Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia

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Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia
Archidioecesis Surrentina-Castri Maris o Stabiensis
Chiesa latina
Cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo 1.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Napoli
Regione ecclesiastica Campania
Mappa della diocesi
Arcivescovo Francesco Alfano
Vicario generale Mario Cafiero
Arcivescovi emeriti Felice Cece
Sacerdoti 153 di cui 121 secolari e 32 regolari
1.483 battezzati per sacerdote
Religiosi 34 uomini, 308 donne
Diaconi 5 permanenti
Abitanti 231.201
Battezzati 227.000 (98,2% del totale)
Superficie 205 km² in Italia
Parrocchie 88 (4 vicariati)
Erezione V secolo (Sorrento)
V secolo (Castellammare)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santi Filippo e Giacomo
Concattedrale Santissima Maria Assunta e San Catello
Santi patroni Antonino di Sorrento
Catello di Castellammare
Indirizzo Vico Sant'Anna 1, 80053 Castellammare di Stabia (Napoli), Italia
Sito web www.diocesisorrentocmare.it
Dati dall'Annuario pontificio 2018 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Facciata della concattedrale di Castellammare di Stabia.

L'arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia (in latino: Archidioecesis Surrentina-Castri Maris o Stabiensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli, appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2017 contava 227.000 battezzati su 231.201 abitanti. È retta dall'arcivescovo Francesco Alfano.

Sono patroni dell'arcidiocesi sant'Antonino di Sorrento e san Catello di Castellammare.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende 16 comuni della città metropolitana di Napoli: Sorrento, Castellammare di Stabia, Anacapri, Capri, Casola di Napoli, Gragnano, Lettere, Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Pimonte, Pompei[1], Sant'Agnello, Sant'Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Vico Equense.

La diocesi di Castellammare di Stabia, alla vigilia della plena unione, comprendeva 49 parrocchie nei comuni di Castellammare di Stabia, Gragnano, Pimonte, Casola, Lettere, Santa Maria la Carità e Sant'Antonio Abate, e nelle frazioni Mariconda e Messigno del comune di Pompei.[2]

Sede arcivescovile è la città di Sorrento, dove si trova la basilica cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo; a Castellammare di Stabia sorge la concattedrale di Santissima Maria Assunta e San Catello.

Nel territorio diocesano si trovano anche:

Il seminario arcivescovile ha sede a Vico Equense.[3] La chiesa dell'Oratorio, chiesa sconsacrata di Castellammare di Stabia, ospita i locali del museo diocesano sorrentino-stabiese.

Parrocchie e zone pastorali[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio si estende su 205 km² ed è suddiviso in 88 parrocchie, raggruppate in 15 unità pastorali, che a loro volta costituiscono 4 zone pastorali:[4]

  • zona pastorale 1: unità pastorali di Capri (1), Massa Lubrense (2) e Sorrento (3);
  • zona pastorale 2: unità pastorali di Sant'Agnello-Piano-Meta (4), Vico Equense centro (5), Vico Equense collina (6);
  • zona pastorale 3: unità pastorali di Castellammare centro antico (7), Castellammare centro moderno (8), Castellammare periferia (9), Castellammare collina (10);
  • zona pastorale 4: unità pastorali di Casola-Lettere (11), Pimonte-San Tommaso di Canterbury in Gragnano (12), Gragnano (13), Sant'Antonio Abate (14), Santa Maria la Carità in Pompei-Santa Maria delle Grazie in Gragnano-Santa Maria Goretti in Fontanelle-Castellammare di Stabia (15).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna arcidiocesi nasce nel 1986 con l'unione di due precedenti sedi, l'arcidiocesi di Sorrento e la diocesi di Castellammare di Stabia, entrambe storicamente attestate dalla fine del V secolo.

Sorrento[modifica | modifica wikitesto]

Incerte sono l'origine e la diffusione del cristianesimo nella penisola sorrentina. Secondo una tradizione leggendaria, l'apostolo Pietro, nel suo viaggio verso Roma si sarebbe fermato nel fiordo di Crapolla, oggi nel territorio di Massa Lubrense, dove nel medioevo sorse un'abbazia benedettina dedicata all'apostolo.

Gli antichi martirologi attestato il martirio a Sorrento di Marco, Quinto e compagni, ricordati il 19 marzo.

Altrettanto incerta è l'origine della diocesi di Sorrento. Le tradizioni agiografiche e liturgiche ricordano quattro santi vescovi, Renato, Valerio, Atanasio e Bacolo, vissuti in epoca sconosciuta fra il V ed il VII secolo. Il primo di questi, Renato[5], vissuto forse nella prima metà del V secolo, è ritenuto da alcuni storici il protovescovo sorrentino, benché la sua biografia menzioni un predecessore ignoto.

Il primo vescovo storicamente accertato è Rosario che, assieme a Orso di Stabia, prese parte al sinodo romano indetto da papa Simmaco nel 499. Un secolo dopo, l'epistolario di papa Gregorio Magno ci fa conoscere il vescovo Giovanni, a partire da una lettera del mese di aprile 591; lo stesso vescovo prese parte ad un sinodo a Roma celebrato agli inizi di luglio del 595; infine, Giovanni è ancora il destinatario di alcune lettere del papa negli ultimi mesi del 598. Morì quasi certamente tra il 599 e gli inizi del 600, perché a partire da marzo 600 è noto il suo presumibile successore, sant'Amando, la cui lapide mortuaria, oggi scomparsa, riportava, come data di decesso, il 13 aprile 617, dopo 17 anni e 21 giorni di governo pastorale.

Incerta è anche l'epoca in cui la Chiesa sorrentina fu elevata al rango di sede metropolitana.[6] Secondo i dittici sorrentini, primo arcivescovo sarebbe stato Leopardo, vissuto nella prima metà del X secolo, tesi tuttavia che già Ferdinando Ughelli aveva confutato nel XVII secolo. Il Liber Confratrum di San Matteo di Salerno attesta che il primo arcivescovo fu Maraldo, vissuto nella prima metà dell'XI secolo; tuttavia, come riporta Bartolomeo Capasso, l'unico documento che testimonia l'esistenza di questo prelato (1005) lo indica come vescovo, e non come arcivescovo. Di certo, fu arcivescovo metropolita Giovanni, attestato per la prima volta nel 1059, quando prese parte al sinodo di Benevento indetto da papa Niccolò II; nel 1071 partecipò alla consacrazione della nuova chiesa dell'abbazia di Montecassino.[7] Appartenevano alla provincia ecclesiastica di Sorrento le diocesi di Vico Equense, Massa Lubrense e Stabia, le prime due presumibilmente erette nella stessa epoca in cui Sorrento fu elevata al rango metropolitico.

A partire dal XVI secolo alcuni arcivescovi si distinsero per l'attuazione delle decisioni del concilio di Trento. Giulio Pavesi (1558-1571) si applicò alla riforma della disciplina ecclesiastica e dei monasteri, e convocò un concilio provinciale del 1567, imitato da Giuseppe Donzelli (1574-1588) nel 1584. Antonio Angrisani (1612-1641) favorì ed incrementò lo sviluppo delle confraternite, mentre Diego Petra (1680-1699) fondò il seminario arcivescovile, istituzione che fu particolarmente curata dai suoi successori, Filippo Anastasio (1699-1724) e Ludovico Agnello Anastasio (1724-1758).

A seguito del concordato stipulato nel 1818 tra la Santa Sede e Ferdinando di Borbone, con la bolla De utiliori di papa Pio VII vennero soppresse ed unite a Sorrento le sedi di Vico Equense, vacante dal 1799 (l'ultimo vescovo Michele Natale aveva aderito alla Repubblica partenopea ed era morto sul patibolo dopo la restaurazione borbonica), Massa Lubrense e Capri. Con queste disposizioni Castellammare di Stabia rimase l'unica suffraganea di Sorrento.

Castellammare di Stabia[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di una primitiva chiesa cristiana nell'area stabiese è da datarsi nel periodo compreso tra il III ed il IV secolo[8] come testimoniato dal ritrovamento di reperti archeologici nella cosiddetta area christianorum, al di sotto della concattedrale di Santissima Maria Assunta e San Catello: si tratta di lucerne con simboli criatiani, di una fibula in avorio sulla quale è incisa la raffigurazione di un abbraccio tra gli apostoli Pietro e Paolo, sarcofagi ed una tegola con il monogramma di Cristo. Gli scavi condotti nel 2005 hanno riportato alla luce dipinti cristiani del III-IV secolo.[9]

Il primo vescovo di Castellammare attestato dalle fonti è Orso, citato negli atti del sinodo celebrato a Roma nel 499 sotto papa Simmaco. Segue il vescovo Lorenzo, noto per il suo epitaffio, oggi perduto, che gli assegna dodici anni di episcopato, dal 600 fino alla sua morte, avvenuta il 26 febbraio 612. Il vescovo Lubenzio prese parte al concilio lateranense del 649. Ad un'epoca incerta, fra il VI e il VII secolo, è assegnato il santo vescovo Catello, le cui vicende sono strettamente legate con quelle di sant'Antonino di Sorrento, oggi entrambe patroni dell'arcidiocesi. In seguito la cronotassi dei vescovi di Stabia si fa molto incerta e lacunosa, fino all'XI secolo, epoca in cui presumibilmente la diocesi entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Sorrento.

Tra i vescovi stabiesi sono degni di menzione: Antonino di Sorrento (1327-1331), discepolo di Duns Scoto e poi metropolita di Amalfi; Juan Fonseca (1537-1559), che prese parte al concilio di Trento e fu cappellano maggiore del viceregno; Pio Tommaso Milante (1743-1749), autore del De Stabiis stabiana ecclesia et episcopis eius, importante per le studio della storia della diocesi e per i riferimenti documentari ivi riportati; a questo vescovo si deve anche l'istituzione del seminario per la formazione dei chierici nel palazzo vescovile.

Il 27 giugno 1818 papa Pio VII, in forza della bolla De utiliori, unì a Castellammare la soppressa diocesi di Lettere: Bernardo della Torre, ultimo vescovo di Lettere, venne trasferito alla sede di Castellammare, da tempo vacante. Fino a quel momento, la diocesi stabiese comprendeva la sola città sede episcopale.

Nel 1860 il vescovo Francesco Petagna (1850-1878), assieme al metropolita di Sorrento, fu costretto all'esilio a Marsiglia; il seguito prese parte al concilio Vaticano I. Nella seconda metà dell'Ottocento, i vescovi favorirono la fondazione di congregazioni religiose, tra le quali le suore dei Sacri Cuori, le compassioniste Serve di Maria e le alcantarine.

Nel 1935 la diocesi di Castellammare cedette una porzione del territorio della città di Pompei in forza del decreto della Congregazione Concistoriale che definì il territorio della prelatura territoriale di Pompei.

Nell'aprile 1967, Raffaele Pellecchia fu nominato coadiutore del metropolita sorrentino Carlo Serena e contestualmente amministratore apostolico di Castellammare, con obbligo di residenza in questa città. Il 30 luglio 1972 Raffaele Pellecchia, l'anno precedente nominato vescovo di Castellammare di Stabia, succedette a Carlo Serena come arcivescovo di Sorrento, unendo così in persona episcopi le due sedi.

Sorrento perse la dignità metropolitica, pur mantenendo la dignità arcivescovile, il 30 aprile 1979 in forza della bolla Quamquam Ecclesia di papa Giovanni Paolo II; contestualmente Sorrento e la sua suffraganea di Castellammare di Stabia entrarono a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Napoli.

Sorrento-Castellammare di Stabia[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 luglio 1972 Raffaele Pellecchia, già vescovo di Castellammare di Stabia, succedette a Carlo Serena come arcivescovo di Sorrento[10], unendo così in persona episcopi le due sedi.

Sorrento perse la dignità metropolitica, pur mantenendo la dignità arcivescovile, il 30 aprile 1979 in forza della bolla Quamquam Ecclesia di papa Giovanni Paolo II. Assieme alla sua suffraganea di Castellammare di Stabia entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Napoli.

Il 30 settembre 1986, in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, l'unione delle due sedi è divenuta piena e l'arcidiocesi ha assunto il nome attuale; primo arcivescovo delle sedi unite è stato Antonio Zama.

Presieduto dall'arcivescovo Felice Cece, si è celebrato dal 25 settembre 2010 al 25 gennaio 2011 la fase conclusiva del primo sinodo della nuova arcidiocesi, indetto nel 2001; era dalla seconda metà dell'Ottocento che nel territorio non veniva più celebrato un sinodo delle Chiese locali.[11]

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Sede di Sorrento[modifica | modifica wikitesto]

  • San Renato † (V secolo ?)[12]
  • San Valerio † (V secolo ?)[12]
  • Rosario † (menzionato nel 499)
  • Sant'Atanasio † (VI secolo ?)[12]
  • Giovanni I † (prima del 591 - circa 599/600 deceduto)
  • Sant'Amando † (marzo 600 - 13 aprile 617 deceduto)
  • Filippo † (prima metà del VII secolo)[13]
  • Giacomo † (prima metà del VII secolo)[13]
  • Agapito † (menzionato nel 645 circa)
  • San Bacolo † (VII secolo ?)[12]
  • Giaquinto (o Giacinto) † (menzionato nel 680)
  • Landolfo ? † (all'epoca di papa Gregorio IV)[14]
  • Stefano † (prima dell'871 - 872 ? deceduto)[15]
  • Anonimo † (menzionato nell'876)
  • Leopardo † (prima metà del X secolo)
  • Sergio † (seconda metà del X secolo nominato arcivescovo di Napoli)
  • Maraldo † (menzionato nel 1005)[16]
  • Giovanni II † (prima del 1059 - dopo il 1071)
  • Barbato † (menzionato nel 1110)[17]
  • Orso † (menzionato nel 1141)[17][18]
    • Filippo † (? - 9 marzo 1149 deceduto) (vescovo eletto)[17]
  • Rufino † (circa 1180/1190)[19]
  • Anonimo † (menzionato nel 1192)[17]
  • Alferio † (prima del 1197 - dopo il 1227)[17][20]
  • Pietro I †[21]
  • Pietro II † (26 marzo 1252 - dopo il 1254)[17]
  • Anonimo † (menzionato nel 1258 e 1259)[17]
  • Ludovico d'Alessandro ? † (1266 - 2 dicembre 1266 deceduto)
  • Pietro de Corneliaco, O.F.M. † (marzo 1268 - dopo il 1275 deceduto)[17]
  • Giovanni Mastrogiudice † (22 giugno 1278 - 1285 deceduto)
  • Marco Mirabello † (25 febbraio 1286 - 1305 deceduto)
  • Francesco † (27 febbraio 1306 - ? deceduto)
  • Riccardo † (8 giugno 1319 - 1320 deceduto)
  • Matteo da Capua, O.F.M. † (3 ottobre 1320 - circa 1332 deceduto)
  • Pietro † (20 ottobre 1332 - circa 1341 deceduto)
  • Andrea Sersale † (10 marzo 1341 - ? deceduto)
  • Pietro † (23 giugno 1348 - ? deceduto)
  • Guglielmo d'Aleyrac † (17 marzo 1361 - ? deceduto)
  • Francesco de Fulgineo, O.E.S.A. † (26 aprile 1374 - 1390 deceduto)
  • Roberto Brancia † (9 maggio 1390 - 5 settembre 1409 nominato arcivescovo di Amalfi)
  • Angelo † (27 marzo 1410 - 19 dicembre 1412 nominato arcivescovo di Santa Severina)
  • Bartolomeo de Miserata † (21 dicembre 1412 - ? deceduto)
  • Antonio Bretone † (18 aprile 1440 - 23 luglio 1442 nominato vescovo di Orange)
  • Domizio Falangola † (17 ottobre 1442 - 8 gennaio 1470 deceduto)
  • Scipione Cicinelli † (15 gennaio 1470 - 22 marzo 1474 nominato vescovo di Tricarico)
  • Giacomo de Sanctis † (22 giugno 1474 - agosto 1479 deceduto)
  • Nardo Mormile † (12 maggio 1480 - 1493 deceduto)
  • Menelao Gennari † (28 agosto 1493 - 17 marzo 1501 deceduto)
  • Francisco de Remolins † (31 marzo 1501 - 1512 dimesso)
  • Gilberto Remolón † (22 ottobre 1512 - 1525 deceduto)
  • Filippo Strozzi, O.P. † (18 agosto 1525 - 20 giugno 1530 dimesso)
  • Florent Coquerelle † (20 giugno 1530 - fine del 1544 deceduto)
  • Bernardino Silverj Piccolomini † (13 aprile 1545 - ottobre 1552 deceduto)
  • Bartolomeo Albani † (22 ottobre 1552 - maggio 1558 deceduto)
  • Giulio Pavesi, O.P. † (20 luglio 1558 - 11 febbraio 1571 deceduto)
  • Lelio Brancaccio † (20 giugno 1571 - 15 luglio 1574 nominato arcivescovo di Taranto)
  • Giuseppe Donzelli, O.P. † (14 luglio 1574 - 22 aprile 1588 deceduto)
  • Muzio Bongiovanni † (27 aprile 1588 - 27 novembre 1590 deceduto)
  • Carlo Baldini † (18 febbraio 1591 - 24/31 marzo 1598 deceduto)
  • Gerolamo Provenzale † (1º giugno 1598 - 22 marzo 1612 deceduto)
  • Giovanni Antonio Angrisani, C.R. † (4 giugno 1612 - 29 agosto 1641 deceduto)
  • Antonio del Pezzo † (27 novembre 1641 - 12 marzo 1659 deceduto)
  • Paolo Suardo, C.O. † (10 novembre 1659 - 29 luglio 1679 deceduto)
  • Diego Petra † (29 aprile 1680 - 1º febbraio 1699 deceduto)
  • Filippo Anastasio † (11 aprile 1699 - 13 dicembre 1724 dimesso)
  • Lodovico Agnello Anastasi † (20 dicembre 1724 - 19 febbraio 1758 deceduto)
  • Giuseppe Sersale † (13 marzo 1758 - 10 gennaio 1759 deceduto)
  • Silvestro Pepe † (4 aprile 1759 - 23 giugno 1803 deceduto)
  • Vincenzo Calà † (26 giugno 1805 - 1º maggio 1817 deceduto)
  • Michele Spinelli, C.R. † (6 aprile 1818 - 23 ottobre 1824 deceduto)
  • Gabriele Papa † (20 dicembre 1824 - 26 aprile 1837 deceduto)
  • Nicola Giuseppe Ugo † (18 febbraio 1839 - 14 agosto 1843 deceduto)
  • Domenico Silvestri † (17 giugno 1844 - 15 settembre 1848 deceduto)
  • Leone Ciampa, O.F.M.Disc. † (22 dicembre 1848 - 9 settembre 1854 deceduto)
  • Francesco Saverio Apuzzo † (23 marzo 1855 - 24 novembre 1871 nominato arcivescovo di Capua)
  • Mariano Ricciardi † (24 novembre 1871 - 23 agosto 1876 deceduto)
  • Leopoldo Ruggiero † (12 marzo 1877 - 11 marzo 1886 deceduto)
  • Giuseppe Giustiniani † (7 giugno 1886 - 2 luglio 1917 deceduto)
  • Paolo Jacuzio † (9 luglio 1917 - 19 maggio 1944 deceduto)
  • Carlo Serena † (22 ottobre 1945 - 30 luglio 1972 deceduto)
  • Raffaele Pellecchia † (30 luglio 1972 succeduto - 3 maggio 1977 deceduto)
  • Antonio Zama † (27 agosto 1977 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia)

Sede di Castellammare di Stabia[modifica | modifica wikitesto]

  • Orso † (menzionato nel 499)
  • Lorenzo † (27 febbraio 600 - 26 febbraio 612 deceduto)
  • Iuventino † (menzionato nel 649)
  • San Catello † (VII secolo)
  • Sergio I †[22]
  • Stefano † (menzionato nel 982 circa)[23]
  • Cennamo † (menzionato in luglio 1010)[24]
  • Gregorio I † (menzionato nel 1025)[25]
  • Gregorio II † (menzionato nel 1085)
  • Gregorio III † (menzionato nel 1110)
  • Sergio II † (menzionato nel 1120)
  • Giovanni I † (menzionato nel 1141)[26]
  • Palmerio † (prima del 1196 - dopo il 1230)[27]
  • Anonimo † (menzionato nel 1238)[27]
  • Giovanni II † (prima del 1252 - dopo il 1272)[27]
  • Teobaldo, O.F.M. † (prima del 1283 - 8 aprile 1295 nominato vescovo di Terracina)
  • Andrea † (menzionato nel 1309)
  • Pietro † (prima del 1315 - circa 1324 deceduto)
  • Landolfo Caracciolo, O.F.M. † (21 agosto 1327 - 20 settembre 1331 nominato vescovo di Amalfi)
  • Matteo d'Alagno † (24 settembre 1331 - ?)[28]
  • Paolo d'Aliano † (prima del 1362 - 1370 deceduto)
  • Marino del Giudice † (18 febbraio 1370 - 18 maggio 1373 nominato vescovo di Cassano)
  • Ugo Terrissonio, O.P. † (8 agosto 1373 - circa 1380 deposto)
  • Giuliano, O.F.M. † (circa 1380 - 28 gennaio 1388 nominato vescovo di Nicastro)
  • Gentile de Tufo † (prima del 25 giugno 1392 - 1392 deceduto)
  • Antonio Arcamone, O.P. † (13 novembre 1392 - 1399 deceduto)
  • Giacomo Gallucci, O.P. † (30 luglio 1399 - 1402 deceduto)
  • Marino di Sant'Agata † (3 marzo 1402 - 18 agosto 1402 nominato vescovo di Terracina)
    • Sede vacante (1402-1421)
  • Luigi Certa † (4 giugno 1421 - 1443 deceduto)
  • Felice Fajadelli ?[29], O.P. † (24 dicembre 1444 - 1446 deceduto)
  • Ludovico Certa ?[30] † (1446 - 1447 deceduto)
  • Nicola Anfora † (15 maggio 1447 - 1496 deceduto)
  • Antonio Flores † (26 agosto 1496 - 1510 deceduto)
  • Pedro Flores † (29 novembre 1503 - 31 gennaio 1537 nominato vescovo di Gaeta)
  • Juan Fonseca † (27 aprile 1537 - settembre 1559 deceduto)
  • Antonio Lauro † (9 ottobre 1562 - 1577 deceduto)
  • Ludovico Majorino † (10 maggio 1581 - 1591 deceduto)
  • Giovanni Trulles de Myra † (13 settembre 1591 - 11 marzo 1596 nominato arcivescovo di Acerenza e Matera)
    • Sede vacante (1596-1599)
  • Vittorino Mansi † (1º febbraio 1599 - 31 luglio 1600 dimesso)
  • Jerónimo Bernardo de Quirós, O.Praem. † (15 febbraio 1601 - 18 agosto 1604 nominato vescovo di Pozzuoli)
  • Ippolito Riva, C.R. † (31 agosto 1605 - 1627 deceduto)
  • Annibale Mascambruno † (30 agosto 1627 - 1645 deceduto)
  • Andrea Massa † (18 settembre 1645 - 25 settembre 1651 nominato vescovo di Gallipoli)
  • Clemente del Pezzo † (27 novembre 1651 - circa 15 novembre 1653 deceduto)
  • Juan de Paredes, C.R.S.A. † (2 agosto 1655 - 17 aprile 1662 nominato vescovo di Gaeta)
  • Pietro Gambacorta, C.R. † (26 giugno 1662 - 19 gennaio 1676 deceduto)
  • Lorenzo Mayers Caramuel, O. de M. † (27 aprile 1676 - 18 aprile 1678 nominato vescovo di Gaeta)
  • Salvatore Scaglione, O.Carm. † (6 giugno 1678 - 16 luglio 1680 deceduto)
  • Francesco de Mandietta, O.SS.T † (12 gennaio 1682 - circa febbraio 1683 deceduto)
  • Annibale de Petropaolo † (10 gennaio 1684 - 8 settembre 1705 deceduto)
    • Sede vacante (1705-1713)
  • Biagio de Dura † (30 agosto 1713 - 2 marzo 1722 nominato vescovo di Potenza)
  • Pietro Savastano, O.F.M.Ref. † (23 settembre 1722 - agosto 1727[31] deceduto)
  • Tommaso Di Grazia † (22 dicembre 1727 - 2 dicembre 1729 deceduto)
  • Tommaso Falcoia, P.O. † (2 ottobre 1730 - 20 aprile 1743 deceduto)
  • Pio Tommaso Milante † (15 luglio 1743 - 2 aprile 1749 deceduto)
  • Giuseppe Coppola, C.O. † (1º dicembre 1749 - prima del 30 novembre 1767 deceduto)
  • Tommaso Mazza † (25 gennaio 1768 - 5 aprile 1787 deceduto)
    • Sede vacante (1787-1792)
  • Ferdinando Crispo Doria † (27 febbraio 1792 - 5 agosto 1800 deceduto)
    • Sede vacante (1800-1818)
  • Bernardo Maria della Torre † (21 dicembre 1818 - 28 maggio 1820 deceduto)
  • Francesco Colangelo, C.O. † (27 giugno 1821 - 15 gennaio 1836 deceduto)
  • Angelo Maria Scanzano † (19 maggio 1837 - 6 gennaio 1849 deceduto)
  • Francesco Petagna † (20 maggio 1850 - 18 dicembre 1878 deceduto)
  • Vincenzo Maria Sarnelli † (28 febbraio 1879 - 19 aprile 1897 nominato arcivescovo di Napoli)
  • Michele de Jorio † (4 febbraio 1898 - 1º dicembre 1921 dimesso[32])
  • Uberto Maria Fiodo † (28 aprile 1922 - 23 dicembre 1923 dimesso[33])
  • Pasquale Ragosta † (5 maggio 1925 - 7 ottobre 1936 dimesso[34])
  • Federico Emmanuel, S.D.B. † (12 novembre 1936 - 16 aprile 1952 dimesso[35])
  • Agostino D'Arco † (16 aprile 1952 succeduto - 21 settembre 1966 deceduto)
    • Sede vacante (1966-1971)
  • Raffaele Pellecchia † (28 giugno 1971 - 3 maggio 1977 deceduto)
  • Antonio Zama † (27 agosto 1977 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia)

Sede di Sorrento-Castellammare di Stabia[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi nel 2017 su una popolazione di 231.201 persone contava 227.000 battezzati, corrispondenti al 98,2% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
arcidiocesi di Sorrento
1950 72.320 72.320 100,0 212 142 70 341 215 530 38
1970 78.317 78.505 99,8 153 91 62 511 133 329 40
1980 94.750 95.600 99,1 121 79 42 783 61 329 42
diocesi di Castellammare di Stabia
1950 90.200 90.297 99,9 140 102 38 644 46 253 37
1959 96.000 96.500 99,5 119 84 35 806 40 250 41
1970 121.000 122.501 98,8 125 77 48 968 63 377 44
1980 126.400 135.500 93,3 123 75 48 1.027 94 391 47
arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia
1990 222.000 226.000 98,2 217 140 77 1.023 92 762 91
1999 224.000 227.500 98,5 195 129 66 1.148 74 500 87
2000 224.200 226.800 98,9 198 136 62 1.132 68 490 87
2001 224.000 226.000 99,1 197 136 61 1.137 6 67 488 87
2002 236.000 240.000 98,3 181 130 51 1.303 6 56 484 87
2003 236.190 240.200 98,3 176 131 45 1.341 6 49 478 87
2004 237.996 240.146 99,1 176 132 44 1.352 6 49 480 87
2010 240.000 240.900 99,6 169 132 37 1.420 6 42 459 87
2014 240.600 243.700 98,7 160 129 31 1.503 5 34 306 87
2017 227.000 231.201 98,2 153 121 32 1.483 5 34 308 88

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eccetto il territorio e le parrocchie che appartengono alla Prelatura territoriale di Pompei.
  2. ^ Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 259, 7 novembre 1986, pp. 18-19. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle 49 parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 25 ottobre 1986 su richiesta del vescovo di Castellammare di Stabia del 27 giugno precedente.
  3. ^ Dal sito web Archiviato il 5 aprile 2013 in Internet Archive. del seminario arcivescovile di Vico Equense.
  4. ^ Struttura della diocesi dal sito web dell'arcidiocesi.
  5. ^ Le reliquie di san Renato nel XIV secolo vennero traslate ad Angers da Roberto d'Angiò; da qui l'identificazione del santo sorrentino con un omonimo vescovo di Angers.
  6. ^ La questione in: Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 407.
  7. ^ L'Annuario Pontificio riporta come data di elevazione a metropolia il 1068.
  8. ^ Valcaccia, p. 14.
  9. ^ Mario Pagano, Il primitivo cristianesimo a Stabiae: nuove scoperte, in Ipsam Nolam barbari vastaverunt. L'Italia e il Mediterraneo occidentale tra il V secolo e la metà del VI, Atti del Convegno internazionale di studi (Cimitile-Nola-Santa Maria Capua Vetere, 18-19 giugno 2009), Cimitile 2010, pp. 129-140.
  10. ^ Nell'aprile 1967, Pellecchia era stato nominato coadiutore di Carlo Serena e contestualmente amministratore apostolico di Castellammare, con obbligo di residenza in questa città.
  11. ^ Dagli Atti del sinodo, pp. 7 e 15.
  12. ^ a b c d Sui santi vescovi Renato, Valerio, Atanasio e Bacolo, le rispettive tradizioni agiografiche non definiscono con chiarezza il periodo storico in cui hanno vissuto, e le proposte cronologiche dei vari autori non sono unanimi e variano dal IV al VII secolo.
  13. ^ a b Vescovo menzionato nella vita di sant'Antonino di Sorrento
  14. ^ Capasso, Memorie storiche della chiesa sorrentina, p. 50.
  15. ^ Queste sono le date tradizionali riportate da Capasso (Memorie storiche della chiesa sorrentina, p. 51). Kehr (Italia pontificia, VIII, p. 409) documenta l'esistenza di questo vescovo ancora nell'876 (corrispondente all'anonimo vescovo seguente).
  16. ^ Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 407.
  17. ^ a b c d e f g h Kamp, Kirche und Monarchie…, 1, pp. 376-381.
  18. ^ Cappelletti e Gams inseriscono dopo Orso un vescovo Giovanni, documentato nel 1147. Come argomenta Capasso (Memorie storiche della chiesa sorrentina, pp. 59-60), Giovanni fu vescovo di Sorres in Sardegna.
  19. ^ In precedenza vescovo di Assisi, autore del trattato De bono pacis (Monumenta Germaniae Historica).
  20. ^ La diocesi era vacante l'11 ottobre 1238 (Eubel, Hierarchia catholica, II, p. XXXIX).
  21. ^ Menzionato dai dittici sorrentini tra Alferio e Pietro II, ma di lui «non abbiamo alcun sicuro documento» (Capasso, Memorie storiche della chiesa sorrentina, pp. 63-64).
  22. ^ Vescovo menzionato nella Vita di san Bacolo di Sorrento, inserito da Ughelli dopo san Catello; potrebbe tuttavia appartenere ad un'epoca diversa. Milante, Della città di Stabia…, vol. II, p. 42.
  23. ^ Questo vescovo è riportato da Ughelli e da tutti gli autori che ne dipendono, ma senza alcun documento di riferimento.
  24. ^ Vescovo ignoto a Ughelli, Milante e Kehr, ma documentato da Cappelletti e Gams.
  25. ^ Leone Mattei Cerasoli, Di alcuni vescovi poco noti, 2, in Archivio storico per le province napoletane, 44 (nuova serie 4), 1919, p. 329.
  26. ^ Sulla datazione di questo vescovo: Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 413.
  27. ^ a b c Kamp, Kirche und Monarchie…, 1, pp. 382-384.
  28. ^ Abbastanza confusa è la cronotassi di questo periodo centrale del XIV secolo. Gams e Cappelletti infatti menzionano, dopo Landolfo (1331) e prima di Paolo (1362): Pietro II, Guglielmo, Matteo I, Pietro III, Matteo II, Giovanni III.
  29. ^ Incerta è la cronotassi di questo periodo. Infatti, secondo Eubel (II, p. 176), Felice Fajadelli sarebbe stato trasferito dall'arcidiocesi di Gaeta alla sede titolare Libariensis (forse diocesi di Liberalia) lo stesso giorno (22 maggio 1444) in cui veniva nominato il suo successore a Gaeta.
  30. ^ Secondo Eubel, questo Ludovico Certa potrebbe essere lo stesso Luigi Certa, deceduto fin dal 1443.
  31. ^ Così Eubel. Gams riporta come data di decesso il 6 settembre 1726.
  32. ^ Nominato vescovo titolare di Dorileo.
  33. ^ Nominato vescovo titolare di Prusiade.
  34. ^ Nominato vescovo titolare di Dioclea di Frigia.
  35. ^ Nominato vescovo titolare di Ezani.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Castellammare di Stabia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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