Bella (Italia)

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Bella
comune
Bella – Stemma Bella – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Michele Celentano (centrosinistra) dal 06/05/2012
Territorio
Coordinate 40°46′00″N 15°32′00″E / 40.766667°N 15.533333°E40.766667; 15.533333 (Bella)Coordinate: 40°46′00″N 15°32′00″E / 40.766667°N 15.533333°E40.766667; 15.533333 (Bella)
Altitudine 662 m s.l.m.
Superficie 99,71 km²
Abitanti 5 208[1] (novembre 2014)
Densità 52,23 ab./km²
Frazioni Scalo Bella-Muro, Re Pupillo, San Cataldo, Sant'Antonio Casalini
Comuni confinanti Atella, Avigliano, Balvano, Baragiano, Muro Lucano, Ruoti, San Fele
Altre informazioni
Cod. postale 85051
Prefisso 0976
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076012
Cod. catastale A743
Targa PZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti Bellesi
Patrono San Giuseppe e San Pio Martire
Giorno festivo 19 marzo e 3ª Domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bella
Bella
Posizione del comune di Bella all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Bella all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Bella ( l'Abbégg' in dialetto lucano[2]) è un comune italiano di 5.208 [1] abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico Giacomo Racioppi (nato a Moliterno), nel suo libro "Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata" definisce questa antica città Osco-lucana con il nome antico di Abella forse dalla radice di «alba», quasi «albella» in senso diminutivo, oppure da «aber» che sta per «aper», e l’Aperula sarebbe la piccola città dei cinghiali.

Lo stemma di Bella e il mito[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma

Un grande storico lucano, Giuseppe Gattini (nato e morto a Matera), nel suo libro "Dell’Armi dei popoli della Basilicata", descrive così l’arma araldica del Comune di Bella: «D’azzurro ad una torre castellata di due pezzi d’argento, e sormontata nel mezzo dalla dea Bellona loricata, galeata ed armata al naturale». Aggiunge le sigle P.F.C. che potrebbero dire «Preadium Familiae Caracciolae», interpretate dallo storico Lacava «Prudentia Fidelitas et Castitas ». Lo storico Racioppi, invece, sostituisce a ‘Castitas’ la parola ‘Concordia’. Lo stemma di Bella ci collega alla leggenda popolare che invece fa derivare il suo nome dalla coraggiosa fanciulla di nome Isabella che verso l’anno 1000 osò sfidare, armata di una croce, l’esercito normanno, che si apprestava all’invasione del paese. Avendo dimostrato tanto ardimento, Isabella ottenne la revoca del saccheggio e la nomina di capo della comunità. Il Racioppi non fa alcun cenno ad Isabella ma cita un ‘genio armato’ ovvero un guerriero.

Le origini del mito di Bella nella cultura greca e latina

Isabella potrebbe essere la raffigurazione della dea Bellona da cui evidentemente ne trae il nome. Bellona è una figura della mitologia romana, divinità della guerra e con origini incerte, identificata dai Greci con Enio. Era a volte associata, come moglie, al dio Marte. Veniva rappresentata come un auriga su di un carro in atteggiamento bellicoso, con in mano una spada o una lancia.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Sorge a 662 m s.l.m. nella parte nord-occidentale della provincia, sulle propaggini orientali dell'Appennino Lucano (versante adriatico), su una collina posta al centro di due fiumare e alle pendici dell'isolato Monte Santa Croce.

Confina con i comuni di: Muro Lucano (11 km), San Fele (15 km), Baragiano (16 km), Balvano (21 km), Ruoti (25 km), Atella (26 km) e Avigliano (27 km). Dista 46 km da Potenza e 144 km dall'altra provincia lucana Matera. Il territorio si estende per 99,6 km² e raggiunge la massima altitudine col Monte Santa Croce (m. 1425 slm) e la minima in corrispondenza dello frazione denominata Scalo Bella - Muro (m. 362 slm).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Bella nel 210 a.C.

Bella è una cittadina di origine remota, probabilmente edificata sulle rovine di Numistrone, l’antica città lucana distrutta nella battaglia combattuta nella zona fra Annibale e Marcello nell’anno 210 a.C. Come attestano numerosi reperti archeologici sin dall’epoca romana. Marco Claudio Marcello è stato un politico romano, console per cinque volte militò durante la Seconda guerra punica, dirigendo la ripresa di Roma dopo la disfatta di Canne. Marcello si portò così in Lucania e presso Numistrone si schierò davanti all’esercito di Annibale per impedirne l’avanzata. Annibale era accampato su un colle di fronte alla pianura in cui era schierato l’esercito di Marcello. Alla battaglia non si rifiutarono i due comandanti : battaglia che fu lunga e non decisiva dal mattino fino alla notte senza lasciare né vincitori né vinti. Il giorno dopo Marcello schierò ancora l’esercito ma Annibale rifiutò il combattimento. E i romani ne approfittarono per seppellire e cremare i morti loro e dei nemici. La notte seguente Annibale si dipartì in silenzio e marciò verso la puglia, Marcello così ,dopo aver lasciato a Numistrone un modesto presidio anche a protezione dei feriti, decide di partire e seguire le tracce del nemico , che ritrovò nei pressi di venosa, qui i romani furono attaccati di sorpresa e Marcello rimase ucciso: era il 208 a.C. . Annibale fece cremare il suo corpo, depose le ceneri in un'urna d'argento e le restituì al figlio. Nonostante tutto, a Venosa, si crede ancora che il suo corpo sia seppellito in un antico tumulo romano, chiamato appunto, "Tomba di Marcello".

Le invasioni barbariche tra il 900 e il 1000 d.C.

Tra il 900 e il 1000 d.C. Bella fu interessata da diverse dominazioni straniere, come testimoniano sepolcri e monete, venute fuori in diverse epoche, e la battaglia combattuta tra Arabi e Abellani a circa un chilometro dall’abitato, facendo da ciò derivare alla contrada il nome di “fontana dei saraceni” situata sul colle Pistella o Pisterola derivante da posterula diminutivo di posta che nella lingua viva dei pastori anche oggi significa “posto in cui si tengono a figliare le greggi”. Oltre gli arabi, invasero Bella , anche gli Svevi e i Normanni, come di fatto racconta la leggenda.

La conseguenza delle invasioni: il castello

Le ricorrenti e devastanti invasioni barbariche richiesero maggiori garanzie di difesa, e allorché la pratica, ormai europea, dell’incastellamento si diffuse, gli abitanti degli antichi casali eressero una torre ed altre torrette di vedetta e di difesa, studiosi locali sulla scorta di documenti attentamente vagliati, hanno recentemente localizzato la costruzione difensiva «sulla collinetta dove attualmente è il camposanto, punto strategicamente molto importante poiché offriva la visuale dei due torrenti che circondano il paese, allora accessibili vie di penetrazione». Un'altra torre è naturalmente situata nel punto più alto del paese, sulla cima della collina dove ora si erge Bella. Intorno a quella torre vennero costruite nuove case ed innalzate le mura cittadine, munite di porte che consentivano o vietavano l’accesso all’ interno dell’ abitato.

1799 - Moti rivoluzionari[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1799, sotto l'impulso ed il pretesto delle idee della rivoluzione francese, scoppiarono a Bella feroci lotte tra famiglie, gruppi sociali e attacchi di popolazioni circonvicine, e culminarono nell'uccisione violenta e feroce di 28 cittadini. I successivi moti risorgimentali registrarono la presenza attiva di molti Bellesi che combatterono per la liberazione del Sud dai Borboni.

1861 - Brigantaggio.

Il 22 novembre Carmine Crocco, giunto a Bella, impose ai cittadini di pagare una grossa taglia e di fornire approvvigionamenti. Opposto un deciso rifiuto da parte delle autorità, il paese fu assalito dalle bande che, dopo numerose ore di combattimento, lo conquistarono in parte ma non riuscirono a sopraffare la resistenza dei cittadini arroccati nel castello feudale. Saccheggiato il possibile e perpetrati non pochi misfatti, Crocco si ritirò. [3] Il Consiglio Provinciale della Basilicata dell’11 gennaio 1862, nel considerare eroica la resistenza di Bella dichiarò: “Benemeriti della Patria…anche i cittadini di Bella…che con tanto coraggio e tanto patriottismo seppero difendere le mura dei padri loro.” [4]

Testimonianze archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

I ritrovamenti di Sant’Antonio Casalini (frazione di Bella)

Se ci allontaniamo per andare verso le frazioni: la prima che incontriamo è quella di Sant'Antonio Casalini, un tempo la zona di Santa Sofia, con la sua chiesetta, oggi quasi completamente crollata, ed è luogo importante dal punto di vista di ritrovamenti archeologici e di oggetti antichi che contribuiscono a darci notizie sulle origini di Bella. Negli anni '70 venne rinvenuta una fusarola che attesta la presenza dell'uomo fin dall'età preistorica; nel 1985 sono stati individuati, in seguito a lavori diretti dal Dott. Antonio Capano, resti di ambienti medioevali utilizzati come luogo di sepoltura individuale e collettiva senza corredo, e strutture sepolcrali. Nella stessa frazione, con sede nella locale scuola elementare, costruita dopo il terremoto, è possibile ammirare oggetti di antica fattura e antichi strumenti di lavoro tra cui vecchi mulini e aratri, che presto saranno trasferiti nel museo del contadino, ora in fase di costruzione a sant’Antonio.

La chiesa madre di santa Maria assunta

A Piazza dei Martiri, così chiamata perché è qui che durante i moti del 1799 venivano ammucchiati i cadaveri degli assassinati, troviamo la Chiesa Madre, la più grande e la più antica del paese. La Chiesa Madre venne fatta costruire verso il 1200, lo stile si presume Arabo-Normanno. Nel 1543 fu incendiata dai turchi; riparata alla meglio, crollò completamente nel 1694 dopo essere stata danneggiata durante il terremoto del 1561. Dopo quella data, l'autorità del tempo decise di ricostruire la chiesa nello stesso posto ma di dimensioni maggiori, con la collaborazione dei cittadini che, nei giorni di festa, scendevano lungo i torrenti, nelle cave di grosse pietre e di sabbia a raccogliere il materiale di costruzione. La chiesa è anche dimora delle reliquie di san Pio martire. La tradizione vuole che, verso il 1000, una signora romana della quale non si conosce il nome, portò dalle catacombe, in una urna ricoperta da una sottile rete metallica, lo scheletro di San Pio Martire, glorioso difensore della cristianità, che divenne il secondo Patrono di Bella dopo san Giuseppe e che occupa, nella chiesa, il primo altare di sinistra.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione.»
— Terremoto dell'Irpinia 23 novembre 1980

Persone legate a Bella[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Madre di Santa Maria Assunta in Cielo.
  • Chiesa della Madonna delle Grazie.
  • Chiesa della Madonna del Carmine.
  • Chiesa di San Vincenzo Ferreri, conosciuta come Chiesa dei Morti.
  • Chiesa di Sant'Antonio (sita nella frazione di S.Antonio Casalini)
  • Chiesa di San Cataldo (San Cataldo Bagni)
  • Chiesa del Villaggio (P.zza E. Gianturco, San Cataldo)

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]


Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Bella è interessata dal percorso della Strada statale 381 e dalla Strada statale 7 (la Via Appia dei Romani), che collega le città di Roma e Brindisi, attraverso la Ciociaria, l'Irpinia, il Vulture-Melfese, la parte settentrionale del Salento fino al mar Adriatico e che presenta l'uscita dedicata di Bella-San Fele, nonché dalla E847 Sicignano - Potenza - Metaponto che la collega direttamente all'autostrada A3.

La viabilità locale è costituita dalle strade provinciali 14 e 92.

La stazione di Bella-Muro è ubicata sulla linea Salerno-Potenza, a servizio dei comuni di Bella e Muro Lucano.

Festività religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • 19 marzo: Festa in onore di San Giuseppe Patrono di Bella
  • 10 maggio: Festa in onore di San Cataldo Vescovo (San Cataldo)
  • 3ª Domenica di maggio: Festa in onore di San Pio Martire
  • 13 giugno: Festa in onore di Sant'Antonio da Padova (Sant'Antonio Casalini)
  • 7 e 8 luglio: Festa in onore di San Vito Martire e Sant'Antonio da Padova
  • 7 agosto: Festa in onore di San Donato Vescovo e Martire (San Cataldo)
  • 2ª Domenica di agosto: Festa in onore della Madonna del Carmine
  • 23 settembre: Festa in onore della Madonna del Carmine
  • 13 dicembre: Festa in onore di Santa Lucia Vergine e Martire (Bella-Muro)

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Bella ha dato i natali ad una delle prime radio libere della Lucania: Cooperativa Radio Bella, con sede in Via Mazzini. Fondata nel 1978, Radio Bella trasmise fino agli anni '90 sui 97,6 MHz, 99,5 MHz e 100,100 MHz coprendo i comuni di Bella, Ruoti, Baragiano, Picerno, Castelgrande, Muro Lucano, Buccino, S. Gregorio Magno, Tito, Satriano di Lucania, Sasso di Castalda.

A Bella nel 2007 è stato ideato il film Mineurs, minatori & minori, di Fulvio Wetzl, che vi ha anche vissuto per qualche anno. Vi hanno partecipato molti dei ragazzi protagonisti nativi di Bella, Walter Golia (Armando), Tiziano Murano (Egidio). Sono state girate anche alcune scene, nell'autentico studio medico in Casa Ferrone, rimasto intatto nell'arredamento, risalente agli anni '50.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l' A.S.D. Bella 2007 Calcio che milita nel girone lucano di Promozione. I colori sociali sono: l'azzurro ed il bianco. È nata nel 2007.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ISTAT, Bilancio demografico (provvisorio), maggio 2014.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 70.
  3. ^ Io, Brigante - Con la controbiografia di Basilide Del Zio –supplemento a “Il Mattino” – Capone Editore/Edizioni del Grifo. Pag.76
  4. ^ Basilide del Zio “Il Brigante Crocco e la sua autobiografia” – Ristampa dell’edizione di Melfi del 1903 – Arnaldo Forni Editore. Pag. 31
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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