Dialetto perugino

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Dialetto perugino
Parlato inItalia Italia
RegioniUmbria Umbria
Locutori
Totale~250.000
ClassificaNon tra i primi 100
Tassonomia
FilogenesiIndoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-centrali
    Dialetto umbro
     Dialetto perugino
Statuto ufficiale
Ufficiale in-
Regolato danessuna regolazione ufficiale
Codici di classificazione
ISO 639-2-
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
Tutti gli omi nescno liberi e ugueli nto la dignità e nti i diritte. Loraltre enno dotèti de comprendonio, de cuscienza e honno d'agì i uni vertso i'altre nto lo spirto de fratellanza.

1leftarrow blue.svgVoce principale: Dialetto umbro.

Il dialetto perugino è parlato in un'area di 15 comuni (tra i 92 dell'Umbria) attorno a Perugia, popolata da circa 250.000 abitanti. L'area interessata è racchiusa tra i comuni di Valfabbrica e Bastia Umbra ad est e di Tuoro sul Trasimeno ad ovest, tra la località di Pierantonio (Umbertide) a nord ed i comuni di Bettona, Torgiano, Deruta e Marsciano a sud. Il perugino, come altri dialetti umbri, presenta proprie spiccate peculiarità. A differenza del tifernate e del borghese, quest'ultimo parlato all'estremità settentrionale dell'Umbria nei pressi di San Giustino, che hanno influssi romagnoli, dal fulginate, dall'assisano e dallo spoletino che hanno influenze reciproche con i dialetti marchigiani, l'orvietano che risente del viterbese, il perugino lascia trasparire alcune affinità con le parlate toscane, specialmente con l'aretino e l'utilizzo di parole e verbi dell'italiano antico. Tuttavia alcune parole del vernacolo si pensa abbiano origini tedesche data la somiglianza. Es. "breccia" dal tedesco antico "brecha", "trogolo", dal tedesco altomedievale: "trögel". Questo si pensa sia dovuto dall'influenza di nobili famiglie germaniche che si stanziarono nel territorio al seguito dell'imperatore Federico I Barbarossa dal Sacro Romano Impero come Degli Oddi (famiglia) oppure i Baglioni (famiglia). Lo stesso nome del quartiere di Rancolfo è di origine germanica e si è formato in età medievale. È costituito da due segmenti: quello in prima posizione è hring, con il significato di anello, recinto, o assemblea [ring in tedesco contemporaneo], mentre quello in seconda olfo [wolf in tedesco contemporaneo], ovverosia lupo. Ciò spiegherebbe anche la variante popolare (Rincolfo) ancora in uso al giorno d'oggi. D'altra parte la trasformazione della finale -i latina in -e, l'assenza della spirantizzazione della gutturale sorda (assente anche nell'aretino) ecc. lo differenziano ampiamente dal gruppo dialettale toscano[1] di tipo standard (fiorentino) facendolo solitamente ascrivere, come il resto delle parlate umbre, alla grande famiglia dei dialetti italiani mediani[2].

Confini approssimativi del dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda i limiti, sempre approssimativi e più nello specifico, del dialetto perugino, si può partire dal Lago Trasimeno, la cui costa e i cui dintorni non sono completamente interessati dalla parlata perugina: difatti il bordo immaginario del dialetto lo si può far cominciare tra la frazione di Pieve Confini e quella di Fonte Sant'Angelo, nel comune di Tuoro sul Trasimeno, lasciando fuori dal dialetto questa seconda frazione e includendo solo la prima. Procedendo poco più a nord, il dialetto perugino ingloba per ultime le frazioni di Sanguineto, Torraccia e La Cima. In seguito il confine del vernacolo arriva a coincidere con quello umbro-toscano presso la frazione di Gosparini, inclusa nel dialetto. Questa coincidenza è presente fino alla città di Lisciano Niccone, inclusa nel dialetto, dopodiché il confine del perugino procede da ovest a est. Il perugino dunque ingloba la frazione di Crocicchie, nel comune di Lisciano Niccone e lascia fuori Preggio, frazione questa volta del comune di Umbertide, per poi toccare i dintorni di San Giovanni del Pantano, nel comune di Perugia. Di seguito il confine del perugino passa in mezzo alle frazioni di Sant'Orfeto (Perugia), includendola nel dialetto, e Pierantonio (Umbertide), lasciandola fuori, poi invade un lembo di territorio a nord-est, in cui si trovano le frazioni di Pietramelina (Perugia) e di Castiglione (Gubbio). Andando un po' più a est e poi a sud, il limite del perugino passa a est delle frazioni eugubine di Scritto, Lastreto e Bellugello, incluse nel perugino. All'altezza di quest'ultima frazione, il confine curva a sud-est facendo entrare nel dialetto le frazioni di Giomici e Poggio San Dionisio, nel comune di Valfabbrica. Anche la città stessa di Valfabbrica è inclusa nel dialetto e procedendo da lì verso ovest il confine del perugino coincide solo a tratti con il corso del fiume Chiascio. Infatti la frazione perugina di Pianello (Perugia) è per poco dentro al dialetto, mentre la frazione di San Gregorio (Assisi) è lasciata fuori. Rientrano nel vernacolo perugino invece le frazioni assisane di Torchiagina e di Petrignano. Va precisato che da Pianello al margine nord della Strada statale 147 di Assisi il bordo del perugino coincide col fiume Chiascio, mentre dalla strada statale prima citata il confine tira verso ovest fino al confine tra i comuni di Perugia e di Bastia Umbra, vale a dire tra Collestrada e Ospedalicchio. Solo Collestrada è inclusa nel dialetto in questa zona, mentre sono lasciate fuori Ospedalicchio, Madonna Campagna e Bastia Umbra. Da Collestrada, il limite del perugino va verso sud e il dialetto ingloba Brufa, nel comune di Torgiano e la città di Bettona (ma non la frazione adiacente di Passaggio). Da lì il confine del perugino curva verso sud-ovest e la parlata perugina include Castelleone (Deruta), Casalalta, nel comune di Collazzone e Ripabianca, nel comune di Deruta. Da questa frazione, il bordo del perugino si dirige in maniera irregolare da est a ovest fino alla frazione di Morcella, nel comune di Marsciano (questa frazione si può dire inclusa nel perugino). Da qui, il limite del dialetto segue il corso del Nestore (fiume) a retroso. Si può vedere come Compignano sia di parlata perugina, mentre Vallicelle e Mercatello (Marsciano) non lo siano. Da Mercatello, il confine del perugino prosegue verso ovest lasciando fuori dal dialetto anche Monte Vibiano Vecchio, frazione marscianese. Dopodiché il bordo del perugino va per un po' a sud-ovest e poi tutto a ovest. In questo lembo di territorio le località incluse nel perugino sono La Fontana, Vignaie, Ponibbiale e Piegaro (sono tutte località del comune di Piegaro). Dalla città di Piegaro, il limite del perugino si dirige verso nord fino alla costa sud-occidentale del Lago Trasimeno. Le zone incluse nel dialetto in questa parte di territorio sono quelle della cittadina di Paciano, poi la frazione di Macchie, nel comune di Castiglione del Lago, quella di Panicarola ed infine quella di Carraia (sempre Castiglione del Lago).

Il dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Il perugino a sua volta può essere suddiviso in tre aree linguistiche, ovvero la città, il contado e le aree di confine, che risentono degli influssi dei dialetti limitrofi.

In città la lingua perugina è tuttora molto diffuso fra perugini e ben lungi dal morire. Il dialetto del capoluogo è giunto sino ai giorni nostri grazie al lavoro dei numerosi poeti dialettali e di diversi studiosi di vernacolo. A questo proposito si ricorda il vocabolario (corredato pure da una breve grammatica) pubblicato dall'Università di Perugia nel 1970 ed opera di Luigi Catanelli. Nel 2006 è nata pure un'Accademia del Donca[3] (Donca = "Dunque"), il cui nome è fondato su un evidente ossimoro: il termine elitario "Accademia" e il popolare "donca", tradizionale interlocuzione di ogni affabulazione svolta intorno al focolare nella civiltà contadina. Lo scopo è quello di pervenire ad una statuizione condivisa della grafia del dialetto perugino, il cui prototipo è costituito dalla pagina di Claudio Spinelli, il più importante poeta in dialetto (l'equivalente di Sandro Penna, per la poesia in lingua). È stato creato anche un dizionario online chiamato "Wikidonca".

La lingua perugina è accettata nelle tre varianti: quella urbana, quella dei "borghi" (storici quartieri cittadini) e quella rurale del contado (per cui il verbo "mangiare" figura rispettivamente nelle tre varianti "mangià", "magnà" e "magnè". Il contado inizia con le aree periferiche della città, ed è possibile cogliere sfumature linguistiche differenti tra l'area dei ponti sul Tevere (Ponte San Giovanni, Ponte Valleceppi, Pretola, Ponte Felcino, Ponte Pattoli) e la zona di Magione.

Proverbio perugino:

"Chi bello vol comparì qualcosa ha da soffri"

Fonetica dialettale[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiusura della vocale sillabica nel dittongo , quindi piéde, iéri, cantiére, diéci, insiéme, a differenza del toscano anche aretino, dove la pronuncia è aperta;
  • Indebolimento delle vocali atone, soprattutto in alcuni particolari contesti fonetici: questǝ tren vien da Rezzǝ (questo treno viene da Arezzo), e ciò sarebbe dovuto ad influssi romangnoli;
  • Passaggio alla -s- sorda della -s- sonora intervocalica, quindi le parole casa e viso si pronunciano /'kasa/ e /'viso/ (con due -s- sorde): ciò deriverebbe al contrario da influssi laziali e marchigiani.
  • Il fenomeno più diffuso nel vocalismo è la palatalizzazione di /a/, realizzata come [æ], una e molto aperta presente anche in aretino: chène (cane), patèta (patata), tu, che fè? (tu, che fai?). Si verifica inoltre la presenza di vocali atone, ad es. sàb'to (sabato). Tra le consonanti, la /k/ intervocalica non è mai aspirata, a differenza del toscano, e la /ʧ/ non subisce mai indedebolimento in [ʃ] (diffusa in altri dialetti dell'Italia centrale, come a Roma). Caratteristica consonantica tipica del perugino è la realizzazione arretrata delle occlusive dentali /t/ e /d/ , con la d retroflessa;
  • Un fenomeno ormai in regresso è il passaggio delle "i" finali in "e", ad es. porte (tu porti), passe (tu passi), pagne (panni): si tratta di un fenomeno che parte dalla zona di Arcevia, in provincia di Ancona, e che passa per Assisi, Orvieto, la Toscana meridionale, fino ad arrivare a Civitavecchia;
  • Altri fenomeni non solo perugini o umbri ma centrali in genere, sono la presenza di [j:] in corrispondenza dell'italiano gl(i) (< lat. volg. *-lj-, come in ajjo rispetto all'it. aglio) e la realizzazione come [ʦ] di /s/ postconsonantica (ad es. penzare per it. pensare).

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]

Coniugazione dei verbi[modifica | modifica wikitesto]

Presente[modifica | modifica wikitesto]

2° persona singolare: -ni con trasformazione in -ghi: vieni, venghi, tieni, tenghi

Es. Venghi tuquie co lo sciuccamano ? Vieni qui con l'asciugamano ?

Es. Tisto l'tenghi tu ? Questo lo tieni tu ?

(Imperfitto) Imperfetto[modifica | modifica wikitesto]

3° person a singolare: -èva con normale riduzione di a tonica, -ea: facea, arispondea, ea ("era"); -ia: descurria.

(Passèto) Passato[modifica | modifica wikitesto]

I vari tipi tendono a unificarsi nella desinenza -ètte ed è: cadè, aniscondèè, rompè, sbattè, parturette; con passaggio analogico dalla III alla II coniugazione, forme dovute alla analogia delle organiche dette, stette. Si possono notare le seguenti forme: gì/andò, entravenì ("intravenne"), accanto a vinne; e artinne ("ritenne"); diè, ("fece"), dèmme ("mi diede"). Alla 3°persona plurale: -ònno e -orno; drentònno ("entrarono"), megliorònno, tiròn ("tirarono"), scannònno, staccònno, lasciòrno, mangiòrno, pacificòrno, stimòrno.

(Futureo) Futuro[modifica | modifica wikitesto]

2° persona plurale in qualche esempio -èno: giocarèno, trovarèno; -ino: arvendrino; ìmo: farimo. 3° persona plurale: ònno: arvònno, leggerònno, sarònno, scriverònno

(Condizionèle) Condizionale[modifica | modifica wikitesto]

1° persona singolare: -ia: bastaria, camparia, caveria, esciria, faria, 'mpararia. 1° e 3° persona singolare: -ibbe: dovribbe, potribbe, prenderibbe, brugeribbe, arvorribbe, crederibbe, piaceribbe

Avere - Avècce[modifica | modifica wikitesto]

Presente Passato
Io c'ho c'evo
Tu c'è c'evi
Lu/le/lia c'ha c'eva
No/Noialtri/Noaltre c'emo c'emo/emme
Vo/Voialtri/Voaltre c'ete c'ete
Lore c'honno c'evano

Es.

Te l'evo ditto io d' ascoltamme! → Te l'avevo detto di ascoltarmi!

Io l'aveo ditto ta qui fioli de n' cerchè de saltè su pe' i fossi com' i granocchie! → Io l'avevo detto a quei bambini di non cercare di saltare i fossi come le rane!

Essere - Esse[modifica | modifica wikitesto]

Presente
Io so'
Tu
Lu/le/lia è
No/Noialtri/Noaltre semo
Vo/Voialtri/Voaltre sete
Lore enno

Es.

J'enno zompati adosso! → Gli sono saltati addosso!

Second me, qulli nun n'enno manco n grado d'adoprè que l'affere. → Secondo me, quelli non sono in grado di usare quell'aggeggio.

Frasi di esempio[modifica | modifica wikitesto]

Tu l'capischi l'donca? → Lo capisci il perugino?

E nn la veggo più → Non la vedo più

Che legghi tuquìe? → Che leggi di qui?

Ma che dichi? → Ma che dici?

L'è sentuto c'ha ditto? → Hai sentito cosa ha detto?

Nn'è volsuto nì via! Non è voluto venire via!

Tu me fe doventà matto, Dio m'aiuti! Tu fai diventare matto, accidenti!

"Fare" e "andare"[modifica | modifica wikitesto]

Un altro fenomeno morfologico molto presente nel perugino (ma comune con il toscano) è l'abbreviazione delle prime persone singolari al presente di fare, andare.

  • Fare:
Presente
Io fo
Tu fe
Lu/le/lia fa
No/Noialtri/Noaltre facemo
Vo/Voialtri/Voaltre facete
Lore fonno
  • Andare: Andà/Gì/Ire
Presente Passato
Io vo so gito
Tu ve se gito
Lu/le/lia va è gita
No/Noialtri/Noaltre gimo semo giti
Vo/Voialtri/Voaltre gite sete giti
Lore vonno enno giti

Aggettivi possessivi[modifica | modifica wikitesto]

Altro fenomeno morfologico prevalente nel perugino è la perdita delle desinenze di genere e numero degli aggettivi possessivi delle tre persone singolari in posizione proclitica:

  • mio, mia, miei, miemi',
  • tuo, tua, tuoi, tuetu',
  • suo, sua, suoi, suesu'. In perugino, quindi: la mi' chèsa. Tuttavia quando l'aggettivo possessivo viene usato in funzione prepositiva, o come pronome possessivo dopo il verbo, la forma plurale presenta forme alternative:
    • italiano standard: Prendo le mie
    • perugino: Prendo i mia
    • italiano standard: Non sono affari tuoi
    • perugino: N'enno affari tua

Perdita di "-re"[modifica | modifica wikitesto]

Un altro fenomeno morfologico, è la perdita della desinenza -re dell'infinito.

  • andàre → andà
  • pèrdere → pèrde
  • finìre → finì
  • mangiàre → mangià

Caratteristica importante di questa perdita è che l'accento rimane sulle posizioni precedenti, e non si sposta sulla nuova penultima sillaba, differenziando spesso la nuova forma dalla terza persona singolare dell'indicativo presente.

Le forme risultanti sono congeminanti quando ultimali (i.e. quando l'accento d'intensità cade sull'ultima sillaba), il che si spiega postulando una forma intermedia in -r.

Questo fenomeno non si riscontra nelle zone di Firenze e Prato tranne che all'interno di frase.

Nel verbo all'infinito seguito da particella pronominale la r finale del verbo sparisce e raddoppia la lettera iniziale del pronome.

  • lavarsi → lavasse
  • lavarmi → lavamme
  • lavarti → lavatte
  • lavarci → lavacce
  • lavarvi → lavavve

Nei verbi all'infinito della seconda coniugazione seguiti da particella pronominale si ha la scomparsa non solo della r ma dell'intero gruppo er il quale viene sostituito da una i.

  • permettersi → permèttese

"Maschilizzazione" di sostantivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Le braccia → i bracci
  • Le ginocchia → i ginocchi
  • Le dita → i diti
  • Le orecchie → i' orecchi

"Femminilizzazione" di sostantivi[modifica | modifica wikitesto]

  • L'orecchio → la recchia
  • Il piede → la pieda
  • Il cappello → la cappella
  • Il sacco → la sacca
  • Il berretto → la berretta

L'utilizzo dell'italiano antico[modifica | modifica wikitesto]

Nel perugino si possono riscontrare, seppur pochi, alcuni verbi e sostantivi dell'italiano antico:

  • Dove → DuaDua se ito?
  • Tardi → TardoÈ tardo. Ite a letto
  • Prendere → AuireChi me l'ha aùto?
  • Triste → TristoCommai le/lia è trista?
  • Togliere → CavareCavete de' cojombri!
  • Andare → IrePotemo ire?

La varietà di italiano regionale[modifica | modifica wikitesto]

A differenza di ciò che accadde solitamente nelle altre regioni italiane, dove la parlata del capoluogo finisce per diffondersi in tutti i centri, in Umbria la parlata di Perugia continua ad avere una sua influenza solo nei 15 comuni che dal Medioevo costituiscono il suo contado. Negli altri centri umbri, almeno nella zona centro-meridionale della regione, si ha piuttosto un'influenza dalla parlata della non distante capitale italiana, Roma. Il registro linguistico della varietà locale italiana perugina viene spesso scambiata da chi viene da fuori per una parlata toscana. Nella parlata si possono riscontrare vocaboli molto popolari in toscana, come: maremma, sicché, cojombero, cannella, maiala oppure dei rafforzativi come: a me mi, ma però... Possiamo fare qualche esempio di italiano di Perugia (in parentesi l'italiano standard): ha fatto tutto da lù (ha fatto tutto da sé), l'bèbo (il papà), l'hè chiamèta la Giovanna? (hai chiamato Giovanna?), c'henno le mele ? (ci sono le mele ?), L'mì babbo è ito sù a lavorà (Il mio papà è andato su a lavorare), Tu quì sta cosa 'n se pole fa ! (Questa cosa non si può fare qui), semola (lentiggini), frégo (ragazzo), torta (pizza salata). La parlata italiana locale ha avuto una produzione letteraria a partire dal XIV secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Moretti G, Profilo dei dialetti italiani (a cura di Manlio Cortelazzo)- Umbria, CNR Pacini ed, Pisa 1987.
  2. ^ Carta dei dialetti Archiviato il 26 agosto 2007 in Internet Archive.
  3. ^ L'Accademia nel sito del Comune di Perugia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Moretti, La lingua e le aree linguistiche fra città e campagna (in Perugia - Storia illustrata delle città dell'Umbria, a cura di Raffaele Rossi) - Elio Sellino Editore, Milano, 1993, ISBN 88-236-0051-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]