Diocesi di Nola

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Diocesi di Nola
Dioecesis Nolana
Chiesa latina
Nola Duomo Church.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Napoli
Regione ecclesiastica Campania
Mappa della diocesi
Vescovo Francesco Marino
Vescovi emeriti arcivescovo Beniamino Depalma, C.M.
Sacerdoti 222 di cui 144 secolari e 78 regolari
2.252 battezzati per sacerdote
Religiosi 116 uomini, 360 donne
Diaconi 23 permanenti
Abitanti 525.000
Battezzati 500.000 (95,2% del totale)
Superficie 450 km² in Italia
Parrocchie 115
Erezione II secolo
Rito romano
Cattedrale Assunzione di Maria Vergine
Santi patroni San Felice
San Paolino
Indirizzo Via S. Felice 26, 80035 Nola (Napoli), Italia
Sito web www.diocesinola.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
La basilica paleocristiana di Cimitile, con le tombe di san Felice e san Paolino.
Antica e suggestiva è la festa dei Gigli, celebrata la domenica successiva il 22 giugno in onore di san Paolino.
Santuario Sant'Agnello Abate a Roccarainola.

La diocesi di Nola (in latino: Dioecesis Nolana) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli, appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2010 contava 500.000 battezzati su 525.000 abitanti. È retta dal vescovo Francesco Marino.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende tutti i comuni del nolano, alcuni comuni dell'entroterra a nord-est di Napoli e del territorio vesuviano interno, e dalla zona costiera si estende fino al Salernitano con Scafati. Dei 45 comuni che appartengono alla giurisdizione spirituale della diocesi, 31 si trovano nella città metropolitana di Napoli, 13 in provincia di Avellino e 1 in provincia di Salerno.

Sede vescovile è Nola, dove si trova la basilica cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine.

Il territorio si estende su 450 km² ed è suddiviso in 115 parrocchie, raggruppate in 8 decanati a loro volta riuniti in 3 zone pastorali:

  1. Prima zona pastorale: Avella, Baiano, Camposano, Carbonara di Nola, Casamarciano, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Domicella, Lauro, Liveri, Marzano di Nola, Moschiano, Mugnano del Cardinale, Nola, Pago del Vallo di Lauro, Palma Campania, Quadrelle, Quindici, Roccarainola, San Gennaro Vesuviano, San Paolo Bel Sito, Saviano, Sirignano, Sperone, Taurano, Tufino, Visciano;
  2. Seconda zona pastorale: Brusciano, Tavernanova (frazione di Casalnuovo di Napoli), Castello di Cisterna, Mariglianella, Marigliano, Pomigliano d'Arco, San Vitaliano, Sant'Anastasia, Scisciano, Somma Vesuviana;
  3. Terza zona pastorale: Boscoreale, Ottaviano, Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano, Scafati, Terzigno, Torre Annunziata.

Santuari[modifica | modifica wikitesto]

Sono 8 i santuari riconosciuti della diocesi,[1] di cui 2 elevati al rango di basilica minore:

Istituti religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Istituti religiosi maschili
Istituti religiosi femminili

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione fonda l'origine della diocesi di Nola nel I secolo con il protovescovo san Felice, cui segue una lunga serie di vescovi, frutto per lo più di errate interpretazioni di manufatti archeologici. È presumibile invece che la diocesi sia sorta tra la fine del II secolo e l'inizio del III[2]: i vescovi san Massimo e san Quinto sono i primi vescovi di cui si abbia notizia documentata e sicura, nella seconda metà del III secolo.

Il vescovo «che domina l'antichità cristiana di Nola»[3] è san Paolino, l'uomo che «nella sua opera letteraria e nella sua vita pastorale è riuscito a coniugare in modo egregio il complesso e variegato mondo classico, che aveva animato e consolidato la sua formazione giovanile, con l'ideale ascetico e monastico del convertito al cristianesimo. La stessa città di Nola rifulse della gloria del suo vescovo e divenne un autentico crocevia dello spirito».[4] Si deve a Paolino la diffusione del culto del presbitero san Felice[5] e la trasformazione del cimitero dove era sepolto (Cimitile) in un monumentale santuario.

Molti dei successori di Paolino si fecero inumare nei pressi della tomba del santo; le ricerche e le scoperte archeologiche ed epigrafiche hanno riportato alla luce gli epitaffi dei vescovi Paolino II, Felice II, Teodosio, Prisco, Musonio, Senato, Aureliano, Lupeno e Leone III; questi due ultimi vescovi contribuirono al rinnovamento e all'ingrandimento nel IX secolo del complesso basilicale di Cimitile, che dai tempi di Paolino era la sede dei vescovi.[6] Altri prelati sono noti dagli epistolari dei pontefici: Sereno, documentato nelle lettere di papa Gelasio I; Giovanni II, menzionato in quelle di papa Pelagio II; e Gaudenzio, noto dall'epistolario di papa Gregorio Magno. Altri vescovi nolani presero parte a sinodi o concili dell'antichità: Sereno prese parte ai sinodi romani indetti da papa Simmaco; Leone I, appena eletto, partecipò al sinodo indetto dal patriarca Mena di Costantinopoli nel 536; Aurelio (forse lo stesso Aureliano noto per il suo epitaffio) fu tra i padri del sinodo romano del 680.

Dibattuta fu l'appartenenza di Nola ad una provincia ecclesiastica, essendo la diocesi contesa fra le sedi metropolitane di Benevento, di Salerno e di Napoli. Con un rescritto del 1100 circa, papa Pasquale II assegnò la diocesi di Nola alla provincia ecclesiastica di Salerno; nel 1143 il vescovo Bartolomeo prese parte al concilio provinciale indetto dal metropolita Guglielmo di Salerno. Tuttavia, in un privilegio concesso al metropolita Romualdo nel 1169, Nola non è più menzionata fra le suffraganee di Salerno. Nel concilio lateranense del 1179, il vescovo nolano Bernardo si trova documentato tra i suffraganei dell'arcivescovo di Napoli, alla cui provincia ecclesiastica Nola resterà per sempre legata, fino ad oggi.[7]

In una bolla di papa Innocenzo III del 1215 vengono elencati i possedimenti sotto la giurisdizione del vescovo Pietro II, attraverso i quali si possono definire i confini della diocesi nel XIII secolo che dimostrano «la convergenza con quelli attuali e con quelli riprodotti in una oleografia del XVII secolo conservata nel museo diocesano».[2]

Durante il dominio dei conti Orsini (1290-1533), la città visse un periodo di rinascita, distinguendosi nel campo delle arti e della cultura. In questo periodo sorsero in città e nella vasta diocesi numerose chiese e monasteri; e altrettanto numerosi furono gli ordini le istituzioni religiose che vennero a stabilirsi nel territorio diocesano.

Al termine del XIV secolo il vescovo Francesco Scaccano ottenne il trasferimento della cattedrale dal complesso di Cimitile al centro della città; e diede avvio ai lavori di costruzione della nuova cattedrale, sulla tomba del protovescovo san Felice. La cattedrale nel 1582; ricostruita, fu riaperta al culto nel 1594. Nel rovente clima post-unitario, la cattedrale subì uno spaventoso incendio doloso (1861), che causò la sua completa distruzione; il nuovo edificio fu consacrato ed aperto al culto solo nel 1909.

Il vescovo Antonio Scarampo, subito dopo il suo ritorno dal concilio di Trento, istituì il seminario diocesano, che affidò alla Compagnia di Gesù. Nel 1754 il seminario, su iniziativa del vescovo Troiano Caracciolo Del Sole, fu trasferito in un nuovo edificio monumentale e provvisto di biblioteca e museo. Vi si conserva il Cippus Abellanus, un'antica iscrizione in lingua osca.

L'8 maggio 1926, il santuario di Pompei, fino a quel momento dipendente dai vescovi nolani, divenne prelatura nullius dioecesis, ossia non più sottomessa ad alcuna diocesi, ma dipendente direttamente dalla Santa Sede che vi nomina un arcivescovo prelato. Nel 1935 furono definiti i confini della prelatura con territorio dismembrato da quello della diocesi di Nola e di Castellammare di Stabia.

Il vescovo Guerino Grimaldi promosse il Centro di studi paoliniani, rifondò la biblioteca del seminario e fece riordinare l'archivio storico della diocesi. L'11 marzo 2000 il vescovo Beniamino Depalma ha inaugurato il museo diocesano, che «conserva collezioni di natura differente, ognuna rappresentativa di aspetti salienti della secolare storia della Diocesi».[8]

A Nola in giugno si tiene da secoli la festa dei Gigli per celebrare il ritorno in città di san Paolino.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statua in cartapesta di san Paolino.

Le tradizionali cronotassi dei vescovi di Nola sono state mirabilmente sintetizzate nei tre volumi Della nolana ecclesiastica storia da Gianstefano Remondini (1747-1757), definito da Kehr auctor de historia Nolana optime meritus[9]. La presente cronotassi riporta l'elenco tradizionale, con le indicazioni delle recenti acquisizioni dovute agli studi di agiografia, archeologia ed epigrafia.

San Massimo †
San Quinto †[10]
San Calione †[11]
Anonimo †[12]
Sant'Aureliano †[13]
San Rufo †
San Lorenzo †
San Patrizio †[14]
San Prisco †[15]
San Gorgonio †[16]
Quodvultdeus †[17]
  • San Massimo † (seconda metà del III secolo)
  • San Quinto † (seconda metà del III secolo)
  • Paolo † (prima del 403 - circa 409 deceduto)
  • San Paolino I † (circa 409 - 22 giugno 431 deceduto)
  • San Paolino II (detto Paolino iuniore) † (431 - 10 settembre 442 deceduto)
Sant'Adeodato †[18]
Benigno †
Sereno II †[20]
  • Prisco † (? - 25 febbraio 523 deceduto)[21]
San Paolino III †[22]
Basilio †[27]
  • Gaudenzio † (prima del 594 - dopo il 595)
  • Leone II † (epoca incerta)[28]
  • Damaso †
  • Aurelio (o Aureliano) † (menzionato nel 680)[29]
Leone III †[30]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 525.000 persone contava 500.000 battezzati, corrispondenti al 95,2% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 250.000 260.000 96,2 365 265 100 684 58 170 111
1969 365.000 370.300 98,6 283 188 95 1.289 137 680 124
1980 480.000 489.646 98,0 264 181 83 1.818 2 115 647 127
1990 512.000 524.000 97,7 253 154 99 2.023 3 139 535 114
1994 471.000 473.000 99,6 239 147 92 1.970 6 117 521 115
2001 471.000 473.000 99,6 239 147 92 1.970 6 117 521 115
2002 496.000 515.000 96,3 227 147 80 2.185 18 128 428 115
2003 500.000 520.700 96,0 221 144 77 2.262 21 167 398 115
2004 502.000 523.900 95,8 219 141 78 2.292 21 164 389 115
2010[39] 500.000 525.000 95,2 222 144 78 2.252 23 116 360 115

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco dal sito web della diocesi.
  2. ^ a b Giovanni Santaniello dal sito web della diocesi.
  3. ^ Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  4. ^ Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., p. 18.
  5. ^ Da non confondere con l'omonimo protovescovo, considerato tuttavia da alcuni storici e agiografi come uno sdoppiamento del santo presbitero. Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., p. 236.
  6. ^ Sull'ubicazione dell'antica cattedrale di Nola e sulle diverse ipotesi formulate a partire dal Cinquecento: Carlo Ebanista, Tra Nola e Cimitile: alla ricerca della prima cattedrale, in Rassegna storica salernitana, XXIV, 1 (2007), pp. 25-119.
  7. ^ Kehr, Italia pontificia, VIII, pp. 297-298.
  8. ^ Dal sito web della diocesi.
  9. ^ Italia pontificia, VIII, p. 298.
  10. ^ I vescovi Massimo e Quinto (datati rispettivamente al 95-120 e al 120-150 nella Nolana ecclesiastica storia di Remondini, vol. I, pp. 569-579) sono menzionati nella vita del presbitero san Felice e nelle opere di Paolino di Nola, e la loro vita è riferibile al III secolo. Ebanista, Et manet in mediis..., pp. 104-106; id, La tomba di San Felice..., pp. 24-28; Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., pp. 232-233.
  11. ^ Datato tra il 150 e il 177 in Remondini (Della nolana ecclesiastica storia, I, pp. 590-591). Vescovo completamente sconosciuto. Lanzoni per primo avanza l'ipotesi che possa trattarsi di san Canione di Atella, venerato a Nola con il nome di Calione. Ebanista-Fusaro, Cimitile, Guida al complesso basilicale, Cimitile 2005, p. 85.
  12. ^ Vescovo anonimo, datato da Remondini 177-197 (I, pp. 591-592), in riferimento ad una tomba senza nome della basilica di San Felice a Cimitile; niente tuttavia ipotizza che si tratti di un vescovo.
  13. ^ Datato tra il 202 e il 240 in Remondini (I, pp. 593-597). La lettura errata dell'epitaffio di Aureliano ("santo martire" invece di "santa memoria"), ha fatto sì che questo vescovo venisse collocato in epoca martiriale; in realtà appartiene all'epoca post-costantiniana. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 24 e seguenti.
  14. ^ Rufo, Lorenzo e Patrizio sono datati tra il 240 ed il 300 in Remondini (I, pp. 598-607). I loro nomi appaiono in una iscrizione di un cancello nella basilica di San Felice, fatto erigere dal vescovo Lupeno nel IX secolo, e furono creduti vescovi nolani; in realtà si tratta di santi venerati a Nola all'epoca di Lupeno, ossia Rufo di Capua, Lorenzo di Roma e l'irlandese Patrizio. Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., pp. 236-237. Ebanista, Et manet in mediis..., pp. 259-268.
  15. ^ Datato tra il 300 e il 327 in Remondini (I, pp. 607-610). La lettura errata dell'epitaffio di Prisco ("santo martire" invece di "santa memoria"), ha fatto sì che questo vescovo venisse collocato in epoca martiriale; in realtà appartiene al VI secolo. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 39-40.
  16. ^ Datato tra il 328 e il 360 in Remondini (I, pp. 637-638), che accenna al suo sepolcro in San Giovanni fora il cimiterio. Non esistono altre testimonianze su questo vescovo, se non negli antichi cataloghi nolani. Nessuna iscrizione è stata scoperta con il nome di Gorgonio, se non quella di un cristiano di nome Gaudiosus nel 527. Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., pp. 237-238.
  17. ^ Datato tra il 360 e il 387 in Remondini (I, pp. 638-639). L'errata lettura dell'epitaffio di Quodvultdeus ha fatto di questo personaggio un vescovo, mentre in realtà si tratta di un laico morto a Nola nel 455. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., p. 27.
  18. ^ Datato tra il 442 e il 473 in Remondini (III, pp. 45-52). L'errata lettura dell'epitaffio di Adeodato ha fatto di questo personaggio un vescovo, mentre in realtà si tratta di un indignus archipresbyter. Nel XII secolo fu scritta la vita di un vescovo Deodatus successore di Paolino, tratta dall'elogio funebre di Adeodato. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 27-29.
  19. ^ Santaniello (I successori del vescovo Paolino..., p. 33) ipotizza che all'ex patriarca di Alessandria, Giovanni Talaja, che forse sopravvisse a Teodosio, sia stata assegnata dal papa la sede di Nola come "sede titolare", per ricavarne il necessario per vivere.
  20. ^ Un vescovo Sereno è menzionato nell'epistolario di papa Gelasio I (492-496) e nei sinodi indetti da papa Simmaco tra la fine del V secolo e l'inizio del VI. Tuttavia nel sinodo del 499 per errore sono stati introdotti due vescovi nolani, Benigno e Sereno (Mansi, Sacrorum Conciliorum amplissima collectio, t. VIII, col. 283). Le cronotassi tradizionali di Nola (Remondini III, pp. 60-64) hanno inserito nelle loro liste anche il vescovo Benigno con il conseguente sdoppiamento della figura del vescovo Sereno. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 34-37.
  21. ^ Vescovo documentato dall'epitaffio nella basilica di San Felice. La lettura errata del testo lo ha fatto vescovo, martire e santo, dell'inizio del IV secolo. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 39-40.
  22. ^ Menzionato nelle cronotassi episcopali tra gli anni 505 e 532 (Remondini, III, pp. 65-70). Secondo Lanzoni (Le diocesi d'Italia..., p. 237) si tratterebbe del san Paolino, anch'esso menzionato nell'iscrizione del vescovo Lupeno, trasformato in un terzo vescovo nolano di nome Paolino e collocato arbitrariamente là dove la cronotassi episcopale permetteva un suo inserimento: la presenza dei vescovi Prisco e Musonio non permette più di considerare l'ipotesi di questo Paolino III.
  23. ^ L'epitaffio di questo vescovo fu scoperto solo nel 1955 ed il suo nome è perciò ignoto a tutte le cronotassi nolane. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 40-41.
  24. ^ Il vescovo Leone di Nola è documentato storicamente nel 536, quando prese parte al sinodo indetto dal patriarca Mena il 2 maggio di quell'anno. Nell'epitaffio della sorella Apollonia (databile al 540 o al 547) si fa menzione del vescovo Leone ancora vivente. Remondini (III, pp. 70-75) attribuisce a Leone un epitaffio che in realtà appartiene ad un presbitero (Leo prb. credo resurgere), e lo fa morire nel 560; tuttavia non conosce l'esistenza del vescovo Giovanni II. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 41-45.
  25. ^ Questo vescovo è ignoto a tutti gli autori, ed è menzionato in due lettere di Pelagio II, che fu papa dal 556 al 561. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 45-46.
  26. ^ Di questo vescovo, ignoto a tutti gli autori, esiste un epitaffio, che non riporta nessuna indicazione cronologica: Ego Senatus episcopus credo resurgere. Santaniello, seguendo l'opinione di Leclercq e Lanzoni, pone questo vescovo tra Giovanni II e Gaudenzio (I successori del vescovo Paolino..., pp. 46-47).
  27. ^ Vescovo menzionato negli antichi cataloghi nolani e inserito nella sua cronotassi da Remondini (III, pp. 80-82), il quale ammette che di lui si conosce solo il nome.
  28. ^ L'esistenza di questo vescovo è frutto di una errata lettura di una epigrafe, Leo prb. credo resurgere, interpretata come Leo primus (invece di presbyter) ed attribuita al vescovo Leone I. Esistendo un vescovo Leone I, è stato inserito nella cronotassi un vescovo Leone secundus, attribuito al VI secolo da Ughelli, ma spostato al VII secolo da Remondini, che gli assegna gli anni 620-645, pur confessando che «di lui niuna memoria per mancanza di ogni e qualunque ad esso spettante monumento ci è rimasta» (III, pp. 87-88). Di certo è esistito un Leone II (vista la presenza sicura di Leone III fra IX e X secolo), ma la sua epoca è ignota. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 43-44. Testini, Note per servire allo studio..., p. 363.
  29. ^ Prese parte al sinodo romano del 680 (Gams e Cappelletti); secondo Remondini, ma erroneamente, partecipò anche al concilio ecumenico del 680 (concilio di Costantinopoli III). Secondo alcuni autori, questo vescovo potrebbe essere quell'Aureliano attribuito dalle cronotassi tradizionali al III secolo; il suo epitaffio, che non riporta l'anno di morte, dà a questo vescovo 38 anni di episcopato, e per questo motivo fu collocato dai diversi studiosi tra IV e VIII secolo, ovunque la cronotassi permettesse l'inserimento di un così lungo episcopato. Gli studi archeologici e stratigrafici degli anni cinquanta hanno dimostrato che il suo sepolcro è composto da lastre di marmo del VI secolo, riutilizzate per accogliere la sua salma; per cui il vescovo Aureliano può essere collocato fra VII ed VIII secolo. Altri autori invece preferiscono inserire il vescovo Aureliano nel V secolo, fra Paolino II e Felice II. Santaniello, I successori del vescovo Paolino..., pp. 24-26 e 29. Testini, Note per servire allo studio..., pp. 362-363.
  30. ^ Le cronotassi tradizionali inseriscono un Leone III (nel 700 circa), ma le epigrafi a lui attribuite a riprova della sua esistenza appartengono in realtà al vescovo Leone documentato fra IX e X secolo. Remondini III, pp. 9-92. Ebanista, Et manet in mediis..., pp. 264 e seguenti.
  31. ^ In base all'iscrizione riportata su un capitello, oggi non più esistente, il nome del vescovo Lupeno era associato all'anno 800. Alcuni autori vogliono identificare questo vescovo con il vescovo campano Lupeno, menzionato in una lettera di papa Giovanni VIII dell'879 ma senza indicazione della sede di appartenenza. Testini, Note per servire allo studio..., p. 363. Ebanista, Et manet in mediis..., pp. 256 e 259-260.
  32. ^ Remondini (III, pp. 97-98), pur ammettendo che di Giacomo I non si conosce nulla, gli assegna l'anno 843, sulla scia di Ughelli, ma senza alcun documento di riferimento.
  33. ^ Indicato come Leone IV nelle cronotassi tradizionali. La sua epigrafia riporta il titolo di Leo tertius episcopus. Ebanista, Et manet in mediis..., pp. 264 e seguenti. Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 297. Testini, Note per servire allo studio..., pp. 363-365. Ebanista, Domenico Mallardo e l'archeologia cristiana in Campania, in Domenico Mallardo. Studi e testimonianze, Campania Sacra 40-41 (2009-2010), p. 203.
  34. ^ Ebanista, Et manet in mediis..., p. 560, nota 29. Secondo Remondini (III, p. 103), Giovanni divenne vescovo nel 929, ma senza prova documentaria a sostegno.
  35. ^ Documentato come "vescovo eletto" in un diploma di maggio 1158. Leone Mattei Cerasoli, Di alcuni vescovi poco noti, 2, in Archivio storico per le province napoletane, 44 (nuova serie 4), 1919, p. 321.
  36. ^ Norbert Kamp, Kirche und Monarchie im staufischen Königreich Sizilien. Prosopographische Grundlegung. Bistümer und Bischöfe des Königreichs 1194-1266. 1. Abruzzen und Kampanien, Monaco di Baviera 1973, p. 364.
  37. ^ La tradizione ha attribuito a questo vescovo il nome di Giovanni Montefuscolo, trasferito dalla diocesi di Anglona. Secondo Kamp (Kirche und Monarchie…, vol. I, pp. 368-370, vol. II, p. 785, nota 48), questo vescovo è frutto di una errata interpretazione dei documenti e di un equivoco che ha la sua origine in Ughelli, il cui errore si è tramandato negli autori successivi. Un Giovanni Angelensis, attestato come vescovo di Sant'Angelo dei Lombardi (e non di Anglona) nel 1259, venne trasferito a Nola, dove è documentato nel 1261; questo prelato è stato confuso con Giovanni di Montefusco, laico e conte di Anglona, a cui papa Innocenzo IV aveva dato nel maggio 1252 il compito, assieme al cardinale vescovo di Albano Pietro da Collemezzo, di trovare una persona adatta per reggere la diocesi di Anglona, al tempo vacante (Andenna, Anglona dalle origini sino ai primi anni del Trecento, p. 30 e nota 115).
  38. ^ Secondo Gams, a Francesco Scaccano succede Giannantonio Tarentino, deceduto nel 1402.
  39. ^ L'Annuario Pontificio del 2014 riporta i dati del 2010.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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