Sviluppo economico, Dipartimento delle comunicazioni, alla Direzione dell'Agenzia delle entrate in Roma
  9. ^ Sentenza n. 535 12 maggio 1988
  10. ^ Sentenza n. 8549 del 3 agosto 1993
  11. ^ RAI - Importi abbonamenti ordinari
  12. ^ RAI - Importi abbonamenti speciali
  13. ^ Legge 6/8/1990 n. 223 art. 27 comma 2
  14. ^ rai.it - Esenzione seconda casa
  15. ^ Legge 6 agosto 1990, n. 223 art. 27 comma 2
  16. ^ rai.it - Affitto
  17. ^ rai.it - Estero
  18. ^ a b c d rai.it - Soggetti esenti
  19. ^ rai.it - Esenzione imbarcazioni
  20. ^ a b Legge 27 dicembre 1997, n. 449
  21. ^ rai.it - Esenzione Radio
  22. ^ rai.it - Esonero over 75
  23. ^ rai.it - Esenzione invalidi
  24. ^ rai.it - Disdetta
  25. ^ rai.it - Disdetta Casa di Riposo
  26. ^ rai.it - Disdetta Decesso
  27. ^ FAQ RAI, abbonamenti.rai.it.
  28. ^ cfr. il canone ordinario, invece, è dovuto solo per il possesso di televisori in ambito familiare.
  29. ^ RAI - Radiotelevisione italiana - Abbonamenti
  30. ^ RAI - Radiotelevisione italiana - Abbonamenti
  31. ^ Si veda ad esempio Indagine ADUC: Devono pagare tutti coloro che hanno residenza in Italia. Basta un videocitofono...
  32. ^ Ufficio stampa, RAI: Nulla è dovuto per mero possesso computer, tablet e smartphone, RAI, 21 febbraio 2014. (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2014).
  33. ^ Canone per pc e tablet, la marcia indietro della Rai: Pagherà solo chi possiede un televisore da il Fatto Quotidiano
  34. ^ Chiarimenti applicazione RDL n.246/1938 - Canone abbonamento Rai (PDF), Agenzia delle entrate, 22 febbraio 2012. (archiviato il 13 agosto 2012).
  35. ^ In proposito si veda ad esempio una pronunzia del Garante per la Privacy che non eccepisce la situazione di fatto in materia della delega né eccepisce l'indiretta trasmissione alla RAI né la sua acquisizione di dati in possesso di altre amministrazioni pubbliche. Sul punto infatti dell'accesso praticamente diretto della RAI agli elenchi dei contribuenti e ai registri anagrafici comunali, l'Agenzia sostiene di essere legittimata "ad operare [...] scambi di informazioni con le altre amministrazioni dello Stato [...] ai fini della correttezza dei comportamenti dei soggetti tenuti all'adempimento degli obblighi contributivi e fiscali, come dalla citata pronuncia Garante, ma vi è polemica sul periodico invio di missive di sollecito da parte della RAI a potenziali contribuenti la cui individuazione parrebbe essere determinata dalla mera presenza in albi anagrafici senza ulteriori maggiori motivi di poterne supporre il possesso di apparecchiature soggette alla norma in questione, fondandosi in pratica il titolo all'intimazione su mera presunzione teorica della detenzione di apparecchi.In materia tributaria, contrariamente al noto principio penalistico, l'onere della prova spetta classicamente al contribuente.
  36. ^ Il dato del 26% di supposta evasione, semplicemente sommato alla stima 2006 per la quale già il 71,30% dei nuclei familiari italiani corrispondeva un canone, dato prodotto da ADUC, in un esposto-denuncia presentato alla Corte dei Conti nel 2007, evidenzia che per la RAI il supposto bacino di utenza dovrebbe corrispondere a circa il 97% delle famiglie italiane (che nel 2008 erano in tutto 24.641.200. Fonte: ISTAT
  37. ^ Luca orlando, Canone Rai: a Ferrara lo pagano quasi tutti, a Catania meno della metà, su Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2014.
  38. ^ Il Canone RAI sia inserito nelle bollette ENEL
  39. ^ a b L'utenza elettrice fa presumere la detenzione di un apparecchio ricevente?, su Canone.Rai.it, 1° gennaio 2016.
  40. ^ a b Canone Rai in bolletta: tutto quello che c'è da sapere
  41. ^ È ancora possibile dare disdetta dell’abbonamento richiedendo il suggellamento degli apparecchi?, su Canone.Rai.it, 1° gennaio 2016.
  42. ^ Ho una seconda casa: devo pagare un altro canone tv?, su Canone.Rai.it, 1° gennaio 2016.
  43. ^ Canone Rai, su Uniconsum.it, 08 gennaio 2016.
  44. ^ Adoc chiede un taglio a 50 euro e uno sconto a chi non riceve il segnale, su il sussidiario, 18 gennaio 2016.
  45. ^ a b c In rapporto al numero degli anni intercorsi dal rilevamento precedente
  46. ^ Decreto Ministeriale 12/08/1980 n. 528600
  47. ^ DM 27/12/1989 n. 938500
  48. ^ DM 20/12/1990 n. 869200
  49. ^ DM 20/12/1991 n. 959100
  50. ^ DM 29/11/1996 n. 10172400
  51. ^ DM 16/12/1998, n. 1373700
  52. ^ DM 13/12/1999, n. 1354200
  53. ^ DM 13/12/2000, n. 1383200
  54. ^ DM 30/11/2001, n. 18919
  55. ^ Calcolato su tasso di conversione ufficiale (1 Euro = 1.936,27 Lire)
  56. ^ DM 20/12/2002, n. 10281
  57. ^ DM 22/12/2003, n. 13061
  58. ^ DM 15/12/2006, n. 24789
  59. ^ DM 18/12/2007, n. 29373
  60. ^ Come è cambiata la normativa sul canone televisivo per gli abbonamenti in ambito privato per il 2016?, su canone.rai.it. URL consultato il 26 dicembre 2015.
  61. ^ IMF World Economic Outlook

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]