Duomo di Amalfi

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Cattedrale di Sant'Andrea
Duomo di Amalfi 2.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneCampania
LocalitàAmalfi
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareAndrea apostolo
Arcidiocesi Amalfi-Cava de' Tirreni
ArchitettoErrico Alvino
Stile architettonicoromanico, barocco, rococò, neomoresco
Inizio costruzione987
Completamento1900

Coordinate: 40°38′04″N 14°36′11″E / 40.634444°N 14.603056°E40.634444; 14.603056

La cattedrale di Sant'Andrea è il principale luogo di culto cattolico di Amalfi, sede vescovile dell'Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni. Dedicato a sant'Andrea apostolo, si trova in piazza Duomo, nel centro della città.

Secondo una leggenda, san Francesco d'Assisi si recò nel 1218 in questo edificio per venerare le reliquie dell'apostolo ivi custodite e rimase in città per due anni. In tale occasione fondò il convento di Santa Maria degli Angeli , poi dedicato a Sant'Antonio.[1] [2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In origine le basiliche ad Amalfi erano due, ed entrambe a tre navate: la prima corrisponde al duomo vecchio eretto nel IX secolo e la seconda più ampia eretta dal duca Mansone I a partire dall'anno 987. In quei tempi i due luoghi di culto venivano ad essere officiati contemporaneamente come avveniva in tutte le chiese paleocristiane della Campania. La basilica venne trasformata nei primi decenni del XIII secolo sotto l'arcivescovo Matteo Capuano e il cardinale Pietro Capuano, entrambi unirono i due luoghi di culto in uno solo a cinque navate.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo diocesano di Amalfi.

Ulteriori ampliamenti e ricostruzioni avvennero tra il XVI secolo e il XVIII secolo.

Il 24 dicembre 1861 sotto l'azione di un forte vento, un tratto del coronamento della facciata, in cattivo stato di conservazione, cadde sfondando una o due volte del sottostante atrio. Tale accadimento, grazie al parere favorevole al restauro stilistico della Giunta delle Belle Arti ha fatto sì che, nonostante il danno fosse leggero, le stratificazioni sulla facciata (dell'epoca rinascimentale, barocco, ecc.) siano state cancellate, ricostruendola secondo lo stile dell'architetto Lorenzo Casalbore, che demolì l'insigne portico, i capitelli, le cornici, lo stesso intonaco e le basi e le paraste del Settecento, messe in opera da Arcangelo Giulielmelli al fine di riprodurre l'originario stile della chiesa; e la rimozione dell'evento dalla memoria collettiva degli amalfitani contribuì a fortificare la tesi che mise in atto il sindaco del paese Salvatore Amatruda per giustificare questo "rinnovamento" della facciata, ovvero che la chiesa era, quasi del tutto, crollata. Alcune fonti scritte, probabilmente appartenenti agli esperti di restauro che furono nominati dalla Giunta delle Belle Arti, dicono: "Se questo ragguardevole monumento fosse liberato e svestito dalle sovrapposizioni barocche che in tempo più vicino a noi lo hanno deturpato e travisato, presenterebbe una singolare novità di stile, così nell'insieme della sua struttura, come nelle decorazioni veramente stupende. Intanto è opera certamente lodevole il poter ridare a questo monumento almeno l'antico aspetto nella parte che riguarda la fronte esterna".[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Portale bronzeo del Duomo

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata attuale è stata costruita nel XIX secolo da Errico Alvino coadiuvato da un'élite di discreti architetti; la riedificazione è avvenuta dopo il presunto crollo di quella originale. Il progetto dell'Alvino si presenta con una facciata neomoresca, con influenze neogotiche, preceduta da un corridoio che collega il campanile, il chiostro del Paradiso e la chiesa del Crocifisso.

Lo spettacolare prospetto

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

Esistente dal 1180 e compiuto nel secolo successivo; nel XVIII secolo venne restaurato e successivamente manomesso.La base è composta da massicci blocchi squadrati di pietra mentre il primo e secondo piano fino alle cornici si compongono di un piano di bifore e uno di trifore, con coronamento arabeggiante e copertura ad embrici maiolicati gialli e verdi.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno del Duomo

Il portale maggiore presenta una lunetta, che racchiude al suo interno un affresco di Domenico Morelli e Paolo Vetri, ed una porta in bronzo, fusa a Costantinopoli.

L'interno, rimaneggiato in forme barocche, ha una pianta basilicale con transetto e abside; il tutto è rivestito da marmi commessi e racchiudenti colonne antiche. Le navate sono coperte da un soffitto a cassettoni. Sull'altare maggiore barocco si trova una grande tela raffigurante La crocifissione di sant'Andrea Apostolo, copia da Mattia Preti (basilica di Sant'Andrea della Valle), forse realizzata da un pittore del posto. Su quello postconciliare, invece, si trova un moderno Crocifisso ligneo dipinto. Nelle cappelle sono conservate opere di arte gotica e rinascimentale. In una cappella si trova un gruppo ligneo raffigurante l'Apparizione di san Michele Arcangelo a san Fedele e sotto la tomba del santo martire. Sul soffitto, adornato da fregi aurei, si trovano le Storie di Sant'Andrea. Nella navata sinistra, si trova la statua reliquiaria cinquecentesca del patrono e quelle del Cristo morto e dell'Addolorata. In fondo alla stessa navata, nella Cappella della Riconciliazione, è ubicata la reliquia del capo di S. Andrea. In sagrestia si trova la statua processionale settecentesca del santo patrono, chiusa in un armadio, detto stipo dagli amalfitani.

Cripta del Duomo di Amalfi

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

La cripta, edificata sulla tomba del santo patrono, è adornata da pregevoli affreschi, il maggiore dei quali rappresenta L'arrivo del corpo di Sant'Andrea nella cattedrale di Amalfi. Sull'altare si trovano la statua bronzea di Sant'Andrea di Michelangelo Naccherino, quella marmorea di San Lorenzo di Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo e quella di S. Stefano di uno scultore locale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.parrocchiaamalfi.com/la-presenza-di-san-francesco-ad-amalfi-nelle-antiche-carte-di-una-platea-settecentesca/
  2. ^ http://www.parrocchiaamalfi.com/cattedrale/santo-patrono/
  3. ^ G. Fiengo nella Tutela e restauro dei monumenti in Campania ci parla di questo avvenimento e denuncia l'ignoranza con la quale è stata accettata questa ricostruzione.

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