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Lucera

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Lucera
comune
Lucera – Stemma
Lucera – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Apulia.svg Puglia
ProvinciaProvincia di Foggia-Stemma.svg Foggia
Amministrazione
SindacoAntonio Tutolo (lista civica) dall'8-6-2014
Territorio
Coordinate41°30′N 15°20′E / 41.5°N 15.333333°E41.5; 15.333333 (Lucera)Coordinate: 41°30′N 15°20′E / 41.5°N 15.333333°E41.5; 15.333333 (Lucera)
Altitudine219[1] m s.l.m.
Superficie339,79 km²
Abitanti32 945[3] (31-8-2018)
Densità96,96 ab./km²
Frazionivedi elenco frazioni
Comuni confinantiAlberona, Biccari, Castelnuovo della Daunia, Foggia, Pietramontecorvino, San Severo, Torremaggiore, Troia, Volturino
Altre informazioni
Cod. postale71036
Prefisso0881
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT071028
Cod. catastaleE716
TargaFG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 473 GG[4]
Nome abitantilucerini
PatronoSanta Maria e altri 2 compatroni
Giorno festivo16 agosto
PIL procapite(nominale) € 9.008[2]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lucera
Lucera
Lucera – Mappa
Posizione del comune di Lucera nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

Lucera (AFI: [luˈʧɛra][5], Lucére in lucerino[6]), è un comune italiano di 32 945 abitanti della provincia di Foggia, in Puglia.

Fino al 1806 fu capoluogo della provincia di Capitanata e del contado del Molise[7] e, oltre ad essere una delle città più popolose della provincia[8], è sede vescovile della diocesi di Lucera-Troia[9]. I suoi 339,79 km² ne fanno il trentesimo comune d'Italia e il settimo della Puglia per estensione territoriale, superando città italiane come Milano, Parma e Taranto[10][11].

È un importante centro culturale e amministrativo della provincia di Foggia, per la sua posizione strategica nel territorio conserva l'appellativo di chiave di Puglia[12] ed è inserita tra le città europee di eccellenza[13]. Fu insieme a Brindisi uno dei capisaldi della presenza romana in Puglia, città autorizzata a battere moneta e municipio dopo la guerra sociale[14].

Indice

Geografia fisica

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Puglia.

Territorio

Il nord del Tavoliere delle Puglie visto da viale Castello a Lucera

Lucera sorge a 219 m s.l.m.[15] su un'altura formata da tre colli, il primo si estende dal castello sino alle vecchie mura della città ed è chiamato Monte Albano per l'argilla bianca lì rinvenuta. Il secondo, ove sorge il convento del Salvatore dei PP. Minori Riformati, è denominato Belvedere; mentre il terzo deve il nome di Monte Sacro alla presenza nel passato dei templi dedicati a Minerva, Cerere e ad altre divinità. Ai piedi dei colli scorrono i torrenti Salsola e Vulgano, entrambi confluenti nel Candelaro.

Il territorio del comune confina a nord con San Severo e Torremaggiore, a est con Foggia, a sud con Troia e Biccari e a ovest con Alberona, Volturino, Pietramontecorvino e Castelnuovo della Daunia. I suoi 338,64 km², ne fanno il trentesimo d'Italia e il settimo della Puglia per estensione territoriale. L'agro, ricco di masserie, è prevalentemente caratterizzato da vigneti, oliveti, vaste distese di grano e campi di ortaggi (prevalentemente pomodori nella stagione calda); rari sono i frutteti.

Clima

La città è caratterizzata da un clima mediterraneo, con lunghe estati calde e caratterizzate da forti escursioni termiche diurne ed inverni miti, anche se per la sua vicinanza ai monti dauni la temperatura scende anche a valori inferiori a 0 °C, temperatura esterna minima di progetto della città. I venti sono abbastanza frequenti e, seppure talvolta piuttosto forti, sono mediamente moderati.

La temperatura media annua si aggira attorno ai 15 °C e le precipitazioni si attestano ad un valore medio di 497 mm/anno. Sono rare, ma non mancano, le precipitazioni nevose.

Dal punto di vista legislativo il comune di Lucera ricade nella fascia climatica D[16] in quanto i gradi giorno della città sono 1473, dunque il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 12 ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile.

Lucera
dati della stazione meteorologica di Amendola[17]
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 12131519242832312822171312,719,330,322,321,2
T. min. mediaC) 3357111518181511743,37,717119,8
Precipitazioni (mm) 42414336373626274653535714011689152497
Umidità relativa media (%) 80777471696561646874798179,371,363,373,771,9
Eliofania assoluta (ore al giorno) 455789111086544,36,7106,36,8

Origini del nome

Diverse sono le ipotesi sull'origine del nome Lucera. Le colline su cui poggia la città erano coperte di un bosco, sacro agli dei; nel primitivo linguaggio etrusco “bosco sacro” era detto luk-eri (luk in latino è lucus, eri significa "sacer, sacro"). Dall'etrusco Lukeri si arriva così a Luceria. Tuttavia, non è da escludere che il nome Lucera derivi dal greco leuka eria che significa “lana bianca”, perché anche i poeti latini Orazio e Marziale lodarono Lucera per la rinomata lana delle sue greggi e per i suoi pascoli, così come non si può escludere che Lucera derivi dal praenomen Lucius di Dauno, re eponimo dei Dauni, o più genericamente dalla parola latina lucem (da lux che significa luce), alla quale anche le precedenti ipotesi sono comunque etimologicamente connesse.

Storia

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Lucera e Storia della Puglia.

Le origini e i primi secoli

Lucera, fin dalla sua origine, fu denominata "chiave delle Puglie", per la sua posizione strategica, quale porta del Tavoliere[18].

Le prime testimonianze di vita nell'area della città sono state individuate sul Monte Albano, dove sono state rinvenute tracce di alcuni villaggi neolitici del III millennio a.C.

È considerata un'antica città dei Dauni, come la definì il geografo greco Strabone (58 a.C.-24 d.C.) narrando la leggenda secondo la quale Diomede, re d'Etolia, dopo la distruzione di Troia, fuggì verso l'Apulia e si stabilì presso Lucera, dove depose le armi e il Palladio nel tempio di Athena Iliàs e costituì una colonia greca.

Periodo romano

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monetazione di Luceria.
Anfora rinvenuta a Lucera (datata al 340 a.C.), esposta all'Altes Museum di Berlino

Fra Dauni e Sanniti non correva buon sangue e questo fu di fondamentale importanza durante la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.), quando l'esercito romano, nel tentativo di prestare soccorso a Luceria, assediata dai Sanniti, subì una grave sconfitta nella Battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.): i Romani dovettero passare sotto il giogo dei Sanniti[19]. Proprio a Luceria, i Sanniti rinchiusero seicento cavalieri romani, lasciati come ostaggio[20].

In seguito a quel disastro, nel 320 a.C., il console Lucio Papirio Cursore mise sotto assedio la città, dove si trovava un forte contingente di Sanniti: 7.000 guerrieri sotto il comandante Gaio Ponzio. Questi dovettero arrendersi e liberare gli ostaggi, consegnare tutte le armi e salmerie, e passare sotto il giogo dei soldati romani, che così si vendicarono dell'umiliazione subita[21]. Luceria passò sotto il dominio dei Romani e Lucio Papirio Cursore, per questa vittoria, tornato a Roma, ottenne il trionfo[22].

Dopo pochi anni, nel 315 a.C., l'antica città dauna si ribellò a Roma, tornando dalla parte dei Sanniti, ma durò poco: nel 314 a.C. i consoli Petilio e Sulpicio riuscirono ad impadronirsene colla forza; Luceria si trasformò in colonia di diritto latino e si sviluppò grazie alla favorevole posizione difensiva.

Nel 295 a.C. i Sanniti tentarono un ultimo attacco verso Luceria, ma il console Marco Atilio Regolo riuscì a sconfiggere le truppe nemiche, sancendo in modo definitivo la vittoria romana (294 a.C.).[23]

Nel 265 a.C. Luceria fu messa a capo di una delle 4 province questorie della repubblica[23]. Fedelissima a Roma, la Colonia "iuris latini", per la sua grande lealtà, fu sempre tenuta in grande considerazione dai Consoli e dal Senato (Lucerinis bonis et fidelibus sociis – Livio: IX, X), ricevendone ampia autonomia e indipendenza d'azione: diritto di conio con proprie monete, proprie leggi, proprio fisco, propri magistrati.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monetazione di Luceria.

La città fu fortificata e l'assetto urbano fu completamente trasformato. Cinta di mura ben oltre il nucleo urbano per cinque miglia, fu aperta da quattro porte[24]:

  • a nord la Porta Sacra, verso Tiati (San Paolo di Civitate);
  • a nord ovest la Porta Albana, fra il Colle Albano e il Colle Belvedere;
  • a sud la Porta Ecana, verso Aecae (Troia);
  • a sud est la Porta Arga, verso Arpi.
Teruncius Aes Grave (circa 220 a.C.)

Con l'avvento dei Romani, a Luceria furono rinnovati anche gli edifici sacri come quello di Minerva, l'Athena Iliàs della Grecia. Sempre più importanza ebbe questo tempio sul Colle Belvedere, già rinomato santuario, venerato da ogni parte dell'Apulia. Numerose sono le testimonianze archeologiche di questo tempio, in primis la "stipe votiva" del Belvedere: testa di Athena con elmo, busto di Afrodite o Proserpina e teste di altre divinità maschili, conservate presso il Museo di archeologia urbana di Lucera.

Importanza ebbe anche la transumanza; le lane e le gregge di Luceria infatti erano rinomate in tutto l'impero.

A fianco di Roma nella guerra contro Pirro, re dell'Epiro (280-275 a.C.), Luceria fronteggiò anche Annibale nella seconda guerra punica (218-201 a.C.). Nel 217 a.C., dopo la vittoria nella battaglia del lago Trasimeno, «presso Geronio, a cinque leghe a nord di Lucera... Annibale si teneva pronto a difendere il campo e i distaccamenti sparsi nelle campagne»[25]. Nonostante la schiacciante vittoria di Annibale sui romani nella Battaglia di Canne (216 a.C.), Luceria rimase fedele a Roma, impegnandosi con altre 18 colonie a sostenerne lo sforzo bellico.

Tra il 91 e l'88 a.C., Luceria difese gli interessi di Roma nella guerra marsica e nel 90 a.C., in virtù della lex iulia de civitate, ebbe dall'Urbe la piena cittadinanza con lo status di municipium, e fu ascritta alla tribù Claudia.[26]

Durante la guerra civile del 49 a.C., prima che Giulio Cesare presidiasse la città con una propria guarnigione, Luceria fu quartier generale delle truppe di Gneo Pompeo Magno, che vi risiedette per due settimane.[27]

L'Alto Medioevo

A seguito della vittoria bizantina sui Goti (553), Giustiniano rimette Luceria a capoluogo di provincia della regio II Apulia et Calabria, dopo che per un dato periodo fu spostato a Canosa.

Agli inizi del VII secolo, sotto il duca Arechi I, i Longobardi avanzarono verso la provincia di Luceria e si insediarono nelle zone più periferiche della città, su Colle Albano, dove sorgeva l'acropoli romana, e nei pressi dell'Anfiteatro nella parte est.

Il ducato fu presto costituito, ma nel 663, Luceria fu distrutta dal bizantino Costante II. L'assetto romano scomparve quasi completamente e i lucerini furono costretti alla fuga, formando vari centri del Subappennino (Biccari) e della costa adriatica (Lesina). La vecchia chiesa fu saccheggiata e i corpi dei santi vescovi furono trafugati o portati nelle nuove frazioni costituite. San Basso giunse poi a Termoli mentre San Pardo trovò sacra dimora in Larino.

Nel 743, sulle rovine della città, nuovamente longobarda, arrivo il vescovo Marco II. Il patriarca partecipò al Concilio di Roma del 22 marzo 744, chiedendo a papa Zaccaria aiuti e preghiere per il popolo lucerino. Al suo ritorno a Luceria, portò con sé i monaci benedettini e una statua della Vergine Maria. La chiesa dei santi Giacomo e Barnaba, semi distrutta, fu restaurata e in un altare fu collocata la statua della Vergine, che da quel giorno venne invocata come protettrice della città e dell'intera diocesi che, come l'antica chiesa, fu intitolata a Santa Maria.[28]

Con il ritorno dei Longobardi, la città venne nuovamente fortificata e le mura furono ristrette, tenendo fuori sia l'acropoli di Colle Albano e sia i resti dell'Anfiteatro Romano. Da cinque miglia, il perimetro si riduce a un miglio e mezzo, con l'apertura di cinque porte[29]:

  • a nord est la Porta San Severo, che sostituì l'antica Porta Sacra;
  • ad est la Porta San Jacobi, nuova entrata nel casale di San Giacomo;
  • a sud est la Porta Foggia, che sostituì l'antica Porta Arga;
  • a sud la Porta Troja, ricostruita sui resti dell'antica Porta Ecana;
  • a nord ovest la Porta Albana, fra il Colle Albano e il Colle Belvedere.

Nell'802, il figlio di Carlo Magno, Pipino il Gobbo, occupò Luceria, ma la città fu ben presto nuovamente assediata dai Longobardi e dal duca di Benevento Grimoaldo, che mantennero la giurisdizione della città fino al ritorno del dominio bizantino nel 982.

Con l'avanzamento dei Saraceni, numerose furono le guerre che Luceria intraprese, fino a quando nel 1060 circa, la città fu conquistata dai Normanni, al fianco dei quali alcuni lucerini parteciparono anche alle Crociate in Terra Santa.

Il dominio normanno cessò intorno al 1200, quando a esso subentrarono gli Svevi.

Periodo svevo

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Insediamento musulmano di Lucera.
Disegno delle rovine del Palatium di Federico II

Sotto gli Svevi, Luceria riprese ben presto il suo ruolo centrale, con l'arrivo dell'imperatore Federico II e dei musulmani. Nel 1223, Federico II, a seguito della lotta armata fra i musulmani e le truppe sveve, dalla Sicilia e più precisamente dalla roccaforte di Jato, deportò a Luceria numerosi musulmani, una vera e propria colonia saracena; riuscì però a renderli inoffensivi, lasciandoli liberi di sviluppare le loro attività (fabbricanti di tappeti, tende, ceramiche, ma anche agricoltura e artigianato), fornendo ovviamente all'Imperatore temibili guerrieri, fondamentali per le varie lotte contro la Santa Sede. I saraceni furono liberi anche di professare la propria religione islamica: la tradizione vuole che non si contassero più di dodici abitanti di religione cristiana nel 1239[30]. Vennero costruite moschee e scuole coraniche e la città fu detta "Luceria Saracenorum". A tal proposito, alcuni storici locali sostengono che i pochi cristiani che rimasero in città, e il vescovo Bartolomeo, furono costretti ad adeguarsi alla presenza musulmana e, per paura di eventuali saccheggi, nascosero in un posto sicuro chiamato Tribuna la venerata statua di Santa Maria[31]. I vari ordini monastici che si erano stanziasi sul territorio, furono estromessi dal regno.

Nel 1233 Riccardo di San Germano riporta che l'Imperatore decise di fortificare con mura la città. Ed è probabilmente in quegli anni che, su Colle Albano, precisamente nell'angolo nord-est, Federico II fede erigere il suo regale Palatium anche se oggi, tra la ricchezza dei reperti di origine angioina, si nota ben poco del federiciano castrum seu palatium. È tuttavia ancora osservabile lo zoccolo perimetrale e, per quel poco che ne resta, anche le mura a scarpa e la presenza di feritoie ad uso degli arcieri. La parte inferiore dell'edificio (quella più propriamente difensiva) doveva avere funzioni di rifugio estremo in caso di pericolo. Anche la residua pavimentazione del cortile interno, con la particolare cura delle rifiniture, è attribuita all'epoca di Federico di Hohenstaufen. In conseguenza degli arrivi, il borgo si era sviluppato verso il castello e, per questo, furono ricostruite le mura andate in rovina, estendendone fino a Colle Albano, inglobando al suo interno il Palatium imperiale[32], con l'eliminazione di Porta Albana.

Lūǧārah[33] (o nella variante in arabo Lūshīra [34]), conobbe in quel periodo una notevole fioritura, tanto che ben presto venne paragonata, dai viaggiatori e dagli storici musulmani di allora, alla Cordova dei califfi.[senza fonte] Fu aperto un Istituto Scientifico, sotto la guida dello stesso Federico II, nacquero anche fabbriche di armi, ma anche botteghe dell'ottone. Diversi furono gli animali esotici, dai leoni agli elefanti, dai cammelli alle aquile e ai falchi, rapaci adorati dallo stesso imperatore.

Le visite dell'Imperatore accertate nella sua Luceria Saracenorum risalgono all'Aprile 1231, Dicembre 1232 (forse fino a Gennaio 1233), Aprile del 1240, Ottobre del 1241, Gennaio 1242 e al Novembre del 1246. Ma non si può escludere che l'Imperatore, nei suoi numerosissimi periodi in Capitanata, avesse visitato Lucera anche in altri momenti.

La Lucera musulmana restò fedele alla casa sveva e, dopo la morte di Federico II nel 1250, avvenuta nella vicina Fiorentino, servì Corrado IV di Svevia. In quegli anni, all'interno del palazzo imperiale, assunse potere il servo Giovanni Moro che, grazie alle simpatie di Federico II, era riuscito ad entrare nell'élite imperiale col titolo di barone, detenendo diversi possedimenti. Corrado IV lo fece comandante del castello di Lucera ma, alla morte dell'Imperatore nel 1254, Giovanni cercò di impadronirsi del potere: finse di dare ospitalità a Manfredi di Sicilia (che non si riteneva sicuro di fronte al papa), ma poi, affidando provvisoriamente il governo della città a Marchisio, si recò a Roma per mettere se stesso e Lucera nelle mani di Innocenzo IV. All'arrivo di Manfredi, il popolo lo accolse trionfalmente e Marchisio non poté fare altro che sottomettersi giurandogli fedeltà. Al ritorno da Roma, Giovanni non venne fatto entrare in città; cercò di fuggire ad Acerenza, dove però venne ucciso dai saraceni, che portarono la sua testa a Lucera e l'appesero all'ingresso di Porta Foggia[35].

Papa Alessandro IV, scontento dai fallimentari tentativi di conversione degli infedeli portati avanti dai frati mendicanti inviati a Lūǧārah, mirando anche a conquiste sul Regno Svevo, nel 1255 emise la bolla Pia Matris contro Manfredi e i Musulmani di Lucera, inneggiando ad una crociata contro di essi.[36] Una volta assicuratasi la fedeltà della colonia saracena, Manfredi, chiamato anche Sultano di Lucera (1258-1266)[37], poté arruolare un ingente esercito e muovere guerra all'esercito pontificio, che sconfisse presso Foggia. I saraceni di Lucera combatterono al fianco di Manfredi fino alla Battaglia di Benevento del 1266, che segnò la morte del sovrano svevo e l'entrata in scena dei d'Angiò.

Periodo angioino

Tra il 1268 e 1269 la Santa Sede scese in campo contro "Luceria Saracenorum". Nel febbraio 1268 papa Clemente IV indisse una Crociata per debellare tutti i musulmani presenti nella città, unica roccaforte dell'Islam dell'intero meridione[38]. Molte le pressioni che ricevette Carlo I d'Angiò affinché eliminasse ogni saraceno presente nella città. L'assedio avvenne dal 20 maggio al 12 giugno. Lūǧārah rifiutò l'obbedienza a Carlo I d'Angiò e resistette energicamente agli assalti dei soldati angioini, restando fedele all'ultimo erede degli Svevi, Corradino. Questo si diresse verso Lucera e Carlo, lasciato l'assedio, gli andò incontro: i due eserciti si scontrarono il 23 agosto 1268 nella Battaglia di Tagliacozzo, dove, pur essendo in netta inferiorità numerica, l'esercito guelfo angioino ebbe la meglio sui ghibellini svevi. Corradino riuscì a fuggire ma, tradito, fu catturato nella campagna romana e giustiziato a Napoli il 29 ottobre 1268. A seguito di ciò, Lucera continuò a resistere per altri dieci mesi. Carlo I riprese l'assedio di Lūǧārah nella primavera nel 1269, con ordigni d'ogni genere e con macchine d'assalto[39]. In mancanza di viveri, i saraceni uscivano dalla città per raccogliere erbe di cui cibarsi, ma cadevano nelle imboscate dei Francesi e venivano trucidati, o venduti come schiavi[39]. Lūǧārah viene espugnata per fame il 27 agosto 1269[39]. I cristiani ribelli e i capi dei saraceni verranno torturati ed uccisi, mentre il resto della popolazione si sottomise spontaneamente. Dopo dieci giorni, nonostante le pressioni della Santa Sede, Carlo I d'Angiò, seguendo l'esempio di Federico II, scese a più miti patti. Anziché uccidere o esiliare i saraceni, cercò di stringere con loro un rapporto di fiducia: perdonò le loro colpe, privandoli però della libertà di governarsi seguendo le leggi islamiche, e gravando su di essi un pesante tributo di guerra di quattromila once annui. I saraceni che, per evitare di sottostare ai d'Angiò, cercarono inutilmente di fuggire dalla città, vi trovarono spesso la morte.

Fortezza Svevo-Angioina, Torre della Leonessa

Carlo I d'Angiò, nella riorganizzazione della città, ridusse il suo perimetro e, nei pressi del Palatium federiciano, fece realizzare una fortezza, con una maestosa cinta muraria a ridosso del margine collinare di Colle Albano. I lavori furono seguiti da Pierre d'Angicourt, progettista di fortificazioni, e dai magistri carpentari Riccardo da Foggia e Giovanni di Toul; i lavori durarono quasi quindici anni (1269-1283)[40][41]. La muraglia fu dotata di 13 bastioni quadrangolari, 9 torri pentagonali, e 2 torri cilindriche, una detta del Leone (o del Re, dalla tradizione popolare), e l'altra più maestosa detta della Leonessa (o della Regina, dalla tradizione popolare). L'accesso alla fortezza era regolato da 4 porte: Porta Troja a sud, Porta Fiorentino a nord, Porta Guardiola a ovest, e Porta Luceria a Est, verso la città. Per separare la fortezza dal centro abitato fu scavato un profondo fossato difensivo e creato un ponte levatoio per collegare le due parti. All'interno della fortezza, fu edificato il nuovo palazzo residenziale, una cappella e decine di abitazioni, che servirono alle numeroso famiglie di origine provenzale che il re fece stanziare all'interno della fortezza. La convivenza con i saraceni durò ben poco, in quanto le famiglie di Provenza preferirono allontanarsi dalla città, trasferendosi nella vicina Valmaggiore (ossia nell'alta valle del Celone) ove fondarono i borghi di Faeto e Celle di San Vito, i cui dialetti locali appartengono tuttora all'unica minoranza francoprovenzale in Puglia.

Basilica cattedrale

Alla morte di Carlo I d'Angiò, gli succedette il figlio Carlo II di Napoli, detto lo zoppo. Questi, nell'anno del primo Giubileo (1300) indetto da papa Bonifacio VIII, organizzò la "Crociata Angioina". L'impresa, pianificata in gran segreto, è affidata ad un suo fedelissimo, il miles Giovanni Pipino da Barletta, Maestro Razionale della Magna Curia[42]. Secondo gli storiografi locali d'età barocca, nel giorno 15 agosto, solennità dell'Assunta, Pipino avrebbe dato ordine ai suoi soldati di comunicarsi per prepararsi degnamente allo scontro, facendo atto di giuramento alla Beata Vergine che, se gli avesse concesso la vittoria, avrebbe dedicato al suo nome la città (in realtà fu il re a darle il nuovo nome). Dopo un primo scontro vittorioso con i saraceni in armi, i soldati datisi al saccheggio, e frugando per ogni dove, trovarono in una lammia sotterranea l'antica statua della Vergine, portandola in processione come segno di buon auspicio[43][44][45]. Dopo qualche giorno, Lūǧārah venne definitivamente conquistata con la forza e le ultime resistenze vinte il 24 agosto (festa di San Bartolomeo). La tradizione locale vuole che la Vergine Maria sia scesa in campo a favore dei d'Angiò, osteggiando le truppe saracene con immensi sciami di moscerini[46][47]. Le mura e le moschee furono abbattute e i saraceni lucerini in parte massacrati e in gran parte espulsi, per essere poi catturati e venduti come schiavi, o costretti a convertirsi al Cristianesimo[48][49].

Lucera, di lì a poco, fu ripopolata di abitanti cristiani provenienti dalle varie province peninsulare del Regno di Sicilia, specie dalla Calabria, e anche da fuori, e rinominata "Civitas Sanctae Mariae" (Città di Santa Maria). Venne fondata la Cattedrale dell'Assunta, la cui costruzione è attribuita a Pierre d'Angicourt[50]. Anche lo stemma della città viene fatto risalire a questo periodo: un leone passante, che rappresenterebbe re Carlo II, tenente con le branche anteriori un vessillo con l'effigie della Vergine Patrona[51].

Nel 1304, Carlo II d'Angiò giunse a Lucera e, come vuole la tradizione, donò simbolicamente le chiavi della città alla statua della Vergine, alla quale sua moglie Maria d'Ungheria offrì una collana d'oro[52]. La statua, in base alle recenti indagini storico-artistiche, è di fattura angioina, ascrivibile ai primi del '300, e quindi non può essere la stessa statua che la tradizione storiografica locale ritiene sia stata nascosta nel periodo svevo. In onore dell'Assunta, invocata col titolo di Santa Maria Patrona di Lucera, e detta anche Santa Maria della Vittoria, Carlo II istituì la festa da celebrarsi ogni anno con la massima partecipazione del popolo[53].

Nell'antico borgo furono riammessi ordini monastici cacciati dal regno da Federico II. Oltre la Cattedrale dell'Assunta, infatti, furono edificate altre quattro chiese e affidate proprio alla cura degli ordini mendicanti, chiamati dal re angioino per dare un nuovo volto cristiano alla città:[54]

  • San Francesco, affidata ai francescani minori conventuali;
  • San Domenico, affidata ai domenicani;
  • San Leonardo, affidata agli agostiniani;
  • San Bartolomeo, affidata ai celestini.

Nella città di Santa Maria fu istituita una nuova Zecca[senza fonte] e ai suoi abitanti fu dato il privilegio di appartenere direttamente al re, senza poter essere infeudata (regia demanialità), e inoltre fu assegnato ad ogni famiglia una quota del terraggio, i cui frutti dovevano essere sia agricoli e sia di pascolo.

A Carlo II di Napoli succedette il suo terzogenito Roberto, in quanto il primogenito Carlo Martello divenne re d'Ungheria e il secondogenito Ludovico d'Angiò, per alcuni fonti nato nella fortezza di Luceria, intraprese la vita ecclesiastica, prima come frate francescano e poi come vescovo di Tolosa; oggi è invocato quale Santo.

Nel 1314 si parla di ben undici chiese povere: Santa Maria Maddalena, San Martino, Sant’Angelo, San Giacomo, San Paolo, San Marco, San Matteo, San Lorenzo, San Pietro, Santa Lucia e Santa Caterina.

Roberto d'Angiò fece giungere da Avignone (il papato in quegli anni non era a Roma) a Santa Maria il vescovo croato domenicano Agostino Casotti che morì il 3 agosto 1323. Il corpo del vescovo fu tumulato nella chiesa di San Domenico.

Basilica cattedrale - particolare del portale

Nel 1341 nella città di Santa Maria si contavano 13 chiese. Oltre ai conventi di San Francesco, San Domenico, San Leonardo, San Bartolomeo, si aggiunse la chiesa di Sant'Antonio Abate.

Altre tre statue della Vergine Maria, simili a quella della Patrona, furono collocate nelle più importanti parrocchie della città:

  • Santa Maria della Vittoria, nella parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo;
  • Santa Maria della Misericordia, nella parrocchia di San Lorenzo Martire;
  • Santa Maria della Libera, nella parrocchia di San Matteo Apostolo.

In questi anni vide la luce l'ospedale delle Cammarelle e le mura furono completamente riedificate e allontanate dalla fortezza di Monte Albano[55][56] con l'accesso alla città regolato da cinque porte:

  • Porta Troja, a sud;
  • Porta Sant'Antonio Abate, a nord ovest (si apre nei pressi dell'omonima chiesa, verso Colle Belvedere);
  • Porta San Severo, a nord est (probabilmente cambia denominazione, dato che in alcune fonti si ritrova Porta Casalis Novi in direzione Casale Novo, un centro nei pressi di San Severo);
  • Porta San Giacomo, ad est;
  • Porta Foggia, a sud est.

Dal Quattrocento al Settecento

Nel quattrocento, Santa Maria ebbe importanza soprattutto per la transumanza, con l'istituzione della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia. Nel 1418, il beato Giovanni Vici da Stroncone fece realizzare su Colle Belvedere il convento francescano del SS. Salvatore. Il frate, sui resti di Castel Fiorentino, trovò due lastre di pietra, che formavano la mensa di Federico II e le portò in città, utilizzandole come altari maggiori nella Cattedrale e nella chiesa del SS. Salvatore.

Beato Giovanni Vici da Stroncone

Con l'arrivo degli Aragonesi e di Alfonso il Magnanimo nel 1442, la città di Santa Maria, oltre a mantenere il dominio della Capitanata, ottenne l'istituzione della Regia Audientia Provincialis, supremo tribunale civile e penale della Capitanata e del Contado del Molise, e della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia, istituita nel 1447. Tale istituzione fece diventare la città sede della Dogana, annessa al convento delle celestine di Santa Caterina. La transumanza obbligatoria dall'Abruzzo sul Tavoliere di Puglia, con la nascita del Tratturo Lucera-Castel di Sangro, aumentò gli incassi comunali e anche il benessere dei cittadini. La sede restò a Lucera fino al 1468 quando fu spostata alla vicina Foggia, che in quegli anni iniziava ad estendersi.[57]

Il terrificante sisma del 4 dicembre 1456 sconvolse il regno di Napoli. La città di Nocera (Lucera) subì gravi perdite e danni (fra cui probabilmente la parte superiore del campanile del Duomo), ma resto in piedi, a differenza dei centri limitrofi andati completamente distrutti. La popolazione attribuì lo scampato pericolo alla protezione di Santa Maria.[58]

Dall'inizio del Cinquecento, la città fu sotto il dominio spagnolo e il titolo di Civitas Sanctae Mariae fu sempre meno usato, sostituito dall'attuale nome di Lucera.

Nel 1568 viene istituita la prima scuola pubblica di istruzione primaria e nel 1579 Lucera torna ad essere la sede del capoluogo della Regia Udienza di Capitanata e del Contado del Molise, che era passato per alcuni anni sotto la giurisdizione della vicina città di San Severo. La diocesi in questi anni è molto estesa, raggiungendo perfino la distante Apricena.

Il Cinquecento fu anche il secolo di un notevole incremento demografico della città, che continuò ad essere la città più popolosa di tutta la Capitanata. Notevoli furono i lavori della diocesi che, sotto la guida del vescovo Pietro de Petris, eseguì il rifacimento del campanile della Cattedrale, crollato a seguito di un terremoto. Altre chiese furono aperte al culto:

  • Santa Maria di Costantinopoli, convento cappuccini, fuori le mura nord della città;
  • Santa Maria della Pietà, convento dei frati minori osservanti, fuori le mura sud della città, eretto dopo che un cieco riacquistò la vista nel 1573, pregando dinanzi ad un'antica edicola votiva della Madonna.

A queste si aggiunge la chiesa di San Giovanni Battista, costruita al posto della chiesa di San Lorenzo. Anche la chiesa di Santa Lucia venne ricostruita e dedicata ai Santi Lorenzo e Lucia.

Tra il cinquecento e il seicento, Lucera continuò ad essere anche residenza di famiglie nobili del regno. La città, ben presto si riempì di palazzi e piazze. Le dimore imponenti furono delle famiglie più facoltose della città: Scassa, d'Auria, Secondo, Pagano, Quaranta, Candida e Falcone.

In questi anni, scossi da rivendicazioni politiche e sociali che sfociarono in rivolte popolari contro il malgoverno, il regno fu percorso da bande di briganti che si resero protagoniste di azioni eclatanti: nel 1592, 450 banditi capitanati da Pacchiarotto, uno dei luogotenenti di Marco Sciarra, entrarono di notte in città saccheggiando e incendiando le case dei patrizi più in vista, uccidendo tra gli altri il vescovo Scipione Bozzuto di Napoli che, rifugiatosi nella Cattedrale, venne freddato con un colpo di archibugio mentre si affacciava ad una monofora del campanile.[59][60].


Vennero inoltre fondate le cappelle adiacenti alla Cattedrale: Santissimo Sacramento (1594), Santa Maria della Misericordia (della "buona morte", 1603), Santa Maria di Costantinopoli(1617) e Santissima Annunziata (1617), quest'ultima collegata ad un conservatorio per orfane tramite un ponte, detto Arco delle Orfanelle.

Diverse furono le opere d'arte che furono realizzare per abbellire le chiese durante il seicento. Furono inoltre edificate altre due chiese; la prima dedicata a San Nicola di Bari e la seconda a Santa Maria delle Grazie, affidata ai Fatebenefratelli. Le parrocchie vengono ridotte a 4:

  • Cattedrale dell'Assunta
  • San Giacomo Maggiore Apostolo
  • San Giovanni Battista
  • San Matteo Apostolo

Il grave terremoto del luglio 1627 colpì Lucera con alcuni danni alle abitazioni; la città vicina di San Severo fu rasa al suolo e anche Foggia ebbe numerosi danni. I lucerini videro l'evento come un accadimento miracoloso, attribuito alla protezione di Santa Maria Patrona.

Nel 1642 il viceré spagnolo Ramiro Guzman assegnò la città Lucera in feudo al conte Mattia Galasso, su ordine del re Filippo IV. La città subì quindi l'abolizione di tutti i privilegi conferitigli da Carlo II di Napoli. I lucerini si rivolsero nuovamente a Santa Maria per chiedere la liberazione della città, che finalmente il 20 dicembre 1691 fu dichiarata “città libera, in virtù del potente patrocinio di Santa Maria.”[61]

Il declinò della città portò inevitabilmente alla miseria e alla carestia e molte attività vennero chiuse, dando sempre più spazio all'agricoltura e ad antichi mestieri. Non mancarono le rivolte, ma bel presto una nuova minaccia si abbatté sulla città: la peste del 1656; anche in questo caso la poca mortalità venne vista come un fatto miracoloso, attribuito a San Rocco, al quale l'Università fece edificare una chiesa, nei pressi del lazzaretto. Seguì un'epidemia di tifo, alla quale conseguì un inevitabile crollo demografico.

Col passare degli anni, Lucera perse importanti funzioni politiche, ciononostante continuò a godere dello status di capitale culturale della regione, per gli studi e la dottrina, titolo che mantenne anche con l'avvento dei Borbone. Il 4 aprile 1702 papa Clemente XI proclamò beato il vescovo trecentesco Agostino Casotti.

A cavallo fra il seicento e il settecento, Lucera fu anche al centro della vita di frate Francesco Antonio Fasani. Nato il 6 agosto 1681, fu gran predicatore e innamorato della Vergine Immacolata. Amante dei poveri e dei sofferenti, familiarmente dai lucerini veniva chiamato e ancora tuttora lo chiamano Padre Maestro. Istituì una mensa per i poveri, chiedendo frequentemente offerte alle famiglie nobile del tempo: Zunica, de Nicastri, Ramamondi e Lombardi. Fece realizzare da Giacomo Colombo una statua della Vergine Immacolata e una di San Francesco; il Colombo lavorò molto in Capitanata e a Lucera, che ancora oggi conserva alcune sculture da lui firmate nelle chiese di San Domenico, Santa Caterina e San Giovanni Battista.

Sotto il vescovo Domenico Maria Liguori (1718-1730), venne edificata la chiesetta di San Gaetano Thiene, nei pressi del convento di Santa Caterina.

Il forte terremoto del 20 marzo 1731 che devastò Foggia, fece notevoli danni anche a Lucera. Alcune case andarono distrutte e la chiesa trecentesca di San Francesco subì la perdita degli altari. A Padre Maestro si deve il restauro dell'intera chiesa e la sua riconsacrazione avvenuta il 19 aprile 1739. Tre anni dopo, il frate morì in odore di santità. Era il 29 novembre 1742.

Nel 1743 il cappuccino Antonio de Oliva progettò la realizzazione di una cappella dedicata alla Santa Croce appena fuori le mura ovest della città, nella Piana dei Puledri. Tale progetto non andò in porto, ma probabilmente vi fu aperto un ingresso che prese il nome di Porta Croce.[senza fonte]

Nel 1745 l'antico palazzo della famiglia Falcone fu trasformato in scuola, con l'apertura di corsi in filosofia, teologia, belle lettere e grammatica e affidato ai padri Redendoristi, che intitolarono il monastero al SS. Sacramento. L'anno seguente venne istituito a Lucera il Tribunale del Consolato di terra e di mare.

In quegli anni anche tutti i palazzi e le chiese di Lucera subirono il tocco barocco. Fu edificato ex novo il convento di Santa Caterina (1754), sempre affidato alle dame benedettine celestine di clausura, e il nuovo convento del Carmine (1758), in pieno centro cittadino, utilizzando i materiali dell'ormai abbandonata Fortezza; sempre sul finir de Settecento fu realizzato anche il cappellone confraternale adiacente alla chiesa di San Domenico, che venne completamente revisionata e trasformata in barocco, con annessa cappella dedicata alla Vergine del Rosario e ristruttura la cappella dell'Addolorata adiacente alla chiesa di San Francesco.

Lucera contava 25 chiese[62], con l'edificazione della nuova chiesa di Santa Maria degli Angeli (o delle anime del Purgatorio) appena fuori le mura di Porta Troia. L'antico convento del SS. Salvatore viene affidato ai Frati Minori Riformati, mentre Santa Maria della Pietà ai Frati Minori Osservanti.

Nel 1794, con l'inizio delle soppressioni dei monasteri, si registra l'espulsione dei Carmelitani dal nuovo convento, che nel 1804 sarà trasformato in Real Orfanotrofio San Carlo.

Palazzo di Giustizia (1795)

Numerosi furono i palazzi edificati in questo periodo storico, in primis il Palazzo Vescovile, sotto la guida di mons. Foschi prima, e di mons. Freda dopo. Di notevole importanza anche il Palazzo della Regia Udienza (1795), edificato in Piazza San Francesco, utilizzando i resti dell'antico castello.

Inoltre il convento di San Francesco si dota di una piccola apertura verso l'esterno della città, che alcuni denominano “Porta Ballitoria”.[senza fonte]

Nel 1799 Lucera attraversò il turbine degli eventi scaturiti dalla proclamazione della Repubblica Partenopea. La città fu raggiunta dal generale francese Guillaume Philibert Duhesme, che cercò di trattare pacificamente con il popolo lucerino, affinché accettasse l'ingresso delle sue truppe. L'ufficiale di marina, Eugéne Petit però venne ucciso e questo fece scaturire la rabbia dell'esercito, che decise di assaltare Lucera. Fu solo grazie all'intrepido coraggio della duchessa Maddalena Candida Mazzaccara che Lucera si salvò dal saccheggio. La duchessa infatti, fuoriuscì dalle mura della città in nome di Santa Maria Patrona, e consegnò le chiavi della città al generale, che concesse tre giorni di tregua, a patto che fossero uccisi gli attentatori. Allo scadere dei tre giorni, le porta della città vennero aperte e la duchessa accolse i francesi, seguita dal simulacro della Vergine, che venne esposto fuori porta Troia. Dehesme, nel vedere l'icona mariana, rimase scioccato, riconoscendola come "la Donna dal viso bruno e dagli occhi d'incisiva potenza, che quella notte gli era apparsa in sogno a dirgli che lasciasse salvo il suo popolo".[63] Per questo, nonostante l'esercito fosse pronto ad intervenire militarmente, Duhesme decide di rinunciare ai bellicosi propositi, entrando in città acclamato dalla folla. A ricordo di tale evento prodigioso fu opposta sulla facciata di Porta Troia una lapide.[64]

Dall'Ottocento a oggi

Lucera, in quegli anni, godeva dello status di capitale culturale della regione, ma con l'avvento di Napoleone perse il titolo di capoluogo della Capitanata e del Contado del Molise. Nel 1806 difatti il ruolo di città capoluogo passò a Foggia.

Nell'estate del 1837 su Lucera si abbatté il colera e numerose furono le vittime. Secondo la tradizione cattolica, un evento miracoloso sarebbe accaduto il 12, il 13 e il 14 luglio di quello stesso anno: l'icona trecentesca di Santa Maria Patrona di Lucera, mosse gli occhi e cambiò il colore del volto. A seguito di un processo canonico, fu proclamato il 13 luglio quale festa della Madonna del colera.[65]

La povertà invase la città agli inizi del Novecento, con l'arrivo della Grande Guerra, che portò via a Lucera 157 uomini. Con l'avvento della seconda guerra mondiale, Lucera temeva i bombardamenti, ma non fu mai attaccata.

Nella seconda metà del novecento la città iniziò a espandersi. Allargandosi intorno al vecchio perimetro angioino, si formarono i nuovi quartieri di Pezza del Lago, 167 e Lucera due. Il terremoto del 31 ottobre 2002 ha lesionato diversi edifici, causando la chiusura per alcuni anni di alcune chiese del centro storico.

Nel 2001 Lucera vede finalmente il ritorno dell'università con un corso di Beni Culturali, che però dal 2008 è stato trasferito a Foggia.

Nonostante le proteste della cittadinanza[66], della giunta comunale[67] e del vescovo Domenico Cornacchia[68][69], per manifestare il proprio sdegno contro la regione Puglia, con chiare intenzioni di chiedere l'annessione al Molise di Lucera e di altri paesi del Subappennino dauno[70], dal 1º novembre 2012 è stato disattivato il punto nascita dell'ospedale Francesco Lastaria di Lucera[71] che, pur mantenendo la stessa denominazione, viene declassato a plesso dell'ospedale Masselli Mascia di San Severo[72], e a Casa della Salute.[73]

Dopo secoli di attività, per decisione del ministro della giustizia Paola Severino, e della successiva Anna Maria Cancellieri, nonostante le proteste degli avvocati, della popolazione e dei sindaci del comprensorio di Lucera[74], il 14 settembre 2013 la procura di Lucera viene chiusa e i documenti portati a Foggia, nonostante i cittadini abbiano cercato in tutti i modi di impedirne il trasferimento.[75] Il 31 agosto 2015 segna la data di chiusura definitiva del Tribunale.[76]

Simboli

Lo stemma della città di Lucera, concesso con D.C.G. del 6 settembre 1935,[77] ha la seguente blasonatura:[78]

«d'azzurro al leone passante al naturale su una campagna di verde tenente nella branca anteriore destra una banderuola con l'effige della Vergine Assunta avente nelle braccia Gesù Bambino, sormontato da una fascia di argento con la sigla S.P.Q.L.»

mentre il gonfalone civico, anche questo concesso con il decreto del 1935, ha la seguente descrizione:[78]

«drappo di colore azzurro, riccamente ornato di ricami d’oro e caricato dello stemma sopra descritto con l’iscrizione centrata in oro Città di Lucera»

Monumenti e luoghi d'interesse

Veduta dell'arco di Porta Troia

La sua antica storia si snoda in tutte le sue vie e grazie ai suoi monumenti di svariate epoche può fregiarsi del titolo di "città d'arte": l'Anfiteatro romano, la fortezza Svevo-Angioina, la Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta del 1300, la chiesa di S. Francesco d'Assisi (oggi Basilica santuario di San Francesco Antonio Fasani) coeva della Cattedrale, la barocca Chiesa del Carmine e i due musei, uno di Archeologia Urbana e l'altro Diocesano.

Nei pressi di Piazza del Popolo si trova la chiesa di Santa Maria della Pietà. L'arco di Porta Troia apre Corso Manfredi e l'assetto urbanistico saraceno di Rione alle Mura e Rione Cassitto, caratterizzati da piccole viuzze e scalinate. Anche via Carpentieri conserva l'assetto urbanistico saraceno e si fa spazio fra le piazzette, in una delle quali sorge la casa natale del servo di Dio Don Alessandro De Troia.

Chiesa di San Giovanni Battista, Lucera

Corso Garibaldi è una delle arterie centrali del vecchio borgo. Ricca di maestosi palazzi (Palazzo Lombardo, Palazzo Gifuni), fra i quali spicca Palazzo Mozzagrugno, spettacolare esempio di stile neoclassico, restaurato nel 1831, sede del Municipio e del Teatro Garibaldi, affiancato da una piccola piazzetta, dove sorge la casa della serva di Dio Rosa Lamparelli. In fondo a corso Garibaldi si erge l'arco di Porta Foggia, con la chiesa di San Giovanni Battista e la casa natale della venerabile Genoveffa De Troia.

Il borgo di Santa Caterina è impreziosito dall'antico pozzo e dall'antico convento angioino di clausura delle suore celestine di Santa Caterina. Lungo via Amendola è situata la zona dove è più visibile l'assetto romano della città; da una parte via Quaranta e il suo palazzo, dall'altra via De Nicastri dove, nell'omonimo palazzo, ha sede il Museo di archeologia Urbana "Giuseppe Fiorelli".

In Piazza San Leonardo sorge la chiesa omonima e nei pressi alcuni palazzi di varie epoche, fra cui Palazzo Scassa, dell'omonima famiglia di nobili lucerini. In Piazza San Giacomo sorge palazzo Curato e il più antico Palazzo Ramamondi e la sua torretta saracena. Al centro della Piazza sorgeva la vecchia chiesa Madre, ora sostituita dalla chiesa di San Giacomo maggiore; nei pressi la Casetta Merlata del '500. Vico Zunica conserva intatto l'assetto saraceno, nei suoi palazzi e nelle sue piazzette.

Chiesa del Carmine di Lucera

Piazza del Carmine è contornata di settecenteschi palazzi (D'Auria-Secondo, Valletta, Scoppa, Prignano), con al centro l'imponente complesso barocco del Carmine. Nei pressi della piazza sorge il borgo di san Matteo, che conserva le antiche Terme Romane. Alle spalle del vecchio convento carmelitano, si snoda l'antico quartiere della Torretta, dove sorge la Casa Natale di San Francesco Antonio Fasani.

In Piazza Tribunali, più conosciuta come Piazza San Francesco, oltre al Palazzo di Giustizia (costruito, come il complesso del Carmine, con i ruderi del Palazzo di Federico II) e alla Casa Circondariale, sorge la trecentesca chiesa di san Francesco (oggi Basilica santuario di San Francesco Antonio Fasani), all'interno del quale sono conservati i resti del santo di Lucera. Adiacente alla chiesa vi è la cappella dell'Addolorata.

Chiesa di San Domenico di Lucera

Il complesso di San Domenico, originariamente medioevale, è ora visibile in forma barocca. Alla chiesa è annessa la cappella di san Giuseppe e la cappella del Santo Rosario (Pantheum). In via Cairoli, sorge l'antico convento dei sacramentini e la chiesa dedicata alla Vergine di Lourdes. In via IV Novembre, c'è il Convitto Nazionale; nato come convento dei Celestini, ha ospitato fino al 2009 il corso universitario di Beni Culturali. All'interno è visibile il settecentesco chiostro e la chiesa di San Bartolomeo Apostolo.

Piazza della Repubblica, con i suoi palazzi e il suo tessuto urbanistico, ricorda la Lucera dell'Ottocento. Ancora oggi in tale rione si svolge il mercato giornaliero. Suggestivo è Vico Ciacianella che, largo solo 45 cm, detiene il secondo posto nella graduatoria dei vicoli più stretti d'Italia e d'Europa.[79]

Campanile del Duomo di Lucera

Piazza Duomo è il centro e il fulcro dell'intera città. La Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta trecentesca, ristrutturata e arricchita con elementi barocchi dal vescovo Domenico Maria de' Liguori della diocesi di Lucera, svetta al centro della piazza Duomo e al suo interno conserva l'icona trecentesca di Santa Maria Patrona di Lucera, donata da Carlo II d'Angiò. La piazza è ricca di palazzi; i più imponenti sono Palazzo Cavalli e il settecentesco Palazzo Vescovile nella cui maestosa corte vi è l'accesso al Museo Diocesano e agli uffici di Curia, dove ha sede anche il Seminario Vescovile.

Via Federico II è una delle vie più care ai lucerini. Notevole è la cupola della chiesa di sant'Antonio Abate. La villa comunale è impreziosita dall'ex convento e chiesa del Santissimo Salvatore, sede della Biblioteca Comunale "Ruggero Bonghi" e della Pinacoteca Comunale.

I più importanti monumenti fuori dalla cinta muraria angioina sono:

  • la Fortezza Svevo-Angioina, situata in viale Castello, sul Monte Albano, nella zona nord ovest della città, è cinta di mura e di 24 torri;
  • l'Anfiteatro Romano, situato in viale Augusteo, al confine est della città, ancora oggi visibile in tutto il suo antico splendore.

Nell'agro di Lucera sorgono numerosi reperti storici e naturalisti:

  • Quercia di Santajusta, nella contrada Fontanelle, al nord della città, verso il distrutto borgo di Castel Fiorentino, che fu l'ultima dimora di Federico II;
  • Ponte Gallucci, antico ponte romano, ormai del tutto abbandonato.

Architetture religiose

La Basilica Cattedrale

Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta (Lucera).

La Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta, nel cuore della città di Lucera è un esempio di architettura gotico-angioina. Il Duomo, eretto per volere di Carlo II d'Angiò e consacrato nel 1302, è la principale chiesa della città e anche la cattedrale della diocesi di Lucera-Troia, dichiarata Basilica minore nel 1834 da papa Gregorio XVI e Monumento Nazionale nel 1874. Nel corso del XVI-XVII secolo la cattedrale fu rinnovata secondo il gusto barocco con l'aggiunta di quattro cappelle laterali. La facciata, a differenza delle cattedrali romanico-pugliesi, è in mattoni, e si innalza asimmetrica rispetto al corpo centrale, su cui troneggia il rosone. Sul lato destro campeggia la torre quadrilatera, chiusa da una cella campanaria del XVI secolo. L’interno, a croce latina, conserva pregevoli opere d’arte, come l’altare maggiore, ricavato dalla mensa di Federico II a Castel Fiorentino, la miracolosa icona di Santa Maria Patrona di Lucera col Bambino, le reliquie del Beato Agostino Casotti e un crocifisso ligneo del 1300.[80].

La Cattedrale si trova nella centrale Piazza del Duomo, centro e fulcro dell’intera città, su cui si affacciano numerosi edifici storici, tra i quali il settecentesco Palazzo Vescovile, dalla cui corte si ha accesso al Museo Diocesano e al Seminario Vescovile, e Palazzo Cavalli.

Santuario di San Francesco Antonio Fasani

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica santuario di San Francesco Antonio Fasani.
Santuario di San Francesco Antonio Fasani

La trecentesca "chiesa di san Francesco d'Assisi" sorge in Piazza Tribunali a Lucera ed è stata fatta edificare dalla casata dei d'Angiò. Nel 2001 è divenuta Santuario di San Francesco Antonio Fasani, all'interno del quale sono conservati i resti del santo di Lucera. Nel 2008 è stata dichiarata "Monumento di una cultura di pace" e il 29 novembre 2012 è stata elevata alla dignità di basilica minore. Adiacente alla chiesa vi è la cappella dell'Addolorata.

Altre chiese

  • Chiesa del Santissimo Salvatore
  • Chiesa di Santa Maria del Carmine
  • Chiesa di San Domenico, con adiacente Cappella di San Giuseppe e Cappella del Santo Rosario.
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate
  • Chiesa di San Giacomo Maggiore
  • Chiesa di San Giovanni Battista
  • Chiesa del SS. Sacramento (Sacramentini)
  • Chiesa di San Leonardo
  • Chiesa di Santa Caterina
  • Chiesa di San Gaetano
  • Chiesa di Santa Lucia
  • Chiesa di Santa Maria della Spiga
  • Chiesa di Santa Maria della Pietà
  • Chiesa di San Pio X
  • Chiesa di Cristo Re
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie
  • Chiesa di San Francesco Antonio Fasani
  • Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, o Sant'Anna (annessa alla Casa di Riposo "Maria De Peppo Serena")
  • Chiesa di San Bartolomeo (annessa al convitto Nazionale)
  • Chiesa di Santa Maria della Libera (annessa a Palazzo Uva, sconsacrata)
  • Ex chiesa di San Matteo Apostolo
  • Ex chiesa di Santa Maria delle Grazie (chiusa a seguito del terremoto del 1980)
Palazzo Cavalli, Piazza Duomo, Lucera

Architetture civili

Palazzo di Giustizia, Piazza Tribunali, Lucera
  • Palazzo Candida
  • Palazzo Cavalli
  • Palazzo De Peppo (già Regia Udienza Provincialis)
  • Palazzo De Troia
  • Palazzo Vescovile
  • Palazzo di Giustizia
  • Palazzo Mozzagruno
  • Palazzo De Nicastri
  • Palazzo Petrilli
  • Palazzo Scassa
  • Palazzo Lombardi
  • Palazzo Uva
  • Palazzo Curato
  • Palazzo Zunica
  • Palazzo D'Auria-Secondo
  • Palazzo Bruno
  • Palazzo Ramamondi

Architetture militari

Fortezza Svevo-Angioina

Altra veduta della Torre della Regina della Fortezza Svevo-Angioina di Lucera

La Fortezza Svevo-Angioina di Lucera è un castello risalente al XIII secolo, di età federiciana e angioina. Posto sulla sommità piana del colle Albano sul quale sorgeva l'acropoli della Lucera romana, difeso per tre lati da ripide pareti a strapiombo, la Fortezza domina il Tavoliere di Capitanata. Federico II fece edificare il suo Palatium nel 1233, mentre la muraglia della Fortezza è stata edificata da Carlo I d'Angiò (1269). La cinta muraria irregolare che cinge l'intera collina è lunga 900 m e si compone anche di 13 torri quadrate, 2 bastioni pentagonali, 7 contrafforti e 2 torri cilindriche angolari. L'ingresso principale è collegato a viale Castello tramite un caratteristico ponte che attraversa un grande fossato.

Teatri

Anfiteatro Romano Augusteo

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Anfiteatro romano di Lucera.

L'anfiteatro romano di Lucera è un monumento di epoca romana situato nella periferia est della città. Risale all'età augustea; fu costruito tra il 27 a.C. e il 14 d.C. dal magistrato lucerino Marco Vecilio Campo, su una depressione naturale del terreno di sua proprietà, in onore di Ottaviano Augusto. È fra i più antichi dell'Italia meridionale e, per le sue notevoli dimensioni, risulta essere la più importante testimonianza romana di tutta la Puglia. Con l'avvento del Terzo Millennio, è stata realizzata una piccola gradinata per il pubblico, al fine di poter permettere all'Anfiteatro Romano di tornare attivo per manifestazioni musicali, teatrali e culturale. Purtroppo però le gradinate sono davvero misere, considerando la grandezza dell'Anfiteatro e meriterebbero di essere ampliate su tutta la struttura in modo da ridarle un assetto uniforme, tornando a riaccogliere i 16 000-18 000 spettatori, che al tempo dei Romani, riuscivano ad assistere agli spettacoli.[81]

Teatro Garibaldi

In pieno centro cittadino sorge il teatro “Garibaldi”. In principio intitolato alla regina delle Due Sicilie Maria Teresa Isabella di Borbone (“Real Teatro Maria Teresa Isabella”), è sorto nel 1837 su progetto dell'architetto ed ingegnere Luigi Oberty (1790-1874) ed è stato inaugurato la sera del 7 giugno 1838. Situato all'interno del Palazzo Mozzagrugno, sede centrale del Comune, in corso Garibaldi, nel 1903, a seguito di lavori di ampliamento, venne ribattezzato quale gemello in miniatura del “Petruzzelli” di Bari[82]. Dopo anni di splendore, durante le guerre venne abbandonato e solo nel 1977 venne approvato il progetto di recupero dell'edificio, ma i lavori furono completati solo nel 2005. Il teatro è stato nuovamente inaugurato nel marzo 2005 e nel 2006 è stata organizzata la prima stagione di prosa. La sala di forma semicircolare è caratterizzata da una platea di un centinaio di posti, da due ordini di palchi divise in stanzine ed una galleria. L'interno, decorato da vari artisti, è ritenuto un vero gioiello dell'architettura e della decorazione[83].

Cinema Teatro dell'Opera

Il Teatro dell'Opera di Lucera nasce all'interno dell'“Opera San Giuseppe”, nel quartiere di Porta Croce, nelle vicinanze della fortezza Svevo-Angioina. Affidata ai padri Giuseppini del Murialdo nel 1922 e in particolare al servo di Dio Padre Angelo Ferracina, l'Opera venne inaugurata il 19 marzo 1959 e al nascente teatro, con una capienza di oltre 600 posti, fu dato il nome di “Sala Ricreativa Cinematografica San Giuseppe”[84]. A causa dell'identificazione di sala della parrocchia di "Cristo Re" e data la presenza delle altre sale cinematografiche della città (il Politeama, il cinema Lepore e il cinema Roma), numerose furono le difficoltà alla sua gestione. Alla fine degli anni ottanta, però, con la chiusura di tutte le sale cittadine, la “Sala Ricreativa Cinematografica San Giuseppe” si ritrova ad essere l'unico teatro/sala cinematografica di Lucera. Nel 1991 la sala viene ristrutturata completamente e viene ribattezzata come Cinema Teatro dell'Opera, con capienza di 428 posti, divisi fra platea e galleria. Nel 2007 la gestione della struttura viene affidata ad un'associazione culturale mentre nel 2008 vi è un'innovativa ristrutturazione alle strutture del palcoscenico, che riesce a rendere il Teatro dell'Opera una realtà accessibile anche a compagnie professioniste a livello nazionale. Da allora periodicamente vengono organizzare delle "Stagioni Teatrali".

  • Teatro Il Piccolo. Teatro della parrocchia Santa Maria delle Grazie nel quartiere 167.
  • Sala Giovanni Paisiello. Sala concerti con 100 posti a sedere in via Bozzini, nei pressi di Piazza Duomo.

Altro

  • Monumento ai Caduti in Piazza Duomo
  • Monumento a Ruggero Bonghi
  • Monumento a San Francesco Antonio Fasani
  • Colonna del Millennio in piazzale della Stazione

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti (migliaia)

Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2016 gli stranieri residenti a Lucera sono 1 209, pari al 3,45% della popolazione comunale[85]. Le comunità nazionali più numerose sono:

Lingue e dialetti

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dialetto lucerino.
Dove è parlato il lucerino

«Món ‘a pròt o calcagn e èsc u sangh p’u nas
(Scaglia la pietra per colpire il tallone, ma gli esce il sangue dal naso)»

([86])

Il dialetto lucerino, parlato nella città di Lucera e in alcune frazioni limitrofe, è classificato tra i dialetti pugliesi settentrionali che appartengono al gruppo dei dialetti italiani meridionali. Di probabile derivazione greco-latina, ha affinità con l'arabo, il francese, lo spagnolo e il tedesco[87].

È una variante di lingua napoletana; si differenzia dal dialetto foggiano e dagli altri parlati del Tavoliere, dal dialetto garganico e dai dialetto apulo-barese, con i quali presenta delle affinità[6][88].

Religione

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Lucera-Troia.

La confessione più diffusa a Lucera è il cattolicesimo. La città è sede della diocesi di Lucera-Troia, che comprende 19 comuni. La diocesi, oggi suffraganea dell'arcidiocesi di Foggia-Bovino, nacque nel 1986 dall'unificazione delle diocesi di Troia e Lucera, entrambe di antica origine. Accanto a Santa Maria Patrona, e ai due Compatroni, San Rocco di Montpellier e San Francesco Antonio Fasani, Lucera vanta una serie di santi protettori: San Basso di Lucera, San Pardo, Beato Giovanni, San Marco di Eca, Beato Agostino Casotti, Sant'Antonio di Padova, San Ludovico d'Angiò, San Vincenzo Ferreri, San Pasquale Baylon, Sant'Alfonso Maria de' Liguori, San Gerardo Maiella, San Giuseppe, San Pietro e San Paolo, raffigurati sulle formelle della balaustra della Basilica Cattedrale, datata al 1906, assieme a quella raffigurante la Patrona[89].

Papa Giovanni Paolo II la visitò il 25 maggio 1987, per venerare il corpo di San Francesco Antonio Fasani, da lui canonizzato l'anno precedente, e per rendere omaggio all'icona angioina di Santa Maria, definendola "città della luce e della voce"[90].

Le minoranze religiose praticano il culto in forma privata, essendo prive di strutture di culto o di organizzazioni territoriali, con l'eccezione dei Testimoni di Geova e dell'Assemblea cristiana evangelica, appartenente all'Assemblee di Dio in Italia.

La città di Lucera, fin dai tempi dei saraceni di Federico II, è inoltre legata alla cultura religiosa orientale, anche se oggi mancano edifici di culto musulmano, nonostante nel 1200 la città fosse piena di moschee, distrutte con l'arrivo dei d'Angiò e mai più ricostruite.

Cultura

Istruzione

Biblioteche

  • Biblioteca Comunale “Ruggero Bonghi” con sede presso l'ex Convento del SS. Salvatore in Piazza Beato Giovanni Vici.
  • Biblioteca Diocesana con sede presso il Seminario Vescovile in via Blanch.
  • Archivio di Stato di Lucera con sede in Via dei Saraceni.
  • Archivio Notarile Distrettuale con sede in Via San Domenico.
  • Biblioteca del Centro regionale servizi educativi e culturali (CRSEC) con sede in Viale Raffaello.

Università

Già sede universitaria di chirurgia, diritto e procedure penali, Lucera col passare del secoli perse tutte le cattedre. Dal 2001 al 2008 è stata sede distaccata dell'Università degli Studi di Foggia, grazie l'attivazione della Facoltà di Beni Culturali, presso il Convitto Nazionale. Perdendo anche questa cattedra, ora a Lucera resta solo la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, presso gli Orfanotrofi Riuniti.

Musei

Museo di Archeologia Urbana "Giuseppe Fiorelli"

Busto di Proserpina, o Venere (metà II sec. a.C.)

Il museo di archeologia urbana "Giuseppe Fiorelli" (MAU) si trova all'interno di Palazzo de Nicastri-Cavalli, nel centro della città. Fondato e inaugurato nel 1905 come museo civico, custodisce reperti che vanno dalla Preistoria al Medioevo. Inoltre è possibile ammirare le sale del palazzo nobiliare, vincolato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali con decreto del 23 agosto 1984, come "esempio notevole di dimora signorile settecentesca in Lucera"[91].

Al suo interno è esposta la famosa "Stipe votiva del Salvatore", uno dei depositi votivi più interessanti dell’Italia meridionale per ricchezza e qualità dei materiali[senza fonte]. Rinvenuta sul colle Belvedere, dove si presume fosse il tempio dedicato ad Atena[92].

Museo Diocesano di Lucera

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo diocesano (Lucera).
Palazzo Vescovile (XVIII secolo), sede del Museo Diocesano
La Madonna delle Stelle

Il museo diocesano, la cui sede è il Palazzo Vescovile, in piazza Duomo, è stato inaugurato nel 1999. La collezione museale è composta da cimeli di diverso tipo.

Statua dell'Angelo Custode

Fra le sculture, oltre a due statue settecentesche raffiguranti San Michele Arcangelo e l'Angelo Custode, di pregevole manifattura sono una statua in pietra policroma raffigurante la Madonna della Melagrana (secolo XIV), un trittico proveniente da un cenotafio smembrato, con al centro una lastra raffigurante la Madonna delle Stelle (secolo XIV), la statua del compatrono San Francesco Antonio Fasani e del suo Bambinello, opere attribuite all'artista Giacomo Colombo.

Tra i paramenti sacri si conservano il camice di lino con ricami, la stola e il cappello del Beato Agostino Kasotic (XIV secolo), il mantello di lana del francescano San Francesco Antonio Fasani (secolo XVII-XVIII) e ulteriori manufatti tessili dei secoli XVIII-XX.

Notevole è la raccolta di opere pittoriche, provenienti in gran parte da chiese e conventi soppressi di Lucera, tra cui spiccano due oli su tavola del XVI secolo: la Deposizione di Francesco da Torremaggiore del 1515 e la Madonna della Grazie di Carlo Tolentino (detto il Tartaglia) del 1565. Interessanti anche un San Martino che dona il mantello al povero, attribuito al pittore fiammingo Gaspar Hovic, e una Giuditta e Oloferne. In esposizione anche tre opere del pittore lucerino Giuseppe Ar.

Una parte della collezione è composta dal Tesoro del Capitolo Cattedrale che, fra vari pissidi e ostensori di varie epoche, conserva un reliquiario a forma di pisside in diaspro sanguigno rosso del XIII secolo, cimelio che si vuole appartenesse alla distrutta cattedrale di Fiorentino, un dittico (o coperta di evangelario) in lamine d'argento dorato del XIV secolo, annoverato tra le opere più rare dell'antica oreficeria della città di Sulmona, e le chiavi e le corone dell'icona di Santa Maria Patrona di Lucera.

È visibile anche la cappella del palazzo dove è conservato un artistico armadio-cappella (fine XVIII secolo), contenente l'altare in legno dorato appartenuto alla famiglia di mons. Freda.

Imponente è la collezione di reliquiari, a cui vanno aggiunti i vari suppellettili sacri: crocifissi, candelabri, libri liturgici, seggi e sigilli episcopali.

Di pregio è anche l'arredamento dei saloni: tavoli e porte, poltrone, tendaggi, lampadari in legno, bronzo e ferro battuto, scrivanie, librerie, armadi e salotti (secoli XVIII-XX).

Mosaici di San Giusto

Inaugurato il 9 dicembre 2018, il polo museale, realizzato nell'orto dell'ex convento del Santissimo Salvatore, espone i mosaici paleocristiani rivenuti a Borgo San Giusto, pavimento della chiesa A del complesso di V secolo, ritrovati durante i lavori per la realizzazione dell'omonima diga e successivamente portati alla luce durante quattro campagne di scavo svoltesi tra il 1995 e il 1999, dirette da Giuliano Volpe, ex rettore dell'Università degli Studi di Foggia.

Pinacoteca Comunale

La Pinacoteca Comunale è allestita all'interno dell'ex convento del SS. Salvatore. Conserva le opere di importanti artisti contemporanei locali: Giuseppe Ar, Emanuele Cavalli e Umberto Onorato. Due sale sono inoltre allestite con opere di artisti della Scuola di Posillipo: Anton Sminck van Pitloo, Giacinto Gigante, Filippo Palizzi, ecc.

Gallerie d'arte

  • Galleria Gagliardi
  • Galleria Valeno

Media

Hanno sede a Lucera SundayRadio e RadioEuropa, oltre all'emittente televisiva Telecattolica. Vi si stampano i periodici Il Centro, Il Meridiano e Il Sentiero.

Cinema

Cucina

La cucina lucerina è molto variegata. Si caratterizza soprattutto per il rilievo dato alla materia prima, sia di terra che di mare, e per il fatto che tutti gli ingredienti sono appunto finalizzati ad esaltare e a non alterare i sapori base dei prodotti usati. Tante sono le ricette che presenta questa cucina, che ha poi una particolarità che la distingue dalle altre, di offrire piatti diversi in relazione alle diverse stagioni, così che durante le stagioni più miti, cioè in primavera e in estate, viene data preferenza alle verdure e al pesce, mentre nelle altre predominano i legumi, la pasta fatta in casa condita con vari sughi, da sola o combinata alle verdure o al pesce. Taralli, pane e pizza possono essere considerati i prodotti tipici per eccellenza della città. Preparati con diverse lavorazioni artigianali tra i più rinomati troviamo il "pane di Lucera", realizzato con lievitazione naturale e lavorazione manuale[101].

Primi piatti

Il primo piatto tipico sono le orecchiette piccole non capovolte, accompagnate da verdure spontanee, in particolare con la rucola che cresce all'interno delle mura della fortezza svevo-angioina, particolarmente elogiata dalla popolazione lucerina[102].

Altri primi piatti:

Secondi piatti

I secondi piatti della tradizione lucerina sono:

  • Parmigiana di melanzane[106][non proprio esclusiva di Lucera]
  • Fagiolini con patate e pomodoro, tipico piatto della cucina estiva lucerina, proposto come contorno o come piatto unico, può essere abbinato anche ad un’ottima pasta[107]
  • Anguilla arrosto, è destinata tipicamente al consumo natalizio, generalmente preparata arrosto per gli esemplari più grandi, in umido, o anche fritta per gli esemplari più piccoli. Gli avanzi vengono di solito riciclati il giorno successivo dopo averli marinati in aceto aromatizzato con origano, alloro, aglio e pepe. Al di fuori della tradizione natalizia si preferisce la preparazione alla brace che, permettendo la colatura del grasso in eccesso, garantisce una digeribilità più elevata[108]
  • Brasciole, involtini di carne di dimensioni medio-grandi (10–15 cm), preparati con fettine di cavallo (o di vitello, contravvenendo alla ricetta tradizionale) ripiene di lardo e pecorino. È un piatto tipico del pranzo domenicale, tradizionalmente associate ai pezzetti di cavallo al sugo e alla classica pasta fatta in casa (orecchiette e maccheroni)[102]
  • Torcinello, formato da budella d'agnello ripiene di animelle d'agnello. Solitamente, si consuma cotto sui carboni, ma a volte viene mangiato anche al ragù[109]
  • Baccalà, cucinato in bianco o col pomodoro, variante pastellato e fritto uno dei pezzi del tradizionale fritto misto[110].

Dolci

I dolci tipici sono:

  • a farrat (pizza farrata), periodo feste pasquali[111];
  • u pizz palumm (ciambellone ricoperto di glassa al limone), periodo feste pasquali[112];
  • i cicce cutte (grano tenero e chicchi di melagrana con mosto cotto, cioccolato fondente e noci), periodo inizio novembre, in concomitanza della commemorazione dei defunti[113];
  • i crustele, dolce tipico di origine romana proveniente dalla "crustula", biscotto che il maestro donava ai fanciulli meritevoli (pastafrolla fritta con miele bianco o mosto cotto a forma di corona), periodo feste natalizie[111];
  • i menele atterrate (mandorle tostate e poi passate nel cioccolato fondente), periodo feste natalizie[112];
  • i pupurate (dolci speziati al cioccolato e vincotto), periodo feste natalizie[102];
  • i risharole (chiacchiere, dolce fritto con zucchero a velo), periodo carnevale[102];
  • i scavedatilli (taralli al vino bianco)[114]
  • u spumone (gelato di gusti misti stratificati).

Vini

A Lucera vi è anche produzione di vino. Il più conosciuto è il Cacc'e Mmitte di Lucera, vino DOC (denominazione attribuita nel 1975)

Eventi

Corteo storico e Torneo delle Chiavi

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Corteo storico e Torneo delle chiavi (Lucera).

Il corteo storico di Lucera è una manifestazione storico-folkloristica che si tiene a Lucera dal 1983 nell'agosto di ogni anno, e che si ispira liberamente alle vicende storiche del periodo di Carlo II d'Angiò e della fondazione della Civitas Sanctae Mariae sulle rovine della Luceria Saracenorum[115].

Svolgimento

Con l'istituzione del corteo storico, inizia a Lucera la tradizione di commemorare ogni 14 agosto la consegna delle chiavi della città da parte di Carlo II d'Angiò al simulacro di Santa Maria Patrona, seguito dalla processione in piazza Duomo. La recente tradizione è stata modificata nel 2000: la consegna delle chiavi si è spostata all'interno della cattedrale, dove è il vescovo a donare le chiavi alla statua di santa Maria Patrona, che viene successivamente portata in piazza Duomo in processione. Il corteo storico non ha avuto luogo nel 2000 e nel 2002[116]; e dal 2004 al 2010 il giorno della manifestazione è stato variabile (l'8 nel 2004, il 7 nel 2005, il 13 nel 2006, il 12 nel 2007, il 7 nel 2008, il 13 nel 2009, l'8 nel 2010), mentre dal 2011 in poi la data scelta è il 13 agosto[117]. In alcuni anni si è anche assistito ad un cambiamento del periodo storico rievocato: la corte di Federico II (2003, 2004); le corti federiciane e angioine (2013).

Palio di Lucera

Il torneo delle chiavi è una manifestazione ludica abbinata al corteo; prevede una gara fra i cinque rioni in cui è stata di recente divisa la città, che prendono il nome dalle cinque porte cittadine, per l'assegnazione di un palio.[118].

Altre manifestazioni

Festa patronale

Processione in onore di Santa Maria Patrona di Lucera il 16 agosto

La festa di Santa Maria Patrona, in dialetto lucerino "i fist d'agust", è la festa patronale in onore della patrona principale della città e della diocesi di Lucera-Troia, che si svolge annualmente il 14-15-16 agosto[123]. Alla Vergine sono associati in alcuni dei festeggiamenti san Francesco Antonio Fasani e san Rocco, compatroni della città.

Popolare raffigurazione di Santa Maria Patrona

I festeggiamenti si ricollegano alla ripresa del culto della Vergine dopo la conquista della città e la distruzione della colonia saracena ad opera degli angioino. Ad aprire la processione sono sempre le parrocchie, seguite dalle associazioni religiose e le confraternite, il clero e la miracolosa icona della Patrona; chiudono l'amministrazione comunale e la banda musicale. Suggestivo è l'arrivo dell'icona a Porta Foggia, dove anticamente si svolgeva la preghiera per i campi[124].

Festa di san Francesco Antonio Fasani

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: San Francesco Antonio Fasani § Le feste in suo onore.
Processione del Padre Maestro del 29 novembre 2003

La memoria liturgica del Santo è il 29 novembre, anniversario della dipartita, nonché festa compatronale di Lucera. Inoltre, la città ricorda il suo Santo in altre due ricorrenze: il 6 agosto (nascita) e 21 settembre (ordinazione sacerdotale).

Riti pasquali

Con l'inizio della Quaresima, la città di Lucera viene riempita di numerose bambole di pezza, le Quarantane. Le cosiddette “Vedove del Carnevale” sono vestite di stracci neri con la faccia bianca funerea e l'arancia con le sette penne, di cui sei nere che simboleggiano le domeniche di penitenza e una sola bianca che simboleggia la Santa Pasqua.

Nella settimana santa, numerose sono le funzioni religiose, come la Via Crucis cittadina e la Messa Crismale del Mercoledì Santo.

  • Giovedì Santo

La sera del Giovedì Santo si svolgono i “Sepolcri”, ovvero la visita agli altari della deposizione, nelle varie chiese della città. L'adorazione del Santissimo Sacramento segue la Messa in Coena Domini e viene praticata da tanti fedeli che affollano le vie di collegamento delle tre chiese centrali del borgo antico: la Chiesa del Carmine, il Santuario di san Francesco Antonio Fasani e la Basilica Cattedrale dell'Assunta.

  • Venerdì Santo

La sera del Venerdì Santo, dal Santuario di san Francesco Antonio Fasani ha inizio il rito penitenziale dal titolo emblematico “Il Calvario, la Pietà e la Desolata”. Le parrocchie, le confraternite e il clero prendono parte alla suggestiva processione che si snoda nel centro storico della città. Chiudono il corteo le tre venerate statue del Crocifisso, del Cristo morto e dell'Addolorata. Al rientro della stessa, nella piazza antistante il Santuario, la lettura della Passione di Cristo fa da cornice al tradizionale movimento delle statue. Conclude la serata i canti della Desolata, all'interno della chiesa.

  • Domenica di Pasqua

La tradizionale Messa della notte apre le funzioni religiose delle varie chiese della città. In tarda mattinata, dalla chiesa di Sant'Antonio Abate ha luogo la silenziosa processione di Gesù Risorto, nel centro storico della città.

Il lunedì di Pasquetta vengono accese le Quarantane, rimaste per tutta la quaresima a vegliare sulla città[125].

Chiesa di Santa Maria della Spiga, Lucera

Geografia antropica

Cartello posto all'ingresso di Lucera, provenendo da Foggia

La città di Lucera si caratterizza per la vastità del suo territorio, che la rende il trentesimo comune d'Italia per estensione e il settimo della Puglia.

Suddivisioni amministrative

Quartieri

La città è suddivisa in cinque macro aree chiamate "zone": Zona nord, Zona sud, Zona ovest, Zona est e Zona centro.

Quartieri Zona
Cappuccini - Ospedale - Porta San Severo - San Matteo - Santa Lucia - Terme Romane - Torretta Zona nord
167 CEP - Ferrovia - Mura - Pezza del Lago - Porta Troja Zona sud
Porta Croce - San Francesco Zona ovest
Anfiteatro - Lucera Due - Lucera Tre - Porta Foggia - San Giacomo - San Giovanni - Santa Caterina Zona est
Carmine - Carpentieri - Cassella - Convitto - Duomo - Piazza Mercato - San Domenico - San Leonardo Zona centro

Frazioni e località simili

Il comune è suddiviso in 25 frazioni, qui di seguito elencate;

  • Borgo San Giusto
  • Centragallo
  • Fattoria Cavalli
  • La Marchesa
  • La Motticella
  • Masseria Casanova
  • Masseria De Palma
  • Masseria Di Giovine
  • Masseria Ferula
  • Mezzana Grande
  • Mezzanelle
  • Masseria Monaco
  • Montaratro
  • Masseria Parisa
  • Masseria Petraiolo
  • Masseria Schiavone
  • Scorciabove
  • Masseria Villano
  • Melandro
  • Palmori
  • Ponte di Troja
  • Posta Santa Lucia
  • Reggente
  • Vigna Nocelli
  • Villa Napolitano

Infrastrutture e trasporti

Strade

Mappa che raffigura la posizione geografica di Lucera

La città è servita dalla strada statale 692 Tangenziale Ovest di Lucera, già nuova strada ANAS 2 Tangenziale Ovest di Lucera (NSA 2), il cui percorso si snoda nel territorio comunale. Rappresenta una variante al passaggio per il centro abitato di Lucera per tutto il traffico proveniente dal Molise (ovest) e diretto nella zona di San Severo e del Gargano (nord), e viceversa.

Per Lucera passano inoltre diverse strade statali e provinciali:

Ferrovie

Binari della Lucera-Foggia

Le due principali stazioni ferroviarie sono:

  • Lucera Centrale (stazione viaggiatori in superficie, di testa): è la stazione ferroviaria principale, capolinea della linea Foggia-Lucera, a servizio dell'omonima città. Situata in Via Montello[126], alla periferia della città, la stazione è diventata nodo di interscambio anche per i collegamenti con alcuni centri della zona[127].
  • Stazione di Lucera-Palasport (scalo di smistamento, passante)

Oltre alle stazioni più importanti, sono presenti nella città le stazioni di Lucera Don Bosco, Lucera Vaccarella e Lucera Piazza del Popolo, quest'ultima in disuso, in attesa dei lavori di riapertura.

Aeroporti

Lucera Airfield

Il Lucera Airfield è un aeroporto militare costruito alla fine del 1943 dagli americani[128], situato a circa 13 km a nord-ovest di Foggia, con una pista di volo, una torre di controllo in acciaio, strutture per il personale e per il ricovero degli apparecchi[129].

Il Lucera Airfield ripreso dall'alto durante la guerra

L’aeroporto diventò operativo dal febbraio del 1944 e da esso prendevano il volo i Boeing B-17 Flying Fortress[130], conosciuti anche come Fortezze volanti, aerei quadrimotore della classe dei bombardieri pesanti. Dall'aeroporto durante il conflitto mondiale partirono missioni d’appoggio alle forze impegnate ad Anzio e Cassino, azioni di appoggio all’esercito Russo impegnato nei Balcani e successivamente le unità stanziate a Lucera supportarono l’avanzata degli alleati nella pianura padana con bombardamenti strategici su vie di comunicazione e centri di comando tedeschi. Negli ultimi mesi di attività la base aerea lucerina ospitò i North American P-51 Mustang[131], del 332° Gruppo Caccia denominato "Tuskegee Airmen", una squadriglia di volo composta integralmente da piloti afroamericani[132].

Mobilità urbana

Il trasporto pubblico urbano è organizzato su 6 linee di autobus ed è operato da mezzi della ditta Lucera Service s.c.a.r.l., la quale serve oltre la città, le frazioni vicine[133].

Tutti gli altri collegamenti (con i comuni della provincia, regionali, interregionali e internazionali) sono gestiti da tre imprese di trasporto (SITA, Ferrovie del Gargano e Marino Autolinee).

Amministrazione

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
31 dicembre 1994 30 novembre 1998 Giovanni Anniballi Sindaco [134]
30 novembre 1998 29 ottobre 2001 Domenico Bonghi Partito di Sinistra Sindaco [134]
29 novembre 2001 11 giugno 2002 Vincenzo Madonna Comm. pref. [134]
11 giugno 2002 11 giugno 2007 Giuseppe Labbate centro destra Sindaco [134]
11 giugno 2007 17 ottobre 2008 Vincenzo Morlacco lista civica Sindaco [134]
7 novembre 2008 8 giugno 2009 Michele Di Bari Comm. pref. [134]
8 giugno 2009 27 giugno 2014 Pasquale Dotoli lista civica Sindaco [134]
27 giugno 2014 in carica Antonio Tutolo lista civica: Lucera 2.0 Sindaco [134]

Gemellaggi

Sport

Nel comune hanno sede la società di calcio Unione Sportiva Lucera Calcio, fondata nel 1928, e la squadra di pallavolo A.s.d. Volleyball Lucera, militante nel campionato regionale di serie D 2015-2016.

Lucera ha ospitato diverse gare ciclistiche tra cui il Giro di Puglia e per due volte il Giro d'Italia.

Il 19 maggio 2010 la 11a tappa del Giro d'Italia è partita da Lucera ed è stata intitolata "Tappa del Cuore" per il suo arrivo a L'Aquila, città colpita dal terremoto del 6 aprile 2009.[141][142]

Tappe del Giro d'Italia che hanno interessato Lucera:


Impianti sportivi

  • Lucera Stadium (già denominato Stadio Comunale), ristrutturato nel 2017. Vi disputa le partite interne la squadra di calcio del Lucera Calcio.
  • Palasport Comunale;
  • Tensostruttura “Mauro Abate”;
  • Tiro a segno nazionale Lucera.

Note

  1. ^ tuttitalia.it, https://www.tuttitalia.it/puglia/98-lucera/. URL consultato l'8 ottobre 2018.
  2. ^ comuni-italiani.it, http://www.comuni-italiani.it/071/028/statistiche/. URL consultato l'8 agosto 2018.
  3. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2018.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  5. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it. URL consultato il 20 maggio 2013.
  6. ^ a b Dionisio Morlacco, Dizionario del dialetto di Lucera, Lucera, 2015, p. 401.
    «Lucére, np. Lucera; Lucére pe Llucére, Lucera per Lucera (si diceva alla posta, spedendo la corrispondenza nella stessa città)…».
  7. ^ laprovinciadifoggia.it, https://www.laprovinciadifoggia.it/in-provincia/comuni/subappennino-dauno-nord/lucera.html. URL consultato il 15 maggio 2018.
  8. ^ tuttitalia.it, https://www.tuttitalia.it/puglia/provincia-di-foggia/87-comuni/popolazione/. URL consultato il 15 maggio 2018.
  9. ^ diocesiluceratroia.it, http://diocesiluceratroia.it. URL consultato il 15 maggio 2018.
  10. ^ tuttitalia.it, https://www.tuttitalia.it/comuni/superficie/. URL consultato il 15 maggio 2018.
  11. ^ tuttitalia.it, https://www.tuttitalia.it/comuni/superficie/. URL consultato il 15 maggio 2018.
  12. ^ comune.lucera.fg.it, http://www.comune.lucera.fg.it/lucera/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/30. URL consultato il 15 maggio 2018.
  13. ^ comune.lucera.fg.it, http://www.comune.lucera.fg.it/lucera/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/30. URL consultato il 15 maggio 2018.
  14. ^ stupormundi.it, http://www.stupormundi.it/it/la-città-di-lucera. URL consultato il 15 maggio 2018.
  15. ^ Lucera, su Tuttitalia. URL consultato il 26 agosto 2018.
  16. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani, su confedilizia.it. URL consultato il 25 marzo 2007.
  17. ^ [1]
  18. ^ Sito ufficiale del Comune di Lucera Archiviato il 14 giugno 2016 in Internet Archive.
  19. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 1-7.
  20. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 14.
  21. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 15.
  22. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 16.
  23. ^ a b Lucera capitale della Provincia Questoria
  24. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 33
  25. ^ Mommsen E.T.: Storia di Roma Antica,I,741-742; Sansoni Editore, 1967, Firenze.
  26. ^ Lucera, fiera delle sue origini e del suo legame indissolubile con la storia di Roma, da alcuni secoli ha adottato nel suo stemma cittadino la sigla S.P.Q.L. (Senatus Populusque Lucerinus) simile a quella usata dall'Urbe, come si evince in un antico stemma in pietra nel chiostro dell'ex convento degli Agostiniani.
  27. ^ Cicerone, lettera ad Atticum
  28. ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona, in Benignitas et Humanitas, a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, p. 201.
  29. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella storia e nell'arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 69.
  30. ^ Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Lucera 1932; Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008 p. 55;
  31. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, p.122; Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona, in Benignitas et Humanitas, a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, p. 202
  32. ^ Dioniso Morlacco, Le mura e le porte di Lucera, Lucera 1987, p. 180
  33. ^ "La prima ā di Luģārā va naturalmente pronunciata ä, per il noto fenomeno dell'imāla diffuso in tanta parte del territorio linguistico arabo e segnatamente in Occidente, il quale si riscontra costante nella grafia dei nomi proprio lucerini (Agegius= al-Ḥaģģāģ, Solimen=Sulaymān, Abderramen e Adrahmen=ʿAbd ar-raḥmān [ma anche Aderraman], Hosman e Occhimen=ʿUṯmān ecc.)." G. Levi Della Vida, La sottoscrizione araba di Riccardo di Lucera, in <<Rivista degli Studi orientali>>, X, 1923-1925, p. 292
  34. ^ Si veda U. Rizzitano (a cura di), s.v. «Īṭaliya», in The Encyclopaedia of Islam, nuova edizione.
  35. ^ L'entrata di Manfredi di Sicilia a Lucera nel novembre 1254, su lucera.altervista.org.
  36. ^ L'Islam e Lucera nel XIII secolo
  37. ^ Raffaele Licinio, «Lucera», Enciclopedia fridericiana
  38. ^ Nunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pag. 46
  39. ^ a b c Nunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pag. 50
  40. ^ Nunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pagg. 51-52
  41. ^ I documenti relativi al cantiere della fortezza angioina, su lucera.altervista.org.
  42. ^ I documenti coevi ci dicono molto poco di ciò che accadde in quei drammatici giorni, lasciando libero il campo agli storiografi locali d'età barocca.
  43. ^ BCL, Tommaso Angiullo O.P., ms. 1665
  44. ^ Rocco Del Preite, Breve Descrittione della Città di Lucera di S. Maria prima detta Luceria per Historia dalla sua Origine, Lucera, 2005, pp. 99-106
  45. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 112-113
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Bibliografia

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