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Ariano Irpino

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Ariano Irpino
comune
Ariano Irpino – Stemma Ariano Irpino – Bandiera
Ariano Irpino – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Avellino-Stemma.svg Avellino
Amministrazione
Sindaco Domenico Gambacorta (FI) dal 9-6-2014
Territorio
Coordinate 41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)Coordinate: 41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)
Altitudine 817 m s.l.m.
Superficie 186,74 km²
Abitanti 22 700[1] (31-12-2015)
Densità 121,56 ab./km²
Frazioni (Vedi sezione)
Comuni confinanti Apice (BN), Castelfranco in Miscano (BN), Flumeri, Greci, Grottaminarda, Melito Irpino, Montecalvo Irpino, Monteleone di Puglia (FG), Savignano Irpino, Villanova del Battista, Zungoli
Altre informazioni
Cod. postale 83031
Prefisso 0825
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064005
Cod. catastale A399
Targa AV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona E, 2 410 GG[2]
Nome abitanti arianesi
Patrono sant'Ottone, san Liberatore, sant'Elzeario, beata Delfina
Giorno festivo 23 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ariano Irpino
Ariano Irpino
Sito istituzionale

Ariano Irpino (IPA: [a'rjano ir'pino], semplicemente Ariano in dialetto irpino[3]) è un comune italiano di 22 700 abitanti[1] della provincia di Avellino in Campania. La cittadina costituisce il secondo centro demografico della provincia dopo il capoluogo (da cui dista circa 50 km) mentre I suoi 186,74 km² di ampiezza ne fanno il comune più esteso dell'intera regione. Sede episcopale fin dall'Alto Medioevo, si fregia oggi del titolo di Città e del ruolo di Ente capofila nell'ambito di un'area urbana vasta che abbraccia l'intero settore Nord del territorio provinciale.[4]

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Ariano Irpino si trova nell'Appennino campano, a cavallo tra Campania e Puglia, in posizione pressoché equidistante tra i mari Tirreno ed Adriatico la cui linea spartiacque attraversa il tenimento comunale per decine di chilometri. Il territorio, riconosciuto per legge come "interamente montano", rivela una natura particolarmente impervia ed esposta ai venti con un'altitudine che varia tra i 179 e gli 811 m s.l.m. tra valli incassate e rilievi scoscesi ove non mancano i dirupi. Fanno eccezione l'area nord-orientale, che assume una conformazione abbastanza regolare con ampi altipiani ondulati, e le ristrette piane alluvionali localizzate sull'opposto versante lungo il corso del fiume Ufita.

Il centro cittadino sorge su tre colli, Calvario, Castello e San Bartolomeo, i quali vanno a formare un rilievo montuoso a forma di doppia sella che tocca gli 811 metri di altitudine al mastio del castello. Per via di tale conformazione orografica Ariano è anche conosciuta col nome di Città del Tricolle. Il centro storico si sviluppa, quindi, in una posizione sopraelevata rispetto alle valli circostanti. Dai punti più panoramici del centro, in particolare dal castello e dalla villa comunale, è possibile ammirare ad ovest i massicci del Taburno e del Partenio, a sud la Baronia di Vico, il Vulture e l'altopiano del Formicoso, ad est il Subappennino Dauno e a nord i Monti del Matese e la vetta del Monte Maiella, sicché sono visibili alcune parti di 6 delle 20 regioni italiane.

Il territorio rurale è attraversato dai torrenti Cervaro e Fiumarella, mentre i fiumi Ufita e Miscano lo lambiscono. La superficie del comune si attesta sui 186,74 km², facendone il più ampio dell'intera regione (maggiore anche del capoluogo Napoli, distante circa 100 km).

Il comune all'interno della provincia di Avellino

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Ariano Irpino.

Trovandosi nell'entroterra campano, Ariano è caratterizzato da un clima di tipo temperato freddo in cui, come testimoniato dalla classificazione climatica ufficiale[6], ad inverni relativamente rigidi si alternano estati non eccessivamente calde.

Le precipitazioni non sono molto abbondanti, mediamente non superiori agli 800 mm[7] annui, mentre nella parte occidentale della provincia superano i 1200 mm[8]. Le precipitazioni massime si registrano di solito fra Novembre e Dicembre, le minime tra Luglio e Agosto. Nel corso del semestre freddo (fine ottobre - fine aprile) si verificano sporadiche nevicate, mentre occasionali sono le grandinate estive.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +3,8 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +21,6 °C (si consideri che la stazione meteorologica è ubicata nell'estrema parte alta della città a quota 794 m.). Più nel dettaglio, dall'analisi matematica delle medie termiche mensili si evince che i valori minimi di temperatura si registrano mediamente nell'ultima decade di Gennaio mentre quelli massimi agli inizi di Agosto. [6]


ARIANO IRPINO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 7,1 7,8 10,4 14,5 18,6 23,6 27,1 27,2 23,2 17,4 12,0 8,8 7,9 14,5 26,0 17,5 16,5
T. min. mediaC) 0,6 0,9 3,0 6,1 9,7 13,7 16,0 16,0 13,9 9,6 5,6 2,7 1,4 6,3 15,2 9,7 8,2

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'etimologia del nome "Ariano" deriverebbe, secondo la tradizione, dal latino Ara Iani, un altare realizzato in onore del dio Giano. Piú verosimilmente l'origine risale al nome di persona latino medievale Arius cui è legato il suffisso -anus che indica appartenenza. La formulazione "Ariano Irpino" (con riferimento alla regione storico-geografica dell'Irpinia) ha sostituito nel 1930 l'ormai equivoca denominazione di "Ariano di Puglia", la quale in realtà traeva origine non dall'odierna Regione Puglia ma dal Ducato di Puglia e Calabria che in epoca normanna gravitava piuttosto su Salerno. In ogni caso l'aggiunta di un epiteto al nome "Ariano" era giustificata dalla necessità di distinguere il comune dall'omonimo centro nel Polèsine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce di insediamenti umani nella zona sono stati rinvenuti a seguito di scavi archeologici nell'area Nord del territorio cittadino, in località Starza[10]. I reperti, provenienti da un villaggio di capanne preistorico risalente al Neolitico inferiore, sono datati a partire dal VII millennio a.C. fino al 900 a.C., quando il sito viene presumibilmente abbandonato.

Alle prime popolazioni appenniniche seguirono gli Irpini, una bellicosa tribù dei Sanniti della quale però non rimangono (ad Ariano come nel resto d'Irpinia) che scarsissime tracce, probabilmente perché le semplici fortezze che essi costruirono nei punti strategici vennero poi, in epoca alto-medioevale, sistematicamente riconvertite in ben più imponenti strutture fortificate (torri, rocche, castelli). In effetti l'unica fortezza sannitica conservatasi fortunosamente intatta (quella di Pallanum nel Sannio Caraceno) è localizzata sulla vetta di un monte a oltre 1000 metri di altitudine. Pertanto l'eventuale presenza di una roccaforte irpina in cima al "Tricolle" di Ariano (con l'obiettivo strategico di controllare e contrastare le due colonie romane di Benevento e Lucera) rimane un'ipotesi suggestiva ma ad oggi non suffragata da prove.

All'epoca romana risale invece il centro di Aequum Tuticum, sorto su di un vasto altipiano a non grande distanza dall'antico insediamento della Starza e quasi al confine con l'agro del comune di Castelfranco in Miscano (località Sant`Eleuterio). Eretto dai Romani a municipio, Aequum Tuticum si trovava in effetti in una posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione dell'antichità in uno snodo tra Sannio, Campania, Apulia e Lucania, al centro dei traffici tra Tirreno ed Adriatico.

Il periodo di massimo splendore, comunque, arriva in epoca imperiale, quando il borgo diventa un punto di passaggio obbligato poiché alla più antica via Aemilia si aggiungono l'Appia Traiana tra il I ed il II secolo e la successiva via Herculea nel III secolo, che proprio qui s'incrociano. La città viene citata per la prima volta da Cicerone che in una sua missiva a Tito Pomponio Attico, scriveva proprio da Aequum Tuticum così dicendo: "sosta obbligata verso l'Apulia e città di elevata condizione sociale in quanto fornita di ogni comodità".[11]

Le vie di comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Tracciato delle vie Appia e Traiana.

Per dare un'idea di quanto fosse strategica la posizione di Aequum Tuticum durante l'età antica si fa di seguito menzione delle arterie che vi passavano.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La decadenza di Aequum Tuticum inizia in concomitanza delle prime invasioni barbariche nel IV secolo, finché nel VI-VII se ne perde ogni traccia. È a quest'epoca che si fa risalire il primo insediamento sul Tricolle, luogo rialzato e facilmente difendibile. Con l'arrivo dei Longobardi, la conquista di Benevento, sottratta ai Greci-Bizantini da Zottone, e la nascita del Ducato Longobardo nel 571, il territorio arianese (e, più in generale, irpino) rientra in quella sfera di influenza politica e religiosa, seguendone le alterne vicende fino al suo declino nell'XI secolo. In particolare poco prima dell'anno 800 vengono erette le primissime strutture fortificate del Castello a difesa dai domini Greci e a quello stesso periodo risale anche la prima attestazione scritta del nome "Ariano".

Dopo l'anno 1000, in un contesto politico frammentato e di continua belligeranza, viene costituita la contea d'Ariano ad opera di un gruppo di cavalieri normanni capeggiato da Gilberto Buatère ed assoldati da Melo di Bari, un nobile di origine longobarda, ribelle al dominio bizantino e alleato coi principi longobardi. La contea, che può essere considerata il primo organismo politico posto in essere dai Normanni nel Mezzogiorno, soppianta il guastaldato tra il 1016 ed 1024.[12]. Con i Normanni, che nel giro di pochi anni cancellarono dall'Italia Meridionale Longobardi e Bizantini, Ariano assunse un ruolo di primaria importanza; venne potenziato il castello e la città divenne uno dei centri più importanti del tempo con una contea che comprendeva anche una parte del Sannio. Proprio nel castello della città appena ristrutturato nel 1140 Ruggero II d'Altavilla detto Il Normanno, vi tenne il suo primo parlamento nella parte continentale del Regno di Sicilia. Qui emanò le Assise di Ariano, la nuova costituzione del Regno. Questo corpus legislativo, una sintesi di tradizioni giuridiche diverse, ispirate al diritto romano, al Codice Giustinianeo, all'Editto di Rotari, al diritto canonico, alle testimonianze bibliche e cristiane, verrà adottato quasi integralmente e con poche variazioni nelle Costituzioni di Melfi di Federico II di Svevia. Nello stesso anno viene battuto il Ducato.

L'Italia meridionale nell'XI secolo.

Con la fine della dinastia normanna e l'avvento della casa di Svevia sul trono del regno di Sicilia, inizia per la città un periodo infelice fatto di guerre saccheggi e devastazioni. In particolare nel 1255 Manfredi di Svevia - figlio di Federico II - assedia la città, che aveva appoggiato l'esercito papale contro di lui. Ariano resiste duramente all'assedio grazie alle mura ed alla natura combattiva degli abitanti, finché un gruppo di lucerini, fingendosi disertori dell'esercito di Manfredi, viene accolto nella città. Nella notte, in realtà, essi rivelano la loro doppia faccia, saccheggiandola e distruggendola col fuoco, oltre a farne strage degli abitanti. A ricordo del tragico evento c'è ancora una via chiamata per tale motivo "La Carnale".

Più di dieci anni più tardi, nel 1269, Carlo I d'Angiò, dopo aver sconfitto Manfredi di Sicilia nella battaglia di Benevento e conquistato il regno, decide di ricostruire la città. In quell'occasione dona in segno di riconoscenza per la fedeltà dimostrata al papato, due spine della corona di Cristo (donategli dal fratello Luigi IX re di Francia detto Il Santo), ancora conservate in un reliquiario all'interno della Cattedrale romanica della città. Durante il regno degli Angioini, la città viene governata da esponenti della famiglia provenzale dei de Sabran dal 1294 al 1413. Tra i vari conti di questo periodo è da ricordare S. Elzeario, figlio di Ermengao, e la moglie Beata Delfina di Signe, due dei quattro patroni di Ariano. Ai primi del Quattrocento la città risente delle alterne vicende della lotta tra Angioini ed Aragonesi per il possesso del regno di Napoli. Nel 1417 tutta la contea passa a Francesco Sforza, condottiero e futuro duca di Milano. Nel 1440 viene concessa da Alfonso d'Aragona nelle mani del Gran Siniscalco Inigo de Guevara che si era distinto come uno dei suoi migliori generali durante la conquista del Regno di Napoli. Nel 1456 Ariano, così come gran parte del centro-sud peninsulare, venne distrutta da quello che viene talvolta considerato come il terremoto piú disastroso registrato in Italia nel corso del II millennio; ciò accadde quasi nel mezzo del dominio aragonese che durerà fino al 1485, quando Pietro, figlio di Inigo, perderà la città, a seguito della sua partecipazione alla Congiura dei baroni contro il Re Ferdinando I di Aragona ed in favore di papa Innocenzo VIII. Nell'anno successivo la città rientra nel Demanio e vi resta fino al 1495.

Veduta della via Russo-Anzani

Il 1493 è un altro anno funesto per Ariano a causa di un'epidemia di peste che sconvolse Napoli, danneggiando pesantemente l'economia locale, visto che rimase interdetto il transito da e per il capoluogo partenopeo, mentre furono fortemente limitati gli spostamenti all'interno del regno.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1495 la città sarà comprata da Alberico Carafa, il quale riceverà dal re Ferdinando II di Napoli, il titolo di “duca di Ariano” nel 1498. I Carafa la conserveranno fino al 1532, quando Carlo V la concederà ai Gonzaga, per poi passare ai Gesualdo nel 1577. Sono questi gli ultimi anni del regime feudale. Il 2 agosto 1585, infatti, Ariano si riscatta, viene reintegrata nel demanio e diventa Città regia, andando a dipendere direttamente dal Viceré del Regno di Napoli. Questo status la porterà nei secoli successivi a rimanere fedele alla corona e ad opporsi energicamente ai moti di Masaniello tra il 1647-48, fino a subire l'assedio ed il saccheggio ad opera dei ribelli napoletani, per aver bloccato il transito del grano a loro destinato dalla Puglia. Nel 1732 Ariano venne rasa al suolo da un terremoto che sconvolse tutto il settore Nord dell'Irpinia. Nel XIX secolo si registrò invece una crescita demografica della popolazione, la quale si mantenne in maggioranza fedele ai Borbone opponendosi ai moti del Risorgimento e ricadendo poi nella piaga del brigantaggio.

Dopo l'unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'unità d'Italia fu sede del circondario di Ariano di Puglia, fino alla soppressione dei circondari del 1926. Nel 1868, il comune aveva infatti acquisito la denominazione di Ariano di Puglia (già attestata, sia pure in modo non ufficiale, nelle epoche precedenti) che durò fino al 1930, quando assunse il nome Ariano Irpino[13]. Proprio nel 1930 la cittadina viene violentemente colpita dal terremoto del Vulture. Nei successivi decenni si ebbero altri gravi danni, dapprima nel corso della Seconda Guerra Mondiale, poi ancora a seguito del terremoto del 1962, il cui epicentro viene localizzato nei pressi della città; in quest'occasione risultò anzi danneggiato circa l'80% degli edifici[14]. Meno cruenti furono invece gli effetti dovuti al sisma del 1980, il quale provoca danni solo alle strutture più fatiscenti, oltre che ad alcuni monumenti tra cui il campanile del duomo crollato nella centrale piazza Plebiscito. Quale conseguenza indiretta di tali eventi sismici vi è stata una notevole espansione urbana verso le periferie mentre la ricostruzione nel centro storico è stata solo parziale.

Ariano Irpino-Stemma.png

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo Statuto comunale della Città di Ariano Irpino[15] afferma che

« Lo stemma del Comune di Ariano Irpino è d'argento ha i tre monti di verde, al naturale, sormontati dalla scritta d'azzurro A I (Ara Iani). »

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Decreto del Presidente della Repubblica[16]»
— 26 ottobre 1952

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nel centro storico di Ariano Irpino si trovano diverse chiese o edifici religiosi, più o meno antichi. Quasi tutti sono andati incontro nel corso dei secoli ad opere di restauro o ricostruzione, più o meno fedele, a causa dei terremoti che non di rado hanno scosso il Tricolle.

Cattedrale
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Santa Maria Assunta (Ariano Irpino).
La Basilica Cattedrale
Cattedrale Romanica (X sec)

La chiesa cattedrale di Ariano si presenta in stile romanico con la classica pianta a croce latina. Le tre navate dell'edificio, sormontate da volte a crociera, si intersecano con il transetto posto in una posizione rialzata, andando a terminare nel presbiterio. La cattedrale è intitolata all'Assunzione di Maria Ss. in Cielo ed a Sant'Ottone Frangipane, principale protettore della città. Nel 1984 ha ottenuto da Giovanni Paolo II il titolo di Basilica Minore[17].

Chiesa di S. Michele Arcangelo

È stata eretta originariamente nell'XI secolo, per poi essere rivista nel XVI secolo e infine ricostruita nel 1742. Il portale d'ingresso in pietra è del 1747. All'interno si possono ammirare una statua lignea di S. Michele ed il seggio vescovile di stile tardo-catalano del 1563.

Chiesa di S.Agostino

Sita in piazza Garibaldi, custodisce l'altare della Consolazione del XVI secolo, sovrastato da un arco in pietra grigia di Roseto, adornato da fregi e sculture simboliche.

Chiesa di San Pietro alla Guardia

È ubicata nell'antico Rione Guardia e risale al 1459. Sulla facciata presenta un portale tardo-gotico, mentre al suo interno si può trovare un altare quattrocentesco.

Chiesa del Carmine

Situata lungo corso Vittorio Emanuele ai piedi del rione Tranesi, fu edificata nel XVII secolo.

Chiesa di S. Giovanni Battista

La struttura risale al XVIII secolo, sebbene sulla facciata presenti un portale del XIII secolo.

Chiesetta di S. Andrea

Si trova di fianco al Palazzo della Duchessa, non lontana dalla Piazza del Plebiscito. Risale al XV secolo.

Chiesa di S. Anna

Situata in via Mancini alle spalle del Municipio, presenta due altari del Seicento.

Chiesetta di S. Maria del Loreto

Si trova al di fuori del centro storico, su di una rupe a valle del castello. Venne eretta alla fine del Quattrocento, tanto che la si trova ricompresa nell'inventario del 1517 presentato al vescovo Diomede Carafa, in cui la si cita con annessa una camera e un “horto". La sua struttura originaria venne gravemente danneggiata dai terremoti del 1930 e del 1962.

Chiesa di S. Pietro de' Reclusis

Sita nel rione omonimo ai piedi del centro storico, custodisce affreschi del Cinquecento. A lato della costruzione si trova un eremo in cui passò gli ultimi anni della sua vita Sant'Ottone Frangipane, patrono della città e della diocesi.

Santuario di Valleluogo

Si trova a pochi chilometri dal centro nell'omonima vallata tra Ariano e Montecalvo Irpino, nel luogo di un'antica apparizione mariana. Situata in un'area ricchissima di acque e di verde, divenne meta di pellegrinaggi fin dal basso Medioevo; la festa viene celebrata il giorno della Pentecoste. Al suo interno viene custodita una statua della Madonna risalente al XV secolo. Nell'area contigua alla chiesetta è stato realizzato un centro di riabilitazione psico-motoria per disabili.

Santuario di San Liberatore

Situato nella contrada omonima a 3 km dal centro storico, ha origini assai antiche ed è dedicato ad uno dei Santi compatroni della città. E` meta di pellegrinaggi soprattutto in occasione del 15 Maggio.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Normanno[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Normanno

Il castello sorge sulla sommità dell'omonimo colle, nella zone più alta e panoramica del territorio cittadino. Edificata in una posizione strategica e di difficile accesso, crocevia tra il Sannio, l'Irpinia e le Puglie, la fortezza domina le valli dell'Ufita, del Miscano e del Cervaro. Come risulta dai documenti pervenuti fino ai giorni nostri, la sua funzione non è stata tanto quella di proteggere la città da eventuali attacchi provenienti dalle zone limitrofe, quanto quella di ergersi a baluardo per sostenere un assedio in caso di guerra, di modo da frenare l'invasione del regno[18].

La struttura presenta le caratteristiche peculiari dell'architettura aragonese e può essere datata per il profilo costruttivo tra i secoli XI e XII. Di forma pressoché trapezoidale, presenta lati di dimensione diversa e torri disposte ai quattro angoli. Ogni torre è articolata al suo interno con alcuni vani di varia dimensione, più grandi in basso e più piccoli in alto. Il loro diametro varia da 13 fino a 16 metri. I muri di cortina sono muniti di contrafforti ora interrati. I lati più corti sono quelli nord e sud, rispettivamente di 40 e 56 metri circa. I lati est ed ovest, invece, corrono per circa 72 ed 81 metri.

Assedi, incuria e terremoti ne hanno accentuato il degrado a partire dal XVI secolo, tanto che nell'Ottocento della costruzione originaria non rimangono che i Torrioni, parte della cinta muraria e poche altre costruzioni oggi immerse nel verde della villa comunale. "Da i terremoti fu molto rovinato, di modo che al presente (1794) non vi esistono, che quattro ben grandi quasi intieri Baloardi, o siano Torrioni, ed alcune altre fabbriche"[19]. Il complesso è stato oggetto di un lungo periodo di restauro.

Le torrette[modifica | modifica wikitesto]

Nell'area nord-orientale del territorio di Ariano lungo la valle del Cervaro si trovano alcune fortificazioni d'epoca medievale, tre torri di avvistamento poste a presidio dei vasti altipiani che si estendono in quella fascia di territorio: la Torre delle Ciavole, la Torre de li Pizzi e la Torretta di Camporeale. Le costruzioni sono state utilizzate in epoca successiva come masserie ed oggi, soprattutto le ultime due, si presentano in condizioni precarie. Di altre torrette localizzate sull'opposto versante, attorno alla valle del Miscano, restano solo scarse tracce e qualche toponimo (ad es. "Serro della Torre" in località Cristina).

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

I Palazzi storici[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Anzani, XVII secolo, sito in Via Donato Anzani, nel centro storico di Ariano Irpino, a poca distanza dalla centralissima Piazza del Plebiscito. La struttura è adibita a sede del Museo Archeologico.
  • Palazzo Forte del XV secolo e restaurato nel 1990, già sede della Sottoprefettura di Ariano fino al 1926. Ospita oggi il Museo Civico ed il Centro Europeo di Studi Normanni.
  • Palazzo Gambacorta, risalente agli inizi del Settecento. Attualmente in fase di restauro.
  • Palazzo De Miranda, del XVIII secolo.
  • Palazzo de Piano-d'Afflitto, noto come Palazzo della Duchessa, dei secoli XVI-XVIII.
  • Palazzo Vitale-Pisapia, dei secoli XV-XVI.
  • Palazzo Vitoli-Cozzo, in via Tribunali, risalente al XVIII secolo.

Le fontane[modifica | modifica wikitesto]

Un patrimonio della città di Ariano è rappresentato dai "Càrpini", le fontane che i viaggiatori incontravano lungo la Strada Regia delle Puglie, la lunga arteria che collegava Napoli alla Terra di Capitanata. Nel territorio, quindi, si possono ancora ammirare alcune di queste fontane, una combinazione di arte, storia e ingegno della società rurale. Le principali fontane giunte fino ai giorni nostri sono: La Fontana di Camporeale, Il Càrpino della Pila, La Fontana della Maddalena e il Càrpino della Tetta.

In particolare la Fontana di Camporeale, oggi più nota con il nome di "Fontana di Ponte Gonnella" fu realizzata per volontà di Carlo III di Borbone nel 1757. Successivamente, nel 1858, fu restaurata e abbellita per ordine di Ferdinando II.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

La Villa Comunale

La villa comunale[modifica | modifica wikitesto]

La villa comunale si trova sulla parte più alta della città sul colle del Castello. La sua realizzazione risale al 1876, quando cominciò l'ampliamento di quelli che allora erano i giardini del maniero. Il parco oggi si estende su 10.000 circa ed è ricoperto da una vegetazione lussureggiante tra prati, fiori, arbusti e piante ad alto fusto. Tra questi meritano una menzione i secolari Cedri del Libano.[20] Notevole anche l'ombroso viale degli Ippocastani nei cui pressi si trovano un campo da tennis, un centro di ritrovo per anziani e un parco giochi mentre sull'opposto versante sono collocati il monumento a P. P. Parzanese, l'antica Croce longobarda e il monumento ai soldati caduti in guerra. Sovente innevata d'inverno, per via delle sue ampie vedute panoramiche è soprannominata "il belvedere d'Irpinia".

Boschetto Pasteni[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta in realtà di un vero e proprio bosco d'alto fusto con fitta vegetazione mista (Conifere e Latifoglie), localizzato a poca distanza dal piazzale omonimo. Situato lungo un versante assai fresco e ventilato, dispone di un'area attrezzata per escursionisti.

Panoramica Russo-Anzani[modifica | modifica wikitesto]

Questa strada percorre il perimetro delle antiche mura cittadine, parte delle quali sono tuttora visibili. Situata in posizione assai panoramica e soleggiata con esposizione a levante, sovrasta l'unica selva di abeti presente nel territorio cittadino.

Muraglioni dei Tranesi[modifica | modifica wikitesto]

Questi si trovano lungo la via omonima e costituiscono l'area delle antiche fornaci dei ceramisti. Situati su di una rupe a strapiombo esposta a ponente, rappresentano oggi uno dei punti più arieggiati e panoramici della città.

Siti Archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Ariano Irpino sono presenti due siti archeologici, entrambi localizzati a circa 10 km a nord del centro cittadino; si tratta dell'abitato neolitico della Starza e del centro romano di Aequum Tuticum. Molti dei reperti rinvenuti in queste aree a seguito degli scavi, attualmente sospesi, sono esposti nel Museo Archeologico comunale in quanto entrambi i siti non sono visitabili dal pubblico.[21].

La Starza[modifica | modifica wikitesto]

Il sito archeologico della Starza si trova su di una collina gessosa (in passato sfruttata come cava) situata tra il fiume Miscano ed i torrenti Cupido e Starza. Gli scavi sono.stati avviati dalla Scuola Britannica di Roma tra il 1957 ed il 1962 e poi proseguiti fra il 1988 al 2000 dalla locale Soprintendenza archeologica sotto la direzione dell'archeologa Claude Albore Livadie.

È stato rinvenuto un antichissimo insediamento preistorico risalente al Neolitico Inferiore (VI millennio a.C.), sicuramente il più antico in Campania.[22] I reperti rinvenuti testimoniano un'occupazione lunghissima (pluri-millenaria) e ininterrotta durante tutto il Neolitico e l'età del bronzo fino all'abbandono avvenuto a ridosso dell'età del ferro (900 a.C.) e preceduto dalla fortificazione dell'insediamento attraverso l'erezione di una cinta muraria.

Tra i rinvenimenti più importanti si possono citare numerosi reperti in ceramica risalenti soprattutto all'età del Bronzo medio (XVI-XIV secolo a.C.), dapprima non ornati e successivamente incisi ed intagliati. A ciò si aggiunge un quartiere artigianale specializzato nella lavorazione dei metalli.[23]

A non molta distanza, nell'area PIP di Camporeale, lungo il Regio Tratturo, sono venuti alla luce resti sporadici dell'età del bronzo.nell'ambito di un recinto adibito a necropoli[24].

Aequum Tuticum[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Aequum Tuticum.

Il sito archeologico di Aequum Tuticum si trova su di un altipiano in località S. Eleuterio, non lontano dal sito della Starza. Scavi compiuti nel corso degli anni novanta hanno rivelato un'occupazione compresa tra il I secolo ed V secolo ed una successiva rioccupazione in età medievale nel corso del XII secolo. Le tracce rinvenute mostrano un abitato sviluppatosi sulla direttrice nord-sud, attraversato dalla via Traiana, dall'Aurelia Aeclanensis, che collegava quest'ultima all'Appia e, successivamente, dalla via Herculea. Proprio a nord dell'area nei pressi del fiume Miscano, è stato individuato un tratto della via Traiana. Due aree sepolcrali, invece, sono venute alla luce a sud e ad ovest del sito.[25]

Gli scavi hanno riportato in superficie strutture murarie e testimonianze di epoca romana come ceramiche, iscrizioni, steli funerarie e monete. Il complesso più antico risulta essere una struttura termale risalente al I secolo. L'ambiente centrale, il frigidarium, presenta un mosaico in tessere bianche e nere. A questo si aggiungono una serie di ambienti disposti a schiera del II secolo, probabilmente locali adibiti a magazzino o a bottega, al di sopra dei quali venne forse eretta una villa nel corso del IV secolo, come testimonia il rinvenimento di un mosaico policromo.[26]

Il sito fu abbandonato alla fine dell'età antica, presumibilmente in concomitanza con le invasioni barbariche. Esistono, tuttavia, tracce di una sua rioccupazione in epoca medievale, quando le vecchie mura romane vennero inglobate in quelle di un edificio facente parte del nuovo nucleo abitato denominato "Sant'Eleuterio", poi anch'esso decaduto.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[27]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2008 gli stranieri residenti sul territorio comunale risultavano essere 268 (1,2% del totale), di cui 98 maschi e 170 femmine.[28]

Le comunità più numerose sono le seguenti:


Religione[modifica | modifica wikitesto]

La città è sede della Diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia, suffraganea dell'Arcidiocesi di Benevento. In particolare nell'ambito cittadino si contano 15 parrocchie e 4 santuari diocesani.[29]

Sul territorio comunale sono presenti inoltre piccole comunità di membri dell'Esercito della Salvezza e dei Testimoni di Geova.

Tradizioni e folklore[modifica | modifica wikitesto]

Gli elementi tradizionali e folkloristici tuttora vivi condividono una chiara matrice contadina a sfondo religioso. Gli eventi più rilevanti sono due e simboleggiano l'inizio e la fine dell'annata agraria.

Il "faóne (=notte dei falò) di San Giuseppe" consiste nell'accensione simultanea, al crepuscolo del 19 Marzo,.di molti falò (uno per ciascuna contrada cittadina) e dall'allestimento di altrettanti bivacchi.

La "giornata del Ringraziamento" si svolge invece in una domenica del tardo autunno al termine dell'ultimo raccolto dell'annata, quello delle olive (la data precisa varia quindi di anno in anno). Da ciascuna contrada tanti carri agricoli addobbati con i prodotti della terra confluiscono nella piazza centrale della città ove il carro più originale viene prescelto e premiato.

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito del territorio comunale accanto alla lingua Italiana si parla il dialetto arianese, il quale costituisce una forma peculiare del vernacolo irpino, appartenente a sua volta alla grande famiglia dei dialetti meridionali. Le caratteristiche della parlata arianese sono comunque piuttosto atipiche rispetto ai dialetti del resto della provincia per via della posizione geografica del comune. Ariano, infatti, si trova in prossimità del margine settentrionale del Sannio irpino, a ridosso dei territorio dauno-pugliese; di conseguenza, se da un lato la parlata arianese ha potuto così resistere relativamente meglio all'invadente contaminazione campana in generale e napoletana in particolare (Napoli divenne capitale del Regno fin dal secolo XIII), dall'altro lato è rimasta esposta in qualche misura alle influenze dialettali pugliesi (e più precisamente daune), piuttosto evidenti soprattutto a livello fonetico.

In effetti fra i tratti caratteristici della parlata locale c'è la pronuncia delle vocali "e" ed "o" che sono tendenzialmente chiuse, mentre nel resto dell'Irpinia prevale ovunque il timbro aperto. Diverso anche il modo di pronunciare la vocale "a" che ad Ariano tende parzialmente verso la "e" mentre altrove in Campania tende piuttosto verso la "o". Si consideri poi l'anomala alternanza tra gli 'ausiliari "avere" ed "essere" nei tempi composti:

  • à ritto: hai detto;
  • è `dditto: ha detto.

In realtà quest'ultimo costrutto potrebbe essere derivato da un più antico "à `dditto" ove il successivo passaggio da "à" a "è" sarebbe dovuto a un influsso pugliese. In effetti nel resto dell'Irpinia si dice ovunque "à `dditt".

Del resto sono ben evidenti la differenze che contraddistinguono la parlata arianese dai dialetti limitrofi e comunque anche questi appaiono diversi gli uni dagli altri. Addirittura qualche differenza si avverte perfino tra una zona e l'altra dello stesso comune; così ad esempio la parola "dietro" viene tradotta in dialetto come "addréto" nel settore Nord del territorio di Ariano, mentre "arrét" lungo il versante Sud della medesima città (da notare però come entrambe le forme presentino la tipica "e" tonica chiusa).

Condiviso invece almeno da tutti i comuni del comprensorio arianese (ma non dal resto dell'Irpinia) e con analogie anche in talune altre aree appenniniche è il modo d'uso degli articoli determinativi. Infatti gli articoli "il", "lo" vengono tradotti "lu"; tuttavia quando si tratta di cose non numerabili ne consegue il raddoppiamento della consonante successiva. Esempi:

  • Lu cuccio: il coniglio;
  • Lu viccio: il tacchino;
  • Lu razzo: il braccio;
  • Lu zuóppo: lo zoppo;
  • Lu zinno: l'angolo;
  • Lu squiccio: lo schizzo;
  • Lu `ffierro: il ferro;
  • Lu `llardo: il lardo;
  • Lu `fforte: il piccante.

. Gli articoli "i", "gli", "le" vengono tradotti tutti li; tuttavia quando "li" deriva da "le" ne consegue il raddoppiamento della consonante successiva. Esempi:

  • Li ciucci: i somari;
  • Li zappielli: i sarchielli;
  • Li ualani: i villani;
  • Li mbriachi: gli ubriaconi;
  • Li strazzati: gli straccioni;
  • Li zuócculi: gli zoccoli;
  • Li `ccàsire: le case;
  • Li `ccosse: le gambe;
  • Li `qquatrare: le ragazze.


Vi sono poi altri elementi che accomunano il dialetto arianese non solo a tutta l'Irpinia ma anche a diverse regioni circostanti, come ad esempio il fatto che i verbi all'infinito subiscono il troncamento dell'ultima sillaba, fenomeno questo diffuso dall'Abruzzo fino all'estremità settentrionale della Calabria. Alcuni esempi sono:

  • fatià (lavorare), sparagnà (risparmiare), rancicà (graffiare), struppià (massacrare);
  • tiné (possedere), caré (cadere), ascì (uscire), mpaccì (impazzire);
  • accìre (uccidere), strùre (distruggere), sàglie (salire), fùie (fuggire).


Sono comunque numerosi i fenomeni linguistici che, almeno a grandi linee, sono condivisi dalla generalità dei dialetti meridionali: a puro titolo di esempio si possono citare l'accusativo alla greca (ad es. "lu faccistuort": "chi ha il viso torvo") e l'accusativo con preposizione (ad es. "mica aviss vist`a Ppashcale?": "per caso hai visto Pasquale?"), quest'ultimo diffuso anche nel siciliano.

A livello sintattico troviamo poi il fenomeno della metafonesi, comune, oltre che a gran parte dei dialetti centro-meridionali, anche a quelli di talune zone interne della Sicilia. Tale fenomeno consiste nel cambiamento di una vocale nella parola a causa dell'influsso di altra vocale nel passaggio dal genere maschile a quello femminile, dal singolare al plurale oppure tra le varie persone dei verbi. Di seguito alcuni esempi:

  • vaglione (ragazzo) opposto a vagliuni (ragazzi);
  • prèvete (prete) opposto a priéviti (preti);
  • róssa (rossa) opposto a russo (rosso).
  • ròssa (grande, al femminile) opposto ruóssu (grande, al maschile)
  • accòglio (raccolgo) opposto a accuógli (raccogli)
  • vuléss (vorrei, oppure vorrebbe) opposto a vulìss (vorresti).

La metafonesi rappresenta del resto un tratto assai antico mentre altri mutamenti fonetici sono sopravvenuti in epoche successive. Ne è una dimostrazione la parola "vosco" (="bosco d'alto fusto"), di probabile origine ostrogota (bôsk nell`antico germanico), la quale mostra sì il passaggio da "b" a "v" (tipico dei dialetti meridionali e del siciliano) ma non la metafonesi, il che ci garantisce che a quell'epoca tale fenomeno si era già interamente compiuto e dunque non poteva produrre più alcun effetto sulle parole sopraggiunte tardivamente. Una conferma in tal senso ci è data dalla contrapposizione fra "Sant'Antuono" (="Sant'Antonio Abate", morto nel IV secolo) e "Sant'Antonio" (="Sant'Antonio di Padova", morto nel XIII secolo).

Naturalmente anche il passaggio da "b"a "v" deve essere avvenuto in una determinata fase storica oltre la quale ha cessato di produrre ogni effetto. Ad esempio possiamo certamente affermare che tale trasformazione è avvenuta dopo che nel dialetto arianese era penetrata la parola "vrénna" (significante "crusca" e derivante dall'antico-francese bren, a sua volta di origine celtica ossia pre-latina) ma prima che vi si introducesse la parola "buttéglia" (la quale, parallalamente all'italiano "bottiglia", deriva dal francese moderno bouteille che a sua volta trae origine dal latino butticula ossia "piccola bótte").

Altre trasformazioni fonetiche sono poi avvenute in epoca moderna. Ne è prova il fatto che ad esempio la parola "nnóglia" (derivante dal francese andouille alla fine del medioevo e indicante un particolare tipo di insaccato) ha subìto l'assimilazione da <nd> a <nn>, segno che tale fenomeno si è compiuto non prima che il termine entrasse a far parte del lessico dialettale; del resto ancora nel secolo XV il toponimo de "La Manna" era attestato come "Amando" o "Amandi" (lo stesso accadeva per Il vicino comune di Panni, citato come "Pandi" o "Panda"). Ciò significa che ad esempio il termine dialettale "tanno" (che significa "allora", dal latino "tam") in origine non doveva rimare con "quanno" (="quando", dal latino quando) poiché quest'ultima parola deve essere stata pronunciata [quando] o [quand] fino al momento dell'avvenuta assimilazione del gruppo consonantico <nd>. Si sottolinea però che ormai anche tale fenomeno ha già cessato di produrre effetti, tanto che i termini penetrati nel dialetto in epoche ancora posteriori non ne hanno più risentito (ad es. "nduvinà" dall'italiano "indovinare").

Tuttavia proprio nell'epoca attuale si stanno verificando alcune altre modifiche fonetiche, le quali perdipiù non sono ancora giunte a compimento: un esempio è costituito dal passaggio da <nt> a <nd>, tant`è vero che la frase italiana "quanti ne siete?" può essere trascritta in dialetto sia "quanti ni site?" sia "quandi ni site?". Ad oggi la pronuncia fluttua liberamente fra le due forme in quanto l'innovazione "quandi" non si è ancora definitivamente affermata mentre la vecchia forma "quanti" è considerata ancora accettabile (in alternativa si potrebbe congetturare che nel dialetto esiste una consonante del tutto particolare, la quale avrebbe un suono intermedio tra la "t" e la "d").

In quanto al lessico, occorre innanzitutto chiarire che le parole derivanti dall'antico sostrato osco, ossia dalla lingua pre-latina parlata dalle antiche popolazioni italiche (Sanniti, Irpini, ecc.), non sono molto numerose. Vi sono comunque alcuni vocaboli associati fin dalla piú remota antichità alla tecnica agro-pastorale, come ad esempio la parola "stiero" (="letame"), che non può essere derivata dal latino stercus altrimenti si sarebbe dovuto avere [stierco] (così come da porcus è derivato "puorco"); ciò fa presupporre l'esistenza di una forma osca (pre-latina) sterux da cui forse anche il latino "stercus" ha tratto origine (in alternativa si potrebbe ipotizzare una comune matrice indoeuropea). Altri nomi di origine pre-latina sono rimasti in uso perché adoperati principalmente dal volgo nel linguaggio osceno: in effetti una buona metà delle parole dialettali indicanti le parti anatomiche dell'apparato genitale femminile o maschile sono di derivazione osca. Altri termini ancora sono sopravvissuti perché utilizzati spesso come toponimi: un esempio è dato dalla parola "pishcóne" (="macigno") derivato da una radice osca peskl che si ritrova in numerosissimi toponimi in area sannitica come ad esempio Pescolamazza (oggi Pesco Sannita), Pescocostanzo, Pescopagano, Pescosolido, Pescolanciano, Pescorocchiano e tanti altri ancora. Ed infatti taluni nomi di origine osca sopravvivono solo come toponimi: è il caso di (S.Maria a)"Tuoro", analogo a tanti altri nomi simili diffusi sia in Irpinia (ad. es. Montoro) che nel Sannio (ad es. Toro).

In effetti la stragrande maggioranza del lessico dialettale attuale è costituito da latinismi, il che è normale trattandosi di un idioma romanzo. Alcuni di essi sono andati perduti nel corso dei secoli, ma tantissimi si conservano, specialmente negli ambiti più tradizionalisti come quello contadino. Ecco alcuni esempi:

  • «lóta» (fango) da luta;
  • «fungi» (funghi) da fungi;
  • «accio» (sedano) da apium;
  • «ciraso» (ciliegio) da cerasus;
  • «cucózza» (zucca) da cucutia;
  • «jéta» (bietola) da bleta;
  • «làssina» (senape selvatica) da lapsana;
  • «fràscino» (frassino) da fraxinus (da cui il toponimo "Frascineta");
  • «cuorno» (corniolo) da cornus (da cui il toponimo "Curneta", erroneamente trascritto "Orneta");
  • «saúco» (sambuco) da sabucus, esso stesso toponimo.
  • «milogna» (tasso) da meles;
  • «pica» (gazza) da pica;
  • «tàuro» (toro) da taurus;
  • «àino» (agnello) da agnus (evidentemente in latino la "g" e la "n" venivano pronunciate separatamente, non essendosi ancora realizzata l'assimilazione che si ritrova invece nella parola italiana "agnello").

Sporadici e remoti sono invece i termini di origine greca, peraltro non tutti pervenuti contemporaneamente: la fonologia consente infatti di distinguere fra parole greco-antiche (ad esempio "cìcino" che significa "orcio", nonostante che derivi dalla stessa radice del termine italiano "cigno", in greco kŷknos) e parole greco-bizantine (ad esempio "chìchilo" che significa "fusillo elicoidale" dalla cui radice greca kŷklos è stata poi coniata la parola italiana moderna "ciclo"). In effetti alla fine del secolo IX i Bizantini, partiti dalla Puglia, erano riusciti a occupare Benevento che poi tennero per diversi anni. Dovette essere proprio allora che si affermò il toponimo "Sant'Eleuterio", chiaramente bizantino e sinonimo di "San Liberatore" (toponimo anch`esso ma appioppato a tutt'altra zona del territorio comunale).

Non manca qualche termine di origine araba giunto attraverso le incursioni saracene, ad esempio "taùto" che vuol dire "bara" (dall'arabo tabút) oppure "zirro" che significa "barile per olio" (dall'arabo zir).

Frequenti invece le parole germaniche, apportate dapprima dagli Ostrogoti e poi anche dai Longobardi; un esempio davvero significativo è rappresentato da "La Wardia" (="la Guardia"), nome del più antico quartiere cittadino situato proprio ai piedi del Castello; un altro toponimo è costituito da "Gaudiciello", derivante dalla parola longobarda waud avente il significato di "bosco" con l'aggiunta però di un diminutivo tipicamente latino (quindi Gaudiciello = boschetto). Rare e posteriori invece le parole di origine inglese, come "fenza" (="recinzione"), da fence.

Sono presenti inoltre molte influenze della lingua francese, compresi diversi vocaboli come ad esempio "ciambata" ("calcio", da jambe che a sua volta deriva dal latino gamba) o "sciarabballo" ("calesse", da char-à-bancs ossia "carro a banchi"). Notevole è stato poi l'influsso spagnolo, che si può riscontrare non solo in alcune strutture sintattiche, quali l'uso del verbo "stà" (=stare) che ricalca quello di estar, ma anche nel lessico. Sono comuni, infatti, termini come "rubbricà" (=seppellire, dal verbo lobregar a sua volta risalente al termine latino lugubris) oppure "abbushcà", che può significare secondo i casi “guadagnare” o “prendere schiaffi” e che deriva dallo spagnolo buscar.

Si sarà notato come la parola "abbushcà" mostri un'inflessione fonetica chiaramente napoletana. In effetti quasi tutte le parole derivate da idiomi stranieri sono pervenute non direttamente dalle rispettive lingue madri, ma per tramite di altre parlate regionali di piú alto rango, soprattutto il napoletano, ma anche il beneventano, il capuano e il salernitano (Ariano è stata soggetta per tre secoli al Ducato di Benevento e per ben cinque secoli al Regno di Napoli, tuttavia in una fase intermedia si imposero anche i Principati di Capua e Salerno).

Del resto le stesse considerazioni valgono anche per i termini latini pervenuti a posteriori: si noti ad esempio la differenza tra "scopa" nel significato di "arnese per spazzare" e "shcopa" nel senso di "gioco di carte", il quale ultimo mostra nella fonetica la chiara derivazione napoletana. Tuttavia, nel periodo storico di massimo splendore della storia di Ariano (epoca normanna), è anche accaduto che qualche parola penetrasse nel dialetto arianese direttamente dalla lingua d'origine; è il caso di "pàccio" (="pazzo") che deriva non dal salernitano pazz (che è invece all'origine della parola italiana "pazzo"), ma direttamente dall'antico-francese page ossia "paggio" (i paggi avevano una pessima nomea, da cui il detto "être effronté comme un page"). Diverso è invece il caso di "pazzià" (=scherzare) che deriva, questo sì, dalla parlata napoletana.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo, il dialetto è stato poi contaminato (ma al tempo stesso arricchito) da moltissime parole di origine italiana, le quali comunque sono anch'esse banalmente distinguibili da quelle derivate direttamente dal Latino (ad es. "lu cerchio", che significa "il cerchione", rispetto a "lu circhio" che invece significa "il cerchio"). D'altra parte vi è anche un influsso inverso, ossia del dialetto sull'italiano parlato localmente, il quale pertanto mostra caratteri differenziati rispetto all'italiano standard.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biogem Campus[30] promuove l'alta formazione e la diffusione della cultura scientifica. L'offerta didattica prevede: a) Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche; b) Dottorati di Ricerca; c) Master Internazionale di II livello in Biogiuridica; d) Master Post Universitario UIIP[31].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo della Civiltà Normanna[modifica | modifica wikitesto]

Situato all'interno del Castello e costituito da un'importante raccolta di monete normanno-sveve e da un fondo di altre monete medievali. Fanno inoltre parte del patrimonio museale: pergamene, cinquecentine, incisioni, un piatto argenteo di evangelario e materiali lapidei. Importanti le riproduzioni tra le quali, di gran pregio per qualità e dimensioni, quella del mantello di Re Ruggero II, indossato nell'incoronazione.

Nella sala delle armi, intitolata all'ing. Mario Troso, sono in mostra 220 esemplari autentici di armi che coprono 2000 anni di storia. Le armi sono organizzate secondo le famiglie tipologiche di appartenenza: alabarde, picche, corsesche, falcioni, lance, ronconi, brandistocchi, scure, buttafuoco, alighieri, quadrelloni, forche, tridenti, spiedi. La sala accoglie, inoltre, da fondi diversi, rari esemplari di armi da taglio pre-romane e longobarde tra queste un rarissimo pilum romano, esemplare forse unico nel panorama museale italiano. Oltre al grande plastico della battaglia di Hastings, recentemente restaurato, che ricostruisce quanto avvenuto nel 1066 quando prese avvio l'epopea normanna in Europa, spiccano un'armatura cinquecentesca autentica, una scure da decapitazione del XII secolo e un manichino che riproduce, in dimensioni naturali e con accurata ricercatezza filologica, un guerriero normanno a piedi, armato di tutto punto.

Museo Civico e della Ceramica[modifica | modifica wikitesto]

Si trova a Palazzo Forte, in via D'Afflitto. All'interno si possono ammirare una raccolta di ceramica locale risalente al XVII e XVIII secolo ad uso domestico o ornamentale ed una donazione privata di ceramiche meridionali-adriatiche risalente al IV-V secolo a.C. Alle ceramiche si sommano rare edizioni a stampa dei secoli XVI e XVII provenienti dalle librerie di conventi che sorgevano sul territorio e che furono soppressi nel corso dell'Ottocento, nonché la fototeca civica dal 1865 al 1955.

Museo Archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Ospitato dal Palazzo Anzani, vi si trovano reperti archeologici rinvenuti nell'insediamento sulla collina della Starza, corredi funebri ritrovati nelle tombe a tumulo di un insediamento sannitico di Casalbore, reperti romani provenienti da Aequum Tuticum ed altri oggetti d'interesse storico rinvenuti nel territorio di Ariano.

Museo Degli Argenti[modifica | modifica wikitesto]

Ha sede nell'ex Tesoreria della Cattedrale dell'Assunta. Conserva tra i vari oggetti, un ostensorio d'argento di Pietro Vannini, il reliquario contenente le Sacre Spine della corona di Cristo, donate da Carlo I d'Angiò al Vescovo di Ariano, la statua in argento del Santo Patrono della città, risalente al XVII secolo.

Museo Diocesano[modifica | modifica wikitesto]

Ospita pitture del Seicento e Settecento napoletano, tra cui "l'Annunciazione" del pittore fiammingo Wenzel Cobergher, altre opere lignee e marmoree, per non parlare di oggetti ed arredi sacri. Al suo interno è ubicata la Biblioteca Diocesana che conta circa 10.000 opere e l'archivio storico della Curia Vescovile.

Museo Arcucci[modifica | modifica wikitesto]

Custodito dalle Suore dello Spirito Santo, conserva documenti di archivio delle monache Benedettine Cassinesi di Ariano risalenti al periodo tra il 1565 ed il 1877, volumi della biblioteca, arredi e oggetti sacri.

Museo di Storia della Vita e della Terra "Biogeo"[modifica | modifica wikitesto]

Sito all'interno del centro di ricerca e campus "Biogem". Biogeo ha lo scopo di illustrare l'origine e l'evoluzione della vita sulla Terra. Al suo interno sono esposti numerosi fossili ed è possibile ammirare i resti di un allosauro. Infine, è da poco stata inaugurata la Quadrisfera, una struttura ideata dal fisico italiano Paco Lanciano, che consente di assistere ad una multiproiezione di quattro filmati sincronizzati in un caleidoscopio tecnologico, grazie ad un complesso gioco di monitor e specchi, come nel centro di una sfera. L'allestimento multimediale racconta, in pochi suggestivi minuti, con suoni e immagini di grande forza comunicativa, gli eventi legati all'origine e all'evoluzione della terra e della vita.

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca Comunale P.S. Mancini[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nel centro storico della città e comprende 20.000 volumi circa, nonché stampe che vanno dal Cinquecento al Settecento. La raccolta venne costituita nel 1870 grazie all'acquisizione delle opere custodite nei Conventi Francescani e Scolopi di Ariano, nella Biblioteca dei Francescani di S. Giovanni del Palco a Lauro, dai Francescani di Montecalvo e Casalbore e dagli Alcantarini di Mirabella Eclano.

Nel 1866, infatti, vennero soppressi gli Ordini e le Corporazioni Religiose, mentre i relativi bene furono secolarizzati. A seguito dell'atto di eversione ecclesiastica compiuto dal nascente Stato unitario, tutti i manoscritti che si trovavano negli edifici loro appartenenti vennero devoluti ad istituzioni pubbliche e musei delle rispettive provincie. Per la costituzione della biblioteca arianese fu determinante l'azione di Pasquale Stanislao Mancini, cui la collezione è intitolata.

Biblioteca Diocesana[modifica | modifica wikitesto]

Conta circa 10.000 opere e l'archivio della curia vescovile. La sua ubicazione è all'interno dell'omonimo museo.

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Ariano è sede del Centro Europeo di Studi Normanni (CESN). L'istituto è sorto il 7 ottobre 1991 per iniziativa di un gruppo di studiosi italiani, francesi e inglesi, al fine di promuovere attività di ricerca sulla Civiltà Normanna nell'Europa medievale.

Nell'area PIP ha sede il Centro di Ricerche Biogem[32] (Biologia e genetica Molecolare). Inaugurato il 14 luglio 2006 alla presenza del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, ha la missione di contribuire all'avanzamento della ricerca scientifica, al trasferimento delle conoscenze al mondo della salute e dell'industria, all'offerta di formazione e divulgazione scientifica, alla realizzazione di servizi avanzati nelle discipline collegate alle Life and Mind Sciences (Biologia, Medicina, Biotecnologie, Bioetica, Biogiuridica, Bioinformatica, Gestione dell'innovazione e della conoscenza). Biogem, che ha ospitato diversi premi Nobel (Rita Levi-Montalcini, Torsten Wiesel, Renato Dulbecco, Mario Capecchi) ottenendo importanti riconoscimenti, ospita annualmente il Meeting "Le Due Culture". La struttura promuove l'alta formazione e la diffusione della cultura scientifica. L'offerta didattica prevede: a) Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche; b) Dottorati di Ricerca; c) Master Internazionale di II livello in Biogiuridica; d) "Master Post Universitario UIIP"[33]. Biogem ospita il Museo di Storia della Terra e della Vita. Il 18 ottobre 2013 è stato inaugurato il Laboratorio di genetica forense distinto in quattro aree intercomunicanti, ciascuna con una sua specificità funzionale: “Foto documentazione e campionamento”; “Estrazione del DNA”; “Amplificazione del DNA”; “Post Amplificazione del DNA”.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Radio Canale 4 è stata un'emittente radiofonica fondata negli anni '90. Modulava su 102,7 sulle province di Avellino e Benevento e in streaming su www.radiocanale4.it. La radio ha spento le sue frequenze a seguito della conversione in Ai Radio.

Ai Radio emittente radiofonica che nasce dalle ceneri di Radio Canale 4 e modula in Fm sulle province e città di Avellino e Benevento con la 107,7. Ha iniziato i programmi il 10 novembre 2014 dopo aver apportato una serie di cambiamenti alla struttura sia tecnica che artistica. Si occupa principalmente di informazione locale condotta in diretta con aggiornamenti riguardanti le notizie del territorio su cui si estende la copertura, ovvero le province di Avellino e Benevento. Durante il giorno si susseguono le dirette con professionisti dell'intrattenimento radiofonico.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Canale 58 è l'emittente televisiva cittadina, fondata da Pietro Puopolo (Presidente), Amleto Bevere (Amministratore delegato e responsabile di rete) con un gruppo di imprenditori soci, diretta da Gianni Raviele, ex vicedirettore del TG1. Nata alla fine degli anni novanta, si caratterizza per un palinsesto focalizzato sull'informazione regionale. Infatti nel 2013 l'emittente televisiva oltre ad ampliare la copertura territoriale estendendola a tutte e 5 le province campane: Avellino - Benevento - Caserta - Salerno - Napoli, si è dotata di un sito web: www.canale58.com, con servizi rubriche ed altro.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina arianese rispecchia le tradizioni contadine e pastorali del luogo. I piatti principali si preparano con prodotti “poveri”, soprattutto verdure; la carne più utilizzata è quella di maiale, di cui praticamente viene sfruttato ogni scarto per gli usi più vari, dal lardo all'osso del prosciutto, mentre le poche pietanze di pesce sono a base di baccalà. I condimenti per eccellenza sono olio d'oliva locale, cui è stato accordata la Protezione Nazionale Transitoria in vista del DOP, e la sugna.

Tipica dell'arianese è la pasta casereccia cucinata con verdure o ragù. I formati più tradizionali sono i Cicatielli, di forma allungata con un'incavatura all'interno ed i Cavaiuóli, ravioli con ricotta di forma circolare.

Tra i primi piatti caratteristici di questa parte dell'Appennino si possono citare:

  • la minesta mmaritata, verdura bollita con pollo e prosciutto;
  • làjne 'e fasùli, fettuccine all'uovo con fagioli;
  • il cardone, cardo a pezzetti cotto in brodo di gallina con polpettine di carne ed uova. Si tratta di una pietanza tipica delle festività;
  • la ciambòtta, uno stufato a base di verdure stagione come patate, pomodori, fagiolini aglio sedano ecc.

Tra i secondi piatti si possono ricordare:

  • pipilli e patane cu lu salisicchio, salsiccia di maiale a tocchetti, fritta con patate e peperoni;
  • mugliatiélli, involtini di interiora e frattaglie di agnello, avvolti con l'intestino;
  • spizzatino Arianese, carne di vitello a tocchetti con salsa di pomodoro;
  • pizza cu li ccécule, una pizza di pane con pezzettini di lardo di maiale disciolto;
  • fritticiello, soffritto con interiora di maiale, o agnello, patate e peperoni all'aceto. In passato era un tipico piatto invernale, quando tra dicembre e gennaio si macellavano i suini;
  • cime e baccalà, baccalà cotto con cime di rapa;
  • pipilli chini, peperoni all'aceto ripieni con un impasto di mollica di pane sbriciolata, pinoli, noci, uva passa, aglio, prezzemolo, olio ed altri condimenti. L'accoppiata pipilli chinicime e baccalà è tipica della vigilia di natale.

Per quanto riguarda i dolci, infine:

  • il casatiello, una focaccia dolce farcita di riso. È tipica del periodo pasquale;
  • i malati, tarallucci di pasta bolliti nel vino cotto.


Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Fiere della Campania[34]
  • Ariano Film Festival[35]
  • Vicoli ed Arte[36]
  • Rievocazione storica del dono delle Sacre Spine[37]
  • Ariano Folk Festival[38]

Persone legate ad Ariano Irpino[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico cittadino, situato sul crinale del "Tricolle" e di impianto alto-medioevale, aveva fin dall'origine una forma piuttosto allungata. Esso infatti si disponeva lungo un antico tracciato (probabilmente una semplice mulattiera non pavimentata) che da Benevento (capitale dell'omonimo Ducato longobardo) conduceva verso la Puglia, all'epoca duramente contesa ai Bizantini. Tale tracciato è tuttora riconoscibile nelle vie Conservatorio, Strada (oggi Capezzuti), Annunziata, D'Afflitto, Piazza Ferrara (oggi Garibaldi), Guardia (oggi Umberto I), Pasteni. Da tale percorso si staccavano poi altre mulattiere (dirette verso alcuni paesi limitrofi) lungo le quali sorsero diversi rioni: è il caso del "Sambuco" (vie S.Stefano-Anzani) lungo una direttrice per Villanova-Zungoli ma anche di "San Nicola" (vie Parzanese-Intonti) lungo un tracciato per Montecalvo. La cerchia urbana era cinta da mura, alcuni tratti delle quali sono tuttora visibili in via Russo-Anzani. Invece il castello, estremo baluardo, sorgeva nel punto più elevato ed era staccato dal resto dell'abitato, attorno al quale vi erano piuttosto alcune distese di pascoli pubblici. L'agro rurale, sebbene assai vasto, risultava poco popolato in quanto vi erano solo rari gruppi di case fortificate (i casali), destinati comunque a soccombere agli attacchi continui cui erano sottoposti. Di contro i burroni che attualmente circondano il centro storico non esistevano in origine; essi si sono formati a seguito di profondi fenomeni erosivi (e conseguenti frane) provocati dell'erronea regimentazione delle acque piovane lungo i ripidissimi pendii e, nel corso dei secoli, hanno inghiottito diversi rioni risultando così finanche più dannosi dei terremoti. Tuttavia nel complesso la conformazione urbana subì sostanzialmente poche modifiche durante il suo primo millennio di vita, nonostante le guerre continue e il succedersi delle dominazioni.

La situazione mutò radicalmente solo nel XVIII secolo, quando Re Carlo III di Spagna fece costruire la "Via Regia delle Puglie", ossia la prima grande strada carreggiabile che, per ragioni di spazio, si limitava a rasentare il centro storico (attuali Corso Vittorio Emanuele - Via Nazionale). Fu in quel periodo che bottegai e tavernai si stabilirono in massa lungo la nuova strada, fondando così i rioni S.Rocco, S.Domenico, S.Giovanni, Valle e Pagliare. Nel frattempo, grazie all'accresciuta sicurezza (garantita dal potente esercito spagnolo), in tutte le zone rurali si edificavano numerose masserie, molte delle quali erano comunque fortificate.

Un secondo rivoluzionamento urbanistico si ebbe poi nel XX secolo, determinato non solo dai danni bellici della Seconda Guerra Mondiale ma anche dal susseguirsi di ben tre terremoti nell'arco di soli 50 anni (dal 1930 al 1980). Si determinò allora, oltre all'ampliamento del centro storico a scapito degli antichi pascoli pubblici (rioni Calvario, Pallottini, Pasteni, Fontananuova), anche la costruzione di nuovi quartieri periferici (Cardito, S.Pietro, S.Antonio, Martiri) situati a mezza costa lungo l'attuale tracciato in variante della Strada Statale 90 delle Puglie. L'intero centro abitato ha assunto così una conformazione conico-elicoidale di cui però il centro antico continua a rappresentare il vertice. Si è inoltre registrata un'intensa attività edilizia nelle zone rurali con la creazione di numerosissime "villette" spesso allineate (le quali ospitano in effetti una buona metà della popolazione attuale), mentre il centro storico è stato solo parzialmente ricostruito. Tuttavia l'attuale piano urbanistico comunale ed il relativo regolamento edilizio, in vigore dal 29 Aprile 2010[39], assegnano particolare tutela proprio alla città storica nell'ambito del paesaggio urbano, mentre la stragrande maggioranza del circostante territorio comunale è riconosciuta quale paesaggio rurale.

Frazioni e località[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito del territorio comunale non vi sono altri centri abitati oltre a quello di Ariano. Numerosi sono invece i nuclei abitati rurali, detti localmente "contrade":

  • Accoli
  • Acqua di Tauro
  • Acquasalza
  • Acquazzuolo
  • Anselice
  • Arnola
  • Bagnara
  • Bassiello
  • Bosco
  • Brecceto
  • Caccarone
  • Camporeale
  • Cannelle
  • Cardito
  • Cariello
  • Carpiniello
  • Casavetere
  • Casone
  • Castaglione
  • Centovie
  • Cerreto
  • Cervo
  • Cesine
  • Cippone
  • Consini
  • Contessa
  • Costa San Paolo
  • Costavaccaro
  • Creta
  • Cristina
  • Cupamorte
  • Difesa
  • Festola
  • Ficucelle
  • Fiumarelle
  • Fontanangelica
  • Foresta
  • Frascineta
  • Frolice
  • Gaudiciello
  • Grignano
  • Loreto
  • Maddalena
  • Manna San Giovanni
  • Marchetto
  • Martiri
  • Masciano
  • Masseria Capoiazzo
  • Masseria Chiuppo di Bruno
  • Masseria la Falceta
  • Masseria la Sprinia
  • Masseria la Starsa
  • Masseria le Monache
  • Masseria Macchiacupa
  • Masseria Montefalco
  • Masseria San Giovanni
  • Masseria Santa Lucia
  • Masseria Scannaturo
  • Masserie
  • Mogna
  • Montagna
  • Montecifo
  • Montetrecalli
  • Orneta
  • Ottaggio
  • Palazzisi
  • Paragano
  • Parzano
  • Patierno
  • Perazzo
  • Petrara
  • Pianerottolo
  • Piano del Nuzzo
  • Pianotaverna
  • Pignatale
  • Pisciriello
  • Ponnola
  • Pontegonnella
  • Pontelusbergo
  • San Donato
  • San Felice
  • San Liberatore
  • San Nicola a Trignano
  • San Pietro Maddalena
  • San Potito
  • Sant'Antonio
  • Santa Barbara
  • Santa Croce
  • Santa Maria Tuori
  • Sant'Angelo Torricelli
  • Santa Regina
  • Sant'Eleuterio
  • San Tommaso
  • San Vito
  • Scarnecchia
  • Serra
  • Serralonga
  • Sterda
  • Stillo
  • Stratola
  • Tesoro
  • Torana
  • Torreamando
  • Tranzano
  • Trave
  • Tre Lupi
  • Tressanti
  • Trimonti
  • Turchiciello
  • Turco
  • Valdugliano
  • Valleluogo
  • Vallone di Valle
  • Vascavino
  • Viggiano

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il settore agro-zootecnico ha assunto da sempre grande rilevanza, il che è attestato sia dall'ampiezza del territorio comunale (il più esteso della Campania) che dalla predominanza degli insediamenti rurali sparsi.[40]

Questi ultimi presero forma dapprima nel Medioevo sotto il nome di casali venendo però successivamente in gran parte distrutti e abbandonati. In epoca rinascimentale sorsero poi le masserie, molte delle quali tuttora esistenti (alcune trasformate in aziende agrituristiche). Al giorno d'oggi però la gran parte della popolazione risiede in nuclei moderni di case o villette allineate, detti "contrade".

Tra i prodotti tipici più rinomati si annoverano le olive (destinate all`estrazione di olio extravergine DOP "Irpinia - Colline dell'Ufita"), i cereali (utilizzati localmente sia per la produzione di pane e pasta che per l'alimentazione animale), la frutta, i legumi, le carni e i latticini (questi due ultimi ricavati principalmente da allevamenti bovini).

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

La maiolica[modifica | modifica wikitesto]

La produzione di maiolica arianese è apprezzata in Campania, nel resto d'Italia e persino all'estero. Della maiolica di Ariano Irpino si hanno esemplari risalenti già al XIII secolo. Da documenti angioini si apprende che nel 1200 era attiva ad Ariano una vera e propria corporazione di ceramisti che venivano tassati per la loro attività: "cives laborantes in creta-extranea vendentes vasa terrea vel vitrea"[18]. In quel periodo maestri artigiani islamici avevano attivato in Ariano le proprie fornaci. Gli Arabi erano giunti in città a seguito di Ruggero II il Normanno, sovrano che seppe convivere con i vinti, utilizzando al meglio le loro conoscenze e la loro vasta cultura. Ceramica italo-araba era quella prodotta inizialmente in Ariano, decorata secondo una concezione della vita e del mondo tipicamente orientale e che ci riconduce alla maestria degli artigiani islamici che avevano le proprie fornaci nelle terre conquistate della Sicilia. Testimoniano in tal senso i reperti provenienti dal castello, dal centro cittadino e dalle discariche storiche.

Fino a tutto il XVI secolo le maioliche si presenteranno tutte smaltate in bianco e decorate con sintetici elementi in azzurro. Nel XV secolo le opere dei maestri ceramisti risentiranno dell'influenza esercitata dai maestri di Faenza, portati in città, intorno al 1421, dal conte di Ariano, Francesco Sforza, futuro Duca di Milano. I bianchi faentini, che incontreranno notevole fortuna e verranno prodotti in quasi tutte le botteghe di maiolica italiane del secolo XVII, prenderanno vita in Ariano come a Faenza già nel secolo XVI.

Se di questa tradizione secolare sono testimonianza i repenti rinvenuti sul territori ed i resti di diverse fornaci in località Tranesi, oggi la produzione è più che mai vasta, toccando fiasche, borracce, busti, coppe, targhe, figure, anfore. Tutti pezzi splendidamente decorati dagli artigiani arianesi, e sovente di forma particolarmente fine ed elaborata. Un vasto repertorio di antiche maioliche arianesi è conservato nel Museo Civico della città.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

L'asse portante di tutta la viabilità cittadina è costituito dalla strada statale 90 delle Puglie che, insieme alle sue varianti (la S.S. 90bis e la S.S. 90dir), attraversa il territorio comunale in tutta la sua lunghezza nel tratto compreso fra il casello A16 di Grottaminarda (situato lungo la direttrice per Avellino-Benevento) e lo scalo RFI di Savignano-Greci (sulla direttrice per Foggia).

Sono presenti inoltre numerose strade provinciali, le quali si dispongono a formare una rete a maglie larghe:

  • S.P. ex strada statale 414, che collega Ariano con Montecalvo Irpino.
  • S.P. 10 "Bivio Villanova - Difesa Grande", che collega Ariano con Monteleone di Puglia.
  • S.P. 11 "Tesoro - TreTorri"che collega Ariano con Villanova del Battista.
  • S.P. 19 "Martiri - Cerreto", tra l'area urbana e la stazione ferroviaria cittadina. Costituisce il primo tratto di un percorso alternativo fra la S.S. 90 e la S.S. 90Bis.
  • S.P. 54 "Pontegonnella - Castelfranco", tra Ariano e Castelfranco in Miscano (in provincia di Benevento prende il nome di SP 61). Attualmente parte del tracciato è preclusa al transito veicolare, con conseguente deviazione del traffico sulla Strada Statale 90bis.
  • S.P. 63 "Montagna - Zungoli", tra Ariano e Zungoli.
  • S.P. 236 "Scarnecchia - Piani", tra Ariano e Flumeri. Attualmente parte del tracciato è preclusa al transito veicolare, con conseguente deviazione del traffico sulla Strada Statale 90 Dir.
  • S.P. 237 "Fiumarelle - Orneta". Costituisce il primo tratto di un percorso alternativo fra la S.S. 90Dir e la S.S. 90.
  • S.P. 276 "Cerreto - SS 90bis", collega la stazione ferroviaria cittadina alla S.S. 90bis, costituendo così il secondo tratto del percorso alternativo fra la S.S. 90 e la S.S. 90Bis.
  • S.P. 282 "Orneta - Villanova". Costituisce il secondo tratto del percorso alternativo fra la S.S. 90Dir e la S.S. 90.
  • S.P. 283 "Pontelosbergo - Melito". Collega Ariano con Melito Irpino.
  • S.P. 287 "San Vito - Apice". Collega Ariano con Apice (in provincia di Benevento prende il nome di S.P. 34).

Molto fitto e articolato è infine il reticolo formato dalle strade comunali, non tutte però agevolmente percorribili.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Ariano Irpino.

Ariano Irpino ha una propria stazione ferroviaria posta sulla tratta Benevento-Foggia della linea Roma-Bari e localizzata circa 6 km a nord-est del centro cittadino (in località Cerreto). Attualmente però, a causa di sfavorevoli contingenze logistiche, la stazione risulta assai poco utilizzata dai viaggiatori e totalmente preclusa al traffico merci.

Tuttavia la città ed i comuni limitrofi sono interessati dal progetto Alta Capacità che prevede l'ammodernamento ed il raddoppio della linea ferroviaria esistente con la costruzione di una nuova stazione RFI (denominata "Irpinia") nella valle dell'Ufita, in posizione baricentrica rispetto a tutta l'area urbana vasta.

Mobilità[modifica | modifica wikitesto]

Diverse aziende di trasporto su gomma, fra loro concorrenti, effettuano collegamenti giornalieri a medio-lunga percorrenza, in particolare con Roma Capitale (distante oltre 250 km).

I trasporti pubblici interurbani sono invece gestiti in monopolio dalla società AIR che garantisce collegamenti quotidiani con Avellino, Benevento, Napoli, Foggia oltre che con i singoli comuni limitrofi.

Il servizio di mobilità urbana è infine curato per conto del comune da un'azienda municipalizzata, l'AMU.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
25 maggio 2014 - Domenico Gambacorta Forza Italia Sindaco
26 giugno 2009 25 maggio 2014 Antonio Mainiero Popolari per Ariano (Lista civica) Sindaco
28 giugno 2004 22 giugno 2009 Domenico Gambacorta Popolari per Ariano (Lista civica) Sindaco
30 ottobre 2003 28 giugno 2004 Pasquale Napoletano Comm. pref.
2000 30 ottobre 2003 Domenico Covotta PPI Sindaco
1996 2000 Vittorio Melito Partito Democratico della Sinistra Sindaco
1995 1996 Erminio Grasso L'Orologio (Lista civica) Sindaco
1994 1995 Antonio Napolitano Comm. pref.
1990 1994 Domenico Covotta Democrazia Cristiana Sindaco
1985 1990 Domenico Covotta Democrazia Cristiana Sindaco
1984 1985 Pasquale Giovannelli Democrazia Cristiana Sindaco
1980 1984 Romolo De Furia Democrazia Cristiana Sindaco
1975 1980 Vincenzo Aliperta Democrazia Cristiana Sindaco
1974 1975 Fedele Gizzi Democrazia Cristiana Sindaco
1971 1974 Antonio Manganiello Partito Liberale Italiano Sindaco
1970 1971 Antonio Dotolo Democrazia Cristiana Sindaco
1965 1970 Fedele Gizzi Democrazia Cristiana Sindaco
1961 1965 Antonio Manganiello Partito Liberale Italiano Sindaco
1960 1961 Mario Ortu Partito Socialista Italiano Sindaco
1959 1960 Cherubino Cindolo Comm. pref.
1958 1959 Giovanni Scrivano Comm. pref.
1956 1958 Antonio Maresca Democrazia Cristiana Sindaco
1952 1956 Enea Franza Movimento Sociale Italiano Sindaco
1950 1952 Michelangelo Nicoletti Movimento Sociale Italiano Sindaco
1946 1950 Enea Franza Democrazia e Lavoro, poi Movimento Sociale Italiano Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio

La principale compagine calcistica della città è oggi la USD Vis Ariano 1946, che milita nel campionato regionale di Promozione. Questa società ha raccolto l'eredità lasciata da quella che per anni è stata la principale realtà del calcio arianese: l'Unione Sportiva Ariano Irpino, fondata nel 1946. Quest'ultima squadra ottenne i massimi risultati nei suoi primi anni di storia, quando nel 1948/49 sfiorò la Serie C perdendo gli spareggi per il primo posto nel girone M della Promozione Interregionale (attuale Serie D), che avrebbero a loro volta dato l'accesso ai play off nazionali per il salto di categoria. In effetti l'Ariano conta 13 partecipazioni in Serie D (3 come Promozione Interregionale tra il 1948/49 e il 1950/51; 6 come Interregionale tra il 1981/82 e il 1986/87; 4 come Serie D tra il 2002/03 e il 2005/06). L'US Ariano è scomparso nell'estate del 2006 con la cessione del titolo sportivo a una società di un altro comune irpino. Fin da subito l'eredità è stata raccolta dalla società USD Vis Ariano 1946, che oggi milita nel campionato di Promozione dopo aver disputato due stagioni di Eccellenza.

Basket (femminile)

La squadra di pallacanestro locale femminile è la Centro Medico Athena Ariano Basket (in passato nota col nome di Aloha Ariano, LPA Ariano o MCS Ariano). Il club è stato protagonista di una rapida scalata, che ha visto il suo epilogo in quattro stagioni nel campionato nazionale di Serie A2, sfiorando sempre la promozione nella massima serie. Ha, infatti, sempre raggiunto i play-off, perdendo le prime due volte in semifinale, venendo sconfitta nel turno unico del 2014/15 e venendo eliminata ai quarti l'anno dopo. Senza essere retrocessa sul campo, ha dovuto rinunciare a iscriversi alla serie cadetta nazionale nell'estate 2016. Oggi milita nel campionato regionale di Serie B.

Altre realtà minori

- Sporting Ariano (calcio, Prima Categoria)

- GSA Ariano (volley, Prima Divisione sia maschile che femminile)

- Ariano Rugby (rugby, incorporata all'interno del IV Circolo Benevento, Serie C2)

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Stadio di calcio "Silvio Renzulli";
  • Palazzetto dello sport;
  • Arena "Pietro Mennea".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 38.
  4. ^ https://www.campaniaeuropa.it/documentazione/ambiti_territoriali_campania.xls&sa=U&ved=2ahUKEwipqurhsuPVAhUGuBoKHftoAacQFnoECBQQAA&usg=AFQjCNHwiV_lPDRnBRf-3LnPNKp2ki5J5A
  5. ^ Classificazione sismica dei comuni italiani (JPG), protezionecivile.it. URL consultato il 20 luglio 2009.
  6. ^ a b Profilo Climatico (Archivio climatico DBT dell'ENEA) (TXT), erg7118.casaccia.enea.it. URL consultato il 1º luglio 2009.
  7. ^ Dato basato sulle rilevazioni della vicina stazione meteorologica di Trevico distante 15 km ca. in linea d'aria.
  8. ^ Si veda Stazione meteorologica di Avellino.
  9. ^ Classificazioni climatiche dei comuni italiani (TXT), clisun.casaccia.enea.it. URL consultato il 19 luglio 2009.
  10. ^ C. Albore Livadie, Considerazione sui nuovi scavi a La Starza (Ariano Irpino) e sulle comunità pastorali appenniniche, Civiltà della Transumanza, Santa Croce del Sannio, novembre 1988, pp. 32-45.
  11. ^ Cicerone, Epistulae ad Atticum.
  12. ^ CESN.
  13. ^ AA. VV., Puglia, 4ª ed., Touring Club Italiano, 1978, p. 11, ISBN 88-365-0020-X.
  14. ^ Terremoto dell'Irpinia del 1962., flanet.org. URL consultato il 10 luglio 2009.
  15. ^ Statuto comunale all'art.4,comma 2., comunediariano.it. URL consultato il 10 maggio 2009.
  16. ^ ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali, dati.acs.beniculturali.it.
  17. ^ Diocesi Ariano Irpino - Lacedonia, www2.diocesiarianolacedonia.it. URL consultato il 15 luglio 2009.
  18. ^ a b D'Antuono M. e D'Antuono O.
  19. ^ Vitale T.
  20. ^ Irpiniacom, irpiniacom.it. URL consultato il 10 agosto 2008.
  21. ^ Archemail - Gli scavi di Aequum Tuticum e della Starza, l'archeologia dimenticata, archemail.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  22. ^ Archemail - L'abitato neolitico de La Starza, archemail.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  23. ^ Ente Provinciale per il Turismo di Avellino - L'abitato neolitico de La Starza, eptavellino.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  24. ^ Claude Albore Livadie, La Starza di Ariano Irpino, in Storia illustrata di Avellino e dell'Irpinia, I, Sellino & Barra, 1996, pp. 17-32.
  25. ^ Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno e Avellino - Il centro di Aequum Tuticum, archeosa.beniculturali.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  26. ^ Archemail - Il centro di Aequum Tuticum, archemail.it. URL consultato il 25 agosto 2009.
  27. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  28. ^ Dati Istat al 31 dicembre 2008, demo.istat.it. URL consultato il 7 agosto 2010.
  29. ^ http://www.diocesiarianolacedonia.it/
  30. ^ Life & Mind Science School
  31. ^ [1]
  32. ^ http://www.biogem.it/pillolebiogem.pdf
  33. ^ http://www.uiip.it/home/
  34. ^ http://www.corsoitalianews.it/fiera-caccia-pesca-ad-ariano-irpino-numerose-le-adesioni-020317/
  35. ^ https://www.comingsoon.it/cinema/news/al-via-la-v-edizione-dell-ariano-film-festival-in-programma-dal-29-luglio/n68637/
  36. ^ http://www.ecampania.it/avellino/eventi/vicoli-ed-arte-ad-ariano-irpino
  37. ^ http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/08/01/news/storia_folklore_e_fede_ad_ariano_irpino-145187038/
  38. ^ http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/spettacoli/17_agosto_17/ariano-folkfestival-irpinia-band-russia-africa-america-latina-952b4326-8350-11e7-ab10-ace68caae8fb.shtml
  39. ^ http://old.comunediariano.it/SUE/index.html
  40. ^ Statuto comunale all'art.2, commi 2 e 3., comunediariano.it. URL consultato il 10 maggio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Cambria, Ariano nella storia dai Normanni all'unità d'Italia, Ariano Irpino, Grafiche Lucarelli, 2008.
  • Domenico Cambria, Ariano dalle origini ai Longobardi, Ariano Irpino, Grafiche Lucarelli, 2005.
  • Mario D'Antuono, Ottaviano D'Antuono, Guida Turistica di Ariano Città Capitale, Ariano Irpino, Tipografia Impara, 2001.
  • Ottaviano D'Antuono, La Maiolica delle Antiche Fabbriche di Ariano nel Museo Civico, Ariano Irpino, Grafiche Lucarelli, 2008.
  • Cesare De Padua, Pasquale Giardino, Vol. I, Ariano. Storia e assetto urbano, Ariano Irpino, Associazione Culturale Arnanah, 2008.
  • Nicola Flammia, Storia della città di Ariano, Ariano Irpino, Tipografia Marino, 1893.
  • Gaetano Grasso, Ariano dall'Unità d'Italia alla Liberazione - Libro Primo: 1860-1900, Avellino, Edizioni La Ginestra, 1994.
  • Gaetano Grasso, Ariano dall'Unità d'Italia alla Liberazione - Libro Secondo: dall'inizio del secolo al 1945, Avellino, Edizioni La Ginestra, 1994.
  • Gaetano Grasso, Ariano dalle origini alla fine del '700, Avellino, Edizioni La Ginestra, 2007.
  • Gaetano Grasso, Ariano dalla fine del '700 al 1860, Avellino, Edizioni La Ginestra, 2009.
  • Tommaso Vitale, Storia della Regia città di Ariano e sua Diocesi, Roma, Salomoni, 1794.
  • Ortensio Zecchino, Le Assise di Ariano: testo critico, Cava dei Tirreni, Di Mauro, 1984.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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