Memoria collettiva

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La memoria collettiva è «il ricordo, o l'insieme dei ricordi, più o meno conosciuti, di un'esperienza vissuta o mitizzata da una collettività vivente della cui identità fa parte integrante il sentimento del passato», secondo la definizione dello storico Pierre Nora[1].

Monumento nazionale di Monte Rushmore che rievoca i padri della patria americani.

Nel dibattito sociologico[modifica | modifica wikitesto]

Il termine «memoria collettiva» fu coniato negli anni venti del Novecento da Maurice Halbwachs[2] in estensione e contrapposizione al concetto di memoria individuale. La memoria collettiva è sia esterna sia interna all'individuo in quanto condivisa, trasmessa e anche costruita dal gruppo o dalla società[3].

Il dibattito recente nell'ambito della storiografia e dell'antropologia sociale è stato sollevato dall'egittologo Jan Assmann nel suo testo del 1992 La memoria culturale[4].

Nel dibattito storiografico[modifica | modifica wikitesto]

Le ombre dei grandi uomini fiorentini protestano contro il dominio straniero, dipinto di Eugenio Agneni che evoca in forma onirica i grandi geni universali di Firenze, come Dante, Petrarca, Boccaccio, Leonardo, Michelangelo, Savonarola, Machiavelli, il cui spirito torna a ridestare il sentimento patriottico sopito.[5]

Una famosa Historikerstreit, nel 1986, fu provocata da Ernst Nolte sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, quando sostenne che un “passato che non vuole passare” è un'anomalia nella memoria collettiva: il normale passare del passato non va inteso come scomparsa, perché "nei libri di storia si continua a discutere dell’età napoleonica o della classicità augustea; ma questi passati hanno perso, ovviamente, l’urgenza che avevano per i contemporanei, e proprio per questo possono essere affidati agli storici"[6].

Al contrario, il passato che non soggiace a questo processo di dissoluzione e di indebolimento ancora "pende sul presente come una mannaia": Nolte ascrive questa caratteristica agli eventi degli anni Trenta che hanno prodotto la Seconda guerra mondiale, ma questo limite della memoria collettiva in altri casi è stato applicato anche ad altri aspetti dell'Olocausto[7].

Memoria identitaria[modifica | modifica wikitesto]

Con significato positivo la memoria collettiva è posta invece a fondamento delle identità nazionali oltre che religiose. Secondo il professor Carlo Socco, «la memoria collettiva accompagna il flusso del vissuto con la sua continua interpretazione narrativa, che poi non è altro che quell'incessante reinterpretazione del suo senso. Se il flusso del vissuto non fosse accompagnato dal continuo lavorio della memoria, individuale e collettiva, [...] non sapremmo più chi siamo e cosa ci stiamo a fare. Il teatro della quotidianità è inscindibile dalla narrazione della nostra esistenza e il senso, che esso autonomamente esprime, finisce per essere parte di ciò che accettiamo di essere e di ciò che aspiriamo ad essere».[8]

Tra gli esempi in campo religioso, si rileva come numerosi passi della Bibbia mirassero a tutelare e rinforzare il senso della memoria collettiva degli israeliti.[9] Anche presso gli antichi Greci vigeva una sorta di istituzionalizzazione della memoria, che veniva affidata alla figura del Mnemone.[10] Nella tradizione indiana ed esoterica si fa invece riferimento ai registri dell'akasha come ad una sorta di contenitore universale di tutte le memorie individuali e collettive.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pierre Nora, «Mémoire collective», in Jacques Le Goff (curatore). La nouvelle histoire, Paris: Retz, 1978, p. 398.
  2. ^ Maurice Halbwachs, I quadri sociali della memoria, 1925
  3. ^ J. Winter, The Generation of Memory: Reflections on the “Memory Boom” in Contemporary Historical Studies, Archives & Social Studies, Vol. 1, no. 0, 2007, p. 373.
  4. ^ Jan Assmann, La memoria culturale. Scrittura, ricordo e identità politica nelle grandi civiltà antiche, Torino, 1997 (Das kulturelle Gedächtnis: Schrift, Erinnerung und politische Identität in frühen Hochkulturen. Monaco, 1992)
  5. ^ Esposto al Salon di Parigi del 1857, oggi si trova alla Galleria civica d'arte moderna e contemporanea di Torino, Antonella Casassa, Le ombre dei grandi uomini fiorentini che protestano contro il dominio straniero, su gamtorino.it.
  6. ^ E. Nolte, Il passato che non vuole passare, in AA. VV., Germania: un passato che non passa, a cura di G. E. Rusconi, Einaudi, Torino, 1987.
  7. ^ M. Blaive - C. Gerbel - T. Lindenberger (Eds.), Clashes in European Memory: The Case of Communist Repression and the Holocaust, Innsbruck, Wien, Bozen, StudienVerlag, 2011.
  8. ^ Carlo Socco, Paesaggio, memoria collettiva e identità culturale, pag. 9, atti del convegno «Paesaggi italiani, per il governo delle trasformazioni», Castelfranco Veneto, Fondazione Benetton, 1999.
  9. ^ Stefano Bittasi, Memoria collettiva, in "Aggiornamenti sociali", settembre 2011, pp. 633-636.
  10. ^ Memoria, su treccani.it.
  11. ^ Varda Hasselmann, Frank Schmolke, I mondi dell'anima, pag. 133, Roma, Mediterranee, 2001.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàThesaurus BNCF 56777 · LCCN (ENsh2006002444 · GND (DE4200793-8 · BNF (FRcb12530330p (data) · BNE (ESXX4713446 (data)