Varietà della lingua lombarda

Le varietà della lingua lombarda sono le parlate romanze, di tipo gallo-italico, che concorrono a formare il diasistema[N 1] dei dialetti lombardi, definito per la prima volta da Bernardino Biondelli nel Saggio sui dialetti gallo-italici del 1853; le varie classificazioni individuano varietà su diversi livelli, a partire da quelle principali (occidentale e orientale), fino ad arrivare alle singole parlate locali.[3]
Generalità[modifica | modifica wikitesto]


Passaggio di /y/ a /ø/ in sillaba chiusa
Plurale adesinenziale dei femminili
Infinito adesinenziale dei verbi della terza coniugazione latina -ere
Esito sonoro /ʤ/ del latino -cl- intervocalico
Participio passato in -at
Articolo determinativo femminile plurale i
Le due varietà linguistiche principali della lingua lombarda, secondo la classificazione fatta per la prima volta da Bernardino Biondelli a metà del XIX secolo e più abbandonata, sono quella orientale (transabduano o orobico) e quella occidentale (denominata anche nei secoli scorsi cisabduano[5] o insubre[6]), varianti che presentano differenze principalmente fonologiche[7][3].
Differenze si trovano anche all'interno del ramo orientale, mentre il ramo occidentale presenta un numero di variazioni minime[8] (principalmente riguardante il gruppo vocalico /o/, /ɔ/ e il passaggio da /ts/ a /s/); le due varianti assumono poi differenze interne a seconda dei vari luoghi soprattutto nelle località prossime ai confini linguistici, come capita spesso nella Romània continua[9].
Va comunque sottolineato che l'analisi storica delle due varianti rivela due realtà linguistiche meno divergenti di quanto non si ritenga comunemente, sebbene le due abbiano poi seguito uno sviluppo indipendente: per esempio, una caratteristica che viene spesso citata come differenza principale fra variante orientale ed occidentale è la lenizione delle consonanti occlusive di fine di parola, con la conseguenza che le parole che ad occidente sono spesso pronunciate lett e fred (letto, freddo) diventano leč e freǧ ad oriente; questa caratteristica è storicamente legata alla lingua lombarda in generale, anche se alcune delle varianti occidentali (essenzialmente il milanese) l'abbandonarono ai primi dell'Ottocento: una scelta che il Biondelli vede come un avvicinamento del lombardo occidentale al toscano e dunque all'italiano[10].
Fa notare Andrea Rognoni, in Grammatica dei dialetti della Lombardia:[2]
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«Una differenza sostanziale tra la Lombardia occidentale e la Lombardia orientale è data anche dal fatto che mentre a oriente non è riuscito ad agire linguisticamente un polo accentratore, a occidente lo sviluppo e la fortuna letteraria di Milano hanno contaminato moltissimo, condizionando dall'esterno sia le parlate appartenenti alla varietà lombardo-prealpina, sia quelle appartenenti alla varietà basso-lombarda, specie all'interno dell'entità idrogeografica posta tra il fiume Ticino e il fiume Adda, chiamata tradizionalmente Insubria, e soprattutto tra i poli urbani di Varese, Como e la bassa milanese. Un'influenza, seppur blanda, del milanese si è fatta sentire, a est dell'Adda, solo nella zona di Treviglio e dell'Isola (Bassa Bergamasca), nonché nel cremasco e nel cremonese più occidentali.» |
Il lombardo occidentale e quello orientale si differenziano anche nel lessico: al lombardo occidentale (variante milanese) tus (it. "ragazzo"), gióven (it. "celibe"), legnamé (it. "falegname"), ghèz (it. "ramarro"), erbiùn (it. "piselli"), scighéra (it. "nebbia") e straluscià (it. "lampeggiare") corrispondono gli omologhi lemmi il lombardo orientale (varianti bergamasca e bresciana) s-cèt, pöt, marengù, liguròt / lüsertù, ruaia / ruaiòt, ghèba e sömelgà.
Inoltre, per quanto riguarda il lombardo orientale, si può notare la sua transizione verso la lingua veneta, passaggio che è particolarmente evidente nel dialetto bresciano, che si parla più a est rispetto, ad esempio, al bergamasco:
| italiano | milanese | bergamasco | bresciano | veneto |
| notte | /nɔʧ/ | /nɔʧ/ | /nɔt/ | /ˈnɔte/ |
| zucche | züch | söche | söche | suche |
| battere | bat | bat / batì | bàter | bàtar |
Il lombardo occidentale e quello orientale hanno iniziato a differenziarsi a partire dal Medioevo: in precedenza i due idiomi erano infatti molto più simili; le tracce di questa unitarietà storica sono percepibili ancora nel XXI secolo nella presenza di peculiarità del dialetto orientale e in alcune varietà del lombardo occidentale (brianzolo, comasco e ticinese) e viceversa: alcune varianti del bergamasco, del bresciano e i dialetti lombardi del Trentino hanno infatti mantenuto fino ai tempi moderni alcuni tratti distintivi del lombardo occidentale.
Affiancati al lombardo occidentale e a quello orientale sono presenti altri due tipi di dialetti lombardi, che sono di transizione poiché fanno da "cerniera" con le aree contigue alla lingua lombarda a nord e a sud dei confini della regione linguistica lombarda: quelli settentrionali sono definiti come alpini, quelli meridionali anche come di crocevia.
Lombardo occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]
Il lombardo occidentale è parlato nella città metropolitana di Milano e nelle province di Monza e della Brianza, Como, Lecco e Varese in Lombardia, nelle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, nella parte inferiore del Canton Ticino, nella bassa e media Valtellina e nella parte settentrionale delle province di Lodi e Pavia[4]
Le peculiarità del lombardo occidentale sono[4]:
- presenza di vocali brevi e lunghe, che sono fondamentali per distinguere il participio passato (vocale lunga: lomb. occ. /fiˈniː/, it. "finire") dall'infinito (vocale breve: /fiˈni/);
- conservazione della differenziazione dei gruppi s (lomb. occ. /sɛt/, it. "sette"), ce/ci (lomb. occ. /ʃiˈgula/, it "cipolla") e tj (lomb. occ. /kaˈvɛʦa/, it. "cavezza") che ha origine dal tardo latino (lat. septem, cepulla e capitia) e che è stata mantenuta anche nei dialetti mediani e meridionali;
- presenza di vocali nasali lunghe prima della "n" finale (lomb. occ. /kɑ̃ː/, it "cane"; lomb. occ. /bẽː/, it. "bene"; lomb. occ. /karˈbõː/, it. "carbone"; lomb. occ. /vỹː/, it "uno");
- presenza del rotacismo per la lettera -l- interna alla parola (lomb. occ. /kanˈdira/, "candela"; lomb. occ. /ˈpyres/, it. "pulce"): fino al XIX era comune in tutti i dialetti lombardi occidentali, poi è stata mantenuta in solo alcune varianti, come nel brianzolo, nel ticinese e nel legnanese;
- presenza dei gruppi intervocalici /ʧ/ (lomb. occ. /nɔʧ/, it. "notte") e /ʤ/ (lomb. occ. /oˈrɛʤa/, it. "orecchio") che derivano dagli esiti latini -ct- e -cl-;
- plurale dei sostantivi femminili terminanti in -a effettuato con l'eliminazione dell'ultima vocale. Es. lomb. occ. dòna ("it. "donna"), pl. dòn; lomb. occ. züca (it. "zucca"), pl. züch.
Determinante è stato il ruolo del lombardo occidentale nella formazione in epoca medievale dei cosiddetti dialetti gallo-italici di Basilicata (Potenza, Picerno, Tito, ecc.), e dei cosiddetti dialetti gallo-italici (o altoitaliani) della Sicilia (Aidone, Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello ecc.)[11].
Sezioni[modifica | modifica wikitesto]
Le varietà occidentali possono essere a loro volta suddivise, dal punto di vista grammaticale, in quattro sezioni omogenee, denominate macromilanese, lombardo-prealpino occidentale, lombardo-alpino occidentale e basso-lombardo occidentale.[2]
Macromilanese[modifica | modifica wikitesto]
Il macromilanese include i dialetti lombardi parlati nelle province di Milano, Monza-Brianza, l'area centro-meridionale della provincia di Novara e nella parte settentrionale dei quella di Pavia;[2][1] principali varietà di questa sezione sono:
- il dialetto milanese, parlato in provincia di Milano e nella parte settentrionale della provincia di Pavia;
- il dialetto brianzolo[12], parlato in Brianza[13], che presenta tracce del lombardo orientale[14];
- il dialetto novarese, parlato a Novara e provincia, con varianti di transizione piemontesi nei comuni più occidentali[15];
- il dialetto bustocco, parlato a Busto Arsizio, a ovest della valle Olona, che si stacca notevolmente sia dal milanese[16] sia dagli altri dialetti parlati nelle località più prossime a Busto Arsizio[17], così come da tutti gli altri dialetti lombardi[18][19];
- il dialetto legnanese, parlato nei dintorni di Legnano, il cui legame con Milano influenzò anche il vernacolo, differenziandolo dal limitrofo dialetto bustocco[20], ma che continua a conservare una cospicua diversità rispetto alla parlata meneghina[21].
Lombardo-prealpino occidentale[modifica | modifica wikitesto]
Il lombardo-prealpino occidentale include i dialetti delle province di Como, Varese e Lecco (eccetto le aree brianzole), della parte centro-occidentale della provincia di Sondrio, del Sottoceneri (nel Canton Ticino) e l'area del Lago Maggiore tra le province di Novara del Verbano-Cusio-Ossola;[2] le principali varietà sono:[1]
- il dialetto comasco, parlato in quasi tutta la provincia di Como, tranne l'estrema punta settentrionale del Lario, e nel Sottoceneri;
- il dialetto varesotto[N 2], parlato nella parte settentrionale della provincia di Varese;
- il dialetto lecchese[N 2], parlato nella città di Lecco, in alcuni comuni limitrofi, in Valsassina e sulla sponda orientale del Lago di Como, che è considerato uno dei dialetti "cerniera" tra il lombardo occidentale e quello orientale[22][23];
- il dialetto valtellinese, parlato in parte della provincia di Sondrio e nella parte più settentrionale della provincia di Como;
- il dialetto verbanese, parlato nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola e nella parte settentrionale della provincia di Novara, nonché sulla sponda orientale del Lago Maggiore.
Basso-lombardo occidentale[modifica | modifica wikitesto]
Le diverse parlate della Lombardia meridionale sono definite da alcuni studiosi "dialetti lombardi di crocevia"[4], oppure "dialetti misti" (alla luce delle influenze emiliane, piemontesi e liguri nella provincia di Pavia; emiliane e venete nel mantovano e ancora emiliane a Cremona).[24][2]
Il basso-lombardo occidentale include le aree più meridionali della Lombardia a ovest del fiume Adda, ed è caratterizzato da elementi di transizione con le parlate piemontesi ed emiliane; in parte della Lombardia meridionale si estende il continuum dialettale emiliano-romagnolo[25]: pertanto, secondo la classificazione standard, i dialetti pavese e oltrepadano (talvolta definiti pavese-vogherese), parlati nel circondario di Pavia e nell'Oltrepò Pavese, sono associati alla lingua emiliana[26][27][28][29] (codice ISO 639-3 "eml"); già nel 1853 Bernardino Biondelli, nel suo "Saggio sui dialetti gallo-italici", inseriva il pavese nel novero delle parlate di tipo emiliano, associandolo al parmigiano, insieme al piacentino[30].
Caratteristica precipua di quasi tutto il pavese è la presenza di una a chiusa, soggetta a dileguo e di difficile definizione fonetica che copre una gamma di suoni intermedi tra a ed e come esito di a protoniche e postoniche, di a toniche prima di m e n e in alcuni casi di e protoniche e toniche[31]; tale vocale, simile a /ɐ/, è condivisa con le varietà piacentine[32]. Altro tratto che discosta i dialetti pavesi dal lombardo è la e semimuta tonica (/ə/) del piemontese e del piacentino[32], assente però nel nord della provincia, linguisticamente lombardo-occidentale, e a Pavia, dove è forte l'influsso del milanese[33].
Le principali varietà di questa sezione sono:
- il dialetto lodigiano, parlato nella maggior parte della provincia di Lodi[1].
- il dialetto lomellino, parlato nella Lomellina, zona occidentale della provincia di Pavia[34];
- il dialetto pavese, il quale però - come detto - è generalmente considerato un dialetto emiliano.
Lombardo-alpino occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Il lombardo-alpino occidentale, che è caratterizzato da tratti arcaici e da talvolta da alcune influenze della lingua romancia, idioma diffuso più a nord, è un insieme di varietà parlate, da ovest a est, nella parte settentrionale della Val d'Ossola, nella zona superiore del Canton Ticino, nelle valli del Grigioni italiano e nell'alta Valtellina.[4][2]
I dialetti di questa area sono gli idiomi che hanno meglio conservato alcune peculiarità dei proto-dialetti dell'Italia settentrionale che si parlavano in quasi tutta la Pianura Padana prima dell'epoca medievale[4]. Questi dialetti avevano un forte connotazione gallo-romanza, impronta che poi si è mitigata: ad esempio, per quanto riguarda i proto-dialetti, "le capre", in dialetto milanese medievale, si diceva /las kˈavras/.[4]
Ciò che è rimasto, nei dialetti lombardi alpini, delle peculiarità del proto-dialetti gallo romanzi si possono riconoscere anche nella lingua francese, in particolar modo nel francese medievale:[4]
- palatalizzazione della /k/ e della /g/ quando sono seguite dalla /a/: ad esempio lomb. alp. /can/, it. "cane"; lomb. alp. /ɟat/, it. "gatto" (fr. chien e chat);
- mantenimento dei nessi consonantici in presenza della /l/: ad esempio lomb. alp. /blank/, it. "bianco"; lomb. alp. /klaf/, it. "chiave"; lomb. alp. /ˈflama/, it. "fiamma"; lomb. alp. /glaʧ/, it. "ghiaccio"; lomb. alp. /pløf/, it. "piove" (fr. blanc, clef, flamme, glace, il pleut).
Le principali varietà dialettali del lombardo-alpino occidentale sono:[4]
- il dialetto ossolano, parlato nella Val d'Ossola e nel Cusio;
- il dialetto ticinese, parlato nell'omonimo cantone svizzero, in particolare nel Sopraceneri[1];
- quelle del Grigioni italiano, parlate nelle valli Mesolcina, Calanca, Bregaglia e Poschiavo[1];
- il dialetto bormino (o bormiese) e il dialetto livignasco, parlati nell'Alta Valtellina[1];
- il dialetto chiavennasco, parlato nella zona di Chiavenna[35].
Lombardo orientale[modifica | modifica wikitesto]
Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]
Il lombardo orientale è parlato nelle province di Brescia e Bergamo, nella parte settentrionale delle province di Mantova e Cremona[4], e nei comuni lecchesi della Valle San Martino[36][37].

Le peculiarità del lombardo orientale sono[4]:
- mancanza della vocale lunga per differenziare vocaboli con significato differente ma aventi la stessa fonologia. Es. lomb. or. /kar/ per it. "caro" e "carro";
- convergenza in "s" dei latini s, ce/ci e tj, come nei dialetti veneti (lomb. or. /sɛt/, it. "sette"; lomb. or. /ʃiˈgula/, it. "cipolla"; lomb. or. /kaˈɛsa/, it. "cavezza");
- apertura in /ø/ e /e/ degli occidentali /y/ e /i/ in sillaba chiusa (lomb. or. /brøt/, it. "brutto"; lomb. or. /iˈse/, it. "così"; milan. rispettivamente /ˈbryt/ e /inˈʃi/);
- assenza della /v/ intervocalica (lomb. or. /kaˈɛi/, it. "capelli"; lomb. or. /laˈaka/, it. "la mucca"; milan. rispettivamente /kaˈvɛi/ e /laˈvaka/);
- assenza della /n/ finale nelle sillabe toniche senza nasalizzazione della vocale (lomb. or. /ka/, it. "cane"; lomb. or. /kap/, it. "campo"; lomb. or. /ˈveter/, it. "pancia");
- palatizzazione nel plurale dei sostantivi terminanti in /-t/ e /-n/. (lomb or. /gaʧ/, it. "gatti"; lomb. or. /ˈazeɲ/, it. "asini"; milan. rispettivamente /gat/ e /ˈazen/);
- presenza della consonante dentale finale nei participi passati singolari maschili (lomb. or. /kanˈtat/, it. "cantato"; lomb. or. /fiˈnit/, it. "finito");
- formazione del plurale dei sostantivi terminanti in -a con la mutazione della desinenza finale in -e (lomb. or. /ˈvake/, it. "vacche").
Sezioni[modifica | modifica wikitesto]
Le varietà orientali possono essere a loro volta suddivise, dal punto di vista grammaticale, in tre sezioni omogenee, denominate lombardo-prealpino orientale, lombardo-alpino orientale e basso-lombardo orientale.[2]
Lombardo-prealpino orientale[modifica | modifica wikitesto]
La principale sezione orientale è quella prealpina, che presenta tre varietà principali:
- il dialetto bergamasco, parlato nella provincia di Bergamo e nei comuni lecchesi della Valle San Martino[36][37], con varianti più arcaiche nelle valli laterali orobiche;
- il dialetto cremasco, parlato nella bassa bergamasca e nel Cremasco (provincia di Cremona)[1]; affine ad esso è il soresinese, parlato a Soresina (CR) e nei comuni limitrofi, di transizione fra il cremasco ed il cremonese;
- il dialetto bresciano, parlato nella provincia di Brescia[1]; affine alla varietà bresciana dell'area gardesana è l'alto mantovano, parlato nei comuni centro-settentrionali della provincia di Mantova[1].
Lombardo-alpino orientale[modifica | modifica wikitesto]
La sezione orientale alpina si riduce a due varietà, la prima caratterizzata da elementi conservativi e la seconda anche da elementi transizione tra l'orientale prealpino e il ladino dolomitico:[4]
- il dialetto camuno, parlato in Valle Camonica e in alcune aree nord-orientali della provincia di Bergamo;
- il dialetto trentino occidentale, parlato nelle valli di Ledro, Rendena e del Chiese.
Biondelli considerava questi dialetti come varietà montane del dialetto bresciano.[1]
Basso-lombardo orientale[modifica | modifica wikitesto]
Vi sono varietà dialettali della Bassa Lombardia centro-orientale che, pur essendo lombardi, dato che conservano la struttura morfologica della lingua lombarda, presentano alcuni influssi emiliani;[38] queste sono, in particolare:
- il dialetto cremonese, parlato nell'area centrale della provincia di Cremona;[1]
- il dialetto mantovano, il quale è però generalmente considerato come un dialetto emiliano.[30]
Il mantovano (con la variante basso mantovana) e il casalasco-viadanese (parlato tra la parte meridionale della provincia di Cremona e quella di Mantova) sono infatti associati dal Biondelli al ferrarese.[30]
In dialetto cremonese si evidenzia l'opposizione tra vocali lunghe e brevi anche in sillaba non finale, similmente a dialetti emiliani: veeder /ˈve:der/ (vetro) contrapposto a veder /ˈveder/ (vedere)[4]. Elemento tipicamente mantovano e di natura emiliana è invece la presenza di –r finale nelle desinenze degli infiniti dei verbi (andar)[39]. Vocaboli di tipo emiliano, inoltre, si registrano non solo in mantovano e cremonese, ma anche più a occidente[4].
Dialetti gergali lombardi[modifica | modifica wikitesto]
Alcuni dialetti gergali lombardi conosciuti sono:
- il gaì, il gergo ormai quasi estinto dei pastori della Val Camonica e di alcune valli bergamasche;
- lo spasell, gergo commerciale dei valassinesi utilizzato in passato;
- il rungin, parlato in Val Cavargna;
- il rügin, parlato in Val Colla;
- il larpa iudre, ancor oggi molto diffuso in Svizzera nel Mendrisiotto, il cui utilizzo, analogamente allo spasell, ha lo scopo di non farsi capire al di fuori della regione di provenienza dei parlanti.
Note[modifica | modifica wikitesto]
Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]
- ^ Sistema superiore che riunisce più sistemi inferiori, anche solo parzialmente omogenei dal punto di vista fonematico, morfologico e lessicale (Treccani)
- ^ a b Ai tempi della pubblicazione del Biondelli, il 1853, la Provincia di Como austriaca includeva le aree settentrionali delle province di Varese e Lecco.
Fonti[modifica | modifica wikitesto]
- ^ a b c d e f g h i j k l Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, 1853, pp. 4-5.«Il dialetto principale rappresentante il gruppo occidentale si è il Milanese, e ad esso più o meno affini sono: il Lodigiano, il Comasco, il Valtellinese, il Bormiese, il Ticinese e il Verbanese. Il gruppo orientale è rappresentato dal Bergamasco, al quale sono strettamente congiunti, per comuni proprietà, il Cremasco, il Bresciano e il Cremonese.
Il Milanese è il più esteso di tutti. Oltre alla provincia di Milano occupa una parte della pavese fino a Landriano e Bereguardo; e, varcando quivi il Ticino, si estende in tutta la Lomellina e nel territorio novarese compreso tra il Po, la Sesia ed il Ticino, fino a poche miglia sopra Novara.
Il Lodigiano si parla entro angusti limiti, nella breve zona compresa tra l'Adda, il Lambro ed il Po, risalendo fino all'Addetta nei contorni di Paullo; inoltre occupa un piccolo lembo lungo la riva orientale dell'Adda, intorno a Pandino e Rivolta.
Il Comasco estèndesi in quasi tutta la provincia di Como, tranne l'estrema punta settentrionale al di là di Menagio e di Bellano a destra e a sinistra del Lario; e in quella vece comprende la parte meridionale Piana del Cantone Ticinese, sino al monte Cènere.
Il Valtellinese occupa colle sue varietà le valli alpine dell'Adda, della Mera e del Liro, inoltràndosi ancora nelle Tre Pievi, lungo la riva del Lario, intorno a Gravedona , e a settentrione nelle quattro valli dei Grigioni italiani, Mesolcina, Calanca, Pregallia e Puschiavina.
L'estremità più elevata settentrionale della valle dell'Adda, che comprende a un dipresso il distretto di Bormio, colla piccola valle di Livigno situata sull'opposto pendio del monte Gallo, è occupata dal dialetto Bormiese.
Il Ticinese è parlato nella parte settentrionale del Cantone Svizzero d'egual nome, al norte del monte Cènere, in parecchie varietà, tra le quali distinguonsi sopra tutto le favelle delle valli Maggia, Verzasca, Leventina, Bienio ed Onsernone.
Il Verbanese estèndesi tra il Verbano, il Ticino e la Sesia, dalle Alpi lepóntiche fin presso a Novara, ed è quindi parlato lungo ambe le sponde del Verbano, spaziando ad occidente in tutte le vallate che vi affluiscono, ed insinuàndosi nella più estesa della Sesia colle sue affluenti del Sermenta e del Mastallone.
Il Bergamasco confina a settentrione col Valtellinese, da cui lo divide l'alta catena delle Prealpi orobie; ad occidente col Comasco e col Milanese. Esso occupa le valli del Brembo e del Serio, confinando ad oriente col Bresciano, e, giunto alla pianura, si stende tra l'Ollio e l'Adda, scendendo fin sopra i Mosi di Crema.
Il Cremasco è una breve continuazione del Bergamasco, a mezzogiorno del quale si estende sino alla foce del Serio, occupando i soli distretti VIII e IX della provincia di Lodi.
Il Bresciano è parlato nell'estesa valle dell'Ollio, in quella del Clisio fin entro il Tirolo, e lungo la riva destra del lago Benaco, fino a Desenzano; di là per una linea trasversale, che discende fino a Canneto sull'Ollio, confina col Mantovano.
Il Cremonese per ùltimo giace tra gli indicati confini del Lodigiano, del Cremasco e del Bresciano, e la riva sinistra del Po, che segue dalla foce dell'Adda sin presso a quella dell'Ollio, dove confina col Mantovano.» - ^ a b c d e f g h Andrea Rognoni, La divisione della Lombardia in aree o sezioni, in Centro delle culture lombarde, Grammatica dei dialetti della Lombardia, a cura di Andrea Rognoni, Milano, Mondadori, 2005, pp. 8-9.«Come avevamo già scritto nella premessa a Parlate e dialetti della Lombardia. Lessico comparato, la Lombardia, dal punto di vista della grammatica dialettale, può essere suddivisa in sei varietà, corrispondenti a sei aree o sezioni: lombardo-alpino (provincia di Sondrio), lombardo-prealpino occidentale (province di Como, Varese e Lecco), lombardo-prealpino orientale (Bergamo e Brescia), basso-lombardo occidentale (Pavia e Lodi), basso-lombardo orientale (Cremona e Mantova), macromilanese (provincia di Milano e futura provincia di Monza). Alcuni linguisti, ad esempio lo stesso Lurati, definiscono il basso-lombardo, sia occidentale che orientale, area di dialetti "di crocevia", in virtù degli intrecci con il piemontese, l'emiliano e il veneto, vale a dire con gli idiomi galloitalici finitimi, a conferma di quanto detto sopra, cioè che la Lombardia presenta dei confini linguistici poco netti e compartecipa dei tratti più caratteristici di tutte le regioni del Nord. Va inoltre ricordato che nelle parti più settentrionali delle quattro province della "Bassa" risultano condominiali alcuni elementi con il lombardo-prealpino orientale e est e con il milanese a ovest.
Per quanto riguarda la delimitazione del cosiddetto "lombardo-alpino", ci sono divergenze tra gli studiosi: alcuni ritengono che l'intera provincia di Sondrio appartenga a questa area di forte condizionamento retico specialmente nella fonetica, altri che vadano intesi come alpini solo i dialetti dell'Alta Valtellina (Grosio, Bormio e Livigno) e della Val Chiavenna.
Vedremo più avanti le caratteristiche grammaticali che attestano l'appartenenza di ogni città a una delle sei aree linguistiche. È importante segnalare subito, invece, come è stato scritto dalla maggior parte degli studiosi, che le parlate lombarde travalicano i confini amministrativi a ovest, a nordovest e a nordest. Idiomi caratterizzati da tratti grammaticali sostanzialmente lombardi si possono ascoltare anche nella provincia di Verbania (varietà lombardo-alpina) e in parte della provincia di Novara (varietà lombardo-prealpina occidentale e milanese), nello svizzero Canton Ticino (varietà lombardo-alpina occidentale nel Sopraceneri e varietà lombardo-prealpina nel Sottoceneri), nella zona sudoccidentale della provincia di Trento (lombardo-alpino orientale) e infine nella parte più occidentale della provincia di Verona (lombardo-prealpino orientale), sulle rive settentrionali del Benaco. Il lombardo-alpino è presente, sia pur in maniera condominiale con il retoromancio, nelle valli Mesolcina, Bregaglia e Poschiavina di un altro cantone svizzero, quello dei Grigioni.
Una differenza sostanziale tra la Lombardia occidentale e la Lombardia orientale è data dal fatto che mentre a oriente non è riuscito ad agire linguisticamente un polo accentratore, a occidente lo sviluppo e la fortuna letteraria della città di Milano hanno contato moltissimo, condizionando dall'esterno sia le parlate appartenenti alla varietà lombardo-prealpina, sia quelle appartenenti alla varietà basso-lombarda, specie all'interno dell'entità idro-geografica posta tra il fiume Ticino e il fiume Adda, chiamata tradizionalmente "Insubria", e soprattutto tra i poli urbani di Varese, Como e la bassa milanese. Un'influenza, seppur blanda, del milanese si è fatta sentire, a est dell'Adda, solo nella zona di Treviglio e dell'Isola (Bassa Bergamasca), nonché nel cremasco e nel cremonese più occidentali.» - ^ a b Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, 1853.
- ^ a b c d e f g h i j k l m n lombardi, dialetti, in Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010-2011.
- ^ Clemente Merlo, L'Italia dialettale 1 (1924): 12-26.
- ^ Gabriele Rosa. Dialetti, costumi e tradizioni delle provincie di Bergamo e di Brescia; Tipografia Pagnoncelli, Bergamo, 1857.
- ^ (EN) Ethnologue report for language "lmo", su ethnologue.com.
- ^ Gian Battista Pellegrini, Carta dei dialetti d'Italia, Pacini, Pisa, 1977.
- ^ confine linguistico, in Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010-2011.
- ^ Comitato per la Salvaguardia dei Patrimoni Linguistici, La lingua lombarda esiste?, 9 febbraio 2017
- ^ Fiorenzo Toso, Le minoranze linguistiche in Italia, Il Mulino, Bologna 2008, p. 137.
- ^ Francesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano, vol. 5, 1856, pp. 289-290.«Il parlar di Brianza è un suddialetto del Milanese, ed ha communi con quest'ultimo idioma le regole grammaticali considerate nella loro generalità, come anco buona porzione delle voci isolate. Molte però tra queste ultime, e in gran parte anco la pronuncia, differiscono essenzialmente dal milanese idioma»
- ^ Brianzolo, su sapere.it, DeAgostini. URL consultato il 4 settembre 2016.
- ^ Thompson, 2015, p. 14.
- ^ Scampoli diantico dialetto - Introduzione, su ssno.it. URL consultato il 19 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 22 settembre 2017).
- ^ Per un milanese è difficile comprendere la parlata stretta bustocca (cfr. Saibene, 1986, p. 132)
- ^ Azimonti, 1939, p. 6.
- ^ Rognoni, 2005, p. XI.
- ^ Sanga, 1984, p. 10.
- ^ D'Ilario, 2003, p. 35.
- ^ D'Ilario, 2003, p. 22.
- ^ Cortelazzo, 1988, p. 28.
- ^ Cortelazzo, 1988, p. 64.
- ^ Glauco Sanga, Dialettologia Lombarda, Aurora Edizioni - Università di Pavia, Pavia, 1984, pag. 8
- ^ Fabio Foresti, Profilo linguistico dell'Emilia-Romagna, Editori Laterza, Bari, 2010, pag. 120
- ^ Giuseppe Bellosi, Gianni Quondamatteo, Le parlate dell'Emilia e della Romagna, Edizioni del Riccio, Firenze, 1979, pag. 9
- ^ Profilo linguistico dei dialetti italiani, Loporcaro Michele, Editori Laterza, Bari, 2009, pag. 97, cfr Salvioni C., Dell'antico dialetto pavese. Bollettino della Società Pavese di Storia Patria
- ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 54
- ^ Francesco D'Ovidio, Wilhelm Meyer-Lübke, Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani, su archive.org, Hoepli. URL consultato l'11 febbraio 2014.
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- ^ a b Antonio Martinelli, La Valle San Martino nella storia, Istituto Grafico Litostampa Gorle, 1987, p. 24, ISBN non esistente.
- ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, 1853, p. 18.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
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- Gérard Zahner, Il dialetto della Val San Giacomo (Valle Spluga), Milano, Vita e Pensiero, 1989, ISBN 88-343-0439-X.
