Lucera

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Lucera
comune
Lucera – Stemma
Lucera – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Apulia.svg Puglia
ProvinciaProvincia di Foggia-Stemma.svg Foggia
Amministrazione
SindacoAntonio Tutolo (lista civica) dall'8-6-2014
Territorio
Coordinate41°30′N 15°20′E / 41.5°N 15.333333°E41.5; 15.333333 (Lucera)Coordinate: 41°30′N 15°20′E / 41.5°N 15.333333°E41.5; 15.333333 (Lucera)
Altitudine219 m s.l.m.
Superficie339,79 km²
Abitanti33 059[2] (31-3-2018)
Densità97,29 ab./km²
FrazioniBorgo San Giusto, Centrogallo, Melandro, Palmori, Vigna Nocelli
Comuni confinantiAlberona, Biccari, Castelnuovo della Daunia, Foggia, Pietramontecorvino, San Severo, Torremaggiore, Troia, Volturino
Altre informazioni
Cod. postale71036
Prefisso0881
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT071028
Cod. catastaleE716
TargaFG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 473 GG[3]
Nome abitantilucerini
PatronoSanta Maria Patrona di Lucera, San Rocco, San Francesco Antonio Fasani
Giorno festivo16 agosto, 29 novembre
PIL procapite(nominale) € 9.008[1]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lucera
Lucera
Lucera – Mappa
Posizione del comune di Lucera nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

Lucera (AFI: [luˈʧɛra][4], Lucére in lucerino[5], Lūshīra in arabo[6]) è un comune italiano di 33 059 abitanti della provincia di Foggia, in Puglia. Situata su un'altura formata da tre colli, i suoi 339,79 km² ne fanno il trentesimo comune d'Italia e il settimo della Puglia per estensione territoriale.

Considerata antica città dei Dauni, come la definì il geografo greco Strabone, dal 1935 le è stato attribuito il titolo di città. È un importante centro culturale e amministrativo della provincia di Foggia e per la sua posizione strategica nel territorio conserva l'appellativo di chiave di Puglia[7].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il nord del Tavoliere delle Puglie visto da viale Castello a Lucera

Lucera sorge a 219 m s.l.m.[8] su un'altura formata da tre colli, il primo si estende dal castello sino alle vecchie mura della città ed è chiamato Monte Albano per l'argilla bianca lì rinvenuta. Il secondo, ove sorge il convento del Salvatore dei PP. Minori Riformati, è denominato Belvedere; mentre il terzo deve il nome di Monte Sacro alla presenza nel passato dei templi dedicati a Minerva, Cerere e ad altre divinità. Ai piedi dei colli scorrono i torrenti Salsola e Vulgano, entrambi confluenti nel Candelaro.

Il territorio del comune confina a nord con San Severo e Torremaggiore, a est con Foggia, a sud con Troia e Biccari e a ovest con Alberona, Volturino, Pietramontecorvino e Castelnuovo della Daunia. I suoi 338,64 km², ne fanno il trentesimo d'Italia e il settimo della Puglia per estensione territoriale. L'agro, ricco di masserie, è prevalentemente caratterizzato da vigneti, oliveti, vaste distese di grano e campi di ortaggi (prevalentemente pomodori nella stagione calda); rari sono i frutteti.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La città è caratterizzata da un clima mediterraneo, con lunghe estati calde e caratterizzate da forti escursioni termiche diurne ed inverni miti, anche se per la sua vicinanza ai monti dauni la temperatura scende anche a valori inferiori a 0 °C, temperatura esterna minima di progetto della città. I venti sono abbastanza frequenti e, seppure talvolta piuttosto forti, sono mediamente moderati.

La temperatura media annua si aggira attorno ai 15 °C e le precipitazioni si attestano ad un valore medio di 497 mm/anno. Sono rare, ma non mancano, le precipitazioni nevose.

Dal punto di vista legislativo il comune di Lucera ricade nella fascia climatica D[9] in quanto i gradi giorno della città sono 1473, dunque il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 12 ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile.

Lucera
dati della stazione meteorologica di Amendola[10]
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 12131519242832312822171312,719,330,322,321,2
T. min. mediaC) 3357111518181511743,37,717119,8
Precipitazioni (mm) 42414336373626274653535714011689152497
Umidità relativa media (%) 80777471696561646874798179,371,363,373,771,9
Eliofania assoluta (ore al giorno) 455789111086544,36,7106,36,8

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Diverse sono le ipotesi sull'origine del nome Lucera. Le colline su cui poggia la città erano coperte di un bosco, sacro agli dei; nel primitivo linguaggio etrusco “bosco sacro” era detto luk-eri (luk in latino è lucus, eri significa "sacer, sacro"). Dall'etrusco Lukeri si arriva così a Luceria. Tuttavia, non è da escludere che il nome Lucera derivi dal greco leuka eria che significa “lana bianca”, perché anche i poeti latini Orazio e Marziale lodarono Lucera per la rinomata lana delle sue greggi e per i suoi pascoli, così come non si può escludere che Lucera derivi dal praenomen Lucius di Dauno, re eponimo dei Dauni, o più genericamente dalla parola latina lucem (da lux che significa luce), alla quale anche le precedenti ipotesi sono comunque etimologicamente connesse.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Lucera e Storia della Puglia.

Le origini e i primi secoli[modifica | modifica wikitesto]

Lucera, fin dalla sua origine, fu denominata "chiave delle Puglie", per la sua posizione strategica, quale porta del Tavoliere[11].

Le prime testimonianze di vita nell'area della città sono state individuate sul Monte Albano, dove sono state rinvenute tracce di alcuni villaggi neolitici del III millennio a.C.

È considerata un'antica città dei Dauni, come la definì il geografo greco Strabone (58 a.C.-24 d.C.) narrando la leggenda secondo la quale Diomede, re d'Etolia, dopo la distruzione di Troia, fuggì verso l'Apulia e si stabilì presso Lucera, dove depose le armi e il Palladio nel tempio di Athena Iliàs e costituì una colonia greca.

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monetazione di Luceria.
Anfora rinvenuta a Lucera (datata al 340 a.C.), esposta all'Altes Museum di Berlino

Fra Dauni e Sanniti non correva buon sangue e questo fu di fondamentale importanza durante la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.), quando l'esercito romano, nel tentativo di prestare soccorso a Luceria, assediata dai Sanniti, subì una grave sconfitta nella Battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.): i Romani dovettero passare sotto il giogo dei Sanniti[12]. Proprio a Luceria, i Sanniti rinchiusero seicento cavalieri romani, lasciati come ostaggio[13].

In seguito a quel disastro, nel 320 a.C., il console Lucio Papirio Cursore mise sotto assedio la città, dove si trovava un forte contingente di Sanniti: 7.000 guerrieri sotto il comandante Gaio Ponzio. Questi dovettero arrendersi e liberare gli ostaggi, consegnare tutte le armi e salmerie, e passare sotto il giogo dei soldati romani, che così si vendicarono dell'umiliazione subita[14]. Luceria passò sotto il dominio dei Romani e Lucio Papirio Cursore, per questa vittoria, tornato a Roma, ottenne il trionfo[15].

Dopo pochi anni, nel 315 a.C., l'antica città dauna si ribellò a Roma, tornando dalla parte dei Sanniti, ma durò poco: nel 314 a.C. i consoli Petilio e Sulpicio riuscirono ad impadronirsene colla forza; Luceria si trasformò in colonia di diritto latino e si sviluppò grazie alla favorevole posizione difensiva.

Nel 295 a.C. i Sanniti tentarono un ultimo attacco verso Luceria, ma il console Marco Atilio Regolo riuscì a sconfiggere le truppe nemiche, sancendo in modo definitivo la vittoria romana (294 a.C.).[16]

Nel 265 a.C. Luceria fu messa a capo di una delle 4 province questorie della repubblica[16]. Fedelissima a Roma, la Colonia "iuris latini", per la sua grande lealtà, fu sempre tenuta in grande considerazione dai Consoli e dal Senato (Lucerinis bonis et fidelibus sociis – Livio: IX, X), ricevendone ampia autonomia e indipendenza d'azione: diritto di conio con proprie monete, proprie leggi, proprio fisco, propri magistrati.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monetazione di Luceria.

La città fu fortificata e l'assetto urbano fu completamente trasformato. Cinta di mura ben oltre il nucleo urbano per cinque miglia, fu aperta da quattro porte[17]:

  • a nord la Porta Sacra, verso Tiati (San Paolo di Civitate);
  • a nord ovest la Porta Albana, fra il Colle Albano e il Colle Belvedere;
  • a sud la Porta Ecana, verso Aecae (Troia);
  • a sud est la Porta Arga, verso Arpi.
Teruncius Aes Grave (circa 220 a.C.)

Con l'avvento dei Romani, a Luceria furono rinnovati anche gli edifici sacri come quello di Minerva, l'Athena Iliàs della Grecia. Sempre più importanza ebbe questo tempio sul Colle Belvedere, già rinomato santuario, venerato da ogni parte dell'Apulia. Numerose sono le testimonianze archeologiche di questo tempio, in primis la "stipe votiva" del Belvedere: testa di Athena con elmo, busto di Afrodite o Proserpina e teste di altre divinità maschili, conservate presso il Museo di archeologia urbana di Lucera.

Importanza ebbe anche la transumanza; le lane e le gregge di Luceria infatti erano rinomate in tutto l'impero.

A fianco di Roma nella guerra contro Pirro, re dell'Epiro (280-275 a.C.), Luceria fronteggiò anche Annibale nella seconda guerra punica (218-201 a.C.). Nel 217 a.C., dopo la vittoria nella battaglia del lago Trasimeno, «presso Geronio, a cinque leghe a nord di Lucera... Annibale si teneva pronto a difendere il campo e i distaccamenti sparsi nelle campagne»[18]. Nonostante la schiacciante vittoria di Annibale sui romani nella Battaglia di Canne (216 a.C.), Luceria rimase fedele a Roma, impegnandosi con altre 18 colonie a sostenerne lo sforzo bellico.

Tra il 91 e l'88 a.C., Luceria difese gli interessi di Roma nella guerra marsica e nel 90 a.C., in virtù della lex iulia de civitate, ebbe dall'Urbe la piena cittadinanza con lo status di municipium, e fu ascritta alla tribù Claudia.[19]

Durante la guerra civile del 49 a.C., prima che Giulio Cesare presidiasse la città con una propria guarnigione, Luceria fu quartier generale delle truppe di Gneo Pompeo Magno, che vi risiedette per due settimane.[20]

L'Alto Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della vittoria bizantina sui Goti (553), Giustiniano rimette Luceria a capoluogo di provincia della regio II Apulia et Calabria, dopo che per un dato periodo fu spostato a Canosa.

Agli inizi del VII secolo, sotto il duca Arechi I, i Longobardi avanzarono verso la provincia di Luceria e si insediarono nelle zone più periferiche della città, su Colle Albano, dove sorgeva l'acropoli romana, e nei pressi dell'Anfiteatro nella parte est.

Il ducato fu presto costituito, ma nel 663, Luceria fu distrutta dal bizantino Costante II. L'assetto romano scomparve quasi completamente e i lucerini furono costretti alla fuga, formando vari centri del Subappennino (Biccari) e della costa adriatica (Lesina). La vecchia chiesa fu saccheggiata e i corpi dei santi vescovi furono trafugati o portati nelle nuove frazioni costituite. San Basso giunse poi a Termoli mentre San Pardo trovò sacra dimora in Larino.

Nel 743, sulle rovine della città, nuovamente longobarda, arrivo il vescovo Marco II. Il patriarca partecipò al Concilio di Roma del 22 marzo 744, chiedendo a papa Zaccaria aiuti e preghiere per il popolo lucerino. Al suo ritorno a Luceria, portò con sé i monaci benedettini e una statua della Vergine Maria. La chiesa dei santi Giacomo e Barnaba, semi distrutta, fu restaurata e in un altare fu collocata la statua della Vergine, che da quel giorno venne invocata come protettrice della città e dell'intera diocesi che, come l'antica chiesa, fu intitolata a Santa Maria.[21]

Con il ritorno dei Longobardi, la città venne nuovamente fortificata e le mura furono ristrette, tenendo fuori sia l'acropoli di Colle Albano e sia i resti dell'Anfiteatro Romano. Da cinque miglia, il perimetro si riduce a un miglio e mezzo, con l'apertura di cinque porte[22]:

  • a nord est la Porta San Severo, che sostituì l'antica Porta Sacra;
  • ad est la Porta San Jacobi, nuova entrata nel casale di San Giacomo;
  • a sud est la Porta Foggia, che sostituì l'antica Porta Arga;
  • a sud la Porta Troja, ricostruita sui resti dell'antica Porta Ecana;
  • a nord ovest la Porta Albana, fra il Colle Albano e il Colle Belvedere.

Nell'802, il figlio di Carlo Magno, Pipino il Gobbo, occupò Luceria, ma la città fu ben presto nuovamente assediata dai Longobardi e dal duca di Benevento Grimoaldo, che mantennero la giurisdizione della città fino al ritorno del dominio bizantino nel 982.

Con l'avanzamento dei Saraceni, numerose furono le guerre che Luceria intraprese, fino a quando nel 1060 circa, la città fu conquistata dai Normanni, al fianco dei quali alcuni lucerini parteciparono anche alle Crociate in Terra Santa.

Il dominio normanno cessò intorno al 1200, quando a esso subentrarono gli Svevi.

Periodo svevo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Insediamento musulmano di Lucera.
Disegno delle rovine del Palatium di Federico II

Sotto gli Svevi, Luceria riprese ben presto il suo ruolo centrale, con l'arrivo dell'imperatore Federico II e dei musulmani. Nel 1223, Federico II, a seguito della lotta armata fra i musulmani e le truppe sveve, dalla Sicilia e più precisamente dalla città di San Cipirello Jato, deportò a Luceria numerosi musulmani, una vera e propria colonia saracena; riuscì però a renderli inoffensivi, lasciandoli liberi di sviluppare le loro attività (fabbricanti di tappeti, tende, ceramiche, ma anche agricoltura e artigianato), fornendo ovviamente all'Imperatore imponenti guerrieri, fondamentali per le varie lotte contro la Santa Sede. I saraceni furono liberi anche di professare la propria religione islamica: la tradizione vuole che non si contassero più di dodici abitanti di religione cristiana nel 1239[23]. Vennero fatte costruire numerose moschee e la città fu detta "Luceria Saracenorum". A tal proposito, alcuni storici locali sostengono che i pochi cristiani che rimasero in città, e il vescovo Bartolomeo, furono costretti ad adeguarsi alla presenza musulmana e, per paura di eventuali saccheggi, nascosero in un posto sicuro chiamato Tribuna la venerata statua di Santa Maria[24]. I vari ordini monastici che si erano stanziasi sul territorio, furono estromessi dal regno.

Nel 1233 Riccardo di San Germano riporta che l'Imperatore decise di fortificare con mura la città. Ed è probabilmente in quegli anni che, su Colle Albano, precisamente nell'angolo nord-est, Federico II fede erigere il suo regale Palatium anche se oggi, tra la ricchezza dei reperti di origine angioina, si nota ben poco del federiciano castrum seu palatium. È tuttavia ancora osservabile lo zoccolo perimetrale e, per quel poco che ne resta, anche le mura a scarpate e la presenza di feritoie ad uso degli arcieri. La parte inferiore dell'edificio (quella più propriamente difensiva) doveva avere funzioni di rifugio estremo in caso di pericolo. Anche la residua pavimentazione del cortile interno, con la particolare cura delle rifiniture, è attribuita all'epoca di Federico di Hohenstaufen. In conseguenza degli arrivi, il borgo si era sviluppato verso il castello e, per questo, furono ricostruite le mura andate in rovina, estendendone fino a Colle Albano, inglobando al suo interno il Palatium imperiale[25], con l'eliminazione di Porta Albana.

Lūǧārah[26] (o Lūshīra), conobbe in quel periodo una notevole fioritura, tanto che ben presto venne paragonata, dai viaggiatori e dagli storici musulmani di allora, alla Cordova dei califfi. Furono aperti Istituti Scientifici, sotto la guida dello stesso Federico II, nacquero anche fabbriche di armi, ma anche botteghe dell'ottone. Diversi furono gli animali esotici, dai leoni agli elefanti, dal cammelli alle aquile e ai falchi, rapaci adorati dallo stesso imperatore.

Le visite dell'Imperatore accertate nella sua Luceria Saracenorum risalgono all'Aprile 1231, Dicembre 1232 (forse fino a Gennaio 1233), Aprile del 1240, Ottobre del 1241, Gennaio 1242 e al Novembre del 1246. Ma non si può escludere che l'Imperatore, nei suoi numerosissimi periodi in Capitanata, avesse visitato Lucera anche in altri momenti. Si recava anche nella vicina località di Fiorentino, dove restava a riposo per intere giornate, intervallando la sua passione per la caccia a quella per la buona tavola.

La Lucera musulmana restò fedele alla casa sveva e, dopo la morte di Federico II nel 1250, avvenuta nella vicina Fiorentino, servì Corrado IV di Svevia. In quegli anni, all'interno del palazzo imperiale, assunse potere il servo Giovanni Moro che, grazie alle simpatie di Federico II, era riuscito ad entrare nell'élite imperiale col titolo di barone, detenendo diversi possedimenti. Corrado IV lo fece comandante del castello di Lucera ma, alla morte dell'Imperatore nel 1254, Giovanni cercò di impadronirsi del potere: finse di dare ospitalità a Manfredi di Sicilia (che non si riteneva sicuro di fronte al papa), ma poi, affidando provvisoriamente il governo della città a Marchisio, si recò a Roma per mettere se stesso e Lucera nelle mani di Innocenzo IV. All'arrivo di Manfredi, il popolo lo accolse trionfalmente e Marchisio non poté fare altro che accoglierlo, giurandogli fedeltà. Al ritorno da Roma, Giovanni non venne fatto entrare in città; cercò di fuggire ad Acerenza, dove però venne ucciso dai saraceni, che portarono la sua testa a Lucera e l'appesero all'ingresso di Porta Foggia[27].

Papa Alessandro IV, scontento dai fallimentari tentativi di conversione degli infedeli portati avanti da frati mendicanti inviati a Lūǧārah, mirando anche a conquiste sul Regno Svevo, nel 1255 emise la bolla Pia Matris contro Manfredi e i Musulmani di Lucera, inneggiando ad una crociata contro di essi.[28] Una volta assicuratasi la fedeltà della colonia saracena, Manfredi, chiamato anche Sultano di Lucera (1258-1266)[29], poté arruolare un ingente esercito e muovere guerra all'esercito pontificio, che sconfisse presso Foggia. I saraceni di Lucera combatterono al fianco di Manfredi fino alla Battaglia di Benevento del 1266, che segnò la morte del sovrano svevo e l'entrata in scena dei d'Angiò.

Periodo angioino[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1268 e 1269 la Santa Sede scese in campo contro "Luceria Saracenorum". Nel febbraio 1268 papa Clemente IV indisse una Crociata per debellare tutti i musulmani presenti nella città, unica roccaforte dell'Islam dell'intero meridione[30]. Molte le pressioni che ricevette Carlo I d'Angiò affinché eliminasse ogni saraceno presente nella città. L'assedio avvenne dal 20 maggio al 12 giugno. Lūǧārah rifiutò l'obbedienza a Carlo I d'Angiò e resistette energicamente agli assalti dei soldati angioini, restando fedele all'ultimo erede degli Svevi, Corradino. Questo si diresse verso Lucera e Carlo, lasciato l'assedio, gli andò incontro: i due eserciti si scontrarono il 23 agosto 1268 nella Battaglia di Tagliacozzo, dove, pur essendo in netta inferiorità numerica, l'esercito guelfo angioino ebbe la meglio sui ghibellini svevi. Corradino riuscì a fuggire ma, tradito, fu catturato nella campagna romana e giustiziato a Napoli il 29 ottobre 1268. A seguito di ciò, Lucera continuò a resistere per altri dieci mesi. Carlo I riprese l'assedio di Lūǧārah nella primavera nel 1269, con ordigni d'ogni genere e con macchine d'assalto[31]. In mancanza di viveri, i saraceni uscivano dalla città per raccogliere erbe di cui cibarsi, ma cadevano nelle imboscate dei Francesi e venivano trucidati, o venduti come schiavi[31]. Lūǧārah viene impugnata per fame il 27 agosto 1269[31]. I cristiani ribelli e i capi dei saraceni verranno torturati ed uccisi, mentre il resto della popolazione si sottomise spontaneamente. Dopo dieci giorni, nonostante le pressioni della Santa Sede, Carlo I d'Angiò, seguendo l'esempio di Federico II, scese a più miti patti. Anziché uccidere o esiliare i saraceni, cercò di stringere con loro un rapporto di fiducia: perdonò le loro colpe, privandoli però della libertà di governarsi seguendo le leggi islamiche, e gravando su di essi un pesante tributo di guerra di quattromila once annui. I saraceni che, per evitare di sottostare ai d'Angiò, cercarono inutilmente di fuggire dalla città, vi trovarono spesso la morte.

Fortezza Svevo-Angioina, Torre della Leonessa

Carlo I d'Angiò, nella riorganizzazione della città, ridusse il suo perimetro e, nei pressi del Palatium federiciano, fece realizzare una fortezza, con una maestosa cinta muraria a ridosso del margine collinare di Colle Albano. I lavori furono seguiti da Pierre d'Angicourt, progettista di fortificazioni, e dai magistri carpentari Riccardo da Foggia e Giovanni di Toul; i lavori durarono quasi quindici anni (1269-1283)[32][33]. La muraglia fu dotata di 15 bastioni quadrangolari, 7 torri pentagonali, e 2 torri cilindriche, una detta del Leone (o del Re, dalla tradizione popolare), e l'altra più maestosa detta della Leonessa (o della Regina, dalla tradizione popolare). L'accesso alla fortezza era regolato da 4 porte: Porta Troja a sud, Porta Castel Fiorentino a nord, Porta Guardiola a ovest, e Porta Luceria a Est, verso la città. Per separare la fortezza dal centro abitato fu scavato un vigoroso fossato difensivo e creato un ponte levatoio per collegare le due parti. All'interno della fortezza, fu edificato il nuovo palazzo residenziale, una chiesa francescana e alcuni alloggi, che servirono alle numeroso famiglie di origine provenzale che il re fece stanziare all'interno della fortezza. La convivenza con i saraceni durò ben poco, in quanto le famiglie di Provenza preferirono allontanarsi dalla città, trasferendosi nella vicina Valmaggiore (ossia nell'alta valle del Celone) ove fondarono i borghi di Faeto e Celle di San Vito, i cui dialetti locali appartengono tuttora all'unica minoranza francoprovenzale in Puglia.

Basilica cattedrale

Alla morte di Carlo I d'Angiò, gli succedette il figlio Carlo II di Napoli, detto lo zoppo. Questi, nell'anno del primo Giubileo (1300) indetto da papa Bonifacio VIII, organizzò la "Crociata Angioina". L'impresa, pianificata in gran segreto, è affidata ad un suo fedelissimo, il miles Giovanni Pipino da Barletta, Maestro Razionale della Magna Curia[34]. Secondo gli storiografi locali d'età barocca, nel giorno 15 agosto, solennità dell'Assunta, Pipino avrebbe dato ordine ai suoi soldati di comunicarsi per prepararsi degnamente allo scontro, facendo atto di giuramento alla Beata Vergine che, se gli avesse concesso la vittoria, avrebbe dedicato al suo nome la città. Dopo un primo scontro vittorioso con i saraceni in armi, i soldati datisi al saccheggio, e frugando per ogni dove, trovarono in una lammia sotterranea l'antica statua della Vergine, portandola in processione come segno di buon auspicio[35][36][37]. Dopo qualche giorno, Lūǧārah venne definitivamente conquistata con la forza e le ultime resistenze vinte il 24 agosto (festa di San Bartolomeo). La tradizione locale vuole che la Vergine Maria sia scesa in campo a favore dei d'Angiò, osteggiando le truppe saracene con immensi sciami di moscerini[38][39]. Le mura e le moschee furono abbattute e i saraceni lucerini in parte massacrati e in gran parte espulsi, per essere poi catturati e venduti come schiavi, o costretti a convertirsi al Cristianesimo[40][41].

Lucera, di lì a poco, fu ripopolata di abitanti cristiani provenienti dalle varie province peninsulare del Regno di Sicilia, specie dalla Calabria, e anche da fuori, e rinominata "Civitas Sanctae Mariae" (Città di Santa Maria). Venne fondata la Cattedrale dell'Assunta, la cui costruzione è attribuita a Pierre d'Angicourt[42]. Anche lo stemma della città viene fatto risalire a questo periodo: un leone passante, che rappresenterebbe re Carlo II, tenente con le branche anteriori un vessillo con l'effigie della Vergine Patrona[43].

Nel 1304, Carlo II d'Angiò giunse a Lucera e, come vuole la tradizione, donò simbolicamente le chiavi della città alla statua della Vergine, alla quale sua moglie Maria d'Ungheria offrì una collana d'oro[44]. La statua, in base alle recenti indagini storico-artistiche, è di fattura angioina, ascrivibile ai primi del '300 (probabilmente 1301), e quindi non può essere considerata la stessa statua, che secondo alcuni cronisti, fu nascosta nel periodo islamico. In onore dell'Assunta, invocata col titolo di Santa Maria Patrona di Lucera, e detta anche Santa Maria della Vittoria, Carlo II istituì la festa da celebrarsi ogni anno con la massima partecipazione del popolo[45].

Nell'antico borgo furono riammessi ordini monastici cacciati dal regno da Federico II. Oltre la Cattedrale, infatti, furono edificate altre quattro chiese e affidate proprio alla cura degli ordini mendicanti, chiamati dal re angioino per dare un nuovo volto cristiano alla città:[46]

  • San Francesco, affidata ai francescani minori conventuali;
  • San Domenico, affidata ai domenicani predicatori;
  • San Leonardo, affidata agli agostiniani;
  • San Bartolomeo, affidata ai celestini.

Nella città di Santa Maria fu istituita una nuova Zecca[senza fonte] e ai suoi abitanti fu dato il privilegio di appartenere direttamente al re, senza possibilità per la città di essere infeudata (regia demanialità), e inoltre fu assegnato ad ogni famiglia un terraggio, i cui frutti dovevano essere sia agricoli e sia di pascolo.

A Carlo II di Napoli succedette il suo terzogenito Roberto, in quanto il primogenito Carlo Martello salì sul trono d'Ungheria e il secondogenito Ludovico d'Angiò, per alcuni fonti nato nella fortezza di Luceria, intraprese la vita ecclesiastica, prima come frate francescano e poi come vescovo di Tolosa; oggi è invocato quale Santo.

Nel 1314 si parla di ben undici chiese povere: Santa Maria Maddalena, San Martino, Sant’Angelo, San Giacomo, San Paolo, San Marco, San Matteo, San Lorenzo, San Pietro, Santa Lucia e Santa Caterina.

Roberto d'Angiò fece giungere da Avignone (il papato in quegli anni non era a Roma) a Santa Maria il vescovo croato domenicano Agostino Casotti che morì il 3 agosto 1323, forse dopo essere stato vittima di un agguato. Il corpo del vescovo fu tumulato nella chiesa di San Domenico.

Basilica cattedrale - particolare del portale

Nel 1341 nella città di Santa Maria si contavano 13 chiese. Oltre ai conventi di San Francesco, San Domenico, San Leonardo, San Bartolomeo, si aggiunse la chiesa di Sant'Antonio Abate, in un vecchio harem a ridotto di Colle Belvedere,[47] che fu affidata ai Cavalieri Teutonici[senza fonte].

Altre tre statue della Vergine Maria, simili a quella della Patrona, arrivarono a Lucera e collocate nelle più importanti parrocchie della città:

  • Santa Maria della Vittoria, nella parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo;
  • Santa Maria della Misericordia, nella parrocchia di San Lorenzo Martire;
  • Santa Maria della Libera, nella parrocchia di San Matteo Apostolo.

In questi anni vide la luce l'ospedale delle Cammarelle e le mura furono completamente riedificate e allontanate dalla fortezza di Monte Albano[48][49] con l'accesso alla città regolato da cinque porte:

  • Porta Troja, a sud;
  • Porta Sant'Antonio Abate, a nord ovest (si apre nei pressi dell'omonima chiesa, verso Colle Belvedere);
  • Porta San Severo, a nord est (probabilmente cambia denominazione, dato che in alcune fonti si ritrova Porta Casalis Novi in direzione Casale Novo, un centro nei pressi di San Severo);
  • Porta San Giacomo, ad est;
  • Porta Foggia, a sud est.

Dal Quattrocento al Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Nel quattrocento, Santa Maria ebbe importanza soprattutto per la transumanza, con l'istituzione della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia. Nel 1418, il beato Giovanni Vici da Stroncone fece realizzare su Colle Belvedere il convento francescano del SS. Salvatore. Il frate, sui resti di Castel Fiorentino, trovò due lastre di pietra, che formavano la mensa di Federico II e le portò in città, utilizzandole come altari maggiori nella Cattedrale e nella chiesa del SS. Salvatore. Dopo il periodo aragonese, con l'inizio del cinquecento il titolo Civitas Sanctae Mariæ fu sempre meno usato, sostituito dall'attuale nome di Lucera.

Tra il cinquecento e il seicento, Lucera continuò ad essere residenza di famiglie nobili del regno. La città, ben presto si riempì di palazzi e piazze. Il forte terremoto del luglio 1627 colpì Lucera con alcuni danni alle abitazioni; la vicina città di San Severo fu rasa al suolo e anche Foggia ebbe numerosi danni. I lucerini videro l'evento come un accadimento miracoloso, attribuito alla protezione di Santa Maria Patrona.

A cavallo fra il seicento e il settecento, Lucera fu al centro della vita di san Francesco Antonio Fasani, canonizzato il 13 aprile 1986 da papa Giovanni Paolo II. Amante dei poveri e dei sofferenti, familiarmente dai lucerini veniva e tuttora viene chiamato Padre Maestro.

Dall'Ottocento a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Lucera, in quegli anni, godeva dello status di capitale culturale della regione, ma con l'avvento di Napoleone perse il titolo di capoluogo della Capitanata e del Contado del Molise. Nel 1806 difatti il ruolo di città capoluogo passò a Foggia.

Nell'estate del 1837 su Lucera si abbatté il colera e numerose furono le vittime. Secondo la tradizione cattolica, un evento miracoloso sarebbe accaduto il 12, il 13 e il 14 luglio di quello stesso anno: l'icona trecentesca di Santa Maria Patrona di Lucera, mosse gli occhi e cambiò il colore del volto. A seguito di un processo canonico, fu proclamato il 13 luglio quale festa della Madonna del colera.[50]

La povertà invase la città agli inizi del Novecento, con l'arrivo della Grande Guerra, che portò via a Lucera 157 uomini. Con l'avvento della seconda guerra mondiale, Lucera temeva i bombardamenti, ma non fu mai attaccata.

Nella seconda metà del novecento la città iniziò a espandersi. Allargandosi intorno al vecchio perimetro angioino, si formarono i nuovi quartieri di Pezza del Lago, 167 e Lucera due. Il terremoto del 31 ottobre 2002 ha lesionato diversi edifici, causando la chiusura per alcuni anni di alcune chiese del centro storico.

Nel 2001 Lucera vede finalmente il ritorno dell'università con un corso di Beni Culturali, che però dal 2008 è stato trasferito a Foggia.

Nonostante le proteste della cittadinanza[51], della giunta comunale[52] e del vescovo Domenico Cornacchia[53][54], per manifestare il proprio sdegno contro la regione Puglia, con chiare intenzioni di chiedere l'annessione al Molise di Lucera e di altri paesi del Subappennino dauno[55], dal 1º novembre 2012 è stato disattivato il punto nascita dell'ospedale Francesco Lastaria di Lucera[56] che, pur mantenendo la stessa denominazione, viene declassato a plesso dell'ospedale Masselli Mascia di San Severo[57], e a Casa della Salute.[58]

Dopo secoli di attività, per decisione del ministro della giustizia Paola Severino, e della successiva Anna Maria Cancellieri, nonostante le proteste degli avvocati, della popolazione e dei sindaci del comprensorio di Lucera[59], il 14 settembre 2013 la procura di Lucera viene chiusa e i documenti portati a Foggia, nonostante i cittadini abbiano cercato in tutti i modi di impedirne il trasferimento.[60] Il 31 agosto 2015 segna la data di chiusura definitiva del Tribunale.[61]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma della città di Lucera, concesso con D.C.G. del 6 settembre 1935,[62] ha la seguente blasonatura:[63]

«d'azzurro al leone passante al naturale su una campagna di verde tenente nella branca anteriore destra una banderuola con l'effige della Vergine Assunta avente nelle braccia Gesù Bambino, sormontato da una fascia di argento con la sigla S.P.Q.L.»

mentre il gonfalone civico, anche questo concesso con il decreto del 1935, ha la seguente descrizione:[63]

«drappo di colore azzurro, riccamente ornato di ricami d’oro e caricato dello stemma sopra descritto con l’iscrizione centrata in oro Città di Lucera»

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Veduta dell'arco di Porta Troia

La sua antica storia si snoda in tutte le sue vie e grazie ai suoi monumenti di svariate epoche può fregiarsi del titolo di "città d'arte": l'Anfiteatro romano, la fortezza Svevo-Angioina, la Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta del 1300, la chiesa di S. Francesco d'Assisi (oggi Basilica santuario di San Francesco Antonio Fasani) coeva della Cattedrale, la barocca Chiesa del Carmine e i due musei, uno di Archeologia Urbana e l'altro Diocesano.

Nei pressi di Piazza del Popolo si trova la chiesa di Santa Maria della Pietà. L'arco di Porta Troia apre Corso Manfredi e l'assetto urbanistico saraceno di Rione alle Mura e Rione Cassitto, caratterizzati da piccole viuzze e scalinate. Anche via Carpentieri conserva l'assetto urbanistico saraceno e si fa spazio fra le piazzette, in una delle quali sorge la casa natale del servo di Dio Don Alessandro De Troia.

Chiesa di San Giovanni Battista, Lucera

Corso Garibaldi è una delle arterie centrali del vecchio borgo. Ricca di maestosi palazzi (Palazzo Lombardo, Palazzo Gifuni), fra i quali spicca Palazzo Mozzagrugno, spettacolare esempio di stile neoclassico, restaurato nel 1831, sede del Municipio e del Teatro Garibaldi, affiancato da una piccola piazzetta, dove sorge la casa della serva di Dio Rosa Lamparelli. In fondo a corso Garibaldi si erge l'arco di Porta Foggia, con la chiesa di San Giovanni Battista e la casa natale della venerabile Genoveffa De Troia.

Il borgo di Santa Caterina è impreziosito dall'antico pozzo e dall'antico convento angioino di clausura delle suore celestine di Santa Caterina. Lungo via Amendola è situata la zona dove è più visibile l'assetto romano della città; da una parte via Quaranta e il suo palazzo, dall'altra via De Nicastri dove, nell'omonimo palazzo, ha sede il Museo di archeologia Urbana "Giuseppe Fiorelli".

In Piazza San Leonardo sorge la chiesa omonima e nei pressi alcuni palazzi di varie epoche, fra cui Palazzo Scassa, dell'omonima famiglia di nobili lucerini. In Piazza San Giacomo sorge palazzo Curato e il più antico Palazzo Ramamondi e la sua torretta saracena. Al centro della Piazza sorgeva la vecchia chiesa Madre, ora sostituita dalla chiesa di San Giacomo maggiore; nei pressi la Casetta Merlata del '500. Vico Zunica conserva intatto l'assetto saraceno, nei suoi palazzi e nelle sue piazzette.

Chiesa del Carmine di Lucera

Piazza del Carmine è contornata di settecenteschi palazzi (D'Auria-Secondo, Valletta, Scoppa, Prignano), con al centro l'imponente complesso barocco del Carmine. Nei pressi della piazza sorge il borgo di san Matteo, che conserva le antiche Terme Romane. Alle spalle del vecchio convento carmelitano, si snoda l'antico quartiere della Torretta, dove sorge la Casa Natale di San Francesco Antonio Fasani.

In Piazza Tribunali, più conosciuta come Piazza San Francesco, oltre al Palazzo di Giustizia (costruito, come il complesso del Carmine, con i ruderi del Palazzo di Federico II) e alla Casa Circondariale, sorge la trecentesca chiesa di san Francesco (oggi Basilica santuario di San Francesco Antonio Fasani), all'interno del quale sono conservati i resti del santo di Lucera. Adiacente alla chiesa vi è la cappella dell'Addolorata.

Chiesa di San Domenico di Lucera

Il complesso di San Domenico, originariamente medioevale, è ora visibile in forma barocca. Alla chiesa è annessa la cappella di san Giuseppe e la cappella del Santo Rosario (Pantheum). In via Cairoli, sorge l'antico convento dei sacramentini e la chiesa dedicata alla Vergine di Lourdes. In via IV Novembre, c'è il Convitto Nazionale; nato come convento dei Celestini, ha ospitato fino al 2009 il corso universitario di Beni Culturali. All'interno è visibile il settecentesco chiostro e la chiesa di San Bartolomeo Apostolo.

Piazza della Repubblica, con i suoi palazzi e il suo tessuto urbanistico, ricorda la Lucera dell'Ottocento. Ancora oggi in tale rione si svolge il mercato giornaliero. Suggestivo è Vico Ciacianella che, largo solo 45 cm, detiene il secondo posto nella graduatoria dei vicoli più stretti d'Italia e d'Europa.[64]

Campanile del Duomo di Lucera

Piazza Duomo è il centro e il fulcro dell'intera città. La Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta trecentesca, ristrutturata e arricchita con elementi barocchi dal vescovo Domenico Maria de' Liguori della diocesi di Lucera, svetta al centro della piazza Duomo e al suo interno conserva l'icona trecentesca di Santa Maria Patrona di Lucera, donata da Carlo II d'Angiò. La piazza è ricca di palazzi; i più imponenti sono Palazzo Cavalli e il settecentesco Palazzo Vescovile nella cui maestosa corte vi è l'accesso al Museo Diocesano e agli uffici di Curia, dove ha sede anche il Seminario Vescovile.

Via Federico II è una delle vie più care ai lucerini. Notevole è la cupola della chiesa di sant'Antonio Abate. La villa comunale è impreziosita dall'ex convento e chiesa del Santissimo Salvatore, sede della Biblioteca Comunale "Ruggero Bonghi" e della Pinacoteca Comunale.

I più importanti monumenti fuori dalla cinta muraria angioina sono:

  • la Fortezza Svevo-Angioina, situata in viale Castello, sul Monte Albano, nella zona nord ovest della città, è cinta di mura e di 24 torri;
  • l'Anfiteatro Romano, situato in viale Augusteo, al confine est della città, ancora oggi visibile in tutto il suo antico splendore.

Nell'agro di Lucera sorgono numerosi reperti storici e naturalisti:

  • Quercia di Santajusta, nella contrada Fontanelle, al nord della città, verso il distrutto borgo di Castel Fiorentino, che fu l'ultima dimora di Federico II;
  • Ponte Gallucci, antico ponte romano, ormai del tutto abbandonato.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La Basilica Cattedrale

Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta (Lucera).

La Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta, nel cuore della città di Lucera è un esempio di architettura gotico-angioina. Il Duomo, eretto per volere di Carlo II d'Angiò e consacrato nel 1302, è la principale chiesa della città e anche la cattedrale della diocesi di Lucera-Troia, dichiarata Basilica minore nel 1834 da papa Gregorio XVI e Monumento Nazionale nel 1874. Nel corso del XVI-XVII secolo la cattedrale fu rinnovata secondo il gusto barocco con l'aggiunta di quattro cappelle laterali. La facciata, a differenza delle cattedrali romanico-pugliesi, è in mattoni, e si innalza asimmetrica rispetto al corpo centrale, su cui troneggia il rosone. Sul lato destro campeggia la torre quadrilatera, chiusa da una cella campanaria del XVI secolo. L’interno, a croce latina, conserva pregevoli opere d’arte, come l’altare maggiore, ricavato dalla mensa di Federico II a Castel Fiorentino, la miracolosa icona di Santa Maria Patrona di Lucera col Bambino, le reliquie del Beato Agostino Casotti e un crocifisso ligneo del 1300.[65].

La Cattedrale si trova nella centrale Piazza del Duomo, centro e fulcro dell’intera città, su cui si affacciano numerosi edifici storici, tra i quali il settecentesco Palazzo Vescovile, dalla cui corte si ha accesso al Museo Diocesano e al Seminario Vescovile, e Palazzo Cavalli.

Santuario di San Francesco Antonio Fasani[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica santuario di San Francesco Antonio Fasani.
Santuario di San Francesco Antonio Fasani

La trecentesca "chiesa di san Francesco d'Assisi" sorge in Piazza Tribunali a Lucera ed è stata fatta edificare dalla casata dei d'Angiò. Nel 2001 è divenuta Santuario di San Francesco Antonio Fasani, all'interno del quale sono conservati i resti del santo di Lucera. Nel 2008 è stata dichiarata "Monumento di una cultura di pace" e il 29 novembre 2012 è stata elevata alla dignità di basilica minore. Adiacente alla chiesa vi è la cappella dell'Addolorata.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa del Santissimo Salvatore
  • Chiesa di Santa Maria del Carmine
  • Chiesa di San Domenico, con adiacente Cappella di San Giuseppe e Cappella del Santo Rosario.
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate
  • Chiesa di San Giacomo Maggiore
  • Chiesa di San Giovanni Battista
  • Chiesa del SS. Sacramento (Sacramentini)
  • Chiesa di San Leonardo
  • Chiesa di Santa Caterina
  • Chiesa di San Gaetano
  • Chiesa di Santa Lucia
  • Chiesa di Santa Maria della Spiga
  • Chiesa di Santa Maria della Pietà
  • Chiesa di San Pio X
  • Chiesa di Cristo Re
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie
  • Chiesa di San Francesco Antonio Fasani
  • Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, o Sant'Anna (annessa alla Casa di Riposo "Maria De Peppo Serena")
  • Chiesa di San Bartolomeo (annessa al convitto Nazionale)
  • Chiesa di Santa Maria della Libera (annessa a Palazzo Uva, sconsacrata)
  • Ex chiesa di San Matteo Apostolo
  • Ex chiesa di Santa Maria delle Grazie (chiusa a seguito del terremoto del 1980)
Palazzo Cavalli, Piazza Duomo, Lucera

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo di Giustizia, Piazza Tribunali, Lucera
  • Palazzo Candida
  • Palazzo Cavalli
  • Palazzo De Peppo (già Regia Udienza Provincialis)
  • Palazzo De Troia
  • Palazzo Vescovile
  • Palazzo di Giustizia
  • Palazzo Mozzagruno
  • Palazzo De Nicastri
  • Palazzo Petrilli
  • Palazzo Scassa
  • Palazzo Lombardi
  • Palazzo Uva
  • Palazzo Curato
  • Palazzo Zunica
  • Palazzo D'Auria-Secondo
  • Palazzo Bruno
  • Palazzo Ramamondi

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Fortezza Svevo-Angioina[modifica | modifica wikitesto]

Altra veduta della Torre della Regina della Fortezza Svevo-Angioina di Lucera
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fortezza Svevo-Angioina di Lucera.

La Fortezza Svevo-Angioina di Lucera è un castello risalente al XIII secolo, di età federiciana e angioina. Posto sulla sommità piana del colle Albano sul quale sorgeva l'acropoli della Lucera romana, difeso per tre lati da ripide pareti a strapiombo, la Fortezza domina il Tavoliere di Capitanata. Federico II fece edificare il suo Palatium nel 1233, mentre la muraglia della Fortezza è stata edificata da Carlo I d'Angiò (1269). La cinta muraria irregolare che cinge l'intera collina è lunga 900 m e si compone anche di 13 torri quadrate, 2 bastioni pentagonali, 7 contrafforti e 2 torri cilindriche angolari. L'ingresso principale è collegato a viale Castello tramite un caratteristico ponte che attraversa un grande fossato.

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Anfiteatro Romano Augusteo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Anfiteatro romano di Lucera.

L'anfiteatro romano di Lucera è un monumento di epoca romana situato nella periferia est della città. Risale all'età augustea; fu costruito tra il 27 a.C. e il 14 d.C. dal magistrato lucerino Marco Vecilio Campo, su una depressione naturale del terreno di sua proprietà, in onore di Ottaviano Augusto. È fra i più antichi dell'Italia meridionale e, per le sue notevoli dimensioni, risulta essere la più importante testimonianza romana di tutta la Puglia. Con l'avvento del Terzo Millennio, è stata realizzata una piccola gradinata per il pubblico, al fine di poter permettere all'Anfiteatro Romano di tornare attivo per manifestazioni musicali, teatrali e culturale. Purtroppo però le gradinate sono davvero misere, considerando la grandezza dell'Anfiteatro e meriterebbero di essere ampliate su tutta la struttura in modo da ridarle un assetto uniforme, tornando a riaccogliere i 16 000-18 000 spettatori, che al tempo dei Romani, riuscivano ad assistere agli spettacoli.[66]

Teatro Garibaldi[modifica | modifica wikitesto]

In pieno centro cittadino sorge il teatro “Garibaldi”. In principio intitolato alla regina delle Due Sicilie Maria Teresa Isabella di Borbone (“Real Teatro Maria Teresa Isabella”), è sorto nel 1837 su progetto dell'architetto ed ingegnere Luigi Oberty (1790-1874) ed è stato inaugurato la sera del 7 giugno 1838. Situato all'interno del Palazzo Mozzagrugno, sede centrale del Comune, in corso Garibaldi, nel 1903, a seguito di lavori di ampliamento, venne ribattezzato quale gemello in miniatura del “Petruzzelli” di Bari[67]. Dopo anni di splendore, durante le guerre venne abbandonato e solo nel 1977 venne approvato il progetto di recupero dell'edificio, ma i lavori furono completati solo nel 2005. Il teatro è stato nuovamente inaugurato nel marzo 2005 e nel 2006 è stata organizzata la prima stagione di prosa. La sala di forma semicircolare è caratterizzata da una platea di un centinaio di posti, da due ordini di palchi divise in stanzine ed una galleria. L'interno, decorato da vari artisti, è ritenuto un vero gioiello dell'architettura e della decorazione[68].

Cinema Teatro dell'Opera[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro dell'Opera nasce all'interno dell'“Opera San Giuseppe”, nel quartiere di Porta Croce, nelle vicinanze della fortezza Svevo-Angioina. Affidata ai padri Giuseppini del Murialdo nel 1922 e in particolare al servo di Dio Padre Angelo Ferracina, l'Opera venne inaugurata il 19 marzo 1959 e al nascente teatro, con una capienza di oltre 600 posti, fu dato il nome di “Sala Ricreativa Cinematografica San Giuseppe”[69]. A causa dell'identificazione di sala della parrocchia di "Cristo Re" e data la presenza delle altre sale cinematografiche della città (il Politeama, il cinema Lepore e il cinema Roma), numerose furono le difficoltà alla sua gestione. Alla fine degli anni ottanta, però, con la chiusura di tutte le sale cittadine, la “Sala Ricreativa Cinematografica San Giuseppe” si ritrova ad essere l'unico teatro/sala cinematografica di Lucera. Nel 1991 la sala viene ristrutturata completamente e viene ribattezzata come Cinema Teatro dell'Opera, con capienza di 428 posti, divisi fra platea e galleria. Nel 2007 la gestione della struttura viene affidata ad un'associazione culturale mentre nel 2008 vi è un'innovativa ristrutturazione alle strutture del palcoscenico, che riesce a rendere il Teatro dell'Opera una realtà accessibile anche a compagnie professioniste a livello nazionale. Da allora periodicamente vengono organizzare delle "Stagioni Teatrali".

  • Teatro Il Piccolo. Teatro della parrocchia Santa Maria delle Grazie nel quartiere 167.
  • Sala Giovanni Paisiello. Sala concerti con 100 posti a sedere in via Bozzini, nei pressi di Piazza Duomo.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Monumento ai Caduti in Piazza Duomo
  • Monumento a Ruggero Bonghi
  • Monumento a San Francesco Antonio Fasani
  • Colonna del Millennio in piazzale della Stazione

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[70]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2016 gli stranieri residenti a Lucera sono 1 209, pari al 3,45% della popolazione comunale[71]. Le comunità nazionali più numerose sono:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dialetto lucerino.
Dove è parlato il lucerino

«Món ‘a pròt o calcagn e èsc u sangh p’u nas
(Scaglia la pietra per colpire il tallone, ma gli esce il sangue dal naso)»

([72])

Il dialetto lucerino, parlato nella città di Lucera e in alcune frazioni limitrofe, è classificato tra i dialetti pugliesi settentrionali che appartengono al gruppo dei dialetti italiani meridionali. Di probabile derivazione greco-latina, ha affinità con l'arabo, il francese, lo spagnolo e il tedesco[73].

È una variante di lingua napoletana; si differenzia dal dialetto foggiano e dagli altri parlati del Tavoliere, dal dialetto garganico e dai dialetto apulo-barese, con i quali presenta delle affinità[5][74].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Lucera-Troia.

La confessione più diffusa a Lucera è il cattolicesimo. La città è sede della diocesi di Lucera-Troia, che comprende 19 comuni. La diocesi, oggi suffraganea dell'arcidiocesi di Foggia-Bovino, nacque nel 1986 dall'unificazione delle diocesi di Troia e Lucera, entrambe di antica origine.

Le minoranze religiose praticano il culto in forma privata, essendo prive di strutture di culto o di organizzazioni territoriali, con l'eccezione dei Testimoni di Geova e dell'Assemblea cristiana evangelica, appartenente all'Assemblee di Dio in Italia.

La città di Lucera, fin dai tempi dei saraceni di Federico II, è inoltre legata alla cultura religiosa orientale, anche se oggi mancano edifici di culto musulmano, nonostante nel 1200 la città fosse piena di moschee, distrutte con l'arrivo dei d'Angiò e mai più ricostruite.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca Comunale “Ruggero Bonghi” con sede presso l'ex Convento del SS. Salvatore in Piazza Beato Giovanni Vici.
  • Biblioteca Diocesana con sede presso il Seminario Vescovile in via Blanch.
  • Archivio di Stato di Lucera con sede in Via dei Saraceni.
  • Archivio Notarile Distrettuale con sede in Via San Domenico.
  • Biblioteca del Centro regionale servizi educativi e culturali (CRSEC) con sede in Viale Raffaello.

Università[modifica | modifica wikitesto]

Già sede universitaria di chirurgia, diritto e procedure penali, Lucera col passare del secoli perse tutte le cattedre. Dal 2001 al 2008 è stata sede distaccata dell'Università degli Studi di Foggia, grazie l'attivazione della Facoltà di Beni Culturali, presso il Convitto Nazionale. Perdendo anche questa cattedra, ora a Lucera resta solo la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, presso gli Orfanotrofi Riuniti.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo di Archeologia Urbana "Giuseppe Fiorelli"[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo di archeologia urbana "G. Fiorelli".

Il Museo Civico "Giuseppe Fiorelli" la cui sede è il Palazzo De Nicastri, in via De Nicastri, si costituì nel 1905 ed è considerato il primo museo civico a nord di Bari[75]. Al suo interno, oltre all'arredo permanente della famiglia De Nicastri, comprende preziosi manufatti che vanno dall'età preistorica all'età romana (di particolare rilievo è il Mosaico di Piazza Nocelli), fino al Medioevo.

Palazzo Vescovile (XVIII secolo), sede del Museo Diocesano

Museo Diocesano di Lucera[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo diocesano (Lucera).

Il Museo Diocesano, la cui sede è il Palazzo Vescovile, in piazza Duomo, è stato inaugurato nel 1999. All'interno delle sale, oltre alla Pinacoteca dei Vescovi, sono conservati manufatti di diverse epoche. Di rilevante importanza sono: una pisside in diaspro sanguigno rosso del secolo XIII, un dittico di scuola sulmonese in lamine d'argento dorato del secolo XIV, il camice di lino con ricami, la stola e il cappello del Beato Agostino Casotti (secolo XIV), il mantello di lana del francescano san Francesco Antonio Fasani (secolo XVII-XVIII), l'artistico armadio-cappella contenente l'altare in legno dorato appartenuto alla famiglia di mons. Freda (secolo XVIII-XIX), La Deposizione di Francesco da Torremaggiore (olio su legno, 1515) e La Madonna delle Grazie di Carlo Tolentino (olio su legno, 1565).

Pinacoteca Comunale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ex convento e chiesa del Santissimo Salvatore (Lucera) § Pinacoteca Comunale.

La Pinacoteca Comunale è allestita all'interno dell'ex convento del SS. Salvatore. Conserva le opere di importanti artisti contemporanei locali: Giuseppe Ar, Emanuele Cavalli e Umberto Onorato. Due sale sono inoltre allestite con opere di artisti della Scuola di Posillipo: Anton Sminck van Pitloo, Giacinto Gigante, Filippo Palizzi, ecc.

Gallerie d'arte[modifica | modifica wikitesto]

  • Galleria Gagliardi
  • Galleria Valeno

Media[modifica | modifica wikitesto]

Hanno sede a Lucera SundayRadio e RadioEuropa, oltre all'emittente televisiva Telecattolica. Vi si stampano i periodici Il Centro, Il Meridiano e Il Sentiero.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina lucerina è molto variegata. Taralli e pane possono essere considerati i prodotti tipici per eccellenza della città. Preparati con diverse lavorazioni artigianali tra i più rinomati troviamo il "pane di Lucera", realizzato con lievitazione naturale e lavorazione manuale[84].

Primi piatti[modifica | modifica wikitesto]

Il primo piatto tipico è la pasta fresca chiamata cicatelli (mizz apirt e mizz ch'use - orecchiette piccole non capovolte) accompagnate da verdure spontanee, in particolare i cecatille c'a rucula, con la rucola che cresce spontanea all'interno delle mura della fortezza svevo-angioina, particolarmente elogiata dalla popolazione lucerina[85].

Altri primi:

  • i gnocche (gnocchi)[86];
  • i trucchile (i troccoli)[87];
  • u tembane (il timballo)[88].

Secondi piatti[modifica | modifica wikitesto]

I secondi piatti della tradizione lucerina sono:

  • a' parmiggiane de mulagnane (parmiggiana di melanzane)[89];
  • l'agnill a spezzatene (agnello a spezzatino), periodo feste pasquali[90];
  • l'aguille arrestute (anguilla arrostita), periodo feste natalizie[90];
  • i brasciole de maiale (involtini di maiale)[85];
  • i turcenille (i torcinelli)[91];
  • u baccalà (il baccalà cucinato in bianco o col pomodoro[92].

Dolci[modifica | modifica wikitesto]

I dolci tipici sono:

  • a farrat (pizza farrata), periodo feste pasquali[93];
  • u pizz palumm (ciambellone ricoperto di glassa al limone), periodo feste pasquali[94];
  • i cicce cutte (grano tenero e chicchi di melagrana con mosto cotto, cioccolato fondente e noci), periodo inizio novembre, in concomitanza della commemorazione dei defunti[95];
  • i crustele, dolce tipico di origine romana proveniente dalla "crustula", biscotto che il maestro donava ai fanciulli meritevoli (pastafrolla fritta con miele bianco o mosto cotto a forma di corona), periodo feste natalizie[93];
  • i menele atterrate (mandorle tostate e poi passate nel cioccolato fondente), periodo feste natalizie[94];
  • i pupurate (dolci speziati al cioccolato e vincotto), periodo feste natalizie[85];
  • i risharole (chiacchiere, dolce fritto con zucchero a velo), periodo carnevale[85];
  • i scavedatilli (taralli al vino bianco)[96]
  • u spumone (gelato di gusti misti stratificati).

Vini[modifica | modifica wikitesto]

A Lucera vi è anche produzione di vino. Il più conosciuto è il Cacc'e Mmitte di Lucera.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Corteo storico e Torneo delle Chiavi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Corteo storico e Torneo delle chiavi (Lucera).

Il Corteo storico di Lucera è stato istituito nel 1983 per rievocare il periodo storico medievale. Tema centrale è l'eccidio dei saraceni e l'avvento dei d'Angiò, in modo particolare la figura di Carlo II d'Angiò. Fino agli anni Novanta, nel pomeriggio del 14 agosto, con partenza dalla Fortezza svevo-angioina, iniziava la suggestiva rievocazione storica che trovava il suo culmine in Piazza Duomo, dove aveva inizio una rappresentazione che univa fede e tradizione. All'arrivo del “Re” l'icona trecentesca di Santa Maria Patrona veniva collocata sul sagrato della Basilica, dove il Re inginocchiatosi le affidava la città e le cingeva al braccio le chiavi di Lucera, rievocando così il memoriale momento avvenuto nel 1304, mentre la folla festante applaudiva. Un momento particolarmente suggestivo che univa la città fra un miscuglio di sacro e profano. Il Re quindi salutava la Vergine e proseguiva in corteo verso l'Anfiteatro Romano, mentre l'icona della Vergine, veniva portata in processione in Piazza Duomo, rievocando così l'accadimento del 1300, a seguito della nascente Civitas Sanctae Mariae. All'arrivo del corteo all'Anfiteatro, aveva luogo il Torneo delle Chiavi o Palio della città, con la sfida delle cinque Porte (Porta Troia, Porta Albana, Porta San Severo, Porta San Giacomo e Porta Foggia). Vari i giochi medioevali dal tiro alla fune al tiro con la balestra. La squadra vincitrice vinceva il Palio della Città, partecipando così alla grande processione del 16 agosto, dinnanzi l'icona di Santa Maria. Col passare degli anni l'evento è stato ridimensionato. Il Palio è stato eliminato e sostituito da un torneo di calcetto, chiamato sempre "Torneo delle Chiavi". Il suggestivo momento della consegna delle chiavi della città all'icona della Vergine da parte del figurante Re Angioino è stato eliminato; oggi infatti, le Chiavi di affidamento alla città vengono consegnate all'interno della Basilica Cattedrale dal vescovo della diocesi. Per tal motivo il corteo del 14 agosto è stato spostato il 13 agosto, perdendo così la sua importanza e il suo tradizionale valore simbolico. Dopo vent'anni, il 12-13 agosto 2017 è stato ripristinato il "Torneo delle Chiavi" con la disfida delle 5 porte, che ha avuto luogo in Piazza Matteotti[97].

Altre manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Festival del Cacc'e e Mmitte di Lucera, fine agosto. Percorso di degustazione vini doc della Capitanata nel borgo antico. In un certo qual modo sostituisce l'appuntamento passato Calici di Stelle.
  • Cacc'e e Mmitte Festival, in settembre presso Palazzo d'Auria-Secondo, varie serate all'insegna del buon vino e della musica d'autore.
  • Festival della letteratura mediterranea, organizzato dall'Associazione Culturale “Mediterraneo è Cultura” sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, si svolge nel mese di settembre. La manifestazione è ambientata nelle piazze del centro storico e nei cortili dei palazzi nobiliari della città. L'evento consiste in incontri con scrittori molto noti del panorama letterario del bacino mediterraneo[98]. Agli incontri si aggiungono concerti, matiné musicali, buffet ed altri spettacoli.
  • Corteo di Santo Stefano, il 26 dicembre. Sfilata medioevale per le vie del centro storico in ricordo della nascita di Federico II.

Festa patronale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santa Maria Patrona di Lucera e Festa di Santa Maria Patrona.

La festa patronale di Lucera si svolge nella tre giorni del ferragosto (14-15-16 agosto) ed è in onore di Santa Maria Patrona.

Festa di san Francesco Antonio Fasani[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: San Francesco Antonio Fasani § Le feste in suo onore.
Processione del Padre Maestro del 29 novembre 2003

La memoria liturgica del Santo è il 29 novembre, anniversario della dipartita, nonché festa compatronale di Lucera. Inoltre, la città ricorda il suo Santo in altre due ricorrenze: il 6 agosto (nascita) e 21 settembre (ordinazione sacerdotale).

Riti pasquali[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inizio della Quaresima, la città di Lucera viene riempita di numerose bambole di pezza, le Quarantane. Le cosiddette “Vedove del Carnevale” sono vestite di stracci neri con la faccia bianca funerea e l'arancia con le sette penne, di cui sei nere che simboleggiano le domeniche di penitenza e una sola bianca che simboleggia la Santa Pasqua.

Nella settimana santa, numerose sono le funzioni religiose, come la Via Crucis cittadina e la Messa Crismale del Mercoledì Santo.

  • Giovedì Santo

La sera del Giovedì Santo si svolgono i “Sepolcri”, ovvero la visita agli altari della deposizione, nelle varie chiese della città. L'adorazione del Santissimo Sacramento segue la Messa in Coena Domini e viene praticata da tanti fedeli che affollano le vie di collegamento delle tre chiese centrali del borgo antico: la Chiesa del Carmine, il Santuario di san Francesco Antonio Fasani e la Basilica Cattedrale dell'Assunta.

  • Venerdì Santo

La sera del Venerdì Santo, dal Santuario di san Francesco Antonio Fasani ha inizio il rito penitenziale dal titolo emblematico “Il Calvario, la Pietà e la Desolata”. Le parrocchie, le confraternite e il clero prendono parte alla suggestiva processione che si snoda nel centro storico della città. Chiudono il corteo le tre venerate statue del Crocifisso, del Cristo morto e dell'Addolorata. Al rientro della stessa, nella piazza antistante il Santuario, la lettura della Passione di Cristo fa da cornice al tradizionale movimento delle statue. Conclude la serata i canti della Desolata, all'interno della chiesa.

  • Domenica di Pasqua

La tradizionale Messa della notte apre le funzioni religiose delle varie chiese della città. In tarda mattinata, dalla chiesa di Sant'Antonio Abate ha luogo la silenziosa processione di Gesù Risorto, nel centro storico della città, che si chiude con una scoppiettante batteria in Piazza Matteotti.

Il lunedì di Pasquetta vengono accese le Quarantane, rimaste per tutta la quaresima a vegliare sulla città[99].

Altre feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Varie sono le feste religiose di Lucera legate alle nove parrocchie della città e alle chiese confraternali. Molto sentite dalla popolazione locale sono le feste di:

  • San Ciro Eremita, 31 gennaio, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Spiga. Nel pomeriggio ha luogo la processione con l'incendio di batterie e in serata fuochi pirotecnici;
  • Beata Vergine di Lourdes, 11 febbraio, presso la chiesa dei Sacramentini. Suggestiva la processione oux flambus del gruppo statuario della Vergine e di santa Bernadette Soubirous con la partecipazione numerosa del popolo e la presenza delle confraternite della città. Suggestivo il passaggio dinnanzi l'ospedale e la sosta per la santa Messa nella Basilica Cattedrale. Non mancano l'incendio di batterie e fuochi pirotecnici;
  • Santa Maria della Misericordia, ultima domenica di maggio, presso la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Nei 6 giorni precedenti la festa, l'icona trecentesca della Vergine Maria viene portata in pellegrinaggio nei 6 quartieri della parrocchia di porta Foggia per la celebrazione della Santa Messa. Il giorno della festa ha luogo la processione e i fuochi pirotecnici;
  • Corpus Domini, in giugno, presso la Cattedrale dell'Assunta. Nel pomeriggio processione per le vie del borgo antico con la partecipazione delle parrocchie e delle confraternite della città;
  • Santa Maria delle Grazie, 2 luglio, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie. Nel pomeriggio processione per le vie della parrocchia e in serata fuochi pirotecnici. In tempi passati la festa si svolgeva presso la chiesa delle Grazie nel centro storico della città;
  • Santa Maria del Carmine, 16 luglio, presso la chiesa di Santa Maria del Carmine e parrocchia di San Matteo Apostolo. Nel pomeriggio processione per le vie della parrocchia con passaggio dinnanzi l'ospedale cittadino, dove ha luogo l'incendio di batterie. La serata si svolge in Piazza del Carmine, fra musica, bancarelle e fuochi pirotecnici;
  • Santa Maria della Vittoria, seconda domenica di settembre, presso la chiesa parrocchiale di san Giacomo Apostolo. Nel pomeriggio il trecentesco simulacro della Vergine viene portato in processione per le vie della parrocchia; la serata è in musica e termina con i fuochi pirotecnici nei pressi dell'Anfiteatro Augusteo;
  • Beata Vergine del Santo Rosario, prima domenica di ottobre, presso la chiesa di san Domenico. Nel pomeriggio ha luogo la suggestiva processione con il gruppo statuario della Vergine fra san Domenico di Guzman e santa Caterina da Siena;
Chiesa di Santa Maria della Spiga, Lucera

Numerose sono le feste minori, fra le quali ricordiamo Sant'Antonio Abate (17 gennaio con la tradizionale benedizione degli animali) presso l'omonima chiesa, San Giuseppe (21 marzo) e Santa Rita da Cascia (22 maggio con Benedizione delle Rose) presso la chiesa di San Leonardo, Vergine Incoronata (ultimo sabato di aprile con processione) presso la chiesa della Pietà, Sant'Antonio di Padova (13 giugno) presso le tre chiese francescane (Santuario di san Francesco Antonio Fasani, Pietà e San Pasquale), Cristo Re (in giugno o in novembre con processione della statua di Gesù) presso l'omonima chiesa parrocchiale, Santa Maria Goretti (6 luglio con processione e serata musicale) presso l'omonima chiesa sita nella frazione di Palmori, Sant'Anna (26 luglio con serata musicale) presso l'omonima chiesa, Beato Agostino Casotti (3 agosto) presso la Basilica Cattedrale, Santa Maria della Spiga (29 agosto con processione del quadro devozionale) presso l'omonima chiesa parrocchiale, San Pio X (in settembre con processione della statua del santo) presso l'omonima chiesa parrocchiale, Beata Vergine Addolorata (15 settembre con antica processione in Piazza Tribunali) presso il Santuario di san Francesco Antonio Fasani, e Santa Lucia (13 dicembre) presso l'omonima chiesa. Significativa è anche la festa di Santa Maria della Purità (seconda domenica di ottobre), presso la chiesa di San Gaetano da Thiene; nel pomeriggio ha luogo la piccola processione oux flambus nel quartiere di Santa Caterina, durante la quale la statua della Vergine viene sorretta unicamente da giovani ragazze.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Cartello posto all'ingresso di Lucera, provenendo da Foggia

La città di Lucera si caratterizza per la vastità del suo territorio, che la rende il trentesimo comune d'Italia per estensione e il settimo della Puglia.

Quartieri[modifica | modifica wikitesto]

Panorama del quartiere Zona 167
  • Centro storico - città vecchia
  • San Giovanni
  • Sulle Mura
  • San Domenico
  • Torretta
  • Carpentieri
  • Cappuccini
  • Anfiteatro
  • San Leonardo
  • Santa Lucia
  • Porta Foggia
  • Lucera 2
  • Lucera 3
  • Zona 167
  • Pezza Del Lago
  • Porta Troia
  • Porta Croce
  • Terme Romane

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Mappa che raffigura la posizione geografica di Lucera

La città è servita dalla strada statale 692 Tangenziale Ovest di Lucera, già nuova strada ANAS 2 Tangenziale Ovest di Lucera (NSA 2), una strada statale italiana il cui percorso si snoda per la precisione nel comune di Lucera.

Rappresenta una variante al passaggio per il centro abitato di Lucera per tutto il traffico proveniente dal Molise (ovest) e diretto nella zona di San Severo e del Gargano (nord), e viceversa.

Per Lucera passano inoltre diverse strade statali e provinciali:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Stazione di Lucera
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ferrovia Foggia-Lucera e Stazione di Lucera.

La città di Lucera è servita dalla stazione Fs situata in Viale Della Stazione alla periferia della città ed è capolinea della linea ferroviaria Lucera-Foggia. Oltre alla stazione principale sono presenti nella città le stazioni di Lucera/Palasport e Lucera/Don Bosco. Chiusa al traffico passeggeri nel 1967 dalle Ferrovie dello Stato è stata riattivata il 14 luglio 2009 dalle Ferrovie del Gargano.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto pubblico urbano è organizzato su 6 linee di autobus ed è operato da mezzi della ditta Lucera Service s.c.a.r.l., la quale serve oltre la città, le frazioni vicine[100].

Tutti gli altri collegamenti (con i comuni della provincia, regionali, interregionali e internazionali) sono gestiti da tre imprese di trasporto (SITA, Ferrovie del Gargano e Marino Autolinee).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
31 dicembre 1994 30 novembre 1998 Giovanni Anniballi Sindaco [101]
30 novembre 1998 29 ottobre 2001 Domenico Bonghi Partito di Sinistra Sindaco [101]
29 novembre 2001 11 giugno 2002 Vincenzo Madonna Comm. pref. [101]
11 giugno 2002 11 giugno 2007 Giuseppe Labbate centro destra Sindaco [101]
11 giugno 2007 17 ottobre 2008 Vincenzo Morlacco lista civica Sindaco [101]
7 novembre 2008 8 giugno 2009 Michele Di Bari Comm. pref. [101]
8 giugno 2009 27 giugno 2014 Pasquale Dotoli lista civica Sindaco [101]
27 giugno 2014 in carica Antonio Tutolo lista civica: Lucera 2.0 Sindaco [101]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Italia Jesi[102] Gemellaggio avvenuto a Lucera il 21 giugno 1970 nel nome di Federico II, fra le delegazioni delle due città. Jesi, la città che il 25 dicembre 1194 gli ha dato i natali, e Lucera, la città che il 13 dicembre 1250 pianse la sua morte, avvenuta nella vicina Castel Fiorentino, in agro di Torremaggiore.
  • Italia San Cipirello[102] Gemellaggio avvenuto a Lucera il 24 giugno 1989 nel nome di Federico II, fra le delegazioni delle due città. San Cipirello è la cittadina che nel 1223 fece da cornice alla lotta armata fra i musulmani e le truppe sveve. La popolazione saracena della città fu deportata a Lucera, dove costituì una colonia saracena.
  • Italia San Giuseppe Jato[103]
  • Croazia Traù[104] Gemellaggio avvenuto a Lucera il 23 luglio 2012 nel nome del Beato Agostino Casotti, fra le delegazioni delle due città[105]. Traù è la città che diede i natali al vescovo croato. Lucera, invece, fu la sua ultima dimora ed oggi conserva i suoi venerati resti nella Basilica Cattedrale[106].
  • Italia Altamura

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune hanno sede la società di calcio Unione Sportiva Lucera Calcio, fondata nel 1928, e la squadra di pallavolo A.s.d. Volleyball Lucera, militante nel campionato regionale di serie D 2015-2016.

Lucera ha ospitato diverse gare ciclistiche tra cui il Giro di Puglia e per due volte il Giro d'Italia.

Il 19 maggio 2010 la 11a tappa del Giro d'Italia è partita da Lucera ed è stata intitolata "Tappa del Cuore" per il suo arrivo a L'Aquila, città colpita dal terremoto del 6 aprile 2009.[107][108]

Tappe del Giro d'Italia che hanno interessato Lucera:


Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucera Stadium (già denominato Stadio Comunale), ristrutturato nel 2017. Vi disputa le partite interne la squadra di calcio del Lucera Calcio.
  • Palasport Comunale;
  • Tensostruttura “Mauro Abate”;
  • Tiro a segno nazionale Lucera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ comuni-italiani.it, http://www.comuni-italiani.it/071/028/statistiche/. URL consultato l'8 agosto 2018.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2018.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it. URL consultato il 20 maggio 2013.
  5. ^ a b Dionisio Morlacco, Dizionario del dialetto di Lucera, Lucera, 2015, p. 401.
    «Lucére, np. Lucera; Lucére pe Llucére, Lucera per Lucera (si diceva alla posta, spedendo la corrispondenza nella stessa città)…».
  6. ^ Si veda U. Rizzitano (a cura di), s.v. «Īṭaliya», in The Encyclopaedia of Islam, nuova edizione.
  7. ^ comune.lucera.fg.it, http://www.comune.lucera.fg.it/lucera/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/30. URL consultato il 15 maggio 2018.
  8. ^ Lucera, su Tuttitalia. URL consultato il 26 agosto 2018.
  9. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani, su confedilizia.it. URL consultato il 25 marzo 2007.
  10. ^ [1]
  11. ^ Sito ufficiale del Comune di Lucera Archiviato il 14 giugno 2016 in Internet Archive.
  12. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 1-7.
  13. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 14.
  14. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 15.
  15. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 16.
  16. ^ a b Lucera capitale della Provincia Questoria
  17. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 33
  18. ^ Mommsen E.T.: Storia di Roma Antica,I,741-742; Sansoni Editore, 1967, Firenze.
  19. ^ Lucera, fiera delle sue origini e del suo legame indissolubile con la storia di Roma, da alcuni secoli ha adottato nel suo stemma cittadino la sigla S.P.Q.L. (Senatus Populusque Lucerinus) simile a quella usata dall'Urbe, come si evince in un antico stemma in pietra nel chiostro dell'ex convento degli Agostiniani.
  20. ^ Cicerone, lettera ad Atticum
  21. ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona, in Benignitas et Humanitas, a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, p. 201.
  22. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella storia e nell'arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 69.
  23. ^ Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Lucera 1932; Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008 p. 55;
  24. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, p.122; Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona, in Benignitas et Humanitas, a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, p. 202
  25. ^ Dioniso Morlacco, Le mura e le porte di Lucera, Lucera 1987, p. 180
  26. ^ "La prima ā di Luģārā va naturalmente pronunciata ä, per il noto fenomeno dell'imāla diffuso in tanta parte del territorio linguistico arabo e segnatamente in Occidente, il quale si riscontra costante nella grafia dei nomi proprio lucerini (Agegius= al-Ḥaģģāģ, Solimen=Sulaymān, Abderramen e Adrahmen=ʿAbd ar-raḥmān [ma anche Aderraman], Hosman e Occhimen=ʿUṯmān ecc.)." G. Levi Della Vida, La sottoscrizione araba di Riccardo di Lucera, in <<Rivista degli Studi orientali>>, X, 1923-1925, p. 292
  27. ^ L'entrata di Manfredi di Sicilia a Lucera nel novembre 1254, su lucera.altervista.org.
  28. ^ L'Islam e Lucera nel XIII secolo
  29. ^ Raffaele Licinio, «Lucera», Enciclopedia fridericiana
  30. ^ Nunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pag. 46
  31. ^ a b c Nunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pag. 50
  32. ^ Nunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pagg. 51-52
  33. ^ I documenti relativi al cantiere della fortezza angioina, su lucera.altervista.org.
  34. ^ I documenti coevi ci dicono molto poco di ciò che accadde in quei drammatici giorni, lasciando libero il campo agli storiografi locali d'età barocca.
  35. ^ BCL, Tommaso Angiullo O.P., ms. 1665
  36. ^ Rocco Del Preite, Breve Descrittione della Città di Lucera di S. Maria prima detta Luceria per Historia dalla sua Origine, Lucera, 2005, pp. 99-106
  37. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 112-113
  38. ^ Antonio Maria Lombardi, Lucera liberata sempre da varie calamità e specialmente dall'attuale flagello del colera-morbo la mercé di Santa Maria Patrona della città Scepi, Lucera 1856, pag. 54
  39. ^ Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Claudio Grenzi Editori, Lucera 2008
  40. ^ Tonino Del Duca, Vita e distruzione della Colonia Saracena di Lucera
  41. ^ Vito Bianchi, Sud ed Islam, una storia reciproca, Capone Editore, Lecce, 2003
  42. ^ Sulla base di un documento della cancelleria angioina che menziona il miles Pierre d'Angicourt (Petrus de Angicuria), il Protomagister operum Curie, chiamato a Lucera per una perizia sull'abbattimento di alcune case, si ipotizza che sia lui l'ideatore della Cattedrale dell'Assunta. Treccani: Pierre d'Angicourt
  43. ^ Rocco Del Preite, Breve Descrittione della Città di Lucera di S. Maria prima detta Luceria per Historia dalla sua Origine, Lucera, 2005, pp. 106
  44. ^ Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008, pag.58-59
  45. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 116
  46. ^ Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia Storia Arte Fede, Edizioni MGF srl, Lucera 2004, p. 14
  47. ^ dal sito Storia di Lucera
  48. ^ Dioniso Morlacco, Le mura e le porte di Lucera, Lucera 1987, p. 182
  49. ^ Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, CRSEC FG/30, Lucera 2009, p. 107
  50. ^ Archivio Storico Diocesano di Lucera. Processo canonico al Miracolo del 1837
  51. ^ Lenzuoli bianchi ai balconi
  52. ^ Marcia su Bari per il Lastaria
  53. ^ Mons. Cornacchia: Campane a morto ogni giorno
  54. ^ Campane a morto il 16 agosto al rientro della processione di Santa Maria Patrona Archiviato il 17 marzo 2016 in Internet Archive.
  55. ^ Destinazione Molise
  56. ^ Chiusura reparto maternità
  57. ^ Declassamento del Lastaria di Lucera a Plesso del Masselli-Mascia di San Severo
  58. ^ "L'ospedale di Lucera diventa Casa della Salute
  59. ^ Viaggio a Roma per salvare il tribunale di Lucera
  60. ^ La procura di Lucera non esiste più
  61. ^ Staccata la spina al tribunale, ma si chiedono lavori al Comune
  62. ^ ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali, su 151.12.58.148:8080. URL consultato il 17-09-2013.
  63. ^ a b Statuto comunale su comune.lucera.fg.it (PDF), su comune.lucera.fg.it. URL consultato il 17-09-2013.
  64. ^ Il secondo vicolo più stretto dell'Europa
  65. ^ italiavirtualtour.it, http://www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=1097. URL consultato il 17 maggio 2018.
  66. ^ L'Anfiteatro di nuovo Arena come un tempo Archiviato il 1º settembre 2012 in Internet Archive.
  67. ^ Il Teatro Garibaldi[collegamento interrotto]
  68. ^ Teatro Garibaldi[collegamento interrotto]
  69. ^ Storia del Cinema Teatro dell'opera Archiviato il 7 aprile 2013 in Internet Archive.
  70. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  71. ^ demo.istat.it, http://demo.istat.it/strasa2017/index.html. URL consultato il 16 maggio 2018.
  72. ^ [2]
  73. ^ Dizionario
  74. ^ Francesco Piccolo, Il dialetto di Lucera (Foggia), in L'Italia dialettale. Rivista di dialettologia italiana, vol. XIV-XV, Anno 1938-39, Tip. G. Cursi e F., Pisa, 1939.
  75. ^ Sito Ufficiale del Museo Civico di Lucera[collegamento interrotto]
  76. ^ "Maria...vieni a Marcello" girato a Lucera
  77. ^ Trent'anni fa a Lucera si girava "Il soldato di Ventura" con Bud Spencer
  78. ^ Troisi a Lucera per "Le vie del Signore sono finite"
  79. ^ a b "Il diario di un prete" girato a Lucera
  80. ^ Girato a Lucera "Il procuratore"
  81. ^ A Lucera si gira "Come il vento"
  82. ^ A Lucera si gira "La Cornice" con Flaherty e Cuccinotta
  83. ^ Si gira a Lucera "In viaggio con Adele" con Isabella Ferrari
  84. ^ borghiautenticiditalia.it, https://www.borghiautenticiditalia.it/borgo/lucera-centro-storico. URL consultato il 16 maggio 2018.
  85. ^ a b c d Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 35.
  86. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p.36
  87. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p.40
  88. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p.41
  89. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 46.
  90. ^ a b Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, pag. 42.
  91. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 48.
  92. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, pp. 43-44.
  93. ^ a b Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 50.
  94. ^ a b Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 52.
  95. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 51.
  96. ^ Melina De troia, Un po' di... Federico II, Foggia, 1994, p. 54.
  97. ^ Torna il Torneo delle Chiavi
  98. ^ Festival della Letteratura Mediterranea
  99. ^ Il falò delle Quarantane
  100. ^ mail.comune.lucera.fg.it, http://mail.comune.lucera.fg.it/serv_tras_urb.asp. URL consultato il 4 febbraio 2017.
  101. ^ a b c d e f g h http://amministratori.interno.it/
  102. ^ a b Uniti nel nome di Federico II Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  103. ^ Ufficio del Sindaco, su comune.lucera.fg.it. URL consultato il 17 maggio 2018.
  104. ^ Gemellaggio Lucera-Trogir: firmato accordo, su statoquotidiano.it. URL consultato l'11 agosto 2012.
  105. ^ La firma del patto gemellare
  106. ^ La delegazione croata in visita nella Cattedrale
  107. ^ Tappa Lucera-L'Aquila[collegamento interrotto]
  108. ^ La tappa del cuore

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giambattista d'Amelj, Storia della Città di Lucera, Lucera 1861, II ed. Bologna 1983;
  • Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Pesci, Lucera 1932, II edizione 1933;
  • Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934;
  • Giambattista Gifuni, Lucera, Lucera 1934, II ed. Urbino 1937, III ed. Lucera 2008;
  • Raffaele Licinio, Lucera, in Enciclopedia Federiciana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani.
  • Giuseppe Trincucci, Lucera. Storia e volti nel tempo, Lucera 1981;
  • Enrico Venditti, Vecchio Ferragosto Lucerino, Editrice Costantino Catapano, Lucera 1985;
  • Dioniso Morlacco, Le mura e le porte di Lucera, Lucera 1987;
  • Julie Anne Taylor, Muslims in Medieval Italy. The Colony at Lucera, Lanham-Boulder-New York-Toronto-Oxford, Lexington Books, 2003, ISBN 0-7391-1484-0;
  • Dionisio Morlacco, Dimore gentilizie a Lucera, Foggia 2005;
  • Massimiliano Monaco, Lucera nella Storia e nell'Arte, Lucera 2009;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN146662125 · LCCN (ENn83193749 · GND (DE4111403-6 · BNF (FRcb12222468d (data)
Puglia Portale Puglia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Puglia