Aequum Tuticum

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Aequum Tuticum
Tabula Peutingeriana detail of Aequum Tuticum.jpg
Il borgo romano di Aequum Tuticum raffigurato al centro della Tabula Peuntingeriana
Civiltàromana
Utilizzovicus
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneAriano Irpino
Altitudine575 m s.l.m.
Amministrazione
EnteSoprintendenza per i beni archeologici di Salerno e Avellino
Visitabilesu richiesta (vedi scheda)

Aequum Tuticum fu un vicus [1], individuato nei resti messi in luce sull'altipiano di Sant'Eleuterio, nel settore settentrionale del territorio comunale di Ariano Irpino, a un'altitudine di 575 m s.l.m. in posizione rilevata rispetto alla circostante valle del Miscano.[2]

Il borgo sorse in una fase iniziale della dominazione romana quando era ancora in auge il bilinguismo, come attestato dallo stesso toponimo in parte latino ("Aequum") e in parte osco ("Tuticum")[3]. In particolare il vicus andò sviluppandosi secondo una direttrice nord-sud lungo un'antica strada romana la cui esistenza è attestata da due cippi miliari del II secolo a.C. (rinvenuti nelle non lontane località "Torre Amando" e "Camporeale Santa Lucia") riportanti l'iscrizione "Marcus Aemilius Lepidus".[4]

Aequum Tuticum venne citato per la prima volta da Cicerone in una lettera indirizzata all'amico Attico del 50 a.C.[5], che lo descrisse come sosta obbligata verso l'Apulia.

Aequum Tuticum all'incrocio fra la via Traiana (rosso) e la via Herculea (blu); in bianco la più antica via Appia

In epoca adrianea, quando era possesso della gens Seppia di Beneventum[6], Aequum Tuticum costituì un nodo stradale di primaria importanza[7], in quanto il borgo diviene anche il punto d'incrocio fra l'Appia Traiana e la via Herculea[8]. Immediatamente a nord dell'area, nei pressi del fiume Miscano, è stato individuato un tratto della via Traiana. Due aree sepolcrali, invece, sono venute alla luce a sud e ad ovest del sito.[9]

Gli scavi, compiuti fra il 1990 e il 2000, hanno riportato in superficie strutture murarie e testimonianze di epoca romana come ceramiche, iscrizioni, steli funerarie e monete. Il complesso più antico risulta essere una struttura termale risalente al I secolo. Il vano centrale, il frigidarium, presenta un mosaico in tessere bianche e nere. Vi si aggiungono poi una serie di ambienti disposti a schiera del II secolo (probabilmente locali adibiti a magazzino o a bottega). L'insediamento subì i danni di un terremoto nella seconda metà del IV secolo ma, subito dopo, una villa con un ambiente decorato da un vasto mosaico policromo venne insediata al di sopra degli edifici più antichi[10].

Il sito, citato nella Tabula Peutingeriana e nell'Itinerario Antonino, venne poi abbandonato entro il VI secolo, presumibilmente in concomitanza con le invasioni barbariche. Le fonti alto-medievali citano la località (probabilmente già disabitata) dapprima come casalis Ianensis e poi come Sant'Eleuterio, deniminazione quest'ultima di origine greco-bizantina (alla fine del IX secolo le truppe di Bisanzio, provenienti dalla Puglia, avevano occupato Benevento che poi tennero per diversi anni[6]). Esistono tuttavia tracce di una sua rioccupazione in epoca medioevale nel XII secolo, quando le antiche mura romane furono inglobate in quelle di un edificio facente parte del nuovo nucleo abitato denominato anch'esso "Sant'Eleuterio", poi a sua volta decaduto[11].

Molti dei reperti portati alla luce sono ora custoditi nel Museo archeologico di Ariano Irpino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cenni storici, su Comune di Ariano Irpino.
  2. ^ Provincia di Avellino, Ariano Irpino, Città dei Normanni, a cura di Giuseppe Muollo e Paola Mele, Viterbo, BetaGamma Editrice, 1998.
  3. ^ Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, p. 257.
  4. ^ Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, Regione Campania (Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino), vol. 2, Avellino, 1995.
  5. ^ Cicerone, VI, 1, 1, in Epistulae ad Atticum.
  6. ^ a b Centro europeo di studi normanni, Gli statuti di Ariano, a cura di Gianfranco Stanco, Grottaminarda, 2012.
  7. ^ Giuliano Volpe, Contadini, pastori e mercanti nell'Apulia tardoantica, Bari, 1996, p. 72 e nota 62.
  8. ^ AA.VV., I Dauni - Irpini, la mia gente - la mia terra, Napoli, Generoso Procaccini, 1990.
  9. ^ Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno e Avellino - Il centro di Aequum Tuticum, su archeosa.beniculturali.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  10. ^ Archemail - Il centro di Aequum Tuticum, su archemail.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  11. ^ Nicola Flammia, Storia della città di Ariano, Ariano Irpino, Tipografia Marino, 1893.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]