Argegno

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Argegno
comune
Argegno – Stemma
Argegno – Veduta
Vista da Castello sul centro
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Como-Stemma.png Como
Amministrazione
SindacoRoberto De Angeli (lista civica) dal 24-05-2014
Territorio
Coordinate45°56′36″N 9°07′42″E / 45.943333°N 9.128333°E45.943333; 9.128333 (Argegno)Coordinate: 45°56′36″N 9°07′42″E / 45.943333°N 9.128333°E45.943333; 9.128333 (Argegno)
Altitudine210 m s.l.m.
Superficie4,11 km²
Abitanti659[1] (30-4-2019)
Densità160,34 ab./km²
FrazioniSant'Anna
Comuni confinantiBrienno, Colonno, Dizzasco, Lezzeno, Nesso, Pigra, Schignano
Altre informazioni
Cod. postale22010
Prefisso031
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT013011
Cod. catastaleA391
TargaCO
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 368 GG[2]
Nome abitantiargegnini
PatronoSantissima Trinità
Giorno festivoprima domenica dopo la Pentecoste
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Argegno
Argegno
Argegno – Mappa
Localizzazione del comune di Argegno nella provincia di Como
Sito istituzionale

Argegno (Argègn in dialetto comasco[3], AFI: [ɑrˈdʒɛɲ]) è un comune italiano di 659 abitanti[1] della provincia di Como in Lombardia.

È situato sulla sponda occidentale del "ramo" di Como e dista dal capoluogo circa 18 km, il cui centro sorge su un conoide alluvionale formato dall'ultimo tratto del fiume Telo, dove esso sfocia nel lago di Como. Al largo del litorale comunale è presente il punto più profondo del bacino lacustre, situato a 410 metri sotto il livello del lago. Il paese nasce inizialmente come borgo di pescatori, poi via via ingranditosi lungo le strade provinciali 15 e 13 (tramite le quali si raggiungono rispettivamente Schignano ed il resto della Valle Intelvi), essendo queste ottime location per villette con ampio panorama sul Lago; e sviluppatosi grazie al turismo. Da Argegno, attraverso una funivia, si raggiunge agevolmente in circa 5 minuti l'abitato di Pigra a 850 metri d'altitudine.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del toponimo è celtica. In celtico ar-genuos significa "bocca di fiume arabile"[4], evidentemente con riferimento al torrente Telo e al particolare ambiente sedimentario da esso generato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Argegno nel 1943

Da Argegno, in epoca romana, passava la via Regina, strada romana che collegava il porto fluviale di Cremona (la moderna Cremona) con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano). Di epoca romana sono anche due lapidi rinvenute nella vicina Brienno e che parlano di un tale Publio Cesio Archigene, incaricato di erigere altari agli dei e il cui nome si suppone possa essere in qualche modo legato al nome di Argegno[5]

Durante l'epoca delle lotte tra guelfi e ghibellini, Argegno fu una roccaforte guelfa[5]. Come riportato nelle cronache delle sanguinose dispute tra le due fazioni che interessarono anche il territorio lariano, dal 1270 Argegno ospitava infatti il castello di un tal Antonio Castello, seguace della famiglia guelfa dei Vittani nella guerra contro i ghibellini Rusconi. La costruzione era parte integrante di una linea difensiva in collegamento con i castelli di Sala Comacina, Lezzeno e Nesso[5]. Al periodo medievale risale anche la costruzione di un secondo castello, situato in centro paese. Si tratta della torre dei nobili Viscardi, parzialmente crollata nel 1876 e la cui parte inferiore fu col tempo adibita ad abitazione[5].

Negli "Statuti di Como" del 1335, "Arzegnio", che apparteneva alla pieve d'Intelvi, è citato tra i comuni ai quali spetta la manutenzione di un tratto della via Regina[6]. Il 18 dicembre 1648, il comune venne dato in feudo alla famiglia Gallio[6].

Nel 1757, una nuova compartimentazione territoriale del Ducato di Milano decretò all'appartenenza di Argegno alla pieve d'Isola[7].

Un decreto di riorganizzazione amministrativa del Regno d'Italia napoleonico datato 1807 sancì l'allargamento del territorio di Argegno ai comuni di Dizzasco ed uniti, Pigra e Schignano[8]. L'aggregazione fu tuttavia abrogata in seguito alla caduta di Napoleone e la conseguente ricostituzione dei comuni della Provincia di Como da parte degli austro-ungarici[9][10][11].

Durante i moti del 1848, la Chiesa di San Sisinnio di Argegno ospitò la sede del comitato provvisorio di insurrezione della Valle Intelvi[12].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale della Santissima Trinità

La Chiesa parrocchiale della Santissima Trinità[13] fu costruita nel primo trentennio del XX secolo in stile eclettico neoromanico-neogotico su progetto di Cesare Nava[14]. L'edificio, ad una sola navata[15], fu realizzato in sostituzione della vecchia chiesa parrocchiale Cinquecentesca, allora situata in centro al paese ma a rischio di crollo[14][16].

Facciata della Chiesa parrocchiale

La facciata a capanna, elemento tipico dell'arte romanica, presenta un rosone a vetri con figure di Santi, chiaro riferimento all'arte gotica. Di chiara ispirazione romanica sono inoltre le decorazioni esterne ad archetti pensili e il protiro. La facciata presenta inoltre alcuni mosaici, raffiguranti: i quattro Evangelisti, Sant’Abbondio e Sant'Anna, nonché, in una lunetta, Gesù adolescente e tre pecore[15].

Internamente, un altro mosaico si trova nel catino absidale; si tratta di una raffigurazione della Santissima Trinità, realizzata nel settembre del 1972[15]. In origine, la parrocchiale fu adornata con gli arredi della vecchia chiesa[16], comprensivi di una grande tela Seicentesca sulla Natività (affissa alla parete destra), dell’organo Mascioni e di una statua della Madonna (situata ai lati dell'altare maggiore)[15]. Nel 1973 gli originari altari in marmo e legno furono sostituiti con strutture in granito levigato[15]. L'altare maggiore, il tabernacolo e I'ambone, opere dello scultore Gian Luigi Giudici di Valmorea, riportano, rispettivamente, i dodici Apostoli e i quattro Evangelisti, una scena della Cena di Emmaus, una rappresentazione di Gesù che predica da una barca[15]. Allo stesso autore si devono le opere situate ai piedi delle due statue della Madonna e di San Giuseppe con Gesù fanciullo collocate ai lati dell'altare. Si tratta da un lato di scene evocative dell'essere sposa, madre, educatrice e assistente dei bisognosi, (situate sotto la statua di Maria) e, dall'altro lato, di scene di vita da contadino, muratore, falegname e pescatore, (collocate ai piedi della statua di Giuseppe)[15]. D'interesse sono anche due acquasantiere in granito ai piedi del palco ligneo dell'organo[15].

Chiesa di Sant'Anna

La Chiesa di Sant'Anna, risalente al 1614[17], si trova sulla strada per Schignano.

Edificio ad unica navata con cappelle laterali e facciata a capanna preceduta da portico con colonne in granito[17], la chiesa fu eretta sulle fondamenta di una cappella dedicata alla Beata Vergine di Gelpio, tutt'oggi venerata in un'edicola custodita nell'altare maggiore[18] realizzato in scagIiola policroma[19]. Un altare laterale conserva invece una statua di Sant'Anna[19].

La chiesa conserva affreschi Seicenteschi del pittore campionese Isidoro Bianchi, racchiusi entro decorazioni a stucco attribuite a Giovanni Battista Barberini[18]. Il ciclo pittorico raffigura una serie scene di vita della Madonna, culminanti nell'Assunzione in Cielo riportato nella volta centrale[18], e richiama altri affreschi eseguiti dallo stesso Bianchi in altre chiese. È il caso dell’Incoronazione della Vergine, simile a quella presente nel Santuario della Caravina a Cressogno, così come degli Angeli Osannanti al suono dell'organo riscontrabili anche a Campione, a Brenzio e alla stessa Caravina[18].

Sul campanile della chiesa è riportata la data del 1824[18].

Chiesa di San Sisinnio

Sulla strada per San Fedele Intelvi si trova la Chiesa di San Sisinnio, completata tra secoli XVII e XVIII[5][20]. La chiesa, che fino al 1632 fu la matrice della vecchia chiesa della Santissima Trinità[5], è un edificio a navata unica con una sacrestia accostata sul lato destro e con cappelle laterali[20].

Dotata di campanile di origine romanica[12], la chiesa presenta un nartece barocco e una facciata decorati a trompe l'oeil[20]. La facciata, in particolare, riporta un affresco di San Sisinnio, opera dell'artista ponnese Bernardino Barelli di (1762-1838)[12].

Ad altri artigiani della Valle Intelvi si devono, all'interno della chiesa, i paliotti degli altari, adornati da una scagliola policroma risalente ai secoli XVII e XVIII[12]. Degni di nota sono inoltre alcuni mobili Settecenteschi intarsiati, un tabernacolo rinascimentale, i busti reliquiari lignei delle Sante Faustina e Liberata, oltre ad alcuni affreschi, stucchi e tele ad olio[12].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte medievale sul Telo

Affacciato sulla statale Regina di fronte ai pali da ormeggio situati a monte rispetto all'imbarcadero della navigazione laghi si trova l'edificio costruito sulla parte inferiore della vecchia torre dei Viscardi. La torre, crollata nel 1876, era provvista di feritoie e piccole finestre su tutti i lati ed era sormontata da una merlatura[21].

Proseguendo sulla Regina in direzione nord, dal ponte sul torrente Telo è possibile osservare un ponte romanico a sesto acuto, oltre a caratteristiche case a strapiombo sulle rive, tra cui un'antica bottega di un fabbro con un maglio del 1772[22].

Il Vicolo Mulini ripercorre il tragitto della vecchia “Roggia Molinara”, un sistema di canalizzazione delle acque del Telo che, a partire dal XVII secolo, rappresentava la fonte di approvvigionamento energetico di una filanda e di un incannatoio (ora adibite ad abitazioni), nonché di quattro mulini che servivano a macinare il grano, il granturco e le castagne provenienti dalla Val d'Intelvi[22]. A testimonianza di ciò, il lato posteriore di quello che un tempo era il "mulino Toppi" (oggi panificio) riporta ancor'oggi la data del 1605[22]. Un altro mulino (oggi abitazione privata) si trovava all'angolo con via Garibaldi; nei pressi dell'edificio si può ancor'oggi vedere l'ampio androne ove un tempo gli animali da soma venivano parcheggiati in attesa di caricare il macinato[22]. Poco lontano è possibile osservare il mulino Spinelli[22].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Prima dell'unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo dell'unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[24]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ Per il dialetto comasco, si utilizza l'ortografia ticinese, introdotta a partire dal 1969 dall'associazione culturale Famiglia Comasca nei vocabolari, nei documenti e nella produzione letteraria.
  4. ^ Etymological Dictionary of Proto Celtic (voci *aro- e *genu-).
  5. ^ a b c d e f Comune di Argegno (Co), su www.comune.argegno.co.it. URL consultato il 29 marzo 2020.
  6. ^ a b c SIUSA - Comune di Argegno, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 4 aprile 2020.
  7. ^ a b Comune di Argegno, 1757 - 1797 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 aprile 2020.
  8. ^ a b c Comune di Argegno, 1798 - 1815 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 aprile 2020.
  9. ^ Comune di Dizzasco, 1816 - 1859 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 aprile 2020.
  10. ^ Comune di Pigra, 1816 - 1859 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 aprile 2020.
  11. ^ Comune di Schignano, 1816 - 1859 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 aprile 2020.
  12. ^ a b c d e Comune di Argegno (Co), su www.halleyweb.com. URL consultato il 29 marzo 2020.
  13. ^ Chiesa della S.ma Trinità - complesso, Piazza della Chiesa - Argegno (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  14. ^ a b Chiesa della Santissima Trinità di Argegno, su www.comoeilsuolago.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  15. ^ a b c d e f g h Comune di Argegno (Co), su www.halleyweb.com. URL consultato il 29 marzo 2020.
  16. ^ a b Chiesa della Santissima Trinità - Argegno, su myLakeComo.co. URL consultato il 27 marzo 2020.
  17. ^ a b Chiesa di S. Anna - complesso, Piazza Cap. Peduzzi Giuseppe - Argegno (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  18. ^ a b c d e Santuario di Sant'Anna - Argegno, su www.comoeilsuolago.it. URL consultato il 28 marzo 2020.
  19. ^ a b Comune di Argegno (Co), su www.halleyweb.com. URL consultato il 29 marzo 2020.
  20. ^ a b c Chiesa di S. Sisinnio - complesso, Piazzetta Donato Riccillo - Argegno (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  21. ^ Tutte le fortificazioni della provincia di Como in sintesi, Castelli della Lombardia, su www.mondimedievali.net. URL consultato il 17 aprile 2020.
  22. ^ a b c d e Comune di Argegno (Co), su www.halleyweb.com. URL consultato il 29 marzo 2020.
  23. ^ Comune di Argegno, 1816 - 1859 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 27 aprile 2020.
  24. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Donato Gregorio, Argegno: storia e memorie di un Comune del Lario, Missaglia: Bellavite, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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