Marsicovetere

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Marsicovetere
comune
Marsicovetere – Stemma
Veduta panoramica di Marsicovetere
Veduta panoramica di Marsicovetere
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Sergio Claudio Cantiani (lista civica "Insieme") dall'08/06/2009 (II mandato)
Territorio
Coordinate 40°22′28″N 15°49′34″E / 40.374444°N 15.826111°E40.374444; 15.826111 (Marsicovetere)Coordinate: 40°22′28″N 15°49′34″E / 40.374444°N 15.826111°E40.374444; 15.826111 (Marsicovetere)
Altitudine 974 [1] m s.l.m.
Superficie 38,01 km²
Abitanti 5 465[4] (novembre 2014)
Densità 143,78 ab./km²
Frazioni Arbusto, Arenara, Barricelle, Capizzo, Chiuppo, Cultura, Pedali, Villa d'Agri[2]
Comuni confinanti Calvello, Grumento Nova, Marsico Nuovo, Paterno, Tramutola, Viggiano[3]
Altre informazioni
Cod. postale 85050
Prefisso 0975
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076046
Cod. catastale E977
Targa PZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona E, 2 801 GG[5]
Nome abitanti Marsicoveteresi
Patrono san Bernardino da Siena
Giorno festivo 20 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Marsicovetere
Marsicovetere
Posizione del comune di Marsicovetere all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Marsicovetere all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Marsicovetere (o Marsico Vetere, IPA: [Marsiːkɔːvɛtere], Marsëcuvètrë in dialetto lucano centrale[6]) è un comune italiano di 5.465 abitanti[4] della provincia di Potenza, in Basilicata. È composto dal Centro Storico, posto su una altura e ricadente all'interno del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano, e dalle zone decentrate di Villa d'Agri e Barricelle, che si trovano invece in area pianeggiante.

Marsicovetere è uno dei comuni più importanti della Val d'Agri in virtù della crescita demografica e dei servizi locali nell'ambito urbano di Villa d'Agri, «il cuore pulsante della Valle» [7].

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Centro Storico dal vecchio selciato che porta a Valle
Villa d'Agri dall'alto
« Scorrendo la valle dell'Agri, alla sinistra del fiume, osservando le verdi montagne di faggi, di pioppi e viti, di erbe foraggere e d'incantati papaveri, il viaggiatore incontra con lo sguardo un paese poggiato sulla dorsale delle montagne: è Marsicovetere, ala racchiusa d'un impietrito uccello. »
(Antonio Lotierzo in Marsicovetere)

Il territorio marsicoveterese, avente una superficie di 37,82 km² con una densità di 144,05 abitanti/km², confina a nord con il comune di Calvello, a est con il comune di Viggiano, a sud, in corrispondenza del fiume Agri, con i comuni di Grumento Nova e Tramutola, e ad ovest con i territori di Paterno e Marsico Nuovo. Il Centro Storico è posto a circa 970 m s.l.m., Villa d'Agri e Barricelle a circa 600 metri. Il punto più alto è la vetta del Monte Volturino (1835 m s.l.m.), quello più basso in prossimità del fiume Agri (586 m s.l.m.).

Marsicovetere dista 60 km da Potenza e 115 km da Matera.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La stazione meteorologica più affine per altitudine e vicinanza è quella di Stigliano. Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +3,4 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +22,2 °C[8].

Marsicovetere Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 6,1 7,2 9,8 13,3 18,7 23,4 27,0 27,5 23,1 16,8 12,0 8,4 7,2 13,9 26,0 17,3 16,1
T. min. mediaC) 0,7 0,7 2,6 5,6 10,2 13,9 16,7 17,0 13,9 9,5 5,9 2,6 1,3 6,1 15,9 9,8 8,3

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Basilicata.
« Terra Regia nella Provincia di Matera, ed in Diocesi di Marsiconuovo, la quale giace alla metà del Monte di Viggiano, d'aria salubre, e nella distanza di 60 miglia dalla città di Matera (...). »
(Francesco Sacco, su Marsicovetere,in Dizionario storico del Regno di Napoli, 1796)

Marsicovetere ha origini molto antiche, confermate dai resti di un'antica civitas che lo storico romano Strabone indicò con il nome di Vertina[9]. Alle pendici dell’attuale abitato e quindi non lontano dall’antica Vertina, la potente famiglia romana dei Bruttii Praesentes edificò un'imponente villa di oltre 1700 m2, che fu nel II secolo residenza dell'imperatrice Bruzia Crispina[10], moglie di Commodo.

Nel VII secolo in seguito alla distruzione di Grumentum fu distrutta anche Vertina e i profughi si spostarono sull'altura dove oggi sorge Marsicovetere, per trovare rifugio[11]. Secondo il Racioppi l'etimologia del nome è legata al vocabolo tardo latino Marsicus che vuol dire "luogo paludoso", giacché tale era la valle sottostante, a cui fu aggiunto Vetus per distinguerlo da Marsicus Novus, l'odierna Marsico Nuovo.

Al 1118 è attestata la presenza del castello e del borgo circostante, il cui proprietario era un certo Bartolomeo, che si intitolava inclytus dominus. Tuttavia la particolarità di tale documento è legata all'onomastica del luogo (nell'atto di donazione si legge: «...Bartolomeus de castello Marsici Veteri inclitus dominus...»), si può dunque affermare che nel XII secolo l'insediamento portava già questo nome. Nel 1334 giunse a Marsicovetere Angelo Clareno, un francescano dissidente che fuggiva da Subiaco per contrasti con la Chiesa romana e con la politica ecclesiastica della gerarchia francescana. Qui, nel convento di Santa Maria dell'Aspro, introdusse l'ordine dei Fraticelli e produsse un'effervescenza religiosa fondata su una spiritualità che predicava il rinnovamento della vita in attesa dell’apocalisse (compiendo, secondo alcune fonti, anche alcuni miracoli). Clareno si spense il 15 giugno 1337.

Ben altra importanza assunse Marsicovetere nell'età moderna, infatti re Ferdinando I di Napoli donò, nel 1468, Marsicovetere ad Ettore Caracciolo Pisquizi (patrizio napoletano e fratello di Sergianni Caracciolo, primo ministro al tempo di Giovanna II) con il titolo di Signore. Il primo a essere insignito del titolo di Principe di Marsicovetere da re Filippo III di Napoli fu Salvatore Caracciolo il 4 giugno 1646. Secondo una descrizione dei beni feudali, effettuata dall’erario Giovanni Masino, i principi possedevano un palazzo a Marsicovetere, con un giardino (detto il Giardinello) e una cappella intitolata a San Michele, oltre a un palazzo in campagna con numerosi vigneti intorno. Inevitabilmente menzionati sono anche boschi, terre e mulini. Grazie alla presenza di una delle famiglie più potenti del regno, Marsicovetere fu protagonista di una grande espansione demografica (toccò la soglia dei 4000 abitanti a metà del XVI secolo), urbanistica (con l’edificazione del 1639 della Chiesa di San Pietro, oggi dedicata ai Santi Pietro e Paolo) e culturale (vi fu la nascita di un ceto borghese professionistico e proprietario terriero). I Caracciolo sovvenzionarono a Marsicovetere anche l’educazione per i poveri, come da testamento del principe Nicola Caracciolo, nel 1777. Vi fu nella storia feudale di Marsicovetere una breve parentesi dei di Palma nel 1627, ma i Caracciolo lo riacquistarono immediatamente.

Tra il 1647 e il 1648 Marsicovetere fu coinvolta nei movimenti antifeudali scaturiti nel Regno dopo la rivolta napoletana di Masaniello. Nell'autunno del 1647, data l'assenza del Principe Salvatore Caracciolo, il popolo si ribellò, guidato da Matteo Cristiano che, compiuta l'opera, si diresse verso il mar Ionio attraversando tutta la Val d'Agri. Nel dicembre 1647, Francesco Caracciolo, Duca di Martina e Preside di Basilicata, insieme con il Principe Salvatore Caracciolo, alla testa di 100 soldati, partì da Buccino alla volta di Marsicovetere, attraversando per 60 miglia gli innevati monti lucani con l'intento di stabilirvi un centro contro-rivoluzionario. Non essendo al corrente della rivolta del popolo, una volta giunto vi trovò Ippolito da Pastena alla testa di 400 rivoluzionari. Il 23 dicembre il Duca di Martina fu sbaragliato e costretto a ripiegare di 50 miglia verso Picerno[12]. La vittoria dei rivoluzionari a Marsicovetere bloccò l'avanzata delle forze baronali verso il Metapontino e permise a Matteo Cristiano di unirsi con Francesco Salazar, Conte di Vaglio, e Giovanni Grillo, Marchese di Montescaglioso, per le successive conquiste di Matera e Altamura. Il 16 marzo 1648 le forze baronali ripresero Matera e in poche settimane il potere feudale fu ristabilito in tutta la Basilicata.

I Caracciolo mantennero il feudo sino al 1777, quando alla morte dei principi Nicola e Antonio la Principessa Laura lo vendette al marsicoveterese Bernardo Brussone per 34000 ducati. Nel 1778 le altre famiglie borghesi, impaurite dall’incombenza dei Brussone, proclamarono Marsicovetere Città Regia, chiedendo al sovrano di riconoscere Marsicovetere quale appartenente al Regio Demanio. Il 26 giugno 1782 la Regia Camera assecondò la richiesta, con il benestare di re Ferdinando IV di Borbone.

Nel 1861 Marsicovetere fu annessa al Regno d'Italia, nonostante i conflitti tra i briganti, guidati dal temibile capobanda Angelantonio Masini, e le forze Sabaude. Nel 1857 il paese fu gravemente danneggiato da un violentissimo terremoto che provocò la distruzione del Convento di Santa Maria di Costantinopoli e della seconda chiesa di Marsicovetere, secondo alcuni la chiesa di San Vito. Questo avvenimento segnò per Marsicovetere l’inizio della crisi, scortata da una ricostruzione difficile e in parte ancora non conclusa (il Convento di Santa Maria di Costantinopoli non è mai stato più ricostruito), oltre che dall’emigrazione verso le Americhe. La crisi durò sino agli anni cinquanta, quando iniziò lo sviluppo dell'antica frazione di Pedali, che cambiò il nome in Villa d’Agri di Marsicovetere con delibera municipale n° 4 del 18 gennaio 1955 e conseguente Decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 1957 (si parlò addirittura di chiamarla Colombia o Columbus, in onore dell'On. Emilio Colombo[13].). L'inizio dello sviluppo della frazione iniziò con l'istituzione del Consorzio di Bonifica dell'Alto Agri, che aveva come commissario il conte Prof. Zecchettin. Tramite l'azione del Consorzio furono realizzate strade carrabili, si incrementò la costruzione di acquedotti rurali e si provvide alla regimazione del fiume Agri. Da tale data il comune ha subito profondi cambiamenti con lo sviluppo delle imprese e del terziario. Villa d'Agri rappresenta oggi il cuore pulsante della Val d'Agri e tiene in vita Marsicovetere e la sua storia millenaria.

Dinastia dei Principi Caracciolo Pisquizi di Marsicovetere[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore Caracciolo Pisquizi (+ 1498), patrizio napoletano, Signore di Marsicovetere dal 1468 al 1498;
  • Giovanni Caracciolo Pisquizi (+ 1514), patrizio napoletano, Signore di Marsicovetere dal 1498 al 1514;
  • Ettore Caracciolo Pisquizi II (+ 8-11-1528), patrizio napoletano, Signore di Marsicovetere dal 1514 al 1528;
  • Giovanni Caracciolo Pisquizi II (+ 19-1-1587), patrizio napoletano, Signore di Marsicovetere dal 1528 al 1587;
  • Ettore Caracciolo Pisquizi III (+ 6-5-1593), patrizio napoletano, Signore e barone di Marsicovetere dal 1587 al 1593;
  • Francesco Caracciolo Pisquizi (* 1576 ca. + post 1626), patrizio napoletano, Signore e barone di Marsicovetere dal 1593 al 1626;
  • Orazio Caracciolo Pisquizi (* 1590 ca. + ?), patrizio napoletano, Signore e barone di Marsicovetere dal 1626 al 1646, dopo Gonsalvo di Palma d’Artois, Signore e barone di Marsicovetere nel 1626;
  • Don Salvatore Caracciolo Pisquizi (* 9-1-1627 + 6-4-1668), I Principe di Marsicovetere dal 4 giugno 1646 al 1668, patrizio napoletano;
  • Don Orazio Caracciolo Pisquizi (* 1651 ca. + 31-8-1681) II Principe di Marsicovetere dal 1668 al 1681, patrizio napoletano;
  • Don Giambattista Caracciolo Pisquizi (* 1653/1654 ca. + Napoli 4-6-1725), III Principe di Marsicovetere dal 1681 al 1725, patrizio napoletano;
  • Don Domenico Caracciolo Pisquizi (* 1696 + 16-3-1761), IV Principe di Marsicovetere dal 1725 al 1761, patrizio napoletano;
  • Don Nicola (o Niccolò) Caracciolo Pisquizi (* 1697 + 4-1-1778), V Principe di Marsicovetere dal 1761 al 4 gennaio 1778, patrizio napoletano;
  • Don Antonio Caracciolo Pisquizi (* 1701 + 8-1-1778), VI Principe di Marsicovetere dal 4 all'8 gennaio 1778, patrizio napoletano;
  • Donna Laura Caracciolo Pisquizi, moglie di Don Nicola Caracciolo Pisquizi, ultima principessa di Marsicovetere, vendette il feudo a Bernardo Brussone.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La Villa dell'Imperatrice[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Villa romana di Marsicovetere.

La villa romana di Marsicovetere è una villa rustica scoperta nel 2006 in località Barricelle, abitata dal II secolo a.C. al VII secolo d.C., monumentalizzata in età imperiale allorché fu di proprietà dei Bruttii Praesentes, una famiglia lucana che diede i natali fra gli altri all'imperatrice Bruzia Crispina, moglie di Commodo nel 178.

Si tratta di un sito archeologico i cui primi reperti sono stati rinvenuti nel 2006 nel corso di uno scavo eseguito dall'Eni per la costruzione di un oleodotto. I lavori di scavo sono poi proseguiti a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata. Fino al gennaio 2012 erano stati messi in luce circa 2000 m2 di un vasto complesso edilizio corrispondente al modello di villa rustica residenziale e produttiva delineato da Catone e Varrone, ossia al modello di una costruzione comprendente tre aree: nella zona nord-orientale la pars rustica, destinata al personale di servizio; nella zona sud-orientale la pars fructuaria, comprendente gli impianti dedicati alla produzione soprattutto di olio di oliva e tessuti di lana; nella zona occidentale, la pars urbana, molto ampia e riccamente decorata, comprendente le residenze dei proprietari e degli amministratori della tenuta.

Il castello[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di notte

Fino all'età moderna vi era un castello medioevale nella zona più alta dell'abitato, proprio all'estremità di un caratteristico dirupo roccioso. Successivamente, in data ignota, venne abbattuto per far spazio a un mulino a vento. Oggi di tutto ciò rimangono solto parte delle mura, una torre e la porta d'accesso principale. Quest'ultima è percorsa da via Castello, su cui sono visibili tre portali in pietra, rispettivamente del 1731, del 1806 e del 1811.

La chiesa madre dei Santi Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della chiesa madre

La chiesa madre, completata nel 1639 in stile barocco napoletano, è intitolata ai santi Pietro e Paolo. La chiesa è stata oggetto di due importanti restauri dopo il terremoto del 1857 e il terremoto dell'Irpinia del 1980. La facciata è divisa da lesene, le quali reggono un architrave aggettante, sormontata ai due lati da due sculture, che continua ad alzarsi terminando con un timpano. Fino al Novecento il campanile terminava con una cupola che venne inspiegabilmente demolita (forse per timore di un crollo). L'edificio è a croce latina, con una sola navata e con sei cappelle, un tempo di proprietà delle famiglie nobili (la cappella del Carmine e di San Gaetano era dei Principi Caracciolo). Prima del terremoto del 1857 il soffitto e l'abside erano adornati con ampi affreschi raffiguranti scene sacre e angeliche. La porta in bronzo fu donata nel 1893 (come recita l'iscrizione sulla porta stessa) dalla colonia marsicoveterese di Philadelphia. Possiede un coro in legno intatto, restaurato nel 1999; l'altare maggiore (dedicato alla Vergine Maria e ai Santi Pietro e Paolo) e gli altari delle cappelle del transetto sono in marmo (i restanti in pietra), e seguono una linea barocca; vi sono inoltre due leoni in pietra che sostengono il fonte battesimale del XVI secolo. La chiesa possiede dipinti di scuola napoletana del Settecento: i più rilevanti raffigurano san Giovanni Battista, san Bernardino e l’incoronazione di Maria. Sono presenti inoltre sei statue, tra cui:

  • la Madonna lignea del XIV secolo, ribattezzata Madonna del Giubileo nel 2000 e posta su un trono con Gesù sul braccio sinistro. La statua è in legno massiccio e un tempo era posta sulla facciata dell’edificio;
  • la Madonna Assunta del Volturino, databile al XVIII secolo, che, frontalmente in piedi su una nuvola, circondata da teste alate di cherubini, è in atteggiamento di estasi, con il ginocchio destro poggiato sulla parte più alta delle nuvole, con le braccia aperte e con lo sguardo rivolto verso l’alto. Veste una tunica gialla, su cui scorre un’altra veste trapuntata di fiori e con una cintura alla vita. Un manto azzurro e un velo color giallo completano l’abbigliamento;
  • la Madonna del Rosario, databile anch’essa al XVIII secolo, la quale è posta in piedi con Gesù in braccio. Veste un manto floreale che venne intessuto in parte con fili d’oro;
  • San Bernardino, patrono del comune di Marsicovetere, è rappresentato con il dito destro alzato, in fase d'oratoria, e con il Cristogramma IHS.

La chiesa della Beata Vergine Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Beata Vergine Addolorata

La chiesa della Beata Vergine Addolorata viene eretta tra il 1956 e il 1958 con la conseguente istituzione dell'omonima parrocchia che il 1º marzo 1958 si stacca dalla storica SS. Apostoli Pietro e Paolo del centro storico. La chiesa segue le linee del razionalismo italiano degli anni cinquanta ed è abbellita dal portale in pietra cinquecentesco che apparteneva al monastero di Santa Maria di Costantinopoli.

Il Santuario della Madonna del Volturino[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Madonna del Volturino

Il nuovo santuario della Madonna Assunta è stato consacrato nel 2008, tre anni dopo la posa della prima pietra. Il Santuario è sede del simulacro della Madonna Assunta dall'ultima domenica di maggio al 15 agosto di ogni anno. L'esterno è completamente rivestito in pietra di Gorgoglione mentre l'interno è caratterizzato dal contrasto tra le due pareti longitudinali della navata: una semplicemente intonacata e scandita dalle vetrate e l'altra completamente rivestita in pietra e interrotta da un portale del Seicento che è d'accesso alla sagrestia. All'esterno del santuario vi è un altare posto sulla sommità di un declivio dove avvengono le celebrazioni all'arrivo e alla partenza della Madonna.

I monasteri[modifica | modifica wikitesto]

Gli unici monasteri rimasti sono quelli di Santa Maria di Costantinopoli, sito ai piedi del centro storico e commissionato dal Principe Ettore Caracciolo nel 1575 al celebre architetto Pignaloso Cafaro, e di Santa Maria dell'Aspro, del Trecento, dove visse gli ultimi anni della sua vita Angelo Clareno.

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Tra le costruzioni d'epoca moderna del centro storico si annoverano i palazzi Piccininni, un tempo residenza dei Caracciolo, e Tranchitella su corso Garibaldi, i palazzi Ziella e Rossi su corso Vittorio Emanuele II e Palazzo Pascale su via Roma. Importante è anche l'antica residenza di campagna dei Principi Caracciolo, una massiccia costruzione con cortile interno, che sovrasta Villa d’Agri. Risale al 1830 la chiesetta della Madonna della Neve su Via Porta Maggiore. Della prima metà del Novecento sono la villa comunale in piazza Guglielmo Marconi, il monumento ai caduti marsicoveteresi di ogni guerra, un obelisco sormontato da un’aquila in bronzo, e la fontana in commemorazione di Antonio Di Gilio, posta in una villetta al termine di corso Vittorio Emanuele II. Alla seconda metà del secolo risalgono invece il nuovo Municipio del centro storico e i portici di piazza Zecchettin, ristrutturati nel 2009.

Aree naturali: il monte Volturino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Monte Volturino.

Il patrimonio ambientale è valorizzato dagli impianti sciistici con pista da sci, lunga all'incirca 2 km, di difficoltà medio/alta, e skilift per principianti.

A poca distanza dalla vetta è situato il Santuario della Madonna Assunta.

Popolazione e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[14]

Marsicovetere negli ultimi cinquanta anni si è affermato come comune capofila della Val d'Agri con una crescita del 1,25% media annua[15] .

Il comune è sede dei maggiori servizi comprensoriali:

Con l'istituzione della zona PEEP Villa al Sole, Marsicovetere ha inaugurato una nuova fase di espansione urbanistica con l'edificazione di case unifamiliari tra il Centro Storico e Villa d'Agri.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Feste e ricorrenze religiose[modifica | modifica wikitesto]

Maria SS. Assunta del Monte Volturino

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • 14 agosto, Rassegna enogastronomica dei vini e del tartufo lucano

Persone legate a Marsicovetere[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Clareno (1225-1337) - religioso - fondatore dell'Ordine dei Fraticelli
  • Ottaviano Caracciolo dei Signori di Marsicovetere (+1535) - religioso - Vescovo di Marsico
  • Venerabile Fabrizio Agostino Caracciolo dei Principi di Marsicovetere (1555-1615) - religioso - Abate di Santa Maria Maggiore a Napoli - fondatore dell'Ordine dei Chierici regolari minori (Caracciolini)
  • Fabrizio Caracciolo dei Principi di Marsicovetere (1578-1630) - religioso - Vescovo di Tropea, Catanzaro e Oppido Mamertina
  • Matteo Cristiano (1616-1653) - rivoluzionario - capeggiò la rivolta di Marsicovetere del dicembre 1647
  • Ippolito da Pastena (1615-1656) - rivoluzionario - alla testa dei rivoluzionari vinse la battaglia di Marsicovetere del 23 dicembre 1647
  • Angelantonio Masini (1837-1864) - brigante - fu tra i più temibili briganti postunitari e tra i massimi ricercati in Basilicata, dopo Ninco Nanco e Carmine Crocco
  • Tommaso Morlino (1925-1983) - politico
  • Angelo Montano (1971-2014) - attore

Dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Il dialetto di Marsicovetere è inserito nei dialetti della Basilicata centrale, sia pure con peculiarità proprie dovute alla particolare posizione geografica.

Tale tipologia di dialetto lucano include la parte centrale della regione, cioè i comuni dell'alta e media Val d'Agri, del Cavone e del Basento, interessando sia comuni della provincia di Potenza che i comuni montani della provincia di Matera, tra cui Aliano, Craco, Ferrandina, Salandra, Accettura, San Mauro Forte.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

Gli aeroporti internazionali più vicini sono:

Altri aeroporti civili e militari facilmente raggiungibili sono:

Le aviosuperfici più vicine sono:

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La più importante squadra calcistica cittadina è la Bianco e Celeste.svg ASD Villa d'Agri Calcio, che attualmente milita nel campionato di Eccellenza Basilicata, in conseguenza della vittoria nel campionato di Promozione conseguita nella stagione 2012-2013.

I colori sociali della squadra sono il bianco e il celeste.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel 1990 come Sporting Villa d'Agri, la squadra ha militato complessivamente 9 volte nel Campionato di Eccellenza Basilicata, massimo torneo calcistico regionale, vincendo peraltro l'edizione 1995-1996.

Conobbe il suo momento sportivo migliore nella stagione seguente, quando disputò la sua prima e unica stagione nel girone H del Campionato Nazionale Dilettanti 1996-1997, concludendo al 15º posto con 40 punti e perdendo i play-out contro il Frenter Larino col risultato di 5-3, maturato dopo i tiri di rigore (1-1 dopo i tempi supplementari).

Nella stagione 1997-1998 sfiorò la sua seconda promozione in Serie D perdendo i play-off nazionali in finale contro la Società Sportiva Barletta Calcio (0-0; 0-2), dopo aver superato in semifinale i calabresi del Torretta Crucoli (0-0; 1-3).

Il Villa d'Agri ha vinto la Coppa Italia Eccellenza Basilicata nell'edizione 1994-95, perdendo inoltre in finale nell'edizione 1995-1996 contro l'Angelo Cristofaro di Oppido Lucano (2-0; 3-1), e nel 1997-1998 contro il Pescopagano (1-2; 2-1, 6-4 d.t.r.). Ha partecipato inoltre alla Coppa Italia Dilettanti (Fase Eccellenza) 1994-1995, uscendo al 1º turno contro il Giovani Lauro.

Nella stagione 2012-2013 partecipa al campionato di Promozione Lucana giungendo secondo e ottenendo la promozione in Eccellenza dopo 13 anni di assenza.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria del Villa d'Agri Calcio

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Campionati regionali

  • 1 campionato di Eccellenza del Comitato Regionale Basilicata.

1995-1996.

Trofei regionali

1994-1995

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Campionati Nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione

D

1 1996-1997 1996-1997

Campionati Regionali[modifica | modifica wikitesto]

  • 9 campionati di Eccellenza del Comitato Regionale Basilicata.

(1992-1993, 1993-1994, 1994-1995, 1995-1996, 1997-1998, 1998-1999, 1999,2000, 2013-2014, 2014-2015)

  • 3 campionati di Promozione del Comitato Regionale Basilicata.

( 1991-1992, 2000-2001, 2012-2013)

Galleria immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ in corrispondenza della Casa Comunale, di coordinate lat.40°22'28.47"N - long.15°49'34.52"E
  2. ^ dati Istat 2001
  3. ^ dati del ministero dell'ambiente
  4. ^ a b ISTAT, Bilancio demografico (provvisorio), maggio 2014.
  5. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  6. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 380.
  7. ^ [cit.] di Emilio Colombo
  8. ^ Tabella climatica
  9. ^ Strabone cita nella Geografia una fiorente città, Vertina, nelle vicinanze di Grumentum (oggi Grumento Nova). In virtù di importanti rinvenimenti archeologici nell'area di Marsicovetere, gli esperti ipotizzano che essa potesse sorgere su un'altura contigua all'attuale abitato, in zona Tempa di San Nicola.
  10. ^ Alfonsina Russo, Maria Pina Gargano, La villa dell’imperatrice Bruttia Crispina. Il progetto di valorizzazione della villa romana di Barricelle di Marsicovetere in La valorizzazione dei siti archeologici: obiettivi, strategie e soluzioni, p. 20. URL consultato il 5 giugno 2015.
  11. ^ Tesi sostenuta da Antonio Lotierzo in Marsicovetere medievale e moderna e dal Racioppi
  12. ^ http://www.old.consiglio.basilicata.it/pubblicazioni/basilicata600/Lamboglia3.pdf
  13. ^ Sen. Lionello Romania "Piccole cronache di Paese" , pag 124.
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  15. ^ Bilancio demografico, ISTAT.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Lotierzo, Marsicovetere medievale e moderna: storia ed immagini, Napoli, Istituto grafico editoriale italiano, 1986.
  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C.,, 1889.
  • Giacomo Racioppi, Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C.,, 1889.
  • Enrico Pani Rossi, La Basilicata, libri tre: studi politici, amministrativi e di economia publica, Coi Tipi di G. Civelli, 1868.
  • Michele Lacava, Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero: e delle cospirazioni che la precedettero..., Cav. A. Morano, 1895.
  • Archivio di Stato di Napoli, Archivi privati: inventario sommario, Napoli, Ministero dell'Interno, 1953.
  • Giovanni Battista Bronzini, Vita tradizionale in Basilicata, Ed. Montemurro, 1964.
  • Giovanni Antonio Colangelo, La Diocesi di Marsico nei secoli XVI-XVIII, Edizioni di storia e letteratura, 1978.
  • Antonio Cestaro, Antonio Lerra, Il Mezzogiorno e la Basilicata fra l'età giacobina e il decennio francese: atti del convegno di Maratea, 8-10 giugno 1990, Venosa, Edizioni Osanna, 1992.
  • Archivio centrale dello Stato, Guida alle fonti per la storia del brigantaggio postunitario conservate negli Archivi di Stato, Roma, Ministero per i beni culturali e le attività culturali, 1999, ISBN 978-88-7125-198-1.

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