Via Aemilia in Hirpinis

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La Via Appia antica (in bianco) e la Via Aemilia (in rosso). Da Aequum Tuticum verso nord il tracciato della Via Aemilia è ipotetico.

La Via Aemilia (talvolta citata in letteratura come Via Aemilia in Hirpinis, o meno propriamente Via Aemilia in Hirpinia[1], al fine di distinguerla da altre strade omonime) era una strada romana che fungeva da diramazione all'antica Via Appia. L'arteria fu fatta costruire intorno al 126 a.C. dal console Marco Emilio Lepido (da non confondersi con l'omonimo console che, una sessantina di anni prima, aveva fatto costruire l'altrettanto omonima strada nella Gallia Cisalpina).

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

L'esistenza della Via Aemilia è divenuta nota soltanto dopo la scoperta di due cippi miliari (il II e l'XI), entrambi rinvenuti tra il XIX e il XX secolo nell'attuale territorio comunale di Ariano Irpino ed ambedue riportanti l'iscrizione Marcus Æmilius Lepidus[2]. Grazie ad essi è stato possibile ricostruire con molta accuratezza il percorso del primo tratto della strada (dal punto iniziale fino all'undicesimo miglio), mentre non vi sono certezze per quanto riguarda il suo proseguimento e la sua destinazione ultima[3]. Il tratto conosciuto si estende interamente nel Samnium Hirpinum, ossia in quel settore dell'antico Sannio popolato dalla tribù degli Irpini.

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

La strada si diramava dalla Via Appia nella valle dell'Ufita, all'altezza di un insediamento romano (probabilmente un forum graccano[3]) di cui si ignora il nome, benché le sue rovine emergano con corposa evidenza alla località Fioccaglie di Flumeri (tra i vari resti rinvenuti, spiccano anche delle iscrizioni in lingua osca, segno che la popolazione doveva essere bilingue). L'insediamento fu comunque devastato durante la guerra sociale e mai più ripopolato[4], tanto che lo stesso tracciato della Via Appia fu successivamente modificato così da non transitare più per quel luogo.[5]

Dopo aver superato il torrente Fiumarella (un affluente dell'Ufita), la Via Aemilia si dirigeva verso nord rasentando il colle San Marco, presso cui si rinvengono i resti di una grande villa di epoca romana[6]; poco più oltre, all'altezza della località Amando (meglio nota come La Manna), è stato rinvenuto il cippo indicante il II miglio. La strada proseguiva poi con direzione nord-nord-est lungo le valli a oriente del Tricolle (la triplice altura ove nell'alto medioevo sarebbe poi sorto il borgo fortificato di Ariano) attraversando quindi, con ogni probabilità, il piano della Taverna (meglio noto come Pianotaverna) per poi risalire verso l'altipiano di Camporeale, un pianoro di valico che permetteva di superare lo spartiacque appenninico e di immettersi così nella valle del Cervaro. La Via Aemilia però non discendeva lungo il fiume Cervaro, ma percorreva con direzione nord tutto l'altipiano di Camporeale fino al margine del pianoro, ove sorgono le attuali masserie San Giovanni e Santa Lucia; in tale area è stato infatti rinvenuto il cippo indicante l'XI miglio.[3]

In quanto al percorso successivo, pur in assenza di elementi certi, si ritiene generalmente plausibile che la Via Aemilia si dirigesse dapprima presso l'ormai prossimo vicus di Aequum Tuticum (situato sul contiguo altipiano di Sant'Eleuterio, a 4,5 km di distanza in direzione nord-ovest), varcando quindi definitivamente il crinale appenninico all'altezza dell'oppidum di Vescellium[7] per poi volgere gradualmente verso l'Apulia[3]. Alcuni storici ritengono che la destinazione finale poteva essere la colonia romana di Luceria[5] (distante circa 35 km in linea d'aria in direzione nord-nord-est); secondo altri, invece, la strada potrebbe non essere stata concepita per servire alcuna città, ma piuttosto per agevolare i collegamenti tra i numerosi insediamenti rurali (essenzialmente di piccole o medie dimensioni) in fase di edificazione a seguito dell'entrata in vigore della Lex agraria (133 a.C.), fortemente voluta dal tribuno della plebe Tiberio Gracco benché duramente osteggiata da senatori e latifondisti[3]. E poiché le centuriazioni interessarono quantomeno gli attuali territori di San Bartolomeo in Galdo (nei cui pressi erano forse stanziati i Liguri Corneliani) e Celenza Valfortore (laddove sono stati rinvenuti diversi cippi graccani)[8], non è da escludere che l'arteria si limitasse a penetrare nei monti della Daunia senza discendere nel tavoliere delle Puglie[9]; quest'ultimo territorio sarebbe stato comunque raggiungibile tramite strade trasversali, la più importante delle quali fu la via Minucia, costruita non molti anni più tardi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La parola Hirpinia non è attestata nel latino classico, ma è stata coniata in epoca rinascimentale per indicare il territorio popolato dagli antichi Irpini. In epoca repubblicana si preferiva piuttosto la locuzione Samnium Hirpinum (="Sannio irpino"), mentre in epoca imperiale si tenderà a utilizzare l'etnonimo Hirpini per indicare tanto la popolazione quanto il suo territorio.
  2. ^ Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, a cura di Roberto Patrevita, Regione Campania (Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino), vol. 2, Avellino, 1995, pp. 29-50.
  3. ^ a b c d e Giuseppe Camodeca, M. Aemilius Lepidus, cos. 126 a.C., le assegnazioni graccane e la via Aemilia in Hirpinia (PDF), 1997 (archiviato il 19 luglio 2020).
  4. ^ Luigi Albanese, L'insediamento sconosciuto di Fioccaglie (Flumeri, Sannio Irpino), su Sanniti. URL consultato il 30 aprile 2020 (archiviato il 1º maggio 2020).
  5. ^ a b Werner Johannowsky, Circello, Casalbore e Flumeri nel quadro della romanizzazione dell’Irpinia, su Publications du Centre Jean Bérard (archiviato il 1º maggio 2020).
  6. ^ Avellino Regione Campania, Centro di Servizi Culturali di Ariano Irpino, Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, a cura di Claude Albore Livadie, Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), vol. 2, Ruggiero, 1995, pp. 13-28.
  7. ^ Tale tratta montana, contrassegnata da diverse evidenze archeologiche (ivi compresa una grande villa romana presso Fontana la Noce), è nota in letteratura come "Via Trasversale".
    Maria Luisa Marchi, Anna Castellaneta, Michele Laurenzana e Giuseppe Ferlazzo, Fra Daunia ed Irpinia: nuovi dati dal territorio di Biccari e Roseto Valfortore (PDF), Convegno di Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia - San Severo, 15 e 16 novembre 2015, 36ª ed., 2016, pp. 300-308, ISBN 978-88-96545-71-3 (archiviato il 25 dicembre 2020).
  8. ^ Gianluca Soricelli, La romanizzazione nella valle del Fortore (PDF), pp. 95-99 (archiviato il 20 gennaio 2021).
  9. ^ Giuseppe Ceraudo, Puglia, Archeologia delle regioni d'Italia, Bologna, Bradypus Editore, 2014, p. 238, ISBN 978-88-98392-04-9, ISSN 2037-8300 (WC · ACNP).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]