Lagonegro

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Lagonegro
comune
Lagonegro – Stemma Lagonegro – Bandiera
Lagonegro – Veduta
Lagonegro centro, inizio viale Roma
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
SindacoPasquale Mitidieri (Riviviamo Lagonegro) dal 5-6-2016
Territorio
Coordinate40°08′N 15°46′E / 40.133333°N 15.766667°E40.133333; 15.766667 (Lagonegro)Coordinate: 40°08′N 15°46′E / 40.133333°N 15.766667°E40.133333; 15.766667 (Lagonegro)
Altitudine666 m s.l.m.
Superficie113,07 km²
Abitanti5 410[1] (30-4-2018)
Densità47,85 ab./km²
FrazioniCasale Serino, Cervaro, Farno, Fecìla, Fortino, Malpignata, Pennarone, Strette
Comuni confinantiCasalbuono (SA), Casaletto Spartano (SA), Lauria, Moliterno, Montesano sulla Marcellana (SA), Nemoli, Rivello, Tortorella (SA)
Altre informazioni
Cod. postale85042
Prefisso0973
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076039
Cod. catastaleE409
TargaPZ
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 120 GG[2]
Nome abitantilagonegresi
Patronosan Nicola di Bari
Giorno festivo6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lagonegro
Lagonegro
Lagonegro – Mappa
Posizione del comune di Lagonegro all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale
Antico Sigillo Porta di Ferro

Lagonegro (Launìvere in dialetto lucano[3]) è un comune italiano di 5 410 abitanti[1] della provincia di Potenza, in Basilicata

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune sorge a 666 m s.l.m. nel territorio della Valle del Noce nella parte sud-occidentale della provincia al confine con il settore sud-orientale della provincia di Salerno; vicini e ben collegati al paese sono anche i comuni della Calabria settentrionale del golfo di Policastro sul mar Tirreno. Nel suo territorio si trova il monte Sirino (2005 m s.l.m.).

La posizione geografica di Lagonegro è a metà strada tra il mare e le montagne. Di particolare importanza è l'orografia; allo studio dei monti e dei minerali si è dedicato nelle sue ricerche lo scienziato lagonegrese Giuseppe De Lorenzo. La zona è ricchissima di sorgenti e non mancano i laghetti. Il suo territorio presenta una ricca fauna e una variegata flora contraddistinta dalla consistente presenza di castagneti e faggeti.

Confina con i comuni di: Rivello (14 km), Nemoli (15 km), Casalbuono (SA) e Casaletto Spartano (SA) (20 km), Lauria (22 km), Tortorella (SA) (27 km), Moliterno (33 km) e Montesano sulla Marcellana (SA) (35 km). Dista 93 km da Potenza e 153 km dall'altro capoluogo di provincia lucano, Matera.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è caratterizzato da inverni rigidi e umidi e da estati mitigate dalla posizione geografica di Lagonegro, che la interpone a metà strada tra i rilievi del Sirino e il mar Tirreno.[senza fonte]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

"Di esso fu scritto: «Quem Nerulum dixere, Lagus post nomine niger | Iamdiu Lucanis, quae sibi fama Liber», ma l'esser colà l'antica Nerula fu contraddetto dai moderni topografi, e la mutazione in Lacus Liber[4], non fu ritenuto dagli stessi cittadini. Vuolsi invece fosse sorta all'epoca Longobarda ed il nome avesse tolto da un lago o stagno formato dal Tanagro detto pur Negro."

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della cittadina sono controverse, dall’ipotesi della città fortificata dell’Impero Romano “Nerulum” alla teoria più accreditata che fa derivare il borgo da un solo insediamento romano denominato Vicus Mendicoleius;[senza fonte] infatti appena fuori del borgo antico c’è una chiesa (detta del Rosario) sorta su un tempio pagano dedicato a Giunone[5]. Tra VII e VIII secolo avvenne l'insediamento di monaci Basiliani di origini bizantine o bulgare sulla rupe del castello con il nome di Lacus Niger[6]/Lacus Neruli[7] Abitata da questa comunità di monaci, forse la chiesa di San Nicola che svetta sul borgo, risalente al IX-X secolo, è opera conseguente allo stabilirsi di tali predicatori. Fu fortificata dai Longobardi di Salerno e in seguito assegnata dai Normanni alla contea di Lauria, per poi divenire feudo di diverse famiglie. Nel 1551, grazie all'opera di Paolo Marsicano riuscì a liberarsi del potere feudale annettendosi al Demanio Regio cambiando il nome in Lacus Liber[8]. Nel 1649, la città di Lagonegro fu messa all’asta e costretta per la seconda volta a versare una somma rilevante al fisco regio per mantenere il privilegio di città demaniale.Con precisione nel basso medioevo , il borgo è citato col suo attuale nome “che pare derivi dalle scure acque di un lago appenninico situato nei dintorni e poi scomparso[senza fonte]“ viene fortificato appunto nel IX-X secolo da mura e torri di cui ancora restano visibili talune tracce. Di queste opere è molto suggestiva la porta di ingresso al borgo denominata : “Porta di Ferro la cui parte in pietra è stata rifatta nel 1552, al di sopra della porta c'è lo stemma della città post-feudale: S. Michele Arcangelo che uccide il drago.

Antico Sigillo

A partire dal 968, i suoi territori, costituirono una delle turme del thema di Lucania[9].

Lagonegro medievale

Nel periodo feudale , la cosiddetta "terra" di Lagonegro fece parte, della contea di Lauria. Passò successivamente nel 1463 a Vinceslao Sanseverino, dodicesimo conte di Lauria. Non avendo figli maschi ammogliò sua figlia Luisia con Barnaba Sanseverino, fratello di Roberto principe di Salerno, dandole in dote il suffeudo di Lauria consistente in Lauria, Ursomarso, Layno, Castelluccio, Trecchina e cedette le sue ragioni sopra Torturella, Cuccaro, Lagoniro, Rocca, Policastro, Rivello, Scalea e Bervicaro.

L'11 agosto del 1498 il re Federico donò Lagonegro a Gaspare Saragusio, devoluta per ribellione di Guglielmo Sanseverino, la di cui figlia Giovanna la vendé poi a Vincenzo Carafa. Nel 1548 il Carafa la vendé a Giacomo Cossa col patto di retrovenderla. Nel 1550 il Vincenzo Carafa cedé il dritto di ricomprarla per ducati 6000 a Luigi Carafa, il quale, acquistò poi per ducati 20.000. I cittadini però come già menzionato precedentemente dal 1551 al 1649 dopo una lunga opera legale la ricomprarono per ben due volte divenendo così città demaniale.

Il distretto di Lagonegro nell'allora provincia di Basilicata, nel Regno delle Due Sicilie

Nel 1799 aderì alla Repubblica Partenopea [1] e al Regno di Napoli e nel 1806 fu occupata dai francesi che divisero la Basilicata in 3 distretti con capoluoghi: Lagonegro, Potenza e Matera, Melfi entrò successivamente nel 1816 come quarto capoluogo con la restaurazione del Regno delle Due Sicilie da parte dei Borbone . All’epoca il distretto di Lagonegro dopo quello di Potenza era il più popoloso con 111.532 abitanti (di cui 10.599 nel capoluogo omonimo[10]) seguito da Melfi con 89.864 e infine Matera con 88.261[11]. Poi con l’avvento di un’ondata rivoluzionaria che scosse l'Europa qualche decennio dopo nel 1848 che toccò anche il Regno delle Due Sicilie e di conseguenza anche il distretto di Lagonegro con sommosse in tutto il regno. I cittadini temendo fame e guerre, tra il 1848 e il 1855 centinaia di famiglie lagonegresi si avventurarono espatriarando nel nuovo continente americano, precisamente in Argentina a Chacabuco fondata insieme con i conterranei di Moliterno, Francavilla, Senise e con i vicini campani di Sapri, con Legge Provinciale del 5 agosto 1865, con il nome di Guardia Nacional. In epoca contemporanea la città di Chacabuco conta 43.000 abitanti.

Massoneria e monarchia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1807 sorge a Lagonegro la prima loggia massonica-carbonara (fra le primissime in Basilicata) che fu chiamata "la Filarete Lucana"[12] è stato rinvenuto e si conserva il suggello di quella loggia in bronzo, coi segni della massoneria del compasso, della squadra e dei tre puntini con la denominazione in giro: "la filarete lucana o (oriente) di Lagonegro." nel 1911, essendo stata istituita una loggia massonica col rito scozzese antico ed accettato, esso ha rievocato e assunto lo stesso nome di Filarete Lucana, servendosi dello stesso suggello"

Nel 1852, soggiornò a Lagonegro re Ferdinando II delle Due Sicilie.[13]

E più recentemente nel 1936, soggiornò a Lagonegro Umberto ll .

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Con D.P.R. del 22 aprile 1958 Lagonegro è stato insignito del titolo di città.[14]

Titolo di città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di città
— 22 aprile 1958

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[15]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 Lagonegro fu elevata a concattedrale della diocesi di Tursi-Lagonegro, che comprende tutta la fascia di territorio lucano dal Tirreno allo Jonio.

Tradizioni e il folclore[modifica | modifica wikitesto]

San Nicola patrono di Lagonegro
Cappella del “Seggio”

Nella cultura di Lagonegro vi è la festività dedicata alla Madonna delle Nevi alla quale è stata dedicata un santuario sul Massiccio del Sirino che ogni anno richiama molti fedeli da tutto il Lagonegrese e da altre zone della Basilicata. La festività si articola in tre momenti: nella terza domenica di giugno la sua statua viene portata a spalle sul Monte Sirino, facendo tappa presso la località Vrushco; il 4 e 5 agosto la festa si tiene sulla cima del monte Sirino, presso la cappella dedicata alla Madonna: per l'occasione molti lagonegresi organizzano un lungo campeggio sul monte, mentre il giorno della festa altri concittadini si fermano dopo il rito religioso per una scampagnata; la terza domenica di settembre, giorno della vera e propria festa patronale del paese, la statua della Madonna delle Nevi viene riportata a spalle a Lagonegro e riposta presso la cappella del "Seggio", per poi essere trasportata il giorno dopo con una lunga processione tra le vie del paese nella Cattedrale, che la ospiterà per tutto l'inverno.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Nicola al castello
Chiesa di Sant'Anna
Palazzo Corrado
Fontana Monumentale G.Murat
Incisione G.Murat
Mascherone 1813
Lapide Fontana “Canterano”
Mascherone Fontana del “Canterano”
rotonda monumentale
Rotonda monumentale
Monumento ai caduti

I più importanti monumenti ed edifici sacri dell'antichità furono i templi dedicati agli dei romani dove da ruderi in via G.Aldino in pieno centro storico sorge la chiesa “Del Rosario"[5] che prende il posto ad un tempio dedicato a Giunone divinità romana moglie di Giove dea del matrimonio e del parto. Nell’Evo Antico tra il IX e X secolo si materializzò nel borgo antico la prima grande costruzione cristiana, la Concattedrale di San Nicola[16] sull'apogeo del castello, susseguita dagli eremi basiliani come Santa Maria degli Angeli. Nell’epoca rinascimentale soprattutto per la folta e potente presenza clericale e delle famiglie nobiliari a partire dal XVI secolo ci fu una diffusa costruzione di chiese, ad oggi il retaggio è considerevole in rapporto ai residenti: 33 chiese[17] poste tutte nel centro e nel borgo antico senza considerare le strutture delle frazioni e quelle postmoderne, tra queste spicca la chiesa “Dorico barocca” di S.Anna[18] del XVII monumento Nazionale. In evidenza sovrasta il centro storico la sopra citata Concattedrale della diocesi omonima chiesa di San Nicola al castello, la chiesa del “Purgatorio”, la chiesa di origine templare della “Candelora” . Poi ancora del “Crocifisso”, del “Carmelo” dell’Assunta e alle opere d’arte in esse custodite. Insieme alle croci monumentali del castello e di piazza Bonaventura Picardi. Tra le opere d’arte Rinascimentali “monumentali civili” più importanti e imponenti si annoverano alla lunga lista Palazzo Corrado[19] oggi sede museale; e quelle dell’epoca Napoleonica “Palazzo di città” sede comunale e la suggestiva Fontana G. Murat[20]. La fontana, in pietra di forma circolare, è composta da due vasche una inferiore ed una superiore con vari mascheroni e zampilli, l'opera fu fatta costruire alla fine del 1812 su ordine del Re di Napoli Gioacchino Murat così come recita la parte finale dell’ incisione in Latino sulla vasca inferiore: “IOACHINI NAPOLEONIS A.D MDCCCXIII” e vasca superiore A.D. 1813, per approvvigionamento delle truppe napoleoniche alloggiante in città e in località Fortino, frazione di Lagonegro. Originariamente collocata al centro di viale Roma fu poi traslocata successivamente in piazza Trento e Trieste (oggi ribattezzata piazza Bonaventura Picardi in onore al Senatore più volte sottosegretario all'Industria, al Commercio e al Tesoro della Repubblica italiana) dove attualmente si erge. Non meno importanti e degne di nota le antiche fontane del “Canterano"[21] con tre mascheroni con lapide suffissa, quella del “Rosario” e di casal Parisi, senza dimenticare i monumenti sulla Rivoluzione Napoletana ove Lagonegro patì il sacrificio del suo cittadino Cristoforo Grossi[22][23], ricordandolo con una lapide monumentale, il medico rivoluzionario al quale fu tolta la vita il 1° febbraio 1800 a Napoli in piazza Mercato e il suo cadavere sepolto nella chiesa del Carmine Maggiore nello storico e monumentale tempio “dove fu anche sepolto nel 1647 Il leggendario “capo” rivoluzionario napoletano Masaniello ma da li tolto nel 1799 per mire politiche di un dispotico sovrano, sotto l’arco, come disse il poeta, era solo stato sepolto Corradino"[24]”. Le opere monumentali del XX secolo si annoverano L’imponente monumento ai caduti in villa comunale e quello sull’attuale agenzia delle entrate, più i mezzi busti in cui si ritrae lo scienziato e filosofo Giuseppe De Lorenzo. Di recente si è realizzata un'opera mausoleo dedicata alla città in una rotonda al centro di viale Roma, di fronte alla piazzetta intitolata al compianto cantautore musicista e poeta lagonegrese Pino Mango.

Miti e leggende[modifica | modifica wikitesto]

La Leggenda popolare narra di Lisa Gherardini meglio conosciuta come “la Monna Lisa” di cui Pino Mango dedico una canzone”, l’illustre modella che Leonardo Da Vinci trasse nell’dipinto celeberrimo “La Gioconda”, non solo ma anche lo scrittore russo Dmitrij Sergeevič Merežkovskij autore nel 1901 "del romanzo “La Resurrezione degli Dei"[25]. Il romanzo su Leonardo da Vinci dove colloca la morte della modella leonardiana in Lucania precisamente a Lagonegro. Così recita il testo: “Monna Lisa mori per una infezione un morbo alla gola” in una piccola e oscura città di nome Lagonegro. Il marito, messer Francesco del Giocondo era in viaggio verso le Calabrie per chiudere un affare di pelli di montone e l’aveva lasciata a soggiornare nella vicina cittadina lucana. La morte sarebbe sopraggiunta nel 1506/1542 per una forte febbre improvvisa. Alcune sono le varianti dell’anno e l’appropriarsi del luogo di morte della modella Leonardiana, ma a tutt’oggi non ci sono fonti incontrovertibili, il mistero rimane e si infittisce anche dopo i ritrovamenti di alcuni documenti nella città di Firenze che proverebbero la dipartita della “modella” nella città del giglio.

Il mistero del “666” , numero legato alla cittadina lucana di certo non in modo “avventizio”; è citato nell’ ultimo Libro della Bibbia ovvero L’Apocalisse attribuita secondo tradizione all’Apostolo Giovanni; quindi è sia l’altezza “s.l.m” da cui la cittadina si erge, ed è anche la data della costruzione della chiesa di Sant'Anna “1666” incisa sulla facciata superiore, il tutto richiama racconti di forze iniziatiche ed esoteriche allusioni bibliche e mitologiche, visite Templari segrete e storie passate di pellegrinaggi iniziatici in loco .

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Monna Lisa Museum presso Palazzo Corrado.

Lapide Merežkovskij in Lagonegro .jpg

Teatri e Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Cineteatro Iris presso via Napoli.

Volontariato[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1º gennaio del 1998 è presente sul territorio l'associazione di Protezione Civile "i Sirenesi", il nome dell'associazione è stato scelto perché devoti al santuario della Madonna Del Sirino[senza fonte]. L'associazione ha partecipato ai soccorsi in numerose calamità nazionali importanti come il terremoto dell'Emilia del 2012 e il terremoto dell'Aquila del 2009.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Lagonegro è sede di numerosi servizi ed uffici pubblici, tra cui diverse scuole secondarie di secondo grado:

  • l'Istituto d'Istruzione Secondaria Superiore De Sarlo, comprendente un liceo linguistico, un liceo psicopedagogico ed un liceo scientifico;
  • l'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri Vittorino D'Alessandro, per le specializzazioni di ragioniere e geometra;
  • l'Istituto Professionale per l'Agricoltura e l'Ambiente Giustino Fortunato, coordinato dalla sede centrale di Potenza.
  • Lagonegro è inoltre sede distaccata dei corsi universitari di infermieristica della Scuola di Scienze della Salute Umana dell'università di Firenze prima[26] e dell'università di Foggia poi.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

A 20 chilometri dal centro abitato, il comprensorio sciistico Lago Laudemio-Conserva di Lauria con numerose piste e attività ricettive. Il comprensorio è aperto parzialmente dalla stagione invernale 2017/2018.[senza fonte]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Lagonegro, all'incirca a metà strada tra Salerno e Cosenza, è situato in un punto nevralgico dei collegamenti vìari della Basilicata sud–occidentale ed è, in modo particolare, zona di transito per i viaggiatori che si spostano tra le regioni Campania e Calabria. Difatti, in tale zona, sono presenti due svincoli dell'autostrada A2 Salerno-Reggio Calabria:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Lagonegro e Stazione di Lagonegro (FCL).

Il comune di Lagonegro in passato era servito da due linee ferroviarie con due stazioni, entrambe di capolinea nel medesimo, poi dismesse. Una era la Lagonegro-Castrovillari-Spezzano Albanese, linea a scartamento ridotto di gestione FCL; essa fu chiusa e rimossa nel tratto da Lagonegro fino alla successiva stazione negli anni cinquanta causa bradisismo e cedimento strutturale del ponte in uscita da Lagonegro chiamato "Serra". L'altra era la Sicignano degli Alburni-Lagonegro soppressa e chiusa nel 1987 a causa dei lavori di ammodernamento ed elettrificazione della linea Battipaglia-Potenza-Metaponto e mai più riaperta.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

È inoltre servita da numerose linee di autobus urbani ed extra–urbani; questi ultimi sostituiscono la ex ferrovia e portano ogni giorno circa 7000 pendolari, tra studenti e lavoratori.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo di città, sede comunale

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio della città è l'A.S.D. Soccer Lagonegro [27] che milita in Eccellenza.

In passato il Lagonegro Calcio ha disputato partite in Lega Nazionale Dilettanti e detentore della Coppa Italia di categoria

Coppa Italia Dilettanti Basilicata .jpg

Nella pallavolo è presente la Rinascita Volley '78 Lagonegro che milita nella Serie A (pallavolo maschile) Nazionale.

Lagonegro è stata più volte arrivo e partenza di tappa del Giro d'Italia: 1995 ,1999 , 2008[28]

Di conseguenza è praticato il ciclismo, che ha tutt’ora molti talenti giovanili per il panorama nazionale, poi l'atletica con molti atleti che partecipano frequentemente a campionati provinciali, regionali e nazionali vantando come maratoneta a livello mondiale l’ex atleta Tiziana Alagia . È praticato anche lo sci sugli impianti del Sirino e l'escursionismo sui monti del circondario.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 340.
  4. ^ come nota lo storico Giacomo Racioppi
  5. ^ a b Super User, La chiesa del Rosario, su www.basileusonline.it. URL consultato il 30 aprile 2018.
  6. ^ Lacus Niger
  7. ^ Lacus Neruli
  8. ^ Lacus Liber
  9. ^ Spiritualità e società religiosa greca nell'Italia Meridionale e la Sicilia, pp. 25-26-27
  10. ^ www.uniba.it, https://www.uniba.it/ricerca/centri-interuniversitari/criat/ricerche/ricerche-in-corso/atlante-storico/l2019atlante-corografico-storico-e-statistico-del-regno-delle-due-sicilie/l2019atlante-corografico-storico-e-statistico-del-regno-delle-due-sicilie-di-benedetto-marzolla. URL consultato il 6 dicembre 2018.
  11. ^ Regno delle due Sicilie : Abitanti distretto di Lagonegro, su ilportaledelsud.org.
  12. ^ Avv. Carlo Pesce ”storia della Città di Lagonegro pag.341"
  13. ^ Il Re Ferdinando II Delle Due Sicilie a Lagonegro Capoluogo di distretto lucano del Regno, su archiviostorico.blogspot.com.
  14. ^ Ufficio araldico - Fascicoli comunali, Archivio Centrale dello Stato, 15 gennaio 2014. URL consultato il 15 marzo 2018.
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  16. ^ Super User, La chiesa di S. Nicola al Castello, su www.basileusonline.it. URL consultato il 30 aprile 2018.
  17. ^ Redazione, Lagonegro arte e mistero. A Spasso nel Borgo delle 33 Chiese. URL consultato il 30 aprile 2018.
  18. ^ Super User, La chiesa di Sant'Anna, su www.basileusonline.it. URL consultato il 30 aprile 2018.
  19. ^ Palazzo Corrado
  20. ^ G.Murat
  21. ^ Canterano
  22. ^ Cristoforo Grossi
  23. ^ Pesce, Carlo, Lagonegro nel 1799 e Cristoforo Crossi : conferenza tenuta in Lagonegro il 1. febbraio 1900, 1900, DOI:10.14273/unisa-904. URL consultato il 20 novembre 2018.
  24. ^ Cristoforo Grossi, su comunedipignataro.it.
  25. ^ La Resurrezione degli Dei
  26. ^ Università dì Firenze, su infermieristica.unifi.it.
  27. ^ Soccer Lagonegro '04
  28. ^ www2.raisport.rai.it, http://www2.raisport.rai.it/news/eventi/giro1999/199905/19/3742ebff03df7/.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Guillou, Spiritualità e società religiosa greca nell'Italia Meridionale e la Sicilia, Bari, Istituto Superiore di Teologia Ecumenica "S. Nicola", 1972.
  • Alessandro Falcone, Delle notizie con discorsi Istorici per la Città di Lagonegro (Trascr. dal ms risalente al 1730 a cura di Carlo Calza)
  • Carlo Pesce, Storia della Città di Lagonegro, Stab. Tip. Pansini, Napoli, 1913
  • Raffaele Raele, La Città di Lagonegro nella sua vita religiosa, Buenos Aires, 1944
  • Giuseppe Guida, Profili di personaggi lagonegresi, Fasano Editore, Cosenza, 1988
  • Carlo Calza, Libro di Statuti e Capitoli della Regia Città di Lagonegro, Zaccara Editore, Lagonegro, 1990
  • Vincenzo Fucci, Madonna degli Angeli una identità ritrovata, Parallelo 88, Reggio Calabria, 2000
  • Salvatore Trunfio, A proposito di Lagonegro, mpm Lauria, 2000
  • Relazione della S. Visita alle Chiese di Lagonegro di S.E. Giuseppe Maria Cione Vescovo di Policastro del 27 marzo 1874, Carlo Calza (a cura di), Grafiche Zaccara, Lagonegro, 2006
  • Carlo Calza, Cronologia della storia della Città di Lagonegro, Grafiche Zaccara, Lagonegro, 2009

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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