Salapia

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Salapia è stata un'antica città della Daunia, la cui diversa dislocazione sul territorio si è accompagnata ad una trasformazione del suo nome.

Topografia[modifica | modifica wikitesto]

Trascurando la Elpia citata da Strabone, sulla quale è ancora tutto nebuloso, Salapia è la città fondata sul finire del X secolo a.C. da gruppi di Liburni approdati sulla costa del Tavoliere di Puglia. È la Salapia vetus di cui parla Vitruvio, tra gli studiosi nota anche come la Salapia preromana. Nel I secolo a.C., divenuta palude la laguna su cui si affacciava la città, i Salapini chiesero ed ottennero di potersi trasferire a quattro miglia di distanza in una zona più salubre: nasce così la Salapia romana, il cui nome piano piano si corroderà in Salpia e poi in Salpi[1]. Con quest'ultima denominazione è ricordata anche come sede vescovile dal 314 al 1547, allorché la diocesi di Salpi viene soppressa e il suo territorio unito all'arcidiocesi di Trani[2].

Sito archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Il sito archeologico relativo all'antica Salapia si trova nella parte meridionale del Tavoliere delle Puglie, a pochi chilometri a nord-ovest di Trinitapoli. Si tratta della Salapia vetus, citata in varie fonti letterarie, ma la cui ubicazione, incerta, è stata alla fine individuata in contrada Torretta dei Monaci grazie all'aerofotografia e agli scavi eseguiti a partire dal 1967[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della città sono da riportare alla fine del X secolo a.C., nell'ambito delle migrazioni di genti illiriche dalla costa dalmata a quella pugliese: sulla base degli elementi emersi dall'indagine archeologica è stata avanzata l'ipotesi che a fondare Salapia siano stati coloni liburnici della città di Nin, i quali trovarono sul litorale pugliese lo stesso ambiente lagunare da cui provenivano[4].

La città si estendeva su tre “penisole” sporgenti nella laguna e, in un'area di circa 9 km², vi era l'abitato, la necropoli e gli spazi destinati al pascolo e alla coltura, utili in tempo di guerra. Il nucleo abitativo principale si trovava nella penisola maggiore ed era difeso, dalla parte del retroterra, da un bastione e un fossato[5]. Salapia in origine era una frazione o colonia di Canusium. L'attuale Canosa di Puglia.

Dal punto di vista politico, Salapia come altri centri della Daunia, era organizzata in città-Stato, in cui il potere era nelle mani di una ristretta oligarchia. Conferma di questa autonomia politica viene dalla coniazione di una propria moneta, su cui troviamo spesso i nomi dei governanti del tempo.

Al tempo della seconda guerra punica Salapia ebbe al proprio interno due schieramenti, uno filoromano, guidato da Blattio, e uno filocartaginese, con a capo Dasio. Quest'ultimo prevalse in un primo tempo, tanto che Annibale soggiornò a lungo a Salapia: qui ebbe una relazione con una donna del luogo, bollata come prostituta da Plinio, che definì la città Oppidum Annibalis meretricio amore inclutum[6].

In un secondo momento Salapia decise di passare dalla parte romana, cacciando il presidio cartaginese e ritornando a fianco di Roma (210 a.C.);[7] con uno stratagemma Annibale cerca di entrare in città e vendicarsi, ma non ci riesce.

Successivamente Salapia sarà coinvolta nella guerra sociale, durante la quale fu assediata dal pretore Caio Cosconio, incendiata e quasi rasa al suolo[8].

Alla metà del I secolo a.C., quindi, la città è in piena decadenza, dovuta non solo alle vicende belliche e alle difficoltà economiche, ma anche alle mutate condizioni ambientali. Infatti, la laguna su cui si affacciava cominciò ad interrarsi per i detriti portati da vari corsi d'acqua e a trasformarsi in una palude generatrice di malaria. I Salapini, allora, grazie alla mediazione di un M. Hostilius – probabilmente un patronus della città –, ottennero dal senato romano di potersi trasferire a quattro miglia di distanza, in direzione sud-est, su di una piccola altura, località oggi denominata “il Monte”, a ridosso delle vasche delle Saline. La nuova città fu delimitata da mura e provvista, tramite un canale, di un porto sul mare[9], le cui strutture dovevano trovarsi nell'area dell'attuale Torre di Pietra.

Nasce così la Salapia romana, che pian piano vedrà il suo nome modificarsi in Salpia e poi in Salpi[10].

La floridezza economica raggiunta dalla nuova città fa sì che nel IV secolo ci appaia come sede vescovile: nel 314, infatti, Pardo, vescovo di Salpi, insieme al diacono Crescente partecipa al Concilio di Arles, in Gallia. E Pardo, allo stato attuale delle ricerche, è il primo vescovo pugliese storicamente certo[11]. Altri vescovi sono annoverati nel V secolo, ma nell'Alto Medioevo la città non sfugge alla crisi che coinvolge l'intero Occidente, per cui la civitas si riduce ad un castrum, occupato in seguito dai Longobardi.

In costante ripresa a partire dal Mille, Salpi, prima signoria normanna e poi locus solatiorum prediletto da Federico II di Svevia, vivrà una fase di particolare floridezza nei secoli XI-XIII, allorché si ha anche la costituzione della Universitas hominum civitatis Salparum.

L'ultimo Medioevo, però, registra una crisi irreversibile della città, la cui fine è sancita dalla soppressione della sede vescovile nel 1547[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Meluta Marin, Il problema delle tre Salapia, in Salapia nell'ambito della civiltà dauna, Atti del IV Convegno dei Comuni Messapici, Peuceti e Dauni (Trinitapoli, 1972), in "Archivio Storico Pugliese", 1973
  2. ^ Pietro di Biase, Puglia medievale e insediamenti scomparsi. La vicenda di Salpi, Fasano, 1985
  3. ^ Salapia nell'ambito della civiltà dauna, Atti del IV Convegno dei Comuni Messapici, Peuceti e Dauni (Trinitapoli, 1972), in “Archivio Storico Pugliese”, 1973
  4. ^ Fernanda e Santo Tinè, Gli scavi del 1967-68 a Salapia, in Salapia nell'ambito della civiltà dauna, cit. Enzo Lippolis, Tonia Giammatteo (a cura di), Salpia vetus: archeologia di una città lagunare: le campagne di scavo del 1967-68 e del 1978-79, Venosa, 2008. Un dettagliato excursus sulla Salapia vetus in Pietro di Biase, Puglia medievale e insediamenti scomparsi. La vicenda di Salpi, Fasano, 1985
  5. ^ Fernanda Tinè Bertocchi, Formazione della civiltà daunia dal X al VI secolo a.C., in Civiltà preistoriche e protostoriche della Daunia, Atti del Colloquio internazionale di Preistoria e Protostoria della Daunia (Foggia, 1973), Firenze, 1975
  6. ^ Plinio, Naturalis historia, III, 103
  7. ^ Livio, XXVI, 38.5-14.
  8. ^ Appiano, Bellum civile, 227-230
  9. ^ Vitruvio, De Architectura, I, 4, 12; Emilio Gabba, La rifondazione di Salapia, in “Athenaeum”, 61, 1983
  10. ^ Pietro di Biase, Puglia medievale ed insediamenti scomparsi, cit.
  11. ^ Pietro di Biase, Apulia cristiana: Pardus fu vescovo di Salpi, Trinitapoli, 1982, ristampato in Pietro di Biase, Puglia medievale e insediamenti scomparsi, cit.
  12. ^ Sulla Diocesi di Salpi cfr. Pietro di Biase, Puglia medievale e insediamenti scomparsi, cit., pp. 233-254; Pasquale Corsi, Pietro di Biase, Documenti vaticani relativi alla diocesi di Salpi (1237-1544), Trinitapoli, 1994; la voce Salpi, a cura di Pietro di Biase, in Cronotassi, iconografia ed araldica dell'episcopato pugliese, Bari, 1986