Rai Italia Radio

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Rai Italia Radio
PaeseItalia Italia
Data di lancio1º luglio 1930
Data di chiusura1º gennaio 2012
EditoreRai
Nomi precedentiStazione in onde corte di Roma 2RO
Radio Roma
Satelradio
Rai Internazionale Radio
Sito web
Attilio Parelli (info file)
«Segnale di apertura dei programmi Rai Italia Radio»

Rai Italia Radio (precedentemente conosciuta come Satelradio e quindi come Rai Internazionale Radio), è stato il canale della Rai che trasmetteva i programmi radiofonici italiani all'estero. Il canale era diretto dalla struttura Rai Internazionale (già Rai International) e faceva parte del bouquet di Radio Rai.

Tutti i giorni, 24 ore su 24, Rai Italia Radio trasmetteva il meglio di Rai Radio 1, Rai Radio 2, Rai Radio 3 e programmi autoprodotti, tra i quali lo storico Notturno Italiano e il Taccuino Italiano.

Ha terminato le trasmissioni, con la chiusura di Rai Internazionale, alla mezzanotte tra il 31 dicembre 2011 ed il 1º gennaio 2012.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni e la Seconda Guerra Mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La RAI iniziò le proprie trasmissioni internazionali con il nome di Radio Roma il 1º luglio 1930 in onde corte dal Centro Radio Imperiale di Prato Smeraldo, la cui costruzione fu supervisionata da Guglielmo Marconi. Nel 1934 il centro venne potenziato con l'aggiunta di due antenne a onde corte e nello stesso anno iniziarono le prime trasmissioni per l'America del Nord in italiano ed in inglese[1].

Nel 1935 i programmi di Radio Roma furono diffusi anche nell'America meridionale (in italiano, spagnolo e in portoghese) e nel bacino del Mediterraneo in lingua italiana. Nel giro di pochi anni il palinsesto si arricchì con programmi rivolti alle varie zone della Terra, sia in italiano (nel 1936 per l'Africa Orientale e nel 1937 nel resto del mondo) che in altre lingue: vennero irradiati notiziari in varie lingue europee e asiatiche oltre ad amarico ed esperanto.[1]

Nel 1939, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, le trasmissioni ad onde corte furono utilizzate anche per operazioni militari; intanto il centro di Prato Smeraldo era stato potenziato con altre sei antenne, divenendo uno dei più potenti trasmettitori d'Europa. In questo periodo, la programmazione di Radio Roma (nata inizialmente per raggiungere gli emigranti italiani all'estero) viene sfruttata dal regime fascista con scopi propagandistici; le trasmissioni proseguirono con questo intento fino all'armistizio dell'8 settembre 1943, in seguito al quale fu imposta all'Italia la sospensione delle trasmissioni radiofoniche in onda corta. Per un periodo, comunque, alcune trasmissioni vennero irradiate da Busto Arsizio, nel territorio della Repubblica Sociale Italiana, sfruittando le apparecchiature appositamente trasferite da Prato Smeraldo.[1]

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Radio Roma riprende a trasmettere dopo il conflitto mondiale: il 3 settembre 1946 vennero infatti ripristinate le trasmissioni in onda corta per l'Europa e le Americhe in italiano, inglese, francese, spagnolo e portoghese. L'elenco di lingue si arricchì negli anni immediatamente successivi con l'aggiunta di altre lingue europee e della lingua araba, in cui venivano irradiate alcune trasmissioni dall'antenna di Radio Bari nel 1947.[1]

Il 1948 fu un anno rilevante per le trasmissioni per l'estero, la cui gestione tecnica fu affidata alla RAI con il Decreto Legislativo nº 1132 del 7 maggio; in questa data fu inoltre stipulata la convenzione tra RAI e Governo per la ricostruzione del centro ad Onde Corte di Prato Smeraldo. Nel 1949 la rete infrastrutturale venne ampliata con la costruzione dell trasmettitore di Caltanissetta, con l'obbiettivo di diffondere il segnale nell'Africa settentrionale e nel bacino del Mediterraneo; nel frattempo il palinsesto venne ampliato ulteriormente con l'introduzione di trasmissioni in più di trenta lingue[2] rivolte a 52 paesi europei ed extra-europei; il palinsesto prevedeva anche dei notiziari a cadenza quindicinale in inglese e francese dedicati ai problemi della NATO e dell'Unità europea, iniziando dal 1º luglio 1952 a trasmettere anche in orario notturno con la storica trasmissione Notturno dall'Italia.[1]

Gli anni '60 e '70: la riorganizzazione delle trasmissioni da parte della RAI[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 marzo 1962 venne stipulato un accordo tra la RAI e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in base al quale la gestione delle trasmissioni per l'estero e dei notiziari in onde corte fu affidata alla RAI (che già era stata incaricata della gestione tecnica nel 1948). A seguito di questa convenzione, i programmi di Radio Roma vennero riorganizzati con la soppressione delle trasmissioni nelle lingue asiatiche nel 1964 (ad eccezione dell'arabo), mentre nel 1965 vennero sospesi i programmi in lituano e ridotti quelli in alcune lingue dell'Europa orientale e in esperanto. Anche le trasmissioni in inglese e francese dedicati all'unità Europea ed alla NATO futono soppressi, mentre vennero introdotti nel 1962 i notiziari in inglese, francese e tedesco all'interno del Notturno dall'Italia.[1]

Gli anni tra il 1967 e il 1975 sono caratterizzati da una serie di iniziative del Governo volte a potenziare l'offerta radiofonica rivolta agli italiani residenti al'estero. Fu in questo contesto che vennero ideati nel 1968 alcuni programmi divenuti celebri come i notiziari 'Qui Italia' e 'Un giorno in Italia', notiziari in lingua italiana rivolti ai cittadini italiani residenti rispettivamente in Europa ed in America del Nord; nel 1975 il Notturno dall'Italia fu riorganizzato nel Notturno Italiano, mentre nel 1978 fu irradiato per la prima volta il Giornale dall'Italia. Nel frattempo, nel 1970, la RAI si accordò con il Ministero degli Esteri ed il Consiglio dei Ministri per il potenziamento del Centro di Prato Smeraldo.[1]

Gli anni '90: RAI International e la nascita di Satelradio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 venne fondata Rai International, la direzione della Rai dedita alla programmazione radiofonica e televisiva per l'estero; da questo momento Rai Italia Radio passò sotto l'egida di questo nuovo ente, il cui nome venne usato anche per l'identificazione del canale radiofonico. Nello stesso anno, la diffusione dei programmi in onde corte venne potenziata con l'installazione di due ripetitori a Singapore e nell'isola di Ascension, destinati a raggiungere le zone più lontane del mondo come l'Oceania e l'America del Sud[1], caratterizzate da una nutrita percentuale di cittadini italiani. Nel frattempo, Rai International iniziò ad essere trasmesso anche via satellite ripetendo alcuni programmi già trasmessi in onde corte, tra cui il Notturno italiano, Un'ora con voi (introdotto proprio nel 1995) e alcuni notiziari multilingue[3].

Nel 1996 l'offerta radiofonica crebbe ulteriormente: nacque infatti Satelradio, un secondo canale satellitare che proponeva il meglio della programmazione di Radio 1, Radio 2, Radio 3 e del canale multilingue di Rai International[4], destinato inizialmente all'Europa ed al bacino del Mediterraneo e successivamento diffusa in tutto il mondo. Nel palinsesto di Satelradio venne introdotto un nuovo programma, Taccuino italiano, un rotocalco quotidiano per gli italiani all'estero destinato a diventare uno dei programmi di punta di Rai Italia Radio.

A fine decennio, Rai International offriva 11.600 ore di trasmissione radiofonica all'anno (tra trasmissioni satellitari e in onda corta e media); di queste, circa la metà era utilizzata per programmi che fornissero quotidianamente una finestra informativa sull'Italia. Le notizie venivano curate da due redazioni giornalistiche, responsabili rispettivamente delle informazioni della fascia oraria giornaliera (dalle 10 alle 23) e notturna (dalle 23 alle 6 del giorno successivo).

Gli anni 2000: la chiusura del canale multilingue e l'abbandono delle onde corte[modifica | modifica wikitesto]

Nel nuovo millennio, Rai International approfittò dell'avvento di internet per ampliare la propria offerta e diffondere in streaming i programmi già trasmessi via satellite su Satelradio; in questo modo, era possibile ascoltare la voce italiana nel mondo attraverso la modulazione di ampiezza (principalmente in onde corte), il satellite ed internet. Nel luglio del 2007, tuttavia, una convenzione tra la RAI e il Consiglio dei Ministri sancì la fine delle trasmissioni in onde corte della Rai, decretando in questo modo la fine del canale multilingue che avvenne il 30 settembre dello stesso anno[5]. Tale decisione comportò anche la chiusura del Centro di Prato Smeraldo[6] (a quattro anni di distanza dallo spegnimento dell'Antenna RAI di Caltanissetta, il quale comportò la cessazione delle trasmissioni in onda corta di Radio 1, fino ad allora ascoltabile sui 6060 kHz e sui 9515 kHz, e di Radio 2, in onda sui 7175 kHz[7]).

Da quella data le trasmissioni proseguirono esclusivamente via satellite e su internet con i programmi di Satelradio, esclusivamente in italiano ad eccezione dei brevi notiziari in inglese, francese e tedesco (quest'ultimo poi dismesso) all'interno del Notturno italiano; quest'ultimo fu anche l'unico programma a sopravvivere in modulazione di ampiezza, continuando ad essere trasmesso sulle frequenze di Roma (1107 kHz), Milano (900 kHz) e Napoli-Marcianise (657 kHz), oltre che sul 4º canale della filodiffusione[8]. Inizialmente venne previsto un ripristino delle trasmissioni in spagnolo all'interno del Notturno Italiano, a parziale compensazione della soppressione delle trasmissioni in tale lingua[9], ma il progetto non si concretizzò.

La decisione di cessare le trasmissioni in onda corta ricevette diverse critiche, soprattutto in virtù del fatto che esse rappresentavano l'unico mezzo in grado di diffondere con una certa affidabilità la voce italiana nelle zone del mondo più disagiate come l'Africa e l'America latina[6] e in quelle soggette a censura e private di un accesso libero ad internet e telefonia[10]; vi fu poi chi, come il giornalista del Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia, fece notare che la Rai privava in questo modo l'Italia (peraltro patria dell'inventore della radio Guglielmo Marconi[6]) della propria voce nel mondo, fino ad allora udibile a fianco di organi rilevanti come BBC World, Voice of America o Radio France Internationale.[10][11]

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Rai Italia Radio continuò a trasmettere senza interruzioni fino al 2011, anno in cui venne decisa (nel mese di dicembre) la chiusura di Rai International. La decisione iniziò a maturare nei primi mesi del 2011, a seguito del taglio del 70% dei fondi destinati alla RAI decretato dal ministro dei beni e delle attività culturali Sandro Bondi - quantificabili in 85 milioni di euro[12] - e del taglio del contributo di 20 milioni di euro da parte del Ministero degli Esteri[13][14].

Benché poco pubblicizzata dai media televisivi[15], la vicenda ebbe ampio risalto sui principali quotidiani (come la Repubblica[14], Il Messaggero[16] e Il Fatto Quotidiano[17]), sia per il destino dei dipendenti di Rai International, sia per gli italiani residenti all'estero. Particolare attenzione venne rivolta al Notturno Italiano, la trasmissione più longeva della Rai in onda ogni notte dal 1952, considerata peraltro l'unica vera vetrina sulla musica italiana edita esclusivamente su 78 giri[13][14].

Numerose furono le iniziative volte a salvare il Notturno Italiano e Rai Italia Radio: oltre al sostegno di volti noti dello spettacolo (come Fiorella Mannoia, Simone Cristicchi, Fabio Frizzi e Paola Turci)[14] e di vari appassionati che si appellarono via e-mail contro la chiusura del canale, il 23 novembre gli stessi impiegati di Rai International rivolsero una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, per chiedere la rinegoziazione della convenzione tra la Rai e il governo italiano per la produzione dei programmi per l'estero[18][19], auspicando per essi quel compito di comunicazione del ruolo dell'Italia nel mondo in linea con le dichiarazioni dello stesso Monti.

Tuttavia nessun provvedimento venne intrapreso dal governo per salvare Rai Internazionale, nonostante numerose assemblee e uno sciopero indetto dal personale della Rai per il 22 dicembre[20]. Fino all'ultimo, comunque, vennero fatti diversi tentativi da parte degli addetti ai lavori volti a sensibilizzare l'opinione pubblica e a mantenere in vita l'emittente radiofonica (ne è un esempio la pagina Facebook del Notturno Italiano[21], dove lo staff raccoglieva articoli in difesa del programma e invitava gli ascoltatori a inviare il proprio appello contro la chiusura della trasmissione).

A seguito delle decisioni di cui sopra, Rai Italia Radio cessò le proprie trasmissioni alla mezzanotte tra il 31 dicembre 2011 e il 1º gennaio 2012; da allora l'Italia è uno dei pochi paesi europei che non prevedono una specifica programmazione radiofonica per i cittadini residenti all'estero[22]. Solo i canali televisivi di Rai International, infatti, sono stati mantenuti in vita attraverso la società Rai Com, mentre i soli canali radiofonici Rai fruibili all'estero, in streaming e via satellite, sono gli stessi udibili sul territorio italiano (sebbene siano pensati per un pubblico residente in Italia). Nella fascia oraria tra le 0:00 e le 6:00, sulle frequenze in onde medie usate in passato per il Notturno Italiano, oggi viene trasmessa Radio 1, irradiata sui 900 kHz di Milano e sui 1107 kHz di Roma (i 657 kHz di Napoli sono stati invece disattivati nel 2012 a seguito della demolizione dell'impianto di trasmissione di Marcianise).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Radiomarconi, ORIGINI E SVILUPPO DELLA RADIOFONIA IN ITALIA - La radio in Italia: cronologia, su radiomarconi.com. URL consultato l'11 agosto 2017.
  2. ^ Tra cui albanese (dal 1950), amarico, arabo (dal 1947), bulgaro (dal 1949), bengalico (dal 1956), ceco (dal 1948), cinese (dal 1948), croato (dal 1947), danese (dal 1947), esperanto, francese (dal 1946), giapponese (dal 1950), greco (dal 1948), hindi (dal 1950), indonesiano (dal 1952), inglese (dal 1946), italiano (dal 1946), lituano (dal 1952), olandese (dal 1947), persiano (dal 1950), polacco (dal 1948), portoghese (dal 1946), rumeno (dal 1948), russo (dal 1948), serbo (dal 1947), somalo, slovacco (dal 1948), sloveno (dal 1947), spagnolo (dal 1947), svedese (dal 1947), tedesco (dal 1947), turco (dal 1948), ucraino (dal 1950), ungherese (dal 1948), urdu (dal 1950).
  3. ^ Rai International, Programmi radiofonici via satellite - Rai International, su international.rai.it, 18 aprile 1999. URL consultato l'11 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 1999).
  4. ^ Rai International, Satelradio, su international.rai.it, 20 aprile 1999. URL consultato l'11 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 20 aprile 1999).
  5. ^ AreaTecnicaRai, "Rai Onde Corte, su areatecnicarai.it. URL consultato l'11 agosto 2017.
  6. ^ a b c LC, "Rai: addio alle Onde Corte il 30 settembre", su portale.italradio.org, 27 settembre 2007. URL consultato l'11 agosto 2017.
  7. ^ "BCL MEDIANEWS Anno 10 – N° 109 – maggio 2003" (PDF), su bclnews.it, maggio 2003. URL consultato il 9 novembre 2017.
  8. ^ In precedenza veniva trasmesso anche sui 6060 kHz di Prato Smeraldo e, per qualche tempo, anche dal 702 kHz di Montecarlo e dagli 846 kHz o dai 1332 kHz di Roma (in sostituzione dei 1107 kHz).
  9. ^ Giampiero Bernardini, "La Rai chiude le onde corte, l'Italia non parla più col Sud del mondo", su rxreport.blogspot.com, 3 ottobre 2007. URL consultato il 6 novembre 2017.
  10. ^ a b Andrea Lawendel, "Onde corte RAI, prime reazioni autorevoli ", su radiolawendel.blogspot.it, 30 settembre 2007. URL consultato il 16 agosto 2017.
  11. ^ Ernesto Galli della Loggia, "Calendario: un anno in Italia - 29 settembre: Fine delle trasmissioni", Libri Scheiwiller, 29 settembre 2007. URL consultato il 16 agosto 2017.
  12. ^ Nicoletta Zampano, "Probabile chiusura di Rai International radio e di Notturno Italiano", su radiospeaker.it, 19 dicembre 2011. URL consultato il 6 novembre 2017.
  13. ^ a b Mauro Roffi e Elena Romanato, "Chiusura in vista per il ‘Notturno Italiano’", su millecanali.it, 21 dicembre 2011. URL consultato il 6 novembre 2017.
  14. ^ a b c d Silvia Fumarola, "Notturno italiano è patrimonio della Rai non dovete chiuderlo", su ricerca.repubblica.it, 19 dicembre 2011. URL consultato il 6 novembre 2017.
  15. ^ "La chiusura di Rai International spiegata da un dipendente", su youtube.com, 7 dicembre 2011. URL consultato il 6 novembre 2017.
  16. ^ Articolo del Messaggero contro la chiusura del Notturno Italiano
  17. ^ Articolo del Fatto Quotidiano contro la chiusura del Notturno Italiano
  18. ^ Redazione di Rai Internazionale, "Rai International rischia la sua stessa sopravvivenza", su portale.lombardinelmondo.org, 23 novembre 2011. URL consultato il 6 novembre 2017.
  19. ^ LC, "Rai International, fine dei programmi", su portale.italradio.org, 8 dicembre 2011. URL consultato il 6 novembre 2017.
  20. ^ "Personale Rai in sciopero il 22 dicembre" [collegamento interrotto], su apt.it, 13 dicembre 2011. URL consultato il 7 novembre 2017.
  21. ^ Pagina Facebook del Notturno Italiano
  22. ^ Esistono infatti servizi radiofonici internazionali in Armenia (International Public Radio of Armenia) [1], Austria (Ö1 International) Copia archiviata, su oe1.orf.at. URL consultato il 23 dicembre 2008 (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2008)., Albania (Radio Tirana 3 International) [2], Azerbaigian (Azerbaijan Radio International), Belgio (RTBF International) [3], Bielorussia (Radio Station Belarus) [4] Archiviato il 12 giugno 2017 in Internet Archive., Città del Vaticano (Radio Vaticana) [5], Croazia (Voce della Croazia) [6], Finlandia (Yle Mondo) Copia archiviata, su yle.fi. URL consultato il 9 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 5 febbraio 2007)., Francia (Radio France Internationale) [7], Germania (Deutsche Welle Radio) [8], Grecia (La Voce della Grecia) [9] Archiviato il 3 aprile 2019 in Internet Archive., Irlanda (RTÉ Radio 1 Extra) [10], Israele (Israel Radio International) Copia archiviata, su iba.org.il. URL consultato il 26 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2010)., Lussemburgo (Radio Luxembourg), Moldavia (Radio Moldova International) [11], Polonia (Polish Radio External Service) [12], Portogallo (RDP Internacional) [13], Regno Unito (BBC Radio World Service) [14], Repubblica Ceca (Radio Praga) [15], Romania (Radio Romania Internazionale) [16], Russia (Radio Sputnik, ex La Voce della Russia) [17], Slovacchia (Radio Slovakia International) [18], Slovenia (Radio Slovenia International) [19] Archiviato il 20 febbraio 2007 in Internet Archive., Spagna (Radio Exterior de España) [20], Svezia (Sveriges Radio International) [21], Svizzera (World Radio Switzerland) [22], Turchia (Voce della Turchia) [23], Ucraina (Radio Ukraine International) [24], Ungheria (Duna World Radio) [25]. Si veda a tal proposito anche la pagina List of international broadcasters della versione in inglese di Wikipedia per un elenco contenente le emittenti radiofoniche internazionali attive nel mondo.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]