Imposta di soggiorno

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

L’imposta di soggiorno, detta anche tassa di soggiorno, in Italia, è un'imposta di carattere locale applicata a carico delle persone che alloggiano nelle strutture ricettive di territori classificati come località turistica o città d'arte.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu istituita nel 1910[1] per le sole stazioni termali, climatiche e balneari ed estesa nel 1938[2] alle altre località di interesse turistico. Fu poi abolita a decorrere dal 1º gennaio 1989. Quasi contemporaneamente all'inizio del secolo scorso fu istituita anche in Francia, dove vige tuttora, così come in molti altri stati europei e negli Stati Uniti. In Francia nacque su iniziativa dei deputati Lebrun e Ceccaldi, come imposta sul prezzo dei treni dei pendolari transfrontalieri, provenienti soprattutto dal Belgio, ma anche all'Italia, i quali beneficiavano di un maggiore salario reale in rapporto al costo dei generi alimentari e della vita, alle tariffe di trasporto e alla pressione fiscale in genere.[3]

Fra le motivazioni per le quali in Italia era stata soppressa (art. 10, decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66)[4], si è considerata anche l'occasione dei campionati mondiali di calcio del 1990. In quell'occasione si considerò che l'abolizione dell'imposta avrebbe consentito prezzi più bassi da parte degli alberghi e degli altri esercizi ricettivi durante l'evento e che vi sarebbe stato, comunque, una maggiore competitività, venendo poi reintrodotta nel 2009.

Disciplina normativa[modifica | modifica wikitesto]

La legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale ha aperto in Italia nuovi scenari di autonomia per gli enti locali; in questo contesto il settore turistico è stato subito interessato al mutamento in atto. L'imposta di soggiorno è stata, infatti, reintrodotta nell'ordinamento italiano con due distinti provvedimenti che sono:

  • Il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 che, solo per il comune di Roma, ha stabilito la possibilità di introdurre un contributo di soggiorno a carico di chi alloggia nelle strutture ricettive della città, da applicare secondo criteri di gradualità in proporzione alla loro classificazione fino all'importo massimo di 10,00 euro per notte di soggiorno.[5]
  • Il decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale[6], ha conferito ad altri comuni la facoltà di istituire l'imposta di soggiorno. Più precisamente ai sensi del comma 1 dell'articolo 4 del suddetto decreto, i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un'imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno.

Modalità di applicazione[modifica | modifica wikitesto]

Le modalità di applicazione sono molto diverse e vanno dal versamento di un importo fisso a un importo variabile, con scaglioni associati alle tipologie e categorie alberghiere, con aliquote percentuali, con scaglioni associati al prezzo, alla localizzazione e al periodo e, in alcuni casi, un'aliquota percentuale o una misura forfettaria.

Sono previste esenzioni assai differenziate da comune a comune in base alla residenza, alle classi di età (per ragazzi e giovani e per la terza e quarta età), all'attività svolta e alla durata della permanenza (l'imposta non viene applicata se un soggetto pernotta per più di un certo numero di notti), per i disabili, secondo la proprietà della struttura ricettiva, alla stagionalità e ad altre cause.

L'applicazione dell'imposta avviene secondo criteri molto eterogenei sia per le tariffe applicate sia per le modalità di applicazione, entro il limite dei 5 euro previsti dalla legge. Nel testo si legge che “i Comuni (...) potranno istituire un'imposta di soggiorno a carico di chi alloggia nelle strutture ricettive del proprio territorio. L'imposta sarà applicata con gradualità, fino a un massimo di 5 euro per notte di soggiorno, in proporzione al prezzo. Il gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali”. Alcuni Comuni hanno deciso di rinunciare a questa possibilità, altri invece hanno colto quest'opportunità per generare nuove entrate nelle casse comunali. Con riferimento alle città d'arte italiane la prima a istituire l'imposta di soggiorno con delibera comunale è stata la città di Roma, con una normativa entrata in vigore dal 1º gennaio 2011 (Legge n. 122 del 2010). Il Comune di Roma, tuttavia, dal 1º settembre 2014 ha portato l'imposta di soggiorno a 7 euro, come era consentito dalla legge dedicata (decreto-legge n. 78/2010).

A Roma hanno fatto seguito numerose altre città d'arte, tra cui Firenze (1º luglio 2011), Venezia (23 agosto 2011), Catania (1º settembre 2011), Pisa (1º gennaio 2012), Siena (1º marzo 2012), Torino (2 aprile 2012), Vicenza (1º maggio 2012), Verona (1º agosto 2012), ecc., ma anche moltissime località balneari, montane e lacuali, come pure piccoli e medi Comuni. I Comuni che in Italia hanno istituito l'imposta di soggiorno hanno usato formule, modalità applicative, esenzioni tra loro molto diverse. Le situazioni comprendono tre tipologie:

  • quota fissa differenziata per tipologia di struttura ricettiva e categoria (la formula più diffusa);
  • quota differenziata in base al costo della camera;
  • quota unica, uguale per tutti gli alberghi.

I regolamenti comunali variano per i soggetti dell'imposta, la durata del soggiorno cui si applica, le eventuali esenzioni dal tributo. Alcune località applicano l'imposta fino al 30º giorno di pernottamento, in altre località si paga solo per le prime 5 notti, in altre non vi è alcuna menzione di un limite massimo di pernottamenti consecutivi tassati.

Le esenzioni dal pagamento dell'imposta nelle strutture ricettive interessano: gli under-14 e gli over-65; i diversamente abili; coloro che si recano nelle strutture sanitarie pubbliche o private del comune in regime di ricovero, per effettuare terapie o visite specialistiche, con estensione del beneficio a uno o due accompagnatori da questi indicati; i dipendenti della pubblica amministrazione e i pubblici ufficiali in servizio; quanti sono alloggiati per far fronte a situazioni di emergenza.[7]

Le località balneari stagionali spesso non applicano l'imposta durante i pernottamenti in bassa stagione. Un tratto comune a molte destinazioni è l'esenzione ai minori, ma anche qui si notano diverse differenze nell'età.
I tempi e i modi di riscossione non sono standardizzati e variano:

  • per quanto riguarda i tempi: da un versamento mensile da effettuarsi entro il 15º giorno del mese successivo, a scadenza trimestrali, a un pagamento unico al termine della stagione estiva. I titolari delle attività hanno la possibilità di optare fra molteplici possibilità di pagamento, ovvero di rateizzare gli importi in situazioni di crisi economica.
  • per quanto riguarda la modalità: cartaceo su moduli dedicati o a scorporata in fattura, ovvero pagamento online su piattaforma PagoPa o sul sito del Comune o di un'unione di Comuni.

La gestione può risultare onerosa per gli imprenditori, ma è trasparente per il turista che è tenuto a pagare l'imposta al titolare della struttura ricettiva (albergo; dove previsto anche B&B, affittacamere) al termine del periodo di soggiorno. Il titolare provvede alla riscossione dell'imposta, rilasciandone regolare quietanza, e ne versa l'ammontare al Comune secondo le specifiche modalità previste dal regolamento applicativo.

Al 2017, l'imposta di soggiorno è applicata in diciotto Paesi dell'Unione Europea, ovunque come imposta locale con l'unica eccezione di Malta. La riscossione avviene secondo modalità comuni: è a cura del titolare della struttura ricettiva, che al momento del check-out. incassa una tariffa determinata per notte e pro-capite, in funzione della categoria di albergo, della zona geografica, della vicinanza alle mete turistiche più frequentate. È ovunque previsto un tetto massimo per notte/persona e un numero massimo di pernottamenti oltre il quale la tariffa non è più applicabile, unitamente a un regime di esenzioni per causa o scopo del soggiorno.[8] L'Italia è il Paese europeo con la tassa di soggiorno turistico più elevata[9], e dove tale tributo è applicato anche per il rinnovo del contestuale permesso degli immigrati[10]

In genere,[senza fonte] le leggi nazionali prevedono che la percentuale sul costo del soggiorno sia vincolata a bilancio sullo stesso capitolo di spesa pubblica, per la promozione della domanda e il miglioramento dell'offerta turistica mediante l'organizzazione di manifestazioni culturali, eventi e servizi. Tale destinazione d'uso è imposta anche dalla legge italiana, per la quale il gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali.[11]
Prevale in questo modo il principio del beneficio, correlato a un prelievo graduale col prezzo (ma non col reddito), e in ragione del quale il primo debitore verso l'ente locale è la struttura ricettiva che maggiormente trae vantaggio tratto dalla reinvestimento dell'imposta. Come si evince dall'assenza di esenzioni per le soglie più basse di reddito, resta invece disatteso il principio statale della progressività dell'imposizione tributaria, secondo il quale ciascuno paga in ragione della propria capacità contributiva.[12]

Gli Stati Uniti hanno introdotto nel 2010 una tassa di ingresso di 14 dollari[13], da versarsi all'atto della richiesta di autorizzazione al viaggio, di cui dieci sono destinati alla promozione turistica.[14] A New York è previsto un contributo fisso di tre dollari e mezzo, cui si aggiunge un'ulteriore room tax in percentuale riferita alla categoria di albergo.[15] Nel 2009 il contributo era variabile da 2 a 6 dollari per notte.[16]

L'applicazione a livello comunale[modifica | modifica wikitesto]

La norma nazionale dà facoltà alle amministrazioni comunali, con proprio regolamento, di adottare o meno l'imposta a seconda di autonome esigenze di bilancio o scelte politiche, diverse da comune a comune. Nel 2013 sono stati 500 i Comuni italiani che hanno applicato l'imposta di soggiorno (dati Osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno[17]) garantendosi un incasso pari a 287 milioni 350 mila euro, che diventeranno oltre 382 milioni nel 2014. Nell'inverno 2014 i Comuni che applicano l'imposta di soggiorno sono infatti diventati 649, ben 149 in più rispetto a dicembre dello scorso anno, con un incremento del 29,8%. I Comuni che oggi applicano l'imposta di soggiorno o la tassa di sbarco corrispondono all'8% di tutti i comuni italiani e al 9,5% di quelli nei quali è presente almeno un esercizio ricettivo. Pertanto rispetto ai comuni che possono applicarla l'incidenza è del 16,6%. Inoltre la ricettività in termini di camere o posti letto nelle strutture ricettive dei comuni che applicano l'imposta di soggiorno o la tassa di sbarco, è pari al 53,0% di tutta la ricettività presente in Italia mentre, considerando i pernottamenti della clientela, essa copre il 64,1% della domanda (72,5% di quella straniera e il 56,5% di quella domestica).

Il 33,0% dei comuni che applicano l'imposta si trova nel Nord Ovest, il 26,1% nel Nord Est, il 20,6% nel centro e il 19,4% nel Mezzogiorno. I comuni che per vari motivi non possono applicare l'imposta sono oggi 4.164, di cui 1.239 perché senza alcun esercizio ricettivo o per la mancanza dei requisiti previsti.

Benefici finanziari per la p.a.[modifica | modifica wikitesto]

L'incidenza dell'imposta sulle entrate dei bilanci comunali va da un massimo di 8,2% di Montecatini Terme a valori minimi per le grandi città come Napoli e Milano, con lo 0,3%. Gli impieghi delle somme raccolte sono in primo luogo utilizzati per manifestazioni ed eventi culturali 29,1%, per la sostenibilità ambientale (17,0%), per il sostegno alle istituzioni (15,9%), per i servizi di trasporto pubblico (12,8%) e in misura più limitata per la promozione (5,7%).

Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2011 il centro studi Panorama Turismo di JFC, ha istituito un osservatorio al fine di monitorare novità e modifiche in merito alla tassazione in località turisticamente rilevanti nell'intero territorio nazionale. L'Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno è aggiornato periodicamente: esso fornisce il "panorama" dello stato dell'arte sull'introduzione dell'imposta da parte delle amministrazioni comunali, e analizzare - in maniera distinta - le località balneari, le città d'arte, le destinazioni montane e quelle lacuali.

L'Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno intende inoltre effettuare un'azione di benchmarking confrontando i regolamenti di attuazione dell'imposta di soggiorno, analizzando altresì come questi hanno risposto al decreto in termine di individuazione dei soggetti passivi, di tariffe applicate, quali strutture ricettive vengono coinvolte e quali tipologie di turisti risultano interessate e/o escluse da questa nuova imposta.

Osservatorio sulla fiscalità locale[modifica | modifica wikitesto]

La redazione del rapporto a scala nazionale sulla fiscalità locale che è denominato "Osservatorio sulla fiscalità locale" è curata dalla associazione maggiormente rappresentativa degli albergatori italiani. Il primo rapporto è stato redatto nel gennaio 2012 e nel luglio 2014 è stata pubblicata la quinta edizione nella quale sono riportati in sintesi i regolamenti di tutti i comuni che hanno applicato l'imposta con la possibilità di andare direttamente al documento base di ogni singolo comune.[18]

La destinazione dei proventi[modifica | modifica wikitesto]

Il D. Lgs. n. 23/2011 stabilisce che il gettito derivante dall'imposta di soggiorno deve “essere destinato a finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali”. Tuttavia dalla rilevazione effettuata dall'Osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno curato dal centro studi Panorama Turismo emerge soprattutto che le Amministrazioni Comunali faticano a dichiarare con chiarezza gli investimenti che effettuano con i proventi dell'imposta di soggiorno. Di certo si assiste a una notevole diversità nella gestione di tali fondi: sono pochi i casi in cui i rappresentanti del Comune decidono, insieme alle associazioni di categoria, dove investire tali proventi, perché nella maggior parte dei casi le Amministrazioni gestiscono tali fondi in maniera autonoma, senza concertazione con le categorie.

Si tratta di incassi che vengono destinati alle attività più varie, anche di spesa corrente o per non identificati “fini sociali”, non sempre in linea con le finalità turistiche. Emerge così che le priorità primarie dei Comuni, per quanto riguarda gli investimenti effettuati con gli incassi dell'imposta di soggiorno, siano quelle relative agli “eventi e manifestazioni” (16,4%), al “restauro e manutenzione musei e monumenti” (13,3%) ma alta è anche la quota destinata per le “strade ed il miglioramento della viabilità interna” (8,2%), all'”arredo pubblico” (7,6%), al “sostegno agli uffici IAT” (5%), a “pulizie e decoro cittadino, al verde pubblico” (4,8%) alla realizzazione di “sito web” (3,8%) e “Wi-Fi e hotspot” (3,6%).

Elenco dei Comuni[modifica | modifica wikitesto]

Calabria[modifica | modifica wikitesto]

Lazio[modifica | modifica wikitesto]

Liguria[modifica | modifica wikitesto]

Lombardia[modifica | modifica wikitesto]

Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Veneto[modifica | modifica wikitesto]

Emilia-Romagna[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La prima legge sulla tassa di soggiorno
  2. ^ Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 1938, n. 297
  3. ^ Atti parlamentari della Camera dei deputati, vol. 6, Tip. E. Botta, 1910, p. 6666, OCLC 38003840. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 17 maggio 2019).
  4. ^ legge 24 aprile 1989 n. 144
  5. ^ legge 30 luglio 2010, n. 122
  6. ^ Decreto Legislativo 14 marzo 2011 n. 23
  7. ^ Ista, Mercury s.r.l., L'imposta di soggiorno (PDF), 5ª, Federalberghi.it - Osservatorio sulla fiscalità locale, luglio 2014, p. 69. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 17 maggio 2019).
  8. ^ Federculture (a cura di), 14º Rapporto annuale Federculture 2018: Impresa Cultura. Comunità, territori, sviluppo, Gangemi, p. 227, ISBN 978-88-492-4279-9.
  9. ^ Tassa di soggiorno: quanto si paga?, su archive.is, 11 febbraio 2019.
  10. ^ William Chiaromonte, Lavoro e diritti sociali degli stranieri: il governo delle migrazioni, vol. 3, Torino, G. Giappichelli Editore, 2013, p. 141, ISBN 978-88-348-2575-4, OCLC 041321002. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 17 maggio 2019).
  11. ^ Vincoli di destinazione dell’imposta di soggiorno, in quotidianopa.leggiditalia.it, 9 novembre 2018. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 17 maggio 2019).
  12. ^ Valerio Ficari e Giuseppe Scanu, "Tourism taxation": sostenibilità ambientale e turismo, fra fiscalità locale e competitivià, G. Giappichelli, 8 novembre 2013, p. 210, ISBN 978-88-348-2646-1, OCLC 862072360. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 17 maggio 2019).
  13. ^ Tino Mantarro, La tassa di soggiorno all'estero, su touringmagazine.it. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 14 aprile 2015).
  14. ^ Turismo: scatta tassa-ingresso in USA, su ANSA.it, 6 agosto 2010. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 7 settembre 2017).
  15. ^ Robert Balkovich, Ray Barlett e Aly Lemer, New York City, EDT srl, p. 32, ISBN 978-88-592-5435-5. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 17 maggio 2019).
  16. ^ Ginger Adams Otis, New York City. Con cartina, in Lonely Planet (a cura di), Guide alle Città, torino, EDT Srl, 2009, p. 357, ISBN 978-88-6040-399-5, OCLC 635869977. URL consultato il 17 maggio 2019 (archiviato il 17 maggio 2019).
  17. ^ Osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno
  18. ^ XIX Rapporto sul Turismo Italiano - Federalberghi
  19. ^ Comune di Salerno
  20. ^ Imposta di soggiorno - Comune di Albenga, su comune.albenga.sv.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 18 gennaio 2006).
  21. ^ Imposta di Soggiorno - Comune di Borghetto, su comune.borghettosantospirito.sv.it.
  22. ^ Imposta di soggiorno - comune di Chiavari, su chiavari.imposta-soggiorno.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  23. ^ Imposta di soggiorno - comune di Genova, su smart.comune.genova.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  24. ^ Imposta di soggiorno - comune di Imperia, su trasparenza.comune.imperia.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  25. ^ Tassa di soggiorno. Siglato l'accordo tra Airbnb e Comune della Spezia, su comune.laspezia.it, 23 maggio 2018. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  26. ^ Imposta di soggiorno - Pietra Ligure, su comunepietraligure.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  27. ^ Imposta di soggiorno - comune di Rapallo, su comune.rapallo.ge.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 22 marzo 2018).
  28. ^ Imposta di soggiorno in vigore dal 2012, su comunesarzana.gov.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 5 dicembre 2013).
  29. ^ Imposta di Soggiorno modulistica, su comune.savona.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  30. ^ Patto regionale per il turismo - imposta di soggiorno, su comune.toirano.sv.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  31. ^ Imposta di soggiorno anno 2019, su comune.varazze.sv.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  32. ^ Imposta di soggiorno - comune di Bergamo, su comune.bergamo.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  33. ^ Imposta di soggiorno - comune di Brescia (archiviato il 15 maggio 2019).
  34. ^ Imposta di soggiorno - comune di Como, su comune.como.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 18 marzo 2019).
  35. ^ Imposta di soggiorno - sistema PagoPa, su comune.lecco.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 29 maggio 2015).
  36. ^ Imposta di soggiorno - comune di Mantova, su comune.mantova.gov.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 18 giugno 2015).
  37. ^ Imposta di soggiorno - comune di Milano, su comune.milano.it (archiviato il 15 maggio 2019).
  38. ^ Imposta di soggiorno - comune di Monza, su comune.monza.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 26 luglio 2018).
  39. ^ Imposta di soggiorno - comune di Varese, su comune.varese.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  40. ^ Imposta di soggiorno dal 1º gennaio 2018, su trasparenza.comune.asti.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  41. ^ Imposta di soggiorno nella Provincia di Torino, su turismotorino.org. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  42. ^ Imposta di osggiorno -istruzioni operative, su comune.cantalupa.to.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).
  43. ^ Informazioni Generali, su comune.cuneo.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 4 aprile 2019).
  44. ^ Imposta di soggiorno con modulistica, su comune.torino.it. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 19 maggio 2012).
  45. ^ Imposta di soggiorno - Comune di Venezia, su comune.venezia.it, 24 agosto 2011. URL consultato il 15 maggio 2019 (archiviato il 15 maggio 2019).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]