Arcidiocesi di Taranto

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Arcidiocesi di Taranto
Archidioecesis Tarentina
Chiesa latina
Cattedrale di san cataldo.JPG
Regione ecclesiastica Puglia
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
Castellaneta, Oria
Arcivescovo metropolita Filippo Santoro
Vicario generale Alessandro Greco
Arcivescovi emeriti Benigno Luigi Papa, O.F.M.Cap.
Sacerdoti 220 di cui 155 secolari e 65 regolari
1.875 battezzati per sacerdote
Religiosi 68 uomini, 282 donne
Diaconi 14 permanenti
Abitanti 415.500
Battezzati 412.500 (99,3% del totale)
Superficie 1.056 km² in Italia
Parrocchie 88 (12 vicariati)
Erezione V secolo
Rito romano
Cattedrale San Cataldo
Concattedrali Gran Madre di Dio
Indirizzo Largo Arcivescovado 8, 74100 Taranto, Italia
Sito web www.webdiocesi.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2015 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
Basilica concattedrale di Taranto dedicata alla Gran Madre di Dio, voluta dall'arcivescovo Guglielmo Motolese e realizzata dall'architetto Gio Ponti.
La basilica minore di San Martino a Martina Franca.
San Cataldo, patrono dell'arcidiocesi di Taranto.
L'arcivescovo Giuseppe Capecelatro (1778-1817).

L'arcidiocesi di Taranto (in latino: Archidioecesis Tarentina) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2014 contava 412.500 battezzati su 415.500 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Filippo Santoro.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende 18 comuni della provincia di Taranto: Carosino, Crispiano, Faggiano, Fragagnano, Grottaglie, Leporano, Lizzano, Martina Franca, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di San Giuseppe, Statte, Taranto e Torricella.

Sede arcivescovile è la città di Taranto, dove si trovano la cattedrale di San Cataldo e la concattedrale della Gran Madre di Dio. A Martina Franca sorge la basilica minore di San Martino.

Il territorio si estende su una superficie di 1.056 km² ed è suddiviso in 88 parrocchie, raggruppate in:

  • 11 vicarie: Crispiano - Statte, Grottaglie, Martina Franca, Pulsano, San Giorgio Ionico, Taranto Borgo, Taranto Nord, Taranto Orientale I, Taranto Orientale II, Taranto Paolo VI, Taranto Sud e Talsano;
  • ed una unità pastorale: Taranto Isola.

La provincia ecclesiastica di Taranto, documentata dal XII secolo, comprende due diocesi suffraganee, Castellaneta e Oria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione petrina, diffusa in tutta la Puglia, l'apostolo Pietro, nel suo viaggio verso Roma, sbarcato a Taranto, vi avrebbe fondato la prima comunità cristiana, e avrebbe consacrato Amasiano come primo vescovo. Altro vescovo attribuito dalla tradizione a Taranto fu san Cataldo, patrono dell'arcidiocesi, che studi recenti tuttavia collocano fra il VII e l'VIII secolo.[1]

La diocesi è documentata con certezza sul finire del V secolo. In una lettera di papa Gelasio I (databile tra il 492 e il 496), il pontefice annuncia alla comunità cristiana di Taranto l'invio del nuovo vescovo Pietro, consacrato a Roma; questo vescovo potrebbe essere identificato con altri vescovi omonimi, ma senza indicazione della sede di appartenenza, menzionati nelle lettere di papa Gelasio, e con il vescovo Pietro, senza indicazione della diocesi, che prese parte al concilio romano del 495.[2] Grazie all'epistolario di Gregorio Magno, sono noti altri due vescovi tarantini tra VI e VII secolo: Andrea (593), accusato a Roma di concubinaggio e di aver causato la morte di una donna;[3] e Onorio, che nel 603 fece costruire un battistero presso la ecclesia sanctae Mariae.[4]

Tra VII e VIII secolo, tre vescovi tarantini presero parte a sinodi romani. Giovanni I partecipò al concilio lateranense del 649 indetto da papa Martino I per condannare l’eresia del monotelismo. Germano nel 680 fu tra i padri del concilio romano di papa Agatone, che ancora una volta condannò il monotelismo; la sua firma appare nella lettera sinodale inviata a Costantinopoli e annessa agli atti del concilio ecumenico del 680/681. Aufredo partecipò nel 743 al concilio convocato da papa Zaccaria.

La città di Taranto subì alterne vicende, conquistata prima dai Goti, poi dai Bizantini, presa dai Longobardi, e per quarant'anni occupata dai Saraceni. In tutto questo periodo la diocesi rimase sempre sotto la giurisdizione della Chiesa d'Occidente e dei papi di Roma, anche dopo la presa definitiva dei bizantini alla fine del IX secolo.[5] Benché il rito dominante fosse quello latino, comunità di lingua e di rito greco si svilupparono nell'entroterra e in alcune comunità monastiche. In un documento del 978 del principe di Capua Pandolfo, Giovanni II fu il primo a ricevere il titolo di arcivescovo. Il secondo arcivescovo noto è Dionisio, che nel 1028, ventunesimo anno del suo pontificato, fece donazione ai monaci di Cava della chiesa di San Benedetto.

Nella seconda metà dell'XI secolo Taranto fu conquistata dai Normanni. Il primo arcivescovo dell'epoca normanna è Drogone, che nel 1071 eresse la cattedrale, dopo che la precedente fu distrutta dai Saraceni. Le fonti dell'epoca riportano che durante gli scavi per il nuovo edificio furono trovate le reliquie di san Cataldo, proclamato patrono della città e della diocesi.

L'arcivescovo Angelo, sulla cattedra tarantina alla fine del XII secolo, fu impiegato in parecchie ambasciate vicino a papa Innocenzo III. «La città aveva in questo periodo importanti monasteri: da ricordare quello benedettino di San Pietro Imperiale, quello basiliano di San Vito del Pizzo e quello cisterciense di Santa Maria del Galeso. Vi erano anche due monasteri femminili… Nel XV secolo si insediarono i francescani (minori osservanti), i domenicani e gli agostiniani. Nel secolo successivo avremo anche i minimi, i fatebenefratelli e i carmelitani calzati[6]

La provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Taranto è documentata a partire dal XII secolo; originariamente comprendeva le diocesi di Castellaneta e di Mottola; nel 1591 fu aggiunta la diocesi di Oria.

Il cardinale Marcantonio Colonna introdusse la riforma tridentina ed istituì il seminario arcivescovile, inaugurato il 1º giugno 1568. Lo stesso vescovo indisse un sinodo provinciale per attuare i decreti conciliari. I numerosi sinodi celebrati dagli arcivescovi nel corso del Seicento favorirono l'opera di riforma morale e religiosa dell'arcidiocesi, sulla scia del tridentino; tra i prelati si distinsero in particolare gli arcivescovi Ottavio Mirto Frangipane (1605-1612), Bonifazio Caetani (1613-1617), il teatino Tommaso Caracciolo (1637-1665), e Francesco Pignatelli (1683-1703), nominato in seguito arcivescovo di Napoli.

Tra Settecento e Ottocento, la vita e la storia dell'arcidiocesi è segnata dal lungo episcopato di Giuseppe Capecelatro (1778-1817). «Questo eminente arcivescovo, che per le sue doti culturali vantava conoscenze in tutte le corti europee, compresa quella di San Pietroburgo, oltre che un fine intellettuale e politico, fu anche un attento pastore della diocesi, come attestano le sue visite pastorali e i numerosissimi editti emanati in circa quaranta anni di episcopato: disciplina e cultura del clero, un'aggiornata ratio studiorum per il seminario, la catechesi al popolo in lingua italiana, l’assistenza ai moribondi, l'attenzione al complesso mondo confraternale, la lotta alla superstizione per vivere una fede più autentica sono alcuni degli elementi portanti e costanti di tutta la sua feconda e incisiva azione pastorale».[6]

Tra Ottocento e Novecento l'arcidiocesi fu guidata da altre grandi figure di vescovi: Giuseppe Rotondo (1855-1885), che non accettando l'unità d'Italia, fu esiliato prima a Napoli e poi a Roma; Pietro Alfonso Iorio (1885-1908), che introdusse in diocesi l'Azione Cattolica; Orazio Mazzella (1917-1934), che difese a oltranza le istituzioni cattoliche contro i soprusi del governo fascista.

Agli inizi del Novecento furono aboliti gli ultimi resti del rito greco; infatti nelle feste principali dell'anno liturgico, la seconda lettura e il vangelo venivano cantati in cattedrale prima in latino e poi in greco.

Nel 1968 papa Paolo VI visitò la città e l'arcidiocesi e celebrò la messa della notte di Natale tra gli operai del Centro siderurgico tarantino.[7] Nell'ottobre del 1989 san Giovanni Paolo II fece la visita pastorale all'arcidiocesi tarantina.

L'arcivescovo Guglielmo Motolese governò la sede tarantina per trent'anni, dapprima (1957) come amministratore apostolico sede plena, a causa della malattia che colpì l'anziano arcivescovo Ferdinando Bernardi, e poi come arcivescovo; a lui si deve la decisione di costruire un nuovo grande edificio di culto nella parte nuova della città, dedicato alla Gran Madre di Dio, realizzato dall'architetto Gio Ponti ed inaugurato il 6 dicembre 1970. Lo stesso Motolese fu vescovo di Castellaneta dal 1974 al 1980[8], unendo così per sei anni in persona episcopi le due sedi.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2014 su una popolazione di 415.500 persone contava 412.500 battezzati, corrispondenti al 99,3% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 345.000 345.800 99,2 197 141 56 1.751 75 242 43
1970 358.400 358.999 99,8 196 116 80 1.828 95 500 67
1980 401.313 403.208 99,5 212 116 96 1.892 107 534 73
1990 413.085 417.168 99,0 215 117 98 1.921 1 104 463 80
1999 405.563 408.218 99,3 219 132 87 1.851 12 96 358 83
2000 408.212 411.655 99,2 218 132 86 1.872 15 95 376 83
2001 391.941 395.178 99,2 227 139 88 1.726 15 94 369 86
2002 406.703 410.203 99,1 222 138 84 1.831 17 93 325 86
2003 406.954 410.502 99,1 227 142 85 1.792 17 95 350 87
2004 405.870 409.350 99,1 223 143 80 1.820 15 90 366 82
2010 405.542 408.481 99,3 236 167 69 1.718 16 70 314 89
2014 412.500 415.500 99,3 220 155 65 1.875 14 68 282 88

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Altri studi hanno messo in dubbio la sua origine irlandese a favore di quella longobarda. A. Carducci, Sull'origine longobarda del nome Cataldo, in «Annali di Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia», Università degli Studi di Lecce, Lecce 1980, I, pp. 7-15.
  2. ^ Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), Roma, École française de Rome, 2000 , vol. II, pp. 1737-1738.
  3. ^ Pietri, Prosopographie chrétienne…, I, pp. 132-133.
  4. ^ Pietri, Prosopographie chrétienne…, I, p. 1014.
  5. ^ Taranto infatti non appare in nessuna Notitia Episcopatuum del patriarcato di Costantinopoli. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 435.
  6. ^ a b Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  7. ^ Testo dell'omelia del papa in: AAS 61 (1969), pp. 46-52.
  8. ^ Dal 1969 al 1974 fu amministratore apostolico della stessa sede castellanetana.
  9. ^ Dopo Amasiano e Cataldo, che visse però nel VII secolo, Ughelli inserisce due vescovi sconosciuti alle fonti storiche, Masona e Renovato. Italia sacra, IX, col. 125. Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 316.
  10. ^ Il vescovo Giovanni, che secondo Ughelli prese parte ad un concilio lateranense del 601 (Italia sacra, IX, col. 125), è un vescovo spurio, perché menzionato in un falso diploma attribuito a papa Gregorio Magno. Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 317.
  11. ^ Vescovo inserito da Ughelli nella cronotassi di Taranto, ma senza indicazioni documentarie; ignoto agli autori più recenti. Orazio Santoro, Taranto: la Chiesa, le chiese, a cura di Cosimo Damiano Fonseca Taranto, Mandese, 1992, pp. 101 e seguenti. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 435.
  12. ^ Vescovo documentato da Cappelletti e presunto autore di una Vita Sancti Gloriosi Martyris Orontii nel VII secolo. Sconosciuto a: Raffaele De Simone, S. Oronzo nelle fonti letterarie sino alla metà del Seicento, Centro Studi Salentini, Lecce 1964.
  13. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 437, nnº 5-6. Orazio Santoro, Taranto: la Chiesa, le chiese, pp. 101 e seguenti.
  14. ^ I vescovi Alessandro Facciapecora e Stefano sono accolti dalla tradizione locale e inseriti da Ughelli nella sua Italia sacra (IX, col. 126), ma su di essi non esiste alcuna documentazione; ignoti a Kehr (Italia pontificia) e a Orazio Santoro (Taranto: la Chiesa, le chiese).
  15. ^ Orazio Santoro, Taranto: la Chiesa, le chiese, pp. 101 e seguenti.
  16. ^ Dopo Orso, Orazio Santoro (Taranto: la Chiesa, le chiese, pp. 101 e seguenti) menziona solo l'arcivescovo Alberto, documentato dal 1083 al 1100, con esclusione dei vescovi Basilio e Giacomo, inseriti nel catalogo episcopale tarantino da Ughelli (Italia sacra, IX, col. 127), assieme ad un Alberto I e a un Alberto II.
  17. ^ Questo vescovo sarebbe intervenuto nel 1102 alla consacrazione della basilica di San Sabino a Canosa alla presenza di papa Pasquale II; tuttavia il documento che lo menziona è ritenuto spurio. Garruba, Serie critica de' Sacri Pastori Baresi, pp. 950 e seguenti. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 340, nº 1.
  18. ^ a b c Kehr, Italia pontificia, IX, p. 438.
  19. ^ Kamp gli assegna gli anni 1145-1169 (Kirche und Monarchie..., IV, p. 1413).
  20. ^ Documentato per l'ultima volta nell'ottobre 1193 (Kamp, Kirche und Monarchie..., II, p. 691). È morto tra ottobre 1193 e il 25 gennaio 1195.
  21. ^ a b c d e f g Kamp, Kirche und Monarchie..., II, pp. 690-706.
  22. ^ Il necrologio cassinese menziona il decesso del vescovo tarantino Giraldo il 17 dicembre, ma non è possibile stabilire se si tratti del primo o del secondo vescovo con questo nome. Kamp, Kirche und Monarchie..., II, p. 696, nota 40.
  23. ^ Gualtiero II è documentato per l'ultima volta il 14 febbraio 1218; nel mese di dicembre dello stesso anno, la sede tarantina risulta essere vacante (Kamp, Kirche und Monarchie..., II, p. 698).
  24. ^ Eletto il 10 maggio 1219 (Kamp, Kirche und Monarchie..., II, p. 698).
  25. ^ Enrico Cerasolo è documentato per l'ultima volta il 22 luglio 1274. Secondo una tradizione storiografica, condivisa da Eubel, Cappelletti e Gams, il successore sarebbe stato Giacomo da Viterbo, O.P., arcivescovo di Taranto dal 1270 al 1273; fu in realtà vescovo di Ferentino dal 1276 al 1298 (Kamp, Kirche und Monarchie…, II, p. 705, nota 118).
  26. ^ La sede tarantina era ancora vacante il 3 dicembre 1275 (Kamp, Kirche und Monarchie…, II, p. 705).
  27. ^ Enrico Cerasolo II è morto tra il 20 aprile 1297 e il 22 giugno 1299. Kamp, Kirche und Monarchie…, II, p. 706.
  28. ^ Assassinato in Grottaglie; cfr. Crassullo, Chronaca de Rebus Tarentinis.
  29. ^ Nominato arcivescovo titolare di Madito ed amministratore apostolico di Teramo.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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