Pietro Bernini

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« Pietro con ogni franchezza maneggiava il marmo, sicché in ciò pochi pari egli ebbe »
(Giovanni Baglione[1])
Pietro Bernini

Pietro Bernini (Sesto Fiorentino, 6 maggio 1562Roma, 29 agosto 1629) è stato un pittore e scultore italiano, padre del più famoso Gian Lorenzo Bernini. Ha operato a Napoli e poi a Roma nel XVII secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Bernini nacque a Sesto Fiorentino, in Toscana, il 5 maggio 1562, figlio del ciabattino Lorenzo Bernini e di Camilla Boccapianola. Venne indirizzato alla scultura a Firenze, nella bottega di Ridolfo Sirigatti; proseguì poi i propri studi apprendendo l'arte dal Cavalier d'Arpino, a Roma, in un ambiente saturo di manierismo. Nella sua giovinezza, insomma, Bernini acquisì solide conoscenze artistiche, tanto che il Baglione ci riferisce che nella sua gioventù il Bernini avrebbe trascorso un'estate a Caprarola per affrescare palazzo Farnese insieme ad Antonio Tempesta e altri pittori.[2]

Nel 1584 Bernini si recò a Napoli, dove realizzò la statua di San Giovanni Battista per la chiesa di San Giovanni in Carbonara, una Madonna della Neve e una Santa Caterina d'Alessandria per la chiesa di Terranova Sappo Minulio), e un'altra statua oggi custodita nel museo di Palermo. Al di là delle prime esperienze artistiche partenopee, non ancora adeguatamente studiate, a Napoli il Bernini s'invaghì di una fanciulla a tal punto di farla sua sposa: il suo nome era Angelica Galante.[2]

Fotografia dell'Ottocento raffigurante la fontana del Nettuno nella sua vecchia collocazione a via Medina, a Napoli

Fu proprio con la Galante che nel 1594 Bernini fece ritorno a Firenze, dove intervenne nella facciata di Santa Trinità insieme a Giovanni Battista Caccini. Quello fiorentino, tuttavia, fu un soggiorno assai breve, tanto che nel 1596 Bernini si recò nuovamente a Napoli, dove conobbe anni di grande fervore artistico. Nella città partenopea il viceré gli commissionò la realizzazione di sculture per la certosa di San Martino; scolpì, inoltre, i santi Pietro e Paolo per il Duomo, la Sicurezza e la Carità per la facciata della cappella del Monte di Pietà, e infine un San Matteo con l'angelo per la chiesa del Gesù Nuovo. Si accostò, in aggiunta, alla cerchia di Michelangelo Naccherino, seguace del Giambologna, con il quale si cimentò principalmente nella decorazione di fontane: si segnalano, in tal senso, le statue della fontana del Gigante a Santa Lucia e i quattro mostri marini collocati ai lati della fontana del Nettuno, all'epoca ubicata nell'Arsenale del Porto (ma oggi collocata dinanzi palazzo San Giacomo). Sempre al soggiorno partenopeo appartengono i santi Stefano e Lorenzo, scolpiti per la cripta del duomo di Amalfi, un Profeta per la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, e l'impresa decorativa della cappella Ruffo ai Gerolamini. Il 7 dicembre 1598, proprio a Napoli, nacque inoltre il figlio Gian Lorenzo, destinato a divenire uno dei maggiori protagonisti dell'arte barocca.[2]

Ritornato a Roma nel 1605-1606 insieme ad Angelica e al piccolo Gian Lorenzo, Bernini partecipò subito alla realizzazione di opere di grande respiro: a Santa Maria Maggiore scolpì le Cariatidi, l'Incoronazione di Clemente VIII (nella cappella Paolina) e il rilievo dell'Assunta (per la sacrestia nuova), mentre per Sant'Andrea della Valle eseguì un San Giovanni Battista seduto. Altre realizzazioni di questi anni sono la Sapienza e la Religione (per il monumento al cardinale Bellarmino nella chiesa del Gesù, oggi distrutto; 1622-23); l'Annunciazione per la chiesa di San Bruno a Bordeaux (1622 circa); la Fede e la Prudenza per il monumento Dolfin della chiesa veneziana di San Michele in Isola.[2]

Dopo la nomina ad architetto dell'Acqua Vergine nel 1623, Bernini si cimentò nella costruzione di varie fontane a Roma, tra le quali quella più famosa è la fontana della Barcaccia a piazza di Spagna, realizzata con l'aiuto del figlio. Negli ultimi anni di carriera, infine, collaborò con Gian Lorenzo in diverse imprese, specie in quella del baldacchino di San Pietro.[2]

Pietro Bernini, infine, morì a Roma il 29 agosto 1629.

Stile scultoreo[modifica | modifica wikitesto]

La fontana della Barcaccia a Roma, realizzata da Pietro Bernini ma spesso indebitamente attribuita esclusivamente al figlio Gian Lorenzo

Per l'analisi dello stile scultoreo, rimandiamo al commento di Howard Hibbard:

« Il B[ernini] fu famoso per la sua abilità nello scolpire il marmo e attuò una sorta di "maniera" nella scultura. Il Baglione che lo vide all'opera a Napoli scrisse che "se quest'huomo havesse havuto maggior disegno per la facilità dell'operare si sarebbe assai avanzato". La qualità delle sue opere napoletane non è tale da suscitare grande interesse negli studiosi; lavorava con grande facilità in uno stile che variò nel tempo: spesso sansoviniano, alcune volte asciutto e quasi richiamantesi al Quattrocento. Anche opere mature, come i Santi nella cappella Brancacci del duomo di Napoli, sono relativamente deboli e contrastano con le opere del Finelli dalla parte opposta della navata, che risentono dello stile di Gian Lorenzo. A Roma l'arte del B[ernini], specialmente nei rilievi (S. Maria Maggiore), assume un carattere fortemente pittorico anche per il vigoroso uso del trapano (probabilmente sotto l'influsso del Caccini). La statua più importante di questo periodo è il S. Giovanni Battista in S. Andrea della Valle, opera ambigua ma interessante per un confronto con le opere giovanili del figlio Gian Lorenzo che, sia nella tecnica sia nello stile, ne fu in qualche modo influenzato; nel rilievo con l'Incoronazione di Clemente VIII troviamo un illusionismo e un approccio diretto con lo spettatore che sarà poi ampiamente sviluppato dal figlio. Anche se figura relativamente di secondo piano, il B[ernini] fú uno degli scultori più dotati del periodo tra il Rinascimento e il Barocco. Il suo stile, per le sue qualità pittoriche, ha dei punti di riferimento con la pittura bolognese dello stesso periodo e in particolare con Ludovico Carracci: certo è che le opere giovanili di Gian Lorenzo furono fortemente influenzate dalla pittura contemporanea »
(Howard Hibbard[2])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Papini, Pietro Bernini, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930. URL consultato il 12-01-2016.
  2. ^ a b c d e f Hibbard.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Attribuzioni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hans-Ulrich Kessler, Pietro Bernini 1562-1629, Monaco, Hirmer 2005 (in tedesco; studio monografico con catalogo completo delle opere).
  • Howard Hibbard, BERNINI, Pietro, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 9, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1967, SBN IT\ICCU\RAV\0018867. URL consultato il 28 agosto 2016.

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