Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni

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Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni
Archidioecesis Amalphitana-Cavensis
Chiesa latina
Amalfi Piazza del Duomo Italy 2.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno
Regione ecclesiastica Campania
Arcivescovo Orazio Soricelli
Sacerdoti 89 di cui 62 secolari e 27 regolari
1.147 battezzati per sacerdote
Religiosi 30 uomini, 96 donne
Diaconi 17 permanenti
Abitanti 102.800
Battezzati 102.100 (99,3% del totale)
Superficie 150 km² in Italia
Parrocchie 76 (7 vicariati)
Erezione VI secolo (Amalfi)
7 agosto 1394 (Cava)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Cattedrale Sant'Andrea apostolo
Concattedrali Santa Maria della Visitazione
Santi patroni Sant'Andrea
Sant'Adiutore
Indirizzo Salita Episcopio - 84011 Amalfi SA
Piazza Duomo, 9 - 84013 Cava de' Tirreni SA
Sito web www.diocesiamalficava.it
Dati dall'Annuario pontificio 2013 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
La basilica minore di Santa Maria dell'Olmo a Cava de' Tirreni.
Il duomo di Ravello, ex cattedrale della diocesi omonima.

L'arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni (in latino: Archidioecesis Amalphitana-Cavensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2012 contava 102.100 battezzati su 102.800 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Orazio Soricelli.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende quindici comuni della Campania, di cui quattordici in provincia di Salerno e uno (Agerola) nella città metropolitana di Napoli.

Sede arcivescovile è la città di Amalfi, dove si trova la cattedrale di Sant'Andrea Apostolo. A Cava de' Tirreni si trova la concattedrale di Santa Maria della Visitazione. Nel territorio sorgono anche tre antiche cattedrali: la basilica minore di Santa Maria Assunta e San Pantaleone a Ravello; la basilica minore di Santa Trofimena a Minori; e il duomo di San Lorenzo a Scala. A Cava de' Tirreni si trova anche la basilica minore di Santa Maria dell'Olmo.

Il territorio si estende su 150 km² ed è suddiviso da 76 parrocchie, raggruppate in 7 foranie:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna arcidiocesi è frutto dell'unione di due sedi preesistenti, Amalfi e Cava de' Tirreni.

Amalfi[modifica | modifica wikitesto]

Non si conosce l'origine della sede vescovile di Amalfi. La prima menzione storicamente documentata della sua esistenza è in una lettera di Gregorio Magno al suddiacono Antemio del 596, in cui viene citato il vescovo Pimenio (o Primenio o Pigmenio). Dopo di lui la serie dei vescovi si interrompe per mancanza di documenti, per riprendere solamente nel IX secolo. Da questo momento, fonti principali per lo studio della storia della città e della diocesi di Amalfi sono il Chronicon Amalphitanum e la Chronica archiepiscoporum Amalfitanorum, che riportano i nomi di diversi vescovi, a partire da Pietro I, documentato dall'829, e ancora vivente alla morte di Sicardo, principe di Benevento (839).

Il 13 febbraio 987, per volere del duca Mansone I di Amalfi, essa viene eretta in arcidiocesi e sede metropolitana; tale erezione fu confermata da papa Giovanni XV, che il 30 novembre dello stesso anno consacrò primo arcivescovo Leone II nella basilica lateranense a Roma. Nello stesso anno furono erette a sedi vescovili, suffraganee della nuova sede metropolitana, le città di Scala, Minori, Lettere e Capri.

Tra gli arcivescovi immediatamente successivi a Leone II sono da segnalare: Lorenzo, noto scrittore ecclesiastico; Pietro Alferio, che prese parte della delegazione romana inviata a Costantinopoli al patriarca Michele Cerulario, nei tristi giorni della nascita dello scisma tra le Chiese latina e greca (1054); Bartolomeo Pignatelli, ricordato da Dante nel Purgatorio.

Nel 1087 anche Ravello fu eretta a sede vescovile da papa Vittore III, con territorio scorporato da quello di Amalfi, e con il privilegio di esenzione dalla giurisdizione metropolitica amalfitana e l'immediata soggezione alla Santa Sede.

Durante l'episcopato di Matteo Capuano, il cardinale Pietro Capuano trasferì ad Amalfi da Costantinopoli il corpo dell'apostolo Andrea. Nel Cinquecento, mentre era amministratore apostolico di Amalfi, Giovanni de' Medici fu eletto papa con il nome di Leone X.

Nel periodo post-tridentino, si distinsero l'arcivescovo Giulio Rossino (1576-1616), nunzio apostolico a Napoli, che convocò due sinodi diocesani ed uno provinciale (1597); e Matteo Granito (1635-1638), che restaurò la cattedrale ed il palazzo vescovile, ed istituì il seminario arcivescovile.

In seguito al concordato del 1818 tra il papa Pio VII e il re Ferdinando I, con la bolla De utiliori Amalfi perse tutte le sue diocesi suffraganee che furono soppresse: le diocesi di Minori e Scala (con la sede di Ravello) furono incorporate ad Amalfi; Lettere fu assorbita dalla diocesi di Castellammare e Capri fu aggregata all'arcidiocesi di Sorrento. Da questo momento, Amalfi divenne semplice arcidiocesi, immediatamente soggetta alla Santa Sede.

Cava[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni 20 dell'XI secolo venne fondata l'abbazia della Santissima Trinità di Cava ad opera di sant'Alferio Pappacarbone. Nel 1058 il principe longobardo Gisulfo II di Salerno donò all'abbazia il territorio dell'intera vallata metelliana. Nel 1092 la terra de La Cava, l'attuale territorio di Cava, Vietri e Cetara, pur continuando a far parte della diocesi di Salerno, fu affidata, con bolla di Urbano II[1], al governo spirituale e temporale degli abati della Santissima Trinità, che la governarono per tre secoli.

Il 7 agosto 1394, con la bolla Salvatoris nostri di papa Bonifacio IX, la terra di Cava fu elevata a città e la chiesa dell'abbazia della Santissima Trinità dichiarata cattedrale di una nuova diocesi, resa immediatamente soggetta alla Santa Sede, con territorio distaccato da quello della diocesi di Salerno. L'abbazia della Santissima Trinità di Cava non venne più governata da un abate, ma da un priore sottoposto al vescovo, e la comunità dei monaci formava il capitolo della cattedrale. Il vescovo che doveva essere un secolare, godeva di tutti i privilegi e di tutti i diritti di un abate regolare sull'abbazia cavense e doveva risiedere alla Badia, la cui chiesa venne dichiarata cattedrale della nuova diocesi.[2]

Da quando nel 1431, il vescovo Angelotto Fosco fu elevato alla dignità cardinalizia e volle ritenersi in commenda[3], percependone le rendite, l'abbazia e la diocesi cavense, fu affidata a vicari generali che si preoccuparono prevalentemente dell'amministrazione dei beni temporali, provocando il decadimento dell'azione spirituale e sociale della badia, che anche a causa dei rivolgimenti politici, si esaurì quasi del tutto.

Nei decenni seguenti l'abbazia perse il suo antico splendore di virtù e di santità. Nel monastero, nei priorati, nelle parrocchie e nelle chiese più remote i pochi monaci rimasti vivevano senza il rispetto della regola in assoluta libertà ed autonomia. Per l'abbazia della Santissima Trinità de La Cava, così come era già successo per tanti altri monasteri che da tempo versavano nelle stesse condizioni, si rese necessario riformare la regola cenobitica. Il cardinale Oliviero Carafa (1485-1511) decise di rinunciare alla commenda e riportò nel monastero benedettino la vita claustrale regolare. Pertanto, il 10 aprile 1497 con bolla di papa Alessandro VI, il monastero cavense con tutte le sue dipendenze fu incorporato nel movimento monastico riformato della Congregazione di Santa Giustina di Padova (detta poi Cassinese)[4].

L'annessione dell'abbazia cavense alla Congregazione di Santa Giustina fu in un primo momento voluta ma poi contrastata dal popolo di Cava. I monaci, che avevano ritenuto la giurisdizione episcopale cavense voluta da Papa Bonifacio IX la principale causa dei propri mali, furono essi stessi a chiedere al cardinale Oliviero Carafa di includere, nelle clausole che andava a stipulare per il passaggio dell'abbazia alla Congregazione di Santa Giustina, oltre alla sua rinunzia alla commenda, anche la soppressione, alla sua morte, della giurisdizionale del vescovato di Cava.

Ma la università della Città de La Cava, che non aveva gradito la clausola della soppressione del vescovato perché ritenuta lesiva del proprio prestigio e diritto della urbs episcopalis cavensis, nel dicembre del 1503, insorgeva contro i monaci.

Il contrasto esplose quando l'abate Michele di Tarsia si rifiutò di riconoscere l'impegno in precedenza assunto dall'abate Arsenio di far erigere un nuovo vescovato cavense costituendone la relativa mensa. Il 6 marzo 1507, mercoledì delle Ceneri, la popolazione capeggiata da Ferdinando Castriota, dalla famiglia Longo e da altri esponenti della università, prendendo a pretesto alcune questioni di pascoli e sfruttamento di boschi sorte con i benedettini, fece irruzione nel monastero e mise a saccheggio le celle e l'appartamento dell'abate. I monaci si rifugiarono nel priorato di Sant'Angelo in Grotta a Nocera Inferiore, mentre la chiesa dell'abbazia venne affidata a dei preti diocesani.

Con la morte del cardinale Oliviero Carafa, avvenuta il 20 gennaio 1511 la questione del nuovo vescovato si fece attuale e pressante. Iniziarono snervati trattative senza esito tra l'università di Cava e la Congregazione di Santa Giustina.

La controversia fu risolta solo quando, il cardinale Luigi d'Aragona chiese l'intervento di papa Leone X di cui fu valido sostenitore nel conclave del 4 marzo 1513. Il pontefice, a solo tre giorni dall'insediamento sul soglio pontificio, accolse la richiesta dei cavesi e con la bolla Sincerae devotionis del 22 marzo 1513[5] soppresse la diocesi abbaziale istituita dal suo predecessore papa Bonifacio IX nel 1394 e costituì la nuova diocesi di Cava, resa autonoma dall'abbazia benedettina, con sede nella cattedrale di Santa Maria Maggiore a Cava. Con la stessa bolla, il papa trasferì il cardinale Luigi d'Aragona dalla sede di Capaccio a quella cavense in qualità di amministratore apostolico; il primo vescovo, Pietro Sanfelice, fu nominato l'anno successivo. La nuova diocesi comprendeva l'intera valle metelliana (comprensiva degli odierni territori di Cava, Vietri sul Mare e Cetara) ed il territorio di Sant'Arsenio (nella vallo di Diano), eccetto alcuni priorati sparsi.[6]

Dal 1520 la diocesi di Cava venera come patrono il vescovo Sant'Adiutore. Secondo i Bollandisti, questi fu uno dei vescovi africani che, in seguito all'invasione dell'Africa settentrionale da parte dei Vandali, si rifugiarono in Campania. Secondo la tradizione, Adiutore svolse il suo apostolato di evangelizzazione nella valle di Cava.

A seguito del concordato tra la Santa Sede e il Regno delle Due Sicilie, il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori di papa Pio VII, alla diocesi di Cava fu unita aeque principaliter la diocesi di Sarno.[7] Con la stessa bolla, fu soppressa la diocesi di Nocera de' Pagani ed il suo territorio venne unito a quello di Cava, fino al 1833, quando fu ripristinata la diocesi nocerina.

Nel 1850 il comune di Sant'Arsenio fu ceduto alla nuova diocesi di Diano.

Amalfi-Cava de' Tirreni[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 settembre 1972 ebbe termine l'unione aeque principaliter delle diocesi di Cava de' Tirreni e Sarno, e fu nominato un nuovo vescovo per Sarno. Contestualmente il vescovo di Cava, Alfredo Vozzi, fu nominato anche arcivescovo di Amalfi, unendo così in persona episcopi le due sedi.

Il 13 aprile 1979 Amalfi, con il titolo arcivescovile, e Cava de' Tirreni, entrambe immediatamente soggette alla Santa Sede, sono entrate a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Salerno.[8]

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, le due sedi di Amalfi e Cava sono state unite con la formula plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica sorta dall'unione ha assunto il nome di arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni.

Durante l'episcopato di Beniamino Depalma è stato inaugurato il museo diocesano (1995), che ha sede nell'antica basilica del Crocefisso (VI secolo).

In forza di un decreto della Congregazione per i Vescovi del 20 agosto 2012[9], l'arcidiocesi ha acquisito le parrocchie delle frazioni di Corpo di Cava e di San Cesareo, nel comune di Cava de' Tirreni, e di Dragonea nel comune di Vietri sul Mare, appartenute all'abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni[10]; il decreto ha avuto esecuzione il 19 gennaio 2013.[11]

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Sede di Amalfi[modifica | modifica wikitesto]

  • Pimenio (o Primenio o Pigmenio) † (menzionato nel 596)
  • Pietro I † (prima dell'829 - dopo l'839)
  • Leone I † (? - circa 848/849 deceduto)
  • Pietro II † (menzionato nell'849/855)
  • Buono † (859 - dopo l'866)
  • Sergio † (? - circa 872 deceduto)
  • Pietro III † (menzionato nell'879)[12]
  • Orso † (menzionato nell'897)
  • Giacinto o Giaquinto † (menzionato nel 925)
  • Costantino † (menzionato nel 943)
  • San Mastalo † (960 - circa 987 deceduto)[13]
  • Leone II, O.S.B. † (13 febbraio 987 - 15 aprile 1029 deceduto)[14]
  • Lorenzo[15], O.S.B. † (luglio 1029 - 7 marzo 1050[16] deceduto)
  • Pietro Alferio † (prima del 1053 - circa 1070 deceduto)
  • Giovanni † (1070 - circa 1082 deceduto)
  • Sergio Donnamira † (circa 1082 - circa 1102 deceduto)
  • Mauro de Monte, O.S.B. † (1103 - 1128 dimesso)
    • Sede vacante (1128 - circa 1142)
  • Giovanni II † (circa 1142 - circa 1166 deceduto)
  • Giovanni III di San Paolo † (circa luglio 1166 - agosto 1167 deceduto)
  • Roboaldo † (1168 - 28 giugno 1174 deceduto)
  • Dionisio † (22 ottobre 1174 - dopo marzo 1202 deceduto)
  • Matteo Capuano † (15 novembre 1202 - 1214 deceduto)
  • Giovanni Capuano † (1215 - 1239 deceduto)
  • Gualtiero † (23 ottobre 1254 - 1259 deceduto)
  • Filippo Augustariccio † (prima del 1266 - prima di maggio 1293[17][18] deceduto)
  • Andrea D'Alagno (De Alaneo) † (29 marzo 1295 - circa 1330 deceduto)
  • Landolfo Caracciolo, O.F.M. † (20 settembre 1331 - 1351 circa)
  • Pietro Capuano † (20 maggio 1351 - 1361 ? deceduto)
  • Marino Del Giudice † (16 aprile 1361 - 18 maggio 1373 nominato vescovo di Cassano)
  • Giovanni Acquaviva † (20 dicembre 1374 - 24 novembre 1378 nominato anti-arcivescovo di Salerno)
    • Bertrando Mormille † (7 febbraio 1379 - ? deceduto) (anti arcivescovo)
    • Niccolò di Sora, O.F.M. † (27 novembre 1385 - ?) (anti arcivescovo)
  • Sergio Grisone † (1379 - 1392 deceduto)
  • Paolo Sorrentino † (3 ottobre 1393 - 1401 deceduto)
  • Bertrando D'Alagno (De Alaneo) † (14 aprile 1401 - 18 giugno 1408 deceduto)
  • Roberto Brancia † (5 settembre 1409 - 18 giugno 1423 deceduto)
  • Andrea De Palearia † (28 giugno 1424 - 26 luglio 1449 deceduto)
  • Antonio Carleno, O.P. † (11 agosto 1449 - 23 marzo 1460 deceduto)
  • Nicola Mirabello † (26 aprile 1460 - 15 aprile 1472 deceduto)
  • Antonio da Napoli, O.P. ? † (1472 - 1475)[19]
  • Giovanni Nicolini † (2 ottobre 1475 - 26 aprile 1482 nominato arcivescovo titolare di Atene)[20]
  • Andrea De Cunto † (4 febbraio 1484 - 27 dicembre 1503 deceduto)
  • Tommaso Regolano † (19 gennaio 1504 - 1510 deceduto)
  • Antonio Balestrieri, O.Cist. † (15 giugno 1513 - 1516 dimesso)
  • Girolamo Planca † (17 giugno 1517 - 15 giugno 1519 nominato vescovo di Gerace e Oppido Mamertina)
  • Girolamo Vitelli (De' Glanderoni) † (6 giugno 1519 - 21 ottobre 1530 nominato vescovo di Massa Marittima)
  • Ferdinando D'Anna † (21 ottobre 1530 - 13 maggio 1541 nominato vescovo di Bovino)
  • Alfonso Oliva, O.E.S.A. † (13 maggio 1541 - 24 ottobre 1544 deceduto)
  • Francesco Sfondrati † (27 ottobre 1544 - 23 marzo 1547 nominato vescovo di Capaccio)
  • Massimo De' Massimi † (17 marzo 1561 - 21 giugno 1564 dimesso)
    • Tiberio Crispo † (21 giugno 1564 - 7 settembre 1565 dimesso) (amministratore apostolico, per la seconda volta)
  • Marco Antonio Bozzuto † (7 settembre 1565 - 1570 deceduto)
  • Carlo Montigli † (20 novembre 1570 - 28 marzo 1576 nominato vescovo di Viterbo)
  • Giulio Rossino † (28 marzo 1576 - 9 gennaio 1616 deceduto)
  • Paolo Emilio Filonardi † (8 febbraio 1616 - 24 aprile 1624 deceduto)
  • Giacomo Teodolo † (7 aprile 1625 - 7 giugno 1635 nominato vescovo di Forlì)
  • Matteo Granito † (17 settembre 1635 - 30 maggio 1638 deceduto)
  • Angelo Pichi † (10 novembre 1638 - 23 novembre 1648 nominato vescovo di San Miniato)
  • Stefano Quaranta, C.R. † (11 ottobre 1649 - 30 novembre 1678 deceduto)
  • Gaetano Miroballi, C.R. † (27 novembre 1679 - 8 settembre 1681 deceduto)
  • Simplicio Caravita, O.S.B. † (25 maggio 1682 - 1º febbraio 1701 deceduto)
  • Michele Bologna, C.R. † (14 marzo 1701 - 24 febbraio 1731 deceduto)
  • Pietro Agostino Scorza (Scortia) † (9 aprile 1731 - 17 febbraio 1748 dimesso)
  • Nicola Cioffi † (19 febbraio 1748 - 31 marzo 1758 deceduto)
  • Antonio Puoti † (22 novembre 1758 - 2 novembre 1792 deceduto)
    • Sede vacante (1792-1804)
  • Silvestro Miccù, O.F.M. † (29 ottobre 1804 - 26 febbraio 1830 deceduto)
  • Mariano Bianco † (30 settembre 1831 - 22 novembre 1848 ritirato)
  • Domenico Ventura † (20 aprile 1849 - 11 febbraio 1862 deceduto)
    • Sede vacante (1862-1871)
  • Francesco Maiorsini † (27 ottobre 1871 - 23 novembre 1893 deceduto)
  • Enrico De Dominicis † (21 maggio 1894 - 17 giugno 1908 deceduto)
  • Antonio Maria Bonito † (17 giugno 1908 succeduto - 5 agosto 1910 dimesso)
  • Angelo Maria Dolci † (27 gennaio 1911 - 16 novembre 1914 nominato delegato apostolico a Costantinopoli)
  • Ercolano Marini † (2 giugno 1915 - 3 ottobre 1945 ritirato)
  • Luigi Martinelli † (18 febbraio 1946 - 16 giugno 1946 deceduto)
  • Angelo Rossini † (10 marzo 1947 - 5 ottobre 1965 deceduto)
    • Sede vacante (1965-1972)
  • Alfredo Vozzi † (25 settembre 1972 - 30 gennaio 1982 ritirato)
  • Ferdinando Palatucci † (30 gennaio 1982 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Amalfi-Cava de' Tirreni)

Sede di Cava[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco de Aiello † (13 agosto 1394 - 30 dicembre 1407 nominato vescovo di Todi)
  • Francesco Mormile † (30 dicembre 1407 - 1419 deceduto)
  • Sagace dei Conti (de Comitibus), O.S.B. † (13 novembre 1419 - 4 febbraio 1426 nominato vescovo di Carpentras)
  • Angelotto Fosco † (22 maggio 1426 - 12 settembre 1444 deceduto)[21]
  • Pietro Sanfelice † (5 maggio 1514 - marzo 1520 dimesso)
  • Gian Tommaso Sanfelice † (14 marzo 1520 - 1550 dimesso)
  • Tommaso Caselli, O.P. † (3 ottobre 1550 - 19 marzo 1571 deceduto)
  • Cesare Alemagna † (2 giugno 1572 - 28 settembre 1606 deceduto)
  • Cesare Lippi, O.F.M.Conv. † (11 dicembre 1606 - 1622 deceduto)
  • Matteo Granito † (26 ottobre 1622 - 17 settembre 1635 nominato arcivescovo di Amalfi)
  • Girolamo Lanfranchi † (12 gennaio 1637 - 1659 deceduto)
  • Luigi De Gennaro † (5 aprile 1660 - 1669 dimesso)
  • Gaetano D'Afflitto, C.R. † (30 giugno 1670 - aprile 1682 deceduto)
  • Giovambattista Giberti † (15 febbraio 1683 - 17 dicembre 1696 nominato vescovo di Fano)
  • Giuseppe Pignatelli, C.R. † (17 dicembre 1696 - 22 marzo 1703 deceduto)
  • Marino Carmignano † (17 dicembre 1703 - dicembre 1729 deceduto)
  • Domenico Maria De Liguori, C.R. † (8 febbraio 1730 - maggio 1751 deceduto)
  • Niccolò Borgia † (5 luglio 1751 - 27 marzo 1765 nominato vescovo di Aversa)
  • Pietro Di Gennaro † (5 agosto 1765 - 17 maggio 1778 dimesso)
  • Michele Tafuri † (1º giugno 1778 - 6 ottobre 1796 deceduto)
    • Sede vacante (1796-1816)
  • Silvestro Granito † (1816 - 6 aprile 1818 nominato vescovo di Cava e Sarno)

Sedi di Cava e Sarno[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvestro Granito † (6 aprile 1818 - 18 dicembre 1832 deceduto)
  • Tommaso Bellacosa † (23 giugno 1834 - 15 settembre 1843 dimesso)
  • Salvatore Fertitta † (25 gennaio 1844 - 31 ottobre 1873 deceduto)
  • Giuseppe Carrano † (15 giugno 1874 - 3 aprile 1890 deceduto)
  • Giuseppe Izzo † (3 aprile 1890 succeduto - 15 gennaio 1914 deceduto)
  • Luigi Lavitrano † (25 maggio 1914 - 16 luglio 1924 nominato arcivescovo di Benevento)
    • Sede vacante (1924-1928)
  • Pasquale Dell'Isola † (29 settembre 1928 - 12 gennaio 1938 deceduto)
  • Francesco Marchesani † (30 gennaio 1939 - 22 aprile 1948 nominato vescovo di Chiavari)
  • Gennaro Fenizia † (21 luglio 1948 - 15 novembre 1952 deceduto)
  • Alfredo Vozzi † (25 settembre 1953 - 25 settembre 1972 nominato arcivescovo di Amalfi[23])

Sede di Cava de' Tirreni[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfredo Vozzi † (25 settembre 1972 - 30 gennaio 1982 ritirato)
  • Ferdinando Palatucci † (30 gennaio 1982 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Amalfi-Cava de' Tirreni)

Sede di Amalfi-Cava de' Tirreni[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2012 su una popolazione di 102.800 persone contava 102.100 battezzati, corrispondenti al 99,3% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
arcidiocesi di Amalfi
1959 41.000 41.000 100,0 91 69 22 450 22 140 55
1970 43.861 43.880 100,0 84 60 24 522 29 142 55
1980 41.380 41.704 99,2 68 50 18 608 22 129 55
arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni
1990 97.200 100.150 97,1 103 61 42 943 6 48 130 76
1999 102.700 103.351 99,4 108 66 42 950 12 47 128 76
2000 102.700 103.351 99,4 106 64 42 968 16 47 128 76
2001 102.700 103.351 99,4 94 65 29 1.092 16 34 128 76
2002 102.700 103.351 99,4 94 65 29 1.092 16 34 128 76
2003 102.700 103.351 99,4 92 63 29 1.116 17 34 128 76
2004 102.700 103.351 99,4 89 60 29 1.153 17 34 128 76
2006 102.700 103.351 99,4 82 55 27 1.252 17 29 112 76
2012 102.100 102.800 99,3 89 62 27 1.147 17 30 96 76

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Testo della bolla in: Ughelli, Italia sacra, I, coll. 607-611.
  2. ^ Paul Guillaume, Essai historique sur l'abbaye de Cava…, pp. 222-225.
  3. ^ Istituto in base al quale a uno stesso vescovo erano assegnate le rendite provenienti da più diocesi.
  4. ^ Massimo Buchicchio, Reverendissimi in Christo Patres et Domini Cardinali commendatari de la abbazia de la Sanctissima Trinità et Episcopi de la cità de La Cava, Cava de' Tirreni 2011
  5. ^ Testo della bolla in: Ughelli, Italia sacra, I, coll. 616-618.
  6. ^ Paul Guillaume, Essai historique sur l'abbaye de Cava…, p. 293.
  7. ^ Nelle nomine dei vescovi, presenti negli Acta Apostolicae Sedis del Novecento, si usa sempre l'espressione: Cathedralibus Ecclesiis Cavensi et Sarnensi, invicem perpetuo unitis ….
  8. ^ Bolla Quamquam Ecclesia, AAS 71 (1979), pp. 562-563.
  9. ^ Testo del decreto in AAS 105, 2013, pp. 226-227.
  10. ^ Queste stesse tre parrocchie facevano già parte della diocesi di Cava de ' Tirreni fino al 1979, quando, con un decreto della medesima Congregazione, erano state cedute all'abbazia (AAS 71, 1979, pp. 1361-1363).
  11. ^ Bolla di esecuzione dal sito ufficiale dell'Abbazia di Cava.
  12. ^ Kehr, Italia pontificia, VIII, pp. 388-389.
  13. ^ La cronologia dei vescovi da Pietro I (829) a Mastalo († 987) è data dall'autore della storia dell'arcidiocesi nel sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  14. ^ La cronologia è offerta da Kehr (Italia pontificia, VIII, pp. 386 e 389), con le dovute cautele, essendo le fonti discordanti fra loro. La Chronica episcoporum Amalphitanorum riporta come data di morte il 15 aprile, che Ughelli ha letto come 25 aprile.
  15. ^ Per una errata trascrizione della Chronica episcoporum Amalphitanorum fatta dal Pelliccia, il nome di Lorenzo è stato letto come Leone, con la conseguente introduzione nella cronotassi amalfitana di un Leone III, tra Leone II e Lorenzo, vescovo mai esistito.
  16. ^ Data riportata dalla Chronica; Pier Damiani ha invece il 1049.
  17. ^ a b Kamp, Kirche und Monarchie…, pp. 380-405.
  18. ^ La sede era vacante nel mese di maggio 1293 (Gams, p. 848).
  19. ^ Vescovo riportato da Gams, ma ignoto a Eubel.
  20. ^ Contestualmente fu nominato vescovo coadiutore di Verdun; sulla sede amalfitana venne nominato, lo stesso giorno, Giovanni Battista de Giudici, vescovo di Ventimiglia. Tutte queste nomine non ebbero tuttavia effetto.
  21. ^ Dal 1431 amministratore apostolico.
  22. ^ Papa Leone X bolla Sincerae devotionis del 22 marzo 1513
  23. ^ AAS 64 (1972), p. 645. Sciolta l'unione con Sarno, Alfredo Vozzi rimase vescovo di Cava de' Tirreni.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Amalfi[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Cava[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simeone Leone, Dalla fondazione del cenobio al secolo XVI, in La badia di Cava, edizioni Di Mauro – Cava de' Tirreni, 1985
  • Domenico Ambrasi, Le vicende dell'età moderna, in La badia di Cava, edizioni Di Mauro – Cava de' Tirreni, 1985
  • Attilio Della Porta, Cava Sacra, Cava de' Tirreni (Salerno) 1965

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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