Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina

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Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina
Archidioecesis Crotonensis-Sanctae Severinae
Chiesa latina
Duomo di Crotone - Italy - 14 Aug. 2007.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Catanzaro-Squillace
Regione ecclesiastica Calabria
Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Arcivescovo Domenico Graziani
Vicario generale Giuseppe Marra / Edoardo Caruso
Sacerdoti 110 di cui 94 secolari e 16 regolari
1.841 battezzati per sacerdote
Religiosi 17 uomini, 125 donne
Diaconi 23 permanenti
Abitanti 205.500
Battezzati 202.600 (98,6% del totale)
Superficie 1.885 km² in Italia
Parrocchie 79 (7 vicariati)
Erezione V secolo (Crotone)
IX secolo (Santa Severina)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Concattedrali Sant'Anastasia
Indirizzo C.P. 232, Piazza Duomo 19, 88900 Crotone, Italia
Sito web www.diocesidicrotonesantaseverina.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
Il santuario della Madonna del Soccorso a San Mauro Marchesato.

L'arcidiocesi di Crotone-Santa Severina (in latino: Archidioecesis Crotonensis-Sanctae Severinae) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2013 contava 202.600 battezzati su 205.500 abitanti. È retta dall'arcivescovo Domenico Graziani.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende per intero la provincia di Crotone, più i comuni di Petronà, Cerva, Andali, Belcastro, Marcedusa e Botricello in provincia di Catanzaro.[1]

Sede arcivescovile è la città di Crotone, dove si trova la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta. A Santa Severina sorge la concattedrale di Sant'Anastasia.

Nell'arcidiocesi si trovano anche quattro chiese ex cattedrali: la chiesa di San Michele arcangelo a Belcastro, la chiesa di Santa Maria Assunta a Isola Capo Rizzuto, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Strongoli e la chiesa di San Donato a Umbriatico. Della cattedrale di San Teodoro di Cerenzia rimangono alcune rovine, mentre nulla rimane della cattedrale di San Leone, nel territorio di Scandale.

Il territorio si estende su 1.885 km² ed è suddiviso in 79 parrocchie, raggruppate in sette foranie: Crotone, Santa Severina, Cerenzia, Umbriatico, Belcastro, Isola di Capo Rizzuto e Cirò-Strongoli.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Santa Severina[modifica | modifica wikitesto]

La più antica menzione della sede di Santa Severina si trova nella Notitia Episcopatuum redatta dall'imperatore bizantino Leone VI (886-912) e databile all'inizio del X secolo. Secondo Vitalien Laurent, la fondazione della sede metropolitana bizantina di Aghia Severina può essere compresa fra l'885 e l'886, nell'epoca stessa in cui la città fu strappata dai Bizantini agli Arabi.[3]

La stessa Notitia Episcopatuum attribuisce a Santa Severina quattro diocesi suffraganee: Umbriatico[4], Cerenzia, Gallipoli e Isola.[5] Nei secoli successivi alla provincia ecclesiastica verranno aggiunte anche Belcastro (XII secolo), Strongoli (XII secolo), San Leone (XIII secolo) e Cariati (XV secolo), mentre Gallipoli ne verrà esclusa.

Incerti sono i motivi che hanno spinto i bizantini a creare la provincia ecclesiastica di Santa Severina. Alcuni autori ritengono che, per la sua posizione strategica, Santa Severina sia stata un centro di propaganda bizantina;[6] altri invece sostengono che l'erezione della metropolia sia giustificata da una specie di orgoglio nazionale bizantino, in quanto doveva dissimulare la perdita di Siracusa, caduta in mano Araba nell'878.[7]

Iscrizioni epigrafiche hanno messo in luce l'esistenza di due arcivescovi.[8] Nel cosiddetto battistero della cattedrale si trova il nome di Giovanni, che fece costruire la cattedrale, attorno all'895, in concomitanza con l'erezione dell'arcidiocesi: è il primo arcivescovo di Santa Severina. Nella cattedrale "vecchia", costruita nell'XI secolo, si trova il nome dell'arcivescovo Ambrogio, promotore del nuovo edificio (1036), che fu cattedrale fino al 1274.[9] La vita di San Nilo menziona altri due arcivescovi, Stefano I e Blattone, vissuti nella seconda metà del X secolo, mentre fonti documentari bizantine attestano l'esistenza degli arcivescovi Basilio nel 997 e Giovanni II nel 1032. L'ultimo arcivescovo prima della fine della dominazione bizantina è l'anonimo che assistette nel 1076 alla caduta di Santa Severina in mano normanna e fuggì in seguito a Costantinopoli.

Con l'arrivo dei Normanni, l'arcidiocesi passò progressivamente al rito latino. Tuttavia perdurò la presenza del rito e delle tradizioni greche: ancora durante il pontificato di papa Innocenzo III (inizio XIII secolo) i canonici della cattedrale di rito bizantino erano esentati dalle leggi canoniche relative al celibato.

Con una bolla del 22 marzo 1183, papa Lucio III conferma all'arcivescovo Meleto tutti i suoi privilegi, elenca e conferma tutti i possessi e i beni acquisiti dai precedenti vescovi Andrea e Romano, sancisce e conferma tutte le immunità concesse dai duchi normanni, e infine conferma i suoi diritti metropolitici sulle Chiese di Umbriatico, Strongoli, Cerenzia, Belcastro e Isola, e gli concede l'uso del pallio.

Tra gli arcivescovi del XIII secolo emerge in particolare la figura di Ruggero di Stefanuzia (1273-1295), che fece costruire l'attuale cattedrale di Santa Severina in sostituzione di quella eretta dal greco Ambrogio nel 1036, ma che si distinse per l'appoggio armato dato alla fazione angioina contro quella aragonese in lotta dopo i vespri siciliani per il predominio sulla Calabria, assieme al fratello Lucifero, vescovo di Umbriatico; trasferito a Cosenza nel 1295, troverà la morte sul campo di battaglia.[10]

Nel XVI secolo Giovanni Battista Orsini prese parte al concilio di Trento e a lui si deve la stesura dei canoni riguardanti il matrimonio. Il suo successore Giulio Antonio Santorio contribuì a risolvere il problema dei fedeli di rito bizantino e istituì il seminario diocesano di Santa Severina. Nel 1571, sempre sotto il suo episcopato, fu soppressa la diocesi di San Leone e il suo territorio fu aggregato all'arcidiocesi. Francesco Antonio Santoro (1573-1586) indisse per la prima volta due sinodi provinciali, che videro la partecipazione dei vescovi suffraganei.

Il 27 giugno 1818, in forza della bolla De utiliori di papa Pio VII, la diocesi di Belcastro fu soppressa ed il suo territorio unito a quello dell'arcidiocesi di Santa Severina. A seguito di altre soppressioni, la provincia ecclesiastica severinate comprendeva solamente la diocesi di Cariati.

Il 6 gennaio 1952, con la bolla Romanis Pontificibus di papa Pio XII, fu soppressa la provincia ecclesiastica di Santa Severina. Questa, mantenendo la dignità arcivescovile, divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede, mentre la suffraganea Cariati fu soggetta alla sede metropolitana di Reggio Calabria, che rimase così l'unica metropolia della Calabria.

Crotone[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Crotone fu eretta in epoca antica. Secondo la tradizione l'evangelizzazione del territorio fu opera di Dionigi l'Areopagita, discepolo di san Paolo, verso la fine del I secolo. Indizi documentari sembrano attestare l'esistenza della diocesi già verso la fine del V secolo, con il vescovo Maiorico, menzionato da papa Gelasio I nelle sue lettere, dove però non è mai indicata la sede di appartenenza. Il primo vescovo attribuibile con certezza a Crotone è Giordano, il quale nel 551 si trovava a Costantinopoli assieme a papa Vigilio nella controversa questione dei Tre Capitoli. In seguito la diocesi è ricordata più volte nell'epistolario di Gregorio Magno, dalle quali si evince che nel 592 la sede era vacante per la morte del suo vescovo e il papa intervenne per far sì che i crotonesi eleggessero un nuovo vescovo con l'aiuto di Giovanni di Squillace.

Come attesta l'epistolario di Gregorio Magno, la Calabria non aveva sedi metropolitane e, benché Crotone dal 556 fosse sottomessa politicamente all'impero bizantino, dipendeva dal punto di vista ecclesiastico dal patriarcato di Roma. Solo dalla prima metà dell'VIII secolo, in seguito alle controversie sull'iconoclastia, la Calabria fu sottratta dall'imperatore Leone III Isaurico alla giurisdizione di Roma e sottomessa al patriarcato di Costantinopoli (circa 732). È in questo contesto che la diocesi assunse come rito liturgico quello greco, e venne sottoposta alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Reggio, come attesta la Notitia Episcopatuum redatta dall'imperatore Leone VI (886-912) e databile all'inizio del X secolo.[11]

Nel periodo bizantino, sono documentate le partecipazioni dei vescovi di Crotone al sinodo romano del 680 (Pietro), al concilio di Nicea del 787 (Teotimo) e al concilio di Costantinopoli dell'869-870 (Niceforo). Durante la lotta iconoclasta Crotone divenne un provvidenziale rifugio per i monaci fuggiti dall'Oriente e per le loro icone. In seguito all'erezione della sede arcivescovile di Santa Severina e delle sue suffraganee, il territorio della diocesi si ridusse in pratica a quello della sola città e dei casali presenti nel territorio circostante. Nel X secolo la diocesi subì con sempre più frequenza le incursioni degli Arabi, provenienti dalla vicina Sicilia; in una di queste incursioni trovò la morte anche il vescovo, ucciso nella sua cattedrale dove si era rifugiato.

Verso il 1060 la città di Crotone venne conquistata dai Normanni, che dettero avvio ad una progressiva latinizzazione della diocesi. Tuttavia il rito bizantino resterà in uso ancora per due secoli; erano certamente greci i vescovi Atanasio e Filippo; nel 1217 il vescovo Giovanni ottenne da papa Onorio III di poter celebrare in latino o in greco e nel 1221 fu incaricato di riformare i monasteri greci della diocesi, che erano andati via via decadendo dopo l'arrivo dei Normanni; nel 1264 il vescovo Nicola da Durazzo fu scelto dal papa per una missione a Costantinopoli per la sua conoscenza del greco. Nel 1122 papa Callisto II visitò Crotone e vi tenne un sinodo fra i vescovi calabresi.

Dal XIV secolo la diocesi visse un periodo di crisi e di decadenza, definita «una spelonca di ladri», aggravata da «malgoverno centrale, fiscalismo esagerato, prepotenza impunita dei baroni, delittuose imprese dei banditi, azioni terroristiche dei pirati».[12] Non mancarono vescovi di qualità: Antonio Lucifero (1508-1521), che ricostruì la cattedrale e ristrutturò il palazzo episcopale; Cristóbal Berrocal (1574-1578), che istituì a proprie spese il monte di pietà; Girolamo Carafa (1664-1683), che istituì il seminario diocesano nel 1664 e che l'anno successivo indisse il primo sinodo. Altri quattro sinodi furono celebrati prima dell'Ottocento, occasionati dalla necessità di riformare il clero e la disciplina, come annota Giuseppe Capocchiani nella sua relazione in occasione della visita ad limina del 1775; il vescovo infatti «denuncia alcuni gravi abusi tra cui: il continuo allontanarsi dei preti dalla diocesi; la fretta e la sciattezza nel celebrare la messa; l'invecchiamento delle specie eucaristiche; la mancata recita del breviario; la cattiva condotta del clero».[12]

Il 27 giugno 1818 la diocesi di Isola fu soppressa con la bolla De utiliori e il suo territorio fu unito a quello della diocesi di Crotone.

Nel 1845 il vescovo Leonardo Todisco Grande (1834-1849) indisse un altro sinodo, dove fu fatto obbligo ai preti di osservare le decisioni del concilio di Trento, segno che a tre secoli di distanza questi non erano ancora ottemperati.

Dal 1925 al 1946 Crotone fu unita in persona episcopi con l'arcidiocesi di Santa Severina, unione che ebbe termine con la nomina di Pietro Raimondi, che per 25 anni governò la sola diocesi di Crotone.

Crotone-Santa Severina[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 dicembre 1973, con tre nomine distinte, Giuseppe Agostino fu nominato arcivescovo di Santa Severina, vescovo di Crotone e vescovo di Cariati, unendo così in persona episcopi le tre sedi. L'unione con Cariati durò fino al 1979.

Il 4 aprile 1979, con la bolla Quo aptius di papa Giovanni Paolo II, la diocesi di Cariati cedette il territorio dei comuni in provincia di Catanzaro, tra cui anche le antiche città episcopali di Cerenzia, di Umbriatico e di Strongoli, alla diocesi di Crotone, che a sua volta cedette la parrocchia San Leonardo di Cutro all'arcidiocesi di Santa Severina.

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, le due sedi di Santa Severina e Crotone, già unite in persona episcopi dal 1973, furono unite con la formula plena unione e la circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale, conservando il titolo arcivescovile che apparteneva alla sede di Santa Severina. L'arcidiocesi mantenne la suffraganeità con l'arcidiocesi di Reggio Calabria, contestualmente rinominata "arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova".

Tra il 1988 ed il 1989 si è celebrato il primo sinodo dopo l'unione delle due sedi episcopali.

Il 30 gennaio 2001 l'arcidiocesi è entrata a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace con la bolla Maiori Christifidelium di papa Giovanni Paolo II.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Crotone[modifica | modifica wikitesto]

Arcivescovi di Santa Severina[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni I † (menzionato nell'895 circa)
  • Stefano I † (menzionato nel 970 circa)[18]
  • Blattone ? † (menzionato nel 980 circa)[19]
  • Basilio † (menzionato nel 997)
  • Giovanni II † (menzionato nel 1032)
  • Ambrogio † (menzionato nel 1036)
  • Anonimo † (menzionato nel 1076)[20]
  • Stefano II † (prima del 1089 - dopo il 1096)
  • Costantino † (prima del 1099 - dopo il 1115)
  • Severo † (menzionato a febbraio/marzo 1118)[21]
  • Gregorio † (prima di novembre 1118 - dopo il 1122 circa)
  • Giovanni III † (menzionato nel 1130)
  • Romano † (prima del 1132 - dopo il 1143)
  • Andrea † (seconda metà del XII secolo)
  • Meleto † (menzionato nel 1183)
    • Giovanni IV † (autunno 1197 - febbraio 1198 deposto) (vescovo intruso)
  • Bartolomeo I † (1198 - 1205 deceduto)
  • Dionisio † (settembre 1205 consacrato - dopo il 1229 deceduto)
  • Bartolomeo II † (prima del 1234 - circa 1254 deceduto)
  • Nicola da San Germano † (9 novembre 1254 - dopo il 1258)
  • Giovanni di Caramanita † (prima di marzo 1263 - dopo giugno 1264)
  • Angelo † (? - 1268 deceduto)
  • Ugo di Nissun † (20 giugno 1268 - 11 agosto 1271 deceduto)
  • Bernardo ? † (circa 1272-1273)[22]
  • Ruggero di Stefanuzia (o di Nerenta) † (1º giugno 1273 - 15 agosto 1295 nominato arcivescovo di Cosenza)
  • Lucifero di Stefanuzia † (23 dicembre 1296 - circa 1319 deceduto)[23]
  • Giovanni di Policastro † (31 maggio 1320 - ? deceduto)
  • Pietro † (23 maggio 1340 - 1348 deceduto)
  • Guglielmo † (3 ottobre 1348 - ? deceduto)
  • Amico † (3 agosto 1377 - ? deceduto)
    • Giovanni da Eboli, O.F.M. † (21 febbraio 1388 - ? deceduto) (illegittimo)
  • Gregorio †
  • Matteo † (? - 1399 deceduto)
  • Gerardo † (27 settembre 1399 - 1400 deceduto)
  • Giacomo † (7 ottobre 1400 - 1410 deceduto)
  • Angelo II † (19 dicembre 1412 - 1429 deceduto)
  • Antonio de Podio † (23 dicembre 1429 - 1453 deceduto)
  • Simone Biondo, O.P. † (17 settembre 1453 - ?)
  • Pietro Orseoli † (22 febbraio 1483 - 1483 deceduto)
  • Enrico de lo Moyo, O.Cist. † (6 giugno 1483 - 1488 deceduto)
  • Alessandro della Marra † (9 giugno 1488 - 1509 deceduto)
  • Giovanni Matteo Sartori † (28 marzo 1509 - 15 novembre 1531 nominato vescovo di Volterra)
  • Giulio Sartori † (14 giugno 1535 - 1554 dimesso)
  • Giovanni Battista Orsini † (27 agosto 1554 - 15 febbraio 1566 deceduto)
  • Giulio Antonio Santorio † (6 marzo 1566 - 9 gennaio 1573 dimesso)
  • Francesco Antonio Santorio † (9 gennaio 1573 - 28 luglio 1586 nominato arcivescovo di Acerenza)
  • Alfonso Pisano † (11 agosto 1586 - 31 ottobre 1623 deceduto)
  • Fausto Caffarelli † (29 gennaio 1624 - 17 novembre 1651 deceduto)
  • Giovanni Antonio Paravicini † (23 marzo 1654 - 17 novembre 1659 deceduto)
  • Francesco Falabella † (5 aprile 1660 - giugno 1670 deceduto)
  • Giuseppe Palermo † (1º settembre 1670 - novembre 1673 deceduto)
  • Muzio Soriano † (19 febbraio 1674 - 26 agosto 1679 deceduto)
  • Carlo Berlingeri † (27 novembre 1679 - 5 gennaio 1719 deceduto)
  • Nicola Pisanelli, C.R. † (29 marzo 1719 - dicembre 1731 deceduto)
  • Luigi d'Alessandro † (7 maggio 1732 - 15 luglio 1743 nominato vescovo di Alessano)
  • Nicolò Carmine Falcone † (15 luglio 1743 - 1º marzo 1759 deceduto)
  • Giovanni Battista Pignatelli † (28 maggio 1759 - 24 gennaio 1763 nominato vescovo di Anglona)
  • Antonio Ganini † (24 gennaio 1763 - 15 gennaio 1795 deceduto)
  • Pietro Fedele Grisolia † (18 dicembre 1797 - 9 gennaio 1809 deceduto)
    • Sede vacante (1809-1818)
  • Salvatore Maria Pignattaro, O.P. † (25 maggio 1818 - 24 novembre 1823 nominato arcivescovo, titolo personale, di Isernia)
  • Lodovico de Gallo, O.F.M.Cap. † (12 luglio 1824 - 3 aprile 1848 deceduto)
  • Annibale-Raffaele Montalcini, C.SS.R. † (11 dicembre 1848 - 23 novembre 1861 deceduto)
    • Sede vacante (1861-1872)
  • Alessandro de Risio, C.SS.R. † (6 maggio 1872 - 30 novembre 1896 dimesso)
  • Nicola Piccirilli † (30 novembre 1896 - 14 novembre 1904 nominato arcivescovo di Conza e Campagna)
  • Carmelo Pujia † (30 ottobre 1905 - 11 febbraio 1927 nominato arcivescovo di Reggio Calabria)
  • Antonio Galati † (1º luglio 1927 - 2 marzo 1946 deceduto)
    • Sede vacante (1946-1952)
  • Giovanni Francesco Dadone † (28 marzo 1952 - 17 settembre 1963 nominato arcivescovo, titolo personale, di Fossano)
  • Michele Federici † (27 ottobre 1963 - 21 dicembre 1973 nominato arcivescovo, titolo personale, di Veroli-Frosinone e di Ferentino)
  • Giuseppe Agostino † (21 dicembre 1973 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Crotone-Santa Severina)

Arcivescovi di Crotone-Santa Severina[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 205.500 persone contava 202.600 battezzati, corrispondenti al 98,6% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 40.000 40.000 100,0 23 21 2 1.739 2 48 9
1970 61.000 61.800 98,7 37 23 14 1.648 1 15 59 15
1980 125.569 126.838 99,0 66 42 24 1.902 2 26 94 41
1990 187.000 188.900 99,0 104 76 28 1.798 5 29 177 76
1999 202.755 203.855 99,5 114 85 29 1.778 18 32 162 81
2000 202.630 203.730 99,5 117 89 28 1.731 18 31 160 81
2001 202.550 203.550 99,5 118 89 29 1.716 20 32 156 81
2002 202.500 203.550 99,5 111 83 28 1.824 18 30 153 81
2003 201.250 202.350 99,5 110 89 21 1.829 19 24 118 80
2004 201.185 202.270 99,5 115 94 21 1.749 19 23 118 80
2006 199.700 200.900 99,4 116 95 21 1.721 16 23 143 81
2013 202.600 205.500 98,6 110 94 16 1.841 23 17 125 79

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mappa dell'arcidiocesi dal sito web ufficiale.
  2. ^ Dal sito web dell'arcidiocesi.
  3. ^ Laurent, A propos de la métropole de Santa Severina, pp. 177 e seguenti. Altri autori, meno recenti, attribuiscono invece la fondazione della sede episcopale all'VIII secolo, prima dell'arrivo degli Arabi, o addirittura all'epoca di Gregorio Magno.
  4. ^ La Notitia riporta il termine greco Euruaton o Euraton, e cioè Euria. Questo termine ha indotto gli storici a localizzare in modo diverso la sede della prima tra le suffraganee di Santa Severina. Alcuni storici ritengono che si tratti della diocesi di Oria, nel Salento (Minasi, Le Chiese di Calabria, Napoli 1896, p. 253-54; Castellucci, Origini cristiane del Bruzio, Roma 1914, p. 55 e 62); altri pensano che sia la diocesi di Miria, di cui parla Gregorio Magno (Grimaldi, Studi archeologici sulla Calabria Ultra, Napoli, p. 39-41; Taccone-Gallucci, Regesti dei Romani Pontefici alla Chiese di Calabria, Roma 1902, p. 316); altri ancora parlano della diocesi di Cariati (Orsi, Le Chiese basiliane di Calabria, Firenze 1927, p. 195). Francesco Russo (La metropolia di Santa Severina, pp. 7-8) dimostra che Euraton corrisponde in realtà alla città di Umbriatico. Anche: Francesco Le Pera, La diocesi di San Leone, in Quaderni Siberenensi, VIII (2006), p. 16.
  5. ^ Heinrich Gelzer, Ungedruckte und ungenügend veröffentlichte Texte der Notitiae episcopatuum, in: Abhandlungen der philosophisch-historische classe der bayerische Akademie der Wissenschaften, 1901, p. 559, nnº 654-658.
  6. ^ Gay, L'Italie Meridionale et l'Empire Byzantin, Parigi 1904, p. 190.
  7. ^ Minasi, San Nilo di Calabria, Napoli 1892. Jordan, Monuments byzantins de Calabre, in Mélanges d'Archéologie et d'Histoire IX (1889), p. 324.
  8. ^ André Guillou, Le iscrizioni bizantine di Santa Severina, in Quaderni Siberenensi, giugno 1999, pp. 37-45.
  9. ^ Aleksandra Vlaovic, La chiesa dell'Addolorata, già Cattedrale vecchia di Santa Severina sul sito www.ilsileno.it
  10. ^ Le Pera, Alcune note sulla cronotassi..., terza parte, pp. 40-47.
  11. ^ Gelzer, Ungedruckte und ungenügend veröffentlichte Texte der Notitiae episcopatuum, p. 557, nº 527.
  12. ^ a b Dal sito BeWeb - Beni ecclesiastici in web.
  13. ^ Nelle lettere di papa Gelasio I del 496 vengono nominati diversi vescovi del Brutium, tra cui Maiorico, che alcuni storici attribuiscono a Crotone; tuttavia nelle epistole pontificie non è mai fatta menzione della sede di appartenenza di Maiorico e degli altri vescovi, per cui la sua attribuzione a Crotone è puramente ipotetica e senza fondamento. Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., p. 340-341.
  14. ^ Questo vescovo è menzionato da Ughelli, secondo il quale Flaviano vixit sub Vigilio Papa anno 537 (Italia sacra, vol. IX, col. 384); Gams gli assegna gli anni 537-550. È dubbia l'attribuzione di questo vescovo a Crotone, perché l'unico vescovo menzionato nei documenti del papato di Vigilio è Giordano. Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., p. 342.
  15. ^ Sui vescovi da Filippo (1159) a Federico (1274): Norbert Kamp, Kirche und Monarchie..., pp. 955-964.
  16. ^ Questo anonimo vescovo è escluso da Kamp (Kirche und Monarchie..., p. 956, nota 6), perché il documento su cui si basano Ughelli e Pirro è un falso.
  17. ^ Pietro De Leo, Per la storia dell'episcopato e delle classi dirigenti nella Calabria medievale, in Archivio storico per la Calabria e la Lucania, LXV (1998), p. 23.
  18. ^ Nel museo di Corinto in Grecia è conservato il sigillo di un arcivescovo Stefano di Santa Severina, databile al X secolo. Vitalien Laurent (A propos de la métropole de Santa Severina, pp. 182-183) ritiene che si tratti di Stefano I, noto per essere menzionato nella vita di San Nilo. V. von Falkenhausen (La vita di San Nilo come fonte storica per la Calabria bizantina, in Atti del Congresso internazionale su San Nilo da Rossano, Rossano-Grottaferrata 1989, p. 278, nota 40) ritiene che possa trattarsi di un altro arcivescovo greco, perché il nome Stefano è troppo diffuso nel mondo bizantino per identificare con sicurezza il metropolita della vita di san Nilo con quello del sigillo.
  19. ^ Vescovo menzionato, come il precedente, nella vita di San Nilo, in un episodio riferibile al 980 circa; non tutti gli studiosi concordano nell'assegnare questo metropolita a Santa Severina. Le Pera, op. cit., prima parte, pp. 35-38.
  20. ^ Le Pera, Alcune note sulla cronotassi..., seconda parte, pp. 24-26.
  21. ^ Prese parte alla consacrazione di papa Gelasio II.
  22. ^ Vescovo menzionato da Ughelli, Gams, Cappelletti e altri studiosi, ma assente in Eubel.
  23. ^ Gams inserisce un vescovo Paolo nel 1309, da escludere.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per Crotone[modifica | modifica wikitesto]

Per Santa Severina[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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