Grumentum

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Grumentum
Bronze statuette of a warrior on horseback.JPG
Statuetta bronzea di fabbricazione tarantina, rinvenuta a Grumentum
Civiltà Romana
Utilizzo città
Epoca III sec. a. C. - IV sec. d. C.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Grumento Nova
Amministrazione
Ente Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata
Visitabile si
Mappa di localizzazione

Coordinate: 40°17′02″N 15°54′22″E / 40.283889°N 15.906111°E40.283889; 15.906111

Grumentum fu un'antica città romana della Lucania. Attualmente rimangono gli scavi del parco archeologico, situato ai piedi del colle che ospita il paese di Grumento Nova (PZ), nelle immediate vicinanze del lago di Pietra del Pertusillo, in località "Spineta".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Cenni su Grumentum[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti abitativi nella zona si possono far risalire al VI secolo a.C., tuttavia la fondazione della città vera e propria risale al III secolo a.C. ad opera dei Romani, nell'ambito della creazione di una serie di avamposti fortificati in posizione strategica realizzati durante le guerre sannitiche: la città sorse infatti quasi contemporaneamente a Venusia (291 a.C.) e a Paestum (273 a.C.). Da Grumentum passava la via Herculea, tra Venusia e Heraclea, e un'altra strada conduceva alla via Popilia sul versante tirrenico, facendo della città un nodo di comunicazione strategicamente importante. Durante la seconda guerra punica, vi si svolsero due battaglie tra Romani e Cartaginesi (215 e 207 a.C.). Lo storico Tito Livio narra del primo scontro tra Annone (figlio di Bomilcare) e l'esercito romano condotto da Tiberio Sempronio Longo, e di come nel secondo Annibale si fosse accampato a ridosso delle mura della città e fosse quindi stato sconfitto e costretto alla fuga dai Romani, provenienti da Venosa e guidati da Gaio Claudio Nerone. Durante la guerra sociale la città si schierò con i Romani e venne distrutta e saccheggiata dagli Italici, attraversando un periodo di crisi e di calo demografico. A partire dalla seconda metà del I secolo a.C. la città venne ricostruita, e una serie di monumenti pubblici vennero edificati in epoca cesariana e augustea. A quest'epoca, o al successivo periodo giulio-claudio risale probabilmente l'attribuzione dello statuto di colonia. Nel 312 d.C. il giovane martire cristiano Laverio venne decapitato fuori le mura di Grumentum alla confluenza dei fiumi Agri e Sciaura, era il 17 novembre sotto il prefetto Agrippa. Grazie a San Laverio martire Grumentum nel 370 divenne sede episcopale, ma subito dopo iniziò un progressivo abbandono della città e del fondovalle, a causa delle continue incursioni saracene (IX e X secolo). Gli abitanti di Grumentum si sparsero per tutta la Val d'Agri fondando sulle alture circostanti nuovi centri fortificati, che divennero gli attuali paesi della zona: fra questi Saponara, ribattezzata poi Grumento Nova proprio in onore di Grumentum, fondata nel 954 sulla collina sovrastante l'antica città.

Indagini archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

Seicento, Settecento e Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Le prime indagini storico-archeologiche su Grumentum di cui si hanno notizie sono quelle ad opera di Giovanni Antonio Paglia che, tra il 1563 e il 1564, portò alla luce le prime epigrafi, dando inizio così al dibattito per l’identificazione e la collocazione del sito della colonia romana. [1][2]. I primi sterri vengono invece svolti nel Settecento da Carlo Danio, arciprete di Saponara di Grumento (l’attuale Grumento Nova)[3]. Importante fu il successivo lavoro di trascrizione delle epigrafi raccolte da Danio nella sua collezione ad opera di Sebastiano Paoli[4]. Nella prima metà dell’Ottocento Andrea Lombardi ha fornito una descrizione dettagliata di ciò che era visibile nel sito di Grumentum, soffermandosi sull’anfiteatro, sulle terme, sull’acquedotto, sulla porta cosiddetta Aquilia. Riferiva che la porta era stata spogliata dei marmi che la decoravano, utilizzati per decorare la Porta di Saponara di Grumento. L’autore ha descritto anche tutti i reperti ritrovati nell’area e ancora presenti nel giardino che era stato di Carlo Danio, fornendone un elenco assai lungo e dettagliato, lamentando la dispersione della collezione[5][6]. Theodor Mommsen nel 1846 giunse a Saponara di Grumento per raccogliere le testimonianze epigrafiche grumentine: egli si era recato sul posto per vedere sia le epigrafi contenute nel giardino del Carlo Danio, sia quelle sparse nel territorio[7]. Con la nascita del Regno d’Italia l’area archeologica venne assegnata in gestione al Ministero della Pubblica Istruzione, ma non fu ancora scavata sistematicamente: i ruderi degli edifici venivano ancora rinvenuti occasionalmente[8]. Alla fine dell’Ottocento, Giovanni Patroni riporta numerose notizie sul patrimonio epigrafico grumentino e sulla piccola collezione civica che si stava accumulando nella Biblioteca Comunale[9]. Michele Lacava e più tardi Vittorio Di Cicco proseguirono le indagini sul campo per conto del Museo Provinciale di Potenza[10]

Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del secolo l’ispettore Francesco Paolo Caputi pubblicò uno studio sistematico sui ritrovamenti archeologici e sugli studi eruditi relativi a Grumentum dei due secoli precedenti[11]. Nel 1951 Pellegrino Claudio Sestieri avvia una campagna di scavi a partire dal teatro: dopo averne messo in luce una metà, per mancanza di fondi, dovette interrompere l’indagine. In quegli anni era stato anche costruito un piccolo antiquarium per accogliere i reperti rinvenuti a Grumentum[12]. Nel 1961 il Ministero della Pubblica Istruzione dichiara di importante interesse archeologico la zona del teatro, delle terme e dell’anfiteatro. Nel 1964 fu istituita la Soprintendenza alle Antichità della Basilicata; l’indagine fu portata avanti dal primo soprintendente alle antichità della Basilicata, Dinu Adamesteanu, il quale tra il 1964 e il 1968 curò anche il restauro del teatro e pubblicò i risultati degli scavi[13][14].

L'area archeologica[modifica | modifica wikitesto]

Età romana[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto urbanistico della città, risalente alla fondazione del III secolo a.C. è di forma allungata, in dipendenza dalle condizioni orografiche della collina, e si articola su tre vie principali parallele, intersecate ad angolo retto da vie secondarie. La città era circondata da mura con sei porte, su un perimetro di circa 3 km e occupava una area di circa 25 ettari, di cui solo un decimo è stato riportato in luce.

Architettura pubblica[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro

Teatro di epoca augustea, vicino al quale si trovano i resti di due piccoli templi di epoca imperiale e quelli di una ricca domus, denominata "Casa dei mosaici" per la presenza di pavimenti a mosaico del IV secolo in alcuni ambienti;

  • Foro

Foro chiuso da portici e con resti di due templi sui lati sud e nord, identificati ipoteticamente con il capitolium (principale tempio cittadino) e con un Cesareum (tempio dedicato al culto imperiale). Sul lato ovest si trovano i resti di una basilica e forse di una curia (luogo di riunione del consiglio cittadino).

  • Terme repubblicane

Nei pressi del foro, lungo il decumano orientale, si trovano anche i resti di un edificio termale di età repubblicana[15]. Un’iscrizione[16] menziona due praetores duoviri, Q. Pettius e C. Maecius che fecero edificare a spese pubbliche le terme. La struttura termale è in opus reticolatum. Il calidarium è diviso in due ambienti separati da sedili in muratura, entrambi pavimentati a mosaico, bianco e policromo. Quello policromo consiste in una larga cornice decorata a greche che racchiude un’altra cornice costituita da una treccia a due capi su fondo scuro. Essi poggiano su un pavimento con suspensurae. Sono stati rinvenuti anche i resti del forno per il riscaldamento della pavimentazione. Il frigidarium circolare, con sedili ai lati, è stato riutilizzato in età moderna e contemporanea per la costruzione di palmenti per la pigiatura dell’uva e la fermentazione del mosto. Il rifornimento d’acqua era garantito, oltre che dall'acquedotto di età augustea, da una cisterna, anch'essa riutilizzata. Gli stessi locali sono stati destinati ai servizi per i visitatori del Parco.

  • Terme imperiali

Costruite in età augustea. Il mosaico in bianco e nero, decorato con creature marine, tritoni e Scilla e quello limitrofo con motivi geometrici sono stati datati al III-IV secolo a.C.[17]

  • Acquedotto
  • Anfiteatro
Anfiteatro. Asse maggiore ed ingressi principali

L’anfiteatro anfiteatro viene già menzionato dagli eruditi locali nel Settecento[18]: esso era rimasto visibile e riconoscibile all’interno del tessuto urbano della città romana ormai scomparsa. Le indagini vere e proprie del monumento ebbero inizio nel 1981, dopo che il terremoto del 1980 ne ebbe aggravato i pericoli di crollo. L’anfiteatro è datato al I secolo a.C.[19]. Esso venne innalzato in una posizione periferica, lungo il limite nord-orientale del perimetro urbano, in prossimità di una via di accesso attraverso la quale gli spettatori provenienti dalla valle potevano affluire senza passare passare all’interno della città. Gli assi dell’anfiteatro risultano allineati agli assi stradali. Il dislivello tra la terrazza centrale e quella orientale della collina su cui sorgeva Grumentum venne sfruttato per addossarvi la parte occidentale dell’edificio. La parte orientale poggia su una sostruzione interamente artificiale. La tecnica costruttiva della fase iniziale, ovvero quella repubblicana, è l’opus incertum. Le parti in opus reticulatum regolare sono da ritenersi successive. L’anfiteatro ha due soli ordini di gradini, sostenuti da terrapieni e da un corridoio voltato nella parte occidentale e da sostruzioni artificiali in quella orientale. L’arena è stata ricavata tagliando e spianando la collina e non presenta ambienti sotterranei. Il corridoio che la circonda si interrompeva solo in corrispondenza degli ingressi principali, dove era sbarrato da cancelli in quanto destinato ad immettere animali attraverso le sei aperture chiuse da griglie di cui si conservano in parte le soglie.

Architettura sacra[modifica | modifica wikitesto]

Necropoli[modifica | modifica wikitesto]

Fuori dalle mura si sono rinvenute tombe monumentali.

Età tardoantica-medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti letterarie ed epigrafiche di età tardoantica e altomedioevale disponibili per Grumentum sembrano indicare una continuità di vita del centro fino al V secolo d.C.[20]: la Tabula Peutingeriana riporta un collegamento diretto con Taranto; nei pressi è attestata la via Herculia, documentata da un gruppo di miliaria che ne attestano ripetuti interventi di manutenzione almeno fino all'età di Arcadio[21]; la sede vescovile è menzionata nel V e VI secolo dai pontefici Gelasio I, Pelagio I e Gregorio Magno[22]; la necropoli indagata davanti alla chiesetta extraurbana di San Marco è stata datata al VII secolo [23][24]; la menzione del territorio di Grumentum dall'Anonimo Ravennate alla fine del VII secolo[25] e da Guidone agli inizi del XII secolo[26]. Nel XII secolo venne inoltre redatta l'agiografia di un martire grumentino, san Laviero[27]. A partire dall'XI secolo si consolidano e si sviluppano insediamenti di altura: Saponara, Marsico Nuovo, Marsico Vetere, Moliterno, etc. Questo nuovo assetto poleografico dell'antico territorio grumentino è ancora attuale, modificato di recente dalla nascita di una rapida viabilità di fondovalle, che ha determinato l'immediato sviluppo di piccoli centri di pianura (Villa d'Agri, Sarconi, etc.). A partire dal XVI-XVII l’area archeologica venne nuovamente occupata per attività vitivinicole con la costruzione di case rurali.

Chiesa di Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Grumentum, chiesa di Santa Maria Assunta. Resti di affresco nella navata centrale.

La chiesa di Santa Maria Assunta era situata nella parte settentrionale dell’abitato romano, in prossimità dell'anfiteatro e orientata rispetto la sua viabilità. Sul lato orientale sono state rinvenute nel 1978 alcune sepolture medievali, purtroppo prive di corredo[28]. Non si hanno ancora certezze né sulla data d'impianto, né sulle successive fasi edilizie di questo edificio[29]. Un esiguo frammento di affresco parietale, conservatosi nella navata centrale e raffigurante un volto di santa ai piedi di una Madonna dalle dimensioni sensibilmente maggiori, permette ipotizzare una sua utilizzazione come luogo di culto nel periodo altomedioevale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ P. Bottini, Il Museo Archeologico Nazionale dell’alta Val d’Agri, Lavello, 1997., pp. 350-359
  2. ^ I. Lamboglia, Potere e istituzioni nella Basilicata del Seicento, Potenza, tesi pubblicata dal Consiglio Regionale della Basilicata, 2004., p. 86
  3. ^ La ricostruzione di questi primi sterri è possibile grazie a una lettera che Giacomo Antonio Del Monaco, in contatto con Carlo Danio, scrisse nel 1713: essi si svolsero nell'area del Foro, allora destinata alla coltivazione della vite ed intercettarono inoltre il decumano massimo. La lettera reca notizia anche dei reperti rinvenuti, confluiti nella collezione privata di Carlo Danio, dispersa alla sua morte: tra essi vari frammenti di piccola e grande statuaria, come la statuetta di Apollo con arco e faretra; il frammento di un fulmine di bronzo, attribuito a una statua di Giove; la statua di un Ercole col toro Maratonio; la statua loricata di una divinità identificata con Marte e quella di un Apollo con mela e serpente; la statuetta di un piccolo cupido argenteo con l’arco dorato, la statua di una sacerdotessa, e una statuetta bronzea di un personaggio palliato e barbato, che, secondo l’autore, rappresenta un filosofo cinico. Probabilmente non tutti questi oggetti venivano dall’area del Foro o dal pianoro della città, ma forse anche dalle immediate vicinanze, dove sono le necropoli G. A. Del Monaco, Lettera del Sig. Giacomo Antonio del Monaco intorno all'antica colonia di Grumento oggidì detta la Saponara indirizzata al Sig. Matteo Egizio, Napoli, 1713.
  4. ^ Sebastiano Paoli aveva curato anche la stampa della lettera di Del Monaco aggiungendo una sua prefazione P. Bottini, Il Museo Archeologico Nazionale dell’alta Val d’Agri, Lavello, 1997., pp. 352
  5. ^ A. Lombardi, Saggio sulla topografia e sugli avanzi delle antiche città italo-greche, lucane, daune e peucezie comprese nell’odierna Basilicata, in Memorie dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica, Napoli, 1832.
  6. ^ A. Lombardi, La corona di Critonio. Viaggio tra le antiche città in Lucania, Venosa, 1987.
  7. ^ Th. Mommsen, CIL X, Inscriptionum Bruttiorum Lucaniae Campaniae, I, 1883.
  8. ^ G. Fiorelli, Saponara di Grumento, in Notizie degli scavi di Antichità, Napoli, 1877, pp. 446-449.
  9. ^ G. Patroni, Saponara di Grumento - iscrizioni latine, in Notizie degli scavi di Antichità, Napoli, 1897, pp. 180-182.
  10. ^ Lacava faceva accenna alla tecnica dell’opus vittatum, cioè con ricorsi di laterizi, riscontrata in alcune strutture riadattate a case rurali dai contadini M. Lacava, Topografia e storia di Metaponto, Napoli, 1891.
  11. ^ Caputi descrive le strutture visibili, ipotizza l’ubicazione degli impianti termali repubblicani in base al rinvenimento dell’ipocausto e di una pavimentazione musiva bicroma bianca e nera. Egli menzionava anche l’anfiteatro. Nel contributo vi è anche un elenco dettagliato delle gemme incise, ritrovate in grandi quantità a Grumentum F. P. Caputi, Tenue contributo alla storia di Grumento e di Saponara, Napoli, 1902.
  12. ^ P. C. Sestieri, Fasti Archeologici, III, nº 3648, 1953.
  13. ^ D. Adamesteanu, L’attività archeologica in Basilicata, in Atti del VI Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto, 1967.
  14. ^ D. Adamesteanu, Panorami culturali - Grumentum, in Scuola Lucana, Potenza, 1967.
  15. ^ A. Capano, Le terme repubblicane di Grumentum e la loro evoluzione nel contesto cittadino, in Grumentum romana, Moliterno, Valentina Porfidio editore, 2009, pp. 27.
  16. ^ CIL X 221
  17. ^ M. L. Nava, L’attività archeologica in Basilicata nel 2002, in atti del XLIII convegno di studi sulla Magna Grecia, Taranto, 2004, pp. 992-993.
  18. ^ G. A. Del Monaco, Lettera del Sig. Giacomo Antonio del Monaco intorno all’antica colonia di Grumento oggidì detta la Saponara indirizzata al Sig. Matteo Egizio, Napoli, 1713, pp. 16.
  19. ^ P. Bottini, L’anfiteatro Romano di Grumentum, in Grumentum romana, Moliterno, Valentina Porfidio editore, 2009, pp. 27.
  20. ^ L. Giardino, Le valli dell'Agri e del Sinni in età romana (VI secolo a.C. - V secolo d.C), in Museo nazionale della Siritide di Policoro. Archeologia della Basilicata meridionale, Bari, 1885., p. 113-118
  21. ^ Corpus Iscriptionum Latinarum, IX, 6056-6070.(= X, 6961-6975)
  22. ^ Ph. Jaffé, Regesta pontificum Romanorum, Lipsia, 1885., p. 89 n. 678 (492-496 d.C), 93 n. 727-728 (496 d.C), 133 n. 1015 e 1017 (558-560 d.C), e 197 n. 1737 (599 d.C.)
  23. ^ A. Bottini, L'alta Val d'Agri nell'antichità, Lagonegro, 1989., fig. 60-61
  24. ^ A. Bottini, Nuove ricerche nelle necropoli di Grwnentum, in Bollettino storico della Basilicata, nº 6, 1990., p. 89-97
  25. ^ Anonimo Ravennate, Cosmographia IV, 35, 3-5
  26. ^ Guidone, Geografia, 49, 12-13
  27. ^ L’agiografia di San Laverio è stata redatta da Roberto di Romana e pubblicata soltanto cinque secoli più tardi da Ughello nella sua Italia sacra, F. Ughello, Italia sacra, VII, Lipsia, 1659.. Essa riporta il 370 come datazione dell'istituzione della sede vescovile grumentina e la continuità di vita dell'abitato fino alla metà del IX secolo, quando il centro viene distrutto dai Saraceni ed il trasferimento degli abitanti nella vicina Saponara, oggi Grumento Nova.
  28. ^ E. Lattanzi, Atti XVIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Napoli, 1979., p. 326. L'attribuzione ed età medioevale è suggerita dalla situazione stratigrafica di rinvenimento delle tombe; poste nello strato di abbandono sulla strada basolata romana
  29. ^ In una lettera di papa Gregorio Magno è menzionata una «ecclesiae S. Mariae, in parochia Grumentina sitae », ma la sua identificazione con la chiesa in questione non è sicura Ph. Jaffé, Regesta pontificum Romanorum, Lipsia, 1885., p. 197 n. 1737 (599 d.C.).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. A. Del Monaco, Lettera del Sig. Giacomo Antonio del Monaco intorno all’antica colonia di Grumento oggidì detta la Saponara indirizzata al Sig. Matteo Egizio, Napoli, 1713.
  • A. Lombardi, Saggio sulla topografia e sugli avanzi delle antiche città italo-greche, lucane, daune e peucezie comprese nell’odierna Basilicata, in Memorie dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica, Napoli, 1832.
  • G. Fiorelli, Saponara di Grumento, in Notizie degli scavi di Antichità, Napoli, 1877, pp. 446-449.
  • G. Patroni, Saponara di Grumento - iscrizioni latine, in Notizie degli scavi di Antichità, Napoli, 1897, pp. 180-182.
  • F. P. Caputi, Tenue contributo alla storia di Grumento e di Saponara, Napoli, 1902.
  • P. C. Sestieri, Fasti Archeologici, III, nº 3648, 1953.
  • D. Adamesteanu, L’attività archeologica in Basilicata, in Atti del VI Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto, 1967.
  • D. Adamesteanu, Panorami culturali - Grumentum, in Scuola Lucana, Potenza, 1967.
  • L. Giardino, Grumentum: la ricerca archeologica in un centro antico: mostra documentaria, 1981.
  • A. Lombardi, La corona di Critonio. Viaggio tra le antiche città in Lucania, Venosa, 1987.
  • L. Giardino, Grumento Nova, in Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche, 1990, pp. 204-211.
  • L. Giardino, Grumentum e Metaponto. Due esempi di passaggio dal tardoantico all'alto medioevo in Basilicata, in Mélanges de l'Ecole française de Rome. Moyen-Age, vol. 2, nº 103, 1991, pp. 827-858.
  • P. Bottini, Il Museo Archeologico Nazionale dell’alta Val d’Agri, Lavello, 1997.
  • I. Lamboglia, Potere e istituzioni nella Basilicata del Seicento, Potenza, tesi pubblicata dal Consiglio Regionale della Basilicata, 2004.
  • A. Mastrocinque, Grumentum Romana, Moliterno, Valentina Porfidio editore, 2009.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]