Via delle Gallie

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Via delle Gallie
Donnas roman road.jpg
Un tratto della via delle Gallie conservatosi presso Donnas
Localizzazione
Stato attuale Italia Italia
Francia Francia
Svizzera Svizzera
Coordinate 45°36′09.09″N 7°45′40.46″E / 45.602524°N 7.76124°E45.602524; 7.76124Coordinate: 45°36′09.09″N 7°45′40.46″E / 45.602524°N 7.76124°E45.602524; 7.76124
Informazioni generali
Tipo strada romana
Costruttore Augusto
Lunghezza ? miglia romane
Inizio Eporedia (Ivrea)
Fine Lugdunum (Lione) e anche Gran San Bernardo
Informazioni militari
Utilizzatore Impero romano
Funzione strategica collegamento di Italia romana con Gallia
[senza fonte]
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La strada o via delle Gallie è una strada consolare di fondovalle di epoca romana, prima opera pubblica romana in Valle d'Aosta creata all'epoca della conquista dell'area alpina, che attraversa in parte anche la Lombardia, il Piemonte, la Francia e la Svizzera. Detta anche Publica o Strata[1], fu fatta costruire da Augusto[2] sulla traccia di sentieri preesistenti per collegare tra loro la piana del Po e più in generale le regioni mediterranee alle regioni alpine. Fu creata come infrastruttura necessaria e ancillare all'espansione militare e politica romana[3].
In epoca medievale, vi si sovrapporrà il tracciato della via Francigena mentre nel Novecento per lunghi tratti coinciderà con la SS 26 e la SS 27.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Viabilità preromana in Valle d'Aosta[modifica | modifica wikitesto]

Donnas, tratto della via consolare delle Gallie

In epoca antica le vie di comunicazione in Valle d'Aosta avevano da un lato percorsi obbligati dalla morfologia montana e dall'altro erano spesso costruite lungo il crinale dei monti per evitare il thalweg della valle, che era soggetta agli straripamenti della Dora Baltea o in più punti occupata da acquitrini.[4] Ciò nonostante, un tracciato lungo la Dora Baltea è ipotizzabile già nel III millennio a.C. grazie ai ritrovamenti archeologici dai due versanti alpini.[5]

All'epoca dei Salassi, probabilmente, gli spostamenti quotidiani erano garantiti da una rete viaria primitiva[2], soprattutto da un reticolo di mulattiere che si sviluppavano talvolta a fondovalle e principalmente a quota leggermente maggiore rispetto a quella che sarà la via delle Gallie, a collegare tra loro i paesi di mezza costa o alpini.[6] Un tratto di mulattiera preromana venne ritrovato anche nei pressi di Avise, nella zona di Pierre Taillée, una sorta di corridoio di dieci gradini scalpellati a mano tra strette rocce.[7]

Esistevano anche strade vere e proprie: nell'Ottocento Pierre-Louis Vescoz individuava i resti di una antica strada preromana tra Pont-Saint-Martin e Donnas, detta chemin des Salasses, oggi ancora visibili a tratti seppure estremamente ridotti:

(FR)

« L'on rencontre encore de nos jours par ci par là cinq ou six tronçon de cette ancienne route essez visibles, tracé en partie sur le roc et en partie sur le pavé et de la largeur en général de deux mètres et trente centimètres »

(IT)

« Si incontrano ancora ai giorni nostri, sparsi qua e là, cinque o sei pezzi visibili di questa antica strada, tracciata in parte sulla roccia e in parte sul terreno, e la cui larghezza in genere è di due metri e trenta centimetri. »

([8])

Le sostruzioni ciclopiche nel tratto tra Bard e Donnas sono state studiate da Rosanna Mezzena Mollo, che le data non molto prima della fondazione di Augusta Praetoria.[7]

La Valle d'Aosta era comunque fin dall'antichità naturale via di transito di uomini e merci. Strabone così descriveva le vie di comunicazione valdostane negli anni precedenti alla conquista romana delle terre salasse:

« per il viaggiatore che valica la catena delle montagne venendo dall'Italia, la strada segue dapprima questa valle. In seguito, essa si divide in due tronchi, uno dei quali passa per quello che è detto il Pennino, impraticabile ai carri verso la cresta delle Alpi, l'altro che passa più a ovest, per il territorio dei Ceutroni... l'uno è praticabile ai carri sulla maggior parte del percorso, l'altro, per il Pennino, stretto e ripido, ma corto. »
([7])

Ipotesi sull'epoca della costruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'arco ricavato scavando la viva roccia del pendio, in un tratto a mezzacosta, è visibile anche un cippo miliare a forma di colonna, anch'esso ricavato dalla roccia
L'arco romano illuminato di sera

Secondo l'ipotesi dell'archeologo Carlo Promis[9], che cita un passo di Polibio, esisteva in Valle d'Aosta già in epoca repubblicana, e quindi prima della conquista romana di queste terre, una strada di fondovalle regolare, più che un sentiero, la cui costruzione si sarebbe conclusa nel 121-120 a.C.[10]. In seguito, Piero Barocelli, archeologo e soprintendente di Piemonte e Liguria,[11] ha messo in dubbio le conclusioni del Promis: «esse appaiono troppo assolute anche solo se si pensa alla grandiosità dei lavori ed allo stato di guerra durante i quali sarebbero stati fatti, inframmezzato da malfide paci»[12]. Carducci ipotizza che almeno parte della strada, il tratto che da Augusta Praetoria si diramava verso l'Alpe Pennina, fosse coevo o posteriore alla fondazione della città.[13]. Alcuni storici svizzeri concordano che il tratto del Gran San Bernardo risalga all'epoca dell'imperatore Claudio (41-54), che elevò Octodurus (oggi Martigny) e al quale sono dedicati alcune pietre miliari.[2][7]

André Zanotto, raccogliendo i suggerimenti delle ipotesi precedenti, ipotizza che la strada di fondovalle sia stata in parte sistemata prima della definitiva sottomissione salassa, durante i periodi di mediazione e accordi, seppur deboli, tra Salassi e Romani.[14] La strada, secondo Zanotto, sarebbe stata costruita dapprincipio dai militari coadiuvati dalla popolazione locale, mentre dopo la sottomissione dei Salassi la forza lavoro degli schiavi sarebbe divenuta preponderante. Essa non poteva che sorgere principalmente sulla strada preesistente per la topografia stessa della valle.[7][12]

Secondo Letizia Gianni, autrice di numerose guide sulla Via Francigena, fu fatta costruire intorno al 12 a.C., quindi lastricata sotto l'imperatore Augusto nel 47 d.C.[1].

Epoca medievale[modifica | modifica wikitesto]

In epoca medievale, il percorso della Via francigena lungo la Valle d'Aosta venne in parte a sovrapporsi all'antica via delle Gallie. La parete di crollo nei pressi di Balmas, oggi villaggio fantasma di Montjovet, costrinse la deviazione della strada romana.[15]

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Data l'esiguità di spazio tipica della zona di montagna, con continuità la SS 26 e la SS 27 vanno in parte a sovrapporsi alla via delle Gallie e alla via Francigena. Parte dei sentieri che non coincidono con le strade statali o non sono asfaltati sono invece rappresentati dal sentiero CAI n. 103 (indicato dai cartelli come via Francigena), dallo Chemin des Vignobles[16] e da altri tratti di sentieri.

Oggi, all'interno del programma Interreg IIIB MEDOCC, sette paesi europei collaborano per la valorizzazione delle antiche vie romane, tra le quali figura anche la via delle Gallie[17]. Nel 2005 è stato messo in sicurezza il sito archeologico di Donnas in cui è presente il tratto meglio conservato della via delle Gallie.

Itinerario[modifica | modifica wikitesto]

La stretta gola di Pierre Taillée creava una naturale separazione tra Avise e La Salle: la strada, tra sostegni e incisioni nella roccia, ha collegato spettacolarmente i due comuni.

La via delle Gallie partiva da Mediolanum (l'attuale Milano) e passava per Eporedia (l'attuale Ivrea), costruita nel 100 a.C. per volere del Senato Romano[18], e si biforcava all'altezza di Augusta Praetoria, fondata nel 25 a.C., l'attuale Aosta.

Da Augusta Praetoria, un ramo della strada consolare usciva dalla Porta Decumana e si partiva attraverso la Valdigne per l'Alpis Graia o Columna Jovis, oggi detta Piccolo San Bernardo, fino a Lugdunum, città fondata nel 47 a.C. e oggi chiamata Lione, mentre l'altro ramo usciva dalla Porta Principalis Sinistra e arrivava all'Alpis Poenina, Mons Jovis o Summus Pœninus, oggi Gran San Bernardo, e conduceva oltre le Alpi verso Octodurus, nel Vallese, in Svizzera.

Il passo in Alpe Graia era detto Columna Iovis: con le opere romane la strada fu ampliata e lastricata e il passo divenne praticabile ai carri: di questa parte della consolare restano tracce a partire dal Faubourg di La Thuile, verso la Grande Golette, salendo poi a Pont Serran e quindi a nord delle mansiones e del Cromlech del Piccolo San Bernardo.[19]

Lungo la strada consolare nacquero vari centri abitativi e si installarono le mutationes, stazioni per il riposo e il cambio degli animali da soma, e le mansiones.[6]

Carema nel toponimo ricorda secondo alcuni le sue quaranta miglia romane da Aosta, quadragesimum lapidem ab Augusta Praetoria, secondo altri la cameram, ossia la "dogana" che vi ebbe sede. Per il transito era previsto un pedaggio del 2,5% sul valore delle merci che passavano dalle Gallie verso la penisola italica.[20]

Altre cittadine si suppone presero il nome dal miglio della strada: tra esse Quart (ad quartum lapidem), Chétoz (ad sextum lapidem), Nus (ad nonum lapidem) e Diemoz (ad decimum lapidem). Non tutte hanno mantenuto un ruolo di pari rilievo in epoca moderna, alcune sono oggi semplici frazioni di altri paesi, e soprattutto per alcune potrebbe non esserci più corrispondenza tra le distanze da Augusta Praetoria delle originarie stationes indicate dalle miglia romane e le distanze attuali: non sempre le località indicate dal nome sono rimaste esattamente tali, per alcune è oggi difficile indicare il luogo originario in cui sorgessero e l'inizio e la fine della misurazione, ad esempio si hanno diverse ipotesi per la distanza tra Quart e Aosta.[6][21]

Tecniche adottate[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Genio militare (storia romana).

La via delle Gallie fu un'imponente opera architettonica e ingegneristica che presentò notevoli difficoltà di realizzazione, e per costruirla furono adottate soluzioni tecniche impegnative per l'epoca. Oltre a realizzare la strada nel fondovalle con solide fondamenta, andavano superate gole e torrenti, tagliate pareti rocciose, elevate strutture di sostegno sui pendii scoscesi e costruiti acquedotti e ponti.

I ponti[modifica | modifica wikitesto]

I ponti della via delle Gallie valdostani erano 17, alcuni crollati, altri in rovina.[5]

Il Pont Saint-Martin è l'unico ponte romano che si sia conservato senza crollare e che sia ancora in uso. Tutti gli altri ponti che furono costruiti per dare continuità alla via consolare sono crollati, distrutti dal tempo o dall'uomo, o non sono più in uso.
Il ponte romano di Saint-Vincent, sul torrente Cillian all'ingresso di Saint-Vincent, conserva solo le due spalle mentre il ponte sul torrente Marmore a Châtillon fu distrutto dalle truppe francesi nel 1691, e se ne conserva solo una delle nove fasce di archi che lo componevano; il ponte dell'alta valle di Pierre Taillée e quello dell'Equiliva furono distrutti anch'essi dalle invasioni francesi.
Curiosamente intatto resta il ponte di pietra di Aosta, che però non scavalca più il Buthier dato che nel XVII secolo il corso d'acqua ha cambiato letto.[22]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La via francigena in Valle d'Aosta, Milano, Touring Club Italiano, 2006, pp. 10-11, ISBN 88-365-3767-7.
  2. ^ a b c Da Augusta Praetoria ai valichi alpini, Sito del Turismo - Regione Valle d'Aosta. URL consultato il 28 maggio 2012.
  3. ^ Sito del Turismo - Regione Valle d'Aosta
  4. ^ Carlo Passerin d'Entrèves, p. 238
  5. ^ a b Fonte: Cartello informativo nei pressi del Ponte romano di Saint-Vincent.
  6. ^ a b c Sito del Turismo - Regione Valle d'Aosta
  7. ^ a b c d e André Zanotto, p. 31
  8. ^ (FR) Pierre-Louis Vescoz, Vestiges d'une route antique, dite des Salasses, sur Donnas: mémoire, 1883., cit. in Carlo Passerin d'Entrèves, p. 239
  9. ^ Carlo Promis, cit. in André Zanotto, p. 30
  10. ^ Per Carlo Promis, i dati archeologici sarebbero confermati: «ne' ponti, ne' tagli, nelle costruzioni in loro muto ma efficacissimo linguaggio accusano il pensiero e la struttura delle opere, quali facevansi un secolo e mezzo avanti Cristo», cit. in André Zanotto, p. 30
  11. ^ Piero Barocelli, cit. in André Zanotto, p. 30
  12. ^ a b André Zanotto, p. 30
  13. ^ Per Carducci, la strada sarebbe stata fondata «negli ultimi tempi della Repubblica e sistemata contemporaneamente alla fondazione della città di Augusta Praetoria, o anche posteriore, almeno per quanto riguarda la diramazione verso l'Alpe Pennina», cit. in André Zanotto, p. 30
  14. ^ Sappiamo che all'epoca i Salassi erano soliti chiedere pedaggi sulle loro strade, questo poteva essere quindi un argomento vantaggioso per accettare la sistemazione della strada.
  15. ^ Francesco Prinetti, Andar per sassi. Le rocce alpine fra natura e cultura. Valle d'Aosta, Canavese, Valsesia, Quart (AO), Musumeci, 2010, p. 32, ISBN 978-88-7032-857-8.
  16. ^ Sito dedicato allo Chemin des Vignobles
  17. ^ E.G., Approvato un progetto per la valorizzazione della Via consolare delle Gallie, AostaOggi, 15 febbraio 2013.
  18. ^ Secondo alcune ipotesi, Eporedia fu fondata proprio a protezione della via delle Gallie a seguito della sconfitta dei Cimbri ai Campi Raudi da parti di Caio Maio. Cfr. Touring Club Italiano, Torino e Valle d'Aosta, Guide Rosse, Touring Editore, 1996, p.24. ISBN 8836508804
  19. ^ Paolo Papone, La strada nel XVIII secolo, in Et voilà La Thuile, nº 2, dicembre 2005 XIV, pp. 1-12.
  20. ^ Breve storia del comune, Comune di Carema. URL consultato il 13 aprile 2012.
  21. ^ André Zanotto, p.33
  22. ^ Carlo Passerin d'Entrèves, 237-238

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bonetto Franco e Boschis Gianni, "Sulla via delle Gallie", in Geologia e turismo. Beni geologici e geodiversità, Atti del Terzo Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Geologia e Turismo. Bologna 1,2,3 marzo 2007.
  • André Zanotto, La romanizzazione, in Valle d'Aosta antica e archeologica, Quart (AO), Musumeci, 1986. (fonte)
  • Carlo Passerin d'Entrèves, Il Castello di Pont-Saint-Martin e la rocca di Bard, in Augusta Praetoria: revue valdôtaine de pensée et d'action regionalistes, nº 4, 1951, pp. 237-242.
  • Carlo Promis, Le antichità di Aosta, Torino, Stamperia reale, 1862.
  • Carlo Promis, La strada e le costruzioni romane della Alpis Graia: memoria, Torino, Fratelli Bocca, 1924.
  • Piero Barocelli, Forma Italiae. Regio XI Transpadana., 1. Augusta Praetoria, Roma, Danesi, 1948.
  • Edouard Aubert, Les voies romaines de la Vallée d'Aoste, Parigi: Librairie académique-Didier, 1862.
  • Rosanna Mollo Mezzena, Viabilità romana in Valle d'Aosta. Il ruolo dei valichi alpini: aspetti storico-archeologici, in Rosanna Cappelli (a cura di), Viae publicae romanae : X mostra europea del turismo, artigianato e delle tradizioni culturali - Roma, Castel Sant'Angelo, 11-25 aprile 1991, catalogo mostra, Roma, Leonardo-De Luca, 1991, pp. 235-249.
  • Rosanna Mezzena Mollo, Augusta Praetoria tardoantica: viabilità e territorio, in Regione autonoma Valle d'Aosta, Assessorato del turismo, sport e beni culturali, Servizio beni archeologici (a cura di), Felix temporis reparatio: atti del convegno "Milano capitale dell'Impero romano", Milano, 8-11 marzo 1990, Milano, ET, 1992, pp. 273-320.
  • Patrizio Vichi, La strada ritrovata: la via romana della Valle d'Aosta, Aosta, 2011.
  • Mario Chiaudano, La strada romana delle Gallie, con fotografie di Domenico Riccardo Peretti-Griva, Torino, 1939.
  • Gaetano De Gattis, La via delle Gallie, espressione del potere centrale, Bulletin d'études préhistoriques et archéologiques alpines, fascicolo 21, 2010, pp. 325–334

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]