Tito (Italia)
| Tito comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Fabio Laurino (lista civica Tito+avanti) dal 9-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 40°35′N 15°41′E |
| Altitudine | 650 m s.l.m. |
| Superficie | 71,27[1] km² |
| Abitanti | 6 996[2] (30-9-2025) |
| Densità | 98,16 ab./km² |
| Frazioni | Frascheto, Radolena, Rione Mancusi, Tito Scalo |
| Comuni confinanti | Abriola, Picerno, Pignola, Potenza, Sant'Angelo Le Fratte, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Savoia di Lucania |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 85050 |
| Prefisso | 0971 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 076089 |
| Cod. catastale | L181 |
| Targa | PZ |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta)[3] |
| Cl. climatica | zona D, 2 091 GG[4] |
| Nome abitanti | titesi |
| Patrono | san Laviero Protomartire |
| Giorno festivo | 7 settembre e 17 novembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Tito (Lu Titu nel dialetto locale) è un comune italiano di 6 996 abitanti[2] della provincia di Potenza in Basilicata.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Appartiene alla comunità montana del Melandro e si trova sullo spartiacque tra Ionio e Tirreno. Nascono nel suo territorio, difatti, due torrenti affluenti di due distinti corsi d'acqua che sfociano nei mari sopra citati, rispettivamente il torrente Tora, affluente del fiume Basento, e la fiumara di Tito, affluente del fiume Sele.
Centro con una delle principali aree industriali della provincia di Potenza, che è collocata poco sotto il versante sud del Monti Li Foj, avrebbe dovuto ospitare l'interporto lucano. In data 18 giugno 2009 il commissario ASI della provincia di Potenza, Alfonso Ernesto Navazio, con delibera numero 115, ha revocato la concessione dei terreni alla società che avrebbe dovuto realizzarlo.
Si ricordano diversi eventi storici nonché la presenza di scavi archeologici nei pressi del vecchio abitato del paese di Satrianum. Nel territorio comunale rientra la Torre di Satriano, centro medievale che comprende i resti di una torre normanna, di una cattedrale e delle complementari strutture. Quest'area è un sito archeologico molto importante dove, in seguito a diverse attività di ricerca, sono stati ritrovati numerosi reperti risalenti anche al VII secolo a.C.
Territorio
[modifica | modifica wikitesto]Il comune è sostanzialmente diviso in due parti: il capoluogo, Tito, dove risiedono la maggior parte degli abitanti, sede del Municipio e altri servizi, e la zona industriale e commerciale di Tito Scalo, che ospita lo scalo ferroviario delle Ferrovie dello Stato e una delle più importanti zone industriali della regione, dove negli anni hanno stabilito la propria sede numerose imprese potentine.
Il territorio del comune di Tito è stato inserito in una zona di grado sismico pari a S=9 dopo il catastrofico sisma in Irpinia del 23 novembre 1980[5]. In seguito, con la delibera del Consiglio Regionale della Basilicata n.724 dell'11 novembre 2003 Tito, è stato inserito nella zona sismica 1[6][7].
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Le stazioni meteorologiche più vicine sono quelle di Potenza e quella di Picerno. In base alla media trentennale di riferimento (1961-1990) per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +3,5 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +20,2 °C. Le precipitazioni medie annue si aggirano sui 650 mm, mediamente distribuite in 91 giorni, con minimi relativi in estate e picco massimo moderato in autunno[8][9][10][11].
| Potenza | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 6,2 | 6,7 | 9,3 | 13,0 | 18,0 | 21,7 | 25,0 | 25,0 | 21,4 | 16,2 | 11,2 | 7,5 | 6,8 | 13,4 | 23,9 | 16,3 | 15,1 |
| T. min. media (°C) | 0,8 | 0,9 | 2,4 | 5,2 | 9,2 | 12,5 | 15,0 | 15,3 | 12,6 | 8,8 | 5,0 | 2,2 | 1,3 | 5,6 | 14,3 | 8,8 | 7,5 |
| Precipitazioni (mm) | 62,9 | 53,9 | 53,0 | 59,9 | 45,7 | 42,2 | 29,4 | 35,6 | 45,0 | 69,7 | 79,8 | 73,5 | 190,3 | 158,6 | 107,2 | 194,5 | 650,6 |
| Giorni di pioggia | 9 | 9 | 10 | 9 | 7 | 6 | 3 | 5 | 5 | 8 | 10 | 10 | 28 | 26 | 14 | 23 | 91 |
| Umidità relativa media (%) | 77 | 75 | 72 | 69 | 69 | 67 | 62 | 64 | 66 | 72 | 76 | 78 | 76,7 | 70 | 64,3 | 71,3 | 70,6 |
| Vento (direzione-m/s) | W 5,7 | W 6,0 | W 5,6 | W 5,5 | W 5,0 | W 4,9 | W 5,1 | W 4,9 | W 4,8 | W 4,7 | W 5,3 | W. 5,5 | 5,7 | 5,4 | 5,0 | 4,9 | 5,2 |
| Picerno | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 6,4 | 7,6 | 10,3 | 14,3 | 19,0 | 23,4 | 26,9 | 27,1 | 22,7 | 17,3 | 11,8 | 8,3 | 7,4 | 14,5 | 25,8 | 17,3 | 16,3 |
| T. min. media (°C) | 0,7 | 1,2 | 3,1 | 6,3 | 9,9 | 13,9 | 16,4 | 16,7 | 13,7 | 9,8 | 5,6 | 2,7 | 1,5 | 6,4 | 15,7 | 9,7 | 8,3 |
| Precipitazioni (mm) | 78 | 42 | 58 | 62 | 40 | 35 | 20 | 21 | 37 | 60 | 93 | 106 | 226 | 160 | 76 | 190 | 652 |
| Giorni di pioggia | 10 | 7 | 9 | 8 | 6 | 6 | 3 | 2 | 5 | 8 | 12 | 14 | 31 | 23 | 11 | 25 | 90 |
| Eliofania assoluta (ore al giorno) | 2,8 | 3,9 | 4,0 | 5,2 | 7,3 | 8,4 | 9,7 | 9,1 | 6,6 | 5,5 | 3,8 | 3,0 | 3,2 | 5,5 | 9,1 | 5,3 | 5,8 |
- Classificazione climatica di Tito[12]:
- Zona climatica D;
- Gradi giorno 2091.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]L'abitato sorgeva originariamente in un luogo molto più elevato, a nord-est del Monte Carmine nei pressi dell'attuale zona industriale sulle alture a sud della Piana di Santa Loja, abbandonato a causa della distruzione completa del paese dovuta alla guerra nei pressi dell'attuale zona industriale (come riportato da Tito Livio). A seguito della distruzione dello stesso, i titesi si divisero in due parti: una parte si spostò verso la zona chiamata "Piano della Chiesa", a nord-est della Torre di Satriano; l'altra si fermò nei pressi della riva del fiume Noce, nella località detta "In piedi alla terra" o Fiumara, dove sorge l'attuale cittadina. La popolazione si incrementò anche grazie alla distruzione della non lontana Satrianum, della quale sono presenti importanti resti archeologici.[13]
Anticamente la zona della Torre di Satriano era sotto il controllo di una comunità di agricoltori e guerrieri, che erano tra i più importanti esponenti di un élite ricca, collegata con le società magnogreche più vicine. Anche nei secoli successivi si afferma l'importanza di questo luogo, dato che anticamente sorgeva un santuario dedicato alla dea Mefitis. Tutto questo si collega alle origini del paese e del suo nome. Uno dei primi nomi utilizzati "Teiodes", che significa "solforoso" di zolfo; potrebbe attribuirsi alla presenza delle numerosi sorgenti di acqua sulfurea, diventato poi Tito per lenta trasformazione. Ma il nome potrebbe dervare anche da "tutus" o "titulus", dal latino, che può avere diversi significati: soldato, confine, riferito alla zona di confine tra governatorato bizantino e principato di Salerno.
Con l'abbandono dell'altura di Satriano, ci fu la crescita di Grumentum, uno dei centri più ricchi e importanti della Lucania romana. Una leggenda che ha come protagonista il santo Protettore della città San Laviero, è collegata proprio al luogo precedentemente citato: Laviero giunse a Grumento per predicare la religione cristiana; il 14 luglio del 312 d.C. dopo essere sfuggito alle persecuzioni di Agrippa. Il Preside della Lucania, lo aveva fatto arrestare in nome degli dei, ma non riuscendo a farlo convertire, ordinò di gettarlo in pasto alle belve. Ma queste, invece di divorarlo, gli si accovacciarono ai piedi rivolgendosi minacciose verso Agrippa. Dopo essere stato ricondotto in carcere, a Laviero apparve un angelo che gli aprì le porte della cella, invitandolo ad allontanarsi dalla città. A Grumentum fu catturato e decapitato davanti a tutto il popolo, il 17 novembre del 312 d.C.
Diversi eventi storici infausti importanti hanno coinvolto la cittadina di Tito, come ad esempio il sisma del 1561 che distrusse il centro abitato causando un centinaio di morti, la peste del 1656 che sconvolse l'intero regno di Napoli nonché il terremoto del 1694 durante i quali le chiese, come la Chiesa Madre, il campanile e altre tre cappelle del paese furono rase al suolo. Questo periodo storico fu anche oscuro per il Paese a causa dello spadroneggiare de nobili e feudatari; un simbolo forte di questo periodo è il Castello (del quale oggi resta solo una via). Tito è stato segnato anche dalla Rivoluzione Napoletana del 1799 per la quale si ricorda la figura di Francesca De Carolis Cafarelli.
Il violento terremoto del 1857 colpì il territorio con conseguenze devastanti e si rivelò uno tra i più devastanti di tutta Europa, causando solo in Basilicata ben 9257 vittime. Questo portò ad una situazione generale di povertà e soprattutto iniziarono i primi flussi migratori, soprattutto verso le Americhe. Intorno al 1860 con la spedizione dei Mille, che risalivano dalla Sicilia, la Basilicata preparava la sua insurrezione sotto la guida di Giacinto Albini, Nicola Mignogna e Camillo Boldoni che furono i primi a proclamare l'Unità d'Italia a Corleto Perticara. Il 18 agosto del 1860 l'insurrezione arrivò a Potenza e anche da Tito, dove un gruppo di volontari guidati da Ulisse Caldani, tese un tranello alle truppe borboniche, ripiegandosi verso Auletta. Dopo l'Unità d'Italia anche Tito fu toccato dal fenomeno del brigantaggio per il territorio favorevole e per i rapporti che si stabilirono tra la popolazione e i briganti.
Tutto questo venne anche descritto nel romanzo storico l'"Alfiere", scritto da Carlo Alianello. Molte vicende del romanzo sono ambientate proprio a Tito, dove lo scrittore ha soggiornato per diverse volte e dove oggi è custodito il Fondo a lui dedicato. L'emigrazione continua e nel 1880 viene inaugurata la linea ferroviaria Eboli-Metaponto e proprio a Tito è presente la stazione lungo questo importante asse di collegamento fra il Mar Tirreno il Mar Ionio, anche se distante 4 km dal centro abitato. Il terremoto del 1930 causa nuove distruzioni, accompagnato dalla lotta contro la disoccupazione, che aumentava sempre di più e quella contro l'analfabetismo. Nel 1936 la popolazione è sensibilmente diminuita e con l'entrata dell'Italia nel conflitto mondiale, questa peggiora ulteriormente portando ad una grave crisi economica, in modo particolare nel settore agricolo. Nel 1951 gli analfabeti sono ancora presenti e inizia l'emigrazione verso i paesi del nord Europa. Nel 1963 un altro violento terremoto colpisce il paese.
Verso la fine degli anni Sessanta, nella zona di Tito Scalo si iniziano a sviluppare i primi investimenti industriali, dando nuovi posti di lavoro ai cittadini. Gli addetti al settore industriale aumentano notevolmente, portando ad una diminuzione di quello del settore agricolo, tra il 1980 e il 1990.
Il terremoto del 1980 portò alla distruzione quasi completa della Chiesa Madre ma fortunatamente non fece vittime a Tito. Il periodo successivo fu segnato da una lenta ricostruzione che successivamente ha portato ad uno sviluppo economico e sociale grazie alla crescita dell'area industriale e ad un importante investimento nel settore commerciale. Grazie al suo reddito pro-capite è tra le prime città della Basilicata ed è uno tra i pochi centri della regione ad accogliere sempre nuovi residenti.
Simboli
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Lo stemma araldico della città di Tito è raffigurato su una delle pareti affrescate da Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa. Lo stemma è così descritto:
Secondo lo statuto comunale il motto corretto è Post Nubila Phoebus ("Dopo le nuvole il sole").[15]
Il gonfalone è un drappo di bianco.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]Torre di Satriano
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Resti di un'antica Torre normanna (XI d.C.)[17]. L'antica Satrianum, secondo una leggenda popolare, venne distrutta durante un incendio attorno al 1450 per volere di Giovanna II Durazzo D'Angiò e non fu mai più ricostruita. I suoi abitanti si dispersero nei paesi vicini di Pietrafixa (oggi Satriano di Lucania) e Tito e del suo glorioso passato non rimasero che il nome, i resti che ancor oggi possono essere visitati[13] e i racconti a metà tra la realtà e la fantasia circa la sua distruzione.
Fontana di Piazza del Seggio
[modifica | modifica wikitesto]Fontana monumentale in pietra che fu costruita nel XVIII secolo.[18]
Arco Durazzesco
[modifica | modifica wikitesto]Fu costruito nel XV secolo ed introduce al palazzo comunale.[18]
Castello
[modifica | modifica wikitesto]Nell'abitato di Tito, durante il periodo feudale, sorgeva, nel punto che ancor oggi è denominato Castello, una fortificazione cinta da mura, ma senza torri. Tale castello apparteneva in origine alla famiglia dei principi Ludovisi. Venne acquistato poi dai Principi di Stigliano, i quali nel 1692 lo cedettero per vendita al barone Laviano che era pure marchese di Satriano. Nel 1827 il castello fu venduto dal marchese Pietro Laviano ai proprietari terrieri Luigi Spera e Francesco Laurini.[19]
Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Cappella del Santissimo Crocifisso
[modifica | modifica wikitesto]Cappella di San Vincenzo
[modifica | modifica wikitesto]Cappella di Santa Filomena
[modifica | modifica wikitesto]Chiesa del Calvario
[modifica | modifica wikitesto]Fu costruita nel 1300 ed è uno dei luoghi di culto più antichi di Tito. Al suo interno si custodiscono i pregevoli altari lignei dedicati al Santissimo Crocifisso con una scultura del 1236 e a San Biagio vescovo e martire di Sebaste. La statua lignea di San Biagio è del 1700 circa, all'interno della chiesa del Crocifisso viene venerata anche una Madonna Nera, chiamata attualmente dal popolo titese Santa Brigida. La statua della Madonna è rivestita con un abito nuziale del 1900 ricamato a mano.
Chiesa dell'Immacolata Concezione di Maria
[modifica | modifica wikitesto]La Chiesa dell'Immacolata Concezione di Maria, situata vicino alla stazione ferroviaria, fu costruita nel 1939 per iniziativa del sacerdote Francesco Laurenzana. Gravemente danneggiato dal terremoto dell'Irpinia del 1980, venne riedificata in stile moderno a unica navata; al suo interno si custodisce un quadro della Madonna delle Grazie, un crocifisso ligneo scolpito ad Ortisei e due statue lignee ("Madonna Immacolata" e "Sacro Cuore di Gesù") risalenti al 1930 circa. La chiesa si presenta in forme moderne e arredi sacri che abbelliscono il pubblico luogo di culto.
Chiesa della Madonna del Rosario
[modifica | modifica wikitesto]Chiesa della Madonna dell'Annunziata
[modifica | modifica wikitesto]Costruita da famiglia nobile e devota alla Madonna di Pompei, all'interno custodiscono un altare in marmo con il quadro della Vergine del rosario e due quadri raffiguranti San Giuseppe e San Luigi Gonzaga.
Chiesa della Madonna delle Grazie
[modifica | modifica wikitesto]Fu costruita per devozione verso la Madonna delle Grazie dalla famiglia Laurino. Originariamente era privata, ma fu aperta come luogo di culto pubblico alla metà del XX secolo. All'interno della chiesa si custodisce un altare in legno dedicato alla Madonna delle Grazie con una statua in manichino del 1845, altre statue della chiesa sono quelle di Sant'Antonio abate, di Sant'Agnese martire e di Santa Filomena, inoltre si custodisce un crocifisso ligneo del 1500 circa di buona fattura, restaurato per devozione nel 1923. Nel 2010 sono state rubate tre statue, la Madonna delle Grazie, Sant'Agnese e Santa Filomena. Il comitato feste della Madonna delle Grazie si è adoperato con una colletta popolare per far ricostruire in vetroresina una copia della statua della Madonna.
Chiesa della Madonna degli Sposi
[modifica | modifica wikitesto]Posta a tre chilometri dal centro abitato sulla strada vecchia Tito Picerno, venne costruita da soldati francesi nel 1745. Si tratta di un'antica cappella che custodisce una statua lignea della Madonna che il popolo titese chiama dei martiri o degli sposi.
Chiesa di San Vito martire
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa si trova nell'omonimo rione. La chiesa di San Vito Martire completamente distrutta dal terremoto del 1980 è stata ricostruita nel 2000. All'interno si custodiscono su una colonna in marmo la statua lignea di San Vito martire del 1892 e le statue dell'Immacolata e del Cuore di Gesù. La festa in onore di San Vito martire si svolge ogni anno il 12 giugno. È molto frequentata la parrocchia dalla pietà popolare del rione.
Chiesa dei Santi Primo, Sonzio, Valentino fratelli e martiri
[modifica | modifica wikitesto]Dedicata ai primi protettori di Tito, venne costruita nel 313. All'interno si custodisce un quadro dei tre Santi mentre le loro statue si venerano nella chiesa madre.
Chiesa e convento di Sant'Antonio di Padova
[modifica | modifica wikitesto]Venne costruito nel 1514[18], e venne dedicato a sant'Antonio da Padova e a san Francesco d'Assisi. Al suo interno si possono osservare gli artistici e pregevoli altari barocchi del 1700 dedicati a san Francesco di Assisi e a sant'Antonio da Padova. La chiesa è in stile barocco e ha due navate quella centrale e quella di sinistra. Le tele che si trovano nella chiesa sono sei e sono quelle di San Michele arcangelo, della Santissima Trinità, dei Martiri di Tito, dell'Immacolata Concezione, di Santa Chiara d'Assisi e di Santa Marta monaca, e della Madonna dei Martiri. Le statue che si trovano nella chiesa sono quelle lignee del 1769 di Sant'Antonio di Padova, San Francesco di Assisi e di Santa Rosa da Viterbo. La statua di Santa Lucia è in legno del 1800 mentre quella di San Rocco è in cartapesta del 900. Si conservano tre statue lignee del 1500 raffiguranti la Madonna del Divino Amore, la Madonna di Loreto e la Madonna del Carmine. Si conservano anche le statue del Gesù risorto, di Gesù bambino, del Cristo flagellato, e di un Sacro cuore di Gesù. Il chiostro del convento francescano è affrescato con le vite di Sant'Antonio di Padova, di San Francesco di Assisi e lodi francescane opera del celebre Giovanni De Gregorio detto il Pietrafesa del 1639. Il campanile del convento ha tre campane con le immagini di Santa Filomena, Sant'Antonio e San Vito.
Chiesa madre di San Laviero Martire
[modifica | modifica wikitesto]Fu costruita nel 1465 è venne dedicata al patrono san Laviero martire. Fu gravemente danneggiata dai terremoti del 1694, del 1826 e del 1857. Anche nel sisma del 13 febbraio 1963 subì notevoli danni. Danneggiata anche dal terremoto del 23 novembre 1980, è stata interamente ricostruita e riconsacrata e dedicata il 26 luglio 2009 a san Laverio. La chiesa è a tre navate e custodisce un organo ligneo e una tela del 1700 che rappresenta il martirio dei fratelli martiri Primo, Sonzio e Valentino. Sulla navata sinistra si vede il cappellone di San Mattia Apostolo mentre nella navata destra si apre un corridoio con le nicchie laterali. Nel transetto laterale destro si accede al campanile mentre nell'atrio si accede a una scala che scende nel seminterrato ove ci sono uffici, depositi e aule parrocchiali. La navata centrale si presenta con l'abside e la sede dell'altare mentre da una porta a sinistra si accede alla sagrestia. Al suo interno si custodiscono diverse statue.
- la statua lignea di San Laverio, opera di Giacomo Colombo del 1714
- la statua lignea della Madonna del Carmine, opera di ignoto intagliatore lucano;
- le statue di San Donato e di Sant'Emidio e dei Santi martiri Primo, Sonzio e Valentino, in cartapesta, realizzate tutte attorno al 1852 e completamente restaurate nel 1992;
- la statua in cartapesta leccese della Madonna Addolorata;
- il busto settecentesco ligneo di San Biagio;
- le statue lignee di epoche differenti di San Pasquale, San Michele, Sant'Agostino, Santissima Annunziata, Madonna di Loreto, Sacro Cuore di Gesù e Sant'Anna.
Il campanile della vetusta matrice realizzato in ferro e metallo si presenta con delle vetrate doppie, al suo interno sono state collocate il 15 marzo 2009 tre campane con le immagini di San Laverio, della Madonna del Carmine e dei santi Primo, Sonzio, Valentino martiri.
Santuario della Madonna del Carmine
[modifica | modifica wikitesto]Fu costruito nel 1800 da soldati francesi e custodisce nei quattro mesi estivi la statua della Madonna del Carmine. In questo periodo si svolgono numerosi pellegrinaggi in onore della Madonna del Carmine, dalla seconda domenica di maggio fino all'8 settembre. La chiesa è molto semplice e presenta un altare in marmo e una caggia (gabbia dalla struttura lignea aperta o chiusa da vetri sui lati) dove viene trasportata la statua della Madonna del Carmine nei cortei processionali. La festa della Madonna del Carmine si svolge la seconda domenica di maggio e l'8 settembre di ogni anno.
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[20]

Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Sebbene i valori siano ancora molto lontani dalla media italiana, gli stranieri regolari al 31 dicembre 2021[21] sono 293 (140 maschi e 153 femmine). La cittadinanza straniera al 31 dicembre 2021 è pari al 4,11% della popolazione titese.
Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]Il dialetto titese fa parte dei cosiddetti dialetti gallo-italici[22]. Il filologo Gerhard Rohlfs descrive la particolarità dei suoni ascoltati durante il viaggio da Salerno a Taranto nei pressi delle cittadine di Pignola, Picerno, Tito, Potenza e Vaglio Basilicata:
Feste religiose e tradizioni popolari
[modifica | modifica wikitesto]- Venerdì Santo: processione della Madonna Addolorata - Via Crucis vivente per le vie del paese.
- 18 marzo: falò in onore di San Giuseppe.
- Domenica successiva alla Trinità: festa in onore del Corpus Domini.
- 13 maggio: ricordo popolare della Madonna degli Sposi (detta "dei Martiri").
- Seconda domenica di maggio e 8 settembre: festa in onore della Madonna del Carmine.
- 13 giugno: festa in onore di Sant'Antonio di Padova.
- 15 giugno: festa in onore di San Vito.
- 1ª domenica di luglio: festa in onore della Madonna delle Grazie.
- 26 luglio: ricordo della consacrazione e della dedicazione della nuova chiesa madre (ricostruita dopo il terremoto del 23 novembre 1980) a San Laviero Martire avvenuta il 26 luglio 2009.
- 5 agosto: festa in onore di Sant'Emidio.
- 7 agosto: festa in onore di San Donato.
- 16 agosto: festa parrocchiale in onore di San Rocco (pellegrinaggi ai santuari del santo a Satriano di Lucania e Tolve).
- 27 maggio e 23 agosto: festa parrocchiale in onore di Santi Primo, Sonzio, Valentino Martiri di Tito.
- 7 settembre e 17 novembre: solenni festeggiamenti in onore di San Laviero Martire, patrono e protettore principale della parrocchia e della città di Tito.
- 8 dicembre: festa dell'Immacolata Concezione di Maria (parrocchia di Tito Scalo).
- 8 dicembre - 6 gennaio: accensione dell'albero di Natale luminoso più grande della Basilicata e del Sud, a cura della locale Associazione A.N.S.P.I. Carità di Tito. L'albero illumina le pendici della Torre di Satriano
- 13 dicembre: festa parrocchiale in onore di Santa Lucia Vergine e Martire.
Usanze tipiche
[modifica | modifica wikitesto]Una tra le usanze tipiche di questo paese è quella di ammazzare il maiale tra il mese di dicembre e di gennaio. Viene vissuta come una vera e propria festa, dato che tutti i familiari si riuniscono e dove ognuno ha un compito particolare da svolgere. Si usa poi preparare il "pezzente", un piatto ricco di vari pezzi del maiale, da offrire a tutto il vicinato.
Il Carnevale inizia dalla festa di Sant'Antonio, il 17 gennaio e finisce il Mercoledì delle Ceneri. Il piatto tipico di questo periodo sono i "ferretti", una pasta casalinga a fuso sottile, attraversata da un filo di ferro appositamente preparato. Questi vengono conditi con del sugo di maiale o carni grasse e del "rafano" grattugiato (è una crocifera erbacea con radici piccanti e gustose). Anticamente gli anziani per distinguere il periodo della Quaresima, prendevano una grossa patata, la vestivano a forma di bambola con colore viola, le applicavano sette grosse piume di gallina (tante quante sono le domeniche che precedono la Pasqua) ed ogni domenica ne toglievano una fino a Pasqua.
La sera prima della festa di San Giuseppe si accendono grossi falò per le vie del paese. I ragazzi molto tempo prima raccolgono più fascine possibile per far sì che il falò duri tutta la nottata. I giovani hanno il compito di alimentare il fuoco, mentre gli adulti cantano canti popolari. Il falò ha un importante significato: è il saluto alla primavera che sta per iniziare ed è un augurio per il buon andamento dell'annata agricola. Nel periodo che precede la Pasqua le famiglie preparano biscotti che si cuociono nei forni pubblici. Ci sono due tipi di biscotti: uno più sottile, di forma ovale; uno più grosso, di forma circolare. Questo è oggetto di grande orgoglio per ogni donna del paese e si usa regalarlo agli amici e alle famiglie che sono in lutto nel corso dell'anno; "Lu cav'zù" è una pizza rustica preparata con due sfoglie di pasta casereccia ripiene di formaggio e salame di varia specie.
Nella Domenica delle Palme, durante la benedizione dei rami, i fidanzati maschi regalavano dei rami coperti di confetti bianchi, come simbolo di affetto. Per quanto riguarda il lutto, fino a qualche anno fa durava tre giorni. Oggi dura solo un giorno, in cui la porta di casa rimane sempre aperta per accogliere amici e parenti, che vogliono dimostrare il loro conforto. Tra i parenti del defunto c'è qualcuno che organizza il pranzo e cena per la famiglia in lutto, in segno di solidarietà.
Un'altra tradizione molto particolare è quella di fare tre giri intorno alla Cappella del Monte Carmine, prima di entrarci. Questo viene fatto per prepararsi gradualmente all'ingresso della Cappella, con un gesto di purificazione ed umiltà. Anticamente si usava entrare all'interno a piedi nudi ed uscivano, al termine dei riti sacri, con la faccia rivolta verso l'immagine sacra fino alla porta esterna, dove finiva il pellegrinaggio. Si facevano diversi pellegrinaggi, tra cui quello dell'8 maggio dedicato a san Michele.
Altro pellegrinaggio importante è quello in onore della Madonna di Novi Velia, nel Cilento. Anticamente si percorreva tutto il percorso a piedi, oggi questo non si fa più ma l'importanza di questo pellegrinaggio è ancora ben presente. Anticamente si usava terminare tutti i pellegrinaggi con una messa al Monte Carmine di Tito, i pellegrini portavano una corona di spine in segno di penitenza.
Un rito molto particolare è quello legato alle nozze, in cui il corredo nuziale è esposto per tutto il vicinato. Gli invitati una volta terminata la cerimonia si recavano presso la casa della sposa ed entravano uno ad uno nella casa. Sulla porta d'ingresso veniva messa una ghirlanda con un cestino, dove tutti i passanti potevano riporre un'offerta in segno di augurio. Si usava consumare il pranzo in casa, accompagnato da musica locale terminando in serata con il ballo degli sposi. Tutto questo oggi non è più così.[23]
La festa patronale di san Laviero martire
[modifica | modifica wikitesto]È il santo patrono e protettore del paese ed è titolare della chiesa parrocchiale. Viene invocato nei casi di malattie e di pubbliche calamità. Solenni Festeggiamenti sono a lui riservati il 4-5-6-7 settembre, con la grande festa estiva che è preparata con un solenne triduo di preghiere, e il 17 novembre giorno della pesta patronale in cui si ricorda il suo martirio avvenuto nell'antica città romana di Grumentum nel 312 d.C. Nelle due date di festa il popolo partecipa numeroso, con solennità e devozione per ringraziare il santo della sua protezione su persone, case e cose. Molto suggestiva è la processione con la statua del santo che percorre le vie cittadine del centro storico e della città moderna.
San Laviero martire si festeggia nelle seguenti date:
- 26 luglio: ricordo della consacrazione e dedicazione della chiesa madre a San Laviero martire
- 7 settembre: festa del patrocinio e della protezione di San Laviero martire sul popolo di Tito
- 17 novembre: festa patronale di San Laviero martire (solennità e memoria del Martirio avvenuto nel 312 d.C. a Grumento Nova)
La devozione verso San Laviero (Laverio) Martire
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la distruzione della città di Satriano nel 1420 una parte della popolazione si spostò nell'attuale Satriano di Lucania. Il resto della popolazione rifugiò a Tito portando via la reliquia del braccio di San Laviero martire. Tito accolse il Santo con tale devozione da elevarlo a patrono e protettore principale della cittadina. In suo onore venne costruita la Chiesa Madre del paese ancora oggi a lui dedicata. La tradizione titese vuole che per richiedere l'intercessione del Santo chiunque si senta poco bene o venga colpito da gravi malattie può legare un nastro rosso al braccio della statua lignea del santo implorandone la grazia. A distanza di qualche giorno, il nastro rosso viene ritirato dalla statua e messo al polso dell'ammalato affinché avvenga la guarigione.
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Frazioni
[modifica | modifica wikitesto]Tito Scalo
[modifica | modifica wikitesto]Tito Scalo è una frazione del comune di Tito con una popolazione superiore ai 1500 abitanti. Dista circa 4 km da Tito e una decina dal capoluogo di regione. Ospita una delle aree industriali e commerciali più importanti della regione. Costeggia per la maggior parte della sua estensione il raccordo autostradale Sicignano-Potenza.
Ospita la stazione ferroviaria di Tito, dal cui nucleo ha preso origine l’intera estensione dell’abitato odierno.[24]
Televisione
[modifica | modifica wikitesto]A Tito è ambientata parte dello sceneggiato televisivo L'Alfiere (1956) di Anton Giulio Majano, tratto dall'omonimo romanzo del 1942 di Carlo Alianello.
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Strade
[modifica | modifica wikitesto]Ferrovie
[modifica | modifica wikitesto]I collegamenti ferroviari sono assicurati dalla stazione di Tito, quindi verso tutte le località servite dalla Napoli-Salerno-Potenza-Taranto. La stazione di Tito sorge a circa 4 km dal centro abitato di Tito
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1985 | 1990 | Antonio Salvatore | Sindaco | ||
| 1990 | 1995 | Sabatino Lucente | Sindaco | ||
| 1995 | 1999 | Nicola Fermo | Sindaco | ||
| 1999 | 2004 | Nicola Fermo | Sindaco | ||
| 2004 | 2009 | Pasquale Edoardo Scavone | Lista civica Cristiano Popolari | Sindaco | |
| 2009 | 2014 | Pasquale Edoardo Scavone | Lista civica Cristiano Popolari | Sindaco | |
| 2014 | 2019 | Graziano Scavone | Lista civica Cambia Tito | Sindaco | |
| 2019 | 2024 | Graziano Scavone | Lista civica Cambia Tito | Sindaco | |
| 2024 | in carica | Fabio Laurino | Lista civica Tito+avanti | Sindaco | |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Dati di riferimento alla superficie
- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2025 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Dichiarato sismico con D.M. 7 marzo 1981 di cui al n. (1) - http://www.geoastrovulcanologia.eu/elenco%20zone%20sismiche.pdf[collegamento interrotto]
- ↑ zonesismiche.mi.ingv.it, http://zonesismiche.mi.ingv.it/documenti/031111_delibera_regione_basilicata.pdf.
- ↑ perComune.xls (PDF), su protezionecivile.it (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2009).
- ↑ Copia archiviata, su meteoam.it. URL consultato il 20 maggio 2008 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2006). Tabella climatica
- ↑ http://www.wunderground.com/global/IY.html Archiviato il 21 marzo 2008 in Internet Archive. Medie climatiche 1961-1990
- ↑ http://www.eurometeo.com/italian/climate Dati climatologici medi
- ↑ http://++(TXT),+in+Archivio+climatico+DBT,+ENEA+(archiviato+dall'url+originale+il+2016+circa).
- ↑ Classificazioni climatiche dei comuni lucani, su confedilizia.it. URL consultato il 4 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2008).
- 1 2 Scavi Archeologici effettuati sulla Torre di Satriano - Sito ufficiale del Comune di Tito, su vecchiosito.comune.tito.pz.it.
- ↑ C.G. Gattini, Delle Armi de' Comuni della Provincia di Basilicata, Matera, 1910.
- ↑ Statuto comunale, su comune.tito.pz.it. URL consultato l'8 febbraio 2011.
- ↑ D.P.R. di concessione 28 aprile 2011.
- ↑ Sito ufficiale Torre di Satriano, su torresatriano.it.
- 1 2 3 APT Basilicata: Tito, su aptbasilicata.it. URL consultato il 5 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 25 aprile 2009).
- ↑ Antonio Satriani, Il comune di Tito nella sua storia, Tito, 1978.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Dati ISTAT al 31 dicembre 2021 https://demo.istat.it/strasa2021/index.html
- ↑ Home, su galloitalico.it (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2010).
- ↑ Fonte: Tito, Antonio Satriani.
- ↑ Lestradeferrate.it - Stazione di Tito (Pz), su www.lestradeferrate.it. URL consultato il 6 marzo 2024.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Maria Teresa Greco (cur.), Toponomastica di Tito, Napoli, RCE Edizioni, 2001.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Tito
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su comune.tito.pz.it.
- Sito ufficiale Torre di Satriano, su torresatriano.it. URL consultato il 27 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2018).
- Sito ufficiale della Parrocchia San Laviero Martire
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 256619336 |
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