Padula

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Padula
comune
Padula – Stemma Padula – Bandiera
Padula – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Salerno-Stemma.png Salerno
Amministrazione
SindacoPaolo Imparato (lista civica) dal 6-6-2016
Territorio
Coordinate40°20′N 15°40′E / 40.333333°N 15.666667°E40.333333; 15.666667 (Padula)Coordinate: 40°20′N 15°40′E / 40.333333°N 15.666667°E40.333333; 15.666667 (Padula)
Altitudine699 m s.l.m.
Superficie67,12 km²
Abitanti5 356[1] (28-2-2017)
Densità79,8 ab./km²
FrazioniAscolese, Caiazzano, Cardogna, Contrada Principe, Volta Cammino, Sterpone
Comuni confinantiBuonabitacolo, Marsico Nuovo (PZ), Montesano sulla Marcellana, Paterno (PZ), Sala Consilina, Sassano, Tramutola (PZ)
Altre informazioni
Cod. postale84034, 84030
Prefisso0975
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT065087
Cod. catastaleG226
TargaSA
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantipadulesi
Patronosan Michele Arcangelo
Giorno festivo29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Padula
Padula
Padula – Mappa
Posizione del comune di Padula all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Padula (A Parùla in dialetto locale[2]) è un comune italiano di 5 356 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Situata nel Vallo di Diano, è famosa per la certosa di San Lorenzo.

Geografia fisica e toponomastica[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Padula deriverebbe dal latino medievale Paludem, cioè palude, mediante la trasposizione delle lettere D e L.ː infatti in passato nella pianura sottostante si estendeva una palude[3]. Per quanto riguarda la Classificazione sismica, rientra nella zona 1 (sismicità alta), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.

Padula si trova a sud-est della provincia di Salerno, nel Vallo di Diano, su due colli a 699 m s.l.m. Lungo il confine con Sassano scorre il fiume Tanagro, che attraversa il Vallo di Diano da sud a nord.

Padula dista 100 km da Salerno e 65 km da Potenza e circa dieci chilometri da Sala Consilina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'Antichità al Medioevo[4][modifica | modifica wikitesto]

In località Civita diversi ritrovamenti fanno stimare che i primi insediamenti umani vi si siano stabiliti intorno al XII secolo a.C. : è quindi da datare in questo periodo la fondazione della città di Cosilinum, l'antica Padula. È solo nel VI secolo a.C. che si iniziò a popolare la zona dove sorge l'attuale Padula: in località Valle Pupina sono stati ritrovati bellissimi corredi tombali, formati da vasellame in bronzo e ceramiche di chiaro stampo greco, attualmente esposti nel museo archeologico, presso la Certosa di Padula. Occupata dai Lucani prima, dai Romani poi, la città non ebbe vita facile: schieratasi con Pirro e con Annibale, dovette subire le ripercussioni derivanti da queste infelici scelte. Riuscì a risollevarsi grazie all'impulso ricevuto dalla costruzione della Regio-Capuam (la via Popilia-Annia, che insieme alla via Appia e alla via Traiana, fungeva da rete stradale per tutto il Sud Italia) che la collegava alle più centrali Paestum e Velia, tanto che nell'89 a.C. diventa Municipio Romano.

La città col tempo si espanse molto, arrivando ad edificare anche a valle: in località Fonti sorge infatti, in un antico luogo di culto pagano, il Battistero paleocristiano di San Giovanni, che divenne sede diocesale. Nel VI secolo d.C., prima che vi sorgesse l'attuale centro abitato, viene edificata il monastero di San Nicola, che a lungo rimarrà il centro politico, oltre che spirituale, del paese. Si diffonde il culto di San Michele, probabilmente derivante dal culto del dio pagano Attis, che diviene patrono del paese: a lui verrà consacrato l'eremo presente nei pressi dell'antica Cosilinum e, sempre in suo onore, verrà eretta la chiesa madre. Anche la Badia di San Nicola al Torone, sorta poco lontana dal sopracitato eremo, rispecchia la massiccia presenza di molti ordini religiosi nel territorio, tutti, o quasi, di stampo orientaleggiante: l'influenza araba è ancora presente nei nomi di alcune contrade.

Agli inizi del X secolo l'antica città risultava completamente disabitata: gli ultimi abitanti l'avevano abbandonata a seguito delle scorrerie saracene, che probabilmente la distrussero (stessa sorte capitata alla vicina Grumentum).

L'arrivo dei Normanni portò a una inevitabile militarizzazione della zona e il fragile equilibrio che si era tanto faticosamente raggiunto viene sconvolto dall'introduzione del feudalesimo che cambia i rapporti di potere. In particolare ne hanno a soffrire i Monaci basiliani, che vengono allontanati dalla città: il monastero che per secoli era stato il centro politico si trova ora a dover rapportarsi ad una nuova figura, il feudatario. È curioso notare come i due luoghi ebbero vite parallele, senza quasi mai incontrarsi: se intorno al Castello si svilupparono la piazza d'armi, centro civile del paese, la zona intorno al San Nicola risultava già satura, sorgendo quasi sul ciglio di uno strapiombo che fungeva da difesa naturale, e la vivibilità ne risentiva non poco.

Tra Medioevo ed Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

I Sanseverino e i marchesati[modifica | modifica wikitesto]

La prima trasformazione urbanistica in chiave unitaria si ebbe ad opera di Tommaso Sanseverino, incaricato da Carlo II d'Angiò nel 1296 di provvedere alla difesa della città. Questi cinse tutto l'abitato con un imponente cinta muraria che partiva dei bastioni del Castello per arrivare a chiudersi sullo strapiombo, rendendo il paese impenetrabile. Da notare l'introduzione di accessi fortificati e torri di guardia, di chiaro stampo angioino. Non fu possibile creare intorno alle mura un fossato difensivo, a causa dell'orografia del paese; tuttavia se ne può ipotizzare la presenza almeno in località “Fossi” (piazza Umberto I), da cui il nome. La guerra del Vespro, scoppiata nel 1292 a Palermo e ben presto dilagata, portò i feudatari ad aumentare la pressione fiscale: una simile manovra in un momento di crescita demografica e di calo della produttività, portò più volte le masse contadine ad insorgere. Questi fenomeni di violenza, uniti alla nascita del banditismo e alle impressionanti epidemie (si pensi solo alla Peste nera del 1348), comportarono l'abbandono dei centri rurali più a valle, per rifugiarsi in nuclei più grandi e meglio difesi. I Sanseverino furono gli artefici, oltre che gli interpreti, di queste trasformazioni. Si sviluppò l'area intorno al Castello: sorge la Chiesa di San Clemente, che era cappella privata del feudatario, un ospedale pubblico, la sede del governo cittadino, e diversi palazzi, sedi degli uffici o alloggi dei dipendenti del marchesato. Inoltre, sposando lo spirito guelfo della corte angioina, favorirono l'insediamento di ordini monastici nel territorio di Padula: oltre alla ripopolazione del monastero di San Nicola al Torone e alla fondazione della Certosa di San Lorenzo (1306), i Sanseverino provvidero all'inserimento nel tessuto cittadino degli Agostiniani (1350) e dei Francescani (1380). I rapporti non furono comunque sempre idilliaci, tanto che nel 1383 il paese, colpevole di essersi ribellato agli ordini superiori, venne cinto d'assedio da Enrico, pronipote di Tommaso.

Dal XVI fino al XVIII, Padula passò di signore in signore, venendo donata o venduta. Tutti costoro furono feudatari che non dimoravano in paese, ma ricevevano dal territorio notevoli benefici economici, anche perché rinunciarono ad amministrare la giustizia in materia penale: così facendo la città divenne una piccola oasi di libertà, dove né l'Università (il Comune) né i cittadini potevano essere giudicati. Tutto ciò però non favorì lo sviluppo economico e sociale, in quanto le continue inondazioni tormentavano l'intera valle. Interventi di bonifica si rendevano necessari, ma furono sempre avversati dai nobili locali, a cui conveniva mantenere accese le discordie tra i vari paesi. Non solo, la situazione nella parte vecchia della città era tragica: le anguste stradine, tanto utili per la difesa della rocca, e l'assenza delle fognature, dovuta alla natura rocciosa del sito, portavano al mancato rispetto delle norme d'igiene, favorivano il diffondersi delle epidemie La miseria estrema del popolo costringeva i braccianti ad emigrazioni stagionali, in particolare in Puglia, molti commercianti a chiudere bottega e ugualmente grigio era l'orizzonte intellettuale: i migliori uomini non potendo vivere in ambienti così meschini, si rifugiavano a Napoli. Tale situazione disastrosa è da imputare al malgoverno dell'Università, che badava solo ai privilegi goduti dei nobili e del clero.

Il Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1811 al 1860, Padula divenne capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Sala del Regno delle Due Sicilie. Mercoledì 27 ottobre del 1839, lo straripamento del torrente Fabbricato distrugge due terzi del territorio di Padula, oltre a sommergere la Certosa.

Sono proprio i pochi uomini acculturati tra i più convinti portatori di idee democratiche della zona: nel 1799 davanti alla Certosa venne eretto l'Albero della libertà al grido di “Mora il Tiranno, viva la Libertà!”. Intanto nel 1806 la casa certosina fu' abbandonata dai frati, che dovettero obbedire ad un decreto reale: l'esercito francese fa razzie di beni ed opere d'arte e inizia la fase calante della parabola di questo splendido monumento, che solo negli ultimi anni sta iniziando a riemergere dagli abissi della noncuranza. Altri insurrezioni, sfociate nel sangue, si verificarono nel 1820 e nel 1857, quando Carlo Pisacane, accompagnato dai “300 giovani e forti” si recarono a Padula convinti che vi fossero buone probabilità di una rivolta popolare: al contrario invece trovarono i patrioti del posto arrestati, le guardie del re ad aspettarli e un clero che dispensava false indicazioni. I compagni di Pisacane furono massacrati, e le residenze dei rivoluzionari del posto saccheggiate. Ma le forze della natura sembra voler accanirsi contro questi territori, tanto che il 16 dicembre 1857 un terremoto terribile fa tremare Padula, tanto da provocare 32 morti e 171 case crollate

Rilevante fu il contributo dato dai padulesi al compimento del processo di Unità Nazionale: Vincenzo Padula ed Antonio Sant'Elmo furono tra i Mille che sbarcarono a Marsala guidati dal Generale Garibaldi .Durante la recrudescenza del brigantaggio che caratterizzò i primi anni dell'Unità, intorno a Padula agiva la banda di Angelantonio Masini responsabile di ruberie sequestri di persona omicidi ed altre efferatezze. La Guardia Nazionale di Padula guidata dal capitano Filomeno Padula in appoggio all' esercito regolare riuscì infine ad intrappolare il brigante che fu ucciso il 23.12.1864.

L'Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

I tentativi di rimettere in moto l'economia a Padula, come in tutto il comprensorio, fallirono miseramente, causando l'inizio di un flusso migratorio verso le Americhe che, intorno agli inizi del XX secolo, aveva già dimezzato la popolazione locale[5]. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia divenne capoluogo dell'omonimo mandamento appartenente al Circondario di Sala Consilina.

Nel Novecento, la casa certosina, ormai abbandonata da circa un secolo, diviene campo di concentramento per disertori e prigionieri,tra il 1915 e il 1921, e un campo di lavoro inglese tra il 1943 e il 1945.[6]

Dal 1923 al 1959 la certosa fu sede anche di un orfanotrofio per i figli dei caduti in guerra, con breve interruzione dovuta agli eventi bellici della seconda guerra mondiale. Fu voluto e realizzato dal barnabita padre Giovanni Semeria, cappellano militare al fronte durante la prima G.M.

Il tessuto economico-civile uscì distrutto dalla seconda guerra mondiale, tanto che iniziò una seconda ondata migratoria,[5] diretta verso il Nord Italia, il Centro Europa e l'America Latina. Tra gli anni cinquanta e '60 Padula, inoltre, fu sconvolta dallo sviluppo urbanistico: si rese necessaria la costruzione di diverse strutture e infrastrutture, quali l'apparato fognario, la scuola elementare, la strada provinciale che collega la parte bassa del paese al centro storico.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Michele Arcangelo
  • Chiesa di San Nicola de Domnis
  • Chiesa della Santissima Annunziata
  • Chiesa di San Giovanni Battista
  • Chiesa di San Pietro Petroselli
  • Chiesa di San Clemente
  • Chiesa di San Martino
  • Chiesa di Sant'Antonio
  • Chiesa di Sant'Alfonso Maria de Liguori
  • Cappella di Santa Maria di Costantinopoli
  • Cappella della Madonna del Carmelo
  • Cappella di San Vito
  • Cappella di San Vincenzo
  • Cappella di San Paolo
  • Cappella di Santa Maria
  • Cappella di San Sepolcro
  • Santuario della Madonna del Monte Romito

Conventi[modifica | modifica wikitesto]

Siti archeologici e di interesse storico[modifica | modifica wikitesto]

Siti di rilevante interesse archeologico risultano gli scavi dell'antica Cosilinum e, in ambito tardoantico, l'Eremo di San Michele alle Grottelle e il Battistero di San Giovanni in Fonti o di Marcelliano (IV secolo), un antico battistero paleocristiano fondato su un preesistente tempio pagano.

Nella struttura urbana, si distingono numerosi elementi medievali e moderni, a partire dal Castello Normanno, di cui restano ruderi della torre nel giardino di palazzo Padula, alle spalle della Chiesa di San Clemente; terrazzamenti lungo via della Madonnella; resti del muro di cinta lungo la salita di via Carlo Poerio, le Torri Angioine di casa Tepedino (Via Nicotera) e casa Marsicovetere (Piazza Trieste e Trento), ambedue in prossimità del Castello.

Notevoli anche i palazzi di Età modernaː Palazzetto Sanseverino o Di Stasio: resti della facciata merlata con stemma della famiglia in Via Municipio; Porta dell'Auliva: Sita in via Vittorio Emanuele II (rione Torno), vicinissima alla Chiesa di San Giovanni, rappresenta la presenza più antica di accesso alla Terra; Palazzo Baronale: sito in via San Giacomo, rappresentava la seconda residenza dei signori di Padula; Porta di Sant' Antonio o della 'Chianca Vecchia': in via Vittorio Emanuele III, nei pressi della piazza principale (Umberto I o 'I Fossi'), fino agli anni Sessanta presentava anche la torre fortificata poi trasformata in abitazione privata; all'imposta dell'arco è scolpito lo stemma dell'Università; Palazzo Rienzo: settecentesco, con attigua cappella di San Vito in Via Francesco de Sanctis; Palazzo Trezza: di fronte alla Chiesa di San Martino con portale e pozzo in pietra e giardino pensile; Palazzo Petrella: in via San Domenico alla Tarpea, che si segnala per il giardino pensile; Palazzo Sasso Santelmo, seicentesco con portale bugnato, cortile interno e giardino; il Portale dell'Ospedale della SS. Annunziata, presso la chiesa omonima ed il sacraio dei Trecento, con lo Stemma dell'Università; Casa Castillejo (con colombaia settecentesca), Casa De Nicolellis e Di Gregorio; i Palazzi della Famiglia Romano: in Largo I Luglio e in Via Costantinopoli, dove è ben conservato un frantoio tradizionale con le macine mosse da muli; Palazzo Netti: di fronte alla Chiesa Madre di San Michele Arcangelo, con pozzo di pietra e antica farmacia; Palazzo Santelmo: con pozzo in pietra sulla loggia a valle.

Siti di interesse vario[modifica | modifica wikitesto]

  • La casa-museo di Joe Petrosino
  • Sacrario dei Trecento
  • Maquillage liberty: ingresso di Casa Padula, facciate di Casa Cesareo in Via XX Settembre, Casa Volpe il Corso Garibaldi, Casa Romaniello e Brigante in Via San Paolo.
  • Masseria Tuscania: a ridosso del muro di cinta del desertum certosino
  • Villa Maina: nella Starza (già possedimento certosino nel XIV secolo), con i vari poderi costruiti lungo la strada principale di accesso al paese di cui è vissuta e prosperata una vera e propria colonia di contadini provenienti dalle Marche
  • Taverna Ferrigno: nella contrada Noce del Conte, una volta stazione di posta per cavalli e viaggiatori lungo la strada statale delle Calabrie
  • Masseria Fortificata Scolpini: in contrada Principe.
  • Valle dei mulini
  • Il monumento dedicato a San Brunone

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Immigrazione straniera[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2007 a Padula risultano residenti 191 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono:[8]

Cultura e feste[modifica | modifica wikitesto]

Padula è sede del Liceo scientifico statale "Carlo Pisacane", fondato come sezione staccata del liceo scientifico "Giovanni da Procida" di Salerno e venne situato nella parte alta del centro storico, come presidio per il paese, dal 1964[9].

La scelta di Padula, dovuta alla presenza della Certosa di San Lorenzo e alla tradizione culturale del centro valdianese, pose il Liceo come crocevia per gli studenti dei 18 centri del Vallo di Diano, non più costretti a viaggi in treno lunghi e faticosi, vista la posizione eccentrica del Vallo nella provincia di Salerno. Con nota n. 27833 del 30 gennaio 1971, il Provveditorato agli Studi di Salerno comunicava di aver proposto al Ministero della Pubblica Istruzione di concedere l'autonomia alla sezione staccata a partire dall'anno scolastico 1971/72[10].

Inizialmente situato nella parte alta del paese, nei pressi della chiesa di San Clemente, in un edificio privato, l'Istituto venne trasferito, nei primi anni Dieci del XXI secolo, in un apposito edificio scolastico, in precedenza adibito a scuola media e ristrutturato per ospitare, appunto, il Liceoː l'edificio attuale, dunque, in cui, al 2018, risiede il Liceo è un edificio pubblico di proprietà comunale e ceduto in affitto alla Provincia di Salerno. Negli ultimi sei anni, dal 2012 al 2018, la popolazione scolastica del Liceo ha avuto fasi altalenanti, attestandosi, comunque, intorno a circa 300 studentiː nel dettaglio, nell'anno scolastico 2012/13, gli studenti erano 336; nell'anno successivo, 307; il 2014/15 vide una lieve flessione, con 298 studenti, che aumentarono a 311 nel 2015/16. L'ultimo biennio, dal 2016 al 2018, vide nuovamente, nel 2016, un calo fino a 298 iscritti.

Padula, inoltre, ospita numerosi musei di interesse locale e nazionale, quali il Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale, la Casa-museo Joe Petrosino, il Museo della pietra di Padula, il Museo del cognome (inaugurato nell'aprile 2012, il museo è una struttura interamente dedicata all'onomastica, con la possibilità di accedere a risorse web e cartacee per effettuare ricerche onomastiche, con l'assistenza del personale del museo)[11], il Museo civico multimediale che, inaugurato nel luglio del 2014, è un museo interattivo su due piani che racconta la storia dell'archeologia del Vallo di Diano al piano terra, mentre al piano superiore illustra i moti rivoluzionari che sfociarono nella spedizione di Carlo Pisacane del 1857, concludendosi con un "processo" virtuale al rivoluzionario napoletano.

Notevoli le feste religiose, tra cui, l'Ultima domenica di maggio, la festa in onore del santo patrono San Michele Arcangelo. La terza domenica di luglio si ha la Festa in onore della Madonna del Carmine e, il 1º agosto, in onore di Sant'Alfonso de Liguori, seguita, il 14-15 agosto, dalla festa in onore di Maria Santissima Assunta. In autunno, il 4 ottobre, la festa in onore della Madonna del Rosario e, la 1ª domenica di ottobre, in onore di San Francesco D'Assisi. Ancora, il 13 dicembre, la festa in onore della Santa Martire Lucia.

Infine, molti sono stati i film girati nella città certosinaː C'era una volta, La città del sole, La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia, Cavalli si nasce, Quanto è bello lu murire acciso.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Uscita autostradale di Padula-Buonabitacolo sull'A3 Salerno-Reggio Calabria;
  • Strada statale 19 delle Calabrie, che collega la città alla Basilicata e a Battipaglia.
  • Strada statale 517 Bussentina.
  • Strada Provinciale 51/a Silla-Caiazzano-Innesto SS 19-Innesto SP 180.
  • Strada Provinciale 51/b Innesto SP 180-Arena Bianca-Innesto SR 103(Km 6+000).
  • Strada Provinciale 149 Innesto SP 51-Padula-Innesto SP 51.
  • Strada Provinciale 180 Innesto SP 51-Padula-Innesto SP 273.
  • Strada Provinciale 182 Innesto SP 51-Stazione di Padula.
  • Strada Provinciale 192 Innesto SS 19(Scalo di Montesano)-Innesto SP 51 per Arenabianca.
  • Strada Provinciale 273 Innesto SP 180-confine Provincia di Potenza.
  • Strada Provinciale 378 Innesto SS 19(Lamicelle)-Innesto SS 517.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte della Comunità montana Vallo di Diano. Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino interregionale del fiume Sele.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'ASD Certosa di Padula che milita nel girone G di Prima Categoria Campana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 466.
  3. ^ Etimologia
  4. ^ Storia di Padula Archiviato il 20 ottobre 2009 in Internet Archive.
  5. ^ a b Padulesi all'Estero Archiviato il 14 settembre 2010 in Internet Archive.
  6. ^ V. Orsolini Cencelli Padula 1944-45. Diario di un prigioniero politico Mursia, Milano ISBN 9788842527473
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Dati Istat
  9. ^ Sito dell'istituto Omnicomprensivo di Padula (SA), su http://www.icpadula.gov.it/web/. URL consultato il 17 maggio 2018.
  10. ^ Comune di Padula, Archivio Storico, "Delibere", a. 1971, delibera n. 1 dell'11 febbraio 1971.
  11. ^ museodelcognome.it, sito ufficiale dell'iniziativa

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Associazione Amici del Cassaro, Padula prima e durante la Certosa. I luoghi, i monumenti e le vicende della sua storia, Lagonegro, Zaccara, 1998.
  • Maria Carla Gallo, La riscoperta di Cosilinum, Salerno, Laveglia, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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