Dialetti italiani meridionali

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Italiano meridionale
Parlato inItalia Italia
RegioniAbruzzo Abruzzo
Basilicata Basilicata
Calabria Calabria
Campania Campania
Lazio Lazio
Marche Marche
Molise Molise
Puglia Puglia
Locutori
Totale12.000.000 ca
Classificanon in top 100
Altre informazioni
Scritturaalfabeto latino
Tiporegionale
Tassonomia
FilogenesiIndoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Italo-dalmate
     Italo-romanze
      Italiano meridionale
Neapolitan noborders.jpg
Diffusione dei dialetti italiani meridionali

I dialetti italiani meridionali (o meridionali intermedi, o ancora alto-meridionali) costituiscono, nella classificazione dei dialetti d'Italia elaborata da Giovan Battista Pellegrini, una sezione del più ampio raggruppamento dei dialetti centro-meridionali.[1] Il termine "dialetto" va inteso nella sua accezione di "lingua contrapposta a quella nazionale" e non come "varietà di una lingua".

Secondo una classificazione ormai consolidata sin dagli ultimi decenni del XIX secolo[2], il territorio dei dialetti alto-meridionali si estende dunque dall'Adriatico al Tirreno e allo Jonio, e più precisamente dal corso del fiume Aso, a nord (nelle Marche meridionali, al confine fra le province di Ascoli Piceno e Fermo)[3], fino a quello del fiume Coscile, a sud (nella Calabria settentrionale, provincia di Cosenza), e da una linea che unisce, approssimativamente, il Circeo ad Accumoli a nord-ovest, fino alla strada Taranto-Ostuni a sud-est. Questo territorio arriva ad includere otto regioni italiane, tre delle quali (Campania, Molise, Basilicata) per intero.

Si tratta, ad eccezione delle Marche meridionali, di terre appartenenti al Regno di Napoli. Per contro, nel territorio del Regno erano presenti anche alcuni dei dialetti oggi classificati come italiani mediani[4]: l'aquilano, l'amatriciano, il carseolano ed il cicolano[5].

Il tratto principale che separa i dialetti alto-meridionali dai dialetti meridionali estremi è il trattamento delle vocali non-accentate (“atone”) finali: nei primi, queste subiscono un mutamento in /ə/ (vocale popolarmente definita “indistinta”) come possiamo notare nel dialetto tarantino, per esempio in tarantino "bello" si dice beddə, mentre questo non avviene nel dialetti del Salento né in quelli della Calabria meridionale, che costituiscono così i territori peninsulari del diasistema linguistico a vocalismo siciliano. A nord, questo stesso fattore forma anche il confine (sfumato e graduale in alcune aree limitrofe) coi dialetti mediani, che hanno sette vocali fonemiche accentate, e solo cinque non-accentate.

La presenza di un'ulteriore vocale (/ə/) nell'Alto Meridione implica un sistema fonemico diverso da quello calabrese e siciliano (in cui /ə/ è asistematica, o del tutto assente, e comunque di natura puramente fonetica).

Nei dialetti alto-meridionali il mutamento in /ə/ ("affievolimento"/"indebolimento") delle vocali non-accentate comporta ripercussioni sui fatti morfologici, ad esempio sulla formazione del plurale dei sostantivi, con l'innesco di una complessa metafonesi.

I principali sottogruppi dei dialetti italiani alto-meridionali sono i seguenti:

Caratteristiche comuni[modifica | modifica wikitesto]

La principale caratteristica fonologica che separa i dialetti alto-meridionali da quelli mediani e meridionali estremi è il mutamento in scevà /ə/ delle vocali non-accentate ("atone"). A nord della linea San Felice Circeo-Frosinone-Sora-Antrosano di Avezzano-L'Aquila-Campotosto-Accumoli-Aso (Cupra Marittima), le vocali atone (non-accentate) sono periferiche, ossia pronunciate chiaramente; a sud di questa linea compare il fonema /ə/, che si ritrova poi fino ai confini con le aree basso-meridionali i cui i dialetti appartengono alla lingua siciliana, ossia alla linea Cetraro-Bisignano-Melissa. Solitamente però nelle aree più settentrionali immediatamente a ridosso della prima linea di confine la /-a/ finale di regola rimane: tale fenomeno si verifica ad esempio nelle Marche meridionali, come nel grosso della provincia dell'Aquila e nella Ciociaria. Lo stesso si verifica in alcune aree al confine con i dialetti meridionali estremi, come ad esempio ad Ostuni.

Esistono altri fattori alla base della separazione tra dialetti alto-meridionali e dialetto mediani (Avolio). Infatti alcuni dialetti della parte meridionale della provincia di Latina (Lenola, Minturno, Castelforte, Santi Cosma e Damiano) e della provincia di Frosinone (Coreno Ausonio, Ausonia, Sant'Apollinare, Sant'Ambrogio sul Garigliano), pur appartenendo al dominio meridionale, hanno caratteristiche peculiari sia nelle vocali accentate che in quelle non-accentate. Sono da considerarsi, dunque, meridionali i dialetti che presentino contemporaneamente i seguenti fenomeni.

Fonologia e fonetica[modifica | modifica wikitesto]

  • Sistema vocalico romanzo comune, condiviso dalla quasi totalità dei dialetti romanzi, fatta eccezione per l'area meridionale estrema, la Sardegna e la Romania.
  • Metafonesi, un fenomeno che distingue nettamente i dialetti mediani e alto-meridionali da quelli toscani. È il fenomeno per cui le vocali toniche é ed ó si chiudono in presenza di una -i od una -u finale, così come le vocali è ed ò si chiudono o dittongano. Casi di metafonesi sono, ad esempio, nére 'nera', rispetto a níre 'nero', oppure buóne 'buono', rispetto a bbòne 'buona'.
  • Indebolimento delle vocali atone che confluiscono nel suono indistinto ə (simile alla e del francese de, le e chiamato dai linguisti scevà).
  • Tendenza a pronunciare in modo simile i suoni b e v in posizione iniziale, caratteristica comune mediano-meridionale che esclude la Toscana (ad esempio, vàrche 'barca' < BARCA, vàse bacio < BASJU, come vìne 'vino' < VINU).
  • Sonorizzazione delle consonanti sorde dopo nasale e dopo l, caratteristica comune mediano-meridionale che esclude la Toscana (ad esempio, càmbe 'campo' < CAMPU, pónde 'ponte' < PONTE).
  • Assimilazione progressiva dei nessi consonantici ND > nn, MB > mm, caratteristica comune mediano-meridionale, ma presente anche nell'area meridionale estrema (ad esempio, tùnne 'tondo' < TUNDU, palùmme 'colomba' < PALUMBA).
  • Palatalizzazione dei nessi latini di consonante + L, caratteristica comune anche alla lingua italiana (ad esempio, chiàve ' chiave' < CLAVE, fiòre 'fiore' < FLORE).
  • Tendenza ad alterare la L nei nessi latini LT, LK, LD, LS, LZ (ad esempio, curtídde 'coltello', fàveze 'falso', dòce 'dolce').

Fenomeni generali[modifica | modifica wikitesto]

  • Apocope degli infiniti, caratteristica comune mediano-meridionale (ad esempio, candà 'cantare', vedé 'vedere', accìde 'uccidere', còlche 'dormire')
  • Metatesi di r (ad esempio, cràpe 'capra', prévete 'prete').
  • Raddoppiamento fonosintattico, fenomeno che consiste nella pronuncia raddoppiata della consonante iniziale provocata da un monosillabo precedente, detto 'forte' (ad esempio, tu vuò 'tu vuoi', ma che vvuò 'che vuoi').

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

  • Neutro di materia, fenomeno comune mediano-meridionale, che consiste nella presenza di un terzo genere accanto al maschile e al femminile, per i sostantivi che denotano sostanze ed il relativo articolo (ad esempio, lë sàlë 'il sale', distinto da glië rìtë 'il dito').
  • Ènclisi dell'aggettivo possessivo, fenomeno comune mediano-meridionale (ad esempio, pateme 'mio padre' o sòrete 'tua sorella').
  • Tripartizione dei dimostrativi, fenomeno comune anche alla lingua italiana, per cui si trovano, ad esempio, chiste/"cusse" 'questo', chìlle/"quílle"/"cùdde"/"quiglie" 'quello' e chìsse/"cusse ddò - proppete cusse" (fenomeno presente nella zona del barese) 'codesto'.
  • Tipo più diffuso di condizionale presente in -ìa (ad esempio, mangiarrìa 'mangerei'); nell'apulo-barese, al contrario, il condizionale viene formato anteponendo al verbo all'infinito la forma "avésse a" o "jére a" a seconda della zona).

Sintassi[modifica | modifica wikitesto]

  • Accusativo preposizionale, uso della preposizione a prima del complemento oggetto (ad esempio, salùteme à sòrete 'salutami tua sorella').
  • Impopolarità del futuro, sostituito dal presente indicativo o dalla forma avé a 'avere a'.
  • Costruzione "andare + gerundio" per enfatizzare l'aspetto durativo dell'azione (ad esempio, che vvànne facènne? che stanno facendo (così in giro)?).

Lessico[modifica | modifica wikitesto]

Il prospetto che segue[6] mette a confronto vocaboli napoletani, lucani centro-settentrionali e abruzzesi adriatici e centro meridionali, con l'intento di mostrare la sostanziale unità lessicale della lingua alto-meridionale. Come si vedrà, molte delle seguenti radici lessicali possono ricorrere anche in siciliano come peraltro in toscano/italiano.

Ital. Nap. Luc. Abr. Adriatico Abr. Centro merid. Apulo-barese[7]
accendere appiccià appeccià / appezzecà appiccià appiccià appeccé
adesso mo mù / mó
albero arvulo-arbero chiànde / iarve piànde piànde arve
anche púro pùre pùre pùre pu̍re
andare ire-ì-gghì ggì / scì scì / sce̋
avere tené tené tené tené avé / íve̋
bene buono bbùone bòne bbuóne bune
cieco cecato cecàte cicàte cecàte cechéte
cimitero campusanto cambesànde cambesànde cambesànde quatte tumele / cambesande / chémbesénde
comprare accattà accattà accattà accattà accatté
donna fémmena fémmene fémmene fémmene fémmene / fémene
dove addove-addó addove duà addò - 'ndò addove, ove
dovere (verbo) avé a avé a tené a tené a avé a / ève a
duro tuósto tùste tòšte tuòšte tuéste / tu̍ste̋
fabbro ferràro ferràre ferràre ferràre ferrére
gamba gamma-cossa gamme/iamme còsse còsse gamme / jémme̋
gregge mórre mórre mòrre mòrre morre
impiccato mpìso mbìse mbìse mbìse embechéte
lavorare faticà fatigà/fatià fatià fatià fadeghé
maggiore chiù ggruósso chiù ggrànne chiù ggròsse chiù ggruòsse chiù granne / ciù grénne
magro sìcco sìcche sécche sìcche mazze
meglio cchiù mmeglio chiù mmèglie/mégghje chiù mmèje chiù mmèje mégghje
mio fratello fràtemo fràteme fràteme fràteme frateme
neanche mànco-mango mànghe mànghe mànghe manghe / mènghe
nessuno nisciúno nisciùne niçiùne niçiùne nesciune / niscúne
nonno tatone (arc.) tattarànne (arc.) tatóne (arc.) tatóne - tatà (arc.) tataranne / nònne
patate patàne patàne patàne patàne paténe / pètène
prendere piglià piglià/pigghjà piià piià pegghjé
quest'anno auànne aquànne uanne auànne cuss'anne / còss'ènne
risparmiare sparagnà sparagnà sparagnà sparagnà sparagné
sabbia arena-rena réne réne réne sagghje / rene
saltare zompà-zumpà zumbà zumbà zumbà zumbé
scherzare pazzià pazzià/pazzié pazzià pazzià scherzé
scotta còce coce/cosce cóce cóce cosce / jòscke
seduto assettato assettòte/assettàte assettàte assettàte / ascise azzise
so (verbo) sàccio sàcce sàcce sàcce sacce
topo sorece sòrece/sciorge sòrege sùrege suérge / sorce
voglia vulìo vulìe/prisce/spile vuglie vulìe prisce
padre pate attàne patre patre atténe
tacchino gallarínio gaddrènije/uicce vicce vicce uicce
piccolo piccirillo pecceninne/meninne/nicche cenénne ceninne / piccerille meninne / peccènn
domani demane craje dumane dumane cré
dopo domani doppudemane postcraje/pescraje doppedumane pojedumane / doppedumane pescré
vino vino vine/mire/miere vine vine mire
solamente sulamente sole/sule/sckitte sulamende schitte / sulamende sckitte / sckètte

Sviluppi specifici regionali[modifica | modifica wikitesto]

Fonologia[modifica | modifica wikitesto]

Sistemi vocalici particolari[modifica | modifica wikitesto]

In una zona a cavallo del Massiccio del Pollino, fra i fiumi Agri e Crati detta Mittelzone o area Lausberg dai linguisti[8] (l'area include, ad esempio, Maratea, Valsinni, Lauria o Rotonda in Basilicata e Trebisacce o Cerchiara di Calabria in Calabria) il sistema vocalico è equivalente a quello della Sardegna. Sempre all'interno dell'area Lausberg, alcuni studiosi fanno menzione di un'area intermedia fra vocalismo siciliano e vocalismo sardo, da collocarsi subito dopo il confine centro-occidentale fra Lucania e Calabria, in comuni quali Mormanno, Morano Calabro, Scalea o Castrovillari in provincia di Cosenza, con alcune propaggini nei comuni di Lauria e Maratea in provincia di Potenza. Immediatamente a nord, nella Basilicata centrale, si estende un'area, detta Vorposten, con vocalismo equivalente a quello rumeno, evidente compromesso fra il sistema "sardo" a sud e quello "romanzo comune" a nord. A ovest e nord del Vorposten, si trova un sistema vocalico ancora diverso nell'area detta Randgebiet (ad esempio a Teggiano). Nel Cilento meridionale (ad esempio a Sala Consilina) si ritrova il sistema vocalico siciliano che caratterizza tutta la Calabria a sud del Crati.

Frangimenti vocalici[modifica | modifica wikitesto]

Questo fenomeno consiste nell'alterazione delle vocali toniche tanto nell'apertura quanto nel timbro, dando luogo a svariati esiti, dittonghi, palatalizzazioni, ecc. I frangimenti sono fenomeni guizzanti che interessano l'Abruzzo adriatico e meridionale, il Molise, la Puglia centro-settentrionale e le contigue aree della Basilicata, nonché alcuni dialetti ad ovest di Napoli, fra cui quelli di Pozzuoli ed alcuni dell'isola d'Ischia. I frangimenti riguardano tutte le vocali toniche, ad esempio:

Casi particolari di metafonesi[modifica | modifica wikitesto]

In diverse aree meridionali (ed anche mediane) si hanno casi particolari di metafonesi:

  • La metafonesi è provocata anche dalla desinenza originale latina -UNT- in un territorio mediano-meridionale che comprende l'Umbria meridionale (Norcia), il Lazio orientale, la zona aquilana, l'Abruzzo occidentale e buona parte del Molise (eccetto la parte orientale), la Campania nord-orientale (alta Irpinia). In questa area si ha, ad esempio, crìdënë 'credono', piérdënë 'perdono'.
  • La metafonesi è provocata anche dalle desinenze originali latine della 1ª e 2ª persona plurale -MUS e -TIS in un territorio che comprende buona parte della Campania e della Basilicata. In questa area si ha, ad esempio, sapìmmë 'sappiamo', sapìtë 'sapete'.
  • La metafonesi è provocata solo dalla -I finale in un compatto territorio adriatico che va dalla zona di Teramo (escludendo quella di Ascoli) al basso Molise (ivi inclusi alcuni comuni dell'estrema Puglia settentrionale).
  • La metafonesi di a è presente in un territorio che di nuovo comprende l'Abruzzo adriatico (e parte di quello occidentale) e parte del Molise. Secondo il Rohlfs[9], tale fenomeno si estende anche ad alcune zone del Basso Lazio e della Ciociaria.

Isocronismo sillabico[modifica | modifica wikitesto]

In quasi tutta l'Italia meridionale orientale (Abruzzo peligno, chietino, della Val Pescara e parte dell'area vestina, Molise orientale, Puglia centro-settentrionale (tra Foggia e Taranto) e Basilicata nord-orientale), buona parte del sistema vocalico romanzo comune è stato successivamente alterato da una corrente linguistica che ha provocato l'apertura in è, ò delle vocali chiuse é, ó in sillaba complicata, ovvero nelle sillabe che terminano con una consonante, e la contemporanea chiusura in é, ó delle vocali aperte è, ò in sillaba libera, ovvero nelle sillabe che terminano con la vocale stessa. Questo fenomeno può essere anche parziale, limitato alla sola chiusura delle toniche aperte in sillaba libera, e presenta numerosi casi particolari, sovrapponendosi spesso ai frangimenti vocalici. Da qui la battuta (Avolio, 1995) per cui la frase italiana 'un poco di pollo', pronunciata da un napoletano un pòco di póllo in modo identico alla pronuncia standard italiana, suonerebbe in bocca, ad esempio, ad un foggiano, o ad un chietino un póco di pòllo. In realtà in napoletano "un poco di pollo" non suonerebbe come in italiano standard, poiché, come accade in gran parte del meridione, le vocali finali atone tendono a essere aperte ("un pòcò di póllò").

Propagginazione[modifica | modifica wikitesto]

Un fenomeno distribuito a macchia di leopardo in vari dialetti meridionali consiste nella labializzazione della prima sillaba di una parola se è a contatto con l'articolo determinativo o indeterminativo maschile singolare (generalmente lu e nu). La labializzazione può verificarsi come inclusione di una u nella prima sillaba della parola (ad esempio, lu cuànë 'il cane', lu cuàvallë 'il cavallo'), o come arrotondamento della prima vocale (ad esempio, lu pònë 'il pane, lu vutiéllë 'il vitello'), o infine come labializzazione della prima consonante (ad esempio, lu cʷàmbë 'il campo', lu pʷàdrë 'il padre).

Casi particolari di vocalismo atono finale[modifica | modifica wikitesto]

L'esito in scevà delle vocali atone finali non è generale: in una fascia che parte dal Basso Lazio (ad esempio a Minturno) e dalla provincia di Caserta (ad esempio a Prata Sannita) e, attraverso l'Irpinia arriva al Cilento ed alla Basilicata sud-occidentale, si ha spesso -o e talvolta -u. Nel Cilento meridionale l'uso di -u è generalizzato, tanto che questo dialetto è classificato spesso come meridionale estremo piuttosto che come (alto)-meridionale. Analogamente nella parte sudoccidentale della Basilicata si trovano termini come cirviddu per "cervello" e aggiu dittu per "ho detto".

Esiti della labiovelare secondaria[modifica | modifica wikitesto]

La labiovelare derivante dall'incontro di -CU e vocale latini (ad esempio it. questo < *(EC)CU(M) ISTU(M)) presenta tre esiti differenti:

Esiti di L, LL[modifica | modifica wikitesto]

Davanti ad -i, -u, le liquide l e ll palatalizzano in un'ampia area tirrenico-appenninica che comprende aree mediane e alto-meridionali nel Lazio meridionale, Abruzzo e Molise occidentali, Campania settentrionale (ad esempio, all'Aquila béjju 'bello' ma bèlla 'bella', a Mondragone cappiéglië 'cappello'). Gli stessi fonemi l e ll si sviluppano in suoni cacuminali (dd pronunciata con la punta della lingua leggermente retroflessa) in diversi dialetti del Beneventano, dell'Irpinia, della Capitanata, del Salernitano e del Cilento meridionale (ad esempio, auciéddë 'uccello'), oltreché nell'area meridionale estrema. Il suono ll diventa dd anche in buona parte della Basilicata, dove la parola "gallo" sarà pronunciata gadd o localmente gàddu.

Conservazione di L dopo consonante[modifica | modifica wikitesto]

Questo fenomeno guizzante interessa l'Abruzzo centro-orientale (ad esempio, flòrë 'fiore', blànghë 'bianco', ma anche pràttë 'piatto').

Esiti di consonanti davanti a I semivocalico[modifica | modifica wikitesto]

  • il nesso BJ si continua come j (ad esempio, ajë < *HABJO < HABEO 'ho') nell'area mediana ed in quella alto-meridionale nord-orientale comprendente Abruzzo, parte del Basso Lazio, Molise, in buona parte della Puglia si ha "gghj" (ègghje 'ho') ; a sud ed ovest di quest'area si ha gg (ad esempio, aggë 'ho');
  • il nesso SJ passa a -sc- a nord della linea approssimativa Cassino-Gargano (ad esempio, càscë < *CASJU < CASEUM 'formaggio'), a sud della quale si ha s (ad esempio, casë 'formaggio');
  • il nesso CJ si presenta come cc (ad esempio faccë 'faccio') oltre che nella lingua italiana anche in buona parte di Abruzzo, Basso Lazio, Molise fino al Gargano e Campania, mentre ad est e a sud si ha l'esito zz (ad esempio, fàzzë 'faccio');
  • i nessi LJ, MJ e RJ passano a ll, mm e rr in diversi dialetti dell'area Lausberg (ad esempio, fillë 'figlio');
  • il nesso NG ha avuto lo stesso esito di MJ e MBJ in gn in una vasta parte dell'Italia centro-meridionale fino alle province di Salerno ed Avellino (ad esempio, magnà 'mangiare'), a partire dalle quali si ha invece conservazione del nesso (ad esempio, mangià 'mangiare').

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Tripartizione dell'avverbio di modo 'così'[modifica | modifica wikitesto]

In area mediana, nel Lazio meridionale costiero e nell'Abruzzo occidentale (Marsica) si ha la tripartizione dell'avverbio di modo parallela a quella dei dimostrativi (ad esempio, ccoscì < (EC)CU(M) SIC 'così, in questo modo', ssoscì < (IP)SU(M) SIC 'in codesto modo', lloscì < (IL)LU(M) SIC 'in quel modo').

Mantenimento di -S e -T finali preromanze[modifica | modifica wikitesto]

Diversi dialetti dell'area Lausberg mantengono -S e -T finali nella coniugazione verbale, attraverso lo sviluppo di una vocale paragogica (ad esempio, ad Oriolo càntësë '(tu) canti', càntëdë (egli) canta', cantàtësë '(voi) cantate', a Maratea dàvati 'dava', a Lauria tìnisi 'tieni', mangiàit' 'mangiò' ).

Irregolarità del presente indicativo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'area mediani nei pressi dell'Aquila (esclusa) i verbi alla 3ª persona plurale dell'indicativo escono in -au (ad esempio, fau 'fanno', vau 'vanno').

Tipi arcaici del condizionale presente[modifica | modifica wikitesto]

In tutto il Meridione sono presenti tipi arcaici del condizionale derivati dal piuccheperfetto indicativo latino (ad esempio, cantèra 'canterei', avèra 'avrei'), mentre nell'apulo-barese vengono utilizzate le forme "avésse a" o "jére a".

Conservazione del perfetto latino[modifica | modifica wikitesto]

Nella Basilicata sudoccidentale, attorno ai comuni di Lauria e Maratea, si conserva, specialmente nel linguaggio degli anziani, l'uso del perfetto con forma identica a quella del passato remoto, simile all'uso calabrese meridionale e siciliano: disìra pu mi mangiai sulu nu pocu i pane, ca quiddu mali i panza mi fici passà a fame 'ieri sera poi ho mangiato solo un po' di pane , che quel mal di pancia mi ha fatto passare la fame', ngi jsti pu dijìri a casa i Maria? N'gia truvasti? 'sei andato poi ieri a casa di Maria? L'hai trovata a casa?', dijìri pu cchì facìstivi? Ssìstivi nu poco a'fora 'ieri poi che avete fatto? siete usciti un po' fuori?'

Oscillazione tra le coniugazioni[modifica | modifica wikitesto]

In diversi dialetti di Campania, Abruzzo Meridionale, Basso Lazio e Calabria settentrionale, alcuni verbi mostrano un'oscillazione nell'infinito fra la 4a coniugazione in I e la 3a in E (ad esempio, in napoletano rurmì/ròrmërë 'dormire', saglì/sàgliërë 'salire', trasì/tràsërë 'entrare'). Parallelamente, il participio in -uto proprio della 3ª coniugazione è esteso a molti verbi della 4ª (ad esempio, asciùtë 'uscito', fërnùtë 'finito', jùtë 'andato').

Sintassi[modifica | modifica wikitesto]

Essere come ausiliare dei verbi transitivi[modifica | modifica wikitesto]

Molti dialetti di Abruzzo, Molise, con estensioni in Campania e nella zona di Bari presentano essere come ausiliare dei verbi transitivi, con l'eccezione della 3ª e della 6ª persona (ad esempio, a Crecchio sémë cërcàtë 'abbiamo cercato', sétë cërcàtë 'avete cercato', a Bari só vvìstë 'ho visto', sì ffàttë 'hai fatto').

Rapporto durativo[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto durativo è espresso nei dialetti mediani, di Abruzzo, Basso Lazio e parte del Molise e dell'Alto Casertano da stare a ed infinito (ad esempio, chë stà a ddìcë? 'che sta dicendo?'); più a sud, si ricorre a stare e gerundio (ad esempio, chë stà facènnë? 'che sta facendo?').

Nella Puglia centrale, al contrario, il rapporto durativo viene espresso da stare a e l'indicativo del verbo; ad esempio: stè fèsce 'stai facendo', stoke a fazze 'sto facendo', stonne a fascene 'stanno facendo'. La stessa cosa vale per il passato: stè descive 'stavi dicendo', stè mangèvene 'stavano mangiando'. E anche per i verbi "andare" e "venire" vale la stessa regola: voke a doke 'vado a dare' , vè dè 'vai a dare', scí dème 'andiamo a dare', vení mangème 'veniamo a mangiare', vènghe a fazze 'vengo a fare' ecc...

Questa regola vale anche per i rapporti durativi a cui segue un altro verbo all'infinito, ad esempio " sto andando a dare" "stoke a voke a doke", "stanno andando a dare" "stonne a vonne a donne", "stiamo andando a mangiare" "stè scí mangème", stavo andando a mangiare " stè scí mangiai".

Lessico[modifica | modifica wikitesto]

  • Termini tipici abruzzesi, ma anche mediani, molisani, laziali e campani: abballo 'giù', arrizzà 'alzare', còccia 'testa', cutturo 'caldaio, paiolo', ecco 'qui', èssë 'costì', maddemane 'stamattina', massera 'stasera', ràchënë 'ramarro'
  • Termini molisani, ma anche campani, del Basso Lazio e lucani: chianghiérë 'macellaio', lieggio 'leggero', mantesino 'grembiule', mesale 'tovaglia', encoppa 'sopra', palomma 'colomba', pertuso 'buco', stujà 'pulire', tanne 'allora, in quel tempo', vacante 'vuoto', vuotto 'rospo', zita 'fidanzato, -a', crisòmmola 'albicocca'
  • Termini tipici campani, ma anche presenti nelle regioni confinanti: arrassà 'scostarsi', cannaruto 'goloso', ranavòttëlë 'rana', schizzechéa 'pioviccia', scazzìmmë 'cispa', scuorno 'vergogna', scetà 'svegliare', sòsere 'alzarsi'
  • Termini tipici pugliesi e lucani: acchià/acchié 'trovare', attànë/atténë 'padre', 'che', cràjë/cré (dal Latino : Cras, poi evolutosi in "crai") 'domani', mìre 'vino', ne 'ci, a noi', mùedde 'bagnato', nu pìcche 'un poco', schìtte 'solo'.
  • Termini tipici dell'area Lausberg lucano-calabra: talià 'distinguere bene con gli occhi', aggiu 'ho', vìnisi 'vieni', ciutu 'sciocco', iùmu 'fiume', zimma du purcu 'porcile' (tali termini sono però esclusivi della zona di Lauria).
  • Termini diffusi tipici dell'Appennino: àino 'agnello', appianà 'salire', cuccuvàja 'civetta', ziane 'zio'
  • Grecismi: càcchevo 'recipiente' < gr. kakkabos, campe 'bruco' < gr. kampe, nache 'culla' < gr. nake

Il meridionale nella letteratura e negli studi linguistici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingua napoletana.

Nell'alto medioevo l'insieme dei dialetti meridionali era definito volgare pugliese[10], con probabile derivazione dal ducato di Puglia e Calabria che in epoca normanna gravitava su Salerno. Tuttavia a partire dal XII secolo il centro propulsore divenne la città di Napoli, capitale dell'omonimo Regno fino al XIX secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Avolio, 2011, p. 873.
  2. ^ G. Bertoni (1916), Italia dialettale, Milano, Hoepli, p. 152.
  3. ^ G. I. Ascoli (1882-85), L'Italia dialettale, in "Archivio glottologico italiano", 8, pp. 98-128.
  4. ^ B. Migliorini (1963), Parole Nuove. Appendice di dodicimila voci al "Dizionario moderno" di Alfredo Panzini, Milano, Hoepli, p. 177.
  5. ^ Sia la conca amatriciana che l'area del Cicolano sono territori storicamente abruzzesi e, solo dal 1927, con l'annessione del Circondario di Cittaducale alla nascente provincia di Rieti, sono stati inglobati nel Lazio.
  6. ^ Avolio.
  7. ^ Luigi Reho, Dizionario etimologico del monopolitano, Fasano, Schena Editore, gennaio 2008, SBN IT\ICCU\RML\0006378.
  8. ^ H. Lausberg (1939) Die mundarten Suedlukaniens, Halle, Niemeyer.
  9. ^ G. Rohlfs (1966-1969), Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino, Einaudi.
  10. ^ La nascita del dialetto / idioma napoletano, su Il portale del Sud.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]