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Barletta

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Barletta
comune
Barletta – Stemma Barletta – Bandiera
La Cattedrale di Santa Maria Maggiore vista dal bastione Santa Maria del Castello
La Cattedrale di Santa Maria Maggiore vista dal bastione Santa Maria del Castello
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Barletta-Andria-Trani-Stemma.png Barletta-Andria-Trani
Amministrazione
Sindaco Pasquale Cascella (centro-sinistra) dal 12/06/2013[1][2][3]
Territorio
Coordinate 41°19′N 16°17′E / 41.316667°N 16.283333°E41.316667; 16.283333 (Barletta)Coordinate: 41°19′N 16°17′E / 41.316667°N 16.283333°E41.316667; 16.283333 (Barletta)
Altitudine 15 m s.l.m.
Superficie 149,35 km²
Abitanti 94 812[4] (31-03-2015)
Densità 634,83 ab./km²
Frazioni Canne, Fiumara, Montaltino
Comuni confinanti Andria, Canosa di Puglia, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Trani, Trinitapoli
Altre informazioni
Cod. postale 76121
70051 fino al 30 aprile 2011
Prefisso 0883
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 110002
Cod. catastale A669
Targa BT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 306 GG[5]
Nome abitanti barlettani
Patrono san Ruggero
Giorno festivo 30 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Barletta
Barletta
Posizione del comune di Barletta nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Posizione del comune di Barletta nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Sito istituzionale

Barletta (IPA: /barˈletta/, Varrétte o Barlétte[6] in barlettano[7]) è un comune italiano di 94 795 abitanti,[4] capoluogo, insieme ad Andria e Trani, della provincia di Barletta-Andria-Trani in Puglia.

Il territorio comunale fa parte del bacino della valle dell'Ofanto e, oltre a essere bagnato dall'omonimo fiume, che funge amministrativamente come confine territoriale tra Barletta e Margherita di Savoia, ne ospita anche la foce.

Il comune di Barletta, che comprende la frazione di Canne, sito archeologico ricordato per la storica battaglia vinta nel 216 a.C. da Annibale, è stato riconosciuto come città d'arte dalla Regione Puglia nel 2005 per le sue bellezze architettoniche.[8][9]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Barletta, esteso su oltre 14.691 ettari[10] e con circa 13,5 km di costa, si affaccia sul mare Adriatico all'imboccatura sud-est del golfo di Manfredonia nell'area costiera in cui il litorale roccioso della Terra di Bari modifica le sue caratteristiche giungendo alle sabbie della foce del fiume Ofanto. La città è situata sulla costa 5 km a sud-est dalla foce dell'Ofanto ed è ubicata su di un bassopiano che varia dai 10 ai 30 metri sul livello del mare mentre il territorio comunale risulta compreso tra i 0 e i 158 metri sul livello del mare determinando così un'escursione altimetrica pari a 158 metri.[11][12] Il centro abitato si estende per una lunghezza da est ad ovest di circa 6 km, da nord a sud per circa 2 km ed un perimetro di circa 13 km.[13]

Il terreno su cui insiste il territorio di Barletta è caratterizzato geologicamente dalla presenza di arenarie, calcareniti, sabbia, argilla e tufo.[14] Le trasformazioni antropiche del suolo hanno però modificato il suo paesaggio soprattutto nel periodo compreso tra il XIX secolo e il XXI secolo. L'area protesa verso Canosa, calcarenitica, precedentemente adibita a prato per il pascolo, a vigneti e ad alberi da frutta oggi denota la totale scomparsa del verde a pascolo a vantaggio di vigneti e oliveti. Stessa sorte è toccata alla zona verso Canne che non mostra più cerealicoltura e vegetazione spontanea, tipica delle sponde dell'Ofanto, caratterizzate da un terreno argilloso, ma vigneti e oliveti, con la costruzione di argini che hanno permesso di evitare i danni delle inondazioni avvenute fino al XIX secolo.[15] Il territorio verso Trani, in precedenza paludoso, è stato bonificato con una conseguente scomparsa delle specie faunistiche fino ad allora presenti nei pressi delle acque stagnanti. La zona compresa tra Barletta e Andria non mostra invece segni di sostanziali modifiche, mantenendo la sua tipica vegetazione ricca di oliveti.[16]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima del territorio barlettano è riconducibile a quello mediterraneo, tipico della fascia costiera adriatica meridionale, caratterizzato da inverni non troppo freddi e da estati calde e umide, favorite dalla presenza del mare. La neve cade poche volte l'anno e raramente con accumuli considerevoli. L'ultimo episodio di un certo rilievo è avvenuto il 15 dicembre 2007 quando 20 centimetri di neve ammantarono la città.[17] La piovosità è tra le più basse della penisola. Essa infatti si aggira su una media di 550 millimetri annui ed è distribuita in circa settanta giorni, con maggiori afflussi di pioggia in autunno ed inverno e minimi tra la seconda metà del mese di giugno e la prima metà del mese di agosto.[18]

Barletta - Valle dell'Ofanto Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 11,4 12,4 14,9 18,5 23,3 27,7 30,7 30,7 26,8 21,4 16,5 12,9 12,2 18,9 29,7 21,6 20,6
T. min. mediaC) 4,1 4,3 6,0 8,4 12,3 16,2 18,8 19,0 16,2 12,3 8,5 5,6 4,7 8,9 18,0 12,3 11,0
Precipitazioni (mm) 52 58 46 43 39 30 22 26 49 61 62 60 170 128 78 172 548
Umidità relativa media (%) 76,6 75,1 73,5 71,1 68,7 64,2 60,2 61,3 68,3 74,4 76,5 77,0 76,2 71,1 61,9 73,1 70,6

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Barletta.
Origini del nome
Bardulos nella Tabula Peutingeriana

Il primo nome della città di Barletta, come testimoniato dalla Tavola Peutingeriana, è stato Bardulos, trasformato in seguito in Barduli. Il toponimo, secondo un'ipotesi ottocentesca,[20] sarebbe derivato dal nome della popolazione transadriatica che, intorno al IV secolo a.C., era approdata sulle coste barlettane: i Bardei.

Durante l'Alto Medioevo la denominazione subì una nuova modifica, diventando Baruli, che negli atti dell'epoca assumeva anche la forma Barulum. In volgare la città era detta Varolum o Varletum, da cui deriverebbe il nome della città in dialetto barlettano, ossia Varrett. Solo dall'XI secolo la città è stata chiamata con l'attuale denominazione di Barletta.[21]

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Le prime testimonianze su Barletta, citata come Bardulos nella Tavola Peutingeriana, risalgono al IV secolo a.C. Tra il IV e il III secolo a.C. fu lo scalo marittimo di Canusium,[22] centro di maggior rilievo perché nell'entroterra, oltre alle risorse naturali, vi era anche un clima salubre, poiché lontano dalle acque stagnanti e paludose dei fiumi che scendevano a valle.[23] Nel 216 a.C. nei pressi della vicina Canne, durante la seconda guerra punica si tenne l'omonima battaglia che determinò la pesante sconfitta dei Romani da parte dell'esercito di Annibale. Prima di finire nell'orbita di Roma l'antica Bardulos si trovava in un crocevia tra la strada che conduceva nell'entroterra sannitico passando per Canne e Canosa e la via litoranea che, costeggiando l'Adriatico, collegava il Gargano con Barium e Brundisium.

La città, fino ad allora vissuta all'ombra della vicina Canosa, dopo la distruzione di Canne, nel 547, ricevette una prima ondata migratoria di superstiti cannesi; in seguito all'arrivo dei Longobardi, nel 586 accolse un secondo esodo, questa volta degli stessi canosini, che si stabilirono lungo le principali direttrici di traffico verso i paesi limitrofi.[24] L'incursione saracena dell'848 e la devastazione dell'875 decretarono la fine della supremazia di Canusium e la definitiva fuga dei suoi abitanti presso la vicina Baruli, che, così, poneva le basi per diventare una vera e propria civitas.[25]

Monumento alla Disfida di Barletta

Storia medioevale[modifica | modifica wikitesto]

La città fiorì di fatto però solo nel Basso Medioevo come fortezza dei Normanni, diventando una tappa importante per i crociati e per tutto il traffico commerciale verso la Terra santa. Nel 1156, in seguito alla distruzione di Bari, divenne capoluogo della Terra di Bari. Nel 1194 terminò il periodo normanno ed iniziò quello svevo, dominato dalla figura di Federico II: divenuto imperatore nel 1220, quattro anni dopo avviò la costruzione della sua domus nel castello barlettano, allora costituito unicamente dal fortino costruito precedentemente dai Normanni.[26] L'importanza attribuita alla città dal sovrano svevo è testimoniata dall'annuncio, nel 1228, della sesta crociata durante la Dieta tenutasi proprio nella domus federiciana.[27] Agli svevi succedette, nel 1266, la dinastia angioina. Nonostante la sede di capoluogo fosse stata spostata a Napoli Barletta continuò, con Carlo I, a beneficiare di ricchezza economica e di attenzioni, tanto che tre dei sette membri del Consiglio dell'Imperatore erano barlettani.[28] La dinastia aragonese subentrò nel 1442 a quella angioina e nel 1459 il nuovo re, Ferdinando I, fu incoronato proprio nella cattedrale di Barletta.[29]

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XVI secolo, durante la seconda guerra italiana che vide coinvolte Francia e Spagna, la città fu teatro di storiche vicende, quale la celebre Disfida di Barletta. Lo scontro tra cavalieri italiani e francesi, avvenuto a seguito di provocazioni di parte francese, si tenne il 13 febbraio 1503 nell'agro tra Andria e Corato, nel territorio della città di Trani e si concluse con la vittoria della compagine italiana, guidata dal capitano Ettore Fieramosca.[30] La città divenne roccaforte degli spagnoli, che ne ampliarono le mura ed il castello. Nel 1528, già lacerata da divisioni interne, fu devastata dai francesi, che perpetrarono saccheggi e incendi tali da portare alla distruzione di chiese ed edifici conventuali.[31] Da quel momento cominciò il declino di Barletta, favorito dal malgoverno spagnolo e dalle calamità naturali susseguitesi per tutto il XVII secolo: nel 1656 la peste colpì la città e il numero dei suoi abitanti passò dai ventimila di quell'anno agli ottomila del marzo 1657;[32] nel 1689, 1731, 1743 dei terremoti ridussero in ginocchio la popolazione.

Storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La lapide commemorativa dell'eccidio tedesco del 12 settembre 1943 presso il palazzo delle Poste. Sul muro sono visibili i fori dei proiettili.

Segnali di rinascita si registrarono soltanto alla fine del XVIII secolo, in particolar modo durante i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat. Proprio durante il periodo murattiano, nel 1809, gli ordini religiosi presenti in città furono soppressi, con la conseguente confisca di tutti i loro beni. Tuttavia Barletta restò un attivo centro culturale e religioso e, nel 1860, fu elevata a diocesi da papa Pio IX col nome di Barletta-Nazareth.[33] Negli anni del risorgimento innumerevoli furono le gesta del concittadino Angelo Raffaele Lacerenza, tanto che le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dei movimenti unitari nel sud Italia e alla formazione dell'esercito meridionale con la Brigata "Barletta".

Il XX secolo si aprì con lotte contadine e scioperi che videro coinvolto il cerignolano Giuseppe Di Vittorio.[34] Il 24 maggio 1915 fu colpita dalla nave austriaca S.M.S. Helgoland, che centrò, con sei colpi di cannone, il fronte settentrionale del castello, la ferrovia marittima ed alcune abitazioni nei pressi della Cattedrale. La città non subì ulteriori colpi grazie all'intervento del cacciatorpediniere Turbine.[35][36] Alla vigilia della guerra fu ricostituita la Brigata "Barletta" e impiegata dal 1915 al 1918 in varie battaglie, tra cui la nona battaglia dell'Isonzo.

Durante la seconda guerra mondiale, l'8 settembre 1943 e nei giorni successivi la città fu teatro di diversi episodi di Resistenza. Dopo aver ricevuto il fonogramma in cui si chiedeva di considerare le truppe tedesche come nemiche, il colonnello Francesco Grasso, posizionò le truppe del presidio barlettano a difesa delle vie d'accesso alla città, e solo dopo due giorni di attacchi da parte nazista la città fu costretta alla resa per evitare che fosse rasa al suolo. Da quel momento si ebbero numerosi episodi di rappresaglia che produssero trentadue vittime civili, oltre a decine di feriti.[37] L'episodio più grave avvenne il 12 settembre, quando undici vigili urbani e due netturbini furono fucilati per rappresaglia presso il Palazzo delle Poste, erroneamente incolpati dell'uccisione di un tedesco, avvenuta il giorno precedente. Per questi motivi la città di Barletta è stata insignita, unico caso in Italia, con la medaglia d'oro al valor militare ed al merito civile.[38]

Il 16 settembre 1959, 59 persone morirono nel crollo di un edificio in via Canosa.[39] Per il triste evento la città fu visitata dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.[40][41] Gli anni sessanta anche per Barletta costituiscono un periodo florido per la ripresa economica, con l'insediamento di nuove industrie, la costruzione di nuovi plessi scolastici, l'inaugurazione del museo di Canne e il completamento del Palazzo di Città. Dal 1976 al 1996 la città va incontro a vent'anni di incertezze governative e al susseguirsi di sedici giunte,[42] trovando nell'amministrazione del sindaco Francesco Salerno[43] un periodo di stabilità politica, tanto da confermare il suo mandato per la seconda volta consecutiva.[44]

Nel secondo dopoguerra, una delle tematiche più sentite dalla popolazione barlettana è stata la costituzione di una provincia autonoma da quella di Bari. Dopo una lunga mobilitazione popolare, con la legge 148/2004 dell'11 giugno 2004 è stata istituita la provincia di Barletta-Andria-Trani,[45] in seguito identificata tramite Decreto del presidente della Repubblica n. 133 del 15 febbraio 2006, con la sigla "BT". Le prime elezioni provinciali si sono tenute il 6 e 7 giugno 2009 ed hanno eletto Francesco Ventola primo Presidente della provincia.[46]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone del comune di Barletta

Lo Statuto comunale della Città di Barletta[47] afferma che

« Il Comune ha diritto di fregiarsi del proprio stemma e gonfalone, approvati con le procedure di legge. Il Comune, per le sue tradizioni storiche e per i meriti acquisiti dalla sua comunità, è stato insignito del titolo di Città con decreto di riconoscimento del 9 marzo 1935 e successive modifiche ed integrazioni. Il Comune di Barletta assume il titolo di Città della Disfida a ricordo della storica Sfida del 13 febbraio 1503. »

Il medesimo statuto[48] a proposito dello stemma e del gonfalone cittadino li descrive in questo modo:

« Lo stemma è su fondo bianco d'argento, a quattro burelle di rosso, sovrastato da una corona turrita e circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Città.

Il gonfalone è rappresentato da un "drappo rettangolare a forma di bandiera, di colore bianco, frangiato d'oro, caricato dello stemma comunale sopra descritto; il drappo attaccato ad un'asta di metallo sormontata da una freccia dorata con lo stemma del Comune. Nel drappo l'iscrizione centrata in oro: "Città di Barletta". Nastri e cravatta, tricolorati dai colori nazionali, frangiati d'oro". D'argento, a quattro burelle di rosso, sovrastato da una corona turrita e circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Città »

Lo stemma attuale è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dell'8 settembre 2000, che ha modificato anche la forma della corona, prescrivendo quella prevista dal regolamento araldico.

Particolare è l'aneddoto sull'origine dello stemma cittadino. La leggenda racconta che il signore dell'antica Bardulos accompagnato dalle milizie cittadine, avesse ucciso in battaglia il capo dei pirati saraceni che avevano attaccato la città. Al ritorno in città, giunto nei pressi delle mura, pulì quattro delle sue dita ancora sporche di sangue, su una delle porte urbiche. Il sangue delle dita sarebbe rappresentato, nell'attuale stemma, dalle quattro striature orizzontali di colore rosso.[49] Curioso è notare che la città adriatica dirimpettaia, Dubrovnik (già Ragusa), ha uno stemma identico, mentre Ravello in Costiera amalfitana, i cui nobili controllarono a lungo le Puglie, ha stemma identico ma con una fascia in meno.[50]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

La città è stata insignita della medaglia d'oro al merito civile, l'8 maggio 1998, e della medaglia d'oro al valor militare, il 7 luglio 2003.

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«L'8 settembre 1943, il presidio di Barletta, modestamente armato, ma sorretto dallo spontaneo e fattivo sostegno dei cittadini, volle proseguire sulla via dell'onore e della fedeltà alla patria, opponendosi strenuamente alle agguerrite unità tedesche e infliggendo loro notevoli perdite. Soltanto il 12 settembre, dopo l'arrivo di soverchianti rinforzi tedeschi, il presidio, provato dalle perdite subite e sotto la minaccia della distruzione della città, fu costretto alla resa. Le truppe nemiche, occupata Barletta, per ritorsione trucidarono barbaramente 13 inermi cittadini che unirono così il loro sacrificio al valore dei militari in un comune anelito di libertà. La città di Barletta, fulgido esempio delle virtù delle genti del meridione d'Italia, consegna alle generazioni future il testimone dei valori scaturiti dalla rinascita della patria e dalla conquista della democrazia e della pace.[51]»
— Barletta 8-13 settembre 1943
Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«Occupata dalle truppe tedesche all'indomani dell'armistizio, la città si rese protagonista di una coraggiosa e tenace resistenza. Oggetto di una feroce e sanguinosa rappresaglia, contò numerose vittime tra i militari del locale presidio e i civili che, inermi e stremati dalle privazioni, furono in molti casi passati per le armi sul luogo ove attendevano alle quotidiane occupazioni. Splendido esempio di nobile spirito di sacrificio ed amor patrio.[52]»
— 12 - 24 settembre 1943.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiese principali[modifica | modifica wikitesto]

Le absidi della cattedrale dai giardini del castello
La facciata principale del duomo
Cattedrale di Santa Maria Maggiore
Situata nei pressi del castello, a cui volge le absidi gotiche, risulta posta al termine del tracciato direttore originario del primo nucleo cittadino. Si distingue in una parte sotterranea ed una al livello stradale e risulta essere il frutto di stratificazioni millenarie,[53] che hanno visto il sovrapporsi di tombe "a grotticella" del III secolo a.C., una basilica paleocristiana del VI secolo, una seconda basilica altomedievale risalente al IX-X secolo, e infine l'edificio superiore, composto da due parti nettamente distinte: quella anteriore tipicamente romanica (XII secolo), e quella posteriore realizzata in forme gotiche (XIV secolo). Il campanile risale invece al XII secolo.
La chiesa ha raggiunto il suo massimo splendore durante le crociate, fungendo da punto di transito per i pellegrini che si recavano in Terra santa.[54] Risulta disposta secondo un orientamento est-ovest, con absidi rivolte ad oriente. Caratterizzata da un impianto basilicale, risulta divisa in tre navate con cappelle laterali nell'ala meridionale; presenta nell'area presbiterale un ciborio dietro cui si apre il coro. L'edificio è tornato al suo antico fasto dopo i lavori di restauro durati prima dal 1955 al 1981 e in seguito dal 1981 al 1996. Fu elevata a cattedrale metropolitana dal beato Pio IX con bolla del 21 aprile 1860 ed insignita della dignità di Basilica minore da san Giovanni XXIII il 17 marzo 1961.[55]
Basilica del Santo Sepolcro
Situata in una posizione strategica, nei pressi della quale si leva il Colosso di Barletta, tra due antichi ed importanti assi di comunicazione viaria, l'adriatica e la via Traiana che conduce a Roma, la basilica conserva uno stretto legame con la Terra santa e il Sepolcro di Gesù.[56] È stata infatti meta di transito per i pellegrini diretti in Terra santa e per i crociati in viaggio, dal porto di Barletta, verso Gerusalemme.[57] L'edificio fu eretto in forme gotico-borgognone alla fine del XII secolo.[57] La chiesa presenta un impianto basilicale a tre navate, scandite da sette campate, il braccio trasversale del transetto e un'abside terminante per navata; peculiari sono il nartece sormontato da una tribuna, che precede le tre navate su pilastri, con archi e volte ad ogiva risalenti alla fine del XIV secolo, una cupola all'incrocio dei bracci. Nella cappella sovrastante il nartece è posto il tesoro, che comprende una croce patriarcale binata, un tabernacolo con il Cristo in Maestà in mandorla, una colomba eucaristica in rame dorato, un ostensorio risalente al XII secolo nonché degli affreschi del XIII secolo.[58]
Chiesa di San Gaetano
Fondata nel XVII secolo, dall'Ordine dei chierici regolari teatini, giunti a Barletta nei primi anni del secolo, conserva al suo interno una reliquia della Sacra Spina. Il complesso edilizio su cui si erge la chiesa era già presente al momento della fondazione ed era sede di una piccola chiesa intitolata a san Giuseppe. Chiesa e convento furono poi trasformati, prendendo la denominazione che ancora conserva, nel 1667.[59]. Nella primavera del 1656 iniziarono i lavori per l'edificazione della chiesa dedicata a san Gaetano, sospesi per due anni a causa della peste sopraggiunta e terminati nel 1667. Quando l'ordine dei Teatini fu soppresso la chiesa fu affidata ai confratelli della Santissima Trinità,[60].
Chiesa di San Giacomo
Ubicata lungo corso Vittorio Emanuele e risalente all'XI secolo, si erge dove in antichità vi sarebbe stato un luogo di culto pagano.[60] Risulta disposta lungo l'asse est-ovest, parallelamente al corso, con altare ad oriente. L'accesso principale in origine era posto sul fronte occidentale, in seguito però la saturazione degli spazi mediante occupazione del suolo con edifici di carattere residenziale, indusse a spostare l'accesso sul lato nord, dando luogo al portale che prende il nome di "Porta maggiore". Il fronte principale vede la presenza nel mezzo di un obelisco con orologio. Nel 2001 la chiesa subì ingenti lavori di restauro, che ne riportarono in luce le linee architettoniche originarie. Furono ripristinate monofore di varie epoche, il soffitto a capriate del XVIII secolo, nonché la cappella del Santissimo Salvatore con la duecentesca volta a crociera. La chiesa possiede un ricco patrimonio di tavole, tele, oggetti liturgici, reliquiari e paramenti sacri risalenti al periodo compreso tra il XIII e il XX secolo.[61]
Chiesa di Sant'Andrea
Le prime testimonianze documentate dell'edificio ecclesiastico risalgono al XII secolo ed individuano nell'area un tempio dedicato al santo Salvatore. Nel XVI secolo i Della Marra, che erano proprietari dell'edificio religioso, lo donarono ai frati Minori Osservanti, la cui chiesa di Sant'Andrea fuori le Mura era stata distrutta durante il sacco del 1528.[62] La distruzione portò gli osservanti con il loro complesso conventuale all'interno delle mura. La chiesa ha subito più fasi di costruzione e successivi ampliamenti, che si susseguirono fino al Novecento, quanto fu realizzata l'apertura di una nuova strada a levante della fabbrica, denominata via Bruno Marino, anticamente detta vicoletto Sant'Andrea.[63] È stata sottoposta a restauro conservativo e riaperta nel 2010.

Chiese di Barletta[modifica | modifica wikitesto]

La città di Barletta, dal punto di vista ecclesiastico ha avuto una rilevanza notevole, essa oltre ad essere sede, prima del vescovo di Canne e dell'arcivescovo di Nazareth, poi dell'arcidiocesi di Barletta-Nazareth, è stata alimentata da una vita religiosa intensa a causa di tanti ordini religiosi che col clero secolare hanno assicurato un tessuto profondamente religioso alla città. Attualmente in città sono esistenti 45 chiese di cui 21 sono sede di parrocchie.

Le elenchiamo:

Decanato Santa Maria

Decanato San Giacomo-Settefrati

  • Prepositura parrocchiale di San Giacomo Maggiore
  • Chiesa di San Gaetano
  • Chiesa di San Giovanni di Dio
  • Chiesa parrocchiale di Sant'Agostino
  • Santuario parrocchiale della Immacolata (padri Cappuccini)
  • Chiesa parrocchiale di San Benedetto
  • Chiesa parrocchiale dello Spirito Santo
  • Chiesa parrocchiale di San Filippo Neri (padri Giuseppini)
  • Chiesa parrocchiale di San Nicola

Decanato Borgovilla-Patalini

Ossario commemorativo dei caduti slavi[modifica | modifica wikitesto]

Ossario commemorativo dei caduti slavi della prima e della seconda guerra mondiale

L'Ossario commemorativo dei caduti slavi della seconda guerra mondiale è un monumento funebre eretto all'interno del cimitero di Barletta. La sua costruzione iniziò nel 1968, in occasione del gemellaggio tra Barletta e la città montenegrina di Herceg Novi.[64] Progettato dallo scultore Dušan Džamonja, il monumentale Sacrario di Barletta venne inaugurato il 4 luglio 1970 e custodisce i resti di 825 morti e di altri 463 combattenti dei quali non erano state reperite le spoglie, per un totale di 1288 caduti.[65][66]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo della Marra
Palazzo della Marra è uno dei più prestigiosi esempi di architettura barocca in Puglia. Sin dalla metà del Cinquecento, è stato dimora d'importanti famiglie aristocratiche.[67] Costruito su tre livelli, l'edificio è caratterizzato, sul fronte principale, da un balcone la cui facciata risulta riccamente ornata, sorretto da cinque mensole ornate da mostri, cani e grifi. La corte centrale presenta un loggiato e colonne che sorreggono archi. È sede al secondo piano, in maniera permanente, della Pinacoteca De Nittis.
Palazzo Santacroce
È ubicato esattamente di fronte alla facciata principale del duomo, tanto da occuparne un'ampia area del sagrato che in precedenza era di dimensioni maggiori.[68] La facciata principale presenta il piano terra bugnato e quello superiore caratterizzato da una perfetta simmetria delle bucature. Il portale d'accesso è dotato di un arco a sesto acuto, inquadrato da una cornice. In asse si trovano poi il balcone di rappresentanza e infine un timpano triangolare.
Palazzo de Leone Pandolfelli
Si trova in via Cavour, lungo l'antica "Strada del cambio". Le prime notizie su questo palazzo risalgono al 1418; sono attestati ulteriori rifacimenti durante la metà del XVI secolo.[69] La facciata principale è scandita ai livelli superiori da lesene che intervallano aperture su un balcone che corre lungo l'intero fronte.
Villa Bonelli
Villa Bonelli costituisce un esempio unico nel territorio barlettano di villa extra moenia, circondata da giardini che custodiscono specie arboree tipiche della regione. Villa Bonelli conobbe il suo massimo splendore nei primi decenni del XIX secolo, quando i lavori di restauro e di ampliamento voluti dal conte Raffaele e da suo figlio Giuseppe ne fecero una delle più belle ville di Puglia.[70] È costituita da un salone delle feste, da una cappella, scuderie e un "giardino eclettico" corredato da fontane, serra e un campo di minigolf. Ai primi del Novecento l'edificio e il parco cominciarono a conoscere un declino che avrebbe portato alla chiusura del complesso. La villa è stata restituita ai cittadini nel corso del 2008 in seguito a lavori di riqualificazione che ne hanno permesso il ritorno al suo antico splendore.[71]

Tra gli altri palazzi presenti in città si ricordano:

  • Palazzo Bonelli
  • Palazzo Bruotschy
  • Palazzo de Martino
  • Palazzo degli Arcivescovi Nazareni
  • Palazzo dell'arco
  • Palazzo della Corte
  • Palazzo Esperti
  • Palazzo Gentile
  • Palazzo Gran Priore
  • Palazzo Marulli

Teatro Curci[modifica | modifica wikitesto]

Il Teatro Curci

Il teatro comunale di Barletta, intitolato al compositore Giuseppe Curci, è situato nel pieno centro cittadino, di fronte al Palazzo di Città. L'odierno teatro fu progettato nel 1866 e inaugurato nel 1872.[72] Il primo spettacolo vide l'esecuzione della sinfonia L'Italia redenta, opera del compositore e direttore d'orchestra barlettano Giuseppe Curci. Nel 1960 il teatro fu chiuso perché in precarie condizioni e fu riaperto solo dopo una lunga serie di restauri terminati nel 1977.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Le mura della città[modifica | modifica wikitesto]

Le mura di Barletta costituiscono l'antico strumento difensivo della città. Le prime mura urbiche furono edificate dai Normanni, che occuparono il territorio barlettano tra l'XI ed il XII secolo. Le mura cingevano allora l'originario nucleo di Santa Maria. Durante la dominazione sveva l'imperatore Federico II ampliò il fortino normanno edificando la sua domus, individuabile nell'attuale sede della Biblioteca Comunale. Con l'arrivo degli Angioini vi furono nuovi lavori sulla cinta muraria, per proteggere l'area più a sud, un ampliamento del castello con la costruzione del palatium sul lato nord, abbattuto in seguito dagli Aragonesi, e lo scavo del fossato intorno al castello.[73]

Il periodo aragonese modificò significativamente il tracciato delle mura, fino a cingere un'ampia parte dell'edificato attualmente appartenente al quartiere San Giacomo-Settefrati. Fu in questo periodo che il castello assume la definitiva ed attuale conformazione architettonica. Nel 1860 ebbe inizio l'abbattimento della cinta muraria che ostacolava l'espansione edilizia, il commercio con le città limitrofe e la costruzione della ferrovia con la relativa stazione e degli stabilimenti industriali.[74] Dell'antica cinta muraria restano:

  • il castello;
  • tutte le mura "a mare" (mura del Carmine, dal nome dell'omonima chiesa) che partono da porta Marina per arrivare al Paraticchio.
  • un frammento (più propriamente, una paratia) a chiudere a nord-ovest il fossato del castello dal mare aperto (cui il fossato era congiunto prima dell'interramento)
  • il bastione, localmente conosciuto come il "Paraticchio", che si affaccia sugli arenili della litoranea di ponente;
  • Porta Marina nell'omonima piazza
  • un piccolo bastione in via Galliano (sormontato da abitazioni civili), nel suo punto di intersezione con via Magenta.

Il castello[modifica | modifica wikitesto]

Il castello

Il Castello di Barletta è una costruzione ha forma quadrangolare con, agli spigoli, le caratteristiche torri-bastioni lanceolate. L'edificio è il risultato di una sovrapposizione di edificazioni e demolizioni susseguitesi nei secoli operate dalle varie dominazioni. Il nucleo originario, risalente all'XI secolo, è normanno, come testimonia la Torre maggiore inglobata nell'area meridionale dell'attuale edificio.[75] Durante le crociate divenne abituale ricovero per i cavalieri in partenza e in arrivo dalla Terra santa. Evidente è il lascito di Federico II di Svevia, testimoniato nel lato sud da finestre ogivali che presentano l'aquila imperiale scolpita nelle lunette, motivo ricorrente dell'iconografia sveva.

Il castello così come lo vediamo è stato realizzato a partire dal 1532, per volere del re spagnolo Carlo V. Nel 1867 fu acquistato dal Comune di Barletta, divenendo in seguito un deposito d'armi ed un carcere.

Nel 1973 è stato sottoposto ad un lungo restauro, terminato nel 1988 e nel 2001 sono stati effettuati lavori di riqualificazione, durati circa un anno. È sede della biblioteca comunale, del museo civico e pinacoteca e del lapidarium. Tra i pezzi più importanti qui conservati vi sono il Sarcofago degli Apostoli, prima testimonianza cristiana a Barletta,[76] e un busto di Federico II del XIII secolo.[77]

Porta Marina[modifica | modifica wikitesto]

Porta Marina

Porta Marina costituisce l'unico esempio rimanente delle antiche porte che cingevano la città di Barletta.[74] È situata nella piazza omonima e verso essa confluiscono via Mura San Cataldo, via Mura del Carmine e via Marina, che porta e prosegue, attraversando la piazza, fino alla Cantina della Disfida.

Porta Marina non è sempre stata situata nel medesimo punto: quella originaria si trovava al termine meridionale di via Sant'Andrea e al suo fianco trovava posto l'antico Palazzo della Dogana. Nel 1751 fu costruita la nuova porta, come testimonia l'iscrizione lapidea presente sulla parte superiore della porta, che si affaccia verso il mare, affiancata dalle armi della città e dallo stemma borbonico. Attualmente nei pressi della porta sono in corso indagini archeologiche al fine di accertare la presenza, sotto il livello stradale attuale, di un pozzo in corrispondenza della rotonda posta al centro della piazza.[78]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Il Colosso[modifica | modifica wikitesto]

Il Colosso di Barletta, chiamato Eraclio

Il Colosso di Barletta è una gigantesca statua in bronzo che si erge in corso Vittorio Emanuele, nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro, sopra un basamento alto circa un metro. Restaurata durante il Medioevo, è caratterizzata da un uomo in vesti imperiali tardo-romane e bizantine, come mostrano il diadema e l'indumento circolare tipico dei militari di alto rango, presenti sul capo. La statua, nota a livello cittadino come "Eraclio",[79] in realtà è di incerta identificazione. Le indagini storiche effettuate fanno risalire le sue origini alla prima metà del V secolo[80].

La cantina della Sfida[modifica | modifica wikitesto]

Nota anche come Osteria o Casa di Veleno, risalente al periodo compreso tra il XIV e il XV secolo,[81] è il luogo in cui secondo la tradizione cavalleresca, durante un banchetto allestito in onore dei francesi, sconfitti durante uno scontro con gli spagnoli, avvenne lo scontro verbale tra Charles de La Motte e il capitano spagnolo don Diego di Mendoza.[82] Il diverbio sfociò nell'offesa, fatta da quest'ultimo nei confronti del condottiero francese, che paragonava il loro valore a quello degli italiani, suoi alleati e condusse alla battaglia meglio nota come la Disfida di Barletta, fra tredici italiani e altrettanti francesi.[81]

Strade storiche[modifica | modifica wikitesto]

Via Duomo
Via Duomo
Via Duomo è una delle vie più antiche della città, con una sezione stradale ridotta, di soli cinque metri e una lunghezza di cento metri. Si snoda dalla cattedrale di Santa Maria Maggiore sino alla "Piazzetta", ossia sino al nodo viario in cui confluiscono via Cialdini, via San Giorgio, via Sant'Andrea, corso Garibaldi e la stessa via Duomo. Lungo via Duomo si aprono numerosi vicoli ad essa ortogonali, che portano a nord verso le antiche mura, mentre a sud verso via Ettore Fieramosca. Studi tipologici effettuati sull'area la ricondurrebbero al borgo primordiale cittadino e questa via al tracciato più antico, lungo il quale si sarebbe formato il primo aggregato urbano.[83] Con il recupero architettonico e funzionale del centro storico via Duomo è oggi una delle vie più frequentate, grazie anche alla presenza di numerosi locali e alla funzione di collegamento tra corso Vittorio Emanuele e il castello.
Corso Giuseppe Garibaldi
Costituisce uno dei più antichi tracciati che collegavano la città di Barletta con l'importante città di Canosa di Puglia. La strada va dalla Piazzetta, ossia dall'ingresso di via Duomo fino all'incrocio con le odierne viale Giannone e via Baccarini, da cui ha inizio via Imbriani. Lungo i suoi lati si trovano molti dei negozi più eleganti della città, nonché numerosi palazzi storici, tra cui Palazzo Marulli, ed è divisa pressoché in due tronchi da piazza Caduti di Guerra con l'omonimo monumento.
Corso Vittorio Emanuele
È una delle vie più rappresentative della città, sia dal punto di vista storico che da quello commerciale.[84] Anticamente divisa in due parti da Porta Croce, da sempre meta costante di un intenso traffico pedonale, su di essa vi sono numerosi monumenti nonché edifici di notevole importanza, quali la Torre dell'Orologio di San Giacomo con l'omonima chiesa, il Palazzo di Città, il Teatro Curci, la basilica del Santo Sepolcro e la statua del Colosso.
Via Cavour
Anticamente era conosciuta come "Strada del cambio", in quanto proprio lungo questo tratto viario si concentravano le attività bancarie per effettuare il cambio di valuta.[85] Questa via si è nel tempo specializzata con la presenza di numerosi palazzi storici come Palazzo de Leone Pandolfelli, Palazzo Esperti, Palazzo Gran Priore. Via Cavour si snoda dal palazzo in cui vi era la Banca d'Italia sino all'incrocio che conduce al castello, dove fino al 1925 si erigeva l'antica Porta San Leonardo, che apriva la via per Trani.
Via Ettore Fieramosca
Anticamente conosciuta come "Strada del forno" per la presenza di un forno costruito dai Greci per i bisogni della propria comunità,[86] si tratta di una strada che fungeva da cerniera di chiusura intorno al nucleo urbano più antico, detto "di santa Maria". Via Fieramosca è caratterizzata da un andamento curvilineo che, proseguendo lungo via San Giorgio e via Sant'Andrea, scendendo di quota, giunge fino a Porta Marina. Su questa via si affacciano Palazzo Pignatelli e Palazzo Esperti.
I Giardini del castello

Parchi e giardini[modifica | modifica wikitesto]

Giardini del castello
Intitolati ai Fratelli Cervi, si estendono intorno al castello e fanno da cornice alla fortezza e alla Concattedrale di Santa Maria Maggiore. In seguito ai restauri, conclusisi nel 2002 e che hanno visto la riqualificazione dei giardini, trasformati in parco con aree attrezzate, l'intera area è stata restituita alla cittadinanza barlettana, che ne ha fatto un punto nevralgico del centro storico.[87][88]

Monumenti e statue[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai caduti in guerra
Inaugurato il 18 marzo 1929,[89] si erge nell'omonima piazza Caduti in Guerra nei pressi dell'antico Palazzo delle Poste, su un'aiuola circolare e costituito da un basamento marmoreo sul quale si imposta un ampio blocco di forma pressoché quadrangolare, terminante con una stele di colore bianco, a memoria dei compatrioti venuti a mancare durante la prima guerra mondiale. Sulla parte superiore del blocco di colore bianco è incisa la scritta Barletta ai suoi prodi figli caduti in guerra seguita dalle due date MCMXV (1915) e MCMXVIII (1918). Al momento della costruzione la stele era sovrapposta ad una fascia bronzea raffigurante dei soldati colti nell'attimo dell'ultimo sacrificio per la patria. Durante la seconda guerra mondiale questa fu però asportata e donata allo Stato per farne delle munizioni.[90] A memoria di questo ulteriore sacrificio è stata posta in seguito una lastra commemorativa su cui è incisa la significativa frase Demmo anche il bronzo che eternava il nostro sacrificio. Nei suoi pressi, precisamente dinanzi alla parete laterale del Palazzo delle Poste il 12 settembre 1943 avvenne l'eccidio compiuto dai tedeschi ai danni di dieci vigili urbani e due netturbini.[91]
Monumento a Massimo d'Azeglio
Nel 1880 l'amministrazione comunale, per volere del sindaco Francesco Paolo De Leone, eresse, nella piazza omonima, un monumento dedicato a Massimo d'Azeglio ad opera dello scultore locale Giuseppe Manuti, in segno di riconoscenza per aver reso celebre, mediante il suo romanzo dal titolo Ettore Fieramosca l'epica Disfida. La statua è stata recentemente restaurata e la conclusione dei lavori è stata onorata con l'inaugurazione da parte del sindaco Nicola Maffei, preceduta da un ritratto del politico e scrittore barlettano nel Teatro Curci.[92]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Canne[modifica | modifica wikitesto]

Menhir di Canne

Nel territorio barlettano è presente il sito archeologico di Canne, ossia il luogo in cui nel 216 a.C. si svolse l'omonima battaglia che vide i cartaginesi di Annibale prevalere sui romani. Il sito archeologico è caratterizzato dalla duplice presenza dell'Antiquarium e del Parco Archeologico con le rovine della cittadella medievale, distrutta definitivamente nel 1083. Nei dintorni della cittadella sono stati ritrovati i resti di un villaggio apulo, quelli di una necropoli ed un menhir alto circa tre metri, scoperto nel 1938.[93]

Tra il 2002 e il 2005 sono state condotte indagini archeologiche nell'area del complesso termale di San Mercurio, che hanno messo in luce una cisterna con il relativo impianto idrico. Nell'estate del 2008 l'Amministrazione comunale, d'intesa con l'Archeoclub, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e la Direzione dell'Antiquarium di Canne della Battaglia, ha promosso un campo di ricerca didattico di scavo archeologico, al fine di recuperare e valorizzare il territorio cannese e in particolar modo il complesso termale.[94]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Il Parco naturale regionale Fiume Ofanto è un'area naturale protetta istituita nel 2003 dalla Regione Puglia[95] di cui fa parte la città di Barletta, insieme ai comuni di Canosa di Puglia, San Ferdinando di Puglia, Candela, Ascoli Satriano, Cerignola e Margherita di Savoia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[96]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

I cittadini stranieri residenti a Barletta sono 2 180,[97] così suddivisi per nazionalità (sono indicati solo i dati superiori alle 100 unità):

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

I dialetti della Puglia.

Il dialetto barlettano è una varietà linguistica facente parte dei dialetti pugliesi centro-settentrionali. In particolare, con quello di Margherita di Savoia e San Ferdinando di Puglia, esso costituisce una varietà del dialetto barese che si distingue da quella dauna. A causa della sua posizione geografica a cavallo tra l'area barese e quella foggiana, il dialetto locale risulta notevolmente influenzato da entrambi i dialetti.[6]

Si tratta di un idioma sviluppatosi gradualmente su di una base latino volgare e modificatosi nel tempo grazie agli apporti linguistici ricevuti dalle popolazioni che si sono avvicendate nell'area geografica interessata, dai Normanni agli Svevi (portatori di elementi germanici), dagli spagnoli ai francesi, portatori di ulteriori elementi romanzi.[98]

Nei primi del XX secolo ha avuto inizio un processo di logoramento e scolorimento del dialetto barlettano. Confrontando infatti il registro dialettale della fine del XIX con quello del XXI secolo è possibile notare numerose differenze dei suoni vocalici utilizzati.[99] Tra i fenomeni in atto vi sono il turbamento vocalico (ä, ö, ü); i frangimenti vocalici, consistenti nell'alterazione delle vocali toniche tanto nell'apertura quanto nel timbro, dando luogo a dittonghi e palatalizzazioni. I frangimenti riguardano tutte le vocali toniche per esempio u: fóusë corrisponde a 'fuso'; ó: nëpóutë corrisponde 'nipoti'; la neutralizzazione delle vocali toniche (ə́), per esempio chə́sə che corrisponde a casa, pane che corrisponde a pə́nə; la degeminazione della doppia occlusiva alveodentale sonora postonica come nei casi di carbonella che diventa carvunédə anziché carvunéddә, fenomeno particolarmente in uso tra i più giovani.[99]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Barletta, con le città di Trani e Bisceglie è sede dell'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie (Archidioecesis Tranensis-Barolensis-Vigiliensis-Nazarensis in latino), sede arcivescovile della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto e appartenente alla regione ecclesiastica Puglia.[100] La diocesi è nominalmente "titolare di Nazaret" in quanto gli Arcivescovi Nazareni presero stabile dimora a Barletta dal 1327 e la successione si è mantenuta fino al 1818. Nel 1860 fu Barletta stessa ad essere elevata ad arcidiocesi autonoma, mantenendo il titolo di Nazareth. L'arcidiocesi, oltre alle tre città titolari, annovera anche i centri di Corato, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli.

La città di Barletta venera come suoi santi patroni Ruggero e la Madonna dello Sterpeto. La figura del santo, in precedenza vescovo di Canne, è associata ai suoi trent'anni di episcopato, durante i quali si oppose con ogni mezzo al declino della cittadella da cui avrebbe avuto vita proprio la città di Barletta.[101] Il culto della Madonna dello Sterpeto è legato, secondo la tradizione barlettana, alla peste del 1656. Si ritiene infatti che il morbo abbia inspiegabilmente rallentato il suo corso dopo aver ritrovato in un monastero diroccato il quadro della Vergine.[102] La forte devozione alla Madonna è stata legittimata dalla proclamazione della città a Civitas Mariae,[103] titolo conferitole con decreto vescovile l'8 maggio 2009.[104]

Il rapporto che la città di Barletta ha avuto, fin dai tempi delle crociate, con la cultura orientale fa di essa uno dei centri direttamente collegati al mondo religioso dell'Oriente. Manca tuttavia un edificio di culto in cui possa essere praticata la fede musulmana, ma da tempo la comunità politica e religiosa si adoperano per la coesistenza della religione di Allah con quella cristiana e, a tal proposito, proprio una scuola di estrazione cattolica, la scuola delle suore di Santa Chiara, ospita alcune ragazze sordomute musulmane. Nel 2004 è partito inoltre un progetto che prevedeva la costruzione di una "chiesa-moschea", un centro che potesse fungere non solo da richiamo religioso ma anche da centro culturale.[105]

Un movimento particolarmente sviluppato è quello dei Testimoni di Geova. La comunità è presente sul territorio fin dagli anni cinquanta, Barletta è una delle città con il maggior numero di aderenti.[106]

A ridosso del centro storico è presente anche una chiesa evangelica battista, appartenente all'Unione cristiana evangelica battista d'Italia e alla famiglia di Chiese evangeliche sorte dalla riforma protestante.[107]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

La processione del venerdì santo

Nella seconda domenica del mese di luglio, ogni anno, dal 1732, si svolge la festa dei santi patroni della città: la Madonna dello Sterpeto e San Ruggero.[108]

La Processione Penitenziale Eucaristica dell'ora nona si svolge nel giorno del venerdì santo. Celebrata a partire dal 1504, si svolse per la prima volta nella notte tra il giovedì e il venerdì santo, in segno di voto attraverso la quale i canonici di santa Maria, conducendo scalzi per le vie della città l'Eucarestia, chiedevano la cessazione della peste che dall'anno precedente aveva decimato la città di Barletta.[109][110]

Il 13 febbraio di ogni anno e durante tutta la prima settimana di settembre, si tiene la rievocazione storica della Disfida di Barletta, promossa dal comune, con una piccola rievocazione del Certame cavalleresco del 1503, che vide il suo epilogo nella scena simbolica della resa del cavaliere francese Guy de la Motte al cavaliere italiano Ettore Fieramosca.[111]

Tra gli altri riti, la Commemorazione dell'anniversario della Battaglia di Canne; si tiene il due agosto presso il sito archeologico di Canne.[112]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Tra le istituzioni di cui Barletta è sede vi sono: la Caserma "Ruggiero Stella" presso cui ha sede l'82º Reggimento fanteria "Torino"[113]; il Comando provinciale della Guardia di Finanza[114] e la Prefettura - UTG[115].

La struttura sanitaria principale è l'Ospedale civile "Monsignor Raffaele Dimiccoli".

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Con 11 medaglie d'oro al valor militare 1 medaglia d'oro al valor civile e 215 medaglie d'argento e circa 250 medaglie di bronzo attribuite a militari barlettani partecipanti alla prima e alla seconda guerra mondiale, la città è la più decorata d'Italia.[116]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Barletta dispone di diverse biblioteche. La Biblioteca Comunale Sabino Loffredo, con sede nell'ala sud-est del castello di Barletta, l'antica domus federiciana, si estende su una superficie totale di 1.400 m² e conta un patrimonio librario di oltre 80.000 volumi. Sono ivi conservati inoltre il Fondo Apulia, il Fondo musicale Curci, Gallo e Cafiero, il Legato De Nittis e i Fondi antichi ed è possibile consultare oltre 150 riviste in abbonamento. Ottanta sono i posti a sedere.[117]

La Biblioteca e archivio diocesano Pio IX, è situata nel Palazzo Arcivescovile. Qui sono conservati circa 11.000 volumi ed opuscoli sciolti e 2.000 pergamene (in gran parte pubblicate nel Codice Diplomatico Barlettano a cura del sacerdote paleografo Salvatore Santeramo), nonché 70 riviste correnti.[118] Infine la Biblioteca dei Ragazzi, che raccoglie oltre 4.500 volumi per lettori di età compresa tra i tre e i quindici anni.[119]

Altre biblioteche presenti in città sono:

  • Biblioteca dell'Archivio di Stato di Bari;[120]
  • Biblioteca dell'Istituto sperimentale per l'enologia di Asti.[121]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Università[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

I principali musei della città sono:

  • Pinacoteca De Nittis la cui sede è il Palazzo della Marra, che comprende permanentemente la collezione De Nittis e periodicamente mostre temporanee;
  • Museo civico e pinacoteca di Barletta la cui sede è il castello di Barletta all'interno delle cui sale sono conservate le collezioni Immesi, Gabbiani e Ricci;
  • Museo della Cattedrale, che oltre ai numerosi reperti cristiani di notevole pregio e valore custodisce un archivio di oltre duemila pergamene e manoscritti, alcuni dei quali risalenti al IX secolo;
  • Casa-Museo Cafiero, ossia la residenza dell'anarchico Carlo Cafiero, nato a Barletta;
  • Antiquarium di Canne, il museo presente nel sito archeologico di Canne, che documenta gli insediamenti umani nel territorio di epoca preistorica, classica, apulo-greca e medievale. Presenta inoltre una ricca collezione di vasi dauno-peucezi dipinti a disegni geometrici risalenti al IV-III secolo a.C., provenienti dai sepolcreti di Canne;
  • Tesoro della basilica del Santo Sepolcro, custodito nella omonima basilica e che comprende diverse oreficerie sacre, alcune delle quali provenienti dalla Palestina;
  • Chiesa Greca di Santa Maria degli Angeli che al suo interno conserva l'antica iconostasi, che occupa l'intera parete minore della chiesa.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Le principali emittenti radiofoniche presenti in città sono:[124]

  • Antenna 1
  • Radio Centro Puglia
  • Radio Gamma
  • Radio Studio 5

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

A Barletta sono presenti le sedi della Editrice Rotas[125] e della Penna Blu Edizioni nonché di alcune testate giornalistiche di quotidiani e periodici quali:

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Le principali stazioni televisive a copertura regionale situate nel comune sono:

  • Teleregione (Puglia, Basilicata, Molise, Lazio)
  • Amica 9 TV (Puglia)
  • Teleradio Studio 5 (Puglia)
  • TV Ofanto (Puglia)
  • Telenorba - Redazione provinciale (Puglia, Basilicata, Molise)

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina pugliese.

La gastronomia barlettana annovera numerosi prodotti profondamente legati ad antiche tradizioni contadine e marinare.[126] Oltre alle cartellate,[127], tipica ricetta pugliese che anche nella tradizione barlettana sono impregnate di vincotto o miele,[128] tipicamente barlettani sono i calzoncelli[129] farciti di mostarda: la loro preparazione è solitamente parallela a quella delle cartellate ed infatti se ne utilizza la stessa sfoglia di pasta, tagliata però creando una forma rettangolare sulla quale viene spalmata della mostarda. Il ritaglio di pasta viene poi ripiegato in due, in modo da contenere la marmellata al suo interno. Dopo la frittura in olio abbondante si impregnano i calzoncelli di vincotto.[130]

Le campagne barlettane sono ricche di vigneti e di oliveti. La produzione vinicola barlettana è assistita anche da numerose cantine presenti a Barletta,[131] nonché in tutto il territorio circostante,presso le quali è possibile produrre il Rosso Barletta[132] e Rosso Barletta Invecchiato, due vini DOC ottenuti da vitigni di uva di Troia.

Persone legate a Barletta[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Persone legate a Barletta

Re, papi, filosofi, letterati, scrittori, santi, musicisti, religiosi, politici e tante altre personalità hanno lasciato traccia di sé, materialmente o idealmente, nella storia di Barletta, dal santo patrono Ruggero di Canne al papa Urbano VIII, dal pittore impressionista Giuseppe De Nittis all'atleta, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980, Pietro Mennea.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

L'intero centro antico sorge a ridosso del mare e delle antiche mura e si articola intorno a via Duomo. Su questo percorso, che prosegue idealmente ad ovest verso Canosa di Puglia e termina ad est nel sagrato della Concattedrale di Santa Maria Maggiore, si snodano numerosi vicoli ad essa ortogonali. Il nucleo urbano più antico della città, di origine medievale, si rapporta a quello cronologicamente successivo attraverso tre strade di primaria importanza sia per il centro storico che per i collegamenti con le città limitrofe:

  • corso Garibaldi diventa asse di collegamento per Canosa di Puglia;
  • corso Vittorio Emanuele diventa asse di collegamento per Margherita di Savoia e per il Gargano;
  • via Cavour diventa asse di collegamento per Trani e per Andria.

I principali assi di collegamento con le vicine città, fungono da assi direttori su cui si attestano i tipici isolati ottocenteschi a scacchiera, peculiari della città di Trani e del murattiano di Bari.

L'avvento della ferrovia e la sua costruzione costituisce una linea di divisione precisa con la parte novecentesca della città, che non assume una conformazione morfologica ben restituibile e che trova il suo limite fisico attuale a sud nell'area destinata all'edilizia dei Piani di Edilizia Economica e Popolare, la cosiddetta zona 167. L'ultimo piano regolatore generale approvato a Barletta risale al 1971. Importante è la realizzazione della variante al PRG per l'adeguamento alla legge regionale n. 56/1980, adottata nel 2000 ed approvata nel 2003.[133] Un più recente contributo è costituito dalla pubblicazione nel 2005 del Piano strategico territoriale di Barletta. In accordo con le linee guida della Regione Puglia in materia urbanistica, è in fase di redazione il Piano Urbanistico Generale,[134][135] che sostituirà il desueto strumento del PRG.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel Cinquecento Barletta era suddivisa in tre quartieri che prendevano il nome dalle principali chiese in essi presenti e cioè di Santa Maria o Marsicano, del Santo Sepolcro o delle Sette Rue e di San Giacomo o Borgo novo.[136][137] Ai tempi della dinastia borbonica, tra il 1815 e il 1859, la città era divisa in sei quartieri, ossia quello di sant'Andrea, dei Teatini, dell'ex convento dei Celestini, del convento di San Giovanni di Dio e dei Minori Conventuali e il Gran Quartiere del Carmine, con altrettante porte d'accesso, e cioè Porta san Leonardo, provenendo da Trani, Porta Croce, nei pressi della basilica del Santo Sepolcro, Porta Nuova, all'incrocio con l'attuale piazza Aldo Moro, Porta Napoli, su corso Vittorio Emanuele verso Margherita di Savoia, Porta Reale, che costituiva con Porta Marina l'accesso dal mare.[138]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisione in circoscrizioni amministrative

Il Comune si riparte attualmente in tre circoscrizioni di decentramento:

Queste sono:[139][140]

Circoscrizione Denominazione
I Santa Maria
II San Giacomo - Settefrati
III Borgovilla - Patalini

Le circoscrizioni amministrative corrispondono ai tre quartieri di Santa Maria, che comprende il centro storico, San Giacomo-Settefrati, in cui è compresa la parte occidentale della città situata tra la ferrovia e il mare e Borgovilla-Patalini, che in precedenza costituivano due quartieri distinti e che comprende tutta la parte meridionale della città posta a sud della ferrovia, che si spinge verso Andria e Canosa. La città in questi ultimi anni ha subito una notevole espansione urbana, che ha portato alla creazione di un nuovo quartiere, la zona 167.[141]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Torre Ofanto, in località Fiumara
  • Canne era un'antica città della Puglia. Dista 7 km dal centro cittadino e si trova a 54 metri sul livello del mare, su un'altura nei pressi del fiume Ofanto, distante 9 km dalle coste del mare Adriatico. Celebre per la famosa battaglia tra Romani e Cartaginesi, oggi nella località chiamata Canne della Battaglia sono conservati resti archeologici di grande interesse risalenti alla sua distruzione.[142] In località Canne della Battaglia si trova il santuario di san Ruggero e la Stazione di Canne della Battaglia, a servizio del sito archeologico.
  • Fiumara o La Fiumara, secondo l'uso locale, si trova 10 km a nord-ovest della centro cittadino, sulla riva destra alla foce del fiume Ofanto. Il complesso residenziale costruito negli anni sessanta conta 29 abitanti.[143] La località ospita l'antica torre costiera d'avvistamento Torre Ofanto, edificata nel 1568.[144]
  • Montaltino è una contrada situata su una collina nelle campagne barlettane a 5 km dal centro cittadino.[145] In precedenza apparteneva ai cosiddetti "Sei casali di Barletta".[146] Oggi è un modesto villaggio in cui risiedono 65 abitanti.[147]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Economia della Puglia.

L'economia barlettana è legata soprattutto alla produzione agricola e industriale. Le coltivazioni più diffuse risultano quelle derivanti da vigneti e oliveti, risultando centro vinicolo d'importanza nazionale, grazie anche alla presenza della cantina sociale e di diversi stabilimenti enologici.[148][149] L'apparato manifatturiero risulta ben sviluppato, con una numerosa presenza di imprese appartenenti al settore tessile, abbigliamento e calzaturiero, che negli ultimi quarant'anni, hanno determinato la formazione di un distretto produttivo esteso su scala provinciale.[150] Il settore chimico riveste un ruolo rilevante grazie alla presenza del cementificio della Buzzi Unicem, che opera a livello nazionale, e della Timac Agro, appartenente al Gruppo Roullier, specializzata nella produzione di fertilizzanti agricoli.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Vigneto a tendone in agro di Barletta

All'interno dell'economia barlettana un ruolo di spicco è da sempre rivestito dall'agricoltura, sia per quel che riguarda la produzione diretta sia per le attività ad essa legate. Tale forma di economia e di lavoro supera i confini strettamente cittadini: è infatti frequente trovare numerosi terreni di proprietà degli agricoltori barlettani nelle campagne di Trinitapoli, di San Ferdinando e in comuni della Capitanata. L'agricoltura barlettana è fondata sul binomio costituito da grandi proprietari terrieri e manodopera di braccianti agricoli che, a Barletta come nel resto della Puglia, dalla fine del XX secolo sempre più frequentemente è caratterizzata da cittadini extracomunitari.[151]

Uno dei momenti topici per l'agricoltura barlettana è quello della determinazione dei salari e dell'ingaggio dei braccianti, che si tengono ancora oggi in piazza Aldo Moro. Resta tuttavia frequente l'uso locale dell'antica denominazione della piazza, precedentemente chiamata piazza Roma.[152]

Le coltivazioni più diffuse nel territorio barlettano sono la vite, con i tipici tendoni,[153] dalla quale si producono vini DOC pregiati;[154], l'olivo, da cui si produce il tipico olio extravergine d'oliva, e gli alberi da frutto.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Un'immagine dall'alto della Cementeria di Barletta

A partire dal XX secolo l'industria ha rivestito un importante quanto contraddittorio ruolo nell'evoluzione economica della città. Se da una parte è stata infatti sede di numerose fabbriche attive in settori diversificati a livello nazionale, dall'altra proprio alcune di esse hanno subito un vero e proprio tracollo finanziario che le ha indotte al fallimento. Risultano insistere sul territorio comunale 2.148 attività industriali con 9.747 addetti pari al 41,06% della forza lavoro occupata.[12]

Tra i più importanti stabilimenti industriali del XX secolo in seguito falliti figurano:

  • Montecatini, azienda chimica che a seguito di una profonda crisi nel 1966 entrò a far parte del gruppo Montecatini Edison;
  • Distillerie Italiane, la cui area territoriale è sottoposta a progetto di riqualificazione, con la creazione di un orto botanico e un centro per anziani;[155]
  • Cartiera Mediterranea, ormai fallita e in stato di avanzato degrado.[156]

Le più grandi industrie attive in città interessano il settore chimico e dei materiali da costruzione, costituendo un'importante funzione occupazionale e produttiva:

  • la Cementeria di Barletta, appartenente al gruppo Buzzi Unicem, fondata il 17 febbraio 1912;[157]
  • la Timac Agro Italia, operante nel settore dei concimi e dei fertilizzanti.

Negli ultimi anni, entrambe le aziende sono al centro di un caso riguardante le presunte emissioni inquinanti in atmosfera.[158][159]

Dopo la crisi del settore tessile-calzaturiero, che dagli anni ottanta interessa in modo sempre più marcato l'economia locale,[160] dagli anni duemila quello dell'abbigliamento sta vivendo un momento di forte crescita, con marchi noti in tutta Italia.[161]

Colazione in giardino di Giuseppe De Nittis, conservato presso la Pinacoteca De Nittis

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

I servizi sono garantiti da 2.006 attività che dichiarano 3.939 addetti pari al 16,59% della forza lavoro occupata, altre 1.348 attività di servizio con 5.111 addetti pari al 21,53% della forza lavoro occupata e 167 attività amministrative con 4.943 addetti pari al 20,82% della forza lavoro occupata.[12]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 Barletta ha ricevuto il riconoscimento di "città d'arte".[162] Dagli anni duemila il turismo culturale ha rappresentato un settore in forte espansione sul territorio,[163][164][165] anche grazie all'apertura della mostra permanente della collezione De Nittis conservata presso l'omonima Pinacoteca.[166].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Planimetria stradale del territorio nei pressi di Barletta

Barletta è crocevia tra le strade del litorale adriatico e quelle che conducono verso l'entroterra appulo-lucano, inoltre si trova nei pressi di uno dei più importanti nodi autostradali del Mezzogiorno: l'intersezione tra l'Autostrada A14 Bologna-Taranto e l'Autostrada A16 Napoli-Canosa. A sud della città corre la Strada statale 16 Adriatica, che nel tratto territoriale di Barletta funge da tangenziale della città, collegandola con Bari e Foggia. Da Barletta inoltre ha inizio la Strada statale 93 Appulo Lucana che, correndo quasi parallelamente al fiume Ofanto, giunge fino a Potenza.[167]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Linee ferroviarie passanti per il nodo di Barletta. In evidenza le principali stazioni

La stazione di Barletta è un nodo ferroviario della Puglia, posto lungo la linea Adriatica, nella quale confluiscono la Ferrovia Bari-Barletta, gestita da Ferrotramviaria che ricalca il percorso della precedente tranvia a vapore,[168] e la Ferrovia Barletta-Spinazzola. La città è servita altresì dalla stazione di Barletta Scalo, appartenente anch'essa alla linea di Ferrotramviaria.

In passato la stazione centrale era collegata con la stazione di Barletta Marittima, attraverso un raccordo soppresso nel 1982.[169]

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Il Porto di Barletta: la "darsena dei pescatori"

Il porto di Barletta ospita traffico industriale e traghettuale per servizio passeggeri.[170][171] Si tratta di un porto con bacino artificiale, delimitato da due moli asimmetrici, uno di levante non operativo, che ospita il trabucco e la darsena dei pescatori, e l'altro di ponente articolato in quattro ulteriori bracci, sui quali si svolgono tutte le attività portuali.[172]

Le attività commerciali sono strettamente legate all'industria del sale della limitrofa Margherita di Savoia, nella seconda meta del XX secolo hanno portato alla realizzazione di un impianto di trasporto terra-mare a fune,[173] che riducesse i tempi di spedizione evitando il trasporto su gomma. Nel 1955 è stata inaugurata la teleferica di Barletta, lunga circa 13 km,[174] ma gli eccessivi costi di manutenzione hanno fatto sì che nel 1981 questa fosse dismessa[175] e demolita negli anni 2000.[176].

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

La città è dotata di una rete urbana di trasporto pubblico gestita dalla società "Autolinee Scoppio", che fornisce il servizio attraverso le corse di otto linee e tre bus navetta.[177][178] I collegamenti con autobus verso Bari sono garantiti della locale azienda di trasporti provinciale; inoltre in città vi è il capolinea di una delle linee su gomma delle Ferrovie del Gargano, grazie alla quale è possibile raggiungere i paesi del foggiano ed il Gargano.

Il trasporto pubblico locale si compone anche di un servizio taxi in Piazza Conteduca e in Viale Carlo V D'Asburgo, nei pressi dell'ingresso del castello svevo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Barletta.

Consolati[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Barletta è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Personalità sportive legate a Barletta
Formazione Barletta 1986-1987, anno della storica promozione in Serie B

La principale squadra di calcio del comune è la Società Sportiva Barletta Calcio, fondata nel 1922, che nella sua storia ha cambiato diverse denominazioni. Partecipa al campionato di Lega Pro e disputa gli incontri interni presso lo Stadio Cosimo Puttilli.

L'arrivo vittorioso di Mennea nei 100 metri agli Europei di Roma 1974

A Barletta hanno sede le società di atletica leggera A.S.D. Athletic Team Barletta e Atletica Sprint Barletta, che ha organizzato tredici edizioni del meeting internazionale "Certame Atletico Disfida di Barletta".[184][185]

Nella storia dell'atletica leggera barlettana spicca il nome di Pietro Mennea, detentore del primato mondiale dei 200 metri piani dal 1979 al 1996, con il tempo di 19"72.[186] Di Barletta sono anche Domenico Ricatti e Angela Gargano.

La pallacanestro a Barletta negli anni ottanta è stata rappresentata dalla società Playbasket Barletta, in Serie A femminile e dalla A.S. Barletta Basket, che raggiunse la Serie B2 maschile, non più attive. La Nuova Pallacanestro Sidis Barletta, fondata negli anni novanta, ha raggiunto il campionato di Serie C1 e cessato l'attività sportiva nel 2007. Dal 2015, è presente la A.S.D. Cestistica Barletta, che partecipa al campionato di Serie D.[187]

Nel tennis, dal 1997 al 2013, la città è stata sede del torneo professionistico Open Barletta, primo ATP Challenger in Europa su terra rossa. Il Circolo Tennis Barletta è stato fondato nel 1965. Ha ospitato numerose competizioni fin dal 1969, tra le quali un incontro di Coppa Davis tra Italia e Austria.[188] Nel 1995 l'impianto è stato intitolato al suo fondatore Hugo Simmen.

È legata a Barletta Pia Carmen Lionetti, arciere.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stadio Cosimo Puttilli è il principale impianto sportivo della città. Viene principalmente utilizzato per le partite di calcio casalinghe del Barletta Calcio. L'impianto è fornito di manto da gioco in erba naturale e di una pista d'atletica regolamentare a più corsie, sulla quale Pietro Mennea ha stabilito il record del mondo a livello del mare dei 200 metri.[189] In seguito alla chiusura di alcuni settori degli spalti la capienza massima è ridotta a circa quattromila posti. È stato ristrutturato nel 2015[190].

Altri impianti siti nel comune, sono: il palazzetto dello sport "Marchiselli", il PalaDisfida "Mario Borgia", lo Stadio Velodromo "Lello Simeone" e gli impianti del circolo tennis Hugo Simmen: sei campi da tennis, di cui cinque in terra rossa, un campo di calcio e una piscina[188].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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