Nazionalismo italiano

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Una bandiera tricolore italiana issata nei pressi di Livorno.

Il nazionalismo italiano è l'ideologia nazionalista e patriottica che afferma come gli italiani siano globalmente una nazione e promuove l'unità culturale di essi.[1]

Essa sostiene che gli italiani sono un'etnia di cultura e lingua sostanzialmente omogenea, in quanto discendenti dei romani che hanno abitato la penisola italiana per secoli, in un periodo di unità storica dell'Italia. Talvolta il nazionalismo italiano ha aderito anche a teorie imperialistiche.[2] Le origini del nazionalismo italiano sono state spesso individuate nel Rinascimento.[3] Il nazionalismo italiano come forza politica organizzata nacque nel 1831 sotto la guida di Giuseppe Mazzini, politico repubblicano e democratico,[4] e fu la principale delle forze trainanti del Risorgimento, che portò all'unificazione dell'Italia.

Il nazionalismo italiano tornò prepotentemente in auge negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, con la ripresa del colonialismo e con le pretese irredentiste verso alcuni territori italofoni ancora sotto il dominio dell'Austria-Ungheria, e, nella sua variante estremista, durante l'epoca fascista.

Oggi sopravvive in alcuni partiti di destra e, a livello culturale, come sentimento di generico patriottismo diffuso non in modo uniforme, stimolato talvolta da eventi di cronaca, politica o sport.[5]

Questa idea ha sovente incontrato l'opposizione di movimenti organizzati riconducibili all'Indipendentismo, propugnatore di tesi che hanno sfidato apertamente l'identità italiana unitaria. Abbiamo dunque avuto significative spinte indipendentiste in Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Alto Adige, Friuli, Venezia Giulia, Toscana, Campania, Sardegna e Sicilia.[6]

Le identità regionali sono state ancora portatrici di ostruzionismo dopo l'Unità d'Italia, guidata dal Regno sardo-piemontese in nome di un piano di "piemontesizzazione" dell'Italia, criticato anche da alcuni nazionalisti non monarchici.[7] L'identità italiana è stata messa a lungo a dura prova da un ampio divario fra il Nord altamente industrializzato e il Sud marcatamente agricolo. Questa è stata una delle ragioni per cui si sono chiaramente verificate e sviluppate in parte delle differenze economiche.[8] Un aggravamento del sentimento anti-nazionale nel Nord Italia ha provocato, oltre alla storica opposizione di parte dell'Alto Adige, il sorgere dell'indipendentismo padano, un fenomeno quasi esclusivamente legato al partito della Lega Nord.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dal Rinascimento al XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nazionalismo italiano vengono ricondotte al Rinascimento, dove l'Italia funzionò da forza trainante per una rinascita europea della cultura classica e umanistica, ispirata all'antichità greco-romana, che investì la cultura, la filosofia, l'arte e la politica, come nella Firenze di Lorenzo de' Medici.[9] Niccolò Machiavelli, diplomatico e scrittore, ne Il Principe (1532), fece un appello al patriottismo italiano invitando i nobili italiani "pigliare l'Italia e liberarla dai barbari", cioè dalle potenze straniere che occupavano parte della penisola italiana, come Francia e Spagna.[10]

Il Vittoriano, monumento a Vittorio Emanuele II e al Risorgimento, visto dal luogo della Colonna Traiana, Roma

Successivamente, altri intellettuali che ripresero questo anelito furono Vittorio Alfieri e Ugo Foscolo.

Alcuni episodi antichi e medievali vennero idealizzati, ad esempio quelli legati alle imprese di Giulio Cesare, alla battaglia di Legnano o alla disfida di Barletta. La figura di Dante Alighieri venne presa ad esempio di padre dell'Italia e della lingua italiana moderna.

Dal 1830 al 1848[modifica | modifica wikitesto]

La personalità più importante per lo sviluppo del nazionalismo italiano fu Giuseppe Mazzini, che divenne un patriota nazionalista nel 1820.[11] Nella sua carriera politica, Mazzini ebbe come obiettivi la liberazione d'Italia dall'occupazione austriaca, dal controllo indiretto sempre da parte dell'Austria, dal dispotismo dei principi, dai privilegi aristocratici, e dall'autorità clericale, che spesso ostacolò l'Unità a partire dal Medioevo.[12] Mazzini fu affascinato dal mito di Roma che considerava il "tempio dell'Umanità" e ricercò l'Italia unita come "Terza Roma", sottolineando anche come i valori spirituali romani, che i nazionalisti italiani rivendicavano, sono stati conservati anche dalla Chiesa Cattolica.[13] Mazzini e i nazionalisti italiani in generale apprezzavano il concetto di Romanità (l'ideale romano) che sosteneva che la cultura romana ha fornito contributi preziosi non solo per gli italiani ma anche per la civiltà occidentale.[13] Dal 1820, Mazzini sostenne la necessità di una rivoluzione per creare un ideale e utopica Repubblica con sede in Roma.[11] Mazzini formò l'organizzazione rivoluzionaria e patriottica Giovine Italia nel 1832.[14] La Giovine Italia, frantumata dopo i moti del decennio 1830, fu da Mazzini ricostituita nel 1839 a Londra con l'intenzione di ottenere l'appoggio di gruppi di lavoratori, e le fu affiancata un'organizzazione europeista, la Giovine Europa.[14] Comunque, al momento, Mazzini era ostile al socialismo a causa della sua convinzione che tutte le classi dovevano essere unite per la causa della creazione di una Italia unita e non divisa le une contro l'altra.[15]

Vincenzo Gioberti nel 1843, nel suo libro Del primato morale e civile degli italiani, sostenne uno stato federale italiano guidato dal Papa.[16]

Camillo Benso, conte di Cavour, il futuro primo ministro liberale del Regno di Sardegna e poi del Regno d'Italia, lavorò in gioventù come redattore per il quotidiano italiano nazionalista Il Risorgimento, intorno al 1840, adottando idee vicine al nazionalismo liberale.[17]

Il nazionalismo economico di alcuni imprenditori influenzò le autorità del regno dei Savoia a promuovere l'Italia unita.[15] Prima dell'unificazione, i dazi doganali tra gli stati italiani e il sistema ferroviario disorganizzato impedirono lo sviluppo economico d'Italia.[15] Prima delle rivoluzioni del 1848, il federalista Carlo Cattaneo sosteneva già una federazione economica d'Italia.[17]

Dalle rivoluzioni del 1848 al Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

I sostenitori del nazionalismo italiano erano presenti in tutto lo spettro politico, dai conservatori ai liberali, fino all'estrema sinistra di Carlo Pisacane e Felice Cavallotti.[18] Le rivoluzioni del 1848 comportarono un importante sviluppo della cultura nazionalista italiana. La liberalizzazione delle leggi sulla stampa in Piemonte permise alla propaganda nazionalista di prosperare.[17]

Dopo le rivoluzioni del 1848, venne creata nel 1857 da Daniele Manin, Giuseppe La Farina e Giorgio Pallavicino Trivulzio, la Società Nazionale Italiana, mentre Mazzini trasformò la Giovine Italia nell'Associazione Nazionale Italiana.[17] La Società Nazionale venne creata per promuovere e diffondere il nazionalismo tra i politici moderati in Piemonte raccolse fondi, tenne incontri pubblici e stampò molti quotidiani.[17] La Società Nazionale ha contribuito a stabilire una base per il nazionalismo italiano nella classe media.[17] Nel 1860, il nazionalismo era diffuso anche nei circoli liberali dominanti in Italia conquistò così il sostegno della borghesia, determinante per l'unione del Piemonte e della Lombardia.[19] Uno dei più illustri rappresentanti del movimento nazionalista democratico in questo periodo fu l'eroe nazionale Giuseppe Garibaldi.

Dalla presa di Roma al primo novecento[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'unità d'Italia venne completata nel 1870, con la presa di Roma e la fine dello Stato Pontificio, il governo italiano dovette affrontare la paralisi politica interna e le tensioni interne, con conseguente ricorso a una politica coloniale per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica italiana e arginare il malcontento generale.[20] L'Italia riuscì a colonizzare le coste dell'Africa orientale, cioè l'Eritrea e Somalia (oltre alla piccola Concessione italiana di Tientsin, in Cina), ma venne arginata in Etiopia con 15.000 italiani che morirono nella guerra d'Abissinia, provocando il conseguente ritiro del Regio esercito, la caduta del governo di Francesco Crispi e la fine della prima avventura coloniale.[20] Nel 1911-1912 l'Italia dichiarò guerra alla Turchia, ottenendo la Libia e le isole del Dodecaneso italiano.[20] Tuttavia, questi tentativi di ottenere il sostegno popolare di massa non riuscirono, e alcune ribellioni e proteste violente, come avvenuto già con i moti del 1898 divenne così intenso che molti osservatori ritenevano che il giovane Regno d'Italia non sarebbe sopravvissuto.[20] Venne concesso anche il suffragio universale maschile, ma lo stato liberale era ormai in crisi, alla vigilia della prima guerra mondiale.

L'associazione nazionalista e l'interventismo[modifica | modifica wikitesto]

Enrico Corradini, leader dell'ANI

Stanchi dei conflitti interni in Italia, un movimento di intellettuali borghesi guidati dal celebre poeta e scrittore Gabriele D'Annunzio, soprannominato il Vate d'Italia, e da altri come Gaetano Mosca, Enrico Corradini, il futurista Filippo Tommaso Marinetti, il sindacalista rivoluzionario Filippo Corridoni e Vilfredo Pareto cominciarono una serrata critica al sistema parlamentare e d'incitamento ad una politica nazionalistica, e la loro posizione guadagnò seguito tra gli italiani, perfino tra i socialisti.[20] D'Annunzio divenne un modello per i giovani italiani, sostenendo azioni di forza in senso nazionalista.[20]

Nel 1910 Corradini diede vita all'Associazione Nazionalista Italiana, che raccolse le adesioni di D'Annunzio e Giovanni Verga e che sottolineava la rilevanza dell'eroismo, il sacrificio dell'individualismo, la necessità di disciplina nella società, la maestosità e la potenza di Roma antica, e l'amore del rischio e del pericolo.[20] L'ANI ottenne successo tra i giovani e i borghesi nazionalisti.[20]

Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, l'Italia inizialmente mantenne la neutralità, nonostante la sua alleanza ufficiale ("Triplice Alleanza") con la Germania e l'Austria-Ungheria dal 1882 sulla base del fatto che i due imperi stavano conducendo una guerra di aggressione.[20] Nel 1915, spinta popolarmente verso l'interventismo dal movimento irredentista di Cesare Battisti (nato in territorio austriaco, e per questo catturato e fucilato dagli austriaci durante il conflitto), e da D'Annunzio, l'Italia entrò in guerra a fianco degli inglesi e dei francesi, nella Triplice Intesa, contro l'Austria-Ungheria e la Germania.

Con l'adesione degli Stati Uniti e la defezione della Russia, la coalizione divenne nota come "alleati", in contrapposizione agli Imperi centrali.[20]

L'orgoglio nazionalista divenne importante in Italia anche dopo la fine delle ostilità nel novembre 1918 con la vittoria dell'Italia e e delle forze alleate contro l'Austria-Ungheria e l'annessione dei territori irredenti, come il Trentino - Alto Adige, l'Istria e la Venezia Giulia, in quella che i nazionalisti presentarono come la Quarta guerra d'indipendenza italiana.[21] Il popolo di Roma scese in piazza per celebrare la vittoria.[21]

Dalla vittoria "mutilata" al Dannunzianesimo fiumano[modifica | modifica wikitesto]

Le richieste italiane nel piano di pace di Parigi del 1919, quale erano state promesse nel 1915, non furono pienamente raggiunte, in quanto all'Italia vennero concesse si le terre irredente, ma da esse furono escluse la città di Fiume e la Dalmazia.[20]

In particolare, i nazionalisti italiani erano infuriati per la negazione del diritto di annettere Fiume, sostenendo che avrebbe violato i principi dell'autodeterminazione dei popoli di Woodrow Wilson.[22] Molti scontenti si raccolsero intorno all'eroe di guerra D'Annunzio, che rispose mobilitando duemila veterani, i legionari di Fiume, che presero la città con la forza; questa azione venne accolta nella condanna internazionale, ma venne sostenuto dalla maggioranza degli italiani, in nome della giustizia contro la "vittoria mutilata".[22] Anche se il governo rivoluzionario e nazionalista di D'Annunzio, la Reggenza Italiana del Carnaro, fu costretto a cedere per l'intervento dell'esercito italiano, l'Italia annetté lo Stato Libero di Fiume, creato dalle potenze alleate dopo la fine del periodo dannunziano, pochi anni dopo.[22]

Il fascismo, la seconda guerra mondiale ed il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Stemma dell'Africa Orientale Italiana. La conquista dell'Etiopia fu il progetto più ambizioso e meglio riuscito dell'imperialismo fascista.

La presa del potere del fascismo, con a capo Benito Mussolini, nazionalista ed ex socialista rivoluzionario, che divenne Primo Ministro nel 1922 e la nascita nel 1925 di uno stato totalitario, e in una fase successiva anche razzista, fece anch'essa appello al nazionalismo italiano, sostenendo la costruzione di un Impero italiano nel Mediterraneo, tramite il progetto della "Grande Italia", ottenendo inoltre la conciliazione con la Chiesa cattolica.[22]

Mussolini cercò di costruire relazioni strette con la Germania e il Regno Unito, mentre mostrò ostilità verso la Francia e la Jugoslavia. Con la guerra d'Etiopia, l'annessione dell'Albania, e alcune campagne a fianco della Germania nazista, dopo l'alleanza con essa e il Giappone, nell'ambito delle Potenze dell'Asse, l'Italia occupò nel 1940-41 un territorio considerevole, anche se per pochissimo, consentendo a Mussolini di proclamare la rinascita dell'Impero sui "colli fatali di Roma" (1936), con a capo Vittorio Emanuele III, "Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia".[23]

La sconfitta dell'Italia, in seguito all'armistizio con gli "alleati" nel 1943, la fuga del re da Roma, la divisione temporanea tra occupanti nazisti, alleati con i fascisti al nord, e angloamericani, alleati con i monarchici al sud, posero fine di fatto all'impero coloniale italiano ben prima del 1945 (sancendo inoltre la perdita temporanea di Trieste, a quella definitiva di alcuni territori, come l'Istria e le isole dalmate).

Negli ultimi anni di guerra, si dichiaravano patrioti sia i fascisti della Repubblica sociale italiana, sia parte del movimento della Resistenza italiana, precisamente i partigiani che si ispiravano al nazionalismo moderato, detto anche nazionalismo democratico.[24] Nel 1946, anche la monarchia decadde e l'Italia divenne una Repubblica. La Repubblica italiana conservò solo la Somalia in amministrazione fiduciaria, dal 1950 fino al 1960, ed entrò nelle Nazioni unite e nella NATO. Alcuni nazionalisti videro nell'adesione, o più precisamente nel posizionamento sul suolo italiano di alcune basi americane in funzione antisovietica, una colonizzazione implicita della penisola.

La Costituzione della Repubblica italiana del 1948 "ripudia la guerra" (art. 11), ma considera "sacro dovere del cittadino" la difesa della Patria (art. 52). La cultura della prima Repubblica in questo ripudio si era però spinta oltre: "fino a considerare con sospetto (forse o senza forse unico caso in Europa) lo stesso riferimento allo Stato e alla difesa degli interessi nazionali"[25]. Le espressioni "nazionalismo costituzionale" e "patriottismo costituzionale"[26] sono usata dal secondo dopoguerra per indicare un sentimento nazionale di natura fortemente antifascista[27].

Successivi sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

Logo del Governo Italiano per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia
Il Tricolore italiano all'Altare della Patria. La valorizzazione della bandiera nazionale è parte integrante del nazionalismo democratico italiano

Il nazionalismo nei giovani del dopoguerra emerse con la questione dell'italianità di Trieste negli anni '50, a seguito anche dei massacri delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, ed in particolare dopo la cosiddetta rivolta di Trieste del 1953. Nel 1954, in maniera parziale, ed ufficialmente nel 1975, con il trattato di Osimo, Trieste ed una piccola parte di Venezia Giulia vennero restituite allo stato italiano.

In seguito il nazionalismo italiano iniziò a declinare, essendo rappresentato principalmente, a livello politico, dall'Unione Democratica per la Nuova Repubblica di Randolfo Pacciardi (partito presidenzialista e democratico) e dal Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, partito post-fascista (l'unico partito, di dimensioni significative, apertamente nazionalista), sciolto negli anni '90 e frantumatosi dopo in diversi gruppi di destra o estrema destra, il principale dei quali era, anche da questo punto di vista, Alleanza Nazionale. Successivamente, a parte piccoli gruppi di estrema destra, partiti di una certa visibilità con richiamo esplicito al nazionalismo, nella propria carta dei valori o statuto fondativo, sono La Destra, Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale, il Movimento Sociale - Fiamma Tricolore, Forza Nuova, Casa Pound e altri movimenti minori.

Il nazionalismo democratico moderno[modifica | modifica wikitesto]

Simili sentimenti patriottici o nazionali sono talora diffusi nella popolazione e nei partiti politici, come dimostra la partecipazione popolare alla celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia nel 2011, così come ci sono movimenti patriottici di area democratica.

In certi momenti storici si sono verificati episodi di riemersione di un certo nazionalismo, a volte in seguito ad episodi di vera o presunta violazione della sovranità nazionale (in particolare da parte della NATO, mentre altre volte ci furono manifestazioni di sostegno proprio verso la NATO stessa, come da parte di chi era d'accordo con la guerra d'Iraq nel 2003): un esempio fu in occasione della crisi di Sigonella (1985), durante il governo di Bettino Craxi.[28][29]

Le principali feste nazionali italiane sono il 25 aprile, liberazione dal nazismo e dal fascismo, talvolta criticata dai simpatizzanti della destra, il 2 giugno, festa della Repubblica italiana (la festa nazionale ufficiale), e il 4 novembre, la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, nell'anniversario della vittoria contro l'Austria-Ungheria nella Prima guerra mondiale.

Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi durante il suo settennato (1999-2006) si distinse per il tentativo di trasmettere agli italiani un sentimento patriottico e nazionale (accanto all'appartenenza europea), derivato dalle imprese del Risorgimento e della Resistenza, manifestato visivamente nella valorizzazione dell'Inno di Mameli e della bandiera tricolore.[30]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alexander J. Motyl, Enciclopedia del nazionalismo, Volume II, 2001, editore Academic Press.
  2. ^ Aaron Gillette. Le teorie razziali nell'Italia fascista. 2 ° edizione. Londra, Inghilterra, Regno Unito, New York, New York, USA: Routledge, 2003, p. 17.
  3. ^ Trafford R. Cole, Italiani documenti genealogici: Come utilizzare Civile, Records Ecclesiastici e Altro in Ricerca storia familiare, Salt Lake City, Utah, Stati Uniti d'America, Antenati Incorporated, 1995, p. 15.
  4. ^ J. P. T. Bury, La nuova storia moderna a Cambridge: L'apice della potenza europea 1830-1870, Londra, Inghilterra, Regno Unito, New York, New York, USA, Cambridge University Press, 1964, p. 224.
  5. ^ Patriottismo sportivo e fenomeno del tifo
  6. ^ Pietro Wagstaff. Regionalismo nell'Unione europea. Intellect Books, 1999. P; 141
  7. ^ Pietro Wagstaff.. Regionalismo nell'Unione europea. Intellect Books, 1999. P,. 141
  8. ^ Damian Tambini. Il nazionalismo nella politica italiana: Le storie della Lega Nord, 1980-2000. Londra, Inghilterra, Regno Unito, New York, New York, USA: Routledge, 2001. P. 34.
  9. ^ Trafford R. Cole. Italiani documenti genealogici: Come utilizzare Civile, Records Ecclesiastici e Altro in Ricerca storia familiare. Salt Lake City, Utah, Stati Uniti d'America: Antenati Incorporated, 1995. Pp. 15.
  10. ^ Mikael Hornqvist. Machiavelli e Impero. Cambridge, Inghilterra, UK: Cambridge University Press, 2004. Pp. 259.
  11. ^ a b Vincent P. Pecora. Nazioni e identità: letture classiche. Oxford, Inghilterra, Regno Unito, Malden, Massachusetts, Stati Uniti d'America: Blackwell Publishers, Inc., 2001. Pp. 156.
  12. ^ John Gooch. L'Unità d'Italia. Taylor & Francis e-library, 2001. Pp. . 5
  13. ^ a b Aaron Gillette. Le teorie razziali in Italia fascista. 2 ° edizione. Londra, Inghilterra, Regno Unito, New York, New York, USA: Routledge, 2003. Pp. 17.
  14. ^ a b John Gooch. L'Unità d'Italia. Taylor & Francis e-library, 2001. Pp. 5.
  15. ^ a b c John Gooch. L'Unità d'Italia. Taylor & Francis e-library, 2001. Pp. 6.
  16. ^ Jonathan Sperber. Le rivoluzioni europee, 1848-1851. Seconda edizione. Cambridge, Inghilterra, Regno Unito, New York, New York, USA: Cambridge University Press, 2005. Pp. 97.
  17. ^ a b c d e f Lucy Riall. Il Risorgimento italiano: Stato, la società e l'unificazione nazionale. Londra, Inghilterra, Regno Unito, New York, New York, USA: Routledge, 1994. Pp. 69.
  18. ^ J. P. T. Bury. La nuova storia moderna a Cambridge: L'apice della potenza europea 1830-1870. Londra, Inghilterra, Regno Unito, New York, New York, USA: Cambridge University Press, 1964. Pp. 226.
  19. ^ Lucy Riall. Il Risorgimento italiano: Stato, la società e l'unificazione nazionale. Londra, Inghilterra, Regno Unito, New York, New York, USA: Routledge, 1994. Pp. 70.
  20. ^ a b c d e f g h i j k Motyl, pag. 248
  21. ^ a b Francis W Halsey. Il Literary Digest Storia della guerra mondiale, vol. IX. New York, New York, USA: Cosimo, Inc, 2009. Pp. 147-149.
  22. ^ a b c d Reynolds Mathewson Salerno. Crocevia fondamentale: origini mediterranee della seconda guerra mondiale, 1935-1940. Ithaca, New York, USA: Cornell University Press, 2002. Pp. 4.
  23. ^ Reynolds Mathewson Salerno. Crocevia fondamentale: origini mediterranee della seconda guerra mondiale, 1935-1940. Ithaca, New York, USA: Cornell University Press, 2002. Pp. 5.
  24. ^ ibidem
  25. ^ Alberto Benzoni, Altruismo e opportunismo, Mondoperaio, n. 6-7/2016, p. 45, che prosegue: "Pure, tra i leader della prima Repubblica, qualcuno capace di capire e di vedere c'era: pensiamo ad Andreotti, incarnazione della Realpolitik in ogni circostanza e ad ogni livello; ed al Craxi che, a Sigonella e altrove, riscopre e ripropone coram populo la difesa degli interessi nazionali e il ruolo politico della “diversità italiana”.
  26. ^ Mirco Zanoni, Antifascismo e patriottismo costituzionale, 15 gennaio 2016.
  27. ^ Ciampi: "Una riforma fuori dalle regole, ecco perché voterò contro"
  28. ^ Oltre il nazionalismo per difendere il soggetto Europa
  29. ^ Mario Isnenghi, Dieci lezioni sull'Italia contemporanea: Da quando non eravamo ancora nazione... a quando facciamo fatica a rimanerlo, 2011 pag. 255
  30. ^ Lo sconcerto di Ciampi: che errore colpire i simboli

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]