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Ariano Irpino

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Ariano Irpino
comune
Ariano Irpino – Stemma Ariano Irpino – Bandiera
Ariano Irpino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Avellino-Stemma.svg Avellino
Amministrazione
SindacoDomenico Gambacorta (FI) dal 9-6-2014
Territorio
Coordinate41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)Coordinate: 41°08′59″N 15°05′03″E / 41.149722°N 15.084167°E41.149722; 15.084167 (Ariano Irpino)
Altitudine788 m s.l.m.
Superficie186,74 km²
Abitanti22 495[1] (30-9-2017)
Densità120,46 ab./km²
Comuni confinantiApice (BN), Castelfranco in Miscano (BN), Flumeri, Greci, Grottaminarda, Melito Irpino, Montecalvo Irpino, Monteleone di Puglia (FG), Savignano Irpino, Villanova del Battista, Zungoli
Altre informazioni
Cod. postale83031
Prefisso0825
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT064005
Cod. catastaleA399
TargaAV
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Cl. climaticazona E, 2 410 GG[2]
Nome abitantiarianesi
Patronosant'Ottone
Giorno festivo23 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ariano Irpino
Ariano Irpino
Ariano Irpino – Mappa
Posizione del comune di Ariano Irpino all'interno della provincia di Avellino
Sito istituzionale

Ariano Irpino (IPA: [a'rjano ir'pino], semplicemente Ariano in dialetto arianese), è un comune italiano di 22 495 abitanti[1] della provincia di Avellino in Campania. La cittadina costituisce il principale centro demografico della provincia dopo il capoluogo[3] (da cui dista circa 50 km) mentre i suoi 186,74 km² di ampiezza ne fanno il comune più esteso dell'intera regione[4]. Sede episcopale fin dall'alto medioevo, si fregia inoltre del titolo di città e del ruolo di ente capofila nell'ambito di un'area urbana vasta che abbraccia l'intero settore Nord del territorio provinciale[5].

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico sulla sommità del Tricolle

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La città è situata nell'Appennino campano, quasi a cavallo tra le regioni Campania e Puglia e in posizione pressoché equidistante dai mari Tirreno e Adriatico, tanto che la linea spartiacque attraversa per decine di chilometri il tenimento comunale[6] al cui centro geografico è ubicato un importante valico appenninico, la sella di Ariano.

L'agro rurale è lambito dai fiumi Ufita e Miscano (confluenti nel Calore irpino) e solcato dal torrente Cervaro, tributario del lago Salso. L'altitudine varia dai 179 agli 811 m s.l.m.[7] mentre la superficie territoriale si attesta sui 186,74 km², la più ampia di tutta la Campania[4], maggiore anche del capoluogo Napoli distante circa 100 km.

Il territorio comunale, riconosciuto per legge come "interamente montano"[8], è costituito da stratificazioni detritiche incoerenti a elevato tenore in carbonato di calcio, le quali si dispongono a formare un paesaggio alquanto impervio e inciso da valli incassate ove non mancano i dirupi (di natura puramente erosiva)[9]. Fanno eccezione le aree nord-orientali (fra la valle del Cervaro e il bacino del Miscano), che si dispiegano in ampi altipiani ondulati poggianti su rocce relativamente più antiche e compatte[10], e le ristrette piane alluvionali localizzate sull'opposto versante lungo la valle dell'Ufita.[11]

In particolare il centro cittadino sorge in posizione dominante su tre alti colli (Castello, Calvario e San Bartolomeo), da cui è derivato l'epiteto di città del Tricolle[12]. Dai punti più panoramici (e in particolare dalla sommità del castello) si ammirano a ovest i massicci del Taburno e del Partenio, a sud Trevico e l'Appennino lucano, a est il Vulture con i monti della Daunia e a nord l'Appennino sannita con il massiccio del Matese e, più in lontananza, i monti della Meta e la vetta della Maiella, sicché sono visibili alcune parti di 6 delle 20 regioni italiane[13].

Sismicità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Terremoti in Irpinia.

Situata nel settore Nord del distretto sismico dell'Irpinia, la città ha risentito inoltre dei movimenti tellurici avvenuti nel vicino Sannio, quali il terremoto del 1349 e il sisma del 1688. Viceversa gli eventi con epicentri localizzati nel settore meridionale dell'Irpinia sono risultati relativamente meno disastrosi: un esempio è dato dal terremoto del 1980 che provocò una sola vittima in ambito cittadino[14].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il castello imbiancato

Situata in un'area appenninica interna[16], la città è caratterizzata da un clima di tipo temperato fresco.

Le precipitazioni sono moderate, mediamente non superiori agli 800 mm annui[17], con massimi fra novembre e dicembre e minimi tra luglio e agosto[18]. Nel corso del semestre freddo (fine ottobre - fine aprile) si verificano sporadiche nevicate, mentre occasionali sono le grandinate estive.

La stazione meteorologica di Ariano Irpino è ubicata nell'estrema parte alta della città, a quota 794 m s.l.m.. Dall'analisi matematica delle medie termiche nel trentennio di riferimento 1961-1990 si evince che i valori minimi di temperatura si registrano mediamente nell'ultima decade di gennaio (mese più freddo con una media termica di +3,8 °C) mentre quelli massimi agli inizi di agosto (mese più caldo con un valore medio di +21,6 °C).[19]

ARIANO IRPINO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 7,17,810,414,518,623,627,127,223,217,412,08,87,914,526,017,516,5
T. min. mediaC) 0,60,93,06,19,713,716,016,013,99,65,62,71,46,315,29,78,2

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Stampa del 1703; all'epoca la città era denominata semplicemente Ariano

L'etimologia del nome "Ariano" deriverebbe, secondo la tradizione, dal latino Ara Iani[21], un altare realizzato in onore del dio Giano. Più verosimilmente l'origine risale al nome di persona tardo-latino Arius cui è unito un suffisso prediale[22][23]. La formulazione "Ariano Irpino" (con riferimento al distretto storico-geografico dell'Irpinia) sostituì nel 1930 la precedente denominazione "Ariano di Puglia" che era stata resa ufficiale dal 1868[24] ma che risultava già in uso nei secoli precedenti[25], verosimilmente fin dai tempi del ducato di Puglia e Calabria che in epoca normanna gravitava su Salerno (considerata allora la "capitale della Puglia", mentre "volgare pugliese" era il nome generico dei dialetti italiani meridionali[26]). In ogni caso l'aggiunta di un epiteto al nome "Ariano" era giustificata dalla necessità di distinguere il comune dall'omonimo centro nel Polèsine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La rupe de La Starza, popolata per millenni in epoca preistorica. In basso è visibile la fonte sorgiva

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce di insediamenti umani sono state rinvenute nel settore nord del territorio comunale[27], precisamente sulla rupe de La Starza alle cui falde vi è una fonte sorgiva perenne. I reperti preistorici, vestigia di un villaggio di capanne risalente al Neolitico inferiore, sono databili dal VII millennio a.C. fin verso il 900 a.C. quando il sito venne abbandonato.[28]

Protostoria[modifica | modifica wikitesto]

Alle prime popolazioni appenniniche seguirono gli Irpini, una bellicosa tribù sannitica della quale però non restano (in città come nel resto d'Irpinia) che scarsissime tracce, probabilmente perché le loro abitazioni erano costituite da semplici tuguri mentre le rozze fortezze che essi edificarono nei punti strategici vennero poi, in epoca alto-medievale, sistematicamente riconvertite in ben più imponenti strutture fortificate (torri, rocche, castelli)[29]. Gli unici reperti rinvenuti in ambito cittadino, relativi a un insediamento sul colle Pàsteni, non sono databili con certezza mentre restano ancora inesplorate le numerose grotte esistenti[30]. Pertanto l'eventuale presenza di una roccaforte irpina in cima al Tricolle (con l'obiettivo strategico di controllare e contrastare le due colonie romane di Benevento e Lucera) rimane un'ipotesi suggestiva ma non suffragata da prove.

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Di origine romana[27] è invece il borgo di Aequum Tuticum, sorto sull'altipiano di Sant'Eleuterio a non molta distanza dall'antico insediamento de La Starza. Benché la seconda parte del nome (Tuticum) sia un termine osco (ossia pre-latino)[31], il vicus andò sviluppandosi lungo un'antica strada romana la cui esistenza è attestata da alcuni cippi miliari del II secolo a.C. riportanti l'iscrizione Marcus Aemilius Lepidus[32]. Il borgo venne citato per la prima volta da Cicerone che, in una sua missiva a Tito Pomponio Attico, scriveva proprio da Aequum Tuticum definendolo una "sosta obbligata verso l'Apulia".[33]

Aequum Tuticum all'incrocio fra le vie Herculea (blu) e Traiana (rosso), alternative alla più antica via Appia (bianco)

Il periodo di massimo splendore giunse però in epoca imperiale quando il borgo divenne anche il punto d'incrocio fra l'Appia Traiana e la via Herculea.[34]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Le ripetute invasioni barbariche del IV-VI secolo determinano la rapida decadenza di Aequum Tuticum che viene quindi abbandonata. Le sanguinose guerre che l'Impero bizantino scatena contro Ostrogoti e Longobardi inducono soldatesche e popolazione civile a rifugiarsi sul "Tricolle", luogo più elevato e quindi meglio difendibile. In particolare, con l'affermarsi dei Longobardi nel ducato di Benevento vengono erette, entro il secolo VIII, le prime strutture fortificate del castello a difesa dai domini bizantini[35] e a quel periodo risale anche la prima attestazione del toponimo "Ariano"[36].

A partire dalla metà del IX secolo il principato di Benevento entra però in crisi subendo dapprima la scissione di Salerno, quindi l'occupazione bizantina (che coinvolge anche Ariano[37]) e infine la sottomissione a Capua. Tra il 1016 e il 1022, in un contesto politico ormai frammentato, la contea di Ariano viene quindi usurpata da un gruppo di cavalieri normanni capeggiati da Gilberto Buatère e assoldati da Melo di Bari, un nobile di origine longobarda ribelle al dominio bizantino[38]. La contea, che soppianta il preesistente gastaldato, è considerata la prima dominazione normanna in territorio italiano[39].

Grazie alla successiva vittoriosa conquista normanna dell'Italia Meridionale, Ariano assume un ruolo di primaria rilevanza: il castello viene potenziato e la città, ormai a capo di una vasta grancontea, diventa uno dei centri più importanti del tempo[40]. In quello stesso periodo storico vive e opera Ottone Frangipane (morto nel 1127), poi santificato e prescelto come protettore della città[41].

L'Italia meridionale nell'XI secolo, l'epoca di massimo splendore per la città di Ariano

Proprio nel castello appena ristrutturato dimora re Ruggero II d'Altavilla che vi tiene nel 1140 il suo primo parlamento nella parte continentale del regno di Sicilia. Qui emana le Assise di Ariano, la nuova costituzione del regno. Tale corpus legislativo, una sintesi di diverse insigni tradizioni giuridiche, sarà poi adottato con poche variazioni nelle costituzioni di Melfi. Nello stesso anno viene battuto il ducato[38]. Tuttavia il rapido e disordinato sviluppo urbano lungo un crinale maestoso ma geologicamente fragile contribuisce alla progressiva formazione degli enormi burroni che circondano il centro storico. Al 1180 risale infatti la prima attestazione della città "inghiottita" da un presunto "terremoto"[42][43].

Con l'avvento della dominazione sveva sul trono del regno di Sicilia ha inizio un periodo decisamente infelice. In particolare nel 1255 Manfredi di Svevia (figlio di Federico II) assedia la città, che aveva appoggiato l'esercito papale contro di lui. Ariano resiste strenuamente finché un gruppo di soldati lucerini, fingendosi disertori dell'esercito di Manfredi, viene accolto nella roccaforte. Durante la notte essi rivelano però le loro vere intenzioni saccheggiandola e distruggendola col fuoco, oltre a far strage degli abitanti[44]. A ricordo del tragico evento vi è ancora una via chiamata in dialetto arianese "la Carnale".

In seguito, Carlo I d'Angiò, dopo aver sconfitto Manfredi nella battaglia di Benevento e conquistato il regno, nel 1269 decide di ricostruire la città. Nell'occasione, quale segno di riconoscenza per la fedeltà dimostrata al papato, dona alla diocesi di Ariano due sacre spine della corona di Cristo[44] (dategli dal fratello Luigi IX di Francia detto il Santo), tuttora custodite nel Museo degli argenti.

Sant'Elzeario e Beata Delfina, conti e compatroni di Ariano, venerati anche nella natia Provenza

Durante il regno degli Angioini, la contea di Ariano viene retta da esponenti della famiglia provenzale de Sabran dal 1294 al 1413. Tra i vari conti di questo periodo spicca le figura di sant'Elzearo e di sua moglie, beata Delfina di Signe, compatroni di Ariano. Dopo aver patito gravi danni a causa del terremoto del 1349, ai primi del Quattrocento la città risente della dura lotta fra Angioini e Aragonesi per il possesso del regno di Napoli. Nel 1417 la contea passa a Francesco Sforza, condottiero e futuro duca di Milano, mentre nel 1440 viene concessa da re Alfonso nelle mani del gran siniscalco Inigo de Guevara, il quale si era distinto come uno dei suoi migliori generali durante la conquista del regno di Napoli.[44]

Unitamente a gran parte del centro-sud peninsulare, la città viene poi devastata dal terremoto del 1456, forse il più disastroso registrato in Italia nel corso del II millennio; ciò accadde quasi nel mezzo del dominio aragonese che durerà fino al 1485 quando Pietro, figlio di Inigo, perde la contea a seguito della sua partecipazione alla congiura dei baroni. Nell'anno successivo la città rientra nel demanio e vi resta fino al 1495[44].

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1495 la città è comprata da Alberico Carafa, il quale poi otterrà dal re Ferdinando II di Napoli il titolo di duca di Ariano nel 1498. Tuttavia, già a partire dalla fine del 1494 la città, per la sua rilevanza strategica, veniva a trovarsi coinvolta nelle grandi guerre d'Italia tra Francia, Spagna e Sacro Romano Impero. Sia pur intervallate da fragili tregue (funestate peraltro dal sisma del 1517 e dalla peste del 1528[44]), le varie battaglie dureranno fino al 1559 con danni immensi sia nell'area urbana (ove perfino le campane delle chiese vennero fuse per ricavarne armi) sia nelle campagne (laddove si compì una strage di olivi e altri alberi per ricavare il legname necessario ad alimentare le fonderie). Fu a seguito di tali eventi infausti che la città ottenne, quale forma di ristoro, il "beneficio perpetuo"[44] dell'istituzione delle "Cinque Fiere"[45] annuali.

Fin dal 1532 il ducato di Ariano era passato dai Carafa ai Gonzaga e da questi nel 1577 passa ai Gesualdo[44]. Sono questi gli ultimi anni del regime feudale. Il 2 agosto 1585 infatti Ariano si riscatta, viene reintegrata nel demanio e diventa città regia, venendo a dipendere direttamente dai viceré di Napoli[27]. Questo status la porterà nei secoli successivi a rimanere fedele alla corona e ad opporsi energicamente ai moti di Masaniello del 1647-48, fino a subire l'assedio[46] e il saccheggio ad opera dei ribelli napoletani per aver bloccato il transito del grano a loro destinato dalla Puglia.[44]

Ma una tragedia ben più devastante si profila all'orizzonte: è la peste del 1656, che decima la popolazione con la scomparsa di interi villaggi (fra cui il borgo di Corsano, appartenente alla diocesi di Ariano). Come se non bastasse, nel volgere di pochi decenni si innesca una grave crisi sismica: al terremoto del Sannio del 1688 fanno seguito il terremoto della Basilicata del 1694, il terremoto di Benevento del 1702 e il disastroso terremoto dell'Irpinia del 1732. Tuttavia la città conserva intatta la sua rilevanza, divenendo sede dal 1743 del Regio Consolato del Commercio (con giurisdizione su 65 comuni[44]) e dal 1806 del distretto di Ariano. Si registra così una crescita demografica, sebbene le condizioni igienico-sanitarie restino precarie: ancora nel 1835 la malaria falcidia le zone rurali mentre due anni più tardi il colera causa centinaia di morti nell'area urbana. La maggioranza della popolazione si mantiene comunque fedele ai Borbone opponendosi ai moti del Risorgimento ma ricadendo poi nella piaga del brigantaggio[47]

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Uno scorcio del Castello nel fatidico anno 1930

In epoca post-unitaria la città fu sede del collegio elettorale e del circondario di Ariano di Puglia, che vennero però soppressi rispettivamente nel 1919 e nel 1926[48]. Fin dal 1868 il comune aveva infatti ufficialmente acquisito[24] la denominazione (tradizionale ma approssimativa) di "Ariano di Puglia"[49] che poi nel 1930 venne rettificata in "Ariano Irpino"[24]. Proprio nel 1930 la cittadina fu duramente colpita dal terremoto del Vulture mentre nei successivi decenni si ebbero altri gravi danni, dapprima nel corso della seconda guerra mondiale, poi ancora a seguito del sisma del 1962 quando molti edifici risultarono danneggiati[50] e infine per effetto del terremoto del 1980 che provocò, fra l'altro, il crollo del campanile della basilica cattedrale[51]. In risposta a tali eventi infausti si è registrata una notevole espansione urbana verso le periferie mentre la ricostruzione del centro storico è stata solo parziale.[52]

Ariano Irpino-Stemma.png

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo Statuto comunale della Città[53] afferma che

« Lo stemma del Comune di Ariano Irpino è d'argento ha i tre monti di verde, al naturale, sormontati dalla scritta d'azzurro A I (Ara Iani). »

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Decreto del Presidente della Repubblica[54]»
— 26 ottobre 1952

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La facciata cinquecentesca della Basilica Cattedrale

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di Santa Maria Assunta (Ariano Irpino).

La basilica cattedrale è intitolata a Maria santissima Assunta in Cielo, a sant'Ottone Frangipane (protettore della diocesi) e a sant'Elzearo da Sabrano (compatrono), le cui tre statue spiccano sui portali. Riconosciuta fin dal 1940 quale monumento nazionale[55], ha poi ottenuto da papa Giovanni Paolo II il titolo di basilica minore nel 1984[56]. Al suo interno vi è un fonte battesimale del secolo XI[57] oltre al Museo degli argenti.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Eretta originariamente nell'XI secolo, venne danneggiata dal terremoto del 1456 e infine ricostruita dopo il sisma del 1732. Il portale d'ingresso in pietra è del 1747. All'interno custodisce una statua lignea di san Michele e un seggio vescovile in stile tardo-catalano del 1563.[58]

Chiesa di Sant'Anna

Situata alle spalle del municipio e custodita dalle suore dello Spirito Santo, conserva due altari del Seicento nonché il sepolcro di Giuseppina Arcucci.[58]

Chiesetta di Sant'Andrea

Adiacente al palazzo della Duchessa, a breve distanza dalla centrale piazza Plebiscito, risale al Quattrocento.[58]

Chiesa di Sant'Agostino

Sita nell'antica piazza Ferrara, custodisce un altare della Consolazione del Cinquecento, sovrastato da un arco in pietra grigia di Roseto adornato da fregi e sculture simboliche.[58]

Chiesa di San Pietro alla Guardia
San Pietro alla Guardia

È ubicata nello storico rione Guardia e risale al 1459. Sulla facciata presenta un portale tardo-gotico, mentre al suo interno vi è un altare quattrocentesco.[58]

Chiesa di San Giovanni Battista

Ricostruita dopo il terremoto del 1732, conserva però un antico fonte battesimale a forma di calice.[59]

Chiesa della Madonna del Carmelo

Edificata nel 1688[60], acquisì notevole importanza mezzo secolo più tardi allorquando venne a trovarsi lungo il percorso della nuova Strada Regia delle Puglie. La festa religiosa si tiene annualmente il 16 luglio; poco più a valle vi è l'ex convento dei Cappuccini, esistente fin dal 1583[59].

Chiesa di San Pietro de' Reclusis

Sita nel rione omonimo alle pendici del centro storico, custodisce affreschi del Cinquecento. In adiacenza, all'ombra di un tiglio plurisecolare, vi è l'eremo in cui trascorse gli ultimi anni della sua vita sant'Ottone Frangipane (protettore della città)[58], al quale è dedicato l'ospedale cittadino ubicato nei pressi.

Chiesetta del Crocifisso

Situata lungo l'antica stradina che conduceva all'eremo di sant'Ottone, fu edificata a seguito di un evento miracoloso attribuito a quel santo.[59]

Grotta di Santa Maria di Lourdes

Costruita a imitazione della celebre grotta di Massabielle, venne consacrata nel 1922[61]. Nella vallata sottostante fu poi eretto, nel 1986, il santuario della Madonna di Fatima[62].

Chiesetta di Santa Maria del Loreto
La chiesetta del Loreto

Sorge su di un terrazzo naturale a valle del Castello, fuori dal centro storico. In un inventario del 1517 presentato al vescovo Diomede Carafa la si trova già citata con annessi una "camera" e un “horto"[44].

Chiesetta dei Martiri

Edificata nel Cinquecento nell'omonima località periferica, presenta un portale con l'effigie del cardinale arianese Diomede Carafa.[59]

Santuario di Valleluogo
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santuario della Madonna di Valleluogo.

Situato presso uno storico mulino (luogo di un'antica apparizione mariana), in una vallata ricca di acque e di alberi secolari, divenne meta di pellegrinaggi (soprattutto nel giorno di Pentecoste) fin dal basso Medioevo. Al suo interno vi è una statua della Madonna risalente al Quattrocento[58].

Santuario di San Liberatore
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santuario di San Liberatore.

Posto su di un poggio immerso fra gli oliveti, ha origini assai antiche ma venne ricostruito dopo il sisma del 1962. Dedicato al compatrono san Liberatore (di cui custodisce una statua lignea del 1349[58]), è meta di pellegrinaggi specie in occasione del 15 maggio.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello
Il castello all'interno della Villa Comunale
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello normanno (Ariano Irpino).

Il castello sorge sulla vetta dell'omonimo colle, nella parte più alta e panoramica del territorio cittadino. Già esistente in epoca longobarda, venne riedificato dai Normanni e poi ristrutturato dapprima dagli Angioini e quindi dagli Aragonesi[63]. Abbandonato definitivamente al termine delle grandi guerre d'Italia del XVI secolo, venne poi parzialmente restaurato agli inizi del III millennio. Circondato dall'ampia villa comunale, ospita il museo della civiltà normanna.[64]

Le Torrette

Nel settore nord-est dell'agro comunale, lungo l'alta valle del Cervaro, si ergono tre torri di avvistamento di epoca medievale:[59]
la Torre delle Ciàvole, situata non lontano dalla stazione ferroviaria di Pianerottolo e riutilizzata a lungo come masseria, è quella meglio conservata (ciàvola in dialetto arianese significa "corvo");
la Torretta di Camporeale, ubicata sull'omonimo altipiano ove re Ruggero II vi tenne le Assise di Ariano del 1140, venne pure trasformata in masseria ma fu presto abbandonata;
la Torre de li Pizzi, situata presso il tratturo Pescasseroli-Candela, lungo la direttrice che conduce al borgo medioevale di Zungoli, si conserva in forma di rudere su di una suggestiva altura boscosa a strapiombo sul fiume Cervaro.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Bevere-Gambacorta

I palazzi storici[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Bevere-Gambacorta

Situato presso il centro pastorale diocesano San Francesco d'Assisi, risale agli inizi del Settecento[59]. Fino al 1958 ha ospitato il ginnasio (fondato nel 1866 e intitolato a Pietro Paolo Parzanese)[65]; dal 2018 è sede accademica dell'Università del Sannio[66].

Palazzo San Giacomo

Ubicato nello storico rione Tranesi che per secoli ha ospitato le fornaci della maiolica arianese, dal 2015 costituisce il polo didattico-scientifico del Museo della ceramica.[67]

Palazzo Forte

Edificato nel Seicento, fu sede della sottoprefettura di Ariano di Puglia fino al 1926. Dal 1991 ospita il Centro europeo di studi normanni nonché il Museo civico e della ceramica[59].

Palazzo Anzani

Sita in via Donato Anzani la struttura, eretta nel XVII secolo, è adibita a sede del Museo archeologico.[59]

Palazzo de Piano-d'Afflitto
Uno scorcio del palazzo della Duchessa con l'attigua chiesetta di Sant'Andrea

Noto come Palazzo della Duchessa, sorse lungo via Rodolfo d'Afflitto probabilmente nel medioevo come casa-torre e fu poi ristrutturato dapprima nel Cinquecento e quindi nel XVIII secolo.[59]

Palazzo Vitoli-Cozzo

Sito in via Ireneo Vinciguerra, risale al Settecento. In adiacenza vi è la cappella di Sant'Antonio di Padova, eretta nel 1731.[59]

Le fontane[modifica | modifica wikitesto]

Monumentali sono le "Règie Fontane", edificate nel 1757 per volontà di re Carlo III di Borbone ad uso dei viandanti lungo la strada Règia delle Puglie che collegava Napoli (capitale del Regno) alla terra di Capitanata[47]. Nell'ambito del territorio comunale se ne ammirano quattro: il Càrpino della Pila ("càrpino" in dialetto arianese significa "abbeveratoio"), la Fontana della Maddalena, il Càrpino della Tetta (prossima alla più antica Fontana della Tetta) e la Fontana di Camporeale-Pontegonnella.[59]

Confronto fra la Regia fontana della Maddalena (in alto) e la fontana rurale del Brecceto (in basso)

Ben diverso era invece lo stile architettonico delle antiche fontane rurali, spesso in pietra grezza, meno elevate e solitamente coperte. Un esempio fra i tanti è dato dalla cinquecentesca Fontana del Brecceto[59], situata lungo la direttrice che conduce al santuario di San Liberatore.

Le masserie[modifica | modifica wikitesto]

Queste maestose strutture architettoniche rurali furono edificate tra il Medioevo e il Rinascimento utilizzando il pietrame estratto dalle cave locali o recuperato dai ruderi dei preesistenti casali alto-medioevali[47]. Le masserie più imponenti sorgono sugli altipiani che si estendono nel settore nord dell'agro comunale:
Falceta, a prevalente destinazione zootecnica, presso il tratturello Camporeale-Foggia[59];
Montefalco, lungo il medesimo tratturello, alle falde di un'antica cava di pietre[47];
Chiuppo de Bruno, prese il posto del casale di San Donato[47] la cui cappella è tuttora visibile;
Sprinia, lungo la medievale via Francigena che conduceva ai porti d'imbarco verso la Terrasanta[59];
Sant'Eleuterio, sorta al posto di un casale omonimo[47] che, a sua volta, era situato presso il borgo romano di Aequum Tuticum[59].

Agli inizi del III millennio l'intera area, già in parte vincolata dalla soprintendenza archeologica di Salerno e Avellino, è stata posta definitivamente sotto tutela[68].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

La Villa Comunale, il giardino del Castello Normanno
La villa comunale

La villa comunale, realizzata tutt'attorno al castello normanno nel 1876[47], si estende per oltre 50.000 [69] tra prati, fiori, siepi e alberi d'alto fusto. Fra questi ultimi spiccano i secolari cedri del Libano[70] e, sul lato nord, l'ombroso viale degli ippocastani. Ai piedi del castello sono collocati il parco giochi e i reperti archeologici di Aequum Tuticum mentre sul versante sud vi sono il busto di Pietro Paolo Parzanese, l'antica Croce longobarda[59] e il monumento ai Caduti[71]. Sovente innevata d'inverno, per via delle sue ampie vedute panoramiche costituisce il belvedere d'Irpinia.

Boschetto Pàsteni

Si tratta in effetti di un bosco d'alto fusto a vegetazione mista (conifere e latifoglie). Situato sul versante nord del centro storico, dispone di un'area attrezzata per escursionisti[72].

Panoramica Russo-Anzani

Questo viale percorre il perimetro delle antiche mura cittadine, parte delle quali sono tuttora visibili[59]. Dimora del poeta Girolamo Angeriano, è sita in posizione assai panoramica con esposizione a levante.

Muraglioni dei Tranesi

Situati su di una rupe a strapiombo esposta a ponente, nell'area delle antiche fornaci della ceramica arianese, questi contrafforti costituiscono uno dei punti più panoramici della città[59].

Altro[modifica | modifica wikitesto]

La via Francigena in direzione Puglia sull'altipiano della Sprinia
La via Francigena
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Via Francigena.

Detta anche via Sacra Longobardorum, ripercorre il tracciato dell'antica via Traiana che, a differenza di altre strade romane (quali la via Appia e la via Herculea), rimase in esercizio fino alle soglie dell'era moderna. Attestata fin dal 1024[73], durante il Medioevo era percorsa da frotte di pellegrini e crociati europei diretti in Terrasanta. La via interseca il settore nord dell'agro comunale nel tratto compreso tra il fiume Miscano (ove vi era il ponte romano della Malvizza, di cui restano tracce cospicue[74]) e la linea spartiacque appenninica su cui sorge il casale Tre Fontane.

Il Tratturo
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tratturo Pescasseroli-Candela.

Questo antico tracciato erboso, che attraversa le vaste lande a nord-est del centro abitato, è legato alla transumanza di greggi dall'Abruzzo alla Puglia[75], tanto da essere denominato la “via della lana”[12]. Il tratto che si è conservato meglio, quello che attraversa l'altipiano di Camporeale, è meta di escursionisti a piedi, in bici o a cavallo.

Il Tratturello
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tratturello Camporeale-Foggia.

Dal pianoro di Camporeale (ove il Tratturo entrava in connessione con l'antica via Herculea), si distacca una diramazione il cui tracciato si dirige dapprima verso le Tre Fontane di Greci (ove confluiva sulla via Traiana) per proseguire quindi verso il Tavoliere delle Puglie fino a raggiungere la Regia dogana della Mena delle pecore di Foggia[32].

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

La valle del Miscano, ricca di eminenze archeologiche. In primo piano la contrada Sant'Eleuterio.

Il territorio comunale vanta due siti archeologici, entrambi ubicati nella valle del Miscano circa 10 km a nord del centro cittadino. Gran parte dei reperti rinvenuti in queste aree sono esposti nel locale Museo archeologico.[76]

La Starza
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: La Starza (Ariano Irpino).

Quest'area archeologica, situata presso una rupe gessosa, consiste nel più antico insediamento preistorico del Neolitico inferiore (VI millennio a.C.) in Campania[77]. I reperti rinvenuti attestano un'occupazione pluri-millenaria durante tutto il Neolitico e l'età del bronzo fino all'abbandono avvenuto a ridosso dell'età del ferro (900 a.C.) e preceduto dalla fortificazione dell'insediamento mediante l'erezione di una cinta muraria.[78]

Aequum Tuticum
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Aequum Tuticum.

I resti di questo borgo romano emergono dal vasto pianoro di Sant'Eleuterio[79]. Le tracce rinvenute mostrano un abitato sviluppatosi entro il I secolo e divenuto poi, in epoca imperiale, un importante snodo viario, infine decaduto e abbandonato alla fine dell'età antica a seguito delle invasioni barbariche.[80][81]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[82]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2008 gli stranieri residenti sul territorio comunale risultavano essere 268 (1,2% del totale), di cui 98 maschi e 170 femmine.[83]

Le comunità più numerose sono le seguenti:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dialetto arianese.

Nell'ambito del territorio comunale accanto alla lingua Italiana si parla una particolare varietà[84] del dialetto irpino.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Il santo patrono Ottone Frangipane, cui è intitolato l'ospedale cittadino

La città è sede della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia, suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento. In particolare nell'ambito cittadino si contano 15 parrocchie e 4 santuari diocesani.[85]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Le Sante Spine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: § Medioevo.

Nella seconda metà del secolo XIII re Carlo I d'Angiò donò alla città due Sacre Spine della corona di Cristo ai superstiti della strage a tradimento compiuta dai Saraceni nel 1255, quale riconoscimento alle vittime del martirio[44]. In ricordo di quegli eventi memorabili si tiene annualmente[86] (nel mese di agosto) la Rievocazione storica del dono delle Sante Spine[87]. Le Sacre Spine sono tuttora custodite nel locale Museo degli argenti.

Le Cinque Fiere[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: § Età moderna.

Nella seconda metà del Cinquecento la città ottenne il "beneficio perpetuo" dell'istituzione di cinque fiere annuali quale forma di ristoro per i gravissimi danni patiti nel corso delle grandi guerre d'Italia del XVI secolo. Le fiere dovevano tenersi la domenica delle Palme, la domenica in Albis, il 13 Giugno, l'11 Agosto e il 27 Settembre[44]. Tuttavia nel corso del Novecento le due ultime furono traslate (per motivi religiosi) rispettivamente al 16 Luglio e al 1 Novembre mentre, al fine di evitare qualsiasi commistione con il mercato settimanale, quest'ultimo venne differito al mercoledì. Le fiere tematiche (a cadenza variabile) furono invece delocalizzate in un moderno centro fieristico[88].

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Veduta parziale dell'area ospedaliera. In primo piano, l'elisuperficie.

Ospedale[modifica | modifica wikitesto]

L'ospedale civile "Sant'Ottone Frangipane" venne fondato nel 1410 e, come tutte le analoghe strutture dell'epoca, accoglieva inizialmente sia gli infermi che i pellegrini[47]. A seguito degli eventi sismici verificatisi nel Novecento il nosocomio venne interamente ricostruito poco più a valle, in prossimità dell'eremo[89] in cui visse il santo al quale l'ospedale è dedicato.

Istituto di Assistenza[modifica | modifica wikitesto]

Questa struttura, specializzata nell'assistenza geriatrica e realizzata grazie ai lasciti raccolti da Francesco Capezzuto (vescovo di Ariano dal 1838 al 1855) cui è intitolata, sorse nel 1873 e fin dal 1891 occupa la sede attuale, nel centro della città.[47]

Fondazione Mainieri[modifica | modifica wikitesto]

Sorta grazie al lascito del benefattore Vincenzo Mainieri (nato in Ariano nel 1853), l'istituzione si occupa della formazione alle persone diversamente abili.[90]

Centro Minerva[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel 1982 in un'area verde alle porte della città, questa struttura sanitaria è specializzata nel settore riabilitativo.[91]

Silenziosi Operai della Croce[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un'associazione internazionale privata di fedeli[92] la cui casa madre è sita nel territorio comunale, presso il santuario di Valleluogo[93]. Nella grande struttura vi è, fra l'altro, un centro di riabilitazione psicomotoria.[94]

Suore dello Spirito Santo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Suore dello Spirito Santo (Ariano Irpino).

Questa congregazione, fondata nel 1896 da Giuseppina Arcucci nell'allora Ariano di Puglia, svolge la sua opera nel campo socio-assistenziale e, a partire dal 1986, anche all'estero in ambito missionario[95]. La casa madre è situata nel cuore del centro storico, adiacente al municipio.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Re Ruggero II, il sovrano delle Assise di Ariano

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

La città è sede del Centro europeo di studi normanni, sorto nel 1991 per iniziativa di un gruppo di studiosi italiani, francesi e inglesi e finalizzato alla ricerca sulla civiltà normanna nell'Europa medievale.[96]

Nel 2006 è stato invece inaugurato, alla presenza del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, il centro di ricerche BioGeM (Biologia e Genetica Molecolare), il quale persegue la missione di contribuire al progresso della ricerca in campo medico-scientifico.[97]

Università[modifica | modifica wikitesto]

BioGeM Campus, in collaborazione con i principali atenei italiani ed europei, promuove l'alta formazione e la diffusione della cultura scientifica in ambito bio-genetico[98]. .

La città è inoltre sede d'esame dell'Università telematica Pegaso[99].

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Sede di distretto scolastico, la città ospita sul proprio territorio 24 plessi didattici[100], cinque dei quali riservati agli istituti d'istruzione superiore.[101][102][103]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca Comunale[modifica | modifica wikitesto]

Sita nel centro della città, comprende circa 20.000 volumi nonché stampe di epoca compresa fra il Cinquecento e il Settecento. La raccolta fu costituita nel 1870 grazie all'acquisizione delle opere custodite nei conventi Scolopi di Ariano, Alcantarini di Mirabella e Francescani di Ariano, Montecalvo, Casalbore e San Giovanni del Palco di Lauro (nel 1866 tali Ordini erano stati soppressi e i relativi beni secolarizzati). Per la costituzione della biblioteca fu determinante l'impegno di Pasquale Stanislao Mancini, cui la collezione è intitolata.[104]

Biblioteca CESN[modifica | modifica wikitesto]

Allestita nella sede del Centro Europeo di Studi Normanni, custodisce 10.000 testi storici medievali oltre ad antichi manoscritti, pergamene e un archivio digitale.[105]

Biblioteca Diocesana[modifica | modifica wikitesto]

Ubicata all'interno dell'omonimo museo, conta circa 10.000 testi oltre all'archivio storico della curia vescovile e alla raccolta completa delle opere del sacerdote-poeta Pietro Paolo Parzanese[106].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Riproduzione del mantello di re Ruggero II, esposto nel Museo della civiltà normanna
Museo della Civiltà Normanna[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo della civiltà normanna.

Ubicato all'interno del Castello normanno, custodisce molti reperti storici di epoca alto-medievale[107].

Museo Civico della Ceramica[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo civico e della ceramica.

Situato a Palazzo Forte, in via Rodolfo d'Afflitto, espone stampe di epoca rinascimentale, la fototeca civica e una vasta collezione di maiolica arianese antica[108].

Museo Archeologico[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo archeologico di Ariano Irpino.

Ospitato in uno storico palazzo alla via Donato Anzani, vi si trovano reperti di epoca neolitica, sannitica e romana provenienti dai siti archeologici della valle del Miscano.[109]

Museo degli Argenti[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo degli argenti (Ariano Irpino).

Ha sede nell'ex tesoreria della Basilica Cattedrale. Custodisce preziose opere sacre, fra cui un reliquario contenente due Sacre Spine della corona di Cristo[110].

Museo Diocesano[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo diocesano (Ariano Irpino).

Situato lungo via Annunziata nell'ex chiesa di Santa Lucia, espone pitture del Seicento e Settecento napoletano oltre a svariate opere tessili, lignee e marmoree[111].

Museo "Giuseppina Arcucci"[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giuseppina Arcucci § Museo.

Custodito dalle Suore dello Spirito Santo, è dedicato alla fondatrice della congregazione ma conserva opere e documenti di epoca anteriore.[112]

Museo "Biogeo"[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Biogem § Museo.

Sorto all'interno del centro di ricerca Biogem con il supporto dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, questo particolare museo illustra l'origine e l'evoluzione della Terra e della vita.[113]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Ai Radio è un'emittente radiofonica che modula in Fm 107,7 sulle province di Avellino e Benevento[114]. Ha iniziato la programmazione il 10 novembre 2014 raccogliendo l'eredità di Radio Canale 4, la quale era stata fondata sul finire del Novecento.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Canale 58, diretta da Gianni Raviele, è l'emittente televisiva cittadina. Nata a fine Novecento, si caratterizza per un palinsesto focalizzato sull'informazione regionale. Dal 2013 l'emittente si è dotata di un proprio sito web.[115]

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ceramica di Ariano Irpino.

La città si caratterizza per un peculiare prodotto artistico, la maiolica o ceramica smaltata, di cui si hanno notizie certe a partire dalla fine del Duecento[116], sebbene il picco della produzione venne raggiunto solo nel Settecento[117].

Oltre alle vaste collezioni custodite nel Museo civico e della ceramica, si registra anche una variegata produzione attuale che si fregia del marchio CAT (Ceramica Artistica Tradizionale) rilasciato dal Consiglio Nazionale Ceramico[118].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Ingredienti "poveri"

La cucina arianese rispecchia fedelmente le tradizioni contadine e pastorali del luogo[119], tanto che le pietanze conservano di solito le denominazioni tradizionali in dialetto arianese. In effetti numerose sono le vivande che vengono preparate con prodotti semplici e frugali: un esempio tipico è dato dal panicuótt, ossia "pane-cotto"[120].

In realtà, oltre al pane casereccio, anche alcuni tagli di pasta (làine, cicatiélli, cavaiuóli) e certe forme di latticini (trézze, próule, casicavàll) e insaccati (capicuóll, sammucchj, salisicchj)[13] sono peculiari di questa terra ad alta vocazione agro-zootecnica[121], mentre fra le carni prevalgono piuttosto quelle bianche degli animali da cortile, spesso farcite e aromatizzate con erbe selvatiche locali[122]. Nonostante la relativa lontananza dai due mari Tirreno e Adriatico (distanti comunque meno di 100 km), non manca qualche portata a base di pesce come ad esempio la caratteristica pizza cu la lice, ossia "pizza con le alici".[119]

Gli ortaggi poi costituiscono da sempre una quota rilevante degli ingredienti in uso, tanto che già nel secolo XIX veniva ad esempio rimarcata[47] la produzione in "quantità immensa di peperoni, detti pipilli"' (denominazione quest'ultima tuttora in auge nel dialetto locale). Larghissimo è anche l'utilizzo di legumi e verdure (ivi compreso il cardone di Natale), la cui cottura richiede comunque un particolare tipo di pentola chiusa in terracotta, la pignata.[13]

Caratteristica è poi la frutta, tanto che alcune cultivar, soprattutto di ciliegia, sono autoctone[123]. Tradizionale nelle stagioni intermedie è inoltre la ricerca di tipici prodotti del sottobosco: così in primavera si raccolgono li spàlici (l'essenza Asparagus acutifolius, una particolare varietà di asparago più piccola ma più aromatica di quella coltivata), in autunno invece li cardariéll (la prelibata specie fungina Pleurotus eryngii).[119]

Alcuni piatti decisamente più elaborati sono invece esclusivi di certe ricorrenze, come strùffili a Carnevale, casatiéll e pizzpanàr a Pasqua, pipilli chjin e zéppule alla vigilia di Natale, malati alla vendemmia, pizza cu li ccécule alla mattanza del maiale.[119][122]

Per tutte le pietanze il condimento immancabile è l'olio extravergine d'oliva DOP "Irpinia - Colline dell'Ufita", ricavato localmente[124] da piante della tipica cultivar Ravece, mentre il marchio di prodotto agroalimentare tradizionale spetta al caciocchiato, un caratteristico formaggio da dessert di produzione esclusivamente locale[125].

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il meeting Le due culture[126], organizzato annualmente dal centro di ricerche BioGeM (Biologia e Genetica Molecolare), si propone l'obiettivo di raggiungere un punto d'incontro tra il sapere umanistico e quello scientifico[127].

Ariano International Film Festival[128] è una rassegna cinematografica; si tiene annualmente a cavallo fra i mesi di luglio e agosto.

Ariano Folk Festival[129] costituisce una rassegna di musica folk. Si articola in due sessioni: la prima ad agosto, l'altra al coperto fra dicembre e gennaio.

ClassicAriano, rassegna di musica classica curata dalla "Società italiana della musica da camera"[130], si compone di una serie cadenzata di concerti durante l'intero corso dell'anno.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Viale Russo-Anzani, lungo gli spalti delle antiche mura

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico, ubicato sul crinale del "Tricolle" e di impianto alto-medioevale, ebbe fin dall'origine una forma piuttosto allungata. Esso infatti si disponeva lungo un antico tracciato (verosimilmente una semplice mulattiera) che da Benevento (capitale dell'omonimo ducato longobardo) conduceva verso la Puglia, all'epoca duramente contesa ai Bizantini[47]. Tale percorso è tuttora riconoscibile nei rioni Strada-Annunziata-Piazza Ferrara-Guardia-Pasteni. Altri micro-quartieri sorsero poi lungo antiche diramazioni: è il caso di Sambuco (vie Santo Stefano-Anzani) lungo un viottolo per Villanova-Zungoli e di San Nicola (vie Parzanese-Intonti) lungo un sentiero per Montecalvo. La cerchia urbana era cinta da mura[131], alcuni tratti delle quali sono tuttora visibili lungo la via Russo-Anzani. Invece il castello, eretto nel punto più elevato, era staccato dal resto dell'abitato[132] attorno al quale vi erano piuttosto alcune distese di pascoli pubblici. Le numerose grotte esistenti hanno origine artificiale e un intero quartiere rupestre (Tranesi) era stato destinato alla produzione della maiolica arianese. Anche i molti burroni che circondano il centro storico non esistevano in origine ma si formarono a seguito di profondi fenomeni erosivi (e conseguenti frane) provocati dell'erronea regimentazione delle acque piovane lungo i ripidissimi pendii e, nel corso dei secoli, hanno inghiottito diversi rioni[47] risultando non meno dannosi dei terremoti. Tuttavia, nonostante le tante vicissitudini, la conformazione urbana subì poche modifiche durante il suo primo millennio di vita.

Il settecentesco rione San Rocco con al centro il Santuario della Madonna del Carmelo

La situazione mutò radicalmente solo nel Settecento, quando re Carlo III di Spagna fece costruire la "via Regia delle Puglie" (attuali corso Vittorio Emanuele - via Nazionale), ossia la prima grande strada che, per ragioni di spazio, si limitava a rasentare il centro antico. Fu in quel periodo che bottegai e tavernai abbandonarono le vecchie dimore (ormai devastate dalla serie di eventi sismici susseguitisi tra il 1688 e il 1732) e si stabilirono in massa lungo la nuova via fondando così i rioni San Rocco, San Domenico, Valle e Pagliare[47].

Un secondo rivoluzionamento urbanistico si ebbe poi nel Novecento, determinato non solo dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale ma anche da una nuova serie di terremoti avvenuti tra il 1930 e il 1980. Si determinò allora, oltre all'ampliamento del centro antico a scapito degli antichi pascoli pubblici (rioni San Leonardo, Calvario, Pallottini, Pasteni, Fontananuova), anche la costruzione di nuovi quartieri periferici (Cardito, San Pietro, Sant'Antonio, Martiri) realizzati a mezza costa lungo l'attuale tracciato in variante della strada statale 90 delle Puglie[133]. L'intero centro abitato ha assunto così una conformazione conico-elicoidale di cui però il centro storico (benché solo parzialmente ricostruito) continua a rappresentare il vertice. Infatti il piano urbanistico comunale e il relativo regolamento edilizio, in vigore dal 2010[134], stabiliscono norme volte a salvaguardare la città antica mentre gran parte dell'agro è tutelato quale paesaggio rurale.

Frazioni e località[modifica | modifica wikitesto]

L'antico santuario di San Liberatore al centro dell'omonima contrada

Lo statuto del comune di Ariano Irpino non cita alcuna frazione[135].

Numerose (circa un centinaio) sull'intero agro sono invece le località abitate sparse[136] (generalmente denominate contrade), di origine solo relativamente antica. Infatti nel Medioevo l'agro rurale, benché vasto, risultava insicuro e spopolato, in quanto i rari casali fortificati non si rivelarono in grado di resistere ai continui assedi e finirono tutti distrutti[44]. Nel Rinascimento invece, grazie all'accresciuta sicurezza, in tutte le aree rurali si edificarono numerose masserie, molte delle quali erano comunque fortificate[137]. Tuttavia il grosso sviluppo dell'edilizia rurale si è registrato solo in epoca moderna, quando scomparve definitivamente la minaccia del brigantaggio.[47]

Le contrade conservano generalmente le denominazioni tradizionali in dialetto arianese, con frequenti riferimenti toponomastici non soltanto all'orografia e alla vegetazione ma anche al feudalesimo e alla religione[138]. Dall'analisi delle mappe topografiche si evince che, ad eccezione della borgata sorta nell'Ottocento presso la stazione ferroviaria, le aree vallive sono generalmente evitate dagli insediamenti abitativi. In effetti molte delle contrade sorsero su aree collinari, in prossimità di fonti sorgive, ad altitudini comprese tra 200 e 800 m s.l.m.[136].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Un oliveto in autunno, con le reti distese al suolo per la raccolta

Il settore agro-zootecnico ha assunto fin dall'antichità notevole rilevanza, come attestato dall'ampiezza dell'agro comunale (il più esteso della Campania) e dalla predominanza degli insediamenti rurali sparsi[139]. La città, facente parte del distretto agrario n°1 "Alto Cervaro"[140] e dell'Associazione nazionale città dell'olio[141], conta infatti il più alto numero di aziende agricole e la più ampia superficie agraria utilizzata di tutta la provincia[142].

Tra i prodotti tipici più rinomati si annoverano le olive della cultivar autoctona Ravece (destinate all`estrazione di olio DOP extravergine "Irpinia - Colline dell'Ufita")[143], i cereali (per la produzione di pane e farine), la frutta, i legumi, le carni e i latticini; tra questi ultimi spicca il caciocchiato, un prodotto esclusivamente locale che si fregia del marchio PAT.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Antiche maioliche arianesi

La maiolica arianese costituisce la produzione artigianale più caratteristica della città, attestata fin dall'alto medioevo[116]. Per cinque secoli, dagli inizi del Quattrocento ai primi del Novecento, l'area artigianale cittadina era ubicata nel quartiere rupestre Tranesi, detto così perché molti dei ceramisti ivi residenti provenivano da Trani[47]. Vaste collezioni di maioliche antiche sono custodite nel Museo civico e della ceramica.

Anche in epoca contemporanea la tradizione artigiana non si è interrotta, tanto che il comune è parte integrante dell'Associazione italiana città della ceramica.[140]

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Insediamenti produttivi sul pianoro di Camporeale

Il settore industriale si basa su di un buon numero di imprese di piccole o medie dimensioni, eredi dell'antica tradizione bottegaia e attive principalmente nei settori agro-alimentare, edilizio e metalmeccanico[144]. Molte delle aziende, fra le quali spicca il consorzio biotecnologico BioGeM, sorgono in un'idonea area attrezzata estesa per 100 ettari[145] sull'altipiano di Camporeale, in posizione baricentrica tra Campania e Puglia.

Sull'opposto versante, nella valle dell'Ufita in prossimità dell'autostrada, vi è invece un moderno centro fieristico[88].

In forte crescita è poi la produzione di energie rinnovabili mediante l'implementazione di parchi eolici, secondo l'ottica innovativa dello sviluppo sostenibile.[146]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Plebiscito, il cuore pulsante della città

La città vanta un'antica tradizione sia nel campo della ristorazione che per quanto attiene alle strutture recettive. Infatti, trovandosi all'altezza della sella di Ariano (il valico più importante tra Campania e Puglia), ha sempre contato su di un intenso traffico di viaggiatori e viandanti, ai cui bisogni provvedeva una numerosa classe locale di mercanti e tavernai[44]. A seguito però della costruzione della ferrovia nel XIX secolo[147] e dell'autostrada nel secolo successivo[148], si è assistito inevitabilmente a un drammatico calo dei transiti interregionali lungo la vecchia strada nazionale delle Puglie.

Tuttavia le favorevoli caratteristiche climatico-ambientali iniziarono a richiamare molti visitatori sul "Tricolle" fin dall'epoca fascista, quando venne ivi creata una colonia montana[61]. Poi, dalla seconda metà del Novecento, è divenuto notevole anche l'afflusso di visitatori attratti nella cittadina dal susseguirsi nel corso dell'anno di iniziative culturali, musicali e artistiche, alcune delle quali di alto spessore[149]. Inoltre, grazie alla riscoperta della via Francigena[150], a partire dagli inizi del III millennio si è assistito a un significativo sviluppo del turismo religioso, tanto che il comune è entrato a far parte del distretto turistico "Viaticus"[151]. Rinomato è infine il comparto enogastronomico che annovera una quindicina di aziende agrituristiche[152] e oltre una ventina di ristoranti[153].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La città a metà strada fra i due mari, adiacente all'A16

Strade[modifica | modifica wikitesto]

L'asse portante della viabilità cittadina è costituito dalla strada statale 90 delle Puglie che, unitamente alle sue varianti 90bis e 90dir[154], attraversa l'intero territorio comunale consentendo i collegamenti tanto con il limitrofo casello A16 di Grottaminarda (lungo la direttrice per Avellino - Benevento) quanto con la vicina Puglia (sulla direttrice per Foggia).

Vi sono poi numerose strade provinciali, le quali si dispongono a formare una rete a maglie larghe che raggiunge tutti i comuni limitrofi oltre ad alcune sedi suburbane di rilevante interesse, quali la stazione ferroviaria e l'area fieristica[155]. Assai fitto e articolato è infine il reticolo formato dalle strade comunali.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Ariano Irpino.

La città dispone di una propria stazione ferroviaria posta sulla tratta Benevento-Foggia[156] della linea Roma-Bari e ubicata in una piccola valle a circa 6 km dal centro urbano.

Di notevole rilievo storico è invece lo scalo tecnico di Pianerottolo d'Ariano, situato sul punto di valico della linea[147].

La città è inoltre interessata dal progetto Alta Capacità che prevede, fra l'altro, la realizzazione di una nuova stazione RFI nell'ampia valle dell'Ufita, in posizione baricentrica rispetto all'intero comprensorio.[157]

Mobilità[modifica | modifica wikitesto]

Diverse aziende di trasporto su gomma effettuano collegamenti a lunga percorrenza, in special modo con la capitale Roma (distante oltre 250 km)[158].

I trasporti pubblici interurbani sono invece gestiti dalla società partecipata regionale AIR[159] che garantisce le relazioni con le città di Avellino, Benevento, Foggia, Napoli oltre che con i singoli comuni limitrofi[160].

Il servizio di mobilità urbana è curato infine da un'azienda municipalizzata, l'AMU[161].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1950 Enea Franza Democrazia e Lavoro, poi MSI Sindaco
1950 1952 Michelangelo Nicoletti MSI Sindaco
1952 1956 Enea Franza MSI Sindaco
1956 1958 Antonio Maresca DC Sindaco
1958 1959 Giovanni Scrivano Comm. pref.
1959 1960 Cherubino Cindolo Comm. pref.
1960 1961 Mario Ortu PSI Sindaco
1961 1965 Antonio Manganiello PLI Sindaco
1965 1970 Fedele Gizzi DC Sindaco
1970 1971 Antonio Dotolo DC Sindaco
1971 1974 Antonio Manganiello PLI Sindaco
1974 1975 Fedele Gizzi DC Sindaco
1975 1980 Vincenzo Aliperta DC Sindaco
1980 1984 Romolo De Furia DC Sindaco
1984 1985 Pasquale Giovannelli DC Sindaco
1985 1990 Domenico Covotta DC Sindaco
1990 1994 Domenico Covotta DC Sindaco
1994 1995 Antonio Napolitano Comm. pref.
1995 1996 Erminio Grasso (lista civica) Sindaco
1996 2000 Vittorio Melito PDS Sindaco
2000 2003 Domenico Covotta PPI Sindaco
2003 2004 Pasquale Napoletano Comm. pref.
2004 2009 Domenico Gambacorta (lista civica) Sindaco
2009 2014 Antonio Mainiero (lista civica) Sindaco
25 maggio 2014 - Domenico Gambacorta FI Sindaco

Il comune è dotato di un proprio presidio di protezione civile[162], coordinato dal sindaco[163]. Quale ente capofila dell'intero ambito territoriale A01[164] la città è inoltre sede di Distretto sanitario, Genio civile, Distretto scolastico, Agenzia delle entrate, Comunità montana, Agenzia INPS e Giudice di pace. Pur appartenendo alla provincia di Avellino, Ariano Irpino (unitamente ai comuni del circondario) soggiace alla competenza territoriale del tribunale di Benevento.[165]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica dell'arena-stadio

La principale compagine sportiva locale è la società di pallacanestro femminile Basket Ariano Irpino, militante in Serie B.

Ha sede nel comune anche la società di calcio maschile USD Vis Ariano 1946 (erede dell'Unione Sportiva Ariano fondata nel 1946) che milita nel campionato di Promozione.

Vi è infine la Società GSA Pallavolo Ariano con due compagini, maschile e femminile, entrambe iscritte al campionato di Prima divisione.[166]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio "Silvio Renzulli", costruito nella prima metà del Novecento, è situato lungo un pendio alle falde della Villa Comunale. Oltre al campo di calcio in erba sintetica con spalti per 1200 posti[167], vi è un campo da tennis ubicato più a monte, all'interno del perimetro della Villa[168].

Il palazzetto dello sport[169], omologato per uso professionistico con 2000 posti, è stato prescelto per ospitare nel 2019 alcuni eventi della XXX Universiade estiva[170]; l'arena-stadio in erba naturale, omologata per uso agonistico, dispone a sua volta di spalti per 2000 posti[171].

Il ventaglio degli impianti sportivi è completato dal campo polivalente coperto "La Maddalena"[172] e dal complesso sportivo "La Tartaruga"[173].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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