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Lingua lombarda

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Lombardo
Lumbard
Parlato in Italia Italia
Svizzera Svizzera
Brasile Brasile
Argentina Argentina
Regioni Lombardia Lombardia (esclusa quasi tutta la Provincia di Mantova, l'Oltrepò Pavese nella Provincia di Pavia, e il Casalasco nella Provincia di Cremona)
Piemonte Piemonte (Provincia di Novara e VCO)
Trentino Trentino (Val Rendena e Val di Ledro)
Ticino Ticino (eccetto Bosco Gurin)
Grigioni Grigioni (Grigioni italiano)
Sicilia Sicilia(Dialetti gallo-italici di Sicilia)
Basilicata Basilicata (Dialetti gallo-italici di Basilicata)
[senza fonte]
Bandeira do estado de São Paulo.svg San Paolo
Bandeira do Espírito Santo.svg Espírito Santo
Bandeira do Paraná.svg Paraná (nel comune di Nova Cantu)
Bandeira de Santa Catarina.svg Santa Catarina (Dialetto bergamasco nel comune di Botuverá)
Bandeira do Rio Grande do Sul.svg Rio Grande do Sul (nel comune di Nova Bréscia)
Escudo de la Ciudad de Buenos Aires.svg Buenos Aires (nel quartiere di Villa Lugano)
Locutori
Totale 3,9 milioni[1]
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Romanze
  Galloromanze
   Galloitaliche
    Lombardo
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 lmo (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
"Tücc i vèss üman a i nàssen libér e cumpàgn en dignità e driss. Lùur i hinn dutáa dë resün e cunscénza e duarìen agì l'ünn vèrss l'àlter 'n'ünn spirit dë fradelanssa."
Dialetti lombardi colors.svg
Distribuzione geografica dei dialetti lombardi. Legenda: A - lombardo alpino; B - lombardo occidentale; C - lombardo orientale; D - trentino occidentale; E - dialetti "di crocevia"[2]: emiliani e di transizione lombardo-emiliani.
Zone in cui viene parlato il lombardo
Lingue e gruppi dialettali in Italia

La lingua lombarda[3] (nomi nativi lombard, lumbard, lumbaart, codice ISO 639-3 lmo, IPA: [lumˈbaːrt]) è un sistema linguistico appartenente al gruppo delle lingue gallo-italiche[4], parlato principalmente in Lombardia, nella porzione orientale del Piemonte, oltre che nei cantoni svizzeri del Ticino e dei Grigioni da almeno 3,9 milioni di persone.[1] Essendo classificabile come «dialetto romanzo primario», in ambito accademico e nella letteratura scientifica italiana è indicato come dialetto, intendendo con questo termine l'accezione di "lingua contrapposta a quella nazionale".[5]

Distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

La lingua lombarda è costituita da diverse varietà essenzialmente omogenee tra di loro [6] Tali sottogruppi linguistici (che arrivano ad ovest al Verbano-Cusio-Ossola, al Novarese e ad est fino ad aree occidentali del Trentino) sono poi parzialmente intelligibili con altri gruppi di lingue gallo-italiche, come l'emiliano (in particolare i dialetti piacentino, oltrepadano, tortonese, pavese, parmigiano, e mantovano) e alcune varietà del piemontese (soprattutto l'alessandrino e il vercellese)

Letteratura e storia della lingua[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: letteratura milanese.

1200 e 1300[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte della letteratura lombarda dell'epoca del 1200-1300 trattava temi religiosi con opere di carattere didascalico, come nel Sermon Divin di Pietro da Barsegapè, che parla della Passione di Cristo.

« No è cosa in sto mundo, tal è lla mia credença,

ki se possa fenir, se no la se comença. Petro da Barsegapè si vol acomençare e per raxon ferire, segondo ke l ge pare. Ora omiunca homo intença e stia pur in pax, sed kel ne ge plaxe audire d'un bello sermon verax: cumtare eo se volio e trare per raxon una istoria veraxe de libri e de sermon, in la qual se conten guangii e anche pistore, e del novo e del vedre testamento de Criste. »

(Versi 1-10 del Sermon Divin)

Molto importante il contributo alla lingua di Bonvesin de la Riva, che scrisse il Libro delle Tre Scritture, opera dedicata all'Inferno, al Paradiso e alla Passione di Cristo. In questo libro vi sono vari elementi allegorici ed una delle prime introduzioni letterarie del contrappasso. [7] Tra le sue opere anche alcune sulla vita di Milano ed un galateo.

Tuttavia la lingua scritta dell'epoca non era una rappresentanza fedele della lingua parlata, ma più vicina alla Koinè lombardo-veneta, con vari prestiti colti d'area occitana e latina.

Riconoscimenti ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

La lingua lombarda potrebbe essere ritenuta una lingua regionale e minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, che all'art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue ... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato".[8][9]

Pur avendo dunque le caratteristiche per rientrare tra gli idiomi tutelati dalla Carta europea per le lingue regionali o minoritarie - non ratificata dallo Stato italiano - ed essendo censito dall'UNESCO come "lingua in pericolo d'estinzione"[10], in quanto parlato da un numero sempre minore di persone, il lombardo non è dunque riconosciuto come lingua regionale o minoritaria né dal Consiglio Europeo[11], né dalla legislazione italiana. I locutori del lombardo non sono dunque riconosciuti come minoranza dallo Stato italiano. All'inizio del 2016 è stato presentato al consiglio regionale della Lombardia un progetto di legge per l'istituzione del bilinguismo e la promozione del lombardo e relative varietà locali[12][13], integrata poi nella legge per il riordino della cultura lombarda e approvata a fine settembre 2016.

Nemmeno la Svizzera, dove il Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona studia e protegge la lingua, ha ancora concesso alcun riconoscimento ufficiale.

Varietà[modifica | modifica wikitesto]

L'insegna di un ristorante scritta in lombardo a Poschiavo nei Grigioni

Le due varietà principali del lombardo, secondo quanto formulato da Bernardino Biondelli,[14] sono quella orientale (transabduano o orobico) e quella occidentale (denominata anche nei secoli scorsi cisabduano[15] o insubre[16]), le quali presentano differenze (principalmente fonologiche) piuttosto marcate[17], al punto che potrebbero essere considerate due lingue separate[1]. Differenze di rilievo si trovano anche all'interno del ramo orientale, mentre il ramo occidentale presenta un numero di variazioni minime[18] (principalmente riguardante il gruppo vocalico /o/, /ɔ/ e il passaggio da /ts/ a /s/). Le due varianti assumono poi differenze interne a seconda dei vari luoghi soprattutto nelle località prossime ai confini linguistici, come capita spesso nella Romània continua.

Già dai tempi del Bernardino Biondelli, l'isoglossa principale che spinge ad una separazione fra le varianti orientali e quelle occidentali è determinata dal procedimento di lenizione, il quale interessa esclusivamente il primo dei due gruppi. Tale fenomeno coinvolge principalmente la consonante fricativa /v/ in posizione intervocalica e la sibillante sorda /s/, entrambe ridotte a fricativa aspirata (ma in alcuni casi la /v/ viene eliminata completamente); e quindi il cavàll dell'occidente diventa cahàll o addirittura caàll ad oriente. Alla stessa maniera, la parola che corrisponde all'italiano 'sopra' è resa come sura a occidente ma come hura ad oriente. Nelle varianti occidentali questo processo di debucalizzazione è sconosciuto, mentre la soppressione totale del suono /v/ è attiva solo in un numero minore di contesti, e precisamente in posizione intervocalica se preceduta da /u/ in parole che terminano con vocale tonica, come lavurà ('lavorare'), druvà ('usare') spesso pronunciate laurà druà.

Va comunque detto che l'analisi storica delle due varianti rivela due realtà linguistiche meno divergenti di quanto non si ritenga di solito, sebbene le due abbiano poi seguito sviluppi in direzioni diverse. Per esempio, una caratteristica che viene spesso citata come differenza principale fra variante orientale ed occidentale è la lenizione delle plosive in fine di parola, con la conseguenza che le parole che ad occidente sono spesso pronunciate lett e fred (letto, freddo) diventano leč e freǧ ad oriente. Questa caratteristica è però storicamente legata alla lingua lombarda in generale, anche se alcune delle varianti occidentali (essenzialmente il milanese) l'abbandonarono ai primi dell'Ottocento; una scelta che il Biondelli vede come un avvicinamento del lombardo occidentale al toscano e dunque all'italiano.

Il lombardo occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Le varianti dialettali principali del lombardo occidentale, secondo la suddivisione tradizionale, sono le seguenti:

Questa suddivisione è quella più riconosciuta a livello linguistico anche se esistono diverse altre versioni che individuano altre varianti del Lombardo occidentale a nord di Milano. Infatti in ogni cittadina, paese, frazione o borgo, si parla una tipica variante dialettale locale, con differenze a volte minime e quasi impercettibili, altre volte più marcate, rispetto agli abitati circostanti.

Il municipio di Livigno (SO) con la scritta in lombardo livignese, molto influenzato dal romancio

Il lombardo orientale e alpino-orientale[modifica | modifica wikitesto]

Le varianti dialettali principali del lombardo orientale e alpino-orientale, secondo la suddivisione tradizionale, sono le seguenti.

Il lombardo meridionale[modifica | modifica wikitesto]

In parte della Lombardia meridionale si estende il continuum dialettale emiliano-romagnolo[22], pertanto, secondo la classificazione standard, i dialetti pavese e oltrepadano (talvolta definiti pavese-vogherese), parlati nel circondario di Pavia e nell'Oltrepò Pavese appartengono al gruppo emiliano[23][24][25][26] (codice ISO 639-3 "eml"). Già nel 1853 Bernardino Biondelli, nel suo "Saggio sui dialetti gallo-italici", inseriva il pavese nel novero delle parlate di tipo emiliano[27]. Del gruppo emiliano-romagnolo fanno parte inoltre il mantovano (con la variante basso mantovana) e il dialetto casalasco-viadanese (parlato tra la parte meridionale della provincia di Cremona e quella di Mantova).

Vi sono però dialetti della Bassa Lombardia centro-orientale che, pur conservando strutture morfologiche lombarde, presentano alcuni influssi emiliani nella fonetica. Si tratta, in particolar modo, del

Da alcuni studiosi le diverse parlate della Lombardia meridionale sono definite "dialetti lombardi di crocevia"[28], oppure "dialetti misti" (alla luce delle influenze emiliane, piemontesi e liguri nella vasta provincia di Pavia, emiliane e venete nel Mantovano e ancora emiliane a Cremona)[29].

Caratteristica precipua di quasi tutto il Pavese è la presenza di una a chiusa, soggetta a dileguo e di difficile definizione fonetica che copre una gamma di suoni intermedi tra a ed e come esito di a protoniche e postoniche, di a toniche prima di m e n e di alcuni casi di e protoniche e toniche[30]. Tale vocale, simile a /ʌ/, è condivisa con le varietà piacentine[31]. Altro tratto che discosta i dialetti pavesi dal lombardo è la e semimuta tonica (/ə/) del piemontese e del piacentino[31], assente però nel nord della provincia, linguisticamente lombardo-occidentale, e a Pavia, dove è forte l’influsso del milanese.

In cremonese si evidenzia l’opposizione tra vocali lunghe e brevi anche in sillaba non finale, come in emiliano: veeder [ˈve:der] (vetro) contrapposto a veder [ˈveder] (vedere). Elemento tipicamente mantovano e di natura emiliana è la presenza di –r finale nelle desinenze degli infiniti dei verbi (andar). La sincope (caduta) delle vocali atone, caratterizzante dell’emiliano, è propria anche del mantovano (fnir, dmenga). Vocaboli di tipo emiliano, inoltre, si registrano non solo in mantovano e cremonese, ma anche più ad occidente [32].

Diverse interpretazioni considerano l'intero gruppo dei dialetti emiliani (ma non tutti i romagnoli) nella varietà meridionale della lingua lombarda. Dialetti lombardi, emiliani ed in parte romagnoli sono comunque fra loro intelligibili.

Isole linguistiche lombarde[modifica | modifica wikitesto]

Esistono delle isole linguistiche lombardofone:

Va sottolineato il fatto che il termine "lombardo" in questo contesto risale al periodo in cui per Lombardia era intesa l'intera Italia settentrionale. Difatti le popolazioni che si trasferirono in Sicilia provenivano con ogni probabilità da una zona compresa tra le odierne Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia.

Dialetti gergali[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni dialetti gergali conosciuti sono

Fonologia e fonetica[modifica | modifica wikitesto]

  • La palatalizzazione dei complessi latini CL- e GL- in c(i), g(i) (es. CLAMARE > ciamà, GLAREA > gièra 'ghiaia');
  • La lenizione delle consonanti occlusive sorde intervocaliche (es. FATIGAM > fadiga, MONITAM > moneda/muneda);
  • La trasformazione di -CE, -GE in affricate alveolari o in sibillanti (es. GELUM > dzel/zel 'gelo');
  • La perdita delle vocali finali latine eccetto la a, risultata dal procedimento di sincope[34] (es. MUNDUM > mund/mond 'mondo') (presente anche nella lingua francese).
  • L'evoluzione in ü della u latina (PLUS > pü);
  • La presenza della vocale ö (NOVU > növ/nöf).

La presenza di queste vocali anteriori arrotondate (dette anche "vocali turbate") è considerata una delle caratteristiche determinanti della lingua lombarda[35] caratteristica che la accomuna con il piemontese, il ligure e alcuni dialetti di tipo emiliano, ma la separa altre varietà della lingua emiliano-romagnola e dal veneto. Il lombardo si separa poi dal piemontese per mancanza della vocale media centrale (ovvero la “terza vocale piemontese”, ortograficamente rappresentata dalla lettera ë). Altra caratteristica che lo distingue dal piemontese è l'infinito della prima coniugazione che termina in à(r) (es. , fare, al posto del piemontese ).

La presenza delle vocali arrotondate ha poi causato uno "spostamento vocalico", per mezzo del quale la "o" latina appare come "u" in lombardo: (POTÌRE > pudè/pudé/pudì 'potere') (procedimento che si trova anche in altre lingue neolatine a sostrato celtico, come il francese e l'occitano).

Il lombardo ha poi mantenuto la "u" latina in molte posizioni dove il toscano (e quindi l'italiano) la perse: CURRERE > cur 'correre'; TURRIM > tur 'torre'

Morfologia e sintassi[modifica | modifica wikitesto]

  • La frase lombarda affermativa usa obbligatoriamente il pronome in forma cliticizzata, con o senza il pronome personale tonico: (luu) el dis (pronunciato /al/ - /el/ - /ol/ - /ul/ a seconda della variante dialettale).
  • Nella frase interrogativa il soggetto clitico si sposta dopo il verbo, a formare una sorta di suffisso verbale, caratteristica tipica del gallo-italico[36]: se disel?.
  • Le interrogative introdotte da avverbio o pronome necessitano spesso l'uso del pronome “che”. Altrettanto gli avverbi e i pronomi delle frasi affermative: cumè che l'é? "com'è?"; induè che te l'è mandaa(t)? "dove l'hai mandato?".
  • La negazione si pone dopo il verbo o l'ausiliare: a parlen no "non parlano"; han no/minga/mia parlaa "non hanno parlato" (Dalla negazione 'minga' deriva anche una delle denominazioni della lingua).
  • Esiste una serie di quantificatori inerentemente negativi, una caratteristica che si trova anche nell'inglese, ma assente nell'italiano:[37] hoo vist nissu(n) "non ho visto nessuno" (cfr. l'inglese I saw nobody).
  • Esiste un imperativo negativo (assente in italiano, ove si usa la forma infinita): va no int'la nita! "non andare nel fango".
  • Al posto del participio presente e del gerundio (che non esistono) si usa l'espressione son(t) (a)dré a, letteralmente "sono (a)dietro a", esempio: te set (a) dré a cantà? "stai cantando?".
  • Il tempo verbale che in italiano corrisponde al passato remoto è caduto in disuso sin dal tardo Settecento[38]. Al suo posto è usato il passato prossimo: "un mese fa andai" si dice un mes fa son(t) andaa(t).


Sistema di scrittura[modifica | modifica wikitesto]

Il lombardo non ha mai goduto di un'unificazione ortografica istituzionale, ma due sono i sistemi di scrittura più usati. Quello con più prestigio e tradizione storica è il milanese classico, già nel XVI secolo e fino alla prima metà del XX secolo era adottato, sebbene con piccole differenze, in tutte le zone lombardofone. Claudio Beretta ed il Comitato per il Vocabolario Italiano - Milanese hanno iniziato nel 1979 un lavoro di semplificazione del sistema ortografici generando la versione ora in uso, detta ortografia moderna. Il secondo sistema è quello ticinese (o "alla tedesca", perché fa uso delle vocali ö e ü) che ha avuto ha origine nel cantone svizzero lombardofono. Questo sistema è oggigiorno usato anche in alcune zone lombardofone di confine, sia ad est che a ovest dell'Adda).

Grafia classica Grafia moderna IPA
A a (à) A a /a/
Aa aa /aː/
B b B b /b/
C c C c /k, tʃ/
Ch ch Ch ch /k/
D d D d /d/
E e (é) E e /e/
È è /ɛ/
Ee ee /eː/
F f F f /f/
G g G g /g, dʒ/
Gh gh Gh gh /g/
I i (ì) I i (ì) /i/
Ii ii /iː/
J j J j /j/
L l L l /l/
M m M m /m/
N n N n /n/
O o U u /u/
Oo oo Uu uu /uː/
Ò ò O o /ɔ/
Ô ô Oo oo /oː/
Oeu oeu Ö ö /ø/
P p P p /p/
Qu qu Qu qu /kʷ/
R r R r /r/
S s S s/ʃ ʃ /s, z/
Sc sc Sc sc /ʃ/
S'c s'c S'c s'c /stʃ/
Sg sg Sg sg /ʒ/
S'g s'g S'g sg /zdʒ/
T t T t /t/
U u (ù) Ü ü /y/
Uu uu /yː/
V v V v /v/
Z z Z z /t͡s/

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Questa a seguire è la filmografia di tutti gli audiovisivi attualmente esistenti in lingua lombarda.

Esistono inoltre tre doppiaggi in dialetto ticinese curati dal TEPSI (Teatro Popolare della Svizzera Italiana) sotto la direzione di Yor Milano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Ethnologue report for language lmo
  2. ^ «Lombardi, dialetti» su Treccani.it
  3. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  4. ^ meno comunemente detta anche gallo-romanzo-cisalpina, famiglia che costituisce un sistema linguistico distinto sia rispetto all'italiano, sia rispetto al retoromanzo
  5. ^ Loporcaro 2009,  p. 5.
  6. ^ https://books.google.it/books?id=v-ZBCgAAQBAJ&pg=PA130&dq=lombard+cluster+of+homogeneous&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=lombard%20cluster%20of%20homogeneous&f=false
  7. ^ L'oltretomba senz'anima (o quasi) di Bonvesin da la Riva
  8. ^ La "Carta europea per le lingua regionali minoritarie è stata approvata il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1º marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata.
  9. ^ In ogni caso, la carta non specifica quali lingue europee corrispondono al concetto di lingue regionali o minoritarie quali definite al suo articolo 1. In realtà, lo studio preliminare sulla situazione linguistica in Europa effettuato dalla Conferenza permanente dei poteri locali e regionali d'Europa ha condotto gli autori della carta a rinunciare ad allegarvi un elenco delle lingue regionali o minoritarie parlate in Europa. Malgrado la competenza dei suoi autori, un tale elenco sarebbe stato di certo ampiamente contestato per ragioni linguistiche, come pure per altre ragioni. Inoltre, rivestirebbe un interesse limitato poiché, almeno per quanto riguarda i provvedimenti specifici che figurano nella Parte III della carta, le Parti avranno un ampio potere discrezionale per stabilire le misure che si devono applicare ad ogni lingua. La carta presenta delle soluzioni appropriate per le varie situazioni delle diverse lingue regionali o minoritarie, ma non avanza giudizi sulla situazione specifica rispetto a dei casi concreti". Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, Consiglio d'Europa, Rapporto Esplicativo STE n. 148; traduzione non ufficiale
  10. ^ Red book of endangered languages
  11. ^ http://www.coe.int:80/t/e/legal_affairs/local_and_regional_democracy/regional_or_minority_languages/ [collegamento interrotto]
  12. ^ "Lombardia bilingue con il dialetto": progetto di legge presentato in Regione, Il Giorno. URL consultato il 1 giugno 2016.
  13. ^ Dialetto, la Lega propone il bilinguismo in Regione, Affari Italiani. URL consultato il 1 giugno 2016.
  14. ^ Dialetti Lombardi, treccani.it. URL consultato il 5 maggio 2015.
  15. ^ Clemente Merlo, L'Italia dialettale 1 (1924): 12-26.
  16. ^ Gabriele Rosa. Dialetti, costumi e tradizioni delle provincie di Bergamo e di Brescia; Tipografia Pagnoncelli, Bergamo, 1857.
  17. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, 1853.
  18. ^ Gian Battista Pellegrini, Carta dei dialetti d'Italia, Pacini, Pisa, 1977.
  19. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo italici, archive.org. URL consultato il 16 gennaio 2014.
  20. ^ Saggio sui dialetti gallo-italici
  21. ^ Bertolli, 2015, p.263
  22. ^ Fabio Foresti, Profilo linguistico dell'Emilia-Romagna, Editori Laterza, Bari, 2010, pag. 120
  23. ^ Giuseppe Bellosi, Gianni Quondamatteo, Le parlate dell'Emilia e della Romagna, Edizioni del Riccio, Firenze, 1979, pag. 9
  24. ^ Profilo linguistico dei dialetti italiani, Loporcaro Michele, Editori Laterza, Bari, 2009, pag. 97, cfr Salvioni C., Dell'antico dialetto pavese. Bollettino della Società Pavese di Storia Patria
  25. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 54
  26. ^ Francesco D'Ovidio, Wilhelm Meyer-Lübke, Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani, Hoepli. URL consultato l'11 febbraio 2014.
  27. ^ http://www.archive.org/stream/saggiosuidialet02biongoog#page/n8/mode/1up "Saggio sui dialetti Gallo-italici" di B. Biondelli
  28. ^ Giovanni Bonfadini, Dialetti lombardi, Treccani. URL consultato il 13 marzo 2014.
  29. ^ Glauco Sanga, Dialettologia Lombarda, Aurora Edizioni - Università di Pavia, Pavia, 1984, pag. 8
  30. ^ Monica Tassi in: L'Italia dei dialetti (a cura di Gianna Marcato), Unipress, Padova, 2008, pag. 67
  31. ^ a b Daniele Vitali, Pronuncia, Dove comincia l'Appennino. URL consultato il 21 gennaio 2017.
  32. ^ Giovanni Bonfadini, Dialetti lombardi, Treccani. URL consultato il 21 gennaio 2017.
  33. ^ Cfr. Western Lombard (Piazza Armerina, Novara, Nicosia, San Fratello)
  34. ^ Hermann W. Haller: "The Other Italy". University of Toronto Press, 1999.
  35. ^ Giovan Battista Pellegrini, La carta dei dialetti d'Italia. Pacini editore, Pisa, 1977.
  36. ^ Cecilia Poletto: Dialectal Variation in the Northern Italian Domain.
  37. ^ Zanuttini, R. (1997). Negation and clausal structure: A comparative study of Romance languages. Oxford University Press, USA.
  38. ^ Il Biondelli riporta che il dialetto milanese fu la prima variante lombarda a perdere questo tempo verbale
  39. ^ Notizie e informazioni da Brescia e Provincia
  40. ^ Trailer del film
  41. ^ Scheda del film
  42. ^ Trailer del film
  43. ^ http://www.ilcittadinomb.it/stories/Homepage/116830_se_te_cati...te_copi_in_brianza_il_primo_western_in_dialetto/
  44. ^ http://ulbatacc.ch/cinema-tv/il-doppiaggio-in-dialetto-ticinese.html
  45. ^ http://www.tio.ch/News/People/People/1133588/Yor-Milano-va-in-guerra-e--prende-in-giro--i-nazisti

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bertolli, Francesco, La parlata popolare di Lonate Pozzolo, Pro Loco Lonate Pozzolo, 2015.
  • Devoto, Giacomo e Giacomelli, Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Firenze, 1972.
  • Loporcaro, Michele, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Nuova edizione, Roma-Bari, Editori Laterza, 2009, ISBN 978-88-593-0006-9.
  • Salvi, Sergio, Le lingue tagliate, 1975.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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