Tramonti

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Tramonti
comune
Tramonti – Stemma Tramonti – Bandiera
Tramonti – Veduta
Conservatorio del '600
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Salerno-Stemma.svg Salerno
Amministrazione
SindacoDomenico Amatruda (lista civica Tramonti democratica) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate40°42′N 14°38′E / 40.7°N 14.633333°E40.7; 14.633333 (Tramonti)Coordinate: 40°42′N 14°38′E / 40.7°N 14.633333°E40.7; 14.633333 (Tramonti)
Altitudine321[1] m s.l.m.
Superficie24,83 km²
Abitanti4 131[2] (31-12-2019)
Densità166,37 ab./km²
FrazioniCampinola, Capitignano, Cesarano, Corsano, Figlino, Gete, Novella, Paterno Sant'Arcangelo, Paterno Sant'Elia, Pietre, Polvica, Ponte, Pucara
Comuni confinantiCava de' Tirreni, Corbara, Lettere (NA), Maiori, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Ravello, Sant'Egidio del Monte Albino
Altre informazioni
Cod. postale84010
Prefisso089
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT065151
Cod. catastaleL323
TargaSA
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantiTramontani
PatronoSant'Antonio di Padova, San Francesco, Santa Maria la Nova
Giorno festivo13 giugno, 4 ottobre, 12 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tramonti
Tramonti
Tramonti – Mappa
Posizione del comune di Tramonti all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Tramonti (Tramunte in campano) è un comune italiano sparso (la sede comunale è collocata nella frazione Polvica) di 4 131 abitanti della provincia di Salerno in Campania. È uno dei comuni della Costiera amalfitana (dal 1996 Patrimonio dell'Umanità), della quale è definito il polmone verde.[3]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Sorge sui monti Lattari, in Costiera amalfitana, in prossimità dell'Agro nocerino sarnese. È stata la sede principale della comunità montana Penisola Amalfitana (tramutatasi nel 2008 in "Comunità Montana dei Monti Lattari", costituita in seguito all'accorpamento delle Comunità Montane Zona Penisola Sorrentina e Zona Penisola Amalfitana). Il monte più alto è il monte Cerreto, 1316 m s.l.m. (presso la frazione Cesarano).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La stazione meteorologica più vicina è quella di Ravello. In base alla media decennale di riferimento 2006-2016, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6 °C e quella del mese più caldo, agosto, è di +25 °C[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tredici borghi con altrettante parrocchie, sparsi sopra ineguali piani, costituiscono il territorio di Tramonti; il luogo prende il nome dalla sua configurazione morfologica, "intra montes ubertas", ovvero terra tra i monti.

Le origini e l'Età Antica[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della cittadina non sono certe. Secondo quanto afferma lo storico Camera "l'istoria è muta intorno ai primi abitatori di Tramonti, anche se non senza fondamento si può attribuire l'origine di questo borgo agli espulsi e dispersi Picentini, i quali, rimasti combattuti e fugati dai romani, furono costretti a cercare ricovero nelle vicine borgate";[5] della stessa idea è anche lo storico Cerasuoli, il quale afferma che Tramonti abbia avuto origine dall'unione di Picentini, Etruschi ed altri popoli. Gli aborigeni abitanti di Tramonti, ovvero, i picentini dispersi e combattuti dai Romani sotto il consolato di Gaio Fabio Pittore nel 268 a.C., che si rifugiarono sul monte Albino, furono uniti a consorzio dai Romani, fondatori di Scala e Amalfi, edificando, per motivi di sicurezza, sul lato occidentale il villaggio di Cesarano che prese il nome dal primo abitante "Cesare", la cui fondazione si fa risalire al IV - V secolo a.C. Questo borgo fu per molto tempo propugnacolo principale di Tramonti, e dovette sostenere la guerra contro i principi Durazzeschi ed Aragonesi di Napoli. La popolazione andò man mano crescendo, si sparse per il medesimo luogo il quale venne diviso in villaggi. I villaggi nati in seguito all'aumento demografico furono:

  • PATERNUM (PATERNO) che prese il nome del primo abitante "Patritio".
  • PUBLICAM (POLVICA) che prese il nome del primo abitante "Populeo".
  • LE PRETE (PIETRE) chiamato così per via della natura rocciosa del territorio. [6]

Lo stemma di Tramonti è allusivo: tre monti sormontati da luna crescente.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

In antiche scritture medioevali sono state trovate notizie riguardo all'esistenza di altri borghi (che prendevano il nome dalle famiglie più importanti del luogo), oltre ai tredici che costituiscono l'attuale territorio.

Epoca del Ducato di Amalfi[modifica | modifica wikitesto]

Tramonti, come gli altri paesi della costiera, non può essere considerato separatamente dalla città di Amalfi e del suo antico ducato, infatti quest'ultima arrivò all'apice della sua grandezza attraverso un lungo travaglio di prove, di lotte, di vittorie, cui contribuirono anche le varie forze limitrofe. Anche Tramonti ha avuto una parte importante nel sorgere della repubblica amalfitana, per cui la troveremo coinvolta con le popolazioni rivierasche nella difesa della città di Amalfi contro il longobardo Arechi II, contro l'ambizioso Sicardo di Benevento, fino a quando Amalfi liberandosi dal dominio del duca di Napoli, il 1º dicembre 839, e con la proclamazione della repubblica, cominciò quella gloriosa ascesa che la portò ad essere una grande potenza marinara per più di tre secoli. Tramonti ha usufruito dei traffici della Repubblica Amalfitana, accrescendo così il proprio sviluppo commerciale ed artistico; non sarebbe altrimenti possibile spiegare il gran numero di chiese ivi esistenti, di monumenti antichi, la presenza di tante famiglie nobili ed il numero straordinario di uomini illustri. Fu in questo periodo che fu edificato il castello di Montalto. Secondo un'antica tradizione il nome della Tramontana deriverebbe proprio da Tramonti per via della sua posizione a nord di Maiori: il nome si sarebbe diffuso con le bussole che gli amalfitani usarono per primi in occidente. [7]

Dominazione Normanna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1127 il castello di Montalto fu lo scenario di un'aspra battaglia fra gli amalfitani e i Normanni, il castello difeso dai tramontani riuscì a respingere un primo assedio, ma gli invasori ne tentarono con successo un secondo. Con la presa del castello, il Ducato ripose le sue ultime speranze di sopravvivenza e con il conseguente dominio normanno, cominciò il periodo oscuro di Amalfi ed anche la grandezza e l'importanza di Tramonti andò diminuendo. I Normanni costruirono a Cesarano un baluardo, dove sorge oggi la chiesa parrocchiale dedicata all'Assunta.

Dominazione sveva[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1197 il Ducato di Amalfi passò agli Svevi. Federico II di Svevia concesse privilegio di demanio a Tramonti. Manfredi di Svevia, nel 1260, infeudò Tramonti al famoso Giovanni da Procida, preparatore dei vespri siciliani; intitolandosi « magnus civis Salerni, dominus insulae Procidae, Tramonti, Graniani et baroniae Postilionis, ac domini regis (Manfridi) socié et familiaris ». In quei tempi, Tramonti, veniva annoverata per 117 fuochi, e corrispondeva al regio Fisco Svevo di once 29 e tarì 7 1/2 .

Dominazione Angioina[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1266 Tramonti passó agli Angioini e nel 1283 venne infeudata al francese Giovanni di Avignone da Carlo I d'Angiò, per un valore annuo di 200 once. Nello stesso anno insediò nel castello di Montalto Ponzio di Avignone, parente di Giovanni; il castello, oltre al castellano, all'epoca aveva una guarnigione di 16 soldati. Carlo II d'Angiò, nel 1290, donò Tramonti al valoroso milite francese Guglielmo Stendardo (de l'Étendard), Maresciallo e Gran Connestabile del regno di Napoli. Questo signore di Tramonti (qualificato con titolo di dominus), qualche tempo dopo si assentò dal regno, senza permesso del sovrano « contra mandatum Nostrum », e per tale trasgressione gli furono sequestrati il castello e la terra di Tramonti, che poi al suo ritorno riuscì a riottenere. Vicino alla morte, Guglielmo fece testamento e legò la signoria di Tramonti al suo figlio primogenito Tommaso, capitan generale nelle Calabrie, che successe al padre nel possedimento di Tramonti, stimata per un valore annuo di 113 once e 10 tarì. Pochi anni dopo, entrò in lotta con le famiglie borghesi dei Ruoppoli e degli Sclavi, vassalli della chiesa amalfitana, sopra le quali Tommaso pretendeva di dover riscuoterne i diritti.

Una volta morto Tommaso Stendardo gli successe suo figlio Filippo, barone di Montalbano. Ma i Tramontani, non sopportando più la situazione di vassallaggio in cui versavano, per mezzo dei loro rappresentanti Atenulfo Fontanella e Riccardo de Angelis, supplicarono re Roberto d'Angiò di poter riottenere il privilegio di demanio. Il Re, nel 1329, decise di donare Tramonti a sua moglie Sancha d'Aragona. Successivamente Tramonti ritornò regio Demanio. Nel 1349 la pronipote del re, Giovanna I d'Angiò donò Tramonti a Nicolò Acciaiuoli di Firenze. Durante il XV secolo Tramonti fu posseduta dai Colonnesi, dagli Orsini e dai Piccolomini.

Durante le guerre tra il duca d'Angiò e gli Aragonesi che ebbero luogo nel regno, Tramonti si schierò dalla parte degli Angioini, subì assedi e sciagure, solo la frazione di Cesarano poté sostenere le incursioni dei nemici, che nel 1422 fu presa dal nobile ribelle Francesco Mormile di Napoli.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1442 Tramonti passò agli Aragonesi. Dopo la morte di Alfonso I di Napoli, Eleonora d'Aragona mosse contro Ferdinando I di Napoli le città di Tramonti, Agerola, Scala e Ravello. A Tramonti le milizie di Ferdinando non ebbero vita facile, infatti risultò difficoltosa l'espugnazione del borgo di Cesarano; una volta capitolata questa fortezza, i villaggi (le odierne frazioni) di Tramonti che diedero fedeltà a Ferdinando durante l'incursione, furono premiati da lui stesso, mentre per Cesarano non vi fu né misericordia né pietà. Dopo la disfatta della Battaglia di Sarno, i tramontani si armarono per proteggere Re Ferrante e lo condussero nelle loro case, il re soggiornò al sicuro dal nemico per molti giorni, i tramontani lo accompagnarono fino a Napoli e per ringraziarli di tale amore nei suoi confronti, il re li dichiarò uomini nobili e il sindaco avrebbe avuto la prima voce nell'elezione dell'Eletto del Popolo nei Sedili di Napoli. Nel 1461 Ferdinando diede in sposa sua figlia Maria ad Antonio Piccolomini di Siena a cui diede in feudo Tramonti, facendola ritornare al vassallaggio.[8]

La peste del 1656[modifica | modifica wikitesto]

Tramonti fu colpita da una prima epidemia di peste nel solo casale di Gete, nel 1528, dove morirono centinaia di persone. Ben più violenta fu l'ondata del 1656, la popolazione diminuì di un terzo, tutti i 13 parroci morirono e con loro anche l'arciprete don Gaspare Luciani.[9] Le conseguenza dell'epidemia si riversarono inevitabilmente sulla popolazione, infatti, se nel 1648 la popolazione veniva tassata per 1072 fuochi (circa 5300 abitanti), nel 1669 tale numero era sceso a 445 (circa 2200 abitanti) e nel 1737 per soli 376 fuochi (circa 1900 abitanti), numeri assai esigui se si guarda quello del 1561: 1158 fuochi (circa 6000 abitanti).[10]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Antico Conservatorio di S. Giuseppe e Teresa[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione dell'antico conservatorio, ubicato nella borgata Pucara, risale al 1662. Esso nacque grazie al testamento di Francesco Antonio Ricca che chiese di fondare un "conservatorio di donne vergini in Tramonti". Nel 1676 ricevette la protezione regia da parte del viceré di Napoli. La struttura con l'annessa chiesa venne benedetta nel 1723 e ha quindi preso il nome di San Giuseppe e Teresa. Tra le presenze illustri è necessario ricordare quella di S. Alfonso Maria de' Liguori. Una prima visita al monastero fu fatta nel 1731, quando il Santo passò per il Conservatorio Regio di Santa Teresa e San Giuseppe per confermare le monache nello spirito evangelico.

Alle suore di Pucara mandò una raccolta di 25 volumi, scelti per la meditazione e per la lettura alla mensa: "Vi mando una buona provvista di libri, che meglio delle catenelle possono aiutarvi a farvi sante". Nel marzo del 1733, dopo le missioni di Tramonti, S.Alfonso si recò al Monastero di Pucara per gli esercizi alle monache e per infondere lo spirito della stretta osservanza. Anche da lontano, da Napoli (Villa degli Schiavi) e da Ciorani, S.Alfonso non cessò con le lettere di mantenere contatto con le suore per infervorarle nello spirito.

Durante il periodo di governo di Vittorio Emanuele II di Savoia il complesso conventuale venne requisito per realizzare un educandato.

Il Concerto[modifica | modifica wikitesto]

Nell'antico Conservatorio Regio di S. Giuseppe e Teresa, sito nella frazione Pucara, vide la luce il liquore denominato "concerto" per l'armonia di erbe che lo compone. Le religiose, avendo a disposizione molte varietà di erbe e spezie come liquirizia, finocchietto, chiodi di garofano, noce moscata, stella alpina e mentuccia, idearono questo infuso di erbe con l’aggiunta di orzo e caffè, che risulta essere il più antico rosolio della Costiera Amalfitana. La tradizione di Tramonti vuole che questo liquore venga offerto dalle famiglie agli ospiti in segno di ospitalità e di continuità con il passato.

Castrum di Montalto ed Eremo di Santa Caterina[modifica | modifica wikitesto]

Il castrum di Montalto, detto anche Trivento, (frazione Paterno Sant'Elia), che sorge sulla montagna omonima nel complesso dei monti Lattari, era una fortezza posta a presidio della Repubblica di Amalfi nel suo versante settentrionale. Del castello e dell'annessa cappella dedicata a santa Caterina (frazione Paterno Sant'Elia - Sant'Arcangelo) resta ben poco, ma il sentiero che lo raggiunge offre spunti paesaggistici e storici notevoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Edificati presumibilmente ai tempi del ducato di Amalfi, la fortezza di Montalto fu scenario di un'aspra battaglia nel 1127: i Normanni, capeggiati dall'ammiraglio Giovanni, assaltarono il fortilizio, difeso dal castellano Giovanni Sclavo con un'ampia guarnizione di arcieri e balestrieri, in un primo momento i Tramontani riuscirono a difendere l'ormai ultimo baluardo difensivo su cui il Ducato di Amalfi riponeva le sue speranze di sopravvivenza dopo la capitolazione delle fortezze di Capri e Li Galli, successivamente i Normanni raddoppiarono gli effettivi, fu allora che il castello cadde in mano nemica nonostante la gagliarda resistenza dei cittadini di Tramonti. La capitolazione, seguita da quella della vicina fortezza di Ravello a monte Brusara, segnò la resa di Amalfi ai Normanni ed il declino dello splendore della Repubblica marinara. Negli anni successivi Tramonti passò dai Normanni agli Svevi e il suo castrum venne inserito, da Federico II, nella lista dei "castra exempta", ai castelli che venivano inscritti in questa lista la nomina del castellano spettava prettamente al sovrano. Durante il regno di Federico II in caso di attacchi il castello avrebbe dato protezione alle città di Tramonti, Maiori e Agerola. [11] Nel 1349 Giovanna I d'Angiò donò il castrum al suo siniscalco Nicola Acciaiuoli. Nel 1422 durante la guerra fra Alfonso V d'Aragona e Luigi III d'Angiò, la regina Giovanna II di Napoli ordinò a Luca di Treccia e ad Artaldo de Luna di riconquistare Tramonti, i due riuscirono a prendere e saccheggiare il castrum. Successivamente alla morte di Alfonso V d'Aragona, Eleonora Orsini si ribellò al nuovo re Ferdinando I di Napoli riuscendo a muovere contro di lui Tramonti, nel 1460 re Ferdinando riuscì a riottenere pacificamente l'obbedienza dei casati di Tramonti, tranne che di quello di Cesarano che dovette conquistare con la forza, espugnando la fortezza di Montalto, nel 1461 il Re emanò un privilegio da cui tenne fuori proprio Cesarano per via della resistenza opposta al sovrano, per tale evento il castrum di Montalto fu abbandonato in favore di quello di Santa Maria la Nova, la cui costruzione fu iniziata per volere di Raimondo Orsini intorno al 1457.[12]

Castellani del castello di Montalto e le relative guardie assegnate[modifica | modifica wikitesto]
  • Giovanni Sclavo(?-?) è accertata la sua presenza durante l'assedio normanno del fortilizio.[13]
  • Orlando (?-?), si fa menzione di lui in un documento del 1269 insieme a 4 guardie.
  • Raimondo di Braza (?-?),si fa riferimento di lui in documento del 1274. *In un documento del 1277 e uno del 1278, la corte angioina richiede che il castellano accolga come soldati Giovanni di Suessione, Pietro Raimondo e Bernardo di Montolio.
  • Ponzio d'Avignone (?-?), si fa menzione di lui in un documento del 1278, insieme a 4 guardie, nel 1286 aumentate a 16.
  • Guglielmo Stendardo (1290-1308).
  • Tommaso Stendardo (1308-?), figlio di Guglielmo, insieme a 6 guardie.
  • Filippo Stendardo (?-?), figlio di Tommaso.
  • Andrea de Miro (?-?), di lui si fa menzione in un documento del 1422.
  • Pinto Porco (?-?), di lui se ne fa menzione in una protesta di Notario Lisulo, tenuto nelle carceri del castello nel 1424.

Il castello di Montalto ha avuto un'importanza strategica non indifferente, in quanto nelle liste degli organici del castello degli anni: 1268, 1271, 1278, 1280 e nel 1283 il numero dei soldati rimane invariato.[14]

Chiesa San Pietro apostolo[modifica | modifica wikitesto]

Nella chiesa di San Pietro in Figlino si può ammirare una pavimentazione della scuola di Capodimonte. Le maioliche rappresentano scene di pavoni, simbolo dell'eternità, e limoni, simbolo dell'appartenenza al territorio della Costiera Amalfitana.

Convento di S. Francesco in Polvica[modifica | modifica wikitesto]

Nella frazione di Polvica si eregge la chiesa e il convento di San Francesco d'Assisi. I francescani vivono a Tramonti dal 1400, portando prima la devozione di Sant'Antonio di Padova e poi quella del "poverello d'Assisi". Comunque il convento è sempre stato il punto di incontro della popolazione tramontana. Molti anni fa, ogni giorno, il frate "questuante" faceva il giro delle borgate per chiedere un po' di cibo per sopravvivere quotidianamente. Il comune di Tramonti, ogni anno, in memoria del frate "questuante" ripropone l'immagine di Fra Serafino come simbolo del calendario comunale.

Castello di Santa Maria la Nova[modifica | modifica wikitesto]

In cima al colle di Santa Maria, al centro della vallata, si erge il Castrum di Santa Maria la Nova, la cui costruzione, fu concessa da Alfonso I di Napoli al principe di Salerno Raimondo Orsini con una concessione datata 10 agosto 1453 e iniziata intorno al 1457. Il castello, a pianta rettangolare, è costeggiato da 16 torrioni costruiti interamente in pietra calcarea, al suo interno anticamente vi erano: carceri, cucine, arsenali, scuderie, cisterne e altri vani sotterranei. Dal XIX secolo il castello è adibito a cimitero comunale e dell'antico castrum rimangono 13 delle 16 torri, le mura e la cappella dedicata alla Vergine Maria, dove, nei secoli scorsi, i parroci di Tramonti si riunivano insieme all'arciprete.[15]

Resti della prima torre del castello, visti dal piazzale del cimitero.

Chiesa Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria Assunta è nata sull'antica fortezza di Cesarano, detta bastida, All'inizio era formata da una sola navata a croce latina, poi nel 1500 fu ampliata con altre due navate laterali. Del campanile è sconosciuta la data di edificazione, si stima che sia contemporaneo all'ampliamento del 1500. Nel 1700 il famoso pittore Luca Giordano dipinse due importanti tele che tuttora si conservano nella chiesa. Le tele rappresentano, una la Santa Vergine Assunta, posta sull'altare maggiore, l'altra la Crocifissione. Nel 1980 durante il terremoto l'altare maggiore cadde è la tela suddetta fu spostata nella navata destra. Nella chiesa si conservano le reliquie di San. Trifone.

San Trifone compatrono di Cesarano[modifica | modifica wikitesto]

Nella suddetta chiesa parrocchiale di Cesarano si conserva un busto reliquiario del santo martire Trifone compatrono della borgata. Le reliquie furono ritrovate durante i lavori di restauro dell'agosto del 1515. Dopo la violenta peste bubbonica del '600 i cesaranesi fecero voto che se si fossero salvati avrebbero fatto costruire un busto reliquiario. Al termine dell'epidemia di peste del 1656 fu fatto realizzare, da un artista napoletano il busto che tutt'oggi si venera con grande devozione.

Chiesa di San Felice di Tenna[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa San Felice di Tenna in Pietre prospetta su un ampio sagrato, la data della sua edificazione originaria è sconosciuta, infatti l'attuale è il frutto di una riedificazione effettuata dopo il crollo avvenuto a causa del terremoto del 1688 (prima di quest'ultimo essa era a tre navate mentre ora appare con una sola) e di un'altra riedificazione effettuata in seguito al sisma del 1930.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[16]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana, cattolica di rito romano, e fa capo all'arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Strada Provinciale 1 Innesto SP 20 (Ravello)-Innesto SP 2 (Valico di Chiunzi);
  • Strada Provinciale 2/b Chiunzi-Polvica-Maiori;
  • Strada Provinciale 141 Polvica-Pietre di Tramonti (compreso tratto Cesarano-SP 1);
  • Strada Provinciale 157 Polvica-Corsano;
  • Strada Provinciale 299 Pietre-Capitignano di Tramonti.,

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino regionale Destra Sele.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Una delle strutture principali di Tramonti e il campo sportivo Franco Amato, sito nella frazione di Pietre. Tramonti ha come squadra di calcio principale la S.C. Tramonti 85, che milita nel campionato di Prima Categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tramonti, su Tuttitalia. URL consultato il 3 gennaio 2019.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2019.
  3. ^ https://www.costieraamalfitana.com/tramonti/
  4. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA (archiviato dall'url originale il 2016 circa).
  5. ^ Matteo Camera, "Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi"
  6. ^ "Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi", Matteo Camera, 1876
  7. ^ https://antropocene.it/2019/11/27/tramontana/
  8. ^ "Istoria della città e Costiera di Amalfi di Matteo Camera"
  9. ^ Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi, Matteo Camera,1876.
  10. ^ Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli, tomo IX, Lorenzo Giustiniani, 1802.
  11. ^ "Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi"
  12. ^ "Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi"
  13. ^ "Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi"
  14. ^ " D. Camardo Pompei, il Vesuvio e la Penisola Sorrentina, 1998
  15. ^ "Istoria della città e costiera di Amalfi", Matteo Camera, 1836.
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Crescenzo Paolo Di Martino; Maria Carla Sorrentino, Tramonti la terra operosa, Centro di Cultura e Storia amalfitana, Amalfi, 2008 ISBN 978-88-88283-30-2
  • Comune di Tramonti, Statuto, Tramonti, 2001
  • Don Francesco Amatruda , Le mie Parrocchie , Appunti di storia su Figlino, Capitignano e Cesarano e altre importanti congrege , 2012
  • Don Francesco Amatruda, Le confraternite di Tramonti, 2018
  • Matteo Camera Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato di Amalfi, 1876
  • Lorenzo Giustiniani Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli, tomo IX, 1802.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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