Gallicchio

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Gallicchio
comune
Gallicchio – Stemma Gallicchio – Bandiera
Gallicchio – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
SindacoGaetano Pandolfi (lista civica Noi tutti uniti per Gallicchio) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate40°17′N 16°08′E / 40.283333°N 16.133333°E40.283333; 16.133333 (Gallicchio)Coordinate: 40°17′N 16°08′E / 40.283333°N 16.133333°E40.283333; 16.133333 (Gallicchio)
Altitudine730 m s.l.m.
Superficie23,63 km²
Abitanti856[1] (31-8-2019)
Densità36,23 ab./km²
Comuni confinantiArmento, Guardia Perticara, Missanello, Roccanova, San Chirico Raparo, San Martino d'Agri
Altre informazioni
Cod. postale85010
Prefisso0971
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076035
Cod. catastaleD876
TargaPZ
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantiGallicchiesi
PatronoBeata Vergine Maria del Monte Carmelo
Giorno festivo16 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gallicchio
Gallicchio
Gallicchio – Mappa
Posizione del comune di Gallicchio all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Gallicchio è un comune italiano di 856 abitanti[1] della provincia di Potenza, in Basilicata. Il nome deriverebbe dal greco antico Gallikion, Γαλλίκιον.

Geografia fisica e storia[modifica | modifica wikitesto]

Sorge a 730 m s.l.m. in Val d'Agri nella parte centro-meridionale della provincia. Confina con i comuni di: Missanello (9 km), Guardia Perticara (12 km), Armento (15 km), San Martino d'Agri (18 km), San Chirico Raparo (21 km) e Roccanova (24 km). Dista 73 km da Potenza e 95 km dall'altra provincia lucana di Matera.

Secondo la tradizione la nascita di Gallicchio è legata alla distruzione di una Gallicchio Vecchia di fondazione preromana, distrutta forse dai Saraceni. La campagna di scavi archeologici condotta nei mesi di luglio e settembre 1987 nell'area denominata, appunto, Gallicchio Vetere hanno portato alla luce i muri di alcune abitazioni, numerosi frammenti di tegole, vasi, pesi da telaio, ceramica acroma e da fuoco, anfore, frammenti di ceramica apula a figure rosse, piattelli e coppette di ceramica a vernice nera, databili dalla fine del IV a tutto il III secolo a.C, che hanno fatto pensare alla presenza di un insediamento indigeno del popolo dei Lucani, che, come altri centri abitati delle vallate dell'Agri e del Sinni fra IV e III secolo a.C, si andava organizzando in strutture abitative di modello greco, stimolato dalla presenza delle colonie della Magna Grecia, soprattutto di Taranto e Heraclea. A partire dalla seconda meta del IV secolo, con le prime spedizioni, volute da Taranto, dei condottieri stranieri e culminate poi nella battaglia di Heraclea del 280 a.C., l'area della media Val d’Agri iniziò a gravitare verso il mondo greco dell'arco ionico. Anche la circolazione monetale sembra riflettere tale situazione. In un tesoretto 13 monete d’argento (databili al 290-280 a.C.) rinvenuto a Gallicchio Vetere nel febbraio del 1968, predominano le emissioni di Taranto e Turi. A differenza dei grandi abitati fortificati dell'Agri e del Sinni, come San Brancato, che decadono e scompaiono durante la conquista della Magna Grecia da parte di Roma, Gallicchio offre tracce di una persistenza dell'insediamento anche in età romana almeno fino alla prima metà del I sec. d.C.

Notizie storicamente certe dell'esistenza dell’attuale borgo si hanno invece dopo all'anno 1000. Nel 1060 la Bolla di Godano, Arcivescovo di Acerenza, con la quale vengono concessi al nuovo vescovo di Tricarico, Arnaldo, tutte le Cappelle, Monasteri e chiese esistenti sul territorio diocesano, annovera tra i 12 monasteri concessi un “Monasterum Gallicclum”, di probabile origine basiliana come i vicini monasteri di Missanello e di Armento che furono fondati tra il 717 e l'800, quando molti monaci basiliani fuggirono dalla Sicilia per non sottomettersi agli iconoclasti e si insediarono nella zona centro-meridionale della Basilicata.

Nel 1123, nella Bolla inviata da Benevento da papa Callisto III al vescovo di Tricarico, Gallicchio figura non più come monastero ma come semplice parrocchia, così come nella Bolla di Papa Lucio III del 1183.

Durante il regno di Ruggero II d’Altavilla (1101-1154), primo re normanno della Sicilia, nel CATALOGUS BARONUM, Gallicchio viene incluso tra i feudi dipendenti nel 1167 dalla Curia Regis della Contea di Tricarico come infeudato e concesso ad Alessandro, fratello di Guglielmo signore di Missanello. Circa un secolo prima il capostipite della famiglia Messanello, Osmondo era stato creato feudatario di Missanello (da cui prese il nome) da Roberto il Guiscardo, con il titolo di cavaliere e con la servitù, in caso di necessità di fornire, un cavaliere completo di cavallo e uno scudiero.

Oltre a quello di Alessandro, non si conosce il nome di nessun altro feudatario di Gallicchio fino al 1400 circa, quando Giacomo Messanello, succedendo al padre Niccolò, signore di Missanello, aggiunse al suo dominio le terre di Gallicchio e di Castiglione. Il figlio di Giacomo, Ruggiero lasciò quale unica erede Masella che sposò il patrizio napoletano Antonello Gattola. Intorno all'inizio del XVI secolo divenne signora di Missanello, Gallicchio e Castiglione, Francesca Gattola, figlia di Masella Messanello e Antonello Gattola, che andò in sposa a Filippo Coppola, membro di un’antica e potente famiglia napoletana. Da questo matrimonio nacque Decio I Coppola, che nel 1530 ottenne la restituzione dei possedimenti di Missanello e Gallicchio che gli erano stati confiscati per un'accusa di tradimento, pagando la somma di 800 ducati al colonnello Tamis Balescalon.

La famiglia Coppola segnò la storia dei feudi di Gallicchio, Missanello e Castiglione per circa un secolo e mezzo. Nel 1591 Decio II, figlio di Giovan Giacomo I Coppola (+ 12-9-1572), succeduto a Decio I nel 1562, acquistò per la somma di ottomila ducati castigliani il titolo di Marchese di Missanello cercando così di risollevare il prestigio della sua famiglia, che dopo essere stata ricchissima e potentissima nel secolo XV, era caduta in disgrazia a causa delle compromissioni politiche dei suoi membri. La scalata nobiliare dei Coppola fu completata dal nipote di Decio II, Don Giovan Giacomo III (*1603 + ante 1656) figlio di Giovan Giacomo II (+ 8-6-1603), che con diploma del 30-1-1623 ottenne il titolo di Principe di Gallicchio. Il principe Giovan Giacomo III fece costruire il Palazzo detto oggi Baronale e spostò la sua residenza da Missanello a Gallicchio.

I Coppola furono feudatari di Gallicchio sicuramente fino al 1665 anno in cui, Andrea Coppola, 3º principe di Gallicchio, 5º marchese di Missanello e signore di Castiglione, essendo succeduto al fratello Antonio morto molto giovane, fece testamento in favore della zia Beatrice Carafa De Lannoy, principessa di Noia (l'attuale Noepoli), con l’obbligo per i successori d’inquartare l’arma dei Coppola (d'azzurro alla coppa d'oro sostenuta da due leoni)

Nel 1679 Donna Beatrice Carafa, che non fece uso dei titoli di Marchesa e Principessa, lasciò in eredità i tre feudi al figlio Giovan Battista Pignatelli, avuto dal terzo marito Giulio I Pignatelli, 2º Principe di Noia. Per i debiti contratti negli anni precedenti dai Coppola e non onorati dal Barone Pignatelli, le terre di Gallicchio, Missanello e Castiglione furono vendute all'asta nel 1699 e acquistate da Elisabetta Van den Einden Piccolomini, moglie di Don Carlo Carafa, 3º Principe di Belvedere, 6º Marchese di Anzi, e dal figlio Francesco Maria Carafa, che le governarono fino al 1736, quando furono vendute ad un nuovo padrone proveniente da Monopoli, il Barone Cesare Lentini La baronia dei Lentini cessò nel 1806 con l'avvento della dominazione Napoleonica e la promulgazione delle leggi contro la feudalità: nel 1811, in una sentenza della Commissione feudale, Giuseppe Lentini, ultimo feudatario di Gallicchio venne definito per la prima volta ex barone .

Diventato Comune tra il 1807 e il 1808, Gallicchio ha partecipato ai moti antiborbonici e a quelli risorgimentali, ha conosciuto il brigantaggio filoborbonico e, nei decenni successivi all'Unità, la triste piaga della mancanza di lavoro. Il paese è stato, perciò, interessato da forti ondate di emigrazione verificatesi nei primi anni del Novecento e negli anni Cinquanta e Sessanta. Fra il 1901 e il 1911 si emigrava verso gli Stati Uniti, negli anni 50 verso l’Australia, Gli Stati Uniti, l’America del Sud, mentre negli anni Sessanta principalmente verso il Nord Italia, la Germania, la Svizzera, il Belgio, la Francia. Negli ultimi trent'anni si è assistito al fenomeno dell'allontanamento dei giovani istruiti verso altre zone dell’Italia in cerca di fortuna che insieme al bassissimo tasso di natalità in confronto al tasso medio-alto di mortalità, ha contribuito a un continuo e inesorabile calo della popolazione: in meno di trent’anni si è passati 1.130 abitanti del censimento del 1991 agli 856 abitanti dell’agosto 2019, con un indice di vecchiaia molto alto. (Per una trattazione più approfondita delle vicende storiche di Gallicchio e per l’etimologia del nome si rimanda a Dizionario dialettale di Gallicchio a cura di Maria Grazia Balzano, http://www.dizionariogallic.altervista.org/storia/storia_gallicchio.htm)

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2019.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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