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Dialetto perugino

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Perugino
Regioni Umbria
Locutori
Totale ~250.000
Classifica Non tra i primi 100
Tassonomia
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-centrali
    Dialetto umbro
     Dialetto perugino
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
Tutti i òmini nascheno liberi e ugueli nto la dignità e nti i diritti. Lore enno dotèti de ragione, de coscienza e honno d' agi' 'i uni verzo i'altri nto lo spirito de fratellanza (vernacolo perugino)
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1leftarrow blue.svgVoce principale: Dialetto umbro.

Il dialetto perugino è parlato in un'area di 15 comuni (tra i 92 dell'Umbria) attorno a Perugia, popolata da circa 250.000 abitanti. L'area interessata è racchiusa tra i comuni di Valfabbrica e Bastia Umbra ad est e di Tuoro sul Trasimeno ad ovest, tra la località di Pierantonio (Umbertide) a nord ed i comuni di Bettona, Torgiano, Deruta e Marsciano a sud. Il perugino, come altri dialetti umbri, presenta proprie spiccate peculiarità. A differenza del tifernate e del borghese, quest'ultimo parlato all'estremità settentrionale dell'Umbria nei pressi di San Giustino, che hanno influssi romagnoli, dal fulginate, dall'assisano e dallo spoletino che hanno influenze reciproche con i dialetti marchigiani, l'orvietano che risente del viterbese, il perugino lascia trasparire alcune affinità con le parlate toscane, specialmente con l'aretino e l'utilizzo di parole e verbi dell'italiano antico. Tuttavia alcune parole del vernacolo si pensa abbiano origini tedesche data la somiglianza. Es. "breccia" dal tedesco antico "brecha", "trogolo", dal tedesco altomedievale: "trögel". Questo si pensa sia dovuto dall'influenza di nobili famiglie germaniche che si stanziarono nel territorio al seguito dell'imperatore Federico I Barbarossa dal Sacro Romano Impero come Degli Oddi (famiglia) oppure i Baglioni (famiglia). Lo stesso nome del quartiere di Rancolfo è di origine germanica e si è formato in età medievale. È costituito da due segmenti: quello in prima posizione è bring, con il significato di anello, recinto, o assemblea [ring in tedesco contemporaneo], mentre quello in seconda olfo [wolf in tedesco contemporaneo], ovverosia lupo. Ciò spiegherebbe anche la variante popolare (Rincolfo) ancora in uso al giorno d'oggi. D'altra parte la trasformazione della finale -i latina in -e, l'assenza della spirantizzazione della gutturale sorda (assente anche nell'aretino) ecc. lo differenziano ampiamente dal gruppo dialettale toscano[1] di tipo standard (fiorentino) facendolo solitamente ascrivere, come il resto delle parlate umbre, alla grande famiglia dei dialetti italiani mediani[2].

Il dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Il perugino a sua volta può essere suddiviso in tre aree linguistiche, ovvero la città, il contado e le aree di confine, che risentono degli influssi dei dialetti limitrofi.

In città la lingua perugina è tuttora molto diffuso fra perugini e ben lungi dal morire. Il dialetto del capoluogo è giunto sino ai giorni nostri grazie al lavoro dei numerosi poeti dialettali e di diversi studiosi di vernacolo. A questo proposito si ricorda il vocabolario (corredato pure da una breve grammatica) pubblicato dall'Università di Perugia nel 1970 ed opera di Luigi Catanelli. Nel 2006 è nata pure un'Accademia del Donca[3] (Donca = "Dunque"), il cui nome è fondato su un evidente ossimoro: il termine elitario "Accademia" e il popolare "donca", tradizionale interlocuzione di ogni affabulazione svolta intorno al focolare nella civiltà contadina. Lo scopo è quello di pervenire ad una statuizione condivisa della grafia del dialetto perugino, il cui prototipo è costituito dalla pagina di Claudio Spinelli, il più importante poeta in dialetto (l'equivalente di Sandro Penna, per la poesia in lingua). E' stato creato anche un dizionario online chiamato "Wikidonca".

La lingua perugina è accettata nelle tre varianti: quella urbana, quella dei "borghi" (storici quartieri cittadini) e quella rurale del contado (per cui il verbo "mangiare" figura rispettivamente nelle tre varianti "mangià", "magnà" e "magnè". Il contado inizia con le aree periferiche della città, ed è possibile cogliere sfumature linguistiche differenti tra l'area dei ponti sul Tevere (Ponte San Giovanni, Ponte Valleceppi, Pretola, Ponte Felcino, Ponte Pattoli) e la zona di Magione. Le aree di frontiera sono: - a nord, il confine col dialetto umbertidese è rappresentato dal dialetto di Pierantonio (Umbertide) che a tutti gli effetti può ancora definirsi dialetto perugino nonostante alcune sfumature umbertidesi ed eugubine; - a sud, le località del comune di Marsciano oltre il fiume Nestore, anche se quest'ultimo comune è ancora considerabile come perugino; - ad ovest, quella del Trasimeno-pievese, (individuata da Antonio Batinti, nel 1988, come la quinta area dialettale della regione); - ad est, è il fiume Chiascio a costituire una barriera linguistica ed i comuni di Bettona e Bastia Umbra sono gli ultimi baluardi del dialetto perugino.

Proverbio perugino:

"Chi bello vol comparì qualcosa ha da soffri"

Fonetica dialettale[modifica | modifica wikitesto]

Il fenomeno più diffuso nel vocalismo è la palatalizzazione di /a/, realizzata come [æ], una e molto aperta presente anche in aretino: chène (cane), patèta (patata), tu, che fè? (tu, che fai?). Si verifica inoltre la presenza di vocali atone, ad es. sàb'to (sabato). Tra le consonanti, la /k/ intervocalica non è mai aspirata, a differenza del toscano, e la /ʧ/ non subisce mai indedebolimento in [ʃ] (diffusa in altri dialetti dell'Italia centrale, come a Roma). Caratteristica consonantica tipica del perugino è la realizzazione arretrata delle occlusive dentali /t/ e /d/ , con la d retroflessa. Altri fenomeni spiccatamente umbri, sono la presenza di [j:] in corrispondenza dell'italiano gl(i) (< lat. volg. *-lj-, come in ajjo rispetto all'it. aglio) e la realizzazione come [ʦ] di /s/ postconsonantica (ad es. penzare per it. pensare).

Avere[modifica | modifica wikitesto]

Es.

Te l'evo ditto io d' ascoltamme ! → Te l'avevo detto di ascoltarmi !

Io l' aveo ditto ta qui fioli de n' cerchè de saltè su pe' i fossi com' i granocchie ! → Io l'avevo detto a quei bambini di non cercare di saltare i fossi come le rane.

Capire, Vedere, Leggere, Dire, Sentire..[modifica | modifica wikitesto]

Tu l'capischi l'donca ? Lo capisci il perugino ?

E nn la veggo più → Non la vedo più

Che legghi tuquìe ? → Che leggi di quì ?

Ma che dichi ! → Ma che dici ?

L'è sentuto c'ha ditto ?→ Hai sentito cosa ha detto ?

Nn'è volsuto nì via ! → Non è voluto venir via !

"Fare" e "andare"[modifica | modifica wikitesto]

Un altro fenomeno morfologico molto presente nel perugino (ma comune con il toscano) è l'abbreviazione delle prime persone singolari al presente di fare, andare.

  • Fare: faccio = fo

Prima persona plurale: Nò/Noaltre facemo → Noi facciamo

Seconda persona plurale: Vò/Voaltre facete → Voi fate

Terza persona plurale: Lore fonno → Essi fanno

  • Andare: vado = vo

Aggettivi possessivi[modifica | modifica wikitesto]

Altro fenomeno morfologico prevalente nel perugino è la perdita delle desinenze di genere e numero degli aggettivi possessivi delle tre persone singolari in posizione proclitica:

  • mio, mia, miei, miemi',
  • tuo, tua, tuoi, tuetu',
  • suo, sua, suoi, suesu'. In perugino, quindi: la mi' chèsa. Tuttavia quando l'aggettivo possessivo viene usato in funzione prepositiva, o come pronome possessivo dopo il verbo, la forma plurale presenta forme alternative:
    • italiano standard: Prendo le mie
    • perugino: Prendo i mia
    • italiano standard: Non sono affari tuoi
    • perugino: N'enno affari tua

Perdita di "-re"[modifica | modifica wikitesto]

Un altro fenomeno morfologico, è la perdita della desinenza -re dell'infinito.

  • andàre → anda'
  • pèrdere → pèrde
  • finìre → fini'
  • mangiàre → mangia'

Caratteristica importante di questa perdita è che l'accento rimane sulle posizioni precedenti, e non si sposta sulla nuova penultima sillaba, differenziando spesso la nuova forma dalla terza persona singolare dell'indicativo presente.

Le forme risultanti sono cogeminanti quando ultimali (i.e. quando l'accento d'intensità cade sull'ultima sillaba), il che si spiega postulando una forma intermedia in -r.

Questo fenomeno non si riscontra nelle zone di Firenze e Prato tranne che all'interno di frase.

Nel verbo all'infinito seguito da particella pronominale la r finale del verbo sparisce e raddoppia la lettera iniziale del pronome.

  • lavarsi → lavasse
  • lavarmi → lavamme
  • lavarti → lavatte
  • lavarci → lavacce
  • lavarvi → lavavve

Nei verbi all'infinito della seconda coniugazione seguiti da particella pronominale si ha la scomparsa non solo della r ma dell'intero gruppo er il quale viene sostituito da una i.

  • permettersi → permèttese

"Maschilizzazione" di sostantivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Le braccia → i bracci
  • Le ginocchia → i ginocchi
  • Le dita → i diti
  • Le orecchie → i' orecchi

"Femminilizzazione" di sostantivi[modifica | modifica wikitesto]

  • L'orecchio → L'orecchia
  • Il piede → la pieda
  • Il cappello → la cappella
  • Il sacco → la sacca
  • Il berretto → la berretta

L'utilizzo dell'italiano antico[modifica | modifica wikitesto]

Nel perugino, si possono riscontrare, seppur pochi alcuni verbi e sostantivi dell'italiano antico:

  • Dove → Dua → Dua se ito ?
  • Tardi → Tardo → E' tardo. Ite a letto
  • Prendere → Auire → Chi me l'ha aùto ?
  • Triste → Tristo → Commai le/lia è trista ?
  • Togliere → Cavare → Cavete de' cojombri !
  • Andare → Ire → Potemo ire ?

La varietà di italiano regionale[modifica | modifica wikitesto]

A differenza di ciò che accadde solitamente nelle altre regioni italiane, dove la parlata del capoluogo finisce per diffondersi in tutti i centri, in Umbria la parlata di Perugia continua ad avere una sua influenza solo nei 15 comuni che dal Medioevo costituiscono il suo contado. Negli altri centri umbri, almeno nella zona centro-meridionale della regione, si ha piuttosto un'influenza dalla parlata della non distante capitale italiana, Roma. Il registro linguistico della varietà locale italiana perugina viene spesso scambiata da chi viene da fuori per una parlata toscana. Nella parlata si possono riscontrare vocaboli molto popolari in toscana, come: maremma, sicchè, cojombero, cannella, maiala oppure dei rafforzativi come: a me mi, ma però.. Possiamo fare qualche esempio di italiano di Perugia (in parentesi l'italiano standard): ha fatto tutto da lù (ha fatto tutto da sé), l'bèbo (il papà), l'hè chiamèta la Giovanna? (hai chiamato Giovanna?), c'henno le mele ? (ci sono le mele ?), L'mì babbo è ito sù a lavorà (Il mio papà è andato su a lavorare), Tu quì sta cosa 'n se pole fa ! (Questa cosa non si può fare quì), semola (lentiggini), frégo (ragazzo), torta (pizza salata). La parlata italiana locale ha avuto una produzione letteraria a partire dal XIV secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Moretti G, Profilo dei dialetti italiani (a cura di Manlio Cortelazzo)- Umbria, CNR Pacini ed, Pisa 1987.
  2. ^ Carta dei dialetti Archiviato il 26 agosto 2007 in Internet Archive.
  3. ^ L'Accademia nel sito del Comune di Perugia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Moretti, La lingua e le aree linguistiche fra città e campagna (in Perugia - Storia illustrata delle città dell'Umbria, a cura di Raffaele Rossi) - Elio Sellino Editore, Milano, 1993, ISBN 88-236-0051-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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il perugino si parla soprattutto a Perugia, il capoluogo dell'Umbria.