Legge Maccanico

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La legge 31 luglio 1997, n. 249 (nota anche come legge Maccanico, dal nome del suo proponente, Antonio Maccanico) è una legge della Repubblica Italiana che istituì l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Emanata durante il governo Prodi I, comportava come conseguenze per il gruppo societario "Mediaset" il trasferimento di Rete 4 sulla televisione satellitare. E di conseguenza, anche se non scritto nella legge, Rai 3 avrebbe dovuto trasmettere senza pubblicità. Il tetto antitrust stabilito dalla Maccanico si poteva stimare in circa a 4 miliardi di euro (su un valore totale del mercato di 12 miliardi), mentre sarà poi modificato, dalla successiva legge Gasparri del 2004 in quanto i ricavi del settore aumenteranno in maniera esponenziale rispetto al 1997.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Essa si proponeva di fornire una più completa formulazione di una normativa in materia di comunicazione televisiva e nello stesso tempo, anche affrontare le tematiche dell'antitrust, in conformità ai principi di pluralismo già richiamati dalla legge Mammì del 1990. Anch'esse, però non viste come semplice applicazione dei principi ordinari per gli altri settori affidati all'Autority per la concorrenza e il mercato.

Di qui la decisione di istituire una nuova Autority indipendente, denominata Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (art. 1 c. 1). Altri punti sono:

  • Ridenominazione del "Ministero delle poste e delle telecomunicazioni" in "Ministero delle comunicazioni", ora accorpato nel Ministero dello sviluppo economico (art. 1 c. 2);
  • divieto di qualsiasi atto o comportamento avente per oggetto o per effetto la costituzione o il mantenimento di una posizione dominante di mercato (incumbent);
  • divieto per un soggetto destinatario di concessioni televisive di "irradiare più del 20% delle reti televisive analogiche e dei programmi televisivi in ambito nazionale";
  • divieto per un soggetto destinatario di concessioni televisive di raccogliere proventi in misura superiore al 30% delle risorse del settore televisivo in ambito nazionale.

L'applicazione della legge[modifica | modifica wikitesto]

Mentre la parte istitutiva dell'Autority trovò una effettiva attuazione, tutta la parte relativa al piano delle frequenze fu estremamente ostacolato. Non aveva, infatti risolto il nodo posto dalla sentenza del 1994 della Corte costituzionale, secondo la quale il possesso da parte di un privato di tre reti televisive era in contrasto con l'Articolo 21. Retequattro avrebbe dovuto pertanto restituire le frequenze occupate senza una concessione amministrativa.

Questa clamorosa disapplicazione della legge ha paralizzato tutta l'attività di redazione del piano delle frequenze che è rimasto perciò inapplicato. Si è continuato a operare su una situazione di fatto fino all'attuale fase di creazione di un Catasto delle frequenze.

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