Via Traiana

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I tracciati (in bianco la via Appia Antica; in rosso la via Traiana)

La via Traiana (detta anche via Appia Traiana) fu una strada romana di epoca imperiale che collegava Benevento (Beneventum) a Brindisi (Brundisium).

Costruita tra il 108 e il 110 d.C. per volontà dell'imperatore Traiano, la strada costituì una valida alternativa alla via Appia Antica rimanendo in uso fino a tutto il medioevo e, limitatamente al tratto appenninico, anche in epoca moderna.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La strada ricalcava la preesistente via Minucia, un malagevole tracciato risalente all'epoca repubblicana[1]. Tuttavia è possibile che il percorso della via Traiana corrispondesse solo parzialmente a quello della via Minucia; in particolare permangono incertezze in merito alle tratte Aequum Tuticum-Herdonia e Butuntum-Egnatia. Infatti secondo alcuni storici la vecchia via Minucia (a differenza della via Traiana) non varcava in altura i monti della Daunia, ma discendeva piuttosto lungo la più meridionale valle del Cervaro,[2] proseguendo poi lungo una direttrice interna senza passare per Barium.

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

In rosso il percorso della via Appia Antica, in blu quello della via Traiana

Tratto campano[modifica | modifica wikitesto]

La strada usciva da Benevento in direzione est, attraverso l'Arco di Traiano; superato il ponticello presso l'abitato, si inerpicava verso il vicus di Forum Novum (tra gli attuali comuni di Paduli e Sant'Arcangelo Trimonte), proseguendo quindi verso l'attuale comune di Buonalbergo; in questo tratto si trovano tracce dei ponti Latrone e San Marco oltre ai notevoli ruderi del ponte delle Chianche. La strada saliva quindi verso la località di "Santa Maria dei Bossi", in agro di Casalbore; da questo punto e fino al fiume Miscano il tracciato della via corrispondeva a quello del tratturo Pescasseroli-Candela. Superato il torrente della Ginestra mediante il ponte di Santo Spirito (meglio noto come ponte del Diavolo e di cui restano tracce cospicue), il percorso proseguiva verso il pianoro della Malvizza, nel mezzo della valle del Miscano. Superato il corso del Miscano tramite un ponte di cui restano diverse tracce[3], la via Traiana risaliva quindi sull'altipiano di Sant'Eleuterio ove sorge Aequum Tuticum. Tale vicus, nell'attuale territorio di Ariano Irpino, era situato all'incrocio con la via Herculea e con la più antica via Aemilia.[4]

Il tracciato continuava poi a salire fino al casale Tre Fontane, in territorio di Greci, da dove il percorso della strada veniva a coincidere con quello del tratturello Camporeale-Foggia, per raggiungere quindi il valico appenninico di San Vito.[5]

Tratto pugliese[modifica | modifica wikitesto]

Al valico di San Vito (in territorio di Faeto) la strada toccava la massima altitudine (947 m s.l.m.). Il valico è sovrastato da un'altura isolata, il Castiglione, che ebbe sempre grande rilevanza strategica[6]. Più oltre la strada incontrava un ultimo ostacolo, l'aspra dorsale dei monti della Daunia, che veniva superata mediante un passaggio assai angusto (forse ottenuto artificialmente), il cosiddetto Buccolo[4]. Da qui la via scendeva quindi ripida verso Aecae, l'attuale Troia, per poi abbandonare il tracciato rettilineo del tratturello Camporeale-Foggia dirigendosi invece verso Herdonia, al centro del Tavoliere delle Puglie[7].

Da questo centro la strada proseguiva verso Canusium (Canosa), Coratum (Corato), Rubi (Ruvo), Butuntum (Bitonto) per continuare poi fino alla meta tramite due diversi tracciati:

Se ne ritrovano, casualmente, alcuni tratti lastricati nelle campagne pugliesi (ad esempio a Monopoli); a Bari, Trani, Giovinazzo e Ascoli Satriano sono conservate le colonne miliari che ne segnavano l'attraversamento (quelle di Bari, Trani e Giovinazzo furono precedentemente traslate). In seguito fu costruito un prolungamento: la via Traiana Calabra, che giungeva sino a Otranto.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Già in epoca longobarda il tracciato era parte della via Francigena, che toccava numerosi centri religiosi longobardi e in particolare era percorsa dai pellegrini diretti al santuario di san Michele Arcangelo di Monte Sant'Angelo, sul Gargano. Anche all'epoca della dominazione normanna la strada fece parte del sistema delle grandi vie di pellegrinaggio e durante le crociate fu percorsa da eserciti e fedeli in viaggio verso la Terra Santa.

I cavalieri Templari e Gerosolimitani edificarono lungo il suo percorso alberghi e ospizi per i viandanti e ne assicuravano la sicurezza del cammino, mentre i granconti di Ariano controllavano il tratto appenninico[4] compreso tra Paduli (sul fiume Calore) e la corte di Ripalonga (a oriente del Buccolo, lungo il torrente Sannoro[8]). Fu in quella fase storica che all'altezza del valico di San Vito venne eretta l'omonima chiesa, mentre sull'attigua altura del Castiglione fu innalzato il castello di Crepacuore; tale fortezza avrebbe poi avuto un ruolo cruciale nell'assedio all'insediamento musulmano di Lucera condotto nel 1269 da re Carlo I d'Angiò.[9].

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Un tratto della via Traiana ancora in uso tra Aequum Tuticum ed Aecae; sullo sfondo l'altura del Castiglione su cui sorse, in epoca medievale, la fortezza di Crepacuore.

Dopo il crollo di quasi tutti i ponti (forse a causa del devastante terremoto del 1456) rimase in esercizio il solo tratto compreso fra Tre Fontane (non lontano dall'antica Aequum Tuticum) e Troia (presso l'antica Aecae) che, correndo lungo i crinali, non richiedeva l'attraversamento di alcun corso d'acqua. Lungo questa tratta, corrispondente all'antico tratturello Camporeale-Foggia, sorsero le taverne e i casali di Tre Fontane, San Vito e Cancarro, mentre si scatenarono lotte violentissime per il possesso della fortezza di Crepacuore, che finì distrutta. In particolare nel 1461, durante la guerra angioino-aragonese, avvenne in loco una battaglia talmente cruenta che la conca compresa fra i valichi di San Vito e del Buccolo assunse il nome di Lago di sangue[4].

In epoca rinascimentale la tratta appenninica veniva definita "la via del sale" perché largamente in uso per il trasporto del sale marino prodotto dalle saline di Margherita di Savoia[10]; tale tracciato conservò ancora notevole importanza fino agli inizi del Settecento quando, per iniziativa di re Carlo III di Borbone, venne sostituito dalla nuova via regia delle Puglie (l'attuale strada statale 90 delle Puglie) che dalla sella di Ariano penetra direttamente nella valle del Cervaro.

La via Traiana, nel tratto compreso fra il casale Tre Fontane di Greci (ove si erge l'omonima taverna) e la cittadina di Troia (presso cui vi è la taverna Cancarro), attraverso i valichi di San Vito e del Buccolo, è tuttora aperta al transito. Lungo il percorso sono ben visibili l'altura del Castiglione e il casale di San Vito, ma non la chiesa omonima che pure era ancora in piedi agli inizi del Novecento.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marina Silvestrini, Relazioni irpine dei Seppii di ordine senatorio e un'epigrafe eclanense per i mani di Gaio Cesare, 1997, p. 19 (archiviato il 2 maggio 2020).
  2. ^ Giuliano Volpe, La Daunia nell'età della romanizzazione: paesaggio agrario, produzione, scambi, Edipuglia, 1990, p. 88, ISBN 9788872280614.
  3. ^ Due nuove lastre iscritte dei ponti sulla Via Traiana, su Accademia. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato il 6 agosto 2018).
  4. ^ a b c d Nicola Flammia, Storia della città di Ariano, Ariano di Puglia, Tipografia Marino, 1893, pp. 114-119.
  5. ^ Greci (AV), su Archemail (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2015).
  6. ^ a b San Vito, su Comune di Faeto. URL consultato il 1º gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2018).
  7. ^ Un segmento della via Traiana poco conosciuto: il percorso Aequum Tuticum-Troia, 35º convegno nazionale sulla preistoria, protostoria e storia della Daunia, San Severo 2015 (archiviato il 26 agosto 2019).
  8. ^ Via Traiana, su Comune di Orsara di Puglia. URL consultato il 17 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2018).
  9. ^ Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, a cura di Vincenzo Rubino, Regione Campania (Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino), vol. 2, Avellino, 1995, pp. 259-260.
  10. ^ Archeoclub di San Severo, Armando Gravina, Un segmento della via Traiana poco conosciuto e i collegamenti culturali. Il percorso Aequum Tuticum-Troia (PDF), 35º Convegno nazionale sulla Preistoria - Protostoria -Storia della Daunia, Foggia, settembre 2015. URL consultato il 24 aprile 2018 (archiviato il 24 aprile 2018).

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