Catalogus baronum

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Il Catalogus Baronum (Catalogo dei Baroni) è la lista di tutti i vassalli e dei relativi possedimenti compilata dai normanni all'indomani della conquista del sud Italia. Fu redatto verso la metà del XII secolo dalla Duana Baronum, l'ufficio regio preposto agli affari feudali, che lo mantenne aggiornato per gli anni a venire costituendo il suo principale strumento di lavoro. Secondo alcuni era redatto sul modello della dîwân al-majlis, introdotta in Sicilia dai precedenti governanti Fatimidi per il controllo del trasferimento di proprietà delle terre[1].

L'ufficio della Duana baronum[modifica | modifica sorgente]

La duana baronum fu esportata dai normanni nel resto del regno per affrontare e risolvere l'annoso problema posto dalla scarsa collaborazione offerta dai signorotti locali verso il governo centrale a causa dalla poca conoscenza che il governo aveva delle loro disponibilità.

Questo nuovo ufficio, il cui personale era principalmente formato da Saraceni, aveva sede a Salerno, con giurisdizione su tutto il regno eccetto che su Calabria e Sicilia (aree più stabili e sotto il diretto controllo regio), occupandosi anche di:

  • gestire le terre regie e le proprietà demaniali
  • autorizzare la vendita delle terre
  • controllare l'operato dei baroni

Per ottemperare a questi compiti, nel Catalogus Baronum furono raccolte informazioni dettagliate sui singoli signori riguardo alle loro disponibilità patrimoniali (castelli, fortezze, terreni) oltre all'entità delle forze in armi e di quelle mobilitabili. Il Catalogo quantifica, inoltre, anche quanto ciascuno di loro doveva fornire al re in occasione della sua partecipazione alle crociate o per la difesa del regno dalla minaccia araba.

La Duana Baronum grazie al suo Catalogo riuscì effettivamente a controllare la periferia ed assicurare stabilità al regno, perché dalla sua istituzione, e per molti anni, scomparvero le rivolte baronali. Si può quindi affermare che la creazione di quest'ufficio rappresentò una delle più importanti tappe per la centralizzazione del sistema amministrativo normanno.

Oggi lo studio del Catalogus Baronum risulta preziosissimo per accertare l'identità dei signori, l'estensione delle loro proprietà e, quindi, ricostruire la storia e la toponomastica dei luoghi citati[2]. .

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Il Catalogo venne creato da Ruggero II tra il 1150 e il 1152. La redazione del catalogo seguì di pochi anni la convocazione delle Assise di Ariano, con le quali Ruggero stabilì una sorta di nuova costituzione del Regno e nuovi e maggiormente definiti rapporti con i feudatari.

Nel corso della rivolta contro Guglielmo I del 1161, il Catalogo venne gettato, insieme a quasi tutti gli altri documenti amministrativi del Regno, nel grande falò acceso nel cortile del palazzo reale, e andò distrutto. Dopo la soppressione della rivolta, il Catalogo venne ricostruito — largamente a memoria, un'impresa titanica — da Matteo d'Aiello; l'opera venne completata nel 1166 sotto Guglielmo II.

Rimase poi in uso fino al passaggio del Regno di Sicilia agli Hohenstaufen, nel 1194, per essere poi gradualmente assorbito dall'amministrazione imperiale.

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

Il Catalogus Baronum è il nome collettivo (non originale, ma usato in età moderna) di tre testi presenti nei registri angioini (n. 242 da 1322, fol. 13-63) che contengono dati feudali sul ducato di Puglia e sul principato di Capua. La maggior parte è costituita dal Quaternus magne expeditionis (nn. 1-1262), iniziato durante il regno di Ruggero II, negli anni 1150-52, e rivisto nel periodo 1167-68. Secondo Jamison fu preparato in vista della difesa militare (magna expeditio) dall'alleanza greco-tedesca. Gli inserimenti sono in ordine geografico e cominciano con la Terra di Bari indicando se il feudo è stato assegnato direttamente dal re oppure se era di un vassallo minore, il nome del feudatario, il nome del feudo, la valutazione in unità di soldati (milites) che può fornire e il rendimento totale cum augmento. Durante la revisione del 1167-68, che riguardò principalmente gli Abruzzi, ma anche in parte la Puglia, furono usati quaterniones curie. La seconda parte (nn. 1263-1372) è un altro registro normanno, stilato intorno al 1175, contenente i cavalieri di Arce, Sora ed Aquino. La terza parte è del periodo svevo (circa 1239-40) e contiene i feudatari secolari (Nr. 1373-1427) e clericali (nn. 1428-1442) della Capitanata. Il testo presente nel registro angioino è tratto dalla copia sveva.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il nome duana deriva dall'arabo dîwân, e a sua volta ha dato origine al termine italiano dogana
  2. ^ Ad esempio da esso si evince che, giungendo dalla Francia, i normanni nel prendere possesso di queste nuove terre assumevano abitualmente quello delle possedimento che erano chiamati a governare (ad es. Sanseverino, Loritello ecc.)

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Borrelli, Vindex Neapolitanae nobilitatis, Napoli 1653 (appendice: Catalogus Baronum Neapoiitano in Regno versantium)
  • Giuseppe Del Re, Cronisti e scrittori sincroni della dominazione normanna nel Regno di Puglia e Sicilia , I. Normanni. Napoli 1845
  • Evelyn Jamison, Catalogus Baronum (Fonti per la storia d'Italia, 101) Roma 1972
  • Errico Cuozzo, Catalogus baronum. Commentario (Fonti per la storia d'Italia, 101**) Roma 1984

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bartolomeo Capasso, Sul catalogo dei feudi e dei feudatari delle provincie napoletane sotto la dominazione normanna, Atti dell'Accademia di Archeologia, Letteratura e Belle Arti, s. I, IV, 1868, pp. 293-371
  • Ignazio Poma, Sulla data della composizione originaria del Catalogus Baronum, Archivio Storico Siciliano XLVII, 1926/27, pp. 233-239
  • Evelyn Jamison, Additional Work on the Catalogus baronum, Bullettino dell'Istituto Storico Italiano, LXXXIII, 1971, pp. 1-63.
  • John Julius Norwich, I Normanni nel Sud 1016-1130, Mursia: Milano 1971 (ed. orig. The Normans in the South 1016-1130, Longmans: Londra, 1967)
  • John Julius Norwich, Il Regno del Sole 1130-1194, Mursia: Milano 1971 (ed. orig. The Kingdom in the Sun 1130-1194, Longman: Londra, 1970).
  • Horst Enzensberger, Catalogus baronum, in Lexikon des Mittelalters II, 1983, p. 1570 e segg.