Aequum Tuticum

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Aequum Tuticum
Tabula Peutingeriana detail of Aequum Tuticum.jpg
Il borgo romano di Aequum Tuticum raffigurato al centro della Tabula Peuntingeriana
Civiltà Roma antica
Utilizzo vicus romano
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Ariano Irpino
Altitudine 575 m s.l.m.
Amministrazione
Ente Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta
Visitabile su richiesta (vedi scheda)

Aequum Tuticum fu un vicus romano[1], individuato nei resti messi in luce sull'altipiano di S. Eleuterio, nel settore settentrionale del territorio comunale di Ariano Irpino, a 575 m. di altitudine in posizione rilevata rispetto alla valle del.Miscano.[2]

Benché la seconda parte del nome (Tuticum) sia un termine osco[3], il borgo andò sviluppandosi entro il I secolo secondo una direttrice nord-sud lungo un'antica strada romana la cui esistenza è attestata da due cippi miliari del II secolo a.C. (rinvenuti nelle non lontane località "Torre Amando" e "Camporeale S. Lucia") riportanti l'iscrizione "Marcus Aemilius Lepidus".[4]

Il vicus venne citato per la prima volta da Cicerone in una lettera indirizzata all'amico Attico del 50 a.C.[5], che lo descrisse come sosta obbligata verso l'Apulia.

Aequum Tuticum all'incrocio fra la via Traiana (rosso) e la via Herculea (blu); in bianco la più antica via Appia

In epoca adrianea, quando era dipendente da Beneventum, costituì un nodo stradale di primaria importanza[6], in quanto il borgo diviene anche il punto d'incrocio fra l'Appia Traiana e la via Herculea.[7]. Proprio a nord dell'area, nei pressi del fiume Miscano, è stato individuato un tratto della via Traiana. Due aree sepolcrali, invece, sono venute alla luce a sud e ad ovest del sito.[8]

Gli scavi, compiuti fra il 1990 e il 2000, hanno riportato in superficie strutture murarie e testimonianze di epoca romana come ceramiche, iscrizioni, steli funerarie e monete. Il complesso più antico risulta essere una struttura termale risalente al I secolo. L'ambiente centrale, il frigidarium, presenta un mosaico in tessere bianche e nere. Vi si aggiungono poi una serie di ambienti disposti a schiera del II secolo (probabilmente locali adibiti a magazzino o a bottega). L'insediamento subì i danni di un terremoto nella seconda metà del IV secolo ma, subito dopo, una villa con un ambiente decorato da un vasto mosaico policromo venne insediata al di sopra degli edifici più antichi.[9] Il sito, citato nella Tabula Peutingeriana e nell'Itinerario Antonino, venne abbandonato entro il VI secolo, presumibilmente in concomitanza con le invasioni barbariche.

Esistono tuttavia tracce di una sua rioccupazione in epoca medioevale nel XII secolo, quando le vecchie mura romane furono inglobate in quelle di un edificio facente parte del nuovo nucleo abitato denominato "Sant'Eleuterio",[10] poi anch'esso decaduto.

Molti dei reperti portati alla luce sono ora custoditi nel Museo archeologico di Ariano Irpino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cenni storici, su Comune di Ariano Irpino.
  2. ^ Provincia di Avellino, Ariano Irpino, Città dei Normanni, a cura di Giuseppe Muollo e Paola Mele, BetaGamma Editrice, Viterbo 1998
  3. ^ Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, p. 257.
  4. ^ Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore) e Regione Campania (Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino) Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle de Miscano, volume 2°. Avellino, 1995
  5. ^ Cicerone, VI, 1, 1, in Epistulae ad Atticum.
  6. ^ Giuliano Volpe, Contadini, pastori e mercanti nell'Apulia tardoantica, Bari, 1996, p. 72 e nota 62.
  7. ^ AA.VV. I Dauni - Irpini,.la mia gente - la mia terra Generoso Procaccini Editore, Napoli 1990
  8. ^ Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno e Avellino - Il centro di Aequum Tuticum, archeosa.beniculturali.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  9. ^ Archemail - Il centro di Aequum Tuticum, archemail.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  10. ^ Nicola Flammia, Storia della città di Ariano, Ariano Irpino, Tipografia Marino, 1893

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]