Metropolita

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Il metropolita è un titolo di alto rango del clero cristiano. Ha due differenti significati, uno per la Chiesa cattolica, e uno per quelle ortodosse.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo ecclesiastico nacque quando, dopo l'editto di Milano del 313, la Chiesa cristiana iniziò ad organizzarsi territorialmente, prendendo a modello l'organizzazione civile dell'impero romano così come stabilito dalla riforma di Diocleziano. Come questo era suddiviso in province comprendenti una metropoli (o capoluogo) e altre civitates, così la Chiesa si organizzò in province ecclesiastiche, a capo delle quali erano i vescovi delle città capoluogo, che assunsero il nome di metropoliti, cui sottostavano in qualità di suffraganei i vescovi delle altre città della provincia.

Questa organizzazione è già riconosciuta come esistente nel concilio di Nicea del 325, dove al vescovo metropolita è affidato il compito di confermare le elezioni episcopali della propria provincia ecclesiastica, senza la quale le elezioni sono nulle (canoni 4 e 6)[1]. Il concilio di Laodicea del 363/364 stabilì, nel canone 12, che al metropolita spettasse il compito di verificare l'ortodossia e la moralità dei vescovi eletti nella propria provincia.[2] Nel concilio di Calcedonia del 381 fu stabilito che spetta solo all'autorità ecclesiastica, e non a quella civile, erigere nuove province ecclesiastiche e dunque elevare un vescovo a metropolita.[3]

L'organizzazione delle Chiese in province ecclesiastiche con a capo un metropolita, sul modello delle circoscrizioni civili, si attuò ben presto nelle comunità cristiane dell'Impero romano d'Oriente, ed appare già codificata nella Notitia Episcopatuum dello pseudo-Epifanio a metà del VII secolo. Nell'impero bizantino il metropolita si pose come figura di intermediazione tra vescovo e patriarca, e l'organizzazione stabilita nel IV secolo durò ben oltre la fine dell'impero.

Nell'Impero romano d'Occidente la situazione si presenta invece molto più varia e lo sviluppo storico delle province ecclesiastiche non univoco. Nella chiesa d'Occidente il Papa venne considerato l'unico metropolita fino al V secolo quando, in Gallia e nell'Italia settentrionale, i vescovi delle principali città cominciarono a fregiarsi di questo titolo. Il compito principale del metropolita era quello di presiedere l'elezione dei vescovi della sua provincia e di ordinarli.

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Nella Chiesa cattolica latina[modifica | modifica wikitesto]

Nella Chiesa cattolica, l'arcivescovo metropolita è un arcivescovo che presiede una provincia ecclesiastica (una circoscrizione che raggruppa più diocesi) e che dipende direttamente dalla Santa Sede. Il titolo è connesso alla sede vescovile: la sede episcopale più importante della provincia ecclesiastica è detta arcidiocesi metropolitana, le altre sedi sono dette suffraganee.[4]

L'arcivescovo metropolita ha il diritto ad indossare, sopra i paramenti liturgici, il pallio, nelle celebrazioni Eucaristiche che si tengono nelle chiese della sua provincia ecclesiastica; da qui l'uso di chiamarlo arcivescovo palliato.

Anticamente, i vescovi di sedi suffraganee avevano obblighi di carattere canonico nei confronti del metropolita. Dopo il Concilio Vaticano II, il rapporto tra sedi suffraganee e metropolitane è principalmente formale, testimone, tutt'al più, del legame storico che ha legato tra loro le varie sedi episcopali. Il Codice di diritto canonico assegna tuttavia al metropolita alcune limitate funzioni:[5]

  • vigilare sulla fede e la disciplina ecclesiastica, e informare il Pontefice romano degli abusi;
  • effettuare, con il consenso della Sede Apostolica, la visita canonica nel caso che il vescovo della diocesi suffraganea la trascuri;
  • nominare l'amministratore della cattedra episcopale resasi vacante, qualora non venga nominato entro 8 giorni.

Il canone 463 esclude espressamente che il metropolita abbia altre facoltà nelle diocesi suffraganee.

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Nella Chiese cattoliche di rito orientale[modifica | modifica wikitesto]

Nelle Chiese di rito orientale il termine ha un significato diverso, definito dal Codice dei canoni delle Chiese orientali: oltre alla figura del "metropolita di una provincia ecclesiastica", analoga a quella della Chiesa latina e descritta ai canoni 133-139[6], il Codice parla della "Chiesa metropolitana sui iuris" ai canoni 155-173[7]. Questa Chiesa è una delle quattro tipologie di Chiese sui iuris previste dalla legislazione canonica: è guidata da un metropolita nominato dal papa e assistito nel governo della Chiesa dal consiglio dei gerarchi; questo metropolita possiede una giurisdizione reale sui vescovi e i fedeli della sua Chiesa sui iuris e un'autonomia molto maggiore rispetto al metropolita di una provincia ecclesiastica, anzi ha poteri maggiori anche di una conferenza episcopale latina. Il segno visibile della comunione gerarchica con la Sede di Pietro è il pallio, che viene conferito al metropolita sui iuris dal papa.

Nelle Chiese ortodosse[modifica | modifica wikitesto]

Nelle Chiese cristiane ortodosse, il titolo ha diverse valenze:

  • Nelle Chiese elleniche il rango dei metropoliti è inferiore a quello degli arcivescovi e i primati delle Chiese locali sono generalmente designati con quest'ultimo titolo.
  • Per le Chiese slave vale invece l'inverso: il rango di metropolita supera quello di arcivescovo, e con il primo sono designati i primati delle più importanti città.

In nessuno dei due casi tuttavia il metropolita ha alcuna autorità speciale nei confronti dei vescovi all'interno delle province di competenza. I metropoliti (arcivescovi nella Chiesa ortodossa greca) hanno comunque un ruolo direttivo durante i rispettivi sinodi e concili di vescovi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Testo dei canoni: can. 4 e can. 6.
  2. ^ Testo in: Karl Josef von Hefele, Concile de Laodicée, in Histoire des Conciles, volume I, parte seconda, Parigi 1907, p. 1005.
  3. ^ Canone 12 del concilio.
  4. ^ Quasi tutte le arcidiocesi sono rette da metropoliti: tuttavia, specialmente nelle aree di più antica tradizione cattolica vi sono alcune arcidiocesi non metropolitane: si tratta di antiche sedi metropolitane che nel tempo hanno perso questa funzione in seguito a riordinamento delle province ecclesiastiche. Vi sono inoltre alcune diocesi che non sono incluse in alcuna provincia ecclesiastica e sono pertanto dette immediatamente soggetta alla Santa Sede.
  5. ^ Codice di diritto canonico, canone 436, par. 1.
  6. ^ Testo dei Canoni 133-139.
  7. ^ Testo dei Canoni 155-173.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]