Via Traiana

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I tracciati (in bianco la via Appia Antica; in rosso la via Traiana)

La via Traiana fu un'antica strada romana che collegava Benevento (Beneventum) a Brindisi (Brundisium). Aperta al transito nel corso del II secolo d.C. quale variante alla via Appia Antica, la strada rimase in uso per tutto il medioevo e, limitatamente al tratto appenninico, anche in epoca moderna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La via Traiana venne costruita fra il 108 ed il 110 d.C. per volontà dell'imperatore Traiano, su un preesistente tracciato di età repubblicana. Il progetto era stato concepito allo scopo di creare un percorso alternativo a quello della più antica via Appia.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Già in epoca longobarda il tracciato era parte della via Francigena, che toccava numerosi centri religiosi longobardi e in particolare era percorsa dai pellegrini diretti al santuario di san Michele Arcangelo di Monte Sant'Angelo, sul Gargano. Anche all'epoca della dominazione normanna la strada fece parte del sistema delle grandi vie di pellegrinaggio e durante le crociate fu percorsa da eserciti e fedeli in viaggio verso la Terra Santa. I cavalieri Templari e Gerosolimitani edificarono lungo il suo percorso alberghi e ospizi per i viandanti e ne assicuravano la sicurezza del cammino, mentre i granconti di Ariano controllavano il tratto appenninico[1] compreso tra Paduli (sul fiume Calore) e la corte di Ripalonga (a oriente del Buccolo, lungo il torrente Sannoro[2]). Fu in quella fase storica che all'altezza del valico di San Vito venne eretta l'omonima chiesa, mentre sull'attigua altura del Castiglione fu innalzato il castello di Crepacuore[3]; questa fortezza avrebbe poi avuto un ruolo cruciale nell'assedio all'insediamento musulmano di Lucera condotto nel 1269 da re Carlo I d'Angiò.[4].

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il crollo di quasi tutti i ponti (forse a causa del devastante terremoto del 1456) rimase in esercizio il solo tratto compreso fra Tre Fontane (non lontano dall'antica Aequum Tuticum) e Troia (l'antica Eca) che, correndo lungo i crinali, non richiedeva l'attraversamento di alcun corso d'acqua. Lungo questa tratta, corrispondente all'antico tratturello Camporeale-Foggia, sorsero le taverne e i casali di Tre Fontane, San Vito e Cancarro, mentre si scatenarono lotte violentissime per il possesso della fortezza di Crepacuore, che finì distrutta. In particolare nel 1461, durante la guerra angioino-aragonese, avvenne in loco una battaglia talmente cruenta che la conca compresa fra i valichi di San Vito e del Buccolo assunse il nome di Lago di sangue[1].

In epoca rinascimentale la tratta appenninica veniva definita "la via del sale" perché largamente in uso per il trasporto del sale marino prodotto dalle saline di Margherita di Savoia[5]; tale tracciato conservò ancora notevole importanza fino agli inizi del Settecento quando, per iniziativa di re Carlo III di Borbone, venne sostituito dalla nuova via Regia delle Puglie (l'attuale strada statale 90 delle Puglie) che dalla sella di Ariano penetra direttamente nella valle del Cervaro.

La via Traiana, nel tratto compreso fra il casale Tre Fontane di Greci (ove si erge l'omonima taverna) e la cittadina di Troia (presso cui vi è la taverna Cancarro), attraverso i valichi di San Vito e del Buccolo, è tuttora aperta al transito. Lungo il percorso sono ben visibili l'altura del Castiglione e il casale di San Vito, ma non la chiesa omonima che pure era ancora in piedi agli inizi del Novecento.[3]

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

In rosso il percorso della via Appia Antica, in blu quello della via Traiana

Tratto campano[modifica | modifica wikitesto]

La strada usciva da Benevento in direzione est, attraverso l'Arco di Traiano; superato il ponticello presso l'abitato, si inerpicava verso il vicus di Forum Novum (tra gli attuali comuni di Paduli e Sant'Arcangelo Trimonte), proseguendo quindi verso l'attuale comune di Buonalbergo; in questo tratto si trovano tracce dei ponti Latrone e San Marco oltre ai notevoli ruderi del ponte delle Chianche. La strada saliva quindi verso la località di "Santa Maria dei Bossi", in agro di Casalbore; da questo punto e fino al fiume Miscano il tracciato della via corrispondeva a quello del tratturo Pescasseroli-Candela. Superato il torrente della Ginestra mediante il ponte di Santo Spirito (meglio noto come ponte del Diavolo e di cui restano tracce cospicue), il percorso proseguiva verso il pianoro della Malvizza, nel mezzo della valle del Miscano. Superato il corso del Miscano tramite un ponte di cui restano diverse tracce[6], la via Traiana risaliva quindi sull'altipiano di Sant'Eleuterio ove sorge Aequum Tuticum. Questo vicus, in territorio di Ariano Irpino, era situato all'incrocio con la via Herculea.[1]

Il tracciato continuava poi a salire fino al casale Tre Fontane, in territorio di Greci, da dove il percorso della strada veniva a coincidere con quello del tratturello Camporeale-Foggia, per raggiungere quindi il valico appenninico di San Vito.[7]

Tratto pugliese[modifica | modifica wikitesto]

Al valico di San Vito (in territorio di Faeto) la strada toccava la massima altitudine (947 m s.l.m.). Il valico è sovrastato da un'altura isolata, il Castiglione, che ebbe sempre grande rilevanza strategica[3]. Più oltre la strada incontrava un ultimo ostacolo, l'aspro rilievo del subappennino Dauno, che veniva superato mediante un passaggio assai angusto (forse ottenuto artificialmente), il cosiddetto Buccolo[1]. Da qui la via scendeva quindi ripida verso Eca, l'attuale Troia, per poi abbandonare il tracciato rettilineo del tratturello Camporeale-Foggia dirigendosi invece verso Herdonia, al centro del Tavoliere delle Puglie[8].

Da questo centro la strada proseguiva verso Canusium (Canosa), Rubi (Ruvo), Butuntum (Bitonto) per continuare poi fino alla meta tramite due diversi tracciati:

Se ne ritrovano, casualmente, alcuni tratti lastricati nelle campagne pugliesi (ad esempio a Monopoli); a Bari, Trani, Giovinazzo e Ascoli Satriano sono conservate le colonne miliari che ne segnavano l'attraversamento (quelle di Bari, Trani e Giovinazzo furono precedentemente traslate). In seguito fu costruito un prolungamento: la via Traiana Calabra, che giungeva sino a Otranto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Nicola Flammia, Storia della città di Ariano, Ariano di Puglia, Tipografia Marino, 1893, pp. 114-119.
  2. ^ Via Traiana, su Comune di Orsara di Puglia.
  3. ^ a b c San Vito, su Comune di Faeto.
  4. ^ Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, a cura di Vincenzo Rubino, Regione Campania (Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino), vol. 2, Avellino, 1995, pp. 259-260.
  5. ^ Archeoclub di San Severo, Armando Gravina, Un segmento della via Traiana poco conosciuto e i collegamenti culturali. Il percorso Aequum Tuticum-Troia (PDF), 35º Convegno nazionale sulla Preistoria - Protostoria -Storia della Daunia, Foggia, settembre 2015. URL consultato il 24 aprile 2018.
  6. ^ Due nuove lastre iscritte dei ponti sulla Via Traiana, su Accademia.
  7. ^ Greci (AV), su Archemail.
  8. ^ Un segmento della via Traiana poco conosciuto: il percorso Aequum Tuticum-Troia, 35º convegno nazionale sulla preistoria, protostoria e storia della Daunia, San Severo 2015.

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