Castelcivita

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Castelcivita
comune
Castelcivita – Stemma Castelcivita – Bandiera
Castelcivita – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Salerno-Stemma.png Salerno
Amministrazione
SindacoAntonio Forziati (lista civica Il campanile) dal 27-5-2013
Territorio
Coordinate40°30′N 15°14′E / 40.5°N 15.233333°E40.5; 15.233333 (Castelcivita)Coordinate: 40°30′N 15°14′E / 40.5°N 15.233333°E40.5; 15.233333 (Castelcivita)
Altitudine487 m s.l.m.
Superficie57,64 km²
Abitanti1 564[2] (31-12-2019)
Densità27,13 ab./km²
FrazioniCosentini, Serra[1]
Comuni confinantiAlbanella, Altavilla Silentina, Aquara, Controne, Ottati, Postiglione, Roccadaspide, Sicignano degli Alburni
Altre informazioni
Cod. postale84020
Prefisso0828
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT065030
Cod. catastaleC069
TargaSA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticastelcivitesi
Patronosan Cono il Taumaturgo, martire in Isauria; san Nicola di Bari
Giorno festivo3 giugno; 6 dicembre.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castelcivita
Castelcivita
Castelcivita – Mappa
Posizione del comune di Castelcivita all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Castelcivita (A Castellùccë in dialetto cilentano[3]) è un comune italiano di 1 564 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo Castelcivita è piuttosto recente e risale al 1863 quando, con decreto Regio, il paese fu così rinominato dall'unione del villaggio di Castelluccia a quello di Civita, quest'ultimo posto a monte dell'attuale abitato. È probabile che la torre Angioina generò l'uso toponomastico di “Castelluccia”, che divenne un insediamento fortificato più esteso tra il XIII e il XV secolo, sviluppandosi lungo le ripe scoscese del colle disegnando così la sua conformazione definitiva.[4]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Situato alle pendici meridionali degli Alburni e a nord-est del territorio cilentano, sorge su uno sperone naturale, con case a cascata, a 587 m sul livello del mare. Rientra nel parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

Ingresso delle grotte di Castelcivita

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è tipicamente mediterraneo con inverni e autunni umidi ed estati lunghe, secche e ventilate. Le precipitazioni si concentrano prevalentemente nei mesi autunnali ed invernali e le precipitazioni raramente acquisiscono carattere nevoso. Le temperature raramente scendono sotto i -2° e raggiungono picchi di 42° nelle ondate di caldo estive. Durante la grande ondata di caldo dell'agosto 2003 la temperatura, per più giorni, ha sfiorato i 45°.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti nell'area di Castelcivita risalgono all'epoca preistorica. Come testimoniato dagli scavi archeologici che hanno avuto luogo presso le Grotte di Castelcivita, l'arrivo dei primi uomini moderni (Homo sapiens) ha lasciato importanti tracce, oggi custodite nei primi metri della cavità. Tuttavia, è a partire da tempi successivi che quest'area crebbe e sviluppò la sua storia.[4]

Il paese, conosciuto nell'antichità con il nome di oppido Alburno[5], presenta un impianto urbanistico minoico-miceneo, databile al XV-XIV sec. a. C., ma le sue origini sembrano ancora più antiche e risalire al periodo protourbano sumerico (seconda metà del IV millennio a. C.): il portus Alburnus, invece, va individuato nei ruderi del mulino grande che circondano l'omonima torre sul fiume Calore, al di sotto del complesso speleologico delle Grotte e del Ponte Pestano.[6][7] Ha la sua rocca nel succorpo della chiesa parrocchiale di San Cono vescovo e martire intorno alla quale gravitano quattro quartieri disposti in modo ortogonale con due assi stradali principali.[6] Il succorpo, presunta sede del vescovo pestano nel V-VI secolo, è il risultato della rilettura, in chiave cristiana, del complesso architettonico del foro della Civitas.[5][8] Nell'VIII-IX secolo rinacque intorno al monastero greco-bizantino di San Cono (rione "La Terra"), come testimonia la toponomastica longobarda dei rioni "Case La Terra", "Casale" ("mansio" nel periodo romano) e "Le Casaline".[8] È indicato già in un documento del 1171, come in quelli angioini e aragonesi, con il nome di Castelluccia, ad indicare l'originario Castella, piccola piazzaforte, del periodo romano.[8][9] Si pensa che la recinzione totale di Castelcivita sia opera di Pandolfo di Fasanella, gran feudatario, il quale la fece costruire per ordine di Carlo I d'Angiò. Il centro storico presenta l'antica struttura di fortezze e infatti è caratterizzato da vie e viuzze che si intersecano tra di loro e da innumerevoli scalini interrotti di tanto in tanto da qualche spiazzo seguendo l'andamento toponomastico del territorio. Notevoli sono i portali con architravi in pietra calcarea locale e piperno sui quali si possono ancora notare gli stemmi di nobili famiglie e pregevoli giochi geometrici.

La peste del 1656[modifica | modifica wikitesto]

L'epidemia di peste del 1656 colpì parte della penisola italiana, tra cui il viceregno di Napoli.

Secondo la testimonianza del notaio Girolamo Cantalupo il periodo della peste a Castelcivita fu vissuto con rigoroso rispetto delle regole precauzionali, tanto da rappresentare un luogo di rifugio per molte persone. Dai paesi vicini, molte persone, dopo aver osservato la quarantena, raggiungevano Castelcivita per rimanere al sicuro dal contagio. Le uniche vittime si registrarono nel mese di luglio: si trattò di quindici persone, le quali erano fuggite da Napoli con l'intenzione di rifugiarsi a Castelcivita, ma alle quali fu vietato l'ingresso nel paese e furono confinate nei lazzaretti appena fuori le mura. Le testimonianze attestano che anche successivamente Castelcivita fu preservata dal contagio e non ci furono ulteriori decessi fino a dicembre dello stesso anno, così come riportato negli scritti del notaio Girolamo Cantalupo.

La popolazione attribuì la liberazione del paese dalla peste all'intervento della grazia divina e all'intercessione dei santi protettori Santa Sofia, San Rocco e San Sebastiano. Il 10 luglio fu organizzata una solenne processione ed una messa presso la Cappella votiva di Santa Sofia, costruita per ringraziare la santa per la liberazione del paese dalla peste del 1526-1527. In quell'occasione i presenti promisero di raccogliere delle offerte da devolvere per la realizzazione di una lampada d'argento in segno di ringraziamento. Il 9 novembre 1659 l'opera in argento, realizzata a Napoli, fu portata in processione a compimento del voto.

La rivoluzione del 1799[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del 1799 Castelcivita fu teatro di alcuni importanti eventi che segnarono la breve esistenza della Repubblica Napoletana. In seguito alla campagna d'Italia combattuta dalla Francia rivoluzionaria contro le potenze monarchiche europee dell'Antico regime, sorsero sul territorio italiano, numerose repubbliche filofrancesi e giacobine quali la Repubblica Ligure e la Repubblica Cisalpina nel 1797, la Repubblica Romana nel 1798 e la già citata Repubblica Napoletana nel 1799. La vita della Repubblica Napoletana fu però particolarmente travagliata, mancò sin dall'inizio l'adesione popolare alla rivoluzione la quale coinvolse soltanto le personalità di maggiore cultura del napoletano che non riuscirono a trasmettere alla gente comune il senso della rivoluzione. Di conseguenza, nelle province non occupate dall'esercito francese, il Governo provvisorio, al fine di contenere i movimenti controrivoluzionari, fedeli al re Ferdinando IV di Borbone, diede luogo ad una dura repressione contro gli oppositori della neonata Repubblica. In tale contesto, il Governo repubblicano inviò vari contingenti armati nelle province, e tra questi vi era la colonna armata guidata dal generale Giuseppe Schipani che aveva lo scopo di giungere in Calabria attraversando il salernitano. Le truppe del generale Schipani, dopo aver attraversato i territori amici di Salerno, Eboli ed Albanella, giunsero nei territori dei monti Alburni che erano rimasti fedeli ai Borboni. Il generale Schipani, dopo aver liberato dai filo-borbonici la vicina Roccadaspide si diresse verso Castelcivita dove però incontrò la tenace resistenza della popolazione capeggiata da Gerardo Curcio di Polla detto Sciarpa, che riuscì a respingere l'avanzata delle truppe franco-napoletane.

Castelcivita fu l'unico centro della zona che mostrò fiera resistenza agli inviti di collaborazione da parte dei filofrancesi. Fu a cinquecento metri dell'abitato che i repubblicani subirono una grave sconfitta in quella che è stata descritta come la battaglia che vide la partecipazione di tutti i cittadini di Castelluccia. Alle prime ore del mattino del 14 aprile di quell'anno, le truppe giacobine attaccarono dalla contrada di “Sotto la terra”, in direzione della Chiesa di San Cono e poco dopo si spostarono verso il lato orientale, ove sorgeva il convento di San Francesco dei Riformati. Il primo colpo da Castelluccia venne tirato da Donato Lucia, che ferìa morte un repubblicano. Da quel momento la battaglia infuriò e durò per nove ore. I cittadini, rifugiatisi nella chiesa venivano incitati dal parroco alla resistenza, nonostante in molti affiorasse il desiderio della resa. Con l'arrivo di Curcio tutti si rincuorarono e si lanciarono alla controffensiva. Le donne dall'alto delle mura, che circondavano all'epoca dei fatti il paese, lasciavano rotolare addosso agli assalitori grossi macigni, nonché acqua bollente. A segnare una svolta nelle sorti della battaglia fu anche l'arrivo di nuovi rinforzi provenienti da Sant'Angelo a Fasanella, guidati dal sacerdote D. Nicola Di Leo. Le 150 persone, precedute dal rullo dei tamburi, intimorirono i francesi, che si diedero a precipitosa fuga. La battaglia si concluse tra la mezzanotte e l'una. Lo Schipani giunse, infatti, verso le tre a Controne, dove radunò le sue truppe e si trattenne fino al 16 di quel mese, allorché venne richiamato a Salerno. [10]

Nelle settimane successive, abbandonata dai francesi, la Repubblica Napoletana capitolerà di fronte all'avanzata da Sud del cardinale Fabrizio Ruffo fedele al re Ferdinando IV di Borbone.[11][12][13]

Dal 1811 al 1927 ha fatto parte del circondario di Campagna.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Torre Angioina
  • Castello del Vaglio
  • Palazzo ducale

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Nicola di Bari
  • Chiesa di Santa Sofia
  • Monastero di Santa Gertrude
  • Chiesa di Sant'Antonio
  • Chiesa di San Cono V. e M.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Ponte Pestano o di Spartaco, la cui caratteristica è la fondazione a punta di diamante, distrutto durante la II guerra mondiale, e successivamente ricostruito
  • Strada romana lastricata denominata "Strada Comunale Varco del Vano"
  • Acquedotto romano, i cui resti maggiori sono situati nell'orto del monastero di Santa Geltrude
  • Porta Pretoria augustea posta nel vicolo Nicola Verlotta di Domenico
  • Mura poligonali irregolari, dette "Il Vaglio", in via I. Silone
  • Mura megalitiche micenee presso il vicolo G. Costantino ("strittina")

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Grotte[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[14]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana appartenenti principalmente alla Chiesa cattolica[15]; il comune appartiene alla forania di Sant'Angelo a Fasanella, della diocesi di Teggiano-Policastro, ed è composto da due parrocchie.

L'altra confessione cristiana presente è quella evangelica con la comunità della Chiesa pentecostale ADI[16]. Nel paese è presente inoltre una diaspora Cristiana evangelica di fede battista.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione è dedita prevalentemente all'agricoltura e alla pastorizia, infatti si producono olio, vino, grano, cereali, formaggi, capicolli, salsicce e prosciutti. Caratteristica della gastronomia locale sono le pietanze a base di funghi porcini.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

In base allo statuto comunale di Castelcivita[17], le frazioni sono[18]:

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Castelcivita è stato riconosciuto come un comune a prevalente economia turistica grazie al principale attrattore turistico delle grotte[19].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Strada Regionale 488/b Controne (bivio SP 246)-Roccadaspide-Castel S. Lorenzo-Felitto;
  • Strada Provinciale 12/a Controne-Castelcivita-Bivio S. Vito;
  • Strada Provinciale 236 Innesto ex SS 488-Grotte di Castelcivita;
  • Strada Provinciale 419 Innesto SP 88 (Altavilla Silentina)-Innesto SP 258 (loc. Acquaviva di Roccadaspide).
  • Strada Provinciale 248 Innesto SP 12-Castelcivita.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2013 in carica Antonio Forziati lista civica Il campanile sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune fa parte della Comunità montana Alburni.

Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino interregionale del fiume Sele.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune ha sede la società di calcio U.S. Grotte di Castelcivita, che ha disputato campionati dilettantistici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In base allo statuto comunale sono le uniche frazioni.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2019.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 162.
  4. ^ a b GAL I sentieri del buon vivere, Comune di Castelcivita e Mariarosaria Perrotta, CASTELCIVITA antico borgo medievale.
  5. ^ a b Giuseppe Figliolia Forziati, Alburnus. La storia nascosta de "La Terra" di Castelcivita, Bracigliano, Edizioni Arci Postiglione, 2011, pp. 16-18 e 39, ISBN 9788890456916, SBN IT\ICCU\NAP\0593503.
  6. ^ a b Giuseppe Figliolia Forziati, L'Oriente abita l'Occidente. Castelcivita: ritrovati importanti reperti micenei, minoici, cicladici e sumeri, Santa Maria di Castellabate (SA), Centro Culturale Studi Storici - "Il Saggio", 2016, pp. 5 e 23-30, 34-35, ISBN 978-88-93600-04-0, SBN IT\ICCU\CAM\0216268.
  7. ^ Porti, ponti, chiese e monasteri nell'antico agro-pestano, in Contatto sociale, 11 marzo 2016. URL consultato l'11 marzo 2018.
  8. ^ a b c Giuseppe Figliolia Forziati, Castelcivita, la piccola Assisi degli Alburni, Edizioni Arci Postiglione, 2015, pp. 12-13 e 223, 211-213, 228-238, ISBN 978-88-97581-23-9, SBN IT\ICCU\CAM\0218262.
  9. ^ Salerno: esportabile Mostra-modello su Castelcivita al Convitto Nazionale, approccio geo-cartografico per ricerca “identità territoriale” | Dentro Salerno | L'informazione di Salerno e provincia è on line, su www.dentrosalerno.it. URL consultato l'11 marzo 2018.
  10. ^ G. Conforti e M.Maresca, Castelluccia nella rivoluzione del 1799.
  11. ^ Franco Savelli Il meridione d'Italia Borbone di fine ‘700, Parte II: La fine della Repubblica Partenopea - La Sardegna.
  12. ^ Mario Battaglini Il Monitore Napoletano 1799.
  13. ^ Vincenzo Cuoco Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799 (1801) - Capitolo XXXIII.
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  15. ^ http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/vis_diocesi.jsp?idDiocesi=197
  16. ^ Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia
  17. ^ Statuto comunale di Castelcivita
  18. ^ 14º Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni
  19. ^ [1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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